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Firenze. Carceri, visita al "Gozzini". Lensi: "Stati Generali del carcere in Toscana" PDF Stampa
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stamptoscana.it, 18 gennaio 2020


Alla conclusione della visita alla Casa Circondariale "Mario Gozzini" di Firenze, il presidente di Progetto Firenze, Massimo Lensi, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Con la visita al carcere di Solliccianino terminiamo questo giro di sopralluoghi negli istituti penitenziari fiorentini, cominciato il 10 dicembre nell'Istituto Penale Minorile Meucci e proseguito a Sollicciano la vigilia di Natale. La Casa Circondariale "Mario Gozzini" è un istituto in buone condizioni strutturali, ma con una missione da definire con maggiore intensità. Se ne parla da anni come futuro carcere femminile di Firenze, senza che a queste voci sia offerta un minimo di credibilità programmatica.

"Oggi nell'istituto risultavano ristretti 114 detenuti, di cui 86 in custodia attenuata e 28 semiliberi, su una capienza regolamentare di 92 posti letto; 51 i detenuti di nazionalità italiana e 63 gli stranieri. Abbiamo potuto constatare come su questo istituto, che dalla sua apertura è stato al centro di sperimentazioni e programmi volti con continuità a una concreta attuazione dell'articolo 27 della Costituzione, si concentrino gran parte dei progetti che il Comune di Firenze ha attivato sul carcere. Ci auguriamo che in tempi rapidi altrettanta azione si focalizzi sugli altri due istituti carcerari fiorentini, in particolare su Sollicciano".

"Anche a supporto di questo, sarebbe forse il caso di considerare, proprio nei giorni in cui si sta discutendo dell'elezione del nuovo garante regionale dei detenuti, la possibilità di giungere a una convocazione degli Stati Generali del carcere in Toscana. Sarebbe il modo più opportuno per offrire al nostro territorio e alle sue istituzioni un'occasione di ampia riflessione e proposta sulle relazioni interdisciplinari politiche ed economiche tra sicurezza e diritti, carcere e disciplina, città e marginalità sociali per rendere il precetto costituzionale della rieducazione, un aspetto vivo e responsabile della nostra società".

La delegazione che ha visitato la CC Mario Gozzini era composta da: Massimo Lensi (Progetto Firenze), Grazia Galli (Progetto Firenze), Emanuele Baciocchi (Progetto Firenze) Antonella Bundu e Dmitrij Palagi (Consiglieri comunali Sinistra Progetto Comune), Duccio Martellini (Osservatorio Carcere, Camera Penale di Firenze).

 
Sassari. Il Polo universitario penitenziario di Sassari cresce: superati i 60 iscritti PDF Stampa
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sassarioggi.it, 18 gennaio 2020


Il Polo Universitario Penitenziario dell'Università di Sassari (Pup) supera per la prima volta i 60 studenti iscritti. "Un traguardo che conferma e rafforza quanto già ottenuto negli scorsi anni, in cui siamo passati dai 40 ai 50 studenti - afferma Emmanuele Farris, delegato del Rettore per il Pup - "Dei nostri 66 studenti, ben 35 sono nuovi immatricolati. Per la prima volta siamo presenti contemporaneamente in 5 istituti penitenziari sardi (Alghero, Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio) e in 5 istituti peninsulari (Cuneo, Regina Coeli, Rossano Calabro, Sulmona e Tolmezzo), dove abbiamo studenti in tutti i circuiti di detenzione, dalla media sicurezza al 41bis. I nostri studenti in regime di detenzione studiano in 15 corsi di laurea diversi, afferenti ai dipartimenti di Agraria, Scienze Economiche e Aziendali, Giurisprudenza, Storia Scienze dell'Uomo e della Formazione e Scienze Umanistiche e Sociali".

Ma l'alto numero di studenti, costantemente in crescita negli ultimi 5 anni, la loro distribuzione geografica in Sardegna e sulla Penisola, e l'eterogeneità dei circuiti detentivi, pongono notevoli problemi gestionali. Come affrontare questa domanda crescente, e come dare risposte adeguate a utenti così differenti e talvolta così lontani dalla sede universitaria? "La qualità si costruisce anno dopo anno - spiega il professore Farris - Noi stiamo investendo su tre assi principali: il rafforzamento del partenariato istituzionale; l'incremento delle risorse umane; l'introduzione di servizi informatici negli istituti in cui operiamo".

Il modello Pup si basa su un partenariato istituzionale diffuso, costantemente arricchito e rinforzato. "Al centro vi è l'intesa tra Università e Amministrazione Penitenziaria, con la quale abbiamo stabilito negli anni un'interazione davvero proficua e stimolante, un bel modello, a nostro modo di vedere, di collaborazione tra istituzioni ed efficientamento della macchina amministrativa statale - prosegue Farris - In particolare con il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria di Cagliari, oltre ad un Protocollo d'Intesa del 2014, che sarà rinnovato e implementato nei prossimi mesi, abbiamo convergenza di vedute e di intenti, pur nel rispetto dei diversi ruoli.

Contemporaneamente, data la nostra presenza in molti istituti penitenziari peninsulari, e soprattutto perché siamo il Pup italiano con il più alto numero di studenti detenuti in Alta Sicurezza e regime 41bis, abbiamo un dialogo costante e molto positivo con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma. A queste partnership che possiamo definire strutturali, se ne aggiungono altre essenziali per la riuscita del progetto, con il Tribunale di Sorveglianza di Sassari, Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità e il nostro Ente per il Diritto allo Studio Universitario, ERSU Sassari - partner fondamentale di questo progetto - che da anni eroga fondi per l'acquisto di libri di testo destinati agli studenti detenuti".

I detenuti che vogliono intraprendere un percorso di studi universitari manifestano il bisogno di un'interazione diretta con il personale universitario. L'Università di Sassari anche quest'anno ha garantito da parte di docenti e amministrativi dell'ateneo tre servizi avviati lo scorso anno: l'Orientamento per diplomati nel mese di luglio 2019, il supporto amministrativo per le iscrizioni in carcere nei mesi di ottobre e novembre 2019, l'accoglienza in ingresso dei nuovi studenti nei mesi di dicembre 2019 e gennaio 2020. Un'azione capillare che ha visto l'adesione di un numero elevato di docenti (15 referenti dei dipartimenti e dei corsi di laurea) e di personale amministrativo dell'Università (16 unità).

Ma la vera novità rispetto allo scorso anno è l'attivazione, a partire da luglio 2019, della Segreteria del Pup: si tratta di un servizio importantissimo per supportare gli studenti detenuti nella gestione della propria carriera universitaria, reso possibile dall'utilizzo delle risorse derivanti dal fondo premiale da 220.000 euro ricevuto (unico ateneo in Italia) nel 2018 dal Miur.

Su questo fondo, dopo le 23 posizioni per tutor bandite lo scorso anno, che hanno permesso di erogare complessivamente 1700 ore di tutoraggio a 34 studenti, quest'anno si replica con un nuovo bando per 17 tutor (33 studenti beneficiari per un totale di 1542 ore), con scadenza il 20 gennaio alle 13.00, pubblicato sul sito dell'Università di Sassari.

Per il Rettore Massimo Carpinelli, "il Polo Universitario Penitenziario è un presidio di inclusività, che l'Università di Sassari intende implementare anche in futuro, in un'ottica di miglioramento continuo delle proprie politiche di apertura e radicamento territoriale, destinate ad utenze con esigenze specifiche, tra le quali appunto gli studenti in regime di detenzione.

Il PUP è anche uno strumento per potenziare le sinergie con gli altri 30 atenei italiani che realizzano attività didattica in ambito penitenziario, riuniti da aprile 2018 nella Conferenza Nazionale Universitaria dei Poli Penitenziari (Cnupp), in cui il nostro Ateneo ha un ruolo di coordinamento, facendo parte insieme a Torino, Pisa, Padova e Napoli Federico II del direttivo nazionale in carica". Prossimamente, il Polo universitario penitenziario dell'Università di Sassari si impegnerà per la realizzazione di aule didattiche nei penitenziari e l'introduzione di servizi informatici.

 
Pescara. Per protesta detenuto inchioda i genitali allo sgabello PDF Stampa
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di Alessandro Ricci


Il Messaggero, 18 gennaio 2020

 

Situazione fuori controllo nel carcere di Pescara. Sovraffollamento, personale sotto organico, risse, casi limite come quello di un detenuto di origine italiana che, in segno di protesta, nei giorni scorsi si è inchiodato lo scroto allo sgabello. Richiedendo l'intervento del 118, per la rimozione del chiodo di ferro e le cure. La denuncia arriva da Sabino Petrongolo segretario regionale Unione sindacati di polizia penitenziaria. "Siamo in agitazione da maggio scorso - spiega. Rischiamo il collasso".

Il "San Donato" ospita 408 detenuti, ha una capienza per 270. Il sovraffollamento aumenta il malessere e acutizza la situazione. "Le tre sezioni più grandi hanno 80 detenuti ognuna - prosegue Sabino Petrongolo -. Un solo agente fronteggia la situazione, se il servizio è coperto. Può capitare di dover tenere sotto controllo anche più sezioni insieme". La lista degli episodi di questo periodo è lunga. Poco prima di Natale, gli agenti - che non hanno dotazioni specifiche per questi casi - hanno fronteggiato un principio di incendio causato da due detenuti algerini che hanno appiccato il fuoco al materasso, non dopo aver creato scompiglio e risse. Tre poliziotti intervenuti sono stati medicati nell'infermeria dell'istituto.

 
Cassino (Fr): Ergastolo ostativo: relatori d'eccezione ne discuteranno in carcere PDF Stampa
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linchiestaquotidiano.it, 18 gennaio 2020


Lunedì 20 gennaio, presso la Casa Circondariale di Cassino, a partire dalle ore 10.00, si terrà un importante evento a cura dell'Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale e dell'Associazione Nazionale dei Magistrati, sottosezione di Cassino, in collaborazione col Garante regionale dei detenuti. Si discuterà di ergastolo ostativo e del suo possibile superamento, dopo la nota pronuncia n.253/19 della Corte Costituzionale e della sentenza Viola, licenziata lo scorso giugno dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

L'evento, patrocinato, tra gli altri, dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Cassino e dalla Conferenza Nazionale dei delegati dei Rettori dei Poli penitenziari - organismo a cui l'Università di Cassino ha aderito recentemente - vede la presenza di relatori d'eccezione, tra i quali lo stesso estensore della discussa sentenza della Corte Costituzionale, prof. Nicolò Zanon, oltre al Procuratore Nazionale Antimafia, Cafiero De Raho.

Tra i partecipanti anche il Capo del DAP, dott. Basentini, il presidente del Tribunale di Sorveglianza di Rom, dott.ssa Vertaldi, il Presidente del Consiglio Regionale, Mauro Buschini. A margine del Convegno, si terrà la firma della nuova Convenzione sul diritto allo studio in Carcere; progetto già attivo dallo scorso anno, ma arricchito, nella sua nuova veste, dalla collaborazione della stessa Associazione Nazionale Magistrati, a cui verrà affidato un ciclo di seminari, che fungerà da pregevole arricchimento dell'offerta formativa per gli studenti detenuti. "Sarà un'utile occasione di confronto su un tema che ha fatto molto discutere in questi mesi e che richiede un approfondimento critico e scientifico.

Ringraziamo fin d'ora gli illustri relatori che hanno da subito accolto il nostro invito" afferma il Presidente della sottosezione Anm di Cassino, dott. Salvatore Scalera, che, assieme all'avvocato Grieco, coordinatrice dei diversi progetti universitari in carcere, modererà l'evento.

"Abbiamo fortemente voluto che l'incontro si tenesse in carcere, a dispetto delle innegabili complicazioni organizzative, non solo per consentire ai nostri studenti detenuti di assistervi, ma perché siamo convinti che gli "spazi fisici" hanno la loro importanza e non potevamo scegliere luogo più adatto per parlare di carcere e diritti" conclude l'avvocato Grieco.

 
Milano. "Con il teatro ci sentiamo liberi" PDF Stampa
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di Cristina Lacava

 

Corriere della Sera, 18 gennaio 2020

 

Al carcere minorile Beccaria, a Milano, è stato appena inaugurato l'unico teatro all'interno di un istituto, ma aperto alla città. Un esperimento, il primo in Europa, che si sta rivelando vincente.

Silenzio, si prova. Mentre si spengono le luci, sul palco salgono due ragazze: sono Antigone e Ismene. I loro fratelli si sono uccisi a vicenda ma Antigone ha appena saputo che il re di Tebe, Creonte, ha permesso la sepoltura solo a uno di loro, Eteocle. Lei non ha dubbi: nonostante la contrarietà della sorella, sfiderà la legge pur di seppellire anche Polinice.

Nell'ombra il coro, che entrerà poco dopo, da protagonista. In questa versione della tragedia di Sofocle la scena è essenziale. Al centro c'è una grande pedana in legno, dove gli attori salgono e scendono, corrono, fanno capriole. Durante lo spettacolo, spiega il regista, si apriranno alcune botole, rivelando il "mondo di sotto". I protagonisti sono tutti giovani, molto attenti, motivati. Bravi. Dopo un po', lo stop: è arrivato un gran vassoio di focaccia genovese, è il momento della pausa.

Siamo nel teatro Puntozero del carcere minorile Beccaria, alla periferia di Milano, non lontano dalla linea del metrò 1. È l'unico teatro in carcere in tutt'Europa aperto direttamente all'esterno: un progetto partito parecchi anni fa, arrivato adesso in porto dopo mille traversie. Una scommessa senza precedenti, vinta. Dopo un'anteprima prenatalizia con un sold out da 2800 presenze per Romeo & Juliet Disaster, la prima vera e propria è dal 22 gennaio con l'Antigone; una tragedia che parla di legge divina e umana, di libertà e obbligo morale, ma soprattutto di gioventù. Un testo che non può non farsi amare da questi ragazzi, detenuti ed ex detenuti, italiani e stranieri, affiancati dagli operatori dell'associazione Teatro Puntozero/Beccaria, da 25 anni presente nell'istituto penitenziario.

C'è molta attesa per lo spettacolo; le matineé sono già tutte prenotate dalle scuole. Chi vuole assistere, può comprare i biglietti online (su puntozeroteatro.org). Per assistere allo spettacolo si entra da una porta sulla strada e si sale di un piano fino a una comoda sala da 200 posti, con bel le poltroncine rosse donate dal Teatro alla Scala. Sembra un qualunque teatro cittadino, ma all'interno, dalla parte opposta, un'altra porta si apre invece verso la casa di reclusione.

Poco prima della pausa arrivano Cosima Buccoliero, direttrice del Beccaria (oltre che del carcere di Bollate), Mimma Belrosso, responsabile del Centro di prima accoglienza (il servizio che accoglie per 96 ore i ragazzi dopo l'arresto, in attesa della decisione del giudice minorile), e il cappellano don Gino Rigoldi. I ragazzi li salutano con calore, sono contenti che assistano alle prove. Ci sono abbracci, pacche sulle spalle. Cosima Buccoliero è arrivata al Beccaria da poco più di un anno, la maggior parte dei lavori erano stati già fatti. Ma è stata lei a dare gli ultimi permessi, a imprimere lo scatto decisivo per arrivare all'apertura.

"Ci siamo battuti per un'assoluta indipendenza del teatro dal carcere, così come per la chiesa a fianco, che abbiamo aperto ai fedeli. Alla messa di Natale si poteva entrare direttamente dall'esterno, senza controlli", spiega. A spingere in questa direzione è l'idea che "il carcere chiuso possa fare ben poco, soprattutto per i giovani. La pena è qualcosa di cui tutta la comunità dovrebbe farsi carico, perché se un ragazzo viene recuperato, è una vittoria per tutti. Non si può dire: chiudiamo questo qua in cella e buttiamo via le chiavi. Al contrario, noi dobbiamo pensare a un percorso che permetta a lui, o a lei, di essere autonomo e rifarsi una vita". Che sia la strategia giusta lo dimostrano i risultati del carcere per adulti di Bollate: un 18 per cento di recidiva contro la media nazionale del 68/70 per cento. Sicuramente un modo per aumentare la sicurezza sociale.

Al Beccaria ci sono 35 detenuti, tutti maschi (la sezione femminile è a Pontremoli), tra i 14 e i 25 anni (conta l'età al momento del reato), rinchiusi per reati anche gravi contro il patrimonio e la persona. C'è la scuola dell'obbligo, un laboratorio di cucina, la manutenzione del verde, due ditte esterne (prodotti da forno, quadri elettrici) che offrono lavoro.

Nel laboratorio di teatro sono impegnati 7/8 ragazzi, che ricevono un piccolo stipendio da 500 euro al mese: "Imparano tutti i mestieri che servono; recitano, fanno i tecnici ma anche le pulizie", dice il regista Giuseppe Scutellà. C'è Stan, rumeno, in Italia da 14 anni, ora in affidamento, che sarà libero tra 5 mesi. C'è Christian, albanese, che ha finito di scontare la pena, la mattina si alza alle 5, va a fare il muratore ed è "contentissimo", poi nel tardo pomeriggio arriva al Beccaria e si trasforma in attore. La sera scrive canzoni; pare sia un rapper molto in gamba. Spera di ottenere la carta di soggiorno e trovare una casa sua; per ora, è ospite del regista e della sua compagna Lisa Mazoni, attrice (è lei Creonte) e socia fondatrice di Puntozero/Beccaria.

In Antigone, i detenuti interpretano il coro, mentre le parti femminili sono affidate alle operatrici dell'associazione, studentesse universitarie o liceali. Sulla scelta dell'opera, il regista spiega che "è molto importante, perché parla di giustizia giusta e sbagliata, di libertà e di legge morale, di trasgressione. Aiuta questi ragazzi ad avere maggiore consapevolezza. Stando insieme tutto il giorno per le prove, detenuti e studenti riflettono, è un arricchimento reciproco. I detenuti capiscono che c'è un modo per stare insieme più sano rispetto all'unico che conoscono: lo sballo. Almeno, proviamo a farglielo capire".

Antigone arriva dopo il comico Romeo & Juliet Disaster, ma in programma c'è anche una versione integrale e più classica di Romeo e Giulietta: "Speriamo che entri in cartellone nella prossima stagione del Piccolo Teatro", dice Scutellà. "Abbiamo molti progetti; se vogliamo andare avanti, dobbiamo creare più opportunità, sia per i ragazzi, sia per la compagnia".

L'obiettivo della direttrice è, intanto, quello di concludere la ristrutturazione del Beccaria perché accolga più ragazzi: ora molti vengono dislocati in altre strutture. "Non ha senso avviare un percorso di recupero in un luogo lontano dove i detenuti, una volta usciti, non andranno a vivere". L'altro, ancora più impegnativo, è "incidere sulla quotidianità, coinvolgere le famiglie, preparare il futuro". Scommettere sulla speranza.

 
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