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Riforma della procedibilità d'ufficio, retroattiva a metà PDF Stampa
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di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020

 

Corte di Cassazione, sentenza 16 gennaio 2020 n. 1628. La nuova condizione di procedibilità per l'appropriazione indebita e cioè la presentazione della querela non agisce sulle sentenze definitive e in fase di esecuzione. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza 1628 della prima sezione penale depositata ieri con la quale è stato giudicato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa di un imputato sanzionato con 11 mesi di carcere e risarcimento danni alla parte civile per i reati di appropriazione indebita e falso in bilancio.

La condanna emessa in appello nel 2006 era diventata definitiva nel 2007. Rispetto a entrambi i reati era stato proposto incidente di esecuzione per ottenere la revoca della condanna, sul presupposto della modifica del regime di procedibilità dell'azione penale per effetto dell'entrata in vigore nel 2018 del decreto legislativo n. 36.

Quest'ultimo ha, di fatto, stabilito che, con alcune limitate eccezioni, il delitto di appropriazione indebita diventa procedibile solo a querela della persona offesa. La tesi difensiva era che la modifica normativa avrebbe effetti anche per le sentenze già passate in giudicato prima della sua entrata in vigore perché la previsione della querela, a natura mista processuale e sostanziale, di condizione di procedibilità e di punibilità, avrebbe la conseguenza di rendere necessaria l'applicazione dell'"ordinario" articolo 2 del Codice penale che, disciplinando la successione di leggi penali nel tempo, lo fa nel segno del favor rei.

Conclusione che, per certi versi almeno, la Cassazione neppure contesta. In particolare, la Corte condivide la posizione favorevole all'applicabilità dell'articolo 2 del Codice alle modifiche del 2018, come pure la valorizzazione della natura "mista" dell'istituto della querela (e in questo senso la Cassazione ritiene che l'ordinanza impugnata non sia corretta, dove qualifica la querela come istituto solo processuale e soggetto quindi al principio tempus regit actum).

Tuttavia, a fare la differenza e condurre a una bocciatura del ricorso è il fatto che questo orientamento è stato espresso con riferimento a rapporti processuali ancora in corso, per reati commessi in una data antecedente alla modifica sulla querela, ma non comprende invece la fase dell'esecuzione.

Del resto, avverte la Cassazione, lo stesso articolo 2 contiene una clausola di esclusione che sancisce l'inapplicabilità ai casi di sentenza ormai irrevocabile. In questa chiave si sono espresse, comunque, anche le Sezioni unite che, nel 2018, con la sentenza n. 40150, hanno escluso che il giudice dell'esecuzione possa revocare la condanna, contestando la mancata integrazione dei presupposti di procedibilità.

"E ciò - mette in evidenza ora la Cassazione - per la dirimente considerazione che il sopravvenuto regime di procedibilità a querela, non integrando un elemento costitutivo della fattispecie penale, da cui dipenda la sua accertabile esistenza, non è idoneo ad operare l'abolitio criminis, capace di prevalere per sua funziona abrogatrice sul giudicato e da determinare la revoca della sentenza di condanna in sede esecutiva ai sensi dell'articolo 673 del Codice di procedura penale".

 
Per la dichiarazione fraudolenta bastano le note spese gonfiate PDF Stampa
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di Antonio Iorio


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020

 

L'inasprimento delle sanzioni penali in caso di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni in tutto o in parte inesistenti e l'estensione della responsabilità amministrativa delle società in presenza di questo reato - previsti dal decreto fiscale - comporta un'attenta valutazione delle modalità attraverso cui potrebbe manifestarsi la condotta illecita.

Spesso, infatti, quando si parla di false fatturazioni si pensa all'ipotesi fraudolenta tipica rappresentata dalla contabilizzazione (e successiva utilizzazione in dichiarazione) di una fattura a fronte di un'operazione che non sia mai avvenuta. In realtà, tra le ipotesi più frequenti ci sono anche i casi di fatture soggettivamente inesistenti nelle quali l'imprenditore, che riceve i documenti fiscali è ignaro della frode in atto, risultando coinvolto solo perché non avrebbe utilizzato la normale diligenza e accortezza nei rapporti con il fornitore. A ciò si aggiungono altre ipotesi, nella prassi non rare, in cui si è in presenza non di fatture in senso tecnico, ma di meri documenti che hanno rilevanza ai fini fiscali e, in quanto tali, idonei a integrare l'illecito penale.

A norma dell'articolo 1 del Dlgs 74/2000 per "fatture o altri documenti per operazioni inesistenti" cui fanno riferimento i delitti di dichiarazione fraudolenta (articolo 2) e di emissione dei medesimi documenti (articolo 8) si intendono non solo le fatture in senso tecnico, ma anche gli altri documenti aventi rilievo probatorio analogo in base alle norme tributarie. Per l'integrazione dei delitti in esame occorre poi che fatture e/o documenti siano emessi a fronte di operazioni non realmente effettuate in tutto o in parte o che indicano i corrispettivi o l'Iva in misura superiore a quella reale, ovvero che riferiscono l'operazione a soggetti diversi da quelli effettivi.

Si pensi ad esempio alle note spese che vengono prodotte dagli amministratori in occasione di trasferte. Questi documenti vengono poi dedotti dalla società. Nel caso in cui - a seguito di specifici riscontri - le spese chieste a rimborso (e dedotte) dovessero risultare non sostenute in tutto o in parte dall'interessato (nota spesa gonfiata), non vi è dubbio che si è in presenza di un documento avente rilevanza fiscale che riporta i corrispettivi in misura superiore a quella reale o addirittura relativo ad operazioni mai effettuate.

La società che riporta (tra i costi) in dichiarazione tali documenti potenzialmente sta integrando la condotta illecita di dichiarazione fraudolenta prevista dall'articolo 2 del Dlgs 74/2000. Va da sé che è il rappresentante legale responsabile in prima battuta di tale reato e potrebbe addurre a propria difesa l'assenza dell'elemento soggettivo non essendo a conoscenza della falsità (totale o parziale) del documento dedotto ove questo sia stato prodotto da altro soggetto.

Tuttavia, se la nota spese è stata predisposta proprio dall'amministratore o da uno degli amministratori che si è recato in trasferta è evidente che la consapevolezza della commissione dell'illecito non è più in discussione. La sanzione penale a seguito delle modifiche introdotte dal Dl 124/2019 per questo delitto è ora della reclusione da 4 a 8 anni se l'imponibile non veritiero dedotto supera i 100mila euro in un periodo di imposta o da 18 mesi a 6 anni se l'importo è inferiore.

 
Madri di minori estradabili extra Ue se ci sono garanzie per la prole PDF Stampa
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di Francesco Machina Grifeo


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020

 

Corte di cassazione - Sentenza 16 gennaio 2020 n. 1677. Il divieto di estradizione (a meno di esigenze cautelari di "eccezionale gravità") per le madri di prole sotto i tre anni, previsto dalla legge 69/2005 (modificata dalla legge 117/2019), vale unicamente per gli Stati membri dell'Ue. Tuttavia, essendo la tutela dei minori un principio generale dell'ordinamento, riconosciuto anche a livello internazionale dalla Convenzione sui diritti del fanciullo e dalla Cedu, l'estradizione verso paesi terzi è legittima soltanto quando gli Stati extra Ue forniscano adeguate garanzie sia ai bambini che alla famiglia nel suo complesso. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con la sentenza n. 1677 di ieri, rigettando il ricorso di una madre contro la sentenza della Corte di appello di Brescia che ne autorizzava l'estradizione in Albania per il reato di "falsa denuncia".

Per la Suprema corte dunque "non costituisce condizione ostativa all'estradizione la circostanza che l'ordinamento dello Stato richiedente preveda per l'esecuzione delle pene detentive forme di tutela a favore della madre di prole in tenera età non corrispondenti a quelle previste dall'ordinamento italiano: è infatti sufficiente che siano previste disposizioni comunque funzionali a preservare l'integrità psicofisica del minore, oltre che dei genitore e della stessa famiglia".

"Al di fuori di meccanismi improntati a rigidità assoluta - prosegue la decisione -, l'esistenza nello Stato richiedente di un sistema di tutela di tali situazioni, per quanto possa essere realizzato secondo differenti e peculiari modalità, consente comunque una pronuncia favorevole all'estradizione, dovendo escludersi che ricorrano le condizioni ostative", previste dal c.p.p. (articolo 705), "purché venga salvaguardata - si ripete - l'integrità psicofisica non solo del minore, che altrimenti resterebbe privato del rapporto affettivo con la madre in una fase delicata della sua esistenza, ma dello stesso genitore e dell'intera famiglia". E per garantire "concreta effettività" alla verifica è previsto che la Corte di appello "attivi gli strumenti suoi propri".

Così, tornando al caso concreto, il giudice di secondo grado dopo aver correttamente escluso "l'estensione analogica" della legge 69/2005 al procedimento di estradizione, ha proceduto all'accertamento "dapprima delle generali condizioni di detenzione nello Stato albanese", e poi allo "specifico trattamento penitenziario" cui sarebbe stata sottoposta la ricorrente.

Ed ha così accertato che sarebbe stata collocata presso la struttura femminile "Ali Demi" di Tirana che prevede il diritto delle madri di "mantenere presso l'asilo nido della istituzione il loro bimbo fino all'età di tre anni". E che l'accomodamento del minore avviene in "sezioni dedicate alle madri con prole, con personale qualificato". Mentre il controllo sull'esecuzione è assicurato da una serie di istituzioni e comitati esterni.

 
Stalking per chi con l'auto di traverso non fa entrare nel garage i proprietari PDF Stampa
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di Giampaolo Piagnerelli


Il Sole 24 Ore, 17 gennaio 2020

 

Corte di cassazione - Sezione V penale - Sentenza 16 gennaio 2020 n. 1551. Stalking per chi con la propria vettura si mette davanti il garage di terzi e ne impedisce l'accesso. I Supremi giudici, con la sentenza n. 1551/2020, hanno precisato che la condotta integra quanto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale, ovvero atti persecutori.

I fatti - La sentenza prima di fornire un giudizio di condanna ha ripercorso la vicenda. E allora un soggetto ha rivolto insulti e minacce agli occupanti della macchina che volevano accedere al loro garage, impedendo peraltro l'accesso con la macchina parcheggiata davanti all'ingresso del garage. Il soggetto si era rifiutato di spostare il veicolo anche a fronte di reiterate richieste in tal senso, con l'aggravante quindi di aver commesso il fatto al fine di eseguire il reato di condotte persecutorie. Secondo la Corte ricorre il reato di stalking in quanto la famiglia è stata costretta a cambiare le proprie abitudini di vita dovendo accedere al garage dal retro.

Non solo, la famiglia ha denunciato (in pieno accordo con la psicologa che era stata chiamata quale consulente tecnico) di avere accumulato ansia a seguito del fatto. La vicenda, quindi, anche sulla base di precedenti sentenze della Cassazione sull'argomento è stata correttamente letta dalla Corte di appello, che aveva specificato come per integrare il reato ex articolo 612-bisè richiesta la contestuale presenza delle due condizioni (cambio di abitudini e insorgere dell'ansia). Per concludere l'esito del giudizio di responsabilità fondato, come nel caso in esame, su motivazione non manifestamente illogica né contraddittoria, non può essere invalidato da prospettazioni alternative del ricorrente, che si risolvano in una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, ovvero nell'autonoma assunzione di diversi parametri di ricostruzione e di valutazione dei fatti da preferirsi a quelli adottati dai giudici di merito, perché indicati più plausibili.

Il giudizio di Cassazione. Con le critiche proposte il ricorrente non censura la motivazione mancante, contraddittoria o manifestamente illogica, ma si duole di una decisone erronea. È noto, tuttavia, che il controllo di legittimità concerne solo il rapporto tra motivazione e decisione e non quello tra prova e decisione. Appello quindi respinto.

 
Marche. Carceri tra sovraffollamento e carenza di organico: tossicodipendente 1 detenuto su 3 PDF Stampa
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di Alessandra Napolitano


centropagina.it, 17 gennaio 2020

 

Il Garante Andrea Nobili ha presentato il report 2019 sulla situazione degli istituti penitenziari della regione. "Il vero problema è quello dei percorsi da attivare per il reinserimento dei detenuti". Sovraffollamento negli istituti penitenziari di Montacuto ad Ancona e Villa Fastiggi a Pesaro; carenza di psicologi e di agenti di polizia penitenziaria; tossicodipendenza e difficoltà di reinserimento lavorativo dei detenuti.

Sono queste le criticità principali che emergono nel report 2019 sulla situazione delle sei carceri marchigiane. Per il quinto anno consecutivo, il garante regionale dei diritti della persona, Andrea Nobili, ha voluto fotografare, con oltre 50 visite, più di 400 colloqui con i detenuti ed altri incontri, le problematiche degli istituti penitenziari marchigiani. Per la prima volta l'indagine ha riguardato approfonditamente anche la situazione sanitaria.

Alla presentazione ufficiale del report a Palazzo delle Marche hanno partecipato (oggi, giovedì 16 gennaio) il presidente del consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo e alcuni rappresentanti dell'amministrazione penitenziaria, tra questi anche la direttrice degli istituti di Montacuto e Barcaglione, Manuela Ceresani.

"Abbiamo fatto un'analisi seria e approfondita ascoltando la voce di chi spesso non ha voce: i detenuti - spiega il Garante. Permangono delle criticità che non caratterizzano solo la nostra regione. Mi riferisco al sovraffollamento presente ancora a Montacuto e a Villa Fastiggi. Questo ha conseguenze sulla qualità della vita dei detenuti e sulla vivibilità dei luoghi. Altra problematica che dobbiamo nuovamente segnalare è la carenza di organico, quindi agenti di polizia penitenziaria e operatori destinati ad area trattamentale e Uepe. Il dato relativo alla presenza di tossicodipendenti nelle carceri è inaccettabile. Anche se siamo in linea con il resto del Paese, circa un detenuto su tre ha problemi di tossicodipendenza. Il sistema si deve interrogare e capire con quali strumenti affrontare questa situazione".

La tossicodipendenza si conferma il problema principale nelle carceri marchigiane con 270 casi, pari al 29%, numerosi sono i detenuti in terapia metadonica. Un'altra criticità ritenuta particolarmente rilevante è quello dei percorsi da attivare per il reinserimento sociale e lavorativo dei detenuti. Anche il presidente del Consiglio regionale, Antonio Mastrovincenzo, ha ribadito l'impegno istituzionale sul versante delle attività trattamentali, sottolineando l'importanza del reinserimento dei detenuti nella società.

Il Garante inoltre, ha rinnovato il suo appello affinché le Marche tornino a potersi avvalere di un'adeguata presenza del Prap (Provveditorato amministrazione penitenziaria), con un dirigente che si occupi, in modo esclusivo, del territorio regionale. "Non è piu' possibile - ha stigmatizzato Nobili - suddividere l'intervento tra Marche ed Emilia Romagna. È indispensabile che a livello centrale ci si faccia carico al più presto di questo problema". Per quanto riguarda invece le criticità strutturali, a Montacuto sono terminati i lavori di ristrutturazione, a Fossombrone sono partiti recentemente e saranno completati nel giro di 2-3 anni. "La qualità delle strutture riguarda tutto il sistema penitenziario in Italia. Alcuni necessitano ristrutturazioni, alcuni non hanno spazio per la socializzazione" conclude Nobili.

 

I numeri dei sei istituti marchigiani

 

I detenuti presenti nelle Marche sono 898 (fonte Ministero Giustizia, 31 dicembre 2019), nel 2018 erano 929. Gli stranieri sono 278, nell'anno precedente erano 314. Sulla base dei dati raccolti dal Garante, risultano effettivamente in servizio 613 agenti di polizia penitenziaria (su 657 assegnati), 18 educatori e 8 psicologi.

Entrando nello specifico delle singole realtà, la casa circondariale di Montacuto ad Ancona conta 328 detenuti (di cui 112 stranieri) ma la capienza è di 256. Ci sono 132 agenti di polizia penitenziaria a fronte dei 150 assegnati; è presente un solo psicologo mentre gli educatori sono 3. Sempre ad Ancona si trova la casa di reclusione Barcaglione con 97 detenuti (31 stranieri) a fronte di una capienza di 100 posti. Gli agenti presenti sono 53 (assegnati 55), ci sono 2 psicologi e tre educatori. La casa circondariale di Pesaro - Villa Fastiggi conta 225 detenuti (di cui 85 stranieri e 21 donne) per una capienza complessiva di 153 unità. Gli agenti in servizio sono 159 (assegnati 164); è presente un solo psicologo mentre gli educatori sono 3.

A Fossombrone (Pu) ci sono 89 detenuti (uno solo è straniero) a fronte di 202 posti disponibili, ma in questo caso è da considerare la chiusura di una sezione per detenuti comuni, a causa dei lavori di ristrutturazione che sono stati avviati dopo un lungo periodo di attesa. Gli agenti presenti sono 100 (106 quelli assegnati), ci sono 4 educatori e uno psicologo. A Marino del Tronto (AP) ci sono 102 detenuti (26 stranieri) su 105; gli agenti presenti sono 121 (134 quelli assegnati); gli psicologi sono 3 e gli educatori 2.

Nella casa di reclusione di Fermo i detenuti sono 63 (16 stranieri) ma la capienza è di 40. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 48 sui 50 assegnati. Sono presenti due educatori e due psicologi. Per quanto riguarda la Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) di Macerata Feltria, al momento è ubicata nella struttura "Case Badesse" e si registrano 25 ospiti (3 donne), di cui 22 provenienti dalle Marche.

 

La situazione sanitaria

 

Come già detto, il problema della tossicodipendenza è molto frequente nelle carceri marchigiane (270 casi pari al 29% della popolazione detenuta): a Montacuto ci sono 120 casi, 66 a Villa Fastiggi, 50 a Barcaglione, 14 a Fermo, 5 a Fossombrone e a Marino del Tronto. Preoccupano anche le patologie di tipo psichiatrico e i casi di autolesionismo, con un primato per Villa Fastiggi (58) e a seguire Montacuto (42 episodi), Marino del Tronto (24), Barcaglione (4), Fermo (3). Presenti anche diversi detenuti affetti da Epatite C, Hiv ed altre problematiche.

 

Le attività trattamentali

 

Attraverso la sottoscrizione di accordi specifici con Ats di Pesaro, Assam e Comune di Ancona e l'attivazione di altre collaborazioni, Andrea Nobili è riuscito a portare in carcere laboratori, letteratura, poesia, cinema e danza. Tra le novità più significative, l'avvio del Polo professionale (Regione, Prap e Garante), istituito presso l'istituto penitenziario di Ancona Barcaglione, dove fino al prossimo mese di luglio è in programma il corso di aiuto cuoco con il coinvolgimento di 16 detenuti (entro breve partirà anche quello per meccanico).

Primo laureato, invece, per il Polo universitario di Fossombrone (Uniurb, Prap e Autorità di garanzia), a compimento del previsto percorso triennale. E come annunciato nel corso dell'incontro, sono in fase di partenza nei sei istituti penitenziari le "Lezioni sulla legalità", progetto curato dal Comitato regionale della Croce Rossa Italiana e promosso dal Garante, che si protrarrà fino a maggio.

 
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