Domenica 19 Maggio 2019
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Schiaffo a Salvini, decreto sicurezza bis verso il rinvio PDF Stampa
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di Alessandro Di Matteo

 

La Stampa, 19 maggio 2019

 

Il consiglio dei ministri probabilmente si farà lunedì, ma il premier Conte sarebbe pronto a rimandare tutto a dopo il voto europeo. Sarebbe l'ennesimo schiaffo a Matteo Salvini, ma pare proprio che il premier Giuseppe Conte ormai si sia convinto che il "decreto sicurezza bis" debba essere rinviato a dopo le europee. Il leader della Lega continua a ripetere "noi siamo pronti", la pressione sul presidente del Consiglio continua, ma secondo quanto riferiscono diverse fonti di governo Conte avrebbe ormai maturato la decisione di rimandare tutto, anche il "decreto famiglia" messo a punto da Luigi Di Maio e sul quale si sono alzate le barricate leghiste. Il consiglio dei ministri di lunedì probabilmente si farà - anche se una convocazione ancora non è arrivata - ma dovrebbe essere dedicato alle nomine dei nuovi vertici della Guardia di finanza, della Ragioneria generale dello Stato e ad una serie di altri provvedimenti urgenti.

In teoria un compromesso è possibile fino all'ultimo, Conte sentirà i suoi due vice-premier nelle prossime ore, ma i dubbi sul provvedimento fortemente voluto da Salvini sono tali che trovare una mediazione pare davvero complicato. Il ministro dell'Interno si è detto disposto ad apportare modifiche, ma le due riunioni di preconsiglio dei ministri della scorsa settimana non sono bastate a trovare una soluzione.

"La verità - dice una fonte di governo M5S - è che il decreto andrebbe riscritto, altro che correzioni...". I 5 stelle, ma anche il ministero degli Esteri e lo stesso premier, vedono forti rischi di incostituzionalità su diversi punti: le multe per chi soccorre i migranti in mare, la definizione di acque internazionali e aree "search and rescue" - cioè i tratti di mare in cui ciascun paese è obbligato a prestare soccorso a chi è in difficoltà - ma anche le sanzioni per chi è coinvolto in scontri con le forze dell'ordine, che secondo i 5 stelle "riguarderebbero anche chi indossa particolari abbigliamenti, come i giubbotti imbottiti da motociclista... Una follia!"

La Lega, d'altro canto, ha scatenato la controffensiva sul decreto famiglia voluto da Di Maio. Il ministro Lorenzo Fontana è andato su tutte le furie per non essere stato invitato al tavolo convocato dal leader M5s la scorsa settimane e durante il preconsiglio i suoi uomini avrebbero contestato il diritto del ministero dello Sviluppo a occuparsi della materia. In risposta, gli uomini di Di Maio avrebbero obiettato che allora nemmeno Salvini dovrebbe parlare di Flat tax, che sarebbe competenza del ministro dell'Economia.

Di fatto, è chiaro che al di là delle singole questioni di merito lo scontro è tutto politico. Il provvedimento di Salvini viene considerato dai 5 stelle, e dallo stesso Conte, una mossa di propaganda, che rischia però di creare molti problemi perché scritto in modo affrettato e, appunto, a rischio incostituzionalità. Un rischio che, secondo M5s, avrebbe anche attirato l'attenzione del Quirinale, anche se il capo dello Stato non ha potuto ovviamente esaminare il decreto e attende comunque di vedere il testo che verrà approvato, se verrà approvato. Per questo Conte avrebbe deciso di rinviare tutto: far passare le elezioni, nella speranza che archiviata la campagna elettorale si possa ricominciare a discutere senza l'ossessione della ricerca di consensi immediati.

I "duellanti" per ora continuano a recitare ciascuno la propria parte: "Abbiamo preparato tutto - insiste Salvini - Poi non convoco io il Cdm, ma noi siamo pronti, anche a recepire eventuali miglioramenti, suggerimenti ed emendamenti". E Di Maio, a sua volte, ribadisce: "Io mi auguro che lunedì possa esserci il consiglio dei ministri. Io devo portare urgentemente un decreto (appunto sulle famiglie, ndr)". Conte ascolterà entrambi prima di lunedì, ma, assicurano in molti, "l'orientamento ormai è di rinviare tutto. Tanto il premier sa che nessuno, a questo punto, strapperebbe per un rinvio...". I conti si faranno dal 27 maggio.

 
L'Onu all'Italia: "Il decreto sicurezza viola i diritti umani" PDF Stampa
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di Fabrizio Caccia

 

Corriere della Sera, 19 maggio 2019

 

Lettera delle Nazioni unite all'Italia. Sea Watch davanti a Lampedusa, Salvini: finché ci sono io non sbarcano. Una lettera della Rappresentanza permanente presso le Nazioni Unite a Ginevra è arrivata al ministro italiano degli Affari Esteri, Enzo Moavero. Contiene - ne dà conferma la Farnesina - richieste di chiarimenti e "rilievi di preoccupazione" con riguardo alla bozza del cosiddetto "decreto sicurezza bis" non ancora discusso a palazzo Chigi. La lettera è già stata trasmessa per competenza al ministero dell'Interno e riceverà "da parte del governo la dovuta attenzione - sottolinea la nota di Moavero - in coerenza con il tradizionale rispetto degli impegni internazionali e dell'assoluta tutela dei diritti umani". L'Onu, in sostanza, ha chiesto al governo di fermare il decreto sicurezza bis di Matteo Salvini in quanto "potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani".

E tutto questo mentre a un miglio da Lampedusa la nave ong tedesca Sea Watch 3, con 47 profughi ancora a bordo - dopo che famiglie con bambini (17 persone) e una donna con ustioni erano state fatte scendere venerdì dalle autorità italiane - si trova ora alla fonda. "Finché io sono ministro dell'Interno, quella nave non entra", ha ribadito sabato Salvini dopo che la Sea Watch3, sfidando il divieto di oltrepassare il limite delle acque territoriali, ha chiesto di entrare in porto per "ragioni umanitarie". Eppure l'altro vicepremier, Luigi Di Maio, sabato sera sembrava possibilista sullo sbarco: "Sto sentendo il presidente del Consiglio".

Pronta la replica di Salvini: "Mi auguro che nessuno mi dica cosa fare, se qualcuno mi chiama per farli sbarcare io dico no. È giusto rispettare le competenze di ciascuno...". Da registrare anche le parole del ministro M5S delle Infrastrutture, Danilo Toninelli: "Chiedo ora ai sovranisti quanti migranti vogliono di quelli sulla Sea Watch...". Il comandante della nave tedesca ha deciso di "sconfinare" dopo un consulto coi medici: "Alcuni migranti dicono di volersi suicidare". Il Viminale, però, giudica "non inoffensivo" il passaggio in acque territoriali, espressione che secondo le convenzioni internazionali permette di vietare l'approdo. "Li consideriamo complici dei trafficanti", giurano al ministero. E al Papa che domenica ripeteva che "il Mediterraneo si sta trasformando in un cimitero", Salvini ha così risposto: "La politica di questo governo sta azzerando i morti, con spirito cristiano".

 
A Siracusa non si può protestare, il prefetto vieta i cortei degli operai PDF Stampa
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di Alfredo Marsala

 

Il Manifesto, 19 maggio 2019

 

Decreto sicurezza. L'ordinanza dettata dal decreto sicurezza. I sindacati: un colpo ai diritti dei lavoratori. Vietato protestare a Siracusa. Almeno fino al 30 settembre. Cassaintegrati, precari o lavoratori che intendessero farlo per difendere posti e diritti dovranno tenersi lontano dal petrolchimico, dai piazzali delle raffinerie, da bivi e rotatorie che portano nelle fabbriche. Per il prefetto Luigi Pizzi l'area industriale deve rimanere libera. Anche perché, e tra le motivazione è quella più incredibile, "le manifestazioni in argomento assumono ulteriori profili di criticità per l'ordine e la sicurezza pubblica, anche in considerazione della ormai avviata stagione primaverile-estiva".

Insomma, agli occhi dei turisti bisogna nascondere il disagio sociale. Ecco dunque il divieto a tempo. Per Cgil Cisl e Uil l'ordinanza firmata qualche giorno fa è "un segnale pesante di limitazione della libertà dei lavoratori a poter scioperare". Richiamando la "circolare diramata dal capo di gabinetto del ministero dell'Interno", il provvedimento del prefetto prevede che sull'ex statale 114 non ci potranno più essere "assembramenti di persone e automezzi" per evitare "ritardi nelle forniture di carburante ai porti e agli aeroporti della Sicilia orientale", "il rischio per la sicurezza degli impianti, che richiedono costante manutenzione e non consentono ritardi agli ingressi" e "il diritto alla libertà d'impresa".

Roberto Alosi (Cgil), Stefano Munafò (Uil) e Paolo Sanzaro (Cisl) parlano di "pericolosa deriva regressiva dei diritti dei lavoratori e delle libertà sindacali". Pippo Zappulla e Antonino Landro, di Art. Uno, definiscono il provvedimento "un sintomo, che rischia di essere inquadrato in un clima di crescente tensione nel Paese sul terreno delle libertà civili e sociali". "Mai nella storia sindacale della zona industriale di Siracusa, neanche nei momenti di scontri sociali più duri, si sono assunti provvedimenti restrittivi e così forti e gravi", accusa Zappulla. Secondo il segretario generale della Cgil Sicilia, Michele Pagliaro, è evidente che si respira aria di limitazione delle libertà democratiche, o perlomeno di tentativi in questa direzione che ovviamente saranno contrastati dalla società democratica, come per ultimo dimostrato nel caso della professoressa di Palermo, 'rea' di avere garantito la libertà di pensiero e di espressione dei suoi alunni e per questo sospesa".

Pagliaro evidenzia che "il caso di Siracusa e quello della docente palermitana sono due episodi gravissimi, dallo spiccato sapore intimidatorio". "Noi - aggiunge - siamo con i lavoratori che legittimamente protestano nel rispetto delle leggi vigenti e siamo con la professoressa Dell'Aria che si è fatta solo garante della libertà di opinione ed è rimasta vittima di un clima di repressione che si spinge fino alla contestazione delle legittime opinioni e di chi ne garantisce l'esercizio".

Il prefetto però difende la sua ordinanza: "Non comprime in linea generale il diritto o la libertà di manifestazione mira esclusivamente a tutelare la sicurezza pubblica, degli impianti industriali e della circolazione veicolare e solo in quell'area della provincia". E richiama il decreto Salvini: "Anche in passato, come più di recente quel tipo di manifestazione ha dato luogo a consistenti rallentamenti, determinando veri e propri blocchi stradali, sanzionati dal decreto sicurezza". Ma la Cgil insiste. "È un chiaro attacco alla libertà dei lavoratori, garantita dalla Costituzione, di manifestare e unitariamente - afferma Pagliaro - Stiamo valutando la possibilità di ricorrere contro il provvedimento".

 
La Corte europea dei diritti dell'uomo: "date una casa ai rom sgomberati" PDF Stampa
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di Davide Lessi

 

La Stampa, 19 maggio 2019

 

La Corte europea dei diritti dell'uomo ha imposto al governo italiano di trovare una sistemazione dignitosa alle famiglie rom sgomberate a Giugliano (Na). Da nove giorni 450 persone vivono senza acqua potabile, elettricità e servizi igienici.

"Una condizione disumana aggravata dal fatto che quasi la metà dei coinvolti è minorenne", denuncia Carlo Stasolla, il presidente dell'Associazione 21 luglio che, insieme all'European Roma Rights Centre, ha assistito le famiglie che hanno fatto ricorso alla Corte di Strasburgo. L'emergenza umanitaria inizia lo scorso 10 maggio quando il campo rom di via del Viaticale viene sgomberato. "Motivi di salubrità e salute pubblica", scrive il sindaco di Giugliano Antonio Poziello nell'ordinanza.

Ma l'amministrazione comunale non offre una soluzione abitativa alternativa alle oltre 400 persone sgomberate, molte delle quali hanno la residenza e la cittadinanza: scappate dalla Bosnia e vivono a Giugliano ormai da trent'anni. "Sia prima che durante le operazioni di sgombero è stato intimato ai rom di uscire dal territorio comunale", racconta l'associazione. Ma i comuni limitrofi non ci stanno: nessuno vuole accoglierli.

E così le 73 famiglie, nella tarda serata del 10 maggio, prendono possesso di un'area dismessa della zona industriale di Giugliano. "Sono lì da una decina di giorni ormai. Nessuno si prende cura di loro, non c'è un presidio della protezione civile ma solo l'assistenza volontaria della Caritas e di qualche prete della diocesi", dicono dall'Associazione 21 luglio. E denunciano: "Sono condizioni da terzo mondo. Chi può dorme in auto, gli altri all'addiaccio o in rifugi di fortuna".

"La pronuncia della Corte europea è un argine alla tendenza sempre più diffusa delle istituzioni italiane a trattare la marginalità e la povertà estrema come un problema di ordine pubblico, arrivando a compiere atti illegittimi per nascondere le gravi carenze di politiche sociali", commenta Riccardo Magi, il deputato di +Europa che già mercoledì, in una conferenza stampa alla Camera, aveva denunciato la "violazione dei diritti umani" in corso nel comune campano. Magi domani farà parte di una delegazione di parlamentari che andrà a Giugliano per fare visita ai rom e per incontrare il sindaco.

 
Razzismo di ritorno, la Comunità ebraica lancia l'allarme PDF Stampa
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di Gianni Santamaria

 

Avvenire, 19 maggio 2019

 

"Suprematismi in Europa. Dalla rabbia all'odio" è il titolo dell'incontro organizzato per domenica 19 maggio. Contro odio, razzismo, antisemitismo, xenofobia, violenza. In Europa sono ripresi a circolare rabbia e odio. Per questo la Comunità ebraica di Roma ha organizzato questa domenica, presso il Tempio di Adriano, un evento che - alla vigilia delle elezioni europee - legge con queste due lenti il riemergere di intolleranza e razzismo nel mondo (i recenti attentati in Nuova Zelanda, Sri Lanka e Stati Uniti hanno riportato in primo piano il tema del radicalismo e dell'odio religioso).

"Suprematismi in Europa. Dalla rabbia all'odio" è il titolo dell'incontro, nel quale (dalle 17) interverranno il penalista Roberto De Vita, i giornalisti Paolo Berizzi e Paolo Mondani, il procuratore generale della Corte d'Appello di Roma Giovanni Salvi, il vicepresidente del progetto Dreyfus, Gianluca Pontecorvo e lo storico Alberto Melloni. Il saluto iniziale sarà del presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. Che ha spiegato le ragioni del convegno in un'intervista. Alcune recenti manifestazioni di piazza hanno dimostrato "il rinascere di organizzazioni che rivendicano la loro natura suprematista".

Non solo negli Usa, ma anche nel Vecchio Continente. "Pensavamo - prosegue Dureghello - che fascismo e nazismo fossero pagine drammatiche ormai elaborate". Invece non è così. "Pensavamo che la società avesse sviluppato degli anticorpi. E invece non vedo sufficiente sconcerto, indignazione, presa di distanza". Mentre bisognerebbe "soffocare sul nascere" certe manifestazioni, "dichiarare chi sta dentro e chi sta fuori il consesso civile". Insomma, "gli anticorpi devono palesarsi". Dureghello non ne fa un questione di destra o sinistra, ma etica (né si pronuncia quando le si domanda della "benevolenza" della Lega verso l'estrema destra).

Ferma la condanna degli striscioni contro il Papa. "Non sto parlando di antisemitismo, ma di un razzismo che pervade la società e colpisce tutti", ribadisce. C'è poi la questione dei cronisti sotto scorta per essersi occupati di estrema destra. E quella dei social. Sui quali ha detto la sua sui media l'avvocato De Vita, che ha difeso la comunità come parte civile nel processo contro il sito suprematista Stormfront. La crescita dei reati di xenofobia, ha detto, "è anche dovuta al fatto che si può odiare senza censura".

 
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