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Piemonte. "Il ruolo del carcere nei percorsi trattamentali di sex-offenders e maltrattanti" PDF Stampa
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atnews.it, 21 aprile 2021


Il seminario organizzato dal Garante regionale delle persone detenute. "Tempo perso? Il ruolo del carcere nei percorsi trattamentali di sex-offenders e maltrattanti" è il titolo del seminario on line organizzato dal garante regionale delle persone detenute Bruno Mellano che si svolgerà giovedì 22 aprile dalle 17.

"Le cosiddette 'sezioni protettè nelle carceri italiane - ha dichiarato Mellano, illustrando l'iniziativa - definiscono target di detenuti che risultano meritevoli di particolare attenzione in termini di sicurezza o di trattamento: il caso degli autori di reato sessuale interroga in modo eclatante le amministrazioni coinvolte e la società civile sul senso della pena e sul costo della recidiva. Una pena che non sia utile ed efficace, infatti, rischia di essere tempo perso".

Moderati da Mellano, interverranno la responsabile dell'Ufficio detenuti e trattamento del Provveditorato dell'Amministrazione regionale penitenziaria Catia Taraschi, l'assistente sociale ed esperta presso l'Ufficio del garante dei detenuti della Campania Dea Damian Pisano, la coordinatrice della formazione e dei progetti speciali del Dipartimento di Salute mentale dell'Asl Roma 1 e presidente del Centro italiano di promozione della mediazione (Cipm) di Milano Adele Di Stefano e la vicepresidente dell'Ordine degli psicologi del Piemonte e docente del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Torino Giorgia Zara. Le conclusioni sono affidate al portavoce dei Garanti territoriali Stefano Anastasia, garante dei detenuti del Lazio e dell'Umbria e docente del Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Perugia. I cittadini possono richiedere il link per partecipare all'evento all'indirizzo mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

 
Avelino. Mafia foggiana, si è ucciso in carcere l'uomo del boss Moretti PDF Stampa
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quotidiano.net, 21 aprile 2021


Trovato impiccato Domenico Valentini. L'uomo, 50 anni, fu arrestato per estorsioni nel 2017 e poi coinvolto in "Decimabis" nel novembre del 2020. Si è impiccato Domenico Valentini, 50enne foggiano detenuto nel carcere di Avellino. "Mentre i compagni di cella dormivano ha posto in atto il suo insano gesto impiccandosi al termosifone della stanza".

Lo riporta il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria (Sappe). Valentini non è un nome qualsiasi, nel 2017 fu arrestato insieme al boss Rocco Moretti detto "il porco" per estorsioni. La vittima del racket fu taglieggiata per essersi rifiutata di ritirarsi dall'acquisto di terreni comunali a Borgo Incoronata e per non aver versato, in sostituzione della prima richiesta, la somma di 200mila euro. In appello i giudici inflissero 4 anni e 8 mesi a Moretti, 2 anni e 8 mesi a Valentini. Quest'ultimo era tornato in liberà, ma venne arrestato nuovamente lo scorso novembre nel maxi blitz "Decimabis" contro la mafia foggiana. Secondo gli inquirenti continuava ad occuparsi di estorsioni ed era a libro paga dei boss intascando uno stipendio mensile di 750 euro. Perché si è ucciso resta un mistero.

 
Padova. Il neo-Garante dei detenuti: "Certe polemiche mi hanno lasciato sconcertato" PDF Stampa
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di Alberto Rodighiero


Il Gazzettino, 21 aprile 2021

 

"Sinceramente certe polemiche mi hanno lasciato sconcertato". Antonio Bincoletto, professore di Lettere in pensione del liceo Marchesi non nasconde il suo stupore per le accesissime polemiche che hanno accompagnato la sua designazione a Garante dei detenuti. Una tensione che ha costretto il presidente del consiglio comunale Giovanni Tagliavini a convocare, nonostante il Covid 19, per bene tre volte il parlamentino di palazzo Moroni.

Oltre al centrodestra, ad accusarlo di non essere equidistante rispetto alle associazioni che si occupano di detenuti e la direzione carceraria, è stato anche il consigliere della lista Giordani Luigi Tarzia. Lo stesso Tarzia che ha portato avanti, in nome della parità di genere, la candidatura di Maria Pia Piva. "Come prima cosa, mi dispiace che proprio per l'opposizione di un consigliere di maggioranza, la nomina del garante sia slittata di oltre un mese - ha esordito Bincoletto - Detto questo, mi rammarica che la mia nomina sia stata oggetto di una battaglia politica. Uno dei motivi che mi hanno spinto ad accettare la candidatura era proprio il fatto che non aveva una valenza politica. Evidentemente ho fatto male i conti".

"La questione dell'equidistanza, poi, non sta in piedi -ha continuato - È vero, in passato ho collaborato con associazioni di cui ho la massima stima penso, per esempio, a Ristretti orizzonti. Realtà di cui, però, non ho mai fatto parte. Di conseguenza sostenere che la mia figura sarebbe tutta sbilanciata in favore delle associazioni, non ha alcun senso. Per quel che riguarda la direzione carceraria, ho avuto modo di conoscere il vecchio direttore, il nuovo per esempio, non l'ho mai visto. In tutti i casi, il mio obiettivo è quello di collaborare con tutti nel massimo rispetto. Mi è dispiaciuto, poi, che la mia candidatura abbia sollevato polemiche sulla presunta violazione della parità di genere. Sinceramente certe dinamiche faccio fatica a comprenderle".

Polemiche a parte, il neo garante si è già messo al lavoro. "Ho parlato con le assessore Nalin e Benciolini - ha concluso. Prenderò contatti anche con gli altri Garanti, a cominciare dal quello regionale e, poi, naturalmente con tutte le realtà che si occupano di detenuti. Chiaramente la prima emergenza che va affrontata è quella epidemiologica. Mi risulta che all'interno dei Due Palazzi sia presente un focolaio di Covid 19, di conseguenza è assolutamente necessario intervenire per tutelare la salute di tutti e perché la situazione non si aggravi ulteriormente. Ribadisco che la mia intenzione è solo quella di lavorare nell'interesse delle persone detenute e in collaborazione con tutte quelle realtà che sono a stretto contatto con il mondo carcerario".

 
Napoli. Cura degli animali e murales, così a Secondigliano si sconta la pena PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 21 aprile 2021

 

Dai fatti di cronaca più tristi e più crudi al percorso di rieducazione all'interno del carcere affinché la pena serva a rivedere il proprio comportamento e rivedersi come persona. L'occasione è stata un progetto realizzato con la collaborazione del Comune e della Fondazione Cave Canem che, assieme a La casa di Argo, si occupa di animali maltrattati e abbandonati. I protagonisti sono stati sette detenuti di Secondigliano. Per diversi giorni hanno lavorato per il canile a pochi metri dal carcere, hanno dipinto e decorato gli oltre 100 metri del muro perimetrale e partecipato ad attività di formazione con operatori cinofili.

Quei pochi chilometri di strada percorsi da una struttura all'altra sono stati per i sette detenuti una tappa del percorso per l'espiazione della pena, il percorso dalla cella a "fuori dalle gabbie" per dirla con le parole che danno il titolo a un video e a un testo rap scritto da Aniello Mormile e Gianluca Foti, entrambi finiti in carcere per fatti ben noti alle cronache cittadine.

Con loro hanno partecipato al progetto i detenuti Gennaro Zampini, Ndreraij Everton, Giovanni Riccio, Diaw Libasse, Maurizio Lamia. "Sono molto grato alla direttrice del carcere Giulia Russo e a tutto il personale dell'area educativa, oltre che ai magistrati di sorveglianza e alla presidente Angelica Di Giovanni - ha commentato il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello - È anche grazie a loro se il progetto Buone prassi di misure alternative al carcere di svolgersi con successo".

 
Massa Marittima (Gr). Reinserimento lavorativo dei detenuti con il progetto "Orti in carcere" PDF Stampa
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ilgiunco.net, 21 aprile 2021


È iniziata due settimane fa la prima fase del progetto regionale "Orti in carcere", grazie al quale alcuni detenuti della Casa Circondariale di Massa Marittima avranno l'opportunità di ricevere una formazione non solo teorica sull'attività agricola, in modo da prepararsi per un futuro inserimento lavorativo in un settore cruciale nel territorio circostante. La parte operativa del programma è coordinata dall'agronoma Manuela Nelli con la collaborazione della Cooperativa sociale "Melograno" e già nella scorsa settimana sono stati realizzati vari interventi per la sistemazione delle aree verdi del carcere e la predisposizione di quanto servirà alla prosecuzione del progetto.

"Abbiamo iniziato a ripristinare le aree verdi interne al cortile del carcere - spiega il presidente della cooperativa Massimo Iacci - e quelle esterne che circondano la struttura: il primo step è stata la potatura degli alberi da frutto e degli olivi già presenti in quest'area e il secondo la messa a dimora di sedici piante di olivo".

"Nell'arco di questa settimana - prosegue Manuela Nelli- stiamo predisponendo invece nei cortili interni, due distinti orti dove verranno collocate piante aromatiche di vari tipi con la tecnica cosiddetta "in cassone", che permette di gestire più facilmente la cura delle piante. La prossima settimana predisporremo un impianto di irrigazione basato sul recupero e lo sfruttamento dell'acqua piovana". L'intento, spiegano i referenti è creare spazi in cui si possa, nei prossimi anni, allestire una vera e propria raccolta delle olive e magari una piccola produzione interna di oli aromatizzati.

"Si tratta di un laboratorio di formazione mirata all'ambito agricolo - prosegue Iacci - finalizzata a creare opportunità di lavoro per chi ha bisogno di un rinserimento in società dopo un periodo di isolamento. Come cooperativa abbiamo già sperimentato questo tipo di percorso con altre persone: già decine di ex detenuti hanno lavorato nei terreni che abbiamo recuperato all'esterno del carcere e sette di loro sono riusciti a trovare lavoro in zona e si sono fermate nel nostro territorio."

Il progetto prevede poi una seconda fase di orientamento rivolta a tutti gli ospiti della casa in seguito alla quale, in base all'interesse dimostrato, saranno selezionati quindici detenuti per le attività formative interne; per alcuni di loro sarà anche possibile uno stage pratico, grazie alla collaborazione delle aziende agricole del territorio. Il programma formativo comprenderà l'approfondimento di varie tematiche: la conoscenza delle colture e degli aspetti tipici del paesaggio agricolo locale, la tutela ambientale, la sicurezza sui luoghi di lavoro e la collaborazione con le realtà produttive della zona.

 
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