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Siracusa. In carcere le "dolci evasioni" bio PDF Stampa
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di Francesco Riccardi


Avvenire, 26 settembre 2021

 

Dal carcere di Siracusa le evasioni sono dolci. Non sono fatte con le lime ma con le mandorle, non ci sono fuggitivi ma detenuti che si impegnano per produrre dolcezze tipiche siciliane e imparare un mestiere che potranno poi cercare di svolgere una volta liberi.

Sono queste le "Dolci evasioni" che dalla casa circondariale del capoluogo ibleo vengono poi vendute in tutta Italia attraverso la cooperativa sociale L'Arcolaio, la rete dei negozi biologici e del commercio equo e solidale. "In carcere la cosa peggiore è il tempo. Quando è vuoto, senza nulla da fare, rischia di non passare mai e soprattutto di cancellare anche la persona che è il detenuto - spiega Giuseppe Pisano, che della cooperativa sociale di tipo B è presidente.

Per questo abbiamo impiantato l'attività di produzione dolciaria e panificazione con ingredienti biologici che coinvolge un numero necessariamente limitato di reclusi: una dozzina alla volta con un turn over abbastanza frequente, che in totale ha coinvolto negli anni oltre 200 persone". Arance candite, paste di mandorla e biscotti che tengono impegnati chi ha commesso un reato e permettono loro di riprendere coscienza di sé e delle proprie potenzialità per favorire il pieno reingresso nella vita una volta liberi.

Dal 2014, con il sostegno della Fondazione di Comunità Val di Noto di cui la cooperativa L'Arcolaio è socio fondatore, è stato poi avviato il progetto Frutti degli Iblei. Grazie al recupero di terreni incolti, messi a disposizione dalla Diocesi di Siracusa e il coinvolgimento di altre categorie di persone svantaggiate come donne e giovani immigrati, è stato possibile coltivare e trasformare altri prodotti: dalle erbe aromatiche ai sali speziati, agli ortaggi essiccati. Il carcere resta comunque l'ambito di impegno principale della cooperativa sociale.

"Ora sarebbero necessari più finanziamenti per poter coinvolgere nelle attività un numero maggiore di detenuti - conclude Giuseppe Pisano -. E una rete di imprese sul territorio per dare un supporto e una speranza a coloro che, scontata la pena, hanno bisogno di trovare un lavoro per evitare di commettere nuovi sbagli". Le dolci evasioni, infatti, non sono solo dal carcere, ma dovrebbero essere anche quelle dalle gabbie di una vita che non offre possibilità.

 
Pisa. Pagato meno del dovuto per anni: ministero condannato a risarcire 41mila euro PDF Stampa
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di Vincenzo Brunelli


toscanaindiretta.it, 26 settembre 2021

 

Detenuto da 17 anni nel carcere di Pisa ha vinto una causa di lavoro. Il dicastero è stato condannato dal tribunale di Roma, competente in materia, a 41mila euro di differenze retributive più interessi e spese legali. L'uomo è riuscito a dimostrare di aver ricevuto meno di quello che gli spettava per legge durante le numerose mansioni svolte all'interno del carcere (scopino, porta vitto, piantone, aiuto cuciniere, cuciniere, addetto alla cucina, apprendista lavorazione tessuti, aiuto sarto, muratore qualificato).

Il 39enne di origine lituane era finito nei guai nel 2004 per aver ucciso una coppia di connazionali, insieme ad un complice. Arrestato dai carabinieri aveva confessato immediatamente di essere responsabile del duplice omicidio ed era successivamente stato condannato in via definitiva alla pena dell'ergastolo. La tragedia si era consumata all'interno della comunità lituana per conflitti legati a somme di denaro che l'uomo ogni mese doveva versare alla coppia che lo aveva fatto venire in Italia e lo faceva lavorare a nero come manovale. Ma la metà dei compensi doveva poi darli alla coppia e in una notte balorda di alcol e discussioni la lite era sfociata in uno scatto omicida e lui e il suo complice avevano colpito la coppia con alcuni strumenti da lavoro che erano lì sul tavolo.

Da quel momento vive nel carcere di Pisa dove ora ha richiesto il regime di semilibertà per motivi di lavoro dopo 17 anni di carcerazione. Ma sin da subito ha dimostrato di voler seguire un percorso riabilitativo e anche all'interno del carcere ha sempre lavorato. Difficile accettare a 22 anni il cosiddetto dispositivo di "fine pena mai" che resterà sempre presente sulla sua fedina penale così come dovrà portare sempre con sé il carico dei suoi crimini. Ma per quanto riguarda il contenzioso con il ministero i giudici gli hanno dato ragione. Per il tribunale l'uomo è stato pagato meno del dovuto.

Si legge infatti in sentenza: "Pertanto, sulla scorta delle incontestabili mansioni svolte, dei giorni e degli orari indicati in busta paga, ben possono prendersi a riferimento, per il calcolo delle spettanze, i criteri indicati dalla difesa del ricorrente ed i relativi parametri, tutti specificamente indicati nei conteggi prodotti. Ne consegue la condanna dell'amministrazione convenuta al pagamento della differenza fra quanto spettante, sulla scorta delle superiori statuizioni, e quanto corrisposto al ricorrente, per un totale di euro 41770,07, maggiorato di interessi legali dalle singole scadenze fino al soddisfo.

Si osserva infatti che come recentemente affermato dalla corte di Cassazione, in materia di lavoro dei detenuti, trattandosi di rapporto di lavoro con il ministero della giustizia, opera il divieto di cumulo tra rivalutazione monetaria e interessi poiché non ricorre la medesima ratio di cui alla pronuncia di accoglimento della corte costituzionale 459/2000 che ha escluso il divieto per i crediti dei lavoratori privati ma sussistono ragioni di contenimento della spesa pubblica, che giustificano la differenziazione della disciplina.

Tanto premesso, è dato apprezzare, da parte del tribunale, la completezza e la condivisibilità dei conteggi prodotti dalla difesa del ricorrente, in relazione alle differenze retributive oggetto della odierna domanda, sulla scorta della chiara verificabilità dei medesimi in forza del confronto tra gli importi ricevuti - e riscontrabili dalle buste paga - e quelli di cui alle tabelle allegate al contratto collettivo nazionale, ben potendosi ritenere la correttezza degli stessi in relazione alle singole voci indicate ed ai criteri di calcolo utilizzati, coerentemente elaborati in base a quanto accertato in questa sede".

L'uomo in carcere si occupa ormai da un paio d'anni di teatro ed è diventato anche un esperto aiuto-scenografo come dimostrano le tante rappresentazioni portate in scena dalla compagnia teatrale dell'istituto penitenziario di Pisa. Ora riceverà anche i 41mila euro di differenze retributive per il lavoro svolto in carcere. Niente potrà cancellare tragedie come un omicidio ma i percorsi di riabilitazione dei detenuti, come sancisce la Costituzione, quando si realizzano in concreto sono sempre e comunque da guardare in un'ottica positiva.

 
Catania. Aids: esperti a confronto con i detenuti minorenni di Bicocca PDF Stampa
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ansa.it, 26 settembre 2021


I temi dell'Hiv e delle patologie trasmissibili sono stati al centro a Catania di un incontro nell'Istituto penale per i minorenni di Bicocca durante il quale, nell'aula magna della struttura, i giovani sotto custodia, accompagnati da un folto gruppo di educatori e di insegnanti, hanno dapprima assistito alla proiezione del mediometraggio "Io e Freddie", scritto e diretto dal giornalista catanese Francesco Santocono, per poi diventare parte attiva di uno confronto con alcuni specialisti ed esperti del settore.

Il film, che lo scorso luglio ha conquistato il Premio Troisi per la migliore regia, ha offerto la possibilità di affrontare la questione annosa dell'Aids riportando alla luce i percorsi oscuri della malattia, tra condotte errate e di scarsa prevenzione, stimolando una riflessione collettiva che è subito sfociata in una raffica di domande verso i relatori.

Conclusa la proiezione, dopo l'intervento del direttore dell'Istituto Letizia Belelli e dell'assessore alla salute del Comune di Catania Giuseppe Arcidiacono, l'incontro è proseguito con una serie di interventi che hanno inquadrato la problematica delle malattie trasmissibili sotto diversi punti di vista.

Tra gli interventi quello della responsabile dell'ufficio speciale per la Comunicazione dell'Assessorato alla salute della Regione Siciliana Daniela Segreto, che ha sottolineato l'importanza della conoscenza e della consapevolezza per affrontare le malattie trasmissibili, del direttore dell'unità operativa di malattie infettive dell'Arnas Garibaldi Bruno Cacopardo e del direttore sanitario dell'Arnas Garibaldi Giuseppe Giammanco, che ha ricordato la necessità di attenersi totalmente alle regole dell'igiene La responsabile del servizio di psicologia dell'Arnas Garibaldi Angela Fabiano ha poi aperto la questione delle implicazioni sociali ed emotive dell'Aids.

 
Padova. Ritorna "Solidaria", con i volontari per parlare di pace PDF Stampa
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di Francesca Visentin


Corriere della Sera, 26 settembre 2021

 

Da lunedì 27 settembre al 3 ottobre la città ospita il festival. Pronte anche 2 guide per educare all'uso di un linguaggio non violento. Costruire la pace partendo dalle parole, che formano il pensiero e le azioni. Basta offese, stereotipi, istigazioni alla violenza. Con questo obiettivo 15 associazioni del Veneto unite negli Stati generali per la pace e la non violenza hanno creato due guide, una con particolare attenzione ai ragazzi delle scuole e l'altra per "amministratori coraggiosi". Iniziative, esempi, percorsi per attualizzare il tema della pace.

Le pubblicazioni, "Ma che discorsi!? Per una cultura della pace alternativa ai discorsi d'odio" e "Guida glocale alla pace per amministratori coraggiosi e non" (Cleup editore entrambe), sono nate dall'impegno di tante persone del mondo del volontariato, unite per offrire a giovani e istituzioni strumenti contro l'odio, in ogni sua forma. Le due guide (online e su carta) saranno presentate a Solidaria (www.solidaria.eu), festival della solidarietà e della partecipazione civica che avrà luogo a Padova (Capitale europea del volontariato) dal 27 settembre al 3 ottobre, diffuso in vari luoghi, con protagonisti del sociale, delle istituzioni, della musica, dell'arte e della letteratura. Sette giorni che mettono al centro il senso profondo delle relazioni e il significato di Cittadinanza Attiva partendo dal tema scelto, "Evoluzione".

Le guide per la pace saranno presentate sabato 2 ottobre a Palazzo Moroni: "Ma che discorsi?!" vuole contrastare il dilagare di violenza, razzismo, discriminazioni, stereotipi e insulti sui social. "Cerchiamo di creare consapevolezza", spiega Chiara Segafredo di Amesci, una delle 15 associazioni che hanno lavorato per realizzare la guida. E prosegue: "Dai discorsi d'odio nascono i crimini. Perciò abbiamo creato una comunicazione diversa, che veicoli messaggi positivi per costruire la pace". Tra le pagine si scopre che le cause del dilagare dell'odio sono soprattutto l'ignoranza, la differenza tra percezione e realtà e l'inconsapevolezza.

"I discorsi d'odio sono nati ben prima dei social network - fa notare Chiara Segafredo - ma i nuovi media li hanno intensificati". Fa riflettere la massima di Laozi, filosofo cinese fondatore del Taoismo: "Fai attenzione ai tuoi pensieri perché diventano le tue parole, fai attenzione alle tue parole perché diventano le tue azioni...". Al centro delle proposte contro i discorsi d'odio i percorsi di formazione nelle scuole. E tra le schede su cui lavorare e da tenere presente è indicato anche il Manifesto per la Comunicazione non ostile. L'aspetto più innovativo del lavoro, spiega ancora Chiara Segafredo, è stato "il modo con cui sono state prese le decisioni per costruire i progetti: un percorso partecipativo per permettere alle associazioni, che in alcuni casi non avevano mai lavorato insieme, di confrontare percorsi, individuare obiettivi comuni, elaborare strategie di azione condivise".

La "Guida glocale alla pace per amministratori coraggiosi" propone invece agli amministratori locali iniziative concrete da realizzare. Dalle azioni più simboliche come intitolare piazze e strade a uomini e donne non violenti, ad altre più concrete come le veglie per la pace tra confessioni religiose diverse, o i corsi nelle scuole per educare alla pace. "Diciamo agli amministratori di impegnarsi - sottolinea Sergio Bergami del Mir, il movimento pacifista di cui faceva parte anche Martin Luther King - per fare crescere una cultura differente. Il Veneto è la prima regione in Italia che dal 1988 ha una legge per la diffusione della cultura della pace. Da allora la legge è stata spesso ritoccata e ha preso la direzione della cooperazione internazionale.

Ma è importante riprendere il tema della pace e diffonderlo. La costruzione di modelli di pace è un impegno che investe ogni livello della società, soprattutto nella nostra epoca, dove processi spinti di globalizzazione comportano costanti e complesse interazioni fra tutte le dimensioni delle strutture politiche, sociali, economiche. Per questo è stato scelto per la guida l'aggettivo "glocale", neologismo coniato per sottolineare, anche in materia di cultura di pace, la stretta connessione tra il locale e il globale". Il festival Solidaria a Padova (www.solidaria.eu) è organizzato e promosso dal Centro Servizio Volontariato, protagonista di Padova capitale europea del volontariato 2020, in collaborazione con il Comune di Padova. Tra le novità di quest'anno lo spin off artistico "Solidaria on the balkon", spettacoli tra arte e musica ospitati su balconi, piazze e giardini.

 
I poveri della porta accanto nel post pandemia, viaggio nell'Italia della carità PDF Stampa
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di Franca Giansoldati


Il Messaggero, 26 settembre 2021

 

Le statistiche sulla povertà italiana spesso ingannano. Certamente permettono un bilancio sul fenomeno complessivo ma da sole sembrano non riflettere fino in fondo sullo stravolgimento del tessuto sociale in questi due anni di pandemia. I numeri ci dicono, per esempio, che i poveri della porta accanto sono cresciuti, che le famiglie che prima della pandemia riuscivano a stare a galla, facendo sacrifici, ora annaspano. Non è poi da tralasciare la categoria dei cinquantenni disoccupati che non riescono a reinserirsi.

In parallelo affiora poi il dramma dei piccoli commercianti schiacciati dai mutui e finiti tra le maglie dell'usura. A volte basta una malattia per rovesciare le sorti di chi, fino a qualche anno fa, era in grado di barcamenarsi, magari tra un lavoro a termine e l'altro. Le statistiche di per sé fredde e precise non calibrano mai la dimensione umana del baratro che si è drammaticamente aperto. I volti, gli sguardi, le storie personali troppo spesso sconosciute diventano realtà quando vincendo ogni ritrosia bussano dignitosamente alla porta delle parrocchie, probabilmente il network più radicato e attivo che esiste ancora nel nostro Paese e che agisce al di fuori dei riflettori sull'intera dorsale appenninica, dal Nord al Sud, spesso facendo da supporto al welfare nazionale.

Centri ascolto, ambulatori mobili, empori solidali, mense, case famiglia, dormitori, centri antiviolenza, associazioni di beneficenza senza contare la ragnatela delle Caritas che con i suoi terminali disseminati ovunque si dimostra insostituibile per la tenuta sociale del Paese. Ogni giorno alla Caritas si presentano in media 629 nuovi poveri. Una persona su quattro (24,4%) è il vicino della porta accanto, vale a dire persone che prima non avevano mai avuto bisogno, per un totale di 453.731 nuovi poveri.

Si calcola che dal primo settembre 2020 al 31 marzo di quest'anno la Chiesa italiana ha sostenuto 544.775 persone, facendo una media sono 2.582 al giorno. Anche in questo caso la maggioranza è rappresentata da italiani (57,8%). Cosa rimarrà di questi due anni nella memoria nazionale probabilmente è un assemblaggio di immagini feroci e mai viste se non dai tempi della guerra. E man mano che il virus non accennava a diminuire le file di chi chiedeva aiuto si ingrossavano a vista d'occhio. Senza contare la solitudine degli anziani che spezzava il cuore.

Nel sottofondo però fortunatamente si metteva in moto in parallelo, in punta di piedi, una macchina ben rodata resa possibile grazie all'8 per mille. Nelle 227 diocesi, da Aosta fino a Mazara del Vallo, a chi tendeva la mano veniva donata anche una scintilla di umanità capace di scaldare il cuore oltre che garantire concretezza. Non si contano i progetti alimentati ogni anno dal meccanismo di ripartizione del gettito fiscale. Fu avviato nel 1984, con la firma del Nuovo Concordato.

Un ingranaggio che in questi due anni si è rivelato provvidenziale nonostante non vi sia piena consapevolezza di cosa produca effettivamente una semplice firma sulla denuncia dei redditi. Basta prendere gli oltre 200 empori solidali: dal 1997 ad oggi hanno soccorso 100 mila famiglie. Anche in questo caso i beneficiati sono soprattutto italiani (sei su dieci), il 27% sono ragazzi sotto i 15 anni. L'accesso agli empori avviene tramite colloqui individuali, e agli operatori basta una rapida occhiata per capire quanto sia ampio il disagio, al di là dell'Isee.

Dai fondi dell'8 per mille si attingono risorse per l'acquisto di generi di prima necessità, per il pagamento delle bollette, fino alla realizzazione di attività di ascolto per anziani soli. La Cei, inoltre, ha potenziato le strutture sanitarie per creare più posti letto al Cottolengo di Torino, a Brescia, Tricase, Troina, Roma, Bologna. L'elenco potrebbe continuare a lungo.

Sono stati aperti anche decine di sportelli per i lavoratori in difficoltà o cassintegrati senza dimenticare la filiera della carità tradizionale nelle carceri, nei centri di accoglienza per i migranti, nelle case famiglia che ospitano padri separati senza dimora. Quando si parla di carità il pensiero, per associazione mentale, corre subito al portafoglio e al gesto di due mani diverse, l'una tesa a fare elemosina, l'altra a ricevere. Una firma sull'8 per mille resta un atto consapevole che in questi due anni di pandemia ha dimostrato essere non solo una firma ma molto di più.

A dispetto del lievissimo calo dei contribuenti che si è registrato negli ultimi anni (dall'80% si è passati al 78,50 %), lo Stato italiano ha assegnato quest'anno alla Cei una cifra sostanzialmente in linea con quella degli anni passati. La somma relativa per il 2021 è pari a 1.136.166.333 euro determinati da 1.070.778.188 euro a titolo di anticipo per l'anno in corso, ed un conguaglio sulle somme riferite all'anno 2018 di euro 65.388.144. I dati trasmessi dal ministero dell'Economia sono relativi alle dichiarazioni dell'anno 2018 (redditi 2017) e indicano che la percentuale delle scelte a favore della Chiesa è stata pari al 78,50%. Denaro che ha dato un fondamentale sostegno alla tenuta sociale dell'Italia minata dal Covid.

 
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