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Carcere e detenuti, rettifica del ministero della Giustizia PDF Stampa
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di Andrea Cottone

 

tempi.it, 17 luglio 2019

 

Pubblichiamo la rettifica di Andrea Cottone, capo Ufficio stampa del ministero della Giustizia, al nostro articolo "Cose buone dal carcere". Egregio Direttore, nell'ultimo numero di Tempi è contenuto l'articolo "Cose buone dal carcere", firmato da Pietro Piccinini, nel quale sono riportate alcune affermazioni palesemente false che ledono l'immagine dell'Amministrazione Penitenziaria.

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Giustizia e politica vanno separate PDF Stampa
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di Bruno Ferraro*

 

Libero, 17 luglio 2019

 

Giustizia, ovvero applicazione della legge senza se e senza ma; politica, ovvero l'arte di mediare fra due o più soluzioni tecnicamente possibili. Basterebbero queste enunciazioni per separare i due mondi e renderli impermeabili ad ogni ipotesi di infiltrazione. Lo avevano capito i Padri costituenti quando sancirono il principio che "si possono con legge stabilire limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per i magistrati".

Principio ovvio, visto che il magistrato deve essere super partes ed il politico è per sua natura un uomo di parte. Le cose sono andate diversamente, poiché il legislatore è stato incerto ed i magistrati hanno avviato la stagione delle "porte girevoli" entrando ed uscendo dalla politica a loro piacimento. Mi auguro che si imbocchi la strada giusta, prendendo spunto dallo scandalo che ha investito il Csm, che ha sorpreso solo chi chiudeva gli occhi... per non vedere, accettando l'ineluttabilità della cosiddetta giustizia ad orologeria.

Mi tornano alla mente i numerosi casi di politici accusati e poi scagionati. Senza riandare al capitolo di "Mani pulite", ripenso ai casi dell'ex governatore pugliese Raffaele Fitto assolto dall'accusa di falso in cambio di tangenti; dell'ex governatore della Banca d'Italia Fazio, assolto dall'accusa di aver favorito illegalmente scalate bancarie tentate da imprenditori a loro volta assolti; dell'ex presidente della Regione Piemonte Cota assolto nel processo per i rimborsi "mutande verdi"; dell'ex presidente della Provincia di Milano Penati assolto nel processo per le tangenti a Sesto San Giovanni; dell'ex sindaco di Amatrice Pirozzi indagato in piena campagna elettorale nel 2018; dell'ex Capo della Protezione Civile Bertolaso, prima crocefisso e poi riabilitato da accuse infamanti.

Si dirà: come la mettiamo con i tanti casi di malaffare e di tangenti scoperchiati dai magistrati? Ma è proprio per questo che giustizia e politica devono rimanere separate. La giustizia deve essere imparziale e come tale deve essere percepita dall'opinione pubblica. Nel 2011 l'allora Capo dello Stato Giorgio Napolitano disse: "È indispensabile evitare condotte che creano indebita confusione dei ruoli e fomentano l'ormai intollerabile, sterile scontro tra politica e magistratura.

Come accade, ad esempio, quando il magistrato si propone per incarichi politici nella sede in cui svolge la sua attività, oppure quando esercita il diritto di critica pubblica senza tenere in conto che la sua posizione accentua i doveri di correttezza espositiva, riserbo e sobrietà". Una giustizia equilibrata eviterebbe l'abuso della carcerazione preventiva, la pubblicizzazione di inchieste a ridosso delle elezioni, ogni forma o sospetto di giustizia ad orologeria, interventi a gamba tesa come quelli per i migranti a carico di Conte-Salvini-Di Maio.

Andrebbe salvaguardato il principio della presunzione di non colpevolezza. Una conclusione mi sembra necessaria: fuori i magistrati dalla politica, fuori dalla giustizia quando sono candidati; rafforzamento del principio di responsabilità civile per i giudici che incorrono in errori inescusabili. In questo momento, se lo si vuole forse si può.

 

*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

 
Dl sicurezza, scontro Pd-Lega in Commissione alla Camera PDF Stampa
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Il Dubbio, 17 luglio 2019

 

L'Ufficio di presidenza delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, alla luce dell'ostruzionismo messo in atto dal Pd, che sta rallentando le votazioni sugli emendamenti al decreto sicurezza bis, ha deciso - come prevede il regolamento - di contingentare i tempi e assegnare 5 minuti a gruppo per intervenire su ogni proposta di modifica da votare. Lo riferisce, al termine della riunione, il presidente della Affari costituzionali, Giuseppe Brescia (M5s), illustrando quindi il nuovo timing: l'esame riprenderà alle 14,15 per proseguire fino all'avvio dell'Aula e poi a seduta terminata, in serata, fino alle 22,30.

Idem domani, e così anche nella giornata di giovedì e ove necessario venerdì, per "essere in Aula come da calendario lunedì 22 luglio". la presidente della Giustizia, Francesca Businarolo, nel motivare la necessità di contingentare i tempi, ha spiegato: "Fino ad ora, tra ieri ed oggi, le commissioni hanno lavorato per 10 ore, votando circa 20 emendamenti. Se si procedesse così servirebbero oltre 140 ore di lavoro per esaminare i circa 300 emendamenti ancora da votare". La decisione ha immediatamente provocato la reazione del Pd che non ci sta e accusa la maggioranza, e in particolare il presidente della Affari costituzionali, Giuseppe Brescia, di un "atto di protervia assoluta" e di negazione dei "diritti delle opposizioni".

Brescia respinge le accuse: "La decisione è stata presa sulla base del regolamento e non è assolutamente arbitraria o irragionevole", replica. Il Dl sicurezza bis arriva dopo una serie di polemiche che hanno attraversato la stessa maggioranza di governo. Nato all'indomani dello scontro sugli sbarchi da un'iniziativa della Lega, il dl sicurezza bis ha creato scetticismo e malumore tra le fila dei parlamentari grillini soprattutto per quel che riguardava l'aumento delle multe per chi soccorre i migranti.

 
Ecco i super procuratori nella riforma dell'ordinamento giudiziario PDF Stampa
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di Giovanni M. Jacobazzi

 

Il Dubbio, 17 luglio 2019

 

Via Arenula assegna ai capi degli uffici ampi margini di intervento. Ecco i super procuratori. Arrivano, e non soltanto nel senso figurato, i super procuratori ed i super presidenti di Tribunale. La riforma dell'Ordinamento giudiziario voluta dal ministro della Giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede, assegnerà infatti ai capi degli uffici un potere senza precedenti. Saranno loro, e non più il Consiglio superiore della magistratura, a nominare i presidenti di sezione ed i procuratori aggiunti. Funzioni che cambieranno anche nome in "coordinatori di sezione" e "coordinatori di dipartimento".

La novità è contenuta all'articolo 24: "Riordino dell'assetto organizzativo della magistratura, con riferimento alle funzioni direttive e semi-direttive e all'ufficio del pubblico ministero". I coordinatori saranno scelti tra i magistrati dell'ufficio, "tenuto conto dell'anzianità nel ruolo, dell'anzianità di servizio e delle attitudini specifiche maturate in rapporto alle materie di competenza della sezione o del dipartimento". Dovrà esserci un coordinatore ogni dieci magistrati. Prima di procedere alla loro nomina, i procuratori e i presidenti del Tribunale avranno però l'obbligo di acquisire "il parere dei magistrati assegnati alla sezione o al dipartimento". Parere che non dovrebbe essere comunque vincolante per la scelta. L'incarico avrà durata quadriennale, non rinnovabile a differenza di adesso.

Svuotato il Csm. La riforma dei "semi-direttivi" è destinata dunque a svuotare di competenze il Consiglio superiore della magistratura, tenuto conto che circa l'80 percento delle nomine effettuate dall'Organo di autogoverno delle toghe riguardano proprio questo genere di incarichi. Tornando agli obblighi del magistrato coordinatore, la riforma sottolinea che dovrà "perseguire gli obiettivi fissati nel modello organizzativo" e "assicurare una presenza costante nell'ufficio".

I probabili effetti immediati di questa riforma sono stati evidenziati in una nota diramata ieri dalla dirigenza di Magistratura indipendente, la corrente moderate delle toghe. "L'eliminazione delle funzioni semi-direttive - si legge nel documento - rappresenta una misura non condivisibile che, per limitare l'intervento del Csm per il conferimento degli incarichi di responsabilità, finisce per attribuire un potere enorme nelle mani dei capi degli uffici, accentuando la gerarchizzazione delle Procure della Repubblica e introducendo criteri gerarchici all'interno degli uffici giudicanti che mal si conciliano con l'autonomia e l'indipendenza riconosciute dalla Costituzione a ogni magistrato". Va ricordato che lo scorso Csm aveva approvato, fra gli ultimi atti della consiliatura, una circolare sulle Procure che cercava di "limitare", per quanto possibile, i poteri, già rilevanti, del procuratore della Repubblica.

"Il rischio concreto è di favorire comportamenti conformistici nei confronti dei vertici degli uffici giudiziari, livellando verso il basso l'esercizio delle funzioni giudiziarie", prosegue la nota di Magistratura indipendente. Fra le soluzioni per limitare la discrezionalità del Csm nel conferimento degli incarichi di responsabilità organizzativa, sottolineano le toghe di Mi, ci sarebbe quella di "prevedere l'espressa prevalenza degli indicatori specifici su quelle generali e su questo obiettivo intende ribadire il proprio impegno per una compiuta revisione del testo unico della dirigenza giudiziaria che consenta di attribuire preminente rilievo all'esercizio delle funzioni giudiziarie".

Difficilmente, però, un Csm fuori combattimento a causa delle polemiche relative all'indagine sull'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palarmara, sarà in questo momento in grado di dar seguito a tali indicazioni. Questo fine settimana, a tal proposito, è previsto l'addio del procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio. Coinvolto anch'egli nella vicenda Palamara, doveva lasciare la magistratura il 20 novembre. Le tensioni di questi giorni lo hanno costretto ad anticipare.

 
Csm, riforma e dintorni PDF Stampa
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di Vincenzo Vitale

 

L'Opinione, 17 luglio 2019

 

Leonardo Sciascia, oltre tre decenni or sono, formulò una richiesta al Parlamento italiano, proponendo che per un tempo determinato si astenesse dal varare leggi di riforma, pur continuando a percepire lo stipendio nelle persone dei singoli parlamentari. Lo scrittore infatti temeva non solo le leggi vigenti - già allora confuse, aggrovigliate, a volte inesplicabili - ma, ancor di più, le leggi di riforma che le avrebbero sostituite: in realtà, ancor più confondendole, aggrovigliandole, rendendole impossibili da decifrare. Naturalmente, il Parlamento continuò imperterrito a riformare tutto il riformabile ed anche il non riformabile.

Ebbene, oggi le cose non sono molto diverse, se il Governo mette mano a riformare per l'ennesima volta il Consiglio superiore della magistratura. E intende farlo sotto due direttrici complementari, ma entrambe assai discutibili. Per un verso, intende sorteggiare i componenti del Csm - sia pure da una rosa predeterminata - allo scopo di sottrarli all'egemonia delle correnti e delle lorio intestine lotte di potere.

Il sorteggio è stato nell'antichità uno dei metodi tradizionali dell'agone democratico. Tuttavia, esso - icasticamente definito quale metodo di una "aleocrazia" (cioè democrazia dell'azzardo) - presta il fianco a due obiezioni insuperabili: esso infatti da un lato non tiene in alcun conto le qualità soggettive delle persone sorteggiate, la loro competenza, i loro limiti, le loro reali capacità; dall'altro lato, non spinge in alcun modo i sorteggiati a far del loro meglio per ottenere una eventuale riconferma, impossibile nel sorteggio. Infatti, il sorteggio è un metodo arcaico, buono per le società non ancora sviluppate, ove le fazioni e le contrapposizioni siano tanto violente da sfociare nella ingovernabilità.

Oggi, residua solo nella scelta dei componenti popolari delle giurie di Corte d'Assise, ma per una motivazione fondamentalmente diversa: qui il sorteggio serve solo a garantire che i giudici non possano esser scelti con criteri previamente politici, non ispirati a giustizia.

Per altro verso, il Governo vuole attribuire al Csm il compito di indicare alle Procure, periodicamente, ove rivolgere in via prioritaria l'azione penale, che tuttavia rimane obbligatoria. Un vero assurdo: attribuire ad un organo di amministrazione - quale il Csm - la scelta dei reati da perseguire, finendo con il subordinare alla prospettazione politica o parapolitica l'attività giurisdizionale. Insomma, un vero pasticcio, per giunta anche incostituzionale. Se ne accorgerà il Governo?

 
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