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Egitto. Fine pena quando? Per Zaky altri 15 giorni di carcere. Udienza il 16 giugno PDF Stampa
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huffingtonpost.it, 5 giugno 2020


Il rinnovo della custodia, scrivono su Fb gli attivisti che si battono per la liberazione dello studente egiziano dell'università di Bologna, è avvenuto senza la presenza né di Patrick né dei suoi avvocati.

Altri 15 giorni di detenzione per Patrick George Zaky, lo studente egiziano dell'Università di Bologna in carcere in Egitto da inizio febbraio, e prossima udienza prevista per il 16 giugno. È l'esito dell'ultima udienza - che era fissata al primo giugno - appreso oggi dagli attivisti che si battono per la causa del ricercatore. Il rinnovo di custodia, scrivono su Facebook, è avvenuto senza la presenza né di Patrick né dei suoi avvocati. "L'ultima volta che Patrick si è presentato davanti a un pubblico ministero è stata il 7 marzo - scrivono gli attivisti del gruppo "Patrick Liber"' - il che significa che Patrick è stato in detenzione preventiva senza presentarsi davanti a un pubblico ministero già da quasi tre mesi".

Patrick, 28 anni, frequentava a Bologna il master europeo Gemma ed è un attivista per i diritti umani e civili, in particolare Lgbti. È in carcere da inizio febbraio con accuse che vanno dall'istigazione alla violenza al terrorismo basate su post su Facebook da un account che i suoi legali affermano sia falso. Nelle prime 24 ore del suo arresto avrebbe subito torture e minacce. La famiglia non lo vede dal 9 marzo. Di pochi giorni fa la denuncia di Amnesty International di casi di coronavirus nel complesso carcerario di Tora, dove Zaky è detenuto. Soggetto a rischio perché asmatico, gli attivisti ne chiedono la liberazione immediata anche per motivi di salute.

 
Hong Kong ricorda piazza Tiennamen, Pechino vieta i cortei PDF Stampa
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di Alessandro Fioroni


Il Dubbio, 5 giugno 2020

 

Un anniversario blindato e qualsiasi commemorazione proibita ad Hong Kong. L'ex colonia britannica non ha potuto così celebrare il ricordo del 4 giugno 1989 quando a piazza Tienanmen, a Pechino, si consumò nel sangue la ribellione studentesca al partito comunista cinese. I manifestanti, oltre un milione, occuparono lo snodo nevralgico della capitale per sei settimane.

La notte del 3 giugno i carri armati e le truppe dell'esercito aprirono il fuoco, uccidendo e ferendo persone disarmate. Si parla di almeno 10mila morti anche se le autorità non hanno mai fornito una cifra ufficiale. Quest'anno qualsiasi ricordo pubblico è stato proibito, ufficialmente si tratta di misure anti-coronavirus ma a nessuno sfugge il fatto che l'anniversario cade proprio nel momento in cui la pressione cinese su Hong Kong è fortissima. Il timore che le commemorazioni si potessero trasformare in manifestazioni anti Pechino ha bloccato sul nascere qualsiasi tentativo.

Nonostante ciò in migliaia i cittadini hanno tentato di raggiungere Victoria Park dove solitamente si tiene una veglia, il luogo è stato però sigillato da circa 3mila agenti di polizia che hanno eretto alte recinzioni per fermare anche la più piccola dimostrazione.

L'Alleanza di Hong Kong, che organizza le iniziative celebrative aveva annunciato di voler inviare piccoli gruppi di rappresentanza rispettando le regole di allontanamento sociale. Ci si può radunare infatti in massimo 8 persone, ma fonti di polizia avevano fatto già sapere che neanche questa modalità sarebbe stata tollerata. La notte precedente però altre veglie con piccoli lumi di candela sono nate spontaneamente in altre parti di Hong Kong come nel caso del distretto di Mong Kok mentre alcuni attivisti per la democrazia hanno celebrato l'anniversario fuori da una prigione.

Il timore è quello che d'ora in poi qualsiasi manifestazione in ricordo del massacro di Tiennamen sarà proibita, si tratta infatti di una data segnata fortemente dal sentimento anticinese che Pechino non fa nulla per affievolire. Ieri infatti nel Parlamento di Hong Kong è stata approvata la legge, con 41 voti a favore, che prevede sanzioni carcerarie e multe salate per chiunque mostri mancanza di rispetto all" inno nazionale cinese, la Marcia dei Volontari.

Inoltre viene richiesto che agli studenti venga insegnato a memoria il canto e la sua storia. L'approvazione è arrivata non senza qualche protesta all'interno dell'aula, due deputati dell'opposizione, Eddie Chu e Ray Chan Police, hanno gettato tra i banchi dell'Assemblea legislativa un liquido maleodorante che ha provocato l'intervento della polizia e vigili del fuoco.

Prima di essere portati via di peso i due hanno gridato di voler protestare contro la "repressione omicida" messa in atto da Pechino.

"Uno Stato assassino puzza per sempre. Non perdoniamo al mondo quello che il partito comunista cinese ha fatto 31 anni fa" il grido prima di essere zittiti. In realtà negli ultimi anni, l'inno cinese è stato spesso fischiato prima delle partite della squadra di calcio dell'isola e di altre manifestazioni sportive. Molti spettatori cantano invece il motivo "Glory a Hong Kong", che è diventato un grido di battaglia per gli attivisti democratici in ogni manifestazione di strada.

 
Filippine. Nuova legge, ora Duterte può incarcerare chi vuole PDF Stampa
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di Emanuele Giordana


Il Manifesto, 5 giugno 2020

 

La nuova legge anti terrorismo - nome buono per tutte le stagioni - serve a rendere regolari l'arresto senza giustificazione e la detenzione per 14 giorni di sospetti "terroristi". Ieri mattina le Filippine si sono svegliate sotto la pressione di una nuova legge dello Stato voluta dal presidente Rodrigo Duterte e che consente di schiaffare in galera sostanzialmente chi gli si oppone. La nuova legge passata a larga maggioranza alla Camera bassa, dopo il via libera del Senato in febbraio, è stata votata come "urgente" benché il Paese abbia ben altri problemi a cominciare dalla pandemia.

La nuova legge anti terrorismo - nome buono per tutte le stagioni - serve a rendere regolari l'arresto senza giustificazione e la detenzione per 14 giorni di sospetti "terroristi", attribuzione che sarà deputata a un nuovo Consiglio antiterrorismo che dovrà dire cosa si intende con questo termine e che potrebbe addirittura, bypassando la magistratura, ordinare gli arresti.

Nel mirino chiunque proponga e partecipi - ma anche solo inciti - alla pianificazione o all'addestramento di un "attacco terroristico". Formule vaghe ma con pene da 12 anni di reclusione fino all'ergastolo oltre all'eliminazione di un rimborso in caso di errore giudiziario. Insomma una legge liberticida varata proprio nel momento in cui l'Ufficio Onu per i diritti umani di Ginevra torna sulla controversa campagna di Duterte per sradicare le droghe illegali iniziata nel 2016 e che ha portato all'uccisione di almeno 8.600 persone. Un bilancio per difetto che potrebbe essere tre volte quella cifra, come ha reso chiaro ieri un rapporto dell'Ufficio Onu che cita la "quasi impunità" per gli omicidi, continuati insieme ad altri presunti abusi durante la pandemia Covid-19. Ma a Duterte le critiche dell'Onu interessano poco. Dopo aver ricevuto dal parlamento una sorta di mandato ai pieni poteri per via della pandemia, adesso mette a punto con la nuova legge un altro modo per proseguire impunemente con le sue campagne di pulizia a 360 gradi.

Che la nuova sterzata non riguardi solo terroristi o tossici lo si evince del resto dalle parole del portavoce presidenziale Harry Roque che, in un comunicato stampa televisivo, ha detto che la libertà di parola non potrà mai essere soppressa nelle Filippine ma che non si tratta di un diritto "assoluto", un chiarimento con distinguo rivolto proprio al rapporto dell'Onu. Le cose per altro sono già andate molto avanti: la prova che la libertà di espressione è in gioco eccome la racconta la vicenda di Abs-Cbn, colosso mediatico critico con Duterte e da Duterte messo a tacere.

La Corte Suprema ha concesso alla rete di tornare a trasmettere ma pende sempre il rischio, agitato dal presidente, del rinnovo della concessione governativa che potrebbe slittare ancora e vedere alla fine una decisione negativa che farebbe saltare l'azienda che già accusa perdite secche da quando è stata oscurata il 5 maggio scorso. C'è anche un'altra novità: Duterte in febbraio aveva comunicato a Washington l'intenzione di abrogare il Visiting Forces Agreement con gli Stati Uniti, un accordo bilaterale che facilita i rapporti militari tra i due Paesi. Ma adesso, qualcuno dice per via delle tensioni marittime con la Cina, ha per ora sospeso l'iter che lo dovrebbe concludere. Fino al prossimo colpo di teatro.

 
Progetto "Carcere e scuole: educazione alla legalità". La giornata conclusiva PDF Stampa
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di Ornella Favero*

 

Ristretti Orizzonti, 4 giugno 2020

 

Lo scrittore Gianrico Carofiglio ha chiuso il progetto di Ristretti Orizzonti parlando, a più di 400 studenti e insegnanti in videoconferenza, dell'importanza di "trovare le parole adeguate", ma anche "della gentilezza e del coraggio" necessari per comunicare.


"Carcere e scuole: educazione alla legalità" è un progetto complesso, che compie 18 anni e ha attraversato tempi difficili in cui nessuno avrebbe scommesso sulla sua sopravvivenza, perché un progetto con al centro le storie delle persone detenute non ha vita facile. Eppure, ce l'abbiamo fatta anche questa volta, nonostante la sofferenza dell'isolamento contro il virus, perché davvero nessuno vuole rinunciare a questo progetto. Per premiare i ragazzi vincitori del concorso di scrittura, sono intervenuti in videoconferenza l'assessora alle politiche sociali del Comune di Padova, Marta Nalin, e il direttore del carcere, Claudio Mazzeo.

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4bis, le "correzioni" dell'Antimafia alla sentenza della Consulta PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 4 giugno 2020

 

Presentata ieri dal presidente Morra la relazione che sarà inviata al Parlamento. Due le proposte per rendere più difficile la concessione dei permessi agli ostativi: accentrare le decisioni a Roma o esautorare i magistrati di sorveglianza.

Alla fine la relazione della Commissione Antimafia è stata presentata in video conferenza dalla sala polifunzionale di Palazzo Chigi. La relazione contenente le nuove e più stringenti regole per la concessione dei benefici penitenziari ai mafiosi, è scaturita dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale quella parte del 4bis che impone il divieto assoluto del permesso premio nei confronti di chi non collabora con la giustizia. Ricordiamo che tale relazione era stata approvata dalla commissione antimafia il 21 maggio scorso e ieri hanno deciso di ufficializzarla per trasmetterla in parlamento.

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