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"Dal carcere a Netflìx, così mi sono salvato dal buio" PDF Stampa
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di Iris Rocca


Il Gazzettino, 21 aprile 2021


"La mia vita sembra la trama di un film". Sorride Giuseppe, in quello che è il giorno zero per eccellenza, quando trailer e locandine si concretizzeranno nella messa in onda della sua opera prima da protagonista: Zero.

Giuseppe Dave Seke ha 25 anni, è di Pontevigodarzere (Pd), nido in cui è cresciuto con la sua famiglia di origine congolese, che lascia per raccontare un'altra periferia, quella milanese. Un giorno, infatti, il suo amico e produttore dei suoi slanci rap, Wairaki De La Cruz, gli gira un post dove si cercano attori professionisti e non per una nuova serie.

"Secondo lui potevo farcela. Io non ero convinto, mi vergognavo, ma inviai lo stesso il video di presentazione. Il giorno del mio compleanno arrivò un'e-mail che mi invitava a Milano al provino. Pensai fosse un segno".

La nuova serie è Zero, dalla penna di Antonio Dikele Distefano, in uscita oggi su Netflix in tutte le lingue. E Zero è il soprannome del protagonista Omar, l'alter ego di Giuseppe, appunto, un ragazzo dall'incredibile potere dell'invisibilità, impegnato nella difesa del suo quartiere e del suo futuro. "Ogni tanto sparirei anch'io, quando ho bisogno di spazio, di stare per conto mio, di riordinare le idee".

Tanti i temi trattati: la lotta ai pregiudizi razziali, la condizione dei rider, il rispetto dell'ambiente, la vita nelle periferie. "È dove sono cresciuto. Ho tanti ricordi e non sarei qui se non fosse per il mio quartiere. Crescere in periferia ti costringe costantemente a farti delle domande sulle differenze tra quello che vivi e quello che ti circonda. Mi ha dato la consapevolezza che nessuno ti regala niente e dovrai lavorare il doppio degli altri. Una cosa che un po' mi ha tolto è la luce. Quella che ti permette di sorridere anche quando tutto va male, di vedere il lato positivo, di andare avanti. Io quella luce l'avevo persa e quando succede vieni risucchiato dal buio".

Il riferimento è ad un passato fatto di guai con la legge, di errori pesanti, dallo spaccio di droga a una rapina ad un benzinaio. Situazioni a fronte delle quali ha pagato il dovuto con due anni di reclusione, per tornare poi a guidare la sua vita in modo diverso, con l'obiettivo espresso nelle sue canzoni: la rinascita. "Nella periferia di Milano, non trovo differenze rispetto a quella di Padova. Le persone vivono le stesse situazioni di difficoltà: i loro occhi hanno quel velo di vissuto che per altri è incomprensibile, ma dove in tanti ci rispecchiamo".

Un luogo in cui qualche volta, può davvero capitare di volersi rendere invisibile. "In particolare da adolescente, quando non mi sentivo capito e stavo malissimo perché le persone tendono a schiacciarti quando mostri debolezza".

Straniscono queste parole dette da un giovane nel pieno delle sue aspirazioni, ai blocchi di partenza di una carriera già stellare. "Il mio è un grandissimo traguardo, che spero renda orgogliosi la mia famiglia e i miei amici. Mi sono circondato di persone che mi conoscono e mi guardano come sempre: questo mi tiene con i piedi per terra. Sto lavorando molto su me stesso, con il mio team, e l'obiettivo è quello di continuare a migliorarmi. Ma non nego la gioia nel sentirmi dire "Mi abbonerò a Netflix solo per vedere la tua serie".

La popolarità è una conseguenza del duro lavoro e la vivo in maniera semplice, perché so da dove vengo. Spero la mia storia possa cambiare le menti e far sì che i ragazzi che sono nell'ultima fila, inseguano e concretizzino i loro sogni. La mia missione è dare voce a chi, come me, non ne ha mai avuta". A Giuseppe poniamo la domanda di Omar nella serie. È meglio essere scambiato per quello che non sei o non essere visto affatto? "Essere scambiato per ciò che non sei, perché puoi far ricredere le persone sul tuo conto. Un po' quello che sta capitando a me".

 
"Il senso della vita", dialogo tra fede e ragione PDF Stampa
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di Michela Calledda


La Nuova Sardegna, 21 aprile 2021

 

Nel libro in uscita oggi Luigi Manconi e l'arcivescovo Vincenzo Paglia si interrogano intorno alle grandi questioni etiche. Esce oggi "Il senso della vita" (Einaudi, 16,00 euro, 220 pagine), dialogo tra Luigi Manconi e l'arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita.

"Meno di un anno fa - spiega Manconi - ho pubblicato, sempre con Einaudi, "Per il tuo bene ti mozzerò la testa. Contro il giustizialismo morale". In quel libro venivano toccati alcuni temi che l'editore, Paolo Repetti, riteneva necessario approfondire mettendo a confronto due differenti punti di vista intorno a questioni particolarmente controverse.

Un approccio, di natura religiosa, fortemente ispirato dalla fede, e un approccio maturato nella ricerca sociale e nella militanza politica. Abbiamo fatto, Vincenzo Paglia e io, numerosi incontri e conversazioni e poi ognuno ha sviluppato la propria parte di colloquio con riflessioni ulteriori per disegnare i tratti di quello che, secondo l'editore, si potrebbe chiamare un "nuovo umanesimo". Io per la verità non amo simili etichette ma concordo che questa sia la meno disdicevole".

 

Un titolo molto impegnativo...

"Ho sempre temuto che venisse considerato pretenzioso. Dunque, abbiamo voluto scherzarci un po' su, spiegando che dopo il film dei Monty Python la formula "il senso della vita" può essere liberata da ogni solennità e acquistare un significato concreto e non metafisico. Ovvero: le ragioni delle nostre scelte che hanno un contenuto morale. Si può parlare quindi di una sorta di morale quotidiana che ispira le nostre opzioni su temi come la vita e la morte, il dolore e la cura, le preferenze sessuali e i riti civili: le grandi questioni di sempre, che la pandemia ha avvicinato e reso più tangibili e urgenti. Muovendo da posizioni spesso lontanissime, trovando l'intesa su alcuni punti e conservando il dissenso su altri, affrontiamo a viso aperto problematiche come unioni civili e matrimonio omosessuale, accanimento terapeutico ed eutanasia, carcere e senso della pena, ecologia e fraternità tra esseri umani. Facciamo ciò, richiamando vicende della cronaca e nomi e cognomi: Alex Langer, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, Camillo Ruini, Ernesto De Martino. Tutto riportato dentro il tempo presente, le condizioni materiali della vita e le scelte individuali, nell'Italia e nell'Europa contemporanee".

 

Perché si definisce "poco credente"?

"Sono patologicamente innamorato delle parole e, ancor più da quando sono cieco, dei loro suoni e delle loro molteplici accezioni. Quindi tengo moltissimo anche alle definizioni. "Laico" è un termine che non amo perché al di là della sua nobile origine mi sembra che oggi corrisponda a un'idea della società dove lo spazio per il fatto religioso sia, se non escluso, ridotto al lumicino e appena sopportato. Non sono ateo e ritengo che essere agnostici rischi di corrispondere a una sorta di pigrizia intellettuale. Sono molto interessato, dunque, a una dimensione extra-mondana, alle "cose che non si vedono", come diceva Sant'Agostino, allo spirito oltre la materia. Non avendo "il dono della fede", questo mio interrogarmi ha prodotto finora uno stato di "pococredente", in ascolto e in attesa, che pure, penso, non evolverà verso una dimensione di fede".

 

È possibile concepire l'amore slegato dal piacere e non finalizzato alla procreazione?

"Ancora una volta il problema è determinato dalle parole: la nostra pigrizia ci induce a interpretare desiderio e piacere in un'accezione estremamente limitata e tutta "genitale", secondo una lettura - se posso dire - "anatomico-eiaculativa". Giustamente Paglia sostiene che non è solo questa l'interpretazione possibile del desiderio e dell'amore, e nemmeno dell'eros. Per me, amore, desiderio ed eros, sono strettamente legati - sia pure non in via esclusiva - alla sfera sessuale, ma trovo possibile immaginare l'amore in una dimensione diversa, dove, anche in assenza dell'atto sessuale, ci siano comunque desiderio e piacere. Io ritengo che la sfera sessuale, nell'essere umano, sia un elemento di preziosissima ricchezza emotiva e cognitiva e, per dirla con i termini della morale cattolica, il piacere non sia necessariamente finalizzato alla procreazione. Questo è un punto importante perché segnala la contraddizione, presente anche nelle posizioni più avanzate, del pensiero cattolico sull'omosessualità. Secondo l'attuale pastorale della Chiesa, l'omosessuale deve essere amato e rispettato, ma a patto che non faccia "l'omosessuale", cioè che rimanga casto. Ecco, a mio avviso, questa disposizione rivela tutta la fatica che fa la Chiesa per accettare pienamente l'identità omosessuale".

 

Sia Lei che Mons. Paglia sostenete la necessità di accettare, nella società, la compresenza del "bene" e del "male". Cosa intende con "dare un posto al disordine"?

"Pensare a una società che si riconosca come imperfetta e attraversata in profondità da quel male che è parte di ciascuno di noi. Ogni individuo è fatto di virtù e vizi, di attrazione per il male e disponibilità al bene. Se questo è l'essere umano e questa è la società umana nella quale opera, noi dobbiamo trovare il modo di realizzare la convivenza tra i cittadini, senza tentare di mettere al bando il male e chi lo compie (chi devia, chi trasgredisce, chi delinque): e trovare, piuttosto, per queste figure e per queste azioni politiche adeguate. Politiche che non escludano ma includano, che non producano emarginazione ma che reinseriscano nella società e consentano il manifestarsi di quel tanto o poco di consapevolezza e voglia di emancipazione che si trova in qualunque persona".

 

Dolore, morte, autodeterminazione: quali sono le differenze tra la sua visione e quella di monsignor Paglia?

"C'è una differenza culturale, seppure non così evidente. Io pongo la questione del dolore al centro di tutte le idee, le terapie, le politiche della salute perché ritengo che quello sia il grande rimosso della nostra medicina. Il dolore è in genere considerato l'effetto collaterale di un'altra patologia e non una patologia in sé. Prova di questo è lo scarso spazio che hanno in Italia le terapie analgesiche, il numero esiguo di hospice per i malati gravi, in particolare nel Sud, e la scarsa attenzione che le facoltà di medicina dedicano alle cure palliative. La posizione di Mons. Paglia non è troppo diversa, ma in qualche modo risente dell'antica concezione cristiana del dolore come forma di espiazione o come via crucis virtuosa o, infine, come itinerario di avvicinamento a Dio. Questa impronta, che in persone colte e sofisticate come Paglia chiaramente non ricalca gli antichi pregiudizi, comunque ci vede divisi anche sul tema dell'eutanasia. Io ritengo che davanti al dolore non lenibile, in assenza di altre soluzioni, l'eutanasia - in condizioni tassativamente definite - sia una scelta possibile, mentre Paglia la rifiuta incondizionatamente".

 

Avete una concezione molto diversa anche della speranza.

"Sì, qui si manifesta una profonda differenza tra noi due. Ed è anche il punto dove il nostro dialogo si blocca. Essendo egli un uomo di fede è conseguente che si nutra di speranza. All'opposto, chi non ha fede, non è necessariamente disperato: io, per esempio, ho una vita piena e moderatamente felice, ma devo dirmi comunque assai pessimista sulle sorti della nostra società e, se non vi sembra troppo retorico, sul destino dell'uomo. Mi ha molto colpito un brano di Jacques Ellul, dove si parla di "pessimismo della speranza", perché da una concezione tragica dell'esistenza può discendere non la resa e lo sconforto, bensì una ragione in più per battersi al fine di cambiare le cose".

 
Eutanasia, depositata in Cassazione la richiesta per il referendum PDF Stampa
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di Caterina Pasolini


La Repubblica, 21 aprile 2021

 

Da luglio ci sarà tempo tre mesi per raccogliere le adesioni di 500mila persone. Marco Cappato e Valeria Imbrugno, compagna di dj Fabo: "Finalmente si colma un vuoto legislativo. Ognuno potrà scegliere". "Un referendum sull'eutanasia, perché siano gli italiani a decidere, perché ognuno possa scegliere sulla propria vita, sulla propria morte.

Un referendum a cui si arriva dopo anni in cui il parlamento, la politica è stata assente nonostante la richiesta della Corte costituzionale di fare una legge in materia. Il mio Fabo oggi sarebbe qui, guerriero come sempre a battersi per i diritti per la libertà di scelte delle persone. Mentre lui per poter andarsene, da quel corpo che sentiva prigione, ha dovuto emigrare di nascosto in Svizzera e chi lo ha aiutato come Marco Cappato, ha rischiato fino a 12 anni di carcere, come prevede ora la legge, prima di essere assolto". Così dice Valeria Imbrugno, compagna di una vita di Fabiano Antoniani, dj Fabo, il quarantenne milanese tetraplegico morto per suicidio assistito in Svizzera.

Ecco il numero bianco sul fine vita - Questa mattina anche lei era in Cassazione assieme ai leader dell Associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby, Marco Perduca e Rocco Berardo, insieme a rappresentanti del Comitato Promotore e ai familiari di chi ha vissuto da come lei il dramma delle scelte di fine vita, come genitori e la sorella di Luca Coscioni - Anna, Rodolfo e Monica.

Dj Fabo, assolto Marco Cappato, la legale Gallo: "La battaglia continua" - Insieme hanno presentato la richiesta per un referendum, dal primo luglio ci saranno tre mesi per raccogliere, in banchetti di piazza sparsi in tutta Italia, le cinquecentomila firme necessarie ad arrivare al voto. Al Referendum per l'Eutanasia Legale promosso da Associazione Luca Coscioni al quale hanno comunicato la propria adesione, diventando parte del Comitato Promotore: Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Eumans, Volt, Più Europa.

"Un'iniziativa importante che il MoVimento 5 Stelle appoggia in pieno perché ha il referendum nel suo dna, ma che può essere anche utile a sbloccare la situazione". Ha detto Giuseppe Brescia (M5s), presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, annunciando che se ne discuterà a giugno in aula.

Si tratta di un referendum parzialmente abrogativo dell'art. 579 c.p., sul cosiddetto omicidio del consenziente, l'unica fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell'ambito delle scelte di fine vita, poiché non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l'eutanasia. In assenza della menzione stessa del termine "eutanasia" nelle leggi italiane, la realizzazione di ciò che comunemente si intende per eutanasia attiva (sul modello olandese o belga) è impedito dal nostro ordinamento.

L'eutanasia attiva è, infatti, vietata sia nella versione diretta, in cui è il medico a somministrare il farmaco eutanasico alla persona che ne faccia richiesta (art. 579 c.p. omicidio del consenziente), sia nella versione indiretta, in cui il soggetto agente prepara il farmaco che viene assunto in modo autonomo dalla persona (art. 580 c.p. istigazione e aiuto al suicidio), fatte salve le discriminanti introdotte dalla Consulta con la 'sentenza Cappato'. Con il referendum parzialmente abrogativo dell'art. 579 c.p. (omicidio del consenziente), dunque si andrebbe da un lato a distinguere l'aiuto al suicidio, e dall'altro a depenalizzare l'eutanasia, attualmente vietata dalla fattispecie di omicidio del consenziente.

"È arrivato il momento di far decidere ai cittadini su un tema che i politici si sono rifiutati di affrontare. Sono passati quasi otto anni da quando abbiamo depositato la proposta di legge per l'eutanasia legale, ma il Parlamento non l'ha discussa nemmeno per un minuto, nonostante le ripetute sollecitazioni della Corte costituzionale.

Se non si interviene ora con il referendum, il problema sarà spazzato sotto il tappeto ancora per molti anni, e noi non lo vogliamo permettere, per rispetto alle troppe persone costrette a subire condizioni di sofferenza insopportabile imposta dallo Stato italiano", ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. Anche perché c'è voglia di informazione, spiegazioni, tanto che l'associazione Coscioni insieme a Valeria Imbrugno ha attivato un numero bianco, 06-99313409, a cui telefonare per ricevere chiarimenti in materia di fine vita, testamento biologico, eutanasia.

 
Eutanasia legale: se la politica latita, decideranno i cittadini PDF Stampa
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di Eleonora Martini


Il Manifesto, 21 aprile 2021

 

Legalizzazione del suicidio assistito e depenalizzazione dell'eutanasia. Per ottenerli anche in Italia, bisognerà votare "Sì" ai due quesiti referendari depositati ieri mattina in Corte di Cassazione dall'Associazione Luca Coscioni e da alcuni rappresentanti del Comitato promotore composto da partiti (Radicali italiani, Psi, +Europa, Possibile, Volt), associazioni e un lungo elenco di parlamentari, consiglieri regionali (di Abruzzo, Fvg, Lazio, Lombardia, Marche), medici e giuristi. Occorrono però 500 mila firme da raccogliere in soli tre mesi - luglio, agosto e settembre - affinché nel prossimo autunno si possa svolgere il Referendum per l'Eutanasia Legale.

Mesi difficili, per intercettare i possibili sottoscrittori, si sa, ma la scelta del timing è stata condizionata anche dalle prossime elezioni del Presidente della Repubblica. Ieri, dopo aver depositato gli atti in Cassazione, l'avvocata Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria e tesoriere dell'associazione Coscioni, sono stati ricevuti dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia per un colloquio interlocutorio che ha avuto per oggetto soprattutto la sentenza della Consulta sul caso Cappato/Dj Fabo.

I due quesiti referendari agiscono sull'abrogazione parziale dell'art. 579 c.p. del cosiddetto "omicidio del consenziente", "l'unica fattispecie - spiega in una nota l'associazione Coscioni - che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell'ambito delle scelte di fine vita, dal momento che non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l'eutanasia". Il fatto che la parola non venga neppure menzionata nelle leggi italiane non impedisce il divieto all'"eutanasia attiva" nella versione diretta, come accade in Olanda e Belgio, "in cui è il medico a somministrare il farmaco eutanasico alla persona che ne faccia richiesta (art. 579 c.p. omicidio del consenziente)", e nella versione indiretta, "in cui il soggetto agente prepara il farmaco eutanasico che viene assunto in modo autonomo dalla persona (art. 580 c.p. istigazione e aiuto al suicidio), fatte salve le scriminanti introdotte dalla Consulta".

Con la sentenza Cappato, infatti, la Corte costituzionale ha stabilito la non punibilità di chi "agevola l'esecuzione" del suicidio "di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli". Condizioni che devono essere prima "verificate da una struttura pubblica del Ssn, previo parere del comitato etico territorialmente competente".

Sentenza alla quale si è attenuta la Corte d'Assise di Massa che nel luglio 2020 ha assolto Cappato e Mina Welby per l'aiuto concesso a Davide Trentini quando nel 2017 raggiunse la Svizzera per il suicidio assistito. Tra pochi giorni, il 28 aprile, si aprirà il processo in Appello a Genova su richiesta dei pm che si sono opposti alla sentenza.

Abrogando parti dell'articolo 579 c.p. si otterrebbe una norma che, nel caso di aiuto al suicidio, "evita l'abuso, lasciando la condotta punita come un omicidio", e al contempo depenelizza l'eutanasia, attualmente vietata dalla fattispecie di omicidio del consenziente, "sempre nell'ambito dell'attuale assetto ordinamentale". La volontà del paziente ("col consenso di lui") verrebbe così esaltata, e ancorata direttamente alle Dat e alla stessa sentenza 242/19 della Consulta.

L'iniziativa dell'associazione Coscioni ha avuto il plauso, ieri, soprattutto di esponenti del M5S, malgrado il partito non sia entrato nel Comitato promotore. Molti parlamentari 5S però hanno aderito all'intergruppo sull'Eutanasia legale che conta 52 deputati (8%) e 20 senatori (6%) in tutto, compresi i 20 del Pd, i 6 di Leu e 4 di FI. Mentre oltre 140 mila cittadini hanno supportato la pdl di iniziativa popolare depositata nel 2013. Attualmente sono cinque le proposte di legge sull'eutanasia depositate alla Camera ma nessun testo base, perché l'iter, iniziato soltanto il 30 gennaio 2019 dopo l'ordinanza della Consulta, si è arenato sei mesi dopo nelle commissioni Giustizia e Affari sociali.

"È arrivato il momento di far decidere ai cittadini su un tema che i politici si sono rifiutati di affrontare", ha dichiarato Cappato pima di entrare al "Palazzaccio". Si cercano volontari per organizzare i tavoli in tutta Italia. Nel frattempo chi ha bisogno di conoscere i propri diritti sul fine vita da oggi ha un "Numero Bianco" (06 9931 3409) a disposizione.

 
Muro contro muro su eutanasia e legge Zan: le destre frenano il Parlamento sui diritti PDF Stampa
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di Raffaella Malito


La Notizia, 21 aprile 2021

 

Il referendum per l'eutanasia legale è stato depositato ieri mattina in Corte di Cassazione, alla presenza dei leader dell'Associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato, Filomena Gallo, Mina Welby, Marco Perduca e Rocco Berardo. Insieme a rappresentanti del Comitato Promotore e ai familiari di chi ha vissuto da vicino il dramma delle scelte di fine vita, come Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano Antoniani, i genitori e la sorella di Luca Coscioni.

Muro contro muro eutanasia e legge Zan - Si tratta di un referendum parzialmente abrogativo dell'art. 579 del codice penale sul cosiddetto omicidio del consenziente, l'unica fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell'ambito delle scelte di fine vita. Presenti anche alcuni parlamentari pentastellati, i socialisti guidati da Enzo Maraio, i leader di +Europa, la segretaria di Possibile, Beatrice Brignone.

Una battaglia questa che il M5S sposa all'unanimità.

"Farò quanto in mio potere per dare seguito all'iter delle proposte sul fine vita, da troppo tempo in attesa di una soluzione", dichiara Mario Perantoni, presidente pentastellato della commissione Giustizia della Camera. "È giusto che i cittadini arrivino dove non arriva la politica e questa iniziativa è molto utile per dare una scossa al Parlamento", dice Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. La discussione è prevista nell'aula della Camera a giugno.

Le destre più oscurantiste di sempre frenano il parlamento sui diritti - Ma, a quanto risulta all'Agi, si sta lavorando sotto traccia anche a un piano B. Ovvero sul tema del suicidio assistito. Quando si è in presenza di una malattia terminale e di una sofferenza "intollerabile" il suicidio assistito non è perseguibile: si fonderebbe su questo cardine un testo di legge che l'ex maggioranza giallorossa dovrebbe presentare nei prossimi giorni in Commissione Giustizia e Affari sociali di Montecitorio. E poi su questo si dovrebbe aprire il confronto all'interno della maggioranza. Ma si tratterà di un percorso pieno di insidie.

Lega e M5S due anni fa non sono riusciti a mettersi d'accordo su un testo di legge. Il leader Matteo Salvini dichiarò di essere contrario al "suicidio di Stato imposto per legge": "La vita è sacra e da questo principio non tornerò mai indietro". Senza considerare che, sempre a suo tempo, la Lega fu il gruppo più accanitamente contrario alla legge sul testamento biologico.

Ma sui temi etici e sui diritti il Carroccio non ha mai brillato. Emblematico quanto sta capitando al Senato sul ddl Zan con il presidente della Commissione Giustizia della Lega, Andrea Ostellari, che sta impedendo la calendarizzazione del provvedimento sull'omotransfobia. "Non ha bisogno dell'incontro dei presidenti dei gruppi, come da lui richiesto: basta che svolga il suo lavoro. Ha tutti gli strumenti, agisca", accusa Simona Malpezzi, capogruppo del Pd a Palazzo Madama.

E più senatori si mobilitano chiedendo l'intervento del presidente del Senato. Anche qui i pentastellati si schierano apertamente. La delegazione M5S al Parlamento Ue condivide l'iniziativa assunta dall'integruppo Lgbti. In una lettera inviata a Ostellari, 56 europarlamentari, provenienti da diversi Stati membri, preoccupati chiedono di avviare la discussione del ddl Zan e di metterlo ai voti quanto prima.

 
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