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Sicurezza, maggioranza divisa: è lite sui decreti da riscrivere PDF Stampa
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di Emilio Pucci


Il Messaggero, 17 febbraio 2020

 

Oggi vertice con Lamorgese sui dl Salvini. Dem e Leu: aprire sui permessi umanitari. Altolà dei 5Stelle. Verso il ripristino delle iscrizioni all'anagrafe per i richiedenti asilo. È con l'approccio del tecnico che punta a risolvere i problemi e non alle polemiche che il ministro dell'Interno Lamorgese oggi porterà sul tavolo di palazzo Chigi testi e ipotesi di lavoro per cambiare i decreti sicurezza emanati da Matteo Salvini. Si prepara la svolta sul fronte delle polemiche migratorie nel vertice di maggioranza convocato dal premier Conte.

Se dovesse arrivare - ma è difficile - subito l'accordo, i dl Salvini andranno già nel prossimo Consiglio dei ministri. Ma bisognerà vedere se i rilievi avanzati dal Capo dello Stato nelle due lettere inviate al premier (ottobre 2018 e agosto 2019) saranno tradotti in maniera restrittiva o espansiva. Per M5S (linea Di Maio, infatti, bisogna attenersi solo a quelle indicazioni, non è possibile andare oltre. Il Pd vorrebbe ben di più. Si prevede per esempio un braccio di ferro sul tema dei permessi umanitari, il cui numero è crollato in Italia dal 40 al 18%.

L'orientamento del governo che continua a puntare sul criterio della redistribuzione dei migranti in Europa è quello di ripristinare la protezione umanitaria per alcune categorie a rischio. A quei migranti che arrivano in cattivo stato di salute, a chi manifesta disagio psichico, con la possibilità di considerare anche esigenze legate ai nuclei familiari. Pd, Leu, Iv e l'ala M5S che fa riferimento al presidente della Camera Fico, puntano ad allargare le maglie, a far sì che l'Italia si allinei con il resto d'Europa.

I fedelissimi di Di Maio fanno muro: sarà possibile solo un aumento marginale. "Il ministro si è tenuto le deleghe sull'immigrazione ma sa che non potrà spingersi più di tanto", spiega un big M5S, "il sistema non tiene, non possiamo tornare al passato". Ma le novità in arrivo sono diverse. Più fondi per il sistema di accoglienza: lo stanziamento del Viminale era sceso nell'estate del 2018 da 35 a 19 euro al giorno a migrante.

Una circolare del ministero ha aumentato i rimborsi, sull'onda dei ripetuti allarmi dei prefetti perché i bandi di gara andavano deserti. Verrà confermata questa direzione e dovrebbe essere inserito un criterio di flessibilità, dal momento che - questa la tesi - i costi sono diversi di regione in regione. Multe alle Ong: si ritorna a un massimo di 50mila euro, un ventesimo della cifra monstre, fino ad un milione di euro, partorita durante la conversione del decreto, con l'eventualità anche di eliminare del tutto le sanzioni qualora si registrasse una convergenza nella maggioranza di governo.

E a tenere - come richiesto dal Colle - in debita considerazione, per l'eventuale confisca delle navi, la reiterazione della violazione dell'eventuale divieto di ingresso in acque territoriali e la tipizzazione dei mezzi che possono essere oggetto di multe. L'obiettivo è far sì che le Ong si muovano all'interno di una griglia di regole seguendo un codice firmato a livello Ue dagli Stati che battono bandiera.

Verrà inoltre rivista la circolare Salvini che impedisce ai richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe comunale. Iscrizione necessaria - spiegano fonti parlamentari della maggioranza - per il rilascio del certificato di residenza e del documento d'identità senza i quali non è possibile iscriversi a scuola, stipulare un contratto di lavoro e di affitto.

Si punta a cambiare anche le regole sulle richieste di cittadinanza per matrimonio: prima dei dl Salvini se a seguito della domanda non veniva riscontrata entro il termine perentorio di 2 anni nessuna difformità o anomalia, si prefigurava il cosiddetto silenzio- assenso, ovvero la domanda non poteva più essere respinta.

L'idea ora è tornare appunto a quel silenzio-assenso. Per quanto riguarda il dl Salvini bis si mira a reintrodurre la discrezionalità del magistrato sulla tenuità del fatto con la distinzione delle categorie nelle norme che puniscono l'oltraggio e la resistenza al pubblico ufficiale. Sulle modifiche ai due decreti Pd, Leu e Iv dovranno convincere M5S e l'operazione non è semplice perché anche il premier Conte non intende mostrare il fianco agli attacchi di Salvini.

Nel Pd la strategia è al contrario di andare in profondità: "Tanto Salvini ci dà addosso anche se ci muoviamo di un centimetro", osserva un big dem. Poi c'è un'ala 'oltranzista'. "Inutile fare vertice. Basta un tratto di penna e cancellare i dl Salvini", afferma Orfini. I renziani vogliono un dispositivo organico per ridisegnare l'intero sistema per ripristinare la protezione umanitaria, salvaguardare le Ong e revisionare il meccanismo della cittadinanza. Ma il braccio di ferro, come si diceva, è solo agli inizi.

 
Decreti sicurezza, il piano Lamorgese per smontare le leggi "bandiera" di Salvini PDF Stampa
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Il Riformista, 17 febbraio 2020


Dopo una lunga attesa e le sollecitazioni della piazza ecco il piano della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese per smontare i decreti sicurezza firmati da Matteo Salvini. La ministra porterà oggi al tavolo della maggioranza che dovrà cercare un accordo un testo scritto per smontare l'ossatura della legge che prevede tra l'altro due temi forti: cittadinanza e diritto all'iscrizione all'anagrafe per i richiedenti asilo.

Un piano per cambiare i decreti sicurezza targati Salvini. È quello che poterà al tavolo della maggioranza previsto in giornata il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, che dovrebbe 'smontarè la legge fortemente voluta dal leader della Lega in particolare sul tema della cittadinanza a del diritto all'iscrizione all'anagrafe per i richiedenti asilo. Una bozza a lungo rimandata dal governo anche per gli appuntamenti elettorali in Emilia Romagna e Calabria.

Secondo quanto filtra, sarebbero quattro le "grandi modifiche" ai decreti sicurezza. Si parte dalle sanzioni alle Ong: le multe scenderanno ad un massimo di 50mila euro (attualmente è un milione di euro) mentre la confisca della nave e l'arresto del suo comandate scatterà solo in caso di reiterazione della condotta contestata. Tornerà poi ad ad un massimo di 24 mesi (attualmente è da 2 a 4 anni) il termine per concludere l'iter per la connessione della cittadinanza per residenza al compimento dei 18 anni dei figli di cittadini di stranieri nati in Italia. Nel piano Lamorgese è quindi prevista la cancellazione della norma del decreto sicurezza di Salvini che prevede che il permesso di soggiorno per richiedente asilo non costituisce più titolo per l'iscrizione all'anagrafe. Infine il permesso umanitario dovrebbe venire reinserito, con un ampliamento delle protezioni speciali per i casi di vittime di tratta.

 
"Libia, tregua appesa a un filo". Missione Ue per lo stop alle armi PDF Stampa
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di Paolo Valentino


Corriere della Sera, 17 febbraio 2020

 

Conferenza di Monaco, accordo (a metà) sulla linea italiana: monitoraggio aereo. L'embargo sulle forniture d'armi in Libia deciso dalla comunità internazionale alla Conferenza di Berlino "è diventato una barzelletta" e occorre "fare un salto di qualità". Anche perché la situazione sul terreno, "nonostante alcuni segnali positivi, rimane molto preoccupante e la tregua è appesa un filo". Parole chiare e drammatiche quelle di Stephanie Williams, vice del Rappresentante Speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamè, al termine dell'incontro dei ministri degli Esteri dei Paesi che lavorano a una soluzione della crisi nord-africana.

Ospitato dalla Germania in margine all'annuale Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, il vertice si è concluso con una dichiarazione comune, in cui i capi delle 13 diplomazie hanno rinnovato la loro "determinazione a contribuire alla piena applicazione dell'embargo".

Le ripetute violazioni al divieto di fornire armi alle parti in conflitto sono state denunciate dalle Nazioni Unite, senza tuttavia fare i nomi dei Paesi responsabili. Ma tutti sanno che si tratta soprattutto di Emirati Arabi ed Egitto sul fronte che appoggia i ribelli del generale Khalifa Haftar, e della Turchia su quello che sostiene il governo di Tripoli guidato da Fayez al Serraj.

La dichiarazione di Monaco lascia aperta la questione cruciale sugli strumenti con cui l'embargo verrà sorvegliato e applicato, nonché sulle eventuali sanzioni per chi lo viola. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, presente alla riunione, ha detto che per renderlo efficace "ci vuole una missione dell'Unione europea che sia in grado di monitorare e bloccare l'ingresso delle armi nel Paese".

Della missione si parlerà oggi a Bruxelles al Consiglio Affari Esteri della Ue. Il maggior ostacolo è l'opposizione di Austria e Ungheria alla parte navale: Vienna e Budapest sostengono che una nuova operazione tipo "Sophia" (ma limitata al controllo delle forniture d'armi) finirebbe per riprendere i soccorsi in mare, incoraggiando nuove ondate migratorie. Ieri il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha lasciato intravedere una soluzione spiegando che "potrebbe non esserci bisogno di navi europee nel Mediterraneo, poiché tutte le vie, marine, terrestri e aeree, possono essere monitorate dal cielo". A Bruxelles si parlerà anche di misure punitive: "Chiunque continuerà a violare il blocco - ha detto Maas - deve sapere che sarà individuato pubblicamente e sanzionato". Il ministro ha annunciato che la prossima riunione dell'International Follow-up Committee, il gruppo che segue l'attuazione della road-map di Berlino, si svolgerà a Roma in marzo.

A Monaco, l'Italia incassa comunque un importante successo diplomatico, con il prossimo ingresso, su proposta tedesca, nel formato E3, il gruppo europeo fin qui composto da Germania, Francia e Regno Unito, che si occupa del dossier iraniano. Sia Luigi Di Maio che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini hanno espresso soddisfazione per questo riconoscimento al lavoro del nostro Paese nelle crisi internazionali.

 
Libia, l'Onu: "Fermare l'arrivo delle armi". Italia nel gruppo a quattro sul dossier Iran PDF Stampa
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di Valentina Errante

 

Il Messaggero, 17 febbraio 2020

 

"L'embargo delle armi in Libia è diventato una barzelletta, dobbiamo tutti veramente intervenire". Le parole di Stephanie Williams, vicecapo della missione dell'Onu in Libia, sono nette. Durante la riunione di ieri al follow- up Committee di Monaco, a quattro settimane dal vertice di Berlino voluto da Angela Merkel, la Williams ha preso atto della drammatica situazione: "Ci sono violazioni, via terra, via mare e via aerea", fornisce i dati e aggiunge: "È necessario che ci siano un monitoraggio ed un sistema di attribuzione di responsabilità".

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, annuncia che oggi a Bruxelles sarà affrontata la questione di una missione europea "che avrà il compito di dare un segnale chiaro: in Libia va bloccato il flusso delle armi". Non una missione militare, sottolinea Di Maio, ma l'Europa dovrà utilizzare anche mezzi militari per un monitoraggio del rispetto dell'embargo e del cessate il fuoco, che potrebbe avvenire "via mare, via terra e per via aerea". È però anche questo punto ad accendere la discussione a margine del tavolo, a cui ieri sedevano dodici stati e tre organizzazioni internazionali. È stato l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Ue, Josep Borrell, a lanciare l'appello, indignandosi per il veto austriaco sul riavvio della missione marittima Sophia.

"Non può accadere che a causa del veto di un solo Stato, che peraltro non ha una Marina propria, si debba bloccare la missione marina europea. Se succede, rispondere 'peccato non c'è stata l'unanimità' è semplicemente ridicolo", ha sbottato, puntando il dito contro il tallone d'Achille del metodo Ue. Un segnale positivo arriva: il prossimo 26 febbraio, per la prima volta dopo due anni, le parti in confitto dialogheranno. L'allarme riguarda anche le conseguenze per l'economia, con una crisi esacerbata anche dal blocco dei pozzi petroliferi.

Haftar rimuova il blocco, tuona l'Onu. Il quadro generale viene supportato da alcuni dati. Sono state 1501e violazioni al cessate il fuoco, ha riportato Williams, e sono 140 mila i libici scappati e sfollati. La conferenza di Berlino è stata dunque una tappa importate, ma il percorso per una soluzione effettiva del conflitto è ancora lungo. A marzo il Committee follow up potrebbe tenersi a Roma, è stato detto. E del resto l'Italia ha ottenuto ieri "un importante riconoscimento" - nelle parole di Di Maio e Lorenzo Guerini - con l'apertura di Berlino ad accoglierla nel formato E3 sull'Iran, proprio con un occhio alla Libia, come affermato ieri dalla ministra della Difesa tedesca Annegret Kramp-Karrenbauer, come lo stesso Guerini aveva chiesto alla Germania lo scorso 12 febbraio, a margine del vertice Nato.

Dopo la ministeriale, in un panel dedicato Ue, Di Maio ha ribadito che "per l'Italia la stabilizzazione della Libia è un obiettivo prioritario". A chi rimprovera l'Europa di aver perduto influenza "va risposto che l'Europa non manda armi né mercenari", ha aggiunto. Come pure va ribadito che la crisi di Tripoli ha bisogno di una risposta della comunità internazionale, "nessuno pensi di poter fare da solo".

 
Cartabia: "La giustizia deve avere sempre un volto umano. E stop ai processi troppo lunghi" PDF Stampa
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di Liana Milella


La Repubblica, 16 febbraio 2020

 

"La giustizia deve sempre esprimere un volto umano". E "deve bilanciare le esigenze di tutti". "È evidente che i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena anche se l'imputato non è in carcere". "Il carcere rispecchi il volto costituzionale della pena e dia al detenuto una seconda chance". "Partendo dal luogo più remoto della società, qual è appunto il carcere, la Corte sta portando la Costituzione ovunque. Perché la Costituzione e i suoi valori vivono e muoiono nella società". Tutto questo dice a Repubblica, nella sua prima intervista, la presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia.

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