Sabato 28 Novembre 2020
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Napoli. "La politica dimentica prigioni e detenuti, noi non possiamo" PDF Stampa
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di Viviana Lanza


Il Riformista, 28 novembre 2020

 

Parla il penalista Riccardo Polidoro. Il lockdown è un'utopia, come lo è il distanziamento. Gli spazi, che in carcere erano già pochi, adesso mancano. Prendiamo ad esempio il carcere di Poggioreale, semplicemente perché è il più grande e il più sovraffollato: dovrebbe contenere poco più di 1.600 persone e ne ospita oltre duemila.

Consideriamo che in questo carcere, a fine ottobre, i detenuti positivi al Covid erano una ventina mentre adesso, a fine novembre, se ne contano 102. E sarebbero stati ancora di più se non ci fossero stati gli sforzi che ci sono stati, da parte del provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria Antonio Fullone e del direttore Carlo Berdini, a mettere in atto, assieme alla direzione sanitaria, tutte le misure possibili per contenere la diffusione del virus e gestire al meglio i contagi. Centodue detenuti a Poggioreale significa dover isolare centodue persone, significa tracciare i contatti di queste centodue persone, e significa quindi avere a disposizione spazio.

È ovvio che in un carcere dove già si è abbondantemente superato il numero delle presenze possibili, recuperare spazi per far fronte all'aumento dei contagi diventa sempre più difficile. Ed è facilmente deducibile che, se in celle fatte per stare in tre o quattro si sta in otto o nove persone, il distanziamento è impossibile da osservare. E se a questo aggiungiamo che le istanze al Tribunale di Sorveglianza non sono decise in tempi rapidi perché ci si scontra, anche su questo piano con criticità che hanno origini ben più antiche della pandemia da Covid, si capisce che si tratta di un'emergenza nell'emergenza.

Da due giorni il penalista Riccardo Polidoro è in sciopero della fame contro questo sistema, contro queste criticità, contro silenzi e inerzie della politica. Ha aderito, assieme ai colleghi dell'Osservatorio Carcere dell'Unione delle Camere penali, alla protesta promossa dalla presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini. Un'iniziativa che ha un forte valore simbolico e che vuole risvegliare l'attenzione di politica e opinione pubblica sulla necessità di misure ulteriori rispetto a quelle varate dal Governo con il decreto Ristori per allargare la platea di beneficiari e svuotare le carceri durante questo momento di grande emergenza sanitaria.

"La situazione nelle carceri è drammatica, non si può rimanere indifferenti", spiega Polidoro, penalista napoletano di grande esperienza e da anni impegnato per i diritti dei detenuti. Fu lui, nell'aprile del 2003, a far nascere a Napoli il Carcere Possibile, inizialmente come progetto per iniziative che coinvolgevano i detenuti dentro e fuori il carcere, e tre anni dopo come Onlus della Camera penale. Da allora ad oggi, la politica ha sempre mostrato scarso interesse per le tematiche relative al carcere. "Non c'è un interesse reale, non ci sono risposte", sottolinea Polidoro, evidenziando un'assenza che pesa sulla vita e sulle condizioni di migliaia di detenuti. "La situazione, che era già precaria, adesso è diventata drammatica", aggiunge. "Spero che altri colleghi aderiscano all'iniziativa dell'Osservatorio Carcere dell'unione Camere penali", si augura Polidoro che attualmente è responsabile, assieme all'avvocato Gianpaolo Catanzariti, dell'Osservatorio.

La staffetta del digiuno vale a sostenere le motivazioni e le richieste di condizioni più umane in carcere, di tutela della salute di migliaia di detenuti costretti a vivere senza distanziamento e in condizioni spesso precarie e igienicamente a rischio. "Nel carcere di Santa Maria Capua Vetere ci sono ancora problemi alla rete idrica, irrisolti da anni che rischiano di dare facile corso al Covid", racconta Polidoro evidenziando come la seconda ondata della pandemia fa più paura. Due detenuti (uno recluso a Poggioreale e uno a Secondigliano) e il direttore sanitario del carcere di Secondigliano sono morti nei giorni scorsi dopo il ricovero in ospedale per le conseguenze del Covid. È un bilancio che non può essere ignorato e che si aggiunge al preoccupante bollettino dei contagi, arrivato in Campania a 175 detenuti e 223 agenti penitenziari. A cui fa da contraltare il bilancio delle misure alternative disposte secondo il decreto Ristori: appena una decina.

 
Venezia. Paura del contagio in cella, rumorosa protesta dei detenuti PDF Stampa
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di Carlo Mion


La Nuova Venezia, 28 novembre 2020

 

Oggetti sbattuti sulle inferriate dai detenuti, le forze dell'ordine non intervengono. Tra le richieste, condizioni migliori e l'uso di telefono per i colloqui con i familiari. Protesta rumorosa mercoledì pomeriggio dei detenuti del carcere di Santa Maria Maggiore. Intorno alle 15 e per quasi mezz'ora i detenuti hanno sbattuto sulle inferiate e sulle porte vari oggetti per attirare l'attenzione delle persone che si trovano all'esterno. Motivo della protesta è la richiesta, da parte dei detenuti, di maggiori tutele contro il contagio da Covid.

La protesta è stata solo sonora e non è stato necessario l'intervento delle forze di polizia all'esterno della struttura per mettere la stessa in sicurezza. Ottenute un minimo di garanzie i detenuti hanno smesso la "caciarata". Proteste simili, ma in alcuni casi anche più consistenti, sono avvenute in altre carceri nell'ultima settimana. La questione riguarda soprattutto i detenuti che venuti a contatto con altri carcerati contagiati, che chiedono di essere messi in isolamento in attesa dell'edito dei tamponi. Non sempre le condizioni di quarantena sono ritenute accettabili dai carcerati. Da qui le proteste.

Ci sono poi i colloqui con i famigliari che, colpa l'emergenza da pandemia, sono stati nuovamente, dopo la stretta del lockdown, quasi del tutto azzerati. Per limitare il disagio in molte carceri è stato introdotto l'uso degli smartphone che consentono ai detenuti di poter dare delle videochiamate con i famigliari. Questa soluzione ha evitato, la primavera scorsa la rivolta nelle nostre carceri. Infatti il blocco dei colloqui aveva scatenato delle proteste m, anche violente, da parte dei detenuti. Era successo anche a Santa Maria Maggiore.

L'onda lunga della rivolta nelle carceri italiane era arrivata anche a Venezia il 10 marzo. In quel caso, a Santa Maria Maggiore i detenuti di un padiglione hanno iniziato la rivolta svuotando estintori e cercando di distruggere le inferriate. Hanno anche appiccato il fuoco a materassi e suppellettili. La polizia penitenziaria, insieme ai colleghi della questura, ai carabinieri e ai finanzieri, ha creato un cinturone all'esterno per monitorare la situazione ed evitare eventuali tentativi di fuga, mette dall'esterno con getti d'acqua i vigili del fuoco hanno spento le fiamme.

I terminal automobilistici, attigui alla casa circondariale, erano stati in parte chiusi e numerosi controlli vennero eseguiti in entrata e in uscita lungo il ponte della Libertà. Questo perché si temeva che la rivolta degenerasse e i detenuti riuscissero ad evadere con complici in attesa all'esterno. La calma tornò quando la direttrice del carcere, Immacolata Mannarella, garantì un incontro con una rappresentanza dei detenuti, per stabilire un primo contatto. Quindi i detenuti rientrarono.

 
Monza. Il Covid ritorna in carcere: il 10% dei detenuti è contagiato PDF Stampa
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di Beatrice Elerdini


mbnews.it, 28 novembre 2020

 

È allarme Covid-19 nel carcere di Monza: il virus si è insinuato silenziosamente tra le celle, contagiando quasi 40 detenuti. Si tratta di circa un 10% del totale dei presenti, se si considera che al 31 ottobre risultavano recluse nella struttura 403 persone.

Dei 40 detenuti risultati positivi, 3 sono già stati trasferiti a San Vittore, dove è stato allestito un reparto Covid. Contemporaneamente la direzione della casa circondariale monzese ha provveduto a effettuare tamponi a tappeto su tutti i detenuti. Il personale viene sottoposto sistematicamente a controlli periodici, pertanto non è chiaro come il virus abbia potuto introdursi nuovamente nella struttura. Nel mirino, quali potenziali fonti di contagio, finiscono le consegne provenienti dall'esterno e i contatti con i familiari. Altre componenti da non sottovalutare sono gli spazi ridotti e la potenziale presenza di asintomatici.

È doveroso tuttavia sottolineare che a ogni nuovo ingresso in carcere, viene scrupolosamente adottato un protocollo di sicurezza, che prevede un primo tampone al soggetto (in una tenda pre-triage allestita appositamente dalla Protezione Civile), una visita medica e un periodo di isolamento di 14 giorni. In questo lasso di tempo la persona viene monitorata costantemente anche se il primo tampone è risultato negativo. Il problema era già emerso durante la prima ondata, quando a peggiorare la situazione vi era la scarsa disponibilità di mascherine (e quando presenti non era certificate), nonché l'assenza di tamponi. Oggi la situazione sembra essere differente, eppure il virus è tornato una seconda volta tra le mura del carcere.

 
Bologna. Dozza, l'allarme nero su bianco: "Rischio concreto diffusione Covid" PDF Stampa
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zic.it, 28 novembre 2020


Lo segnala il Garante dei detenuti, vista la situazione di sovraffollamento del carcere: "Doveroso e prioritario alleggerire le attuali presenze", ben superiori alla capienza regolamentare. Residenze anziani, familiari e operatori incontrano la Regione: "Vigileremmo sui facili proclami". Denunciato un imprenditore: nella sua azienda niente misure anti-contagio, oltre a lavoro nero e scarsa sicurezza.

Il sovraffollamento della Dozza di Bologna va rapidamente alleggerito, perché "evidentemente può sussistere il rischio concreto di una diffusione del contagio all'interno dell'istituto penitenziario". L'allarme è messo nero su bianco dal Garante dei detenuti del Comune, Antonio Ianniello. "Non siamo di fronte al numero delle presenze che si registrava durante il periodo della prima ondata pandemica, ma si rimane sempre abbondantemente sopra la capienza regolamentare fissata a 500 persone", fa sapere il Garante, intervenendo a seguito di diversi casi contagio tra gli agenti di Polizia penitenziaria.

In questa situazione di sovraffollamento "restano immutate la precarietà e la limitatezza delle condizioni essenziali per poter procedere al collocamento in spazi di isolamento" di eventuali detenuti positivi, avverte Ianniello, anche nel caso di quarantena precauzionale per nuovi ingressi e per i detenuti venuti a stretto contatto con chi risulta essere positivo.

"Tutte le difficoltà che stiamo vivendo nella società libera risultano amplificate all'interno del carcere in ragione dell'impossibilità strutturale di poter instaurare quel distanziamento fisico necessario alla tutela del diritto alla salute, mancando quella risorsa essenziale e preziosa che è lo spazio": per questo, per il Garante, è "doveroso e prioritario perseguire l'obiettivo di un opportuno alleggerimento degli attuali numeri delle presenze in carcere, anche partendo dalle persone che presentano maggiori fragilità", per poter garantire "prevenzione e contenimento della diffusione del contagio". In particolare, il Garante "auspica che possa essere accolta la proposta di prevedere una liberazione anticipata speciale e la sospensione dell'emissione dell'ordine di esecuzione delle pene detentive fino al 31 dicembre 2021".

Intanto, restando in tema Covid ma passando alla situazione nelle residenze per anziani, c'è stato un nuovo incontro tra il comitato di familiari e operatori Libro Verde e la Regione Emilia-Romagna, rappresentata dagli assessori Raffaele Donini e Elly Schlein. Il comitato si è presentato al tavolo con le seguenti richieste: "La necessità di servizi sanitari ausiliari di medici e infermieri nelle strutture con maggiori criticità e carenza di personale socio sanitario; agevolare le visite dei familiari all'interno delle Cra; rappresentatività dei familiari all'interno delle residenze attraverso organi formalmente riconosciuti".

Da parte della Regione sono arrivate diverse rassicurazioni e impegni, ma il comitato assicura che "vigilerà mantenendo alta l'attenzione senza abbassare la guardia dinanzi a facili proclami, con la prospettiva di un prossimo incontro in cui monitorare l'andamento della situazione. Auspichiamo che il confronto con le istituzioni possa proseguire con l'obiettivo di superare questo difficile momento e per un futuro ben diverso".

Infine, una notizia dal mondo del lavoro: un imprenditore edile, a Bologna, è stato denunciato perché impiegava lavoratori in nero e perché nella sua attività sono state riscontrate numerose violazioni della normativa sulla sicurezza dei cantieri oltre alla quasi totale assenza delle misure anti Covid.

 
Reggio Calabria. Il Garante dei detenuti presenta la Relazione annuale e la dedica alla Santelli PDF Stampa
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lametino.it, 28 novembre 2020


"Dare la possibilità ai detenuti di riscrivere la loro vita dentro le mura del carcere, in omaggio al principio costituzionale secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato ed al suo successivo reinserimento nella società".

È questo uno dei principali obiettivi da perseguire nell'esercizio delle nostre funzioni - ha spiegato Agostino Siviglia, Garante regionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale, presentando in videoconferenza dall'Aula "Giuditta Levato" di Palazzo Campanella la sua Relazione annuale, dedicandola alla presidente Jole Santelli, prematuramente scomparsa. Particolareggiata, riferisce un comunicato dell'ufficio stampa del Consiglio regionale, la Relazione del Garante, che ha offerto uno spaccato sul "pianeta carceri" in Calabria, e più in generale nel Paese, grazie ai contributi in collegamento video del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria Bernardo Petralia e del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale Mauro Palma.

All'iniziativa - coordinata dal Responsabile dell'Ufficio Stampa del Consiglio regionale Romano Pitaro - ha portato i saluti istituzionali il Vicepresidente dell'Assemblea Nicola Irto che ha sottolineato "l'importanza di aver istituito la figura del Garante delle persone detenute, percorso complesso maturato nella scorsa legislatura e che ha richiesto la condivisione da parte di tutti i soggetti coinvolti, recuperando un ritardo segnalato dallo stesso Garante nazionale. L'avvocato Siviglia sta svolgendo responsabilmente la sua funzione". È intervenuto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri il quale ha dichiarato: "Il tema carcere è un argomento difficile che deve essere affrontato in tutti i suoi aspetti.

Il Sistema penitenziario è fondamentale nell'ambito del sistema penale ed attiene alla fase esecutiva che spesso viene dimenticata, resta lontana dall'attenzione dei media e viene alla ribalta nei momenti in cui si verificano delle situazioni particolari. Generalmente l'attenzione è rivolta alle operazioni di Polizia giudiziaria, a volte ai processi, e spesso ci si dimentica della fase dell'esecuzione. Quest'ultima è invece una fase importantissima, perché governata da principi costituzionali, che sono diretti alla definizione di percorsi di recupero, di formazione e di reintegro sociale della persona detenuta".

"La presenza dell'Amministrazione penitenziaria in Calabria è costante, l'osservatorio è continuo. La Calabria è una terra estesa, ricca di istituti - ha detto Petralia - determinando una differenziazione anche di tipo culturale e trattamentale inevitabile tra alcuni istituti ed altri. E questo è un argomento che indubbiamente interessa sia l'opera del Garante sia l'Amministrazione penitenziaria, e me personalmente, perché l'aspetto costituzionale del trattamento è un aspetto primario, estremamente importante che va a garanzia di tutto e di tutti". Secondo Mauro Palma: "la Calabria non presenta molte criticità: i punti di sofferenza che io rilevo è quando insistono direzioni in più istituti, come ho potuto verificare personalmente, nel caso di Rossano e Cosenza che vedono una stessa direzione. Dovremo operare tutti perché si vada il più possibile nella prospettiva che ogni Istituto abbia il proprio direttore poiché le dinamiche che si determinano in un Istituto, laddove c'è un direttore soltanto in via saltuaria, sono sempre molto complesse".

"È stato un anno faticoso quello appena trascorso, violento mi verrebbe da dire" - ha sottolineato Siviglia - richiamando i tanti, troppi eventi che hanno segnato questo periodo, "primo fra tutti il Covid-19, con il futuro che è divenuto inedito, per la Calabria e per il mondo intero. L'avvento della pandemia ha ribaltato ogni priorità d'intervento e la priorità dell'attività funzionale è divenuta quella di contribuire alla garanzia dell'assistenza sanitaria in carcere ed a raccomandare e monitorare l'adozione delle misure precauzionali per scongiurare la diffusione del contagio. Il sistema penitenziario calabrese sta reggendo bene l'impatto col Coronavirus".

Fra le iniziative promosse, ha ricordato il Garante, "quella realizzata insieme ad Area Democratica per la Giustizia di Reggio Calabria ed alla Direzione della Casa Circondariale di 'S. Pietro' di Reggio Calabria, che ha visto il confezionamento, da parte delle donne detenute, di mascherine destinate in via prioritaria ad uso interno dell'Amministrazione Penitenziaria di tutta la regione. Il contesto sociale calabrese è segnato da una subdola e penetrante presenza della criminalità organizzata che, evidentemente, si 'scarica' sul suo sistema penitenziario.

È necessario intervenire prima di tutto fuori dal carcere, per tentare di realizzare una serie multiforme e multidisciplinare di azioni integrate volte a prevenire ovvero a superare quello che appare come un ineluttabile destino criminale, ereditario o ambientale che sia. In tale ottica, per esempio, a Reggio Calabria, si è mosso il Protocollo 'Liberi di scegliere', con inequivocabili risultati positivi. Si registra una permanente carenza di personale giuridico-pedagogico; una esigua quantità del monte ore degli esperti ex art. 80 OP, preposti all'osservazione intramuraria e per di più gravati da altre funzioni; la sostanziale inesistenza di mediatori penali e culturali; l'assenza di personale altamente qualificato e specializzato nei percorsi trattamentali delle persone detenute per reati di criminalità organizzata (magari formato dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria in sinergia con le Università); l'assenza, quindi, di un 'sapere trattamentale' specifico, evidentemente, non generato per causa di un 'vuoto teorico sulla rieducazione mafiosa'; rivedere la normativa sull'interdittiva antimafia che inibisce, a chi ha scontato la sua pena, la possibilità di intraprendere un'attività lavorativa legale". "I due terzi delle persone detenute in Calabria, come nel resto d'Italia - ha detto ancora Siviglia - non sono mafiose e non hanno nulla a che fare con la criminalità organizzata e come ribadito in più occasioni, dal sociale al penale, il penitenziario finisce per diventare una discarica sociale".

 
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