Venerdì 20 Settembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Napoli. Detenuto si uccide nel carcere di Poggioreale: 40enne trovato impiccato in cella PDF Stampa
Condividi

di Giuseppe Cozzolino


fanpage.it, 20 settembre 2019

 

Un uomo di 40 anni, di origine pugliese, è stato trovato morto nella sua cella nel carcere di Poggioreale: è il terzo suicidio nella struttura partenopea quest'anno, il sesto in tutta la Campania. Lo ha comunicato il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello. Poche settimane fa, sventato un altro suicidio, sempre a Poggioreale.

Un detenuto di 40 anni si è impiccato questo pomeriggio nella propria cella all'interno del carcere napoletano di Poggioreale. Lo ha reso noto Samuele Ciambriello, il garante campano dei detenuti. L'uomo, d'origine pugliese, è stato trovato privo di vita: inutili i tentativi di soccorso da parte degli agenti penitenziari. Si tratta del terzo suicidio nel 2019 all'interno del carcere di Poggioreale, il sesto in Campania dei trentatré che in quest'anno solare ancora in corsa si sono uccisi all'interno delle carceri italiani. Oltre ai tre detenuti morti a Poggioreale, si sono registrati in Campania altri tre casi all'interno del carcere di Secondigliano, di Benevento e di Aversa.

"Va rafforzato il sistema di prevenzione dei suicidi che è stato varato dal ministero", ha spiegato Samuele Ciambriello, garante campano dei detenuti, "Bisogna agire con una maggiore formazione specifica per la polizia penitenziaria, bisogna prevenire, intuire il disagio". Ciambriello ha anche aggiungo che nelle carceri "c'è bisogno anche di psichiatri", e che vanno "rafforzate le figure sociali", oltre ad "elaborare una cultura del carcere e sul carcere, le pene detentive devono essere garantite salvaguardando dignità e assistenza socio sanitaria".

Poche settimane fa si era registrato un altro tentativo di suicidio nel carcere di Poggioreale, dove un detenuto di quarant'anni, napoletano, aveva ritagliato delle lenzuola legandole poi alle inferriate della finestra del bagno, provando così a togliersi la vita. Ma in quel caso fu provvidenziale l'intervento di un agente e di un compagno di cella dell'uomo, che erano riusciti a salvarlo in extremis.

 
Ravenna. Istigazione al suicidio per la tragedia in carcere PDF Stampa
Condividi

di Federico Spadoni


Corriere della Romagna, 20 settembre 2019

 

La procura ha disposto l'autopsia sul corpo del 24enne che lunedì si è tolto la vita nel carcere di Ravenna, dov'era detenuto da metà agosto. Una decisione che segue l'apertura di un fascicolo per il momento contro ignoti, che vede come ipotesi di reato l'istigazione al suicidio. È atteso per questa mattina invece il conferimento dell'incarico al medico legale scelto dal sostituto procuratore Cristina D'Aniello.

 
Barcellona Pozzo Di Gotto (Me). Una situazione sempre più complessa all'interno del carcere PDF Stampa
Condividi

di Lina Bruno


Quotidiano di Sicilia, 20 settembre 2019

 

Sempre più concreta l'ipotesi di un ritorno nella Casa circondariale dello psichiatra Rosania. Il recente suicidio di un 25enne è l'ultimo, grave, campanello d'allarme legato alla struttura. Il suicidio di lunedì del ragazzo di 25 anni che si trovava da qualche settimana in osservazione nell'Articolazione per la tutela della salute mentale del Carcere di Barcellona è l'ulteriore segnale che qualcosa in quella struttura non funziona.

C'è l'allarme lanciato dal Garante dei detenuti Giovanni Fiandaca, da padre Pippo Insana, ex Cappellano dell'Opg e presidente della Casa di solidarietà ed accoglienza, e da Lillo Italiano, delegato nazionale del Cosp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Tentativi di suicidio, aggressioni agli agenti e tra detenuti, autolesioni, si ripetono ormai da mesi e convivono con l'insoddisfazione del personale per le crepe organizzative e l'insufficiente numero di agenti in servizio.

In questo clima è maturata l'ipotesi di fare tornare alla direzione della Casa circondariale di Barcellona Nunziante Rosania, psichiatra, con una lunga esperienza nella struttura quando era Opg. L'attuale direttrice Romina Tajani ha infatti chiesto il trasferimento che si dovrebbe concretizzare a ottobre. "Si sta valutando il mio rientro - ha affermato Rosania - non si sa ancora in quale forma e per quanto tempo. La cosa non mi alletta particolarmente, perché se non cambiano alcune cose fondamentali, in questo Istituto si corrono dei rischi enormi per i detenuti e per il personale".

La proposta è stata fatta dal capo del personale del Dipartimento a Roma, adesso si attende la decisione finale e l'ufficialità. Un ritorno che avevano evocato in molti a Barcellona. "È una situazione oggettivamente difficile - ha affermato Rosania- vanno cambiati alcuni aspetti sia nell'organizzazione dell'Atsm, che nell'interlocuzione con l'Asp. Si dovrà ragionare anche in sede assessoriale per fare destinare risorse adeguate e dare un cambio radicale".

All'Assessorato alla Sanità si dovrebbe anche ultimare quel protocollo su cui da lungo tempo si discute invano per dare delle direttive univoche alle Atsm. "Teniamo anche presente - ha precisato lo psichiatra - che una recente sentenza della Corte costituzionale dice che i detenuti con patologie psichiatriche vanno curati in contesti che non siano di carcerazione".

In ogni caso, nella gestione della Casa circondariale di Barcellona ci sono due istituzioni che sembrano avere evidenti difficoltà di dialogo: l'Amministrazione penitenziaria, che si occupa della custodia, e il sistema sanitario regionale che con l'Asp gestisce la cura con competenze specifiche sull'Atsm, l'ottavo reparto. Qui ci sono circa sessanta detenuti provenienti da vari Istituti che hanno problemi psichiatrici sopraggiunti in regime carcerario.

Dovrebbe essere così perché in realtà qui vengono mandati anche detenuti in osservazione oppure con sentenza definitiva, in alternativa alle Rems. In questo momento, per esempio, ci sono due cittadini stranieri trovati su un mezzo pubblico senza biglietto che hanno reagito al controllo. Non si è riusciti a raggiungere alcuna intesa tra Asp e Amministrazione penitenziaria.

Un'Articolazione, quindi, che è un ibrido, con nessuna linea guida sul numero massimo di ristretti né sulle modalità di accesso. Lo sono anche le altre in realtà, nate nei vari istituti italiani: l'anomalia è che solo Barcellona è arrivata ad ospitare nell'ottavo reparto più di ottanta detenuti psichiatrici. In tutte le altre strutture carcerarie i posti sono quattro o al massimo dieci. A Barcellona, dietro l'etichetta dell'Articolazione, restano quindi le logiche da Opg.

"Alla base del disagio - ha affermato padre Pippo Insana - non c' è la carenza di personale di vigilanza o sanitario, ma una gestione sbagliata. Le persone detenute con patologia psichiatrica vivono chiuse dentro la sezione, mancano le relazioni, l'attività riabilitativa e occupazionale. Ci sono precise responsabilità della Sanità e dell'Amministrazione penitenziaria, che pur conoscendo la situazione insostenibile non intervengono. A monte ci sono poi le carenze della Salute Mentale del territorio, che non fornisce quei servizi previsti dalla normativa".

 
Oristano. Ergastolano senza cure. I medici: "Rischia la vita" PDF Stampa
Condividi

di Damiano Aliprandi


Il Dubbio, 20 settembre 2019

 

"Mario Trudu, 69 anni, detenuto da 41 anni, affetto da una grave sclerodermia polmonare, da oltre un anno nella Casa di Reclusione di Massama aspetta che gli vengano applicate le cure necessarie, nonostante il pronunciamento della magistratura di sorveglianza di Cagliari", ha detto ieri l'avvocata Monica Murru, legale di fiducia dell'ergastolano di Arzana, durante la conferenza stampa promossa dall'associazione Socialismo diritti riforme, volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle gravi condizioni di salute dell'anziano arzanese. "Non solo - ha aggiunto Murru dallo scorso mese di giugno gli è stato diagnosticato un carcinoma prostatico senza che fino ad ora sia stata applicata una specifica terapia, compresa quella radioterapica prescrittagli lo scorso 31 luglio dal reparto di Urologia del San Martino di Oristano".

Il prossimo 5 novembre è stata fissata l'udienza per l'istanza di concessione della misura della detenzione domiciliare. Nel frattempo però Trudu non riceve i trattamenti sanitari adeguati. "Una situazione inaccettabile in aperto contrasto con le indicazioni della Cedu, della Consulta e della Suprema Corte", ha denunciato sempre il legale dell'ergastolano, per poi concludere : "Ecco perché a nome del mio assistito mi riservo di depositare un esposto alla Procura della Repubblica per accertare la responsabilità di ciò che si appalesa come una lesione del diritto alla salute di persona privata della libertà ed evidentemente sottoposta a ciò che appare come un trattamento inumano e degradante".

"Mario Trudu - ha sottolineato Maria Grazia Caligaris, presidente di Socialismo diritti riforme - è ormai un caso emblematico nazionale di un sistema penitenziario che nega un diritto costituzionale, a fronte di leggi e disposizioni normative vigenti. Si tratta di un uomo anziano, malato, che non reclama la libertà ma soltanto di potersi curare in un ambiente idoneo". Sulla situazione sanitaria ed in particolare sulla sclerodermia è intervenuto Luca Lacivita, reumatologo, del reparto di Medicina dell'ospedale San Martino, che ha fatto una specifica relazione: "Si tratta di una malattia invalidante che se non curata adeguatamente può provocare la morte".

È intervenuta anche la camera penale di Oristano tramite la sua presidente Maria Rosaria Manconi: "Noi aderiamo convintamente alla richiesta di giustizia di Mario Trudu e auspica che, nel rispetto dei principi costituzionali della umanizzazione e della funzione rieducativa della pena, vengano quanto prima adottati i provvedimenti necessari affinché venga garantito il diritto alle cure e alla vita stessa".

Nel sottolineare le difficili condizioni anche psicologiche di Mario Trudu, il fratello Danilo e la nipote Maria Assunta Mancosu, hanno espresso preoccupazione per la situazione sanitaria. "Chiediamo solo la possibilità - hanno detto - di farlo curare adeguatamente, non altro".

 
Voghera (Pv). L'artigianato dei detenuti in vendita nel negozio in centro città PDF Stampa
Condividi

vogheranews.it, 20 settembre 2019


Nell'ambito della politica di apertura verso il territorio, la Casa Circondariale di Voghera apre a una forma di sinergia che coinvolge anche con le realtà commerciali dell'Oltrepò pavese. Nei giorni sabato 21 e domenica 22 settembre, dalle ore 9:30 alle ore 12.30 e dalle 14 alle 19:30, infatti, il negozio di abbigliamento "Guerci" di Casteggio (P.zza Cavour, n. 40) allestirà un'esposizione di prodotti artigianali realizzati dalle persone detenute nei laboratori di sartoria, falegnameria e dolciario dell'istituto penitenziario vogherese.

Nella giornata di sabato, alle ore 17.30, per illustrare il significato e il valore dell'evento, saranno presenti nel punto vendita la direttrice Stefania Mussio e la comandante del reparto, Michela Morello. "Quanto ricavato sarà utilizzato per continuare a valorizzare e sostenere i laboratori - spiega la direttrice -: spazi unici, in grado di suscitare nuove riflessioni e fermenti creativi, nell'ottica di tenere fede all'obiettivo, costituzionalmente sancito, di rendere viva e concreta la funzione rieducativa della pena e restituire alla società persone arricchite e maggiormente consapevoli del disvalore delle scelte passate".

La direttrice ringrazia il negozio "per lo spirito di accoglienza, l'interesse e la sensibilità mostrati nei confronti dell'Istituto di Voghera e per aver colto l'esigenza di favorire preziose dinamiche di inclusione sociale. Accostarsi alla realtà penitenziaria è un gesto di solidarietà e civiltà giuridica e sostenerne le attività è una azione di sicurezza sociale."

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it