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Campania: l'assessore Fortini "risorse per le carceri, ma salvaguardare sistema welfare" PDF Stampa
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di Marco Grasso

 

irpinianews.it, 18 maggio 2019

 

"Se si immaginano risorse solo per determinate questioni, il sistema rischia di franare. Bisogna invece considerare il sistema di Welfare che vogliamo costruire ed è in questo contesto che va inserito il problema delle carceri".

Per l'assessore regionale alle Politiche Sociali Lucia Fortini, alla Casa Circondariale di Bellizzi per partecipare al convegno "La pena oltre le mura del carcere: le misure di comunità alla luce della riforma dell'ordinamento penitenziario", organizzato dal Garante dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà personale della Provincia di Avellino, la Provincia di Avellino, la Caritas e la Camera Penale Irpina, "le misure alternative alla detenzione presuppongono un sistema di prevenzione che funzioni da un lato ed una capacità di accoglienza dall'altro. Come Regione abbiamo finanziato, con quattro milioni di euro, dei programmi di formazione anche migliorare la coscienza del singolo individuo, in modo che colga l'opportunità di uscire da un carcere e non costituisca un fattore di rischio per la collettività".

"L'emergenza sovraffollamento ci spinge a guardare oltre le mura di un carcere", precisa Carlo Mele, Garante provinciale dei diritti dei detenuti e delle persone private della libertà e Direttore Caritas Diocesana di Avellino. "In carcere ci sono immigrati che non sanno dove andare. Oppure tanti, troppi ragazzi: in questo caso si deve pensare ad un maggiore utilizzo delle misure alternative".

A livello nazionale, a fronte di una capienza delle carcere di 51mila detenuti, ce ne sono quasi 10mila in più. "In più. come noto, il personale non è adeguato a gestire il numero di detenuti. Senza contare i servizi assolutamente inadeguati, come nel caso dell'istruzione e della salute", precisa Mele. Il Provveditore dell'Amministrazione Penitenziaria campana Giuseppe Martone, intervenuto in sostituzione di Francesco Basentini, Capo Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, si sofferma sui tagli della Madia che quantifica in 700 unità.

"È stato ignorato che in Italia sono stati costruiti altri cinque padiglioni all'interno di carceri già esistenti, questo ha evidentemente complicato ulteriormente il lavoro degli agenti". "Non bisogna inoltre ignorare che l'età media del personale è ormai superiore ai 50 anni, con tutte le conseguenze del caso. Fortunatamente dovrebbe partire a breve un concorso per 2800 soprintendenti che dovrebbe contribuire a riequilibrare la nostra pianta organica anche in vista dell'assunzioni di altri agenti. Nel giro di un anno e mezzo - conclude - la situazione potrebbe complessivamente migliorare".

 
Sdegna: il dramma dei cuochi delle carceri "ci stanno licenziando, siamo disperati" PDF Stampa
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di Paolo Rapeanu

 

castedduonline.it, 18 maggio 2019

 

Nuova emergenza lavorativa nell'Isola, il grido di dolore arriva dalle cucine dei penitenziari isolani: "Siamo stati sospesi e tra qualche giorno riceveremo le lettere di licenziamento. Abbiamo più di quarant'anni, come riusciremo a dar da mangiare ai nostri figli? Solinas, aiutaci".

C'è chi lavorava da dieci a Uta, chi da venti a Isili e chi da un quarto di secolo a Bancali, preparando pasti per tutto il personale carcerario. Poi, dopo mesi di stipendi non ricevuti, la doccia fredda: tutti a casa. Eccolo, l'ultimo dramma nel mondo del lavoro in Sardegna, stavolta tocca ai trenta cuochi delle carceri isolane.

"A causa di gravi inadempienze contrattuali, denunciate dai lavoratori e anche da noi, la Marconi Group, a partire da oggi, non gestisce più l'appalto. Ci sono mesi di stipendi non pagati e, adesso, tutti i lavoratori e lavoratrici sono stati sospesi", spiega Simone Congiu, sindacalista della Cgil. "Stiamo protestando da diversi mesi, vogliamo avere risposte da parte del provveditorato regionale che è la stazione appaltante.

Non è ancora arrivata nessuna lettera di licenziamento, ma purtroppo l'unica notizia è che il servizio mensa è sospeso, alle guardie penitenziarie vengono erogati dei buoni pasti. L'azienda è stata sbattuta fuori ed è in via di fallimento. Tutti i lavoratori hanno tra i quaranta e i cinquant'anni, chiediamo aiuto a tutti e speriamo in un interessamento da parte del presidente regionale Christian Solinas". E loro, i lavoratori, si raccontano: c'è chi ha 52 anni ed è pronto a partire lontano dalla Sardegna, allontanandosi dai suoi cari, chi ha il mutuo della casa da pagare e chi è sposato, ha figli e il suo è l'unico stipendio che entra - meglio, entrava - in casa.

 
Firenze: 24enne empolese muore in cella, dolore e polemiche PDF Stampa
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di Matteo Leoni

 

Il Tirreno, 18 maggio 2019

 

La vittima ha inalato gas da un fornello e la pratica sarebbe molto in uso tra i detenuti per sballarsi. Il pm ha disposto l'autopsia. Un detenuto è morto inalando gas dal fornello della sua cella nel carcere di Sollicciano, sembra per cercare di sballarsi.

È accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì, in una sezione della casa circondariale dedicata ai tossicodipendenti. Si tratta di Fabrizio Laperotine, 24 anni, empolese di origine africana. Ben conosciuto dalle forze dell'ordine locali, si trovava dietro le sbarre per furto. Era stato condannato in primo grado, e aveva fatto ricorso in appello.

Una morte assurda, causata da una pratica che purtroppo pare molto diffusa nelle carceri: inalare il gas dei fornelli sarebbe un'abitudine per i tossicodipendenti reclusi, come confermato anche dal garante regionale per i detenuti Franco Corleone. A dare allarme agli agenti di custodia è stato il compagno di cella, che a sua volta aveva inalato il gas ma senza accusare malori. Per il ventiquattrenne invece le cose sono andate diversamente. Si è accasciato a terra e per lui non c'è stato più nulla da fare.

Il pm di turno Leopoldo De Gregorio ha disposto l'autopsia. Per annusare il gas i compagni di cella avevano atteso la chiusura delle porte blindate del reparto, un momento in cui ci sono meno controlli, ed è più facile agire indisturbati. A Empoli, dove la notizia della morte di Laperotine ha suscitato cordoglio e dolore, il 24enne ci era nato e cresciuto. Presto sono arrivati piccoli problemi con la giustizia (soprattutto furti di biciclette), che alla fine lo hanno portato fino a Sollicciano, in una delle due sezioni dedicate ai tossicodipendenti. Luoghi dove la sera si combatte l'astinenza cercando di sballarsi con quello che c'è a disposizione: il gas dei fornelli.

Una vicenda che ha creato anche polemiche, su cui intervenuto il garante Corleone. La sua proposta è "dotare la struttura di piastre elettriche al posto dei fornelli. Una risposta alla popolazione carceraria composta per oltre il 50% da spacciatori e tossici".

Un secondo step Corleone lo individua nella riorganizzazione delle sezioni delle carceri. Mettere i tossicodipendenti tutti insieme, come avviene in tutti i penitenziari, non sarebbe una buona idea: "Nella cella dove è morto il detenuto tutti e due usavano gas per inebriarsi - precisa Corleone - e questo pone dei dubbi. Sarebbe più utile farle misurare con altre esperienze".

 
Roma: Piazza di Siena ripulita dai detenuti di Rebibbia in vista del Csio PDF Stampa
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di Ida Di Grazia

 

Il Messaggero, 18 maggio 2019

 

Piazza di Siena risplende grazie al lavoro dei detenuti di Rebibbia: "Per noi ogni giornata trascorsa in questo modo vuol dire metà pena. Stiamo imparando un mestiere"

"Per noi ogni giornata trascorsa in questo modo vuol dire metà pena" sono queste le parole di uno dei neo giardinieri, detenuto del carcere di Rebibbia, la lavoro per far risplendere Piazza di Siena. Da un paio di settimane circa 70 detenuti si stanno dedicando alla cura del verde di Villa Borghese, nella zona deputata al concorso ippico.

Mentre erano a lavoro, questa mattina, hanno ricevuto la visita di Marco Di Paola - presidente della Federazione Italiana Sport Equestri, uno dei deus ex machina del concorso di Piazza di Siena (23 al 26 maggio) - e dell'assessore allo Sport, Politiche Giovanili e Grandi Eventi di Roma, Daniele Frongia, coordinatore delle iniziative portate avanti da Roma Capitale per il reinserimento dei detenuti.

L'intervento su Piazza di Siena fa parte del progetto "Mi riscatto per Roma", partito circa un anno fa e frutto di un accordo fra Roma Capitale, il Tribunale di Sorveglianza di Roma e il DAP (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria). Sono 70 in tutto i detenuti impiegati in lavori di manutenzione urbana e la selezione è fatta secondo criteri precisi, come spiega Gabriella Stramaccioni, Garante dei detenuti del Comune di Roma: "Innanzitutto c'è la non pericolosità sociale, in sostanza i candidati non devono avere a loro carico reati gravissimi; devono essere a non più di 2-3 anni dal fine pena, devono avere una buona condotta ed essere idonei fisicamente".

"Per noi ogni giornata trascorsa in questo modo vuol dire metà pena - ha detto uno dei neo-giardinieri - Stiamo imparando un mestiere, con la speranza di trovare lavoro in una cooperativa quando saremo fuori". "Questo progetto è anche uno stimolo - ha aggiunto un altro - perché si partecipa solo comportandosi bene in carcere". Il loro lavoro si svolge tutti i giorni, sabato e domenica esclusi, e riguarda non solo i dintorni dell'ovale su cui si svolgerà il concorso ippico, ma anche l'area del Galoppatoio, che dall'anno scorso fa parte a pieno titolo del programma di gare, con iniziative collaterali.

"Si tratta di un'occasione importante a sfondo sociale - ha detto Marco Di Paola, presidente FISE - e anche di un'opportunità per tenere Villa Borghese più pulita". Il progetto detenuti è parte della sinergia che anima l'organizzazione di Piazza di Siena, tra Roma Capitale, l'Agenzia Sport e Salute e la Fise. Una formula di cui Di Paola è convinto sostenitore: "Mi sembra una miscela vincente, perché consente a noi di promuovere lo sport e al Comune di valorizzare la città e mettere in campo figure manageriali importanti. Procediamo così da tre anni e i benefici su Piazza di Siena si stanno vedendo".

Il lavoro svolto nell'ambito del progetto può portare a benefici concreti: permessi speciali, anticipo sul fine pena e abbattimento delle spese di carcerazione, quelle che l'ex detenuto deve in vario modo pagare allo Stato una volta scontata la pena. Tutti i detenuti coinvolti ricevono un corso di formazione e possono ottenere un "sussidio di accompagnamento" finanziato dalla Cassa delle Ammende, un ente del Ministero della Giustizia presieduto da Gherardo Colombo. Lo stanziamento per Roma, per il 2019, è di un milione, sui tre messi a disposizione per analoghe iniziative a livello nazionale.

"Questo non è un progetto spot, ma una iniziativa strutturata. I detenuti - ha spiegato Daniele Frongia, assessore allo Sport e Grandi Eventi di Roma Capitale - sono impiegati in varie zone della città secondo una programmazione precisa. Così possono rendersi utili alla comunità e nello stesso tempo imparare un mestiere, il che potrebbe aiutarli in maniera decisiva una volta usciti dal carcere". In qualità di coordinatore delle iniziative di Roma Capitale per il reinserimento dei detenuti, Frongia è impegnato da circa un anno nel progetto "Mi riscatto per Roma", di cui fa parte l'intervento su Piazza di Siena e Villa Borghese, che segue a stretto giro quello operato in occasione di un altro grande evento sportivo romano, la Formula E.

"Crediamo molto in questo progetto - ha spiegato Frongia - e chiederemo all'Amministrazione Penitenziaria di aumentare il numero dei detenuti impiegati (oggi sono settanta, ndr). Del resto, sono proprio loro i primi ad essere entusiasti del progetto. Mi hanno chiesto se è possibile operare anche in estate, per la manutenzione delle spiagge, e in effetti è una cosa alla quale stiamo pensando". Roma Capitale paga la formazione dei detenuti, nonché i materiali e le divise. "Il tutto per uno stanziamento inferiore ai 10 mila euro".

 
Genova: detenuti per pulire la città, il Comune firma l'accordo PDF Stampa
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genovatoday.it, 18 maggio 2019

 

Detenuti al lavoro sulle strade della città per aiutarla a restare pulita, e per avviare un percorso di reinserimento sociale: la giunta comunale ha approvato uno schema di Accordo Quadro che coinvolge una lunga serie di attori e che segue il progetto già avviato dalle amministrazioni locali e dagli istituti penitenziari di Milano, Napoli, Roma, Torino, Pescara e Palermo. All'accordo aderiscono, oltre al Comune, anche Ministero della Giustizia-Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria della Liguria, Tribunale di Sorveglianza di Genova, Cassa delle Ammende e Autostrade per l'Italia.

Si inserisce all'interno di un programma ministeriale che promuove l'avvio di progetti di recupero e inclusione sociale di detenuti degli istituti penitenziari della città, e a stabilire come impiegare le risorse sarà l'Unità Organizzativa Valorizzazione del Volontariato - Area Servizi alla Comunità: si tratterà principalmente di interventi mirati all'utilizzo delle persone nell'ambito di lavori straordinari di pulizia e restituzione del decoro di spazi pubblici e di azioni di prevenzione dei rischi idrogeologici e antincendio boschivo.

"Questa iniziativa ha come obiettivo primario il recupero sociale dei detenuti, ma avrà anche importanti benefici per la nostra città - ha detto Sergio Gambino, consigliere delegato alla predisposizione piani per la valorizzazione ed implementazione delle sinergie tra strutture comunali, del volontariato ed enti esterni in materia di Protezione civile - Tutte le attività che potranno essere coordinate e portate avanti renderanno la nostra città più pulita e più sicura. Il primo passo sarà individuare gli interventi e renderli operativi con appositi protocolli".

Il Comune ha già specifica che il progetto, fondato sull'attività di "lavoro volontario e gratuito" per persone in stato di detenzione che possono usufruire dei benefici regolamentati dall'ordinamento penitenziario, non comporterà alcuna spesa a carico del bilancio dell'amministrazione.

 
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