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Benevento. Il progetto "Oltre le Mura", promosso dal Garante regionale dei detenuti PDF Stampa
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gazzettabenevento.it, 27 settembre 2020


Il progetto "Oltre le Mura", lanciato e promosso dal "Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale" della Regione Campania, Samuele Ciambriello, nelle Case circondariali della Campania, per il carcere di Benevento "Capodimonte" è stato affidato alla Cooperativa Sociale di comunità iCare. Si tratta di una progettualità trattamentale di supporto diretto con il carcere con detenuti e detenute presenti nella sezione "Sex offenders" (che prende in considerazione reati a sfondo sessuale).

"È - si legge nella nota inviata alla Stampa - un percorso formativo, gestito da iCare, articolato in due incontri a settimana di due ore. Si tratta di attività di gruppo e individuali, che seguono le disposizioni normative di prevenzione anti-Covid 19, tese a creare momenti e spazi di condivisione e di riflessione degli operatori del progetto con i detenuti, per dare loro la possibilità di entrare in contatto prima di tutto con loro stessi e con il mondo che li circonda, con i loro sentimenti, con quello che hanno vissuto, che stanno vivendo e che vivono dal punto di vista emozionale.

Sei le figure professionali individuate che faranno da operatori del progetto: due psicologhe, un'educatrice-criminologa, un esperto di esecuzione penale esterna e una mediatrice culturale.

Per ogni detenuto mettersi a confronto con le proprie esperienze e con le esperienze altrui è un sostegno valido e un'opportunità concreta e incisiva di accompagnamento che può aiutarlo nel percorso di reinserimento sociale all'interno della vita carceraria, in un'ottica di riduzione del danno in cui la struttura carceraria si configura come una risorsa e in una logica di collegamento tra carcere e territorio.

Quest'intervento di aiuto attraverso, come detto, una rieducazione soprattutto di tipo emotivo, mira a ridurre i rischi di marginalizzazione, di esclusione sociale e di reiterazione del reato da parte dei detenuti, una volta scontata la pena, attraverso il cambiamento evolutivo della persona".

 
Roma. "Verso un altro stop ai processi" PDF Stampa
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di Ilaria Sacchettoni


Corriere della Sera, 27 settembre 2020

 

Paura a piazzale Clodio, due avvocati denunciati alla Procura: in aula da positivi. "Presto tamponi rapidi". Cluster in Tribunale, il presidente Lamalfa: ancora nessun termo scanner, non c'erano soldi. Si valuta un nuovo stop ad alcuni processi e l'istituzione di altri spazi, con distanziamento, per la consultazione dei fascicoli da parte dei difensori. Si pensa poi a tamponi rapidi da realizzarsi con l'aiuto dell'Asl in modo per circoscrivere il singolo caso positivo. E si lavora all'installazione di termo scanner che permettano di misurare la temperatura all'ingresso nella cittadella di piazzale Clodio. Pressing delle organizzazioni sindacali: "Assenti i controlli in entrata". Antonino Lamalfa: "Salvata la produttività malgrado le difficoltà".

Correre ai ripari, dopo che due avvocati positivi al Covid hanno vagato beatamente per il Tribunale, si annuncia complesso. Si valuta un nuovo stop ad alcuni processi e l'istituzione di altri spazi, con distanziamento, per la consultazione dei fascicoli da parte dei difensori. Si pensa poi a tamponi rapidi da realizzarsi con l'aiuto dell'Asl in modo da permettere di circoscrivere il singolo caso positivo scongiurando eventuali cluster. Si lavora, infine, all'installazione di termo scanner che permettano di misurare la temperatura all'ingresso nella cittadella di piazzale Clodio.

Nessuna tra queste è una soluzione neutra per gli equilibri di un Tribunale complesso come quello romano, a cominciare dalla prima, quella del rinvio di alcuni dibattimenti, già criticata dai difensori che, nei mesi scorsi, s'erano detti penalizzati dalla sospensione dell'attività: "Stiamo ragionando anche sul fermo di alcuni processi ma speriamo che possano bastare le altre misure adottate" dice il presidente vicario del Tribunale Antonino Lamalfa. Nel frattempo potrebbero essere impiegate aule per l'attesa distanziata del processo in caso di ritardo dell'udienza.

Mentre la seconda soluzione, quella dell'impiego di corridoi o eventuali altre stanze (poche) disponibili implica qualche rivoluzione nel modo di lavorare di utenti e personale del Tribunale. Quanto ai "tamponi rapidi" e ai "termo scanner", al momento dovrebbero arrivare a breve. Attraverso una partnership con l'Asl Roma 1, potrebbe andare in porto la procedura che permette di effettuare test veloci su tutti i dipendenti della cittadella giudiziaria: "Una conferma arriverà nei primi giorni della settimana", si augura Lamalfa.

Mentre per i termo scanner bisognerà aspettare che la Procura generale, dalla quale dipende l'installazione, trovi una soluzione logistica adeguata: "I termo scanner devono essere posizionati all'aperto, ma proprio per questo hanno bisogno di uno spazio apposito che li ospiti e che va costruito" spiega Lamalfa che, dopo molti solleciti andati a vuoto (la Procura generale non aveva le risorse economiche per provvedere, i finanziamenti sono stati trovati solo dopo l'estate), si vede spostato di qualche metro più in là il traguardo.

Per inciso c'è chi lamenta disparità fra il Tribunale penale e quello civile, dove è in vigore l'uso dei termo-laser (le pistole che rilevano la febbre). Il problema, come denunciato dal presidente vicario, sarebbe la mancanza di personale a piazzale Clodio, dove non si è trovato disponibile all'operazione di rilevazione della temperatura in ingresso ("Ma abbiamo già chiesto più forze dell'ordine", dice Lamalfa).

Intanto c'è il pressing delle organizzazioni sindacali come il sindacato Flp Giustizia che ha proclamato lo stato di agitazione a causa "dell'altissimo rischio per il personale giudiziario, magistraturale e per tutta l'utenza che si possa creare un cluster di difficile risoluzione a causa della positività riscontrata".

E che ora, a emergenza esplosa, ha buon gioco nel denunciare i ritardi: "Risultano essere stati del tutto assenti i controlli in entrata e le verifiche sulla sicurezza delle distanze da osservare per gli avvocati e l'utenza rispetto al personale amministrativo e ai magistrati". Per Lamalfa lo sforzo di gestire una situazione difficile c'è stato e ha salvaguardato "la produttività". I due avvocati positivi al Covid, intanto, sono stati denunciati alla Procura che ora aprirà un fascicolo in merito.

 
Imperia. Prevista ristrutturazione del carcere, contro il problema del sovraffollamento PDF Stampa
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di Giò Barbera


La Stampa, 27 settembre 2020

 

Nel penitenziario ci sono 93 detenuti contro una capienza di 69: rifacimento di tutte le sezioni con relativi servizi igienici. È vicina una soluzione al sovraffollamento del carcere di Imperia. "Dopo numerose denunce finalmente possiamo annunciare che casa circondariale di Imperia sarà finalmente ristrutturata".

Fabio Pagani, segretario regionale della Uil-Pa Penitenziari è moderatamente ottimista e ricorda che "più volte era stato all'Amministrazione Penitenziaria, coinvolgendo il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Dino Petralia, è stato denunciato che il padiglione "seminterrato", aperto per l'emergenza sanitaria, dove ospitare nuovi detenuti e altri da mettere in quarantena, non era a norma".

Oggi, nel carcere sono detenute 93 persone su una capienza di 69. "Con l'annuncio della ristrutturazione - aggiunge Pagani - gli interventi di ristrutturazione saranno graduali su singole semisezioni con mini "sfollamenti" di circa 25 detenuti". In particolare saranno ristrutturate tutte le sezioni con relativi servizi igienici e docce. "I lavori - spiega il sindacalista Uil - interesseranno il profilo igienico-sanitario, per impedire le attuali pesanti propagazioni di umidità e muffe nei locali annessi alle stanze detentive, dovute a scarsa areazione".

Ma non mancano i problemi di organico. "Bisogna intervenire immediatamente anche su automatizzazione e su vigilanza con videosorveglianza. Soprattutto occorre implementare il personale di polizia penitenziaria. Per questo credo sia necessaria una riunione anche per cercare di migliorare le dotazioni di automezzi e tecnologie, l'organizzazione del lavoro, altrimenti gli sforzi economici saranno inutili.

Bisogna convincere il governo Conte che l'urgenza è costruire in tempi record un nuovo carcere a Savona, dimostrando, come è successo per il ponte Morandi, che quando si vuole le cose si fanno. e in poco tempo". Solo una decina di giorni fa i detenuti del penitenziario imperiese avevano protestato contro il drastico calo delle telefonate: da una al giorno a una la settimana.

 
Lecce. Associazione Antigone: visita dell'Osservatorio al carcere di Borgo San Nicola PDF Stampa
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di Sharon Orlandi e Ilaria Piccinno*


informalecce.it, 27 settembre 2020

 

Tra salute mentale e detenzione chi soffre è sempre l'essere umano. Attraversando i corridoi del Reparto di Osservazione Psichiatrica e del Reparto Infermeria della Casa Circondariale Borgo San Nicola di Lecce si sente solo il silenzio di un'Istituzione che lascia i propri operatori in balia di vuoti normativi, sovraccarico di lavoro e servizi territoriali assenti che parcheggiano e dimenticano le persone detenute in reparti in cui non dovrebbero stare. Svariati e differenti sono stati i tentativi messi in atto dal Ministero della Giustizia e dal Ministero della Sanità per garantire a detenuti ed internati con patologia psichiatrica un'assistenza sanitaria personalizzata e continuativa.

Nella nostra città ha preso avvio nel 2017, in via sperimentale, il Reparto di Osservazione Psichiatrica, un polo ASL all'interno delle mura della Casa Circondariale di Lecce. A seguito della definitiva chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari avvenuta nel 2015, oltre all'istituzione delle R.E.M.S., si è reso necessario un potenziamento del ruolo delle Sezioni di Salute Mentale degli istituti penitenziari ora denominate Articolazioni per la Tutela della Salute Mentale (ATSM), i cosiddetti Reparti di Osservazione Psichiatrica (ROP), sezioni speciali penitenziarie previste dall'art.65 dell'Ordinamento Penitenziario e 111 Reg. Es. O.p..

Si tratta, nella formazione attuale, di sezioni dipendenti dal Distretto Asl competente per territorio e di diretta responsabilità di personale riconducibile all'area psichiatrica, destinate al trattamento sanitario di detenuti, condannati in via definitiva o in attesa di giudizio, i quali versino in una condizione di infermità o minorazione psichica, non compatibile con la detenzione in sezioni ordinarie. Nello specifico i R.O.P. sono destinati a quegli imputati o condannati che durante la detenzione sviluppino una patologia psichiatrica, a condannati a pena diminuita per vizio parziale di mente (art.111 c.7 D.P.R n. 230/2000) ed a detenuti od internati, la cui condizione psichica debba essere posta sotto osservazione nelle apposite sezioni, dette "sezioni osservandi", per una durata non superiore a 30 giorni (art.112 D.P.R n. 230/2000). La prevista temporaneità presso tali Reparti è contrastata dalla stessa legge che la regola per cui è stabilito che l'Autorità giudiziaria o il Magistrato di Sorveglianza possano prolungare la permanenza nel reparto, salvo poi il rientro nell'Istituto di provenienza.

È altresì sancito il rispetto del principio di territorialità, in base al quale dovrebbero essere inviati solo detenuti dalla Regione di residenza. Nei fatti è tutto ben diverso. Nel R.O.P. di Lecce sono ospitate persone con patologie psichiatriche la cui permanenza si protrae oltre i 30 giorni previsti, per arrivare anche a superare sei mesi. Il principio di territorialità non viene sempre rispettato, pena la lontananza dagli affetti da parte di soggetti con un equilibrio psichico già molto precario. Ad oggi sono solo 10 le persone presenti a fronte dei 20 posti disponibili, ma il Reparto non ha accolto mai più di 15 pazienti dall'inizio della gestione.

Innumerevoli le richieste di invio di detenuti da sottoporre ad osservazione psichiatrica, e a complicare ulteriormente la situazione c'è la carenza di personale; da ben cinque mesi all'interno del reparto vi è un solo medico psichiatra sui quattro previsti in organico. Una situazione precaria pronta ad esplodere improvvisamente. Una pazzia, è innegabile, lasciare un solo medico all'interno di un reparto così fragile e complesso. Il rischio di burnout è dietro l'angolo, laddove la pressione psicologica e la responsabilità di una struttura dipendano esclusivamente dalle decisioni di un singolo.

Rispondere adeguatamente alle continue richieste dei pazienti, ai colloqui con avvocati e familiari, prendere decisioni su progetti individualizzati e promuovere e sostenere relazioni interpersonali con i detenuti, diviene un macigno sulle spalle anche di chi ci mette tutta la propria passione e professionalità per sopperire alla mancanza di colleghi.

Un luogo in cui dovrebbe prevalere la funzione diagnostica e riabilitativa del soggetto con patologie psichiatriche, lascia il posto ad un luogo in cui, come accadeva negli O.P.G., sembra piuttosto predominare l'aspetto custodiale, a scapito dunque dell'osservazione e trattamento del soggetto psichiatrico. Le criticità riscontrate lasciano spazio al rischio che il carcere, limitandosi a contenere la malattia psichiatrica, assuma il ruolo di Istituzione di "scarico" di soggetti problematici, precedentemente svolta dagli scomparsi O.P.G., così spostando le problematiche senza realmente risolverle.

Di recente è stato indetto un bando di concorso per la selezione di medici psichiatri da inserire nell'organico del R.O.P. di Lecce, ma è andato tristemente deserto. Sicuramente non è facile entrare in relazione e lavorare in un contesto come questo, dove non bastano le competenze ma serve una sincera propensione verso l'altro nella comprensione della sua complessità emotivo/relazionale che si interseca con la patologia psichiatrica e lo stato detentivo. È pur vero che tali sezioni speciali debbano ricevere l'adeguato supporto di personale, non solo in base alla previsione in pianta organica, ma anche in base alla tipologia di pazienti psichiatrici accolti, i quali spesso, a causa dell'eterogeneità delle posizioni detentive e patologiche, richiedono un apporto maggiore di risorse umane specializzate. Manca, al momento, un lavoro di equipe, come assente è la formazione all'ingresso del personale medico che si troverà poi a contatto con soggetti con importanti patologie psichiatriche, e per di più in un contesto, quello penitenziario, fatto di regole ben precise da osservare.

Infine, 250 sono le persone detenute che attualmente, all'interno della Casa Circondariale di Lecce, assumono una terapia psichiatrica. Nel 2019 i detenuti in trattamento nell'Istituto leccese rappresentavano il 29% del totale della popolazione detenuta.

Nel reparto Infermeria di Borgo San Nicola, dove sono allocate anche persone detenute con disturbi psichiatrici, la situazione non è di certo migliore. Sono solo due i medici psichiatri a fronte dei 1054 detenuti. Il burnout anche qui è pronto ad entrare in scena.

Il disturbo di personalità è la diagnosi più diffusa all'interno del penitenziario e nei casi più attenzionati l'unica soluzione è il collocamento del soggetto in una comunità terapeutica esterna. Peccato per le liste d'attesa con tempi di inserimento molto lunghi che costringono il detenuto ad attendere in sezione finché non si liberi un posto. Molto spesso, l'unica risposta che il soggetto ha per questa attesa è quella di mettere in atto gesti auto-etero aggressivi, aggravando ulteriormente il proprio stato di salute.

Nel carcere di Lecce è stato fatto molto dal punto di vista del reinserimento, della proposta professionale e della promozione della cultura. Si può dire che è un angolo virtuoso di umanizzazione della pena ma tuttavia è circondato dal deserto; un territorio che non investe e valorizza le risorse umane che lì dentro si sono formate negli anni.

I servizi territoriali, che dovrebbero fungere da ponte, sono in realtà ponti tibetani fragili e ingolfati dove spesso si cela anche il pregiudizio verso il proprio utente. Quale possibilità possiamo dare a chi sceglie di ripensare la propria vita e di imparare un mestiere se non c'è continuità tra il dentro e il fuori? Come possiamo sperare in nuovi medici psichiatrici se il carcere ancora continua ad essere considerato un Non Luogo, l'ombra oscura della città che a tutti i costi deve essere celata, anziché diventare parte integrante della stessa?

 

*Osservatrici sulle condizioni di detenzione per l'Associazione Antigone Puglia

 
Torino. No Tav, in 300 davanti al carcere per chiedere la liberazione di Dana Lauriola PDF Stampa
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La Stampa, 27 settembre 2020


La portavoce del movimento si trova in cella dopo la sentenza definitiva a due anni per aver partecipato a un blocco stradale. Circa 300 No Tav si sono riuniti questo pomeriggio davanti al carcere delle Vallette per protestare contro la condanna della loro portavoce, Dana Lauriola, condannata a due anni per aver partecipato a un blocco stradale.

"Mai accetteremo la sentenza che ha colpito Dana" hanno dichiarato i manifestanti che insieme ai militanti del centro sociale Askatasuna e ai genitori della portavoce hanno raggiunto il campo adiacente la sezione femminile del carcere e hanno messo musica ad alto volume. Un segno di solidarietà nei confronti della giovane condannata.

"La condanna - hanno dichiarato i manifestanti - è un'evidente vendetta del sistema contro chi ha messo cuore, testa e coraggio nel difendere la valle dalla speculazione e dall'inquinamento". La manifestazione si è conclusa con un lancio di fuochi d'artificio.

 
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