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Milano. Carlo, dopo anni di carcere: "Il lavoro ti aiuta a tenerti lontano dai guai" PDF Stampa
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di Michele Razzetti

 

vanityfair.it, 28 novembre 2020

 

Dopo cinque anni di carcere, Carlo ha saputo cogliere le opportunità del Programma 2121 e oggi lavora a tempo indeterminato e con tanta voglia di riscatto. Nelle questioni complesse, abbiamo spesso un problema: ci fermiamo alla superficie. A volte per pigrizia, altre per malizia, altre infine perché non abbiamo energie sufficienti per approfondire tutto ciò in cui incappiamo. Così, leggendo un dato che riguarda la recidività nel delinquere di chi finisce in carcere, possiamo pensare superficialmente che "il lupo perde il pelo ma non il vizio". Sì, perché circa 7 ex-detenuti su 10 finiscono per scivolare nuovamente nel vortice dell'illegalità.

Piuttosto che abbandonarsi a facili modi di dire, dovremmo invece chiederci che cos'ha fatto davvero la società, cioè tutti noi, per far sì che quelle persone potessero tornare al vivere civile. Abbiamo cioè profuso gli sforzi necessari (ed efficaci) per sottrarre quell'essere umano a un destino infelice? Uno strumento che ha dimostrato effetti positivi a questo proposito c'è, e si chiama lavoro. Già, proprio quell'attività che in molti casi, secondo un altro noto detto, è in grado di nobilitare l'uomo.

"Un lavoro ti aiuta a tenerti lontano dai guai. Per qualsiasi tipo di reato, se non hai un lavoro, il cervello ritorna sui vecchi passi" conferma Carlo (il nome è di fantasia). Oggi che ha scontato la sua condanna di quasi cinque anni e che è libero da uno, lo vede con una chiarezza che non lascia spazio a dubbi. "Ho girato tre carceri: il cambio è traumatico. Negli ultimi due anni sono stato a Bollate, dove ho riscontrato dei benefici per quello che è il percorso di uscita dal carcere".

Di Bollate come modello nel sistema penitenziario italiano ne abbiamo già parlato: dal 2018 in questo carcere è attivo anche il Programma 2121, un'iniziativa pubblico-privata promossa dal Ministero della Giustizia italiano e da Lendlease, gruppo internazionale che opera nel real estate, con lo scopo di favorire il reintegro dei detenuti nella società. Carlo è stato uno - come si ritiene lui stesso - dei "fortunati" a essere selezionato per questa iniziativa. "Mi è stata data un'opportunità e l'ho sfruttata lavorando più di un anno. Affiancavo una segretaria anche se non era il mio mestiere, perché sono un elettrotecnico. Ho appreso tantissime cose".

Il lavoro, quello onesto, è un tassello fondamentale nel processo di rinascita di un ex carcerato. L'articolo 21 - che ispira il nome del programma - prevede che i detenuti possano lavorare per realtà esterne al carcere. Un'opportunità allettante sia perché fornisce l'opportunità di sottrarsi alla monotonia della vita carceraria sia perché pone le basi per un futuro estraneo all'illegalità.

Una svolta non sempre facile da prendere. "All'interno del carcere i discorsi che ci sono fra detenuti sono quasi esclusivamente di reato. Sono pochissime le persone con cui ti puoi approcciare per fare un discorso positivo nei confronti dell'uscita. Forse non in tutte le carceri, ma per quello che ho visto io è così. Devi essere tu a tirarti fuori da questo vortice e non è così semplice perché se non parli di queste cose sei malvisto, sei ghettizzato".

La percentuale di coloro che guardano al futuro con progetti virtuosi secondo l'esperienza di Carlo è purtroppo minoritaria. "Ho conosciuto persone che sono ancora in carcere ma escono tutti i giorni e hanno la voglia di costruire qualcosa di nuovo. Però la percentuale è bassissima". Questo banalmente anche perché l'altra strada può apparire più in discesa: "è molto più facile andare a delinquere che cercare di fare qualcosa di positivo e concreto per se stessi. Ci vuole fatica e tempo, e tante cose che non si conoscono".

I frutti della determinazione di Carlo non si sono fatti attendere: una volta libero, grazie al Programma 2121 ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato. "Sono contento anche se non è il mio lavoro: mi permette di pagare l'affitto e le bollette". Di vivere onestamente il presente e di guardare al futuro, di fare progetti più a lungo termine. "Ho in mente dei traguardi, che devo raggiungere per stare bene. Nel paese in cui vivevo (Carlo è italiano ma ha vissuto all'estero per molti anni, ndr) ho dei parenti e delle persone a cui tengo, dei figli. Ho un lavoro da fare per ricostruire la loro fiducia in me".

Fiducia, un tema cruciale quando si tratta di reinserimento di ex carcerati nel tessuto sociale. Come osserva Antonio Sgobba nel suo recente "La società della fiducia" (Il Saggiatore), "non possiamo parlare di fiducia senza parlare di affidabilità. Oggi diciamo che è in crisi la fiducia in generale: quella reciproca, quella che costituisce il tessuto della società. [...] C'è un equivoco di cui fatichiamo a liberarci: non ci può essere fiducia civica se la società è divisa da diseguaglianze che appaiono insuperabili".

E così accade che anche i datori di lavoro non si fidino così spesso di una risorsa con un passato in carcere. A pesare secondo Giovanna Di Rosa, Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, è soprattutto il pregiudizio. "Si ritiene che chi ha compiuto un reato sia propenso a ripeterlo. I risultati sono invece opposti se si tenta di conoscere e valutare la persona che è stata in carcere e, soprattutto, la si crede capace di cambiare. Per mia esperienza alcune persone ex detenute hanno fatto percorsi molto positivi e dato prove di grande affidabilità al lavoro, senza tornare più al crimine" ci spiega.

Il risultato di sfiducia e pregiudizio è un numero: 13, cioè la percentuale di carcerati che in Italia trova un impiego presso datori di lavoro terzi rispetto all'amministrazione penitenziaria. Un numero che fa ridurre la possibilità che un detenuto possa tornare a essere parte del tessuto sociale dopo l'uscita. "Solo la costruzione di percorsi che iniziano durante l'espiazione della pena può favorire il reinserimento: le opportunità trattamentali potenziano la riflessione, mentre la formazione al lavoro e il lavoro stesso costituiscono uno strumento molto forte e concreto per un reinserimento effettivo. Un reinserimento efficace, con un lavoro e una professionalità spendibile, consente invece di abbattere la recidiva, evitando la commissione di nuovi reati" continua Di Rosa.

Il pregiudizio e il timore dei datori di lavoro non sono scalfiti neanche dalle agevolazioni previste dalla legge 193/2000, la legge Smuraglia che "ha previsto sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono detenuti o svolgono attività formative nei loro confronti; lo sgravio opera fino a sei mesi dopo la cessazione dello stato di detenzione" conclude Di Rosa.

Per coloro che ce la fanno, a ottenere un impiego, ci sono poi le relazioni con i colleghi. E banalmente, non tutti sono così pronti a lavorare fianco a fianco a un ex detenuto. Fortunatamente l'esperienza di Carlo ha un segno diverso, positivo, anche da questo punto di vista, indice che qualcosa si sta muovendo. "Dove lavoro io attualmente lo sanno tutti da dove vengo. Non mi aspettavo assolutamente questo tipo di accoglienza da parte di gente che non ha mai avuto a che fare con persone che vengono dal carcere. Se sei attorniato da persone con cui ti rendi conto che è possibile parlare non hai nessun problema".

 
Lanciano (Ch). Concorso "Lettere d'amore dal carcere, edizione 2020" PDF Stampa
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quotidianodifoggia.it, 28 novembre 2020


Feeling-long learning ovvero apprendimento permanente per l'istruzione e la formazione continua della persona, anche attraverso modalità alternative idonee a creare e potenziare la consapevolezza di essere un individuo pensante e senziente, facente parte di una comunità, dunque alla ricerca delle proprie emozioni positive. È su queste basi che l'I.T.E.S. "Fraccacreta", rappresentato dal Dirigente scolastico prof.ssa Maria Soccorsa Colangelo, ha deciso, unitamente ai docenti della sezione carceraria ed al personale educativo della Casa Circondariale, di aderire al Concorso Nazionale "Lettere d'amore dal carcere - edizione 2020".

L'evento, promosso dalla Casa Circondariale di Lanciano (CH), ha come obiettivo quello di estrinsecare i propri sentimenti d'amore verso una persona reale o immaginaria, un animale, un oggetto, un luogo, un paesaggio. La giuria del Concorso, come nelle precedenti edizioni, sarà composta da docenti esperti nel campo e da studenti universitari: i vincitori, qualora possibile, saranno invitati a partecipare alla cerimonia di premiazione che si terrà nella cittadina abruzzese entro il mese di dicembre 2020.

"In tempo di pandemia, come quello del Covid-19 che ufficialmente da febbraio 2020 ha messo in serio affanno i sistemi sanitari e le economie del Pianeta, la condizione all'interno degli Istituti di pena- ha dichiarato la Dirigente Colangelo- appare molto più dura rispetto ad altre epoche".

La popolazione carceraria vive, infatti, una situazione molto precaria in questi mesi: le attività scolastiche sono state sospese e la didattica a distanza, in assenza di strumenti telematici, non può svolgersi tramite internet. I docenti della sezione carceraria, comunque, hanno continuato con il solito entusiasmo a preparare, giorno per giorno, le loro lezioni su supporto cartaceo, poi fascicolato e portato all'interno della Casa circondariale. "Ancora una volta - ha concluso la prof.ssa Colangelo - l'I.T.E.S. "A. Fraccacreta" e la Direzione della Casa Circondariale di San Severo si dimostrano attenti e vicini alle esigenze formative, culturali e di riscatto sociale della popolazione carceraria: siamo consapevoli di compiere, con umiltà, una missione ancor più significativa, considerata l'estrema problematicità di questi tempi".

 
Livorno. Le Pecore Nere si sono fermate. Il Covid blocca il rugby anche in carcere PDF Stampa
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iltelegrafolivorno.it, 28 novembre 2020


Allenamenti e partite sospese per gli atleti-detenuti. Un progetto nato 6 anni fa grazie ai Lions Amaranto. A causa dell'emergenza Covid-19 e relative restrizioni, per un po' di tempo la palla ovale non potrà rotolare all'interno dell'istituto carcerario livornese de 'Le Sughere'.

Non si potranno disputare partite con protagonisti gli atleti delle Pecore Nere e, ovviamente, non si potrà vivere il simpatico rito dell'apprezzato terzo tempo offerto alle squadre ospiti, per una merenda, ben poco indicata dai dietologi, a base di arancini, hot dog, bomboloni alla crema e bibite gassate. Per le restrizioni non sono consentiti neppure i classici allenamenti. L'ultima gara disputata dalle Pecore Nere risale dunque allo scorso sabato 1 febbraio, alla vittoria, per tre mete a una, sui Ribolliti Firenze. In tutto, nell'arco della stagione agonistica 201920, quattro le gare di campionato giocate dalla rappresentativa dei detenuti dell'istituto penitenziario labronico. Una squadra tutt'ora imbattuta in gare ufficiali: all'attivo di questa formazione del tutto speciale, tre successi, un pareggio e nessuna sconfitta.

Il progetto di un pallone da rugby da far viaggiare all'interno del carcere livornese prende corpo 6 anni fa, sabato 27 settembre 2014, quando 22 giocatori dei Lions Livorno, accompagnati dal presidente della stessa società amaranto Mauro Fraddanni, dall'allenatore Manrico Soriani (vero promotore delle lodevoli iniziative rugbistiche svoltesi nell'istituto penitenziario livornese) e dai rappresentanti del comitato toscano della Fir, Marco Bertocchi e Claudia Cavalieri, danno vita, sul terreno di gioco in sintetico de 'Le Sughere', a un allenamento piuttosto sostenuto, con tanto di partitella in famiglia.

Durante la seduta, lunga circa 60 minuti, si sviluppano varie fasi di gioco e vengono mostrati i fondamentali dello sport della palla ovale. Un centinaio di detenuti, presente all'allenamento, mostra entusiasmo e grande partecipazione emotiva. Da quel giorno, grazie al lavoro dei Lions (ed in particolare dallo stesso Soriani e dai suoi colleghi-allenatori Michele Niccolai e Mario Lenzi) e al concreto appoggio dell'Associazione Amatori Rugby, scattano veri allenamenti per i detenuti. Ben presto è allestita una squadra composta da atleti reclusi nella casa circondariale livornese. La formazione, con grande autoironia, viene battezzata dagli stessi detenuti Pecore Nere.

 
Voto di fiducia sul Decreto Immigrazione. Il centrodestra promette battaglia PDF Stampa
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di Leo Lancari


Il Manifesto, 28 novembre 2020

 

Come previsto il governo ha messo la fiducia sul decreto immigrazione. Ad annunciarlo è stato ieri alla Camera il ministro per i rapporti con il parlamento Federico D'Incà mentre il voto è previsto per lunedì a partire dalle 14,30 subito dopo le dichiarazioni dei gruppi.

C'è voluto più di un anno ma alla fine la promessa fatta dal secondo governo Conte di mandare in soffitta i decreti sicurezza di Matteo Salvini, approvati durante il Conte 1, comincia a concretizzarsi. Le opposizioni, Lega in testa, hanno fatto di tutto per rinviare il più possibile questo momento prima facendo ostruzionismo commissione Affari costituzionali di Montecitorio poi, ieri, provando a rimandare il testo di nuovo in commissione adducendo a pretesto la mancanza della documentazione che avrebbe dovuto fornire il governo.

Richiesta giudicata inammissibile dal vicepresidente della commissione Ettore Rosato (Pd): "La conferenza dei capigruppo - ha spiegato -ha deciso unanimemente di non tenere votazioni nella giornata di oggi (ieri, ndr) e ha fissato all'unanimità un percorso che dobbiamo portare avanti. Nell'assumere le loro decisioni i capigruppo erano pienamente consapevoli dei rilievi avanzati in aula". Successivamente anche il viceministro dell'Interno Matteo Mauri si era espresso contro il rinvio in commissione.

Tra i punti di miglioramento delle norme approvati in commissione Affari costituzionali, ci sono il ridimensionamento delle multe per le Ong, che potranno essere applicate solo dopo procedimento giudiziario; il ritorno della protezione umanitaria e del sistema Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati), la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all'anagrafe dei Comuni ; il divieto di respingimento qualora esistano fondati rischi di essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti o a persecuzioni sulla base dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere; l'esclusione dei richiedenti asilo vulnerabili dalle procedure accelerate; la riduzione da 48 a 24 mesi dei tempi per la cittadinanza.

"Per due lunghissimi anni abbiamo dovuto sopportare la vergogna delle leggi insicurezza volute dall'allora ministro Salvini - ha commentato la deputata di LeU Rossella Muroni - leggi con cui l'Italia ha ripudiato la sua cultura giuridica, la sua storia, la sua umanità, con cui ha criminalizzato il soccorso in mare. Ora finalmente possiamo voltare pagina".

Da parte sua a Lega promette d fare e barricate quando lunedì l'aula voterà il nuovo decreto Immigrazione. Ad annunciarlo è stato lo stesso leader del Carroccio: "Non faremo passare decreti che riportano l'Italia indietro", ha segato ieri Matteo Salvini. "Lo faremo rispettando quello che è il regolamento della Camera, parlando e spiegando che sarebbe giusto che il parlamento si occupasse di lavoro, non di immigrazione. Li terremo in aula fino a che non ritireranno i decreti, contro che il centrodestra sa compatto".

 
Mauri (Pd): "Protezione umanitaria e permessi di lavoro, le nuove misure sull'immigrazione" PDF Stampa
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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 28 novembre 2020

 

Il viceministro dell'Interno: "Finisce la stagione della propaganda e degli slogan vuoti sull'immigrazione, in cui i decreti Salvini hanno giocato sulla pelle di tutti, italiani e immigrati, creando di fatto più insicurezza". Matteo Mauri è il viceministro dell'Interno, del Pd, che ha avuto un ruolo di raccordo nel tavolo di governo che ha riscritto il decreto immigrazione. Oggi il provvedimento che archivia la riforma di Salvini, approda nell'aula di Montecitorio. Il governo ha già fatto sapere che intende mettere la fiducia, da votare lunedì.

 

Mauri, arriva in aula alla Camera il decreto immigrazione che supera i decreti sicurezza di Salvini. Come mai il governo e la maggioranza giallo-rossa ci hanno messo tanto a cambiarli?

"Vale sempre la regola che per fare un buon lavoro serve il tempo che serve. E il nuovo decreto immigrazione è un ottimo lavoro. Se pensiamo al fatto che siamo stati bloccati dal lockdown per mesi, mi sembra un mezzo miracolo che siamo qui oggi a parlarne. Ma non è ancora finita. C'è ancora il voto in aula alla Camera e il Senato. Bisogna continuare con la stessa determinazione e la stessa qualità che ci abbiamo messo fino ad ora".

 

Lockdown a parte, ci sono state tensioni in maggioranza con i 5Stelle, che d'altra parte avevano votato i decreti Salvini quando erano in coalizione con la Lega nel governo Conte 1.

"Ma le tensioni dei primi momenti non hanno frenato. E siamo riusciti ad arrivare a un grande risultato politico in maniera condivisa con tutte le forze di maggioranza, con l'impegno di tutti inclusi di 5Stelle".

 

Il centrodestra l'ha già soprannominato il "decreto clandestini". Voi cosa rispondete?

"Dico che è la solita propaganda. Fatta di slogan vuoti. Ci siamo abituati. E non ci spaventa. Anzi, ci dà la carica. La verità è che vogliamo chiudere una stagione in cui si è giocato sulla pelle di tutti, degli italiani e dei migranti. Negare diritti, criminalizzare chi salva vite in mare o chi fa accoglienza, fare modifiche alle regole e creare decine di migliaia di irregolari in più in poco tempo sono tutte cose che non sono state fatte certamente nell'interesse degli italiani. Ma solo per speculare elettoralmente, sventolando la bandiera della sicurezza ma creando in realtà più insicurezza. Noi siamo per i diritti e per le regole. Per l'integrazione e la convivenza senza conflitti. Siamo per la sicurezza di tutti e per la protezione di chi è vulnerabile, italiani e stranieri. Noi siamo convinti che il rispetto dei diritti e un sistema di accoglienza e inclusione di qualità sia nell'interesse di tutti. Creare le condizioni per il conflitto, mettere i penultimi contro gli ultimi è da irresponsabili".

 

Quali sono le novità più importanti?

"Dovendo scegliere, tra le tante novità, direi queste. La reintroduzione della protezione umanitaria, che si chiamerà "speciale", per riportare l'Italia nella media europea dei permessi di soggiorno. Un nuovo sistema di accoglienza, il SAI, che favorisca veramente l'integrazione nel tessuto socio economico e che abbia un impatto minimo sulle comunità.

Molti permessi di soggiorno saranno convertibili in permessi di lavoro. In un solo anno, con la guida della ministra Luciana Lamorgese, abbiamo fatto prima una regolarizzazione riuscita e adesso questo importante decreto. Ma in sostanza abbiamo corretto le storture create da politiche sbagliate e da una legge, la Bossi-Fini, che produce strutturalmente i problemi".

 

Quindi, soddisfatto?

"Sì, assolutamente. Anche se la mia ambizione è andare oltre. Serve una nuova legge sull'immigrazione. Si deve andare verso un modo di gestire il fenomeno migratorio che porti l'Italia fuori dalla demagogia populista e dentro un futuro di lucida razionalità, nell'interesse di tutti".

 

Ma il governo teme l'ostruzionismo della destra e la fronda dei grillini dissidenti al punto che nei giorni scorsi è stato annunciato che metterete la fiducia?

"Mettiamo nel conto che il centrodestra, e la Lega in particolare, faranno di tutto per contrastare il decreto. Già alcune Regioni a trazione leghista - Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia - e la Liguria di Toti, hanno alzato le barricate. Ma noi siamo determinati perché sicuri delle nostre ragioni. All'interno del M5Stelle poi, sappiamo che ci sono punti di vista diversi, ma sono convinto che i problemi verranno superati".

 
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