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Relazioni tese tra Iran e Occidente, a pagare sono le prigioniere PDF Stampa
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di Riccardo Noury

 

Corriere della Sera, 18 luglio 2019

 

Dall'Iran arrivano in questi giorni notizie estremamente preoccupanti per quanto riguarda la situazione dei diritti umani. Lunedì scorso è stata trasferita nel reparto psichiatrico dell'ospedale Imam Khomeini la prigioniera anglo-iraniana Nazanin Zaghari-Ratcliffe, detenuta da oltre tre anni per l'assurda accusa di spionaggio.

Lo stesso giorno è finita in carcere, per accuse al momento ignote, la ricercatrice franco-iraniana Fariba Adelkhah. Sempre lunedì 15 è stata arrestata la giornalista Moolod Hajizadeh. Poco più di un giorno dopo è stata rilasciata su cauzione come avvenuto quattro mesi prima, quando aveva preso parte a una manifestazione di donne di fronte al ministero del Lavoro per chiedere l'uguaglianza di genere e la fine dell'obbligo d'indossare il velo.

La campagna contro l'obbligo del velo continua a essere un nervo scoperto per le autorità iraniane, che la ritengono un'invenzione pubblicitaria statunitense. Dalle ricerche di Amnesty International è emerso che, dal mese di aprile, in almeno sei casi attiviste della campagna sono state poste in isolamento, private di ogni rapporto con l'esterno, minacciate di ripercussioni contro le loro famiglie se non avessero "confessato" di fronte a una telecamera di provare rincrescimento e pentimento per essersi piegate al volere di "agenti dell'opposizione anti-rivoluzionaria all'estero", ossia la campagna dei cosiddetti Mercoledì bianchi.

Il caso più recente riguarda Saba Kordafshari, 22 anni, arrestata il 1° giugno. Per i primi 11 giorni è stata tenuta in isolamento nel centro di detenzione Vozara della capitale Teheran. Qui, hanno provato invano a farla "video-confessare". Poi è stata trasferita nella prigione di Shar-e Ray, dove ha ricevuto altre pressioni. Il 2 luglio è scomparsa, per ricomparire in carcere 12 giorni dopo. Nel frattempo, il 10 luglio è stata arrestata anche la madre, Raheleh Ahmadi.

Gli altri casi sono descritti qui. Spicca la pessima figura, alla faccia della deontologia professionale giornalistica, del personale della Islamic Republic of Iran Broadcasting (Irib), che filma interviste forzate senza il minimo consenso. Come nel caso di Yasaman Aryani e di sua madre Monireh Arabshahi, arrestate il 10 e l'11 aprile, e di Zarrin Badpa, l'anziana madre di Masih Alinejad, giornalista iraniana residente negli Usa e ideatrice della campagna dei Mercoledì bianchi. Ricordiamo che per aver difeso le attiviste della campagna è in carcere, condannata a un totale di 33 anni e 148 frustate, poi ridotti a 12 anni per il divieto di cumulo, l'avvocata per i diritti umani Nasrin Sotoudeh.

 
Egitto. Lo stato delle prigioni suscita preoccupazione per gli Usa PDF Stampa
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sicurezzainternazionale.luiss.it, 18 luglio 2019

 

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha espresso la propria preoccupazione per le condizioni delle prigioni egiziane, ed ha affermato che Washington continuerà a collaborare con le autorità egiziane in tale ambito. Tale questione fa riferimento alla risposta del segretario di Stato americano al Gruppo di Lavoro sull'Egitto, ovvero un gruppo di esperti di politica internazionale costituito nel 2010. Questo aveva sottolineato, in una lettera datata 20 giugno 2019, che la morte dell'ex presidente egiziano Mohammad Morsi, del 17 giugno scorso, avrebbe dovuto rappresentare una scintilla in grado di richiamare l'attenzione a livello internazionale sulla condizione dei prigionieri detenuti nelle carceri egiziane, i quali vivono in condizioni rischiose e dovrebbero essere salvati.

Da parte sua, Mike Pompeo, ha condiviso lo stato di preoccupazione del Gruppo di Lavoro ed ha espresso la propria opposizione verso ogni forma di arresto arbitrario o maltrattamento contro qualsiasi persona, a prescindere dalla nazionalità o dalle accuse riportate. Pertanto, il segretario di Stato ha affermato di aver discusso la questione nell'ambito degli incontri sui rapporti annuali sulla situazione delle prigioni e sul rispetto dei diritti umani ed ha altresì sottolineato che continuerà a lavorare con le autorità egiziane dei più alti livelli in tal senso.

Il Gruppo di Lavoro sull'Egitto ha parlato, nella propria lettera, di condizioni terribili per i prigionieri detenuti in Egitto. La lista comprende violazioni dei diritti fondamentali, uso sistematico della scomparsa forzata, isolamento, mancata assistenza medica, detenzione arbitraria, processo ingiustificato, torture, abusi sessuali. Le autorità avrebbero altresì cacciato fuori i detenuti, uccidendoli a sangue freddo, e mostrando la loro uccisione come se si trattasse di raid contro cellule terroristiche. Questo è stato il destino di più di 450 uomini egiziani dal 2015, come sottolineato altresì da un rapporto di Reuters.

Di fronte a tale scenario e considerato che vi sono diversi cittadini americani detenuti in Egitto, gli Stati Uniti sono stati invitati a prendere in esame la questione e a supportare alcune mosse significative. In particolare, alcune organizzazioni egiziane per i diritti umani hanno richiesto l'accesso da parte del Comitato Internazionale della Croce Rossa alle prigioni e di formulare rapporti e suggerimenti per migliorarne le condizioni. L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha, invece, chiesto di avviare indagini indipendenti sulle circostanze relative alla morte di Morsi, incluse quelle riguardanti il periodo di detenzione. Tale invito è stato altresì assecondato da Human Rights Watch e Amnesty International.

Secondo quanto sottolineato, l'amministrazione americana attuale, con il presidente Donald Trump, sta svolgendo un ruolo rilevante nel sostenere le richieste dei manifestanti in Sudan e Algeria circa i propri diritti. Pertanto, anche le richieste da parte dei politici prigionieri in Egitto dovrebbero essere prese in considerazione da parte americana, visto altresì l'aiuto dimostrato per più di 40 anni.

 
"Certezza della pena" non è solo quantità ma anche qualità PDF Stampa
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di Riccardo Polidoro e Gianpaolo Catanzariti*

 

Guida al Diritto - Il Sole 24 ore, 17 luglio 2019

 

La legge 26 luglio 1975 n. 354 - ordinamento penitenziario - ha rappresentato, da un punto di vista normativo, il passaggio dal sistema esclusivamente punitivo a quello anche "rieducativo". Dopo 27 anni venivano recepiti i principi costituzionali, ma l'assenza di una preparazione culturale a comprendere tale cambiamento è stata fatale per la concreta realizzazione della metamorfosi.

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Di cella si muore ancora: 25 suicidi nel 2019 tra i detenuti, 7 tra gli agenti PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 17 luglio 2019

 

Il carcere continua a mietere vittime, detenuti ma anche agenti penitenziari. Una escalation senza fine quella dei suicidi. L'ultimo, in ordine cronologico, è avvenuto nel carcere campano di Secondigliano. Domenica pomeriggio, Giovanni Pontillo, un 59enne di Capodrise (Ce), si è impiccato nella sua cella del carcere napoletano. Era detenuto nel reparto Ionio, alta sicurezza del carcere, dove stava scontando una condanna in primo grado a 20 anni per spaccio internazionale di droga e associazione a delinquere.

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Carceri, ecco il piano mobilità del Dap: in arrivo 1.162 nuovi agenti penitenziari PDF Stampa
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giustizianews24.it, 17 luglio 2019

 

Rafforzamento del personale di Polizia Penitenziaria in servizio negli istituti di pena italiani. È quanto prevede il piano di mobilità collegato alle prime assegnazioni dei neo agenti del 175esimo corso. Sulla base di quanto previsto dal piano di mobilità, la Direzione generale del personale e delle risorse del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria adotterà i provvedimenti di trasferimento del personale che si è collocato in posizione utile nella graduatoria definitiva dell'interpello nazionale per il 2018. Delle assegnazioni e dei trasferimenti beneficeranno tutti gli ambiti territoriali del Paese.

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