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Cresce il sovraffollamento: quasi undicimila reclusi in più PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 12 novembre 2019

 

I posti disponibili nei 190 istituti sono 50.474, ai quali dovrebbero sottrarsi, come ha evidenziato l'esponente del Partito Radicale Rita Bernardini, i 3.704 inagibili. Mentre in campo ci sono proposte discutibili come lo stipendio "virtuale" per i detenuti che lavorano, facendo improbabili confronti con i Paesi europei del nord che, però - a differenza nostra - mettono in atto il principio del carcere come estrema soluzione, il sovraffollamento sta raggiungendo numeri allarmanti.

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Lattanzi (Consulta): "Il detenuto deve avere il diritto alla speranza" PDF Stampa
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Il Riformista, 12 novembre 2019


"Si percepisce immediatamente il contrasto tra l'ergastolo ostativo e l'articolo 27 della Costituzione. Il detenuto deve avere il diritto alla speranza. Chi non ha questa speranza, e il detenuto all'ergastolo ostativo non ce l'ha, difficilmente può essere risocializzato".

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Bisogna saper dire "no alla vendetta" per abolire il carcere PDF Stampa
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di Patrizio Gonnella*


Il Riformista, 12 novembre 2019

 

L'abolizionismo carcerario è diverso da quello penale. Si andrebbe a modificare il solo sistema delle sanzioni, rinunciando definitivamente alla pena carceraria. Era la primavera del 2000. In Italia Papa Giovanni Paolo II aveva promosso il Giubileo delle carceri. I detenuti erano più o meno lo stesso numero rispetto a quello attuale ovvero erano intorno ai 54 mila.

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No, la soluzione non è "buttiamo la chiave" PDF Stampa
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di Tiziana Maiolo


Il Riformista, 12 novembre 2019

 

Ad Antonio Cianci erano stati concessi permessi fin da aprile, nulla lasciava presagire il gesto violento. È un caso particolare, gli ispettori di Bonafede lo giudichino senza condizionamenti.

Quando arriveranno a Milano gli ispettori del ministro Bonafede per verificare che cosa non abbia funzionato nel permesso di uscita concesso all'ergastolano Antonio Cianci e sfociato in una rapina e nel ferimento di un pensionato. tengano a mente due cose. La prima è che se ci sono due realtà che funzionano nel sistema giudiziario italiano, queste sono la categoria dei giudici di sorveglianza e il carcere di Bollate.

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Sebastiano Ardita. "Permessi-premio agli ergastolani: meno teoria, più controlli" PDF Stampa
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di Antonella Mascali


Il Fatto Quotidiano, 12 novembre 2019

 

Sebastiano Ardita è il presidente della Commissione Csm sulla magistratura di sorveglianza ed esecuzione pena. E stato direttore dell'ufficio detenuti del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria).

Antonio Cianci, l'ergastolano che ha accoltellato un uomo all'ospedale San Raffaele di Milano, era in permesso premio per far visita alla sorella. La decisione è stata presa dal giudice di Sorveglianza dopo aver ricevuto la relazione dal carcere di Bollate. Nel documento si diceva come Cianci avesse avuto "un cambiamento reale nei comportamenti". Peraltro era stato escluso che fosse ancora "socialmente pericoloso". In effetti per due volte si era comportato bene. È il sistema di concessione dei permessi premio che non funziona? O è un caso a sé?

"Non funziona un sistema in cui la previsione circa il pericolo che si torni a delinquere si basa solo su dati teorici. In altri sistemi, dove le misure alternative funzionano, esiste una verifica quotidiana, con controlli mirati di polizia, sul comportamento tenuto da coloro che ottengono un beneficio. È venuto il momento di puntare sulla polizia penitenziaria, l'unica forza di polizia che può fare funzionare le misure alternative, ma deve avere nuovi compiti sul territorio.

Le misure dovrebbero essere concepite come dinamiche, graduali e sottoposte a costante controllo. Se saranno riscritte così la loro incidenza si moltiplicherà e il carcere - come è giusto - sarà destinato prevalentemente ai detenuti più pericolosi. Sarebbe l'attuazione vera e non retorica del principio di pena rieducativa".

Qual è il ruolo di chi opera in carcere e stila relazioni determinanti per le decisioni dei giudici di Sorveglianza?

"È un ruolo importante di responsabilità, mi risulta svolto in modo professionale, quindi non va demonizzato. Ma se rimane un'attività basata solo su dati cartacei e sulla formale buona condotta interna del detenuto, purtroppo non basta".

Cosa pensa, in generale, del ruolo del giudice di Sorveglianza?

"È una funzione altrettanto delicata e va tutelata perché esistono anche i casi di detenuti che hanno cambiato vita e per costoro non sarebbe giusto pregiudicare la concessione dei benefici. Vorrei far notare che nel caso citato il giudice aveva espressamente richiesto nel provvedimento un qualche accompagnamento del condannato per le prime concessioni. Quindi, si era reso conto di questa necessità di controllo e di gradualità. Peccato che ciò che è suggerito dalla logica non è previsto espressamente dalla legge. E soprattutto manca una fase normata sul controllo di polizia".

Questo caso ha fatto parlare di nuovo della sentenza prima di Strasburgo e poi della Corte costituzionale a favore dei permessi premio, su decisione del giudice di Sorveglianza, agli ergastolani che hanno il carcere ostativo, nel caso in cui abbiano rotto con l'associazione criminale...

"Infatti è quello il problema. Immagini quanto sia più difficile essere sicuri che qualcuno non ritorni a delinquere quando si tratta di una organizzazione mafiosa dal cui vincolo si può liberare solo con la morte. E non bisogna neppure dimenticare i debiti che si possono maturare nei confronti di Cosa Nostra, specie se questa, durante la detenzione, ha provveduto ad alcuni bisogni della famiglia".

È un'altra faccia della stessa medaglia o sono cose distinte?

"Distinte, perché tra i detenuti comuni le possibilità di cambiamento di vita dovrebbero essere più ampie. Ma, quando c'è qualcuno più debole che potenzialmente può avere diritto a un beneficio, chi è più forte tende ad assicurarselo per prima".

 
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