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Iran. Nasrin torna in carcere. La denuncia del marito: "Lì c'è odore di morte" PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 22 gennaio 2021

 

La battaglia dell'avvocata iraniana per i diritti umani Sotoudeh. Torna in carcere Nasrin Sotoudeh, avvocato e difensore dei diritti umani in Iran, dopo il congedo medico concesso a inizio gennaio. L'attivista ha fatto ritorno nella prigione di Qarchak, dopo essere stata sottoposta, pochi giorni fa, ad angiografia cardiaca.

A darne notizia è Reza Khandan, marito di Sotoudeh, che ha espresso preoccupazione per la salute della donna, ricordando le catastrofiche condizioni della prigione: la cella in cui si trova reclusa la moglie, infatti, sarebbe una stanza di dieci metri quadrati, senza finestre, con 12 letti. Secondo Khandan, nonostante il coronavirus, i prigionieri non riescono a mantenere la distanza di sicurezza. Ed è questo il motivo per cui Nasrin ha contratto il virus meno di tre settimane dopo essere stata trasferita a Qarchak.

L'avvocata era stata arrestata il 14 giugno 2016 a casa sua e trasferita alla prigione di Evin, vedendosi infliggere, nel 2018, una condanna a 33 anni di prigione e 148 frustate con l'accusa di "propaganda sovversiva" per aver difeso alcune donne che avevano sfidato il divieto di non portare l'hijab (il tradizionale velo femminile obbligatorio nella Repubblica sciita) in pubblico. Sotoudeh, che assieme al marito è fra i principali attivisti iraniani per i diritti umani, si è sempre detta innocente, dicendo di aver soltanto manifestato pacificamente per i diritti delle donne e contro la pena di morte.

"Nasrin è tornata in prigione - ha scritto Khandan sul suo profilo Facebook. Era angosciata qualche giorno fa all'ospedale Pars di Teheran. Purtroppo, le condizioni delle carceri in Iran sono terribili e i prigionieri che hanno problemi fisici e malattie tollerano condizioni più difficili. La prigione di Qarchak è un disastro per centinaia di donne prigioniere. La maggior parte delle stanze di Gharchak sono di 10 metri quadrati, compresa la stanza dove Nasrin e altri 40 prigionieri sono imprigionati in un salone chiamato "Counseling Hall 2".

Queste stanze della prigione definite "capanna" hanno 12 posti letto e mancano le finestre. Questa è la struttura progettata dai costruttori di questa prigione. L'orribile odore di questa prigione assomiglia al fetore dei cadaveri". Prima di tornare in prigione, Nasrin ha voluto visitare il suo ufficio, nel quale non metteva piede da due anni e mezzo, per alcuni minuti.

"L'Iran è un posto dove nessun tipo di critica al governo è concessa. Le carceri sono luoghi senza regole e anche gli adolescenti possono essere condannati a morte, in spregio a qualsiasi convenzione internazionale.

E nessun giornale può raccontare quello che accade: l'unica tv è quella di Stato, che spesso manda in onda, prima dei processi, le false confessioni estorte ai prigionieri con la tortura", ha dichiarato nei mesi scorsi Khandan al Dubbio, che ha anche sottolineato come le violazioni dei diritti umani, in Iran, siano diffuse e sistematiche ed avvengano per conto del governo. "Le libertà sociali e politiche sono molto limitate - ha spiegato.

L'Iran è al primo posto nel mondo per numero di esecuzioni rispetto alla popolazione e la tortura (in particolare la fustigazione) viene applicata in forme legali, illegali e sistematiche. La libertà dei media è generalmente limitata. Le elezioni nel paese sono diventate un fenomeno senza senso. I diritti delle donne, delle minoranze etniche e religiose vengono ignorati e la discriminazione di genere dilaga. Le proteste pacifiche vengono generalmente represse. I cittadini possono essere condannati a cinque anni o più di carcere per aver usato internet".

Per Khandan, il sistema giudiziario iraniano non segue alcuna legge quando agisce contro l'opposizione. Agisce in conformità agli ordini impartiti dalle agenzie di sicurezza, tanto che i prigionieri politici risultano tra i cittadini più indifesi dell'Iran e vengono trattati dalle forze di sicurezza utilizzando come loro strumenti i giudici delle corti rivoluzionarie. "Mia moglie ha fatto uno sciopero della fame per dare voce ai prigionieri politici e penso che questa voce sia stata ascoltata dall'opinione pubblica mondiale - ha aggiunto. Quanta pressione possa esercitare l'opinione pubblica sul governo iraniano, poi, è un'altra questione. Ma almeno nel caso di mia moglie e di alcuni altri prigionieri politici e con doppia cittadinanza, questa pressione si è manifestata".

 
Bei e ministero della Giustizia insieme per promuovere l'inclusione sociale dei detenuti PDF Stampa
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di Cristina Barbetta

 

Vita, 21 gennaio 2021

 

È la prima partnership in Ue tra la Banca europea per gli investimenti (Bei) e il ministero della Giustizia, finalizzata al sistema penitenziario. Mira a ridurre il tasso di recidiva degli ex detenuti e a garantire il loro reinserimento sociale e lavorativo, attraverso nuove soluzioni di finanziamento.

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Le inconsistenti polemiche contro "Report" PDF Stampa
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di Franco Insardà

 

Il Dubbio, 21 gennaio 2021

 

"Il coraggio di Report di affrontare il carcere senza inutili dietrologie". Così, in maniera quasi profetica, avevamo titolato l'articolo sulla trasmissione messa in onda da Rai3 lunedì scorso e dedicata al carcere. Eh sì, perché dopo tanti anni in cui questo giornale quotidianamente si interessa dell'universo penitenziario, ci siamo resi conto che gli argomenti trattati danno fastidio, ai più. Le nostre inchieste, le denunce e le storie hanno spesso sollevato polemiche, interrogazioni parlamentari e tenuto acceso un faro su tutto quello che succede all'interno delle carceri italiane: dal sovraffollamento alle precarie condizioni sanitarie, dalla limitazione dei diritti dei detenuti al difficile contesto nel quale operano gli agenti di Polizia penitenziaria.

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Morte in carcere: le domande sono più importanti delle risposte PDF Stampa
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di Carmelo Musumeci

 

osservatoriorepressione.info, 21 gennaio 2021

 

Penso che il senso di umanità e i diritti civili non si dovrebbero fermare davanti alle porte di un carcere. Un paio di giorni fa, nel programma di Rai 3 "Report", si è parlato di carcere. La trasmissione, ovviamente, non ha potuto dare risposte, quelle aspettano alla magistratura, però credo abbia stimolato molte domande negli spettatori, anche a quelli che dicono: "Fateli marcire in galera/Sé la sono cercata/Ai morti chi ci pensa?/Ci dovevano pensare prima "ecc.. Speriamo che qualcuno di loro che ha visto la trasmissione si chieda come mai i detenuti imbottiti di metadone non siano stati soccorsi e portati all'ospedale, ma, invece, trasferiti in altri carceri e portati nelle celle di punizione.

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Nuove carceri? Purché si capisca che la reclusione dev'essere l'extrema ratio PDF Stampa
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di Osservatorio Carcere Ucpi

 

Il Dubbio, 21 gennaio 2021

 

Era il 1948, quando i padri costituenti scrissero nella nostra Carta che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Una frase chiara che non si presta a pluralità di interpretazioni. Innanzitutto la potestà punitiva dello Stato va esercitata con modalità diverse, di cui il carcere rappresenta la più grave, ma non l'unica. Si ha, dunque, "certezza della pena" anche scontando altre sanzioni. Le stesse "misure alternative" lo sono. Esse, infatti, contribuiscono a scontare la pena.

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