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Decreto sicurezza bis. "In cella anche se incinte", è scontro tra Lega e 5S PDF Stampa
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Il Dubbio, 18 luglio 2019

 

Ancora scintille sulle modifiche al Decreto sicurezza bis. i leghisti contro "le donne rom che fanno figli per evitare il carcere". ma i 5stelle non ci stanno. Il dl sicurezza bis divide ancora i due soci di maggioranza.

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Decreto sicurezza bis. "In cella anche se incinte", è scontro tra Lega e 5S PDF Stampa
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Il Dubbio, 18 luglio 2019

 

Ancora scintille sulle modifiche al Decreto sicurezza bis. i leghisti contro "le donne rom che fanno figli per evitare il carcere". ma i 5stelle non ci stanno. Il dl sicurezza bis divide ancora i due soci di maggioranza.

Secondo l'Adnkronos, i 5Stelle sarebbero molto "nervosi" per un emendamento targato Lega che esclude il differimento dell'esecuzione della pena per le donne incinte. La proposta di modifica in questione - che il Carroccio preme per inserire ma, viene sottolineato, non sarebbe stata ancora presentata - prevede l'abrogazione di quella parte dell'articolo 146 del codice penale che include le donne incinte e le madri di bambini di età inferiore a un anno tra i soggetti per i quali è previsto il rinvio obbligatorio dell'esecuzione della pena.

Una misura che, in ambienti leghisti, viene giustificata come il tentativo di "mettere un freno" al "fenomeno delle donne rom che fanno figli apposta per non andare in galera", come ha detto, ancora all'Adnkronos, il deputato leghista Igor Iezzi, tra i firmatari dell'emendamento del Carroccio. Ad ogni modo, sottolinea il parlamentare del Carroccio membro della Commissione Affari Costituzionali, "c'è una valutazione in corso" con il Movimento 5 Stelle sul contenuto di questo emendamento.

E infatti proprio dal M5S si levano critiche dure nei confronti di un provvedimento che - rimarcano fonti parlamentari pentastellate - "potrebbe aprire a scenari inquietanti". Proprio il mese scorso ha fatto molto discutere un post pubblicato su Facebook dal vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a commento di un articolo dedicato alla vicenda di una donna rom, dal titolo: "Viene liberata perché è incinta: "madame furto" deruba un'invalida".

"Questa maledetta ladra in carcere per trent'anni, messa in condizione di non avere più figli, e i suoi poveri bimbi dati in adozione a famiglie perbene. Punto", aveva scritto sui social il segretario della Lega. Del resto dalle parti del Carroccio non negano che l'emendamento ssia necessario per "mettere un freno" al "fenomeno delle donne rom fanno figli apposta per non andare in galera".

 
Violenza di genere, il "Codice Rosso" è legge. Ok del Senato con 197 sì PDF Stampa
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di Antonella De Gregorio

 

Corriere della Sera, 18 luglio 2019

 

Via libera definitivo al ddl per tutelare le vittime di violenza di genere. Inseriti nuovi reati: revenge porn e sfregio al volto. Tempi più rapidi e pene più severe. Il ministro Bonafede: "Ora lo Stato dice che le donne non si toccano". Via libera definitivo al "Codice Rosso", il dibattuto disegno di legge che dispone le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere. Il testo varato dal Senato - identico a quello approvato alla Camera - ha ottenuto 197 voti a favore, 47 astensioni e nessun voto contrario. A favore hanno votato M5S, Lega, Fi, Fdi e Gruppo delle Autonomie. Pd e Leu si sono astenuti.

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Nuovi reati e procedure accelerate contro i casi di violenza domestica PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 18 luglio 2019

 

Legge di modifica del codice penale, di procedura penale e altre disposizioni in tema di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Nessun voto contrario. L'Aula del Senato ha approvato definitivamente il "Codice rosso", la legge che interviene, in parte innovando in parte modificando, sulla disciplina penale della violenza domestica; 197 i sì, 47 le astensioni.

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Rita Bernardini denunciata per autoproduzione di cannabis PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 18 luglio 2019

 

La leader radicale contesta: "dovevano arrestarmi, la legge è uguale per tutti". Alla fine è riuscita nel suo intento, ma non fino in fondo perché avrebbe voluto farsi arrestare come succede agli altri cittadini. Dopo anni di disobbedienza civile, sponsorizzando pubblicamente la sua iniziativa sull'auto coltivazione di marijuana sul terrazzo di casa per sollecitare il pieno utilizzo a fini terapeutici, ieri Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale, ha subito un fermo dai carabinieri.

Lo ha preannunciato lei stessa tramite un post su Facebook con tanto di foto delle sue rigogliose piantine di marjuana, spiegando che la mattina presto è stata raggiunta da una telefonata dei carabinieri mentre si trovava su un treno in direzione di Parma, dove avrebbe dovuto partecipare al laboratorio Spes contra Spem, nel carcere della città emiliana.

Alla domanda "lei è in casa?", l'esponente del Partito Radicale ha risposto semplicemente "no, veramente sono sul treno in direzione Parma e sto fuori due giorni". I carabinieri però le hanno ordinato di andarli a raggiungere subito. Il tempo di scendere dal treno e prendere un taxi, ha raggiunto immediatamente la sua abitazione. Una volta giunta lì, è stata condotta in caserma, assieme alle buste contenenti le piantine di marjuana sequestrate durante l'ispezione.

Bernardini non è stata arrestata, ma solamente denunciata. Per questo l'esponente radicale ha espresso tutto il suo disappunto - facendolo mettere anche nel verbale - per la decisione della Procura di Roma di non procedere al suo arresto, come accade a tutti i cittadini. "Così si usano due pesi e due misure e la legge finisce per non essere uguale per tutti", commenta amaramente Rita Bernardini.

L'avvocato Giuseppe Rossodivita, anch'esso esponente radicale, sottolinea che coglieranno l'occasione di un eventuale processo per mettere sotto accusa una legge secondo loro irragionevole e criminogena. "Sarà una buona occasione per aprire un dibattito al quale la classe dirigente di questo paese si è sempre sottratta e continua a sottrarsi", dichiarano Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e Tesoriere del Partito Radicale.

"La legalizzazione della marijuana e la distribuzione controllata di eroina fanno parte di una politica di sicurezza volta al contenimento della criminalità che grazie alle leggi in vigore - agisce sul mercato in regime di monopolio. Con l'alibi di tutelare le persone, si consegnano nelle mani di organizzazioni senza scrupoli che vendono sostanze pericolose, pericolo dovuto alla proibizione". Non manca la solidarietà da parte di altre forze politiche.

"Se oggi si ravvisa questo atto, bisogna spiegarsi come mai ciò non è stato ravvisato negli anni precedenti, visto che sono almeno sei anni che Rita Bernardini compie questa disobbedienza civile", osserva l'ex senatore del Pd Luigi Manconi. "La battaglia che compie non è una semplice lotta nonviolenta, ma è la politica radicale dell'obiezione di coscienza contro le leggi ingiuste. E quindi non si può che stare dalla parte di Rita Bernardini".

Sono tantissimi a oggi i pazienti che si curano con la marijuana terapeutica, traendone un effettivo giovamento per la propria patologia, soprattutto in presenza di dolori cronici, dovuti a malattie anche gravi. In Italia l'accesso alla cannabis medica è previsto da 12 anni, ma riuscire effettivamente a giovarsi di tali terapie resta un percorso a ostacoli.

Per questo motivo Rita Bernardini, assieme all'associazione LapianTiamo, chiede l'opportunità di pensare, per l'Italia, a una legge tesa a consentire l'auto coltivazione per fini terapeutici a tutti i pazienti che ne facciano regolare utilizzo. Un argomento, quest'ultimo, da inserirsi nell'ottica di una legalizzazione più ampia che riguarderebbe l'uso personale, ponendo l'accento sui potenziali vantaggi proprio in termini di colpo da infliggere al business della criminalità organizzata.

 
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