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Velletri (Rm). Tragedia nel carcere, detenuto 56enne muore nel sonno PDF Stampa
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ilcorrieredellacitta.com, 13 luglio 2020


Tragedia nel carcere di Velletri, dove un detenuto di 56 anni è deceduto questa notte durante il sonno. L'uomo, residente a Nettuno, era andato a dormire tranquillamente quando, durante la notte, il suo compagno di cella si è accorto che il 56enne aveva assunto nel letto una posizione strana.

Avvicinatosi all'uomo, ha quindi provato a svegliarlo e a chiamarlo senza avere risposta. Subito il detenuto ha allertato l'agente responsabile di turno che a sua volta ha allertato i soccorsi. Purtroppo all'arrivo dell'ambulanza, i sanitari del 118 non hanno potuto far altro che accertare la morte del 56enne. La causa del decesso sembrerebbe un arresto cardiaco riconducibile ad un infarto.

A divulgare la notizia sono stati questa mattina Carmine Olanda e Ciro Borrelli, entrambi sindacalisti del SIPPE (Sindacato Polizia Penitenziaria). Il Sippe da anni denuncia le gravi condizioni di lavoro degli operatori penitenziari. "Sembrerebbe che il detenuto deceduto assumesse una terapia importante per problemi cardiovascolari, e da circa un mese si trovava ristretto nel penitenziario di Velletri in attesa di giudizio senza avere mai dato fastidio a nessuno". Dichiara Ciro Borrelli.

"Come Sindacato questi episodi devono fare riflettere attentamente tutte le Autorità che gestiscono il penitenziario di Velletri - commenta Carmine Olanda, dirigente nazionale del Sippe - perché abbiamo più volte denunciato e sollecitato l'ASL RM6 di Albano Laziale la necessità di avere l'assistenza sanitaria h24 o almeno fino alle ore 20 presso il nuovo padiglione "Reparto D". Ma a tutt' oggi i responsabili della ASL RM6 di Albano Laziale del Penitenziario di Velletri continuano ad ignorare l'importanza del servizio.

Attualmente i ristretti del nuovo padiglione "Reparto D" fanno capo ad un'unica infermeria centrale situata in un altro padiglione adiacente. A nostro parere la distanza tra i due padiglioni potrebbe essere fatale per i soccorsi in caso di emergenza".

"Auspichiamo - Conclude Olanda - che il Garante dei diritti delle persone detenute, che pochi giorni fa è venuto per verificare lo stato delle condizioni detentive in cui si trovano a vivere i detenuti nel Penitenziario di Velletri e tutte le altre Autorità a cui abbiamo denunciato il disservizio, trovino al più presto una soluzione alla problematica esposta. Non possiamo più accettare che i problemi e la disorganizzazione della ASL RM6 ricadano sugli Agenti Penitenziari e di conseguenza sulla salute dei detenuti".

 
Perugia. In carcere ripartono i corsi di formazione per i detenuti PDF Stampa
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Corriere dell'Umbria, 13 luglio 2020


Il gel al posto delle strette di mano con i docenti, le mascherine al volto, i guanti, il distanziamento. Regole nuove al tempo del Covid ma sempre stessa motivazione e stesso entusiasmo. Si torna in aula anche all'interno del carcere di Capanne dopo 116 giorni. Riparte il progetto "Argo: percorsi formativi per il reinserimento dei detenuti", finanziato dalla Regione Umbria tramite finanziamento del Fondo Sociale Europeo, e gestito dall'Ati composta da Frontiera Lavoro, Cesar e Cnos Fap, con 15 detenuti della sezione maschile inseriti nel corso per "Addetto alla cucina", il primo a ripartire dopo la sosta lo scorso marzo per l'emergenza pandemica, previste 120 ore di didattica. A seguire gli altri percorsi formativi per "Impiantista elettricista", "Addetto ai servizi di pulizia" e "Addetto alle colture vegetali ed arboree", in tutto 57 i partecipanti. "Per noi - dichiara Marco uno degli allievi - la formazione professionale e il lavoro sono strumenti di riscatto. Quello che solitamente è un periodo di abbrutimento e degrado, per noi diventa l'occasione per cominciare una nuova vita". E tornerà quest'anno, probabilmente all'inizio del mese di settembre, anche la cena di gala "Golose Evasioni", questa volta all'aperto per rispettare le prescrizioni volte a contenere la diffusione del coronavirus. "È una vera gioia riprendere le nostre lezioni in carcere" afferma la chef Catia Ciofo.

Le diverse attività progettuali saranno condotte dal personale di Frontiera Lavoro secondo la metodologia che da venti anni contraddistingue il suo operato e che nel corso degli anni ha consentito l'inserimento al lavoro di 107 detenuti. La redazione di un progetto professionale è alla base di una metodologia che ha come presupposto l'adesione attiva del beneficiario al percorso di educazione al lavoro. "Come dimostra l'esperienza che abbiamo maturato anche in altri contesti - sostiene Luca Verdolini, coordinatore del progetto - la rieducazione dei detenuti è efficiente sia per loro che per la società e la formazione professionale è la forma più adeguata per perseguirla.

L'esperienza formativa, infatti, aumenta il grado di stima dei detenuti consentendo una riscoperta della loro dignità, permette il recupero dei legami familiari favorendo una rinnovata socialità e, infine, incide sulla recidiva, migliorando i comportamenti individuali e le abitudini sociali". Proprio per questo il progetto "Argo" rappresenta un'occasione unica per i detenuti di sperimentare un contesto reale con cui misurarsi. Regole, responsabilizzazione, dignità. Si scoprono così, in carcere. "Resto meravigliato, - dice Gaetano - davanti ai piatti che riesco a realizzare. La bellezza aiuta a vivere, ridà speranza. È vero per tutti, perché non dovrebbe esserlo anche per noi?".

 
Cagliari. "Sanità in carcere: disattese le linee guida". L'intervento di Fsi-Usae PDF Stampa
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buongiornoalghero.it, 13 luglio 2020


"Le segnalazioni che pervengono al sindacato Fsi, relative alla riorganizzazione della medicina dei servizi presso il carcere di Uta e l'Ipm di Quartucciu, in contrasto con le linee guida regionali sono ormai quasi quotidiane. In proposito abbiamo inviato urgentemente una lettera al Commissario Straordinario Dott. Steri, al Direttore Sanitario dott. Locci e, per conoscenza all'Assessore regionale alla Sanità dott. Nieddu" spiega la Segretaria nazionale confederale dell'Fsi-Usae Mariangela Campus. La turnazione attuale nella medicina dei servizi avviene con la ripartizione della giornata in 6 e 12 ore la mattina (08.00-14.00), il pomeriggio (14.00-20.00) e la notte (20.00-08.00), poi i festivi e i prefestivi in 12 ore.

La distribuzione delle mattine, pomeriggi e notti avviene secondo un principio di rotazione ed equità. Nel caso specifico, il responsabile vorrebbe: affidare ai medici in convenzione la presa in carico dei singoli detenuti come se, gli stessi, fossero medici di medicina generale; definire la giornata lavorativa, dei medici che hanno 17-20-24-26 ore settimanali (il maggior numero di ore), in di 4 ore e più ore/die con la presenza costante, per almeno 4 giorni continuativi a settimana. I medici di Medicina Generale che completano il loro orario con le ore della medicina dei servizi, sono obbligati, secondo il responsabile, all'impegno dei quattro giorni consecutivi in carcere, ovvero diventando "medici di famiglia in carcere".

É stata indetta, dalla Responsabile Dott.ssa Frau, degli Istituti penitenziari di Uta, Quartucciu e Isili una riunione alla presenza di tutti i medici, compreso il responsabile che non ha sortito alcun effetto.

Il 18 maggio viene presentato dal Dott. Fei il suo progetto riguardante "la Riorganizzazione del Carcere", questo nuovo assetto contrasta con le linee guida regionali e sorge il dubbio sulla fattibilità per diversi motivi, per esempio: le linee guida prevedono, per le carceri con una media di detenuti superiore ai 200, la presenza dell' H24, che deve essere effettuato solamente da un medico della medicina dei servizi o da un medico dipendente.

Sicuramente non ci sono sufficienti medici dipendenti, e non si può affidare il compito ai medici del 118, che per loro contratto, non possono fare altro che urgenze ed emergenze, e quindi non è previsto che vedano un nuovo detenuto; il turno di mattina o del pomeriggio, secondo il programma Fei, avrebbe tre/quattro medici a ciascuno dei quali andrebbe attribuito un agente di polizia penitenziaria ed un infermiere (da destinare per tutto il turno di visita), ma l'organico non lo permette facendo rischiare al medico di restare da solo con una cinquantina di detenuti, con il pericolo di essere sequestrato od altro.

Questo modello prevede una parcellizzazione dell'orario di presenza del medico della medicina dei Servizi che comporterà un maggior numero di accessi e di conseguenti rimborsi chilometrici per i medici. Chi li pagherà, visto che i fondi non basteranno? Oltretutto, i medici convenzionati per la medicina dei servizi svolgono altre attività professionali in altre sedi di lavoro, che gli verranno impedite o limitate dalla parcellizzazione dell'incarico. Chi li indennizzerà?

Tutto ciò, altera i singoli equilibri e renderà impossibile lo svolgimento di ulteriori attività che venivano svolte precedentemente, con conseguente danno da lucro cessante. Infatti, secondo il nuovo progetto-FEI non sarebbe possibile scambiare i turni né recuperare il turno non effettuato per motivi di forza maggiore provocando così una ulteriore perdita economica. "Il comitato aziendale che si è riunito per discutere della riorganizzazione del carcere a tutt'oggi non ha prodotto alcun esito. Chiediamo quindi un intervento risolutorio tenendo presente che la riorganizzazione del carcere avverrà dopo il 14 luglio a seguito del rinnovo dei contratti dei medici" conclude la Segretaria nazionale confederale dell'Fsi-usae Mariangela Campus.

 
Padova. Il questore Fusiello: "Droga? La vera piaga della città, andrò nelle scuole" PDF Stampa
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di Marina Lucchin


Il Gazzettino, 13 luglio 2020

 

È la droga la vera piaga della città. O meglio: chi la vende. Ma anche chi la consuma. Per i pusher c'è l'arresto, ma è difficile restino in cella più di qualche notte: hanno poca roba in tasca quando vengono scoperti dalle forze dell'ordine, e questo non basta ad aprire loro le porte del carcere. L'unico vero modo per far sparire lo spaccio, dunque, è quello di educare i ragazzi a non acquistare e a non consumare stupefacenti. Niente clienti, niente spacciatori.

Parola del questore Isabella Fusiello, che, a tal proposito, sta già organizzando un progetto innovativo nelle scuole a partire dalla loro riapertura: "I ragazzi hanno bisogno di esempi, non di parole. E su questo concetto si baserà il progetto che ho in mente". E intanto continuano gli incontri con i residenti che lamentano un problema di sicurezza nei vari quartieri. Dopo il primo, avvenuto martedì scorso al parco Usignolo, stasera Fusiello sarà all'Arcella alle 21.

"Sono fatta così, parlare con i cittadini, direttamente, è il mio modo di fare. Mi comportavo nella stessa maniera anche negli altri luoghi dove ho prestato servizio - precisa il questore - C'è una tale confusione a volte che il cittadino non sa a che santo votarsi. Però i momenti migliori arrivano proprio quando i cittadini ti ringraziano per il tuo operato, come successo in via Dalmazia".

Proprio qui, nell'Ansa Borgomagno, i residenti di questo rione dell'Arcella avevano iniziato a protestare: "Non ci sentiamo liberi di fare due passi fuori dalle nostre abitazioni per via di tutti questi spacciatori, per cui di sera ci viene imposto una sorta di coprifuoco, e le ragazze e le donne si trovano particolarmente a disagio nell'uscire di casa" avevano raccontato al Gazzettino qualche giorno fa. "Appena ho letto l'articolo - evidenzia Fusiello - ho mandato il Reparto mobile.

E i residenti hanno applaudito gli agenti. Continueremo a eseguire servizi di questo genere, la sicurezza e il senso di sicurezza dei cittadini sono il nostro obiettivo. È stato bellissimo veder riconosciuto il nostro impegno in via Dalmazia".

E proprio stasera il questore sarà all'Arcella per incontrare i residenti del quartiere più multietnico e popoloso della città. "A me non spaventa il confronto coi cittadini. Noi stiamo facendo già tutto quel che possiamo in base alle nostre forze e alle leggi che abbiamo a disposizione".

Nell'ultima settimana sono avvenuti pero alcuni episodi di violenza in centro. Il più eclatante è stata l'aggressione a una donna in piazza dei Frutti, rea di aver fatto l'elemosina a uno straniero. "Non è che possiamo star dietro a tutte le intemperanze dei cittadini - evidenzia il questore - la cosa importante però è che il violento sia stato identificato".

Era un bellunese 37enne, con precedenti per droga E poi c'è stata l'aggressione a Palestro, con una residente che dopo aver cercato di cacciare un pusher, volto noto della zona, è stata aggredita dall'amica del malvivente. Risultato? Un dito rotto.

"La legge non consente di mandare queste persone in galera, perché è piccolo spaccio. Quindi o cambia la legge oppure li rincorriamo da un quartiere all'altro - spiega Fusiello. Il problema è che oltre ad adulti, tra i clienti ci sono molti ragazzini che evidentemente non sono stati educati, non conoscono i pericoli cui vanno incontro drogandosi. D'altro canto ormai i genitori sono presi dal lavoro, la scuola è quello che è, e non ci sono più centri di aggregazione. L'unico loro modo di aggregarsi è la movida. Ma appena le scuole inizieranno, ho in mente un progetto. I ragazzi hanno bisogno di esempi e non di parole. Speriamo di poter fare qualcosa".

 
Pisa. Il carcere di Volterra e il suo Teatro Stabile PDF Stampa
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di Renzia D'Inca e Roberto Rinaldi


articolo21.org, 13 luglio 2020

 

"Felice per l'avvio dei saggi archeologici per realizzare il Teatro Stabile in carcere - così dichiara l'assessore alla Cultura del Comune di Volterra Dario Danti - e orgoglioso di essere assessore alle culture in una città dove vogliamo realizzare il Teatro Stabile in Carcere. Quando ricoprivo il medesimo ruolo a Pisa, nel 2014, lanciammo con l'allora assessora regionale Cristina Scaletti, l'idea della Rete delle città per il Teatro Stabile nel Carcere di Volterra.

Desidero anche ringraziare in modo particolare l'ex-Garante dei detenuti della Regione, Franco Corleone, per la tenacia dimostrata in tutti questi anni, finalizzata a dare concretezza a un sogno. In meno di un anno - i lavori sarebbero dovuti partire a metà marzo -, ma l'emergenza Covid ha rinviato tutto, abbiamo dato la svolta politica necessaria.

Questa accelerazione è stata resa possibile dalla determinazione dalla nuova amministrazione comunale di Volterra e da Monica Barni, vice-presidente della Giunta regionale, che ha saputo coordinare e far dialogare tutte le istituzioni per conseguire l'obiettivo. Al di là del ruolo istituzionale che in questo preciso momento ricopro - continua Dario Danti -, mi sento di fare un ringraziamento particolare ad Armando Punzo e Cinzia De Felice, a nome di tutti: sono persone a cui mi unisce un senso profondo dello stare al mondo da una precisa parte della vita. Quella che accoglie e ri-conosce il valore di ogni forma di vita. Che non ritiene la legge del taglione la cifra per giudicare e condannare, assolvere o rimandare. La parte buona della vita non si misura, si pratica ogni giorno attraverso il dono".

L'idea era stata rafforzata dalla presenza dell'allora ministro della Giustizia, Andrea Orlando, presente alla prima di Santo Genet al Teatro Verdi di Pisa che incontrò i detenuti-attori alla fine dello spettacolo. Da allora sono trascorsi ben sei anni. Di fatto oggi il finanziamento del Ministero della Giustizia, ammonta a 1,2 milioni di euro, denari che dopo anni di attesa, potranno finalmente essere impiegati.

Nel mese di luglio sono iniziati i saggi archeologici per realizzare la struttura del Teatro Stabile in Carcere: un progetto importante per la città di Volterra, ma anche per la cultura teatrale in generale. Armando Punzo, regista e attore, artefice del progetto, insieme a Cinzia de Felice dell'associazione Carte Blanche, ne ha realizzato di fatto l'utopia.

Punzo infatti da ben trent'anni dirige la Compagnia della Fortezza formata da attori - detenuti dentro la Fortezza Medicea. La struttura adibita a carcere, è perfettamente incardinata fra le mura dell'architettura medievale della città di origine etrusca, che l'ha resa famosa, arricchendola di turismo internazionale anche grazie al Festival di teatro che si è tenuto per decenni nel mese di luglio in concomitanza con l'esperienza dentro il Teatro in carcere.

Il lavoro di Armando Punzo con gli attori è una esperienza artistica che ha fatto il giro del mondo: rientra ad ampio spettro negli studi della letteratura della Storia del Teatro, oggetto di studi, tesi di laurea ed esempio di buone pratiche di lavoro di riabilitazione delle persone incarcerate, secondo un preciso dettato di un articolo della Costituzione italiana, da decenni oggetto di salvaguardia da parte della Regione Toscana, che ha fatto del territorio toscano un presidio di attenzione e cura delle situazioni carcerarie.

La notizia- ufficiale, dell'inizio dei lavori, ha innescato sui social una polemica anche dai toni accesi: su Facebook, l'ex sindaco della città Marco Buselli, in carica dal 2009 fino al 2019 per due legislature alla guida del Comune in Piazza dei Priori (eletto con una lista civica appoggiata da partiti di Destra), da cittadino volterrano ha reso noto la sua non contentezza rispetto alla realizzazione del Teatro Stabile in Carcere a Volterra.

Nell'aprile 2019, dopo elezioni amministrative, l'attuale Giunta volterrana ha come sindaco Giacomo Santi eletto in una lista di centro sinistra dove Dario Danti ricopre il ruolo di assessore alle Culture. Scrive l'ex sindaco Marco Buselli sul suo profilo personale Facebook: "Se avessi dovuto sceglier delle priorità su cui spendere energie sarebbe stato oggi come ieri (ma con l'emergenza ancor di più) Lavoro, Ospedale, Servizi e Strade. Probabilmente ho solo detto quello che molti pensano ed il mio non è neanche un pensiero di cui detengo l'esclusiva".

 
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