Domenica 19 Maggio 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Sulmona (Aq): leggere Dante oltre le sbarre PDF Stampa
Condividi

di Lilli Mandara

 

lillimandara.it, 18 maggio 2019

 

Non è una parola qualsiasi, è un superlativo, un dono fatto senza corrispettivo: ha gli occhi umidi e la voce che si spezza Giuseppe Fanfani mentre racconta ai detenuti del supercarcere di Sulmona il significato del perdono, declinando tre storie diverse, di quelle che fanno capire quanto sia importante pentirsi e perdonare soprattutto quando ti appresti a chiudere una porta, che sia quella di un carcere o quella della vita, e in una di queste c'è lui con suo padre, sul letto di morte. Lo libera un applauso, forte e riconoscente, da quel groppo in gola che gli impedisce di continuare.

È un pomeriggio magico, emozionante, delicato quello di ieri al supercarcere di Sulmona, 166 ergastolani su 380 detenuti: Giuseppe Fanfani, avvocato di grido, ex sindaco di Arezzo, ex componente laico del Csm, artista e ora appassionato interprete della Divina commedia che recita a braccio incantando le platee di mezza Italia, è qui per regalare due ore di poesia pura a un nutrito gruppo di studio di detenuti che tra l'altro sono membri della giuria popolare del premio Croce.

Un'iniziativa che fa parte del programma della Fondazione Irti per la diffusione della cultura negli istituti penitenziari in accordo col Csm e portata avanti dall'ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini. Fanfani è stato invitato per recitare Dante, tra poco leggerà il canto quinto del Purgatorio, un canto poco conosciuto, e dice subito che la sua vicinanza al mondo che vive dietro le sbarre lui la vuole trasmettere così, attraverso la poesia.

È importante la poesia, lo è per la Fondazione Irti che ha promosso questo evento, lo è per tutti. Ed è importante la conoscenza in generale. Anche Dante lo diceva, "la conoscenza è un dovere", non è un optional, e lo diceva Sant'Agostino: "Uno dei doveri della collettività è la conoscenza pubblica, di tutti", solo così cresce una società.

E quanto è attuale e politico questo inizio, lui lo sa e lo dice, "io posso parlare più liberamente, adesso". D'altronde proprio Fanfani e Legnini furono i firmatari di una proposta per la modifica dell'ordinamento penitenziario e l'umanizzazione delle carceri.

"Mi piace venire qui - ha esordito Legnini nel saluto iniziale - e parlare come abbiamo fatto in passato di letture, cultura e scrittura. E la dimostrazione dell'importanza della cultura ci viene proprio dalla storia, è la storia che ci racconta di tantissimi detenuti per ragioni politiche che hanno prodotto dal carcere libri, saggi, lettere che hanno rappresentato ponti con la società, per citare solo Pertini, Spaventa, Gramsci. Grazie alla cultura sarà possibile affrontare le prove più dure come la detenzione". E si fa attentissima la platea quando Fanfani comincia a raccontare le storie dei "morti per forza" del quinto canto del Purgatorio, i morti ammazzati, e peccatori fino all'ultim'ora, che si pentono nel momento del trapasso conquistando così l'accesso al purgatorio.

"Pentimento e perdono non possono essere disgiunti - spiega - Io stesso sono un grande peccatore, chi non lo è. Anzi, chi dice di esserne immune è il più pericoloso". Che bella parola è il perdono, mica è una parola qualsiasi, è un superlativo, una condizione umana che non ha corrispettivo. "Perdonatemi", disse il padre a lui, Giuseppe e agli altri figli poco prima di morire, in pace.

"Bisognerebbe che se ne rendesse conto lo Stato, oggi più che mai, dell'importanza del perdono - e tutti quelli che invocano inasprimenti delle pene a scopi elettorali". Perdonò Mandela, percorrendo il viale che lo allontanava dalla sua cella, "se non avessi lasciato l'amarezza e l'odio dietro di me, sarei ancora dietro le sbarre", perdonò Renzo, il perdono ha due dimensioni, una individuale l'altra sociale, e serve a liberare l'animo e a darci serenità.

C'è un altro messaggio, nel quinto canto, importante per questo momento, per l'epoca che viviamo: "Vien dietro a me e lascia dir le genti", e cioè lasciamo che parlino, ignoriamo i chiacchiericci, spiega ancora Fanfani.

E quando alla fine l'avvocato-poeta termina di declamare a braccio, con commozione e passione, il quinto canto del Purgatorio, non c'è solo l'applauso ma anche l'abbraccio, uno per uno, con i detenuti presenti in sala. Lo scambio di parole, di impressioni, con lui e con Legnini, che conosceva già personalmente molti di loro. Al direttore Sergio Romice tocca concludere l'evento, i ringraziamenti di rito, alla coordinatrice del gruppo, alla fondazione, ai protagonisti. La promessa di Fanfani, è il regalo più bello per i detenuti: "Io non costo niente, verrò ogni volta che mi chiamerete".

 
Sant'Angelo dei Lombardi (Av): studenti apprendono in carcere l'arte della panificazione PDF Stampa
Condividi

Ristretti Orizzonti, 18 maggio 2019

 

Si è concluso il percorso di alternanza scuola-lavoro di "Arte Bianca", un workshop sulle materie prime del territorio e sulla straordinaria arte dell'impasto e della panificazione svoltosi presso la Casa di Reclusione "Bartolo, Famiglietti e Forgetta" di Sant'Angelo dei Lombardi.

Il carcere altirpino è di nuovo all'avanguardia nel percorrere nuove strade di inclusione e di trasparenza per un mondo, quello penitenziario, che troppo spesso appare chiuso e distante dalla società civile.

Il laboratorio formativo è promosso dall'Istituto Alberghiero "Giuseppe De Gruttola" di Ariano Irpino, guidato dal Dirigente scolastico Pietro Petrosino, con la sezione staccata di Vallesaccarda. La scuola ufitana ha voluto far sperimentare ai propri studenti un diverso approccio all'alternanza scuola-lavoro.

Gli studenti, infatti, si sono immersi in un'esperienza davvero particolare: portare il loro percorso formativo all'interno del carcere altirpino, dove tra l'altro è aperta una sezione dell'Istituto alberghiero "Vanvitelli" di Lioni, diretto dal prof. Centrella, soggetto attivo nella formazione professionalizzante dei detenuti che all'interno del carcere studiano le loro stesse materie e praticano le stesse esperienze formative. Insomma, un approccio di relazione che contribuisce ad abbattere muri e pregiudizi sulla realtà carceraria.

La scelta della Casa di Reclusione santangiolese per un'esperienza assolutamente innovativa è stata dettata dalla considerazione che questo carcere è noto a livello internazionale per le sue best practices e per essere una struttura detentiva a vocazione agro alimentare. Qui, con la produzione di miele, vini, ecc.., si è scelto di prestare attenzione ai prodotti eno-gastronomici tipici del territorio, con l'impiego esclusivo dei ristretti che attraverso questo lavoro sperimentano una valida alternativa alla devianza.

Il workshop ha visto la luce per l'impegno profuso della professoressa Francesca Archidiacono, supportata dai professori Antonio Branca, Connie Goglia e Gerardo Pergamo dell'Istituto alberghiero " De Gruttola", e dal prof. Pasqualino La Penna, affiancato dai docenti di laboratorio della sede carceraria dell'Istituto alberghiero "Vanvitelli", proff. Palma Mascolo, Nunziata Loira, Vincenzo De Gisi e Pietro Vigorita.

Dice la prof.ssa Archidiacono: "Il progetto "Arte bianca" ha portato per tre giorni, il 13, 14 e 17 maggio, gli alunni del "De Gruttola" a seguire direttamente presso il carcere altirpino il workshop sulle materie prime del territorio e sulla unicità dell'arte dell'impasto e della panificazione.

Mestro panificatore d'eccezione è stato Carmine Mollo, dell'Accademia Arte Bianca di Avellino.

Un sincero ringraziamento - prosegue Archidiacono - è dovuto al Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria per la Campania, al Magistrato di Sorveglianza di Avellino ed alla Direzione della Casa di Reclusione santangiolese, nella persona della dott.ssa Giulia Magliulo e di tutto il suo staff di collaboratori, che da subito ha creduto nella bontà ed utilità del progetto, mettendo a disposizione gli spazi necessari e consentendo l'interazione tra l'interno e l'esterno, continuando sulla strada dell'apertura al territorio.

"L'iniziativa, singolare nella sua peculiarità, ha offerto occasione a questo Istituto - commenta la Direttrice Magliulo - la possibilità di avere un maggiore contatto con le realtà esterne al carcere, in una prospettiva di apertura e cooperazione tra istituzione penitenziaria e comunità esterna". Il progetto è stato reso possibile anche per la collaborazione degli esercizi commerciali della zona, in particolare il Conad Superstore di Lioni, che hanno fornito i prodotti tipici utilizzati dagli studenti per le loro creazioni durante il laboratorio formativo.

 
San Gimignano (Si): pranzo "oltre le sbarre" con detenuti chef PDF Stampa
Condividi

ilcittadinoonline.it, 18 maggio 2019

 

Mercoledì 22 maggio con i detenuti di Alta Sicurezza studenti della sede carceraria dell'Istituto "B. Ricasoli". Chef per un giorno pronti ad accogliere gli ospiti con un pranzo "oltre le sbarre". Mercoledì 22 maggio la Casa di reclusione di Ranza, a San Gimignano, ospita la terza edizione di "Insieme con gusto", iniziativa che vede protagonisti i detenuti del circuito di Alta Sicurezza che studiano nella sede carceraria dell'Istituto Enogastronomico di Colle Val d'Elsa, indirizzo dell'Istituto d'Istruzione superiore statale "Bettino Ricasoli" di Siena. I detenuti - corsisti delle classi III, IV e V C - prepareranno antipasti, primi e secondi piatti e dessert per circa 80 persone presenti su invito.

L'iniziativa "Insieme con gusto" è stata avviata nel 2017 e ripetuta con crescente interesse e partecipazione sia da parte degli ospiti che dei detenuti studenti, pronti a cimentarsi ai fornelli e a mettere in campo la creatività in cucina che anima anche il loro blog "Scriviamo...con gusto, scriviamocongusto.wordpress.com, dove vengono raccolte ricette e riflessioni degli stessi studenti delle cinque classi dei regimi di Media e Alta Sicurezza. Grazie al blog e ad altri progetti didattici, gli studenti riescono a valorizzare le loro potenzialità e capacità con laboratori dedicati alla cucina e occasioni di confronto con il mondo esterno.

 
Migranti. È scontro totale sulla Sea Watch. Salvini minaccia M5S PDF Stampa
Condividi

di Andrea Colombo

 

Il Manifesto, 18 maggio 2019

 

Il leghista: delinquenti, porti chiusi. I grillini ormai non possono cedere. Ma è guerra anche sul decreto sicurezza e sull'Italexit. Di Maio: "Di uomini soli al comando non ne sentiamo la mancanza. L'arroganza di Salvini ricorda quella di Renzi ma la vera emergenza è la corruzione, non l'immigrazione".

È campagna elettorale, certo, ma non è pensabile che non lasci ferite profonde la rissa da osteria nella quale è degenerata, molto più violenta tra i due alleati di quanto non sia mai stata tra maggioranza opposizione. Sul piano personale siamo agli insulti, sul piano politico a una divaricazione sull'intero campo. L'affondo più fragoroso di ieri viene da Salvini. Colpisce Di Maio ma ancora di più Conte.

Dopo aver tenuto a freno l'ira per giorni, il leghista ieri è sbottato. A una quindicina di chilometri da Lampedusa c'è di nuovo la Sea Watch e stavolta gli alleati a cinque stelle sono meno disposti del solito a lasciare le redini nelle mani del ministro degli Interni. Ma l'immigrazione è il suo terreno, quello dove si sente più sicuro e dove può rispolverare l'arroganza proibita quando si gioca in casa 5S, cioè sul terreno della corruzione: "Nessun ministro e neanche il presidente del consiglio pensi di ordinarmi di far arrivare le navi con i migranti". Chiusura drastica, dei porti e del dialogo: "Sono delinquenti, i nostri porti sono chiusi". Dal Viminale segue a stretto giro l'indicazione di rotta: "Vadano in Tunisia".

Conte, diplomatico, evita la scontro diretto: "Possiamo contrastare la criminalità degli scafisti rispettando i diritti fondamentali. Non abbiamo mai consentito che morisse nessuno". Di Maio, invece, risponde a muso duro: "Di uomini soli al comando ne abbiamo già avuti e non ne sentiamo la mancanza. L'arroganza di Salvini ricorda quella di Renzi ma la vera emergenza è la corruzione, non l'immigrazione".

A spostare lo scontro nel campo caro ai 5S, quello dove vanno sul velluto, il Salvini furioso non ci sta, e cala la carta sulla quale punta dal momento stesso della sconfitta sul caso Siri: il decreto Sicurezza bis: "Mi arrabbierei se per motivi elettorali qualcuno lunedì, al consiglio dei ministri, dicesse no al decreto". Per i 5S far passare senza modifiche le nuove norme di Salvini, con l'odiosa multa su chi salva vite, vorrebbe dire perdere definitivamente ogni credibilità agli occhi dell'elettorato di sinistra. Ma in serata arriva un comunicato del Viminale, brutale e perentorio: "Il decreto dovrà essere all'ordine del giorno del prossimo cdm. È solido ragionevole e necessario".

Ma i pentastellati la partita se vogliono giocare tutta sul piano della corruzione. Un lunghissimo comunicato firmato dai capigruppo dei 5S D'Uva e Patuanelli chiede di fatto alla Lega di mettere alla porta chiunque sia indagato per corruzione: "È evidente che il moltiplicarsi delle inchieste ci pone di fronte a un'emergenza e i partiti hanno l'obbligo di dare l'esempio. Non abbiamo perso la fiducia nella Lega ma solo nei confronti di indagati e arrestati". Cosa significa lo chiarisce poco dopo l'anonima ma ufficiale "fonte" dei 5S: "Non pensiamo che la Lega sia fatta tutta di corrotti ma che si tenga i corrotti sì". Per il Carroccio l'invito è irricevibile. "Ma quale emergenza. Sono tre casi", minimizza Salvini.

Immigrazione e corruzione sono i fronti più fragorosi ma quello davvero significativo è un altro. È sui conti pubblici e sul rispetto delle regole europee che si registra la vera sterzata del Movimento. Ieri Salvini ha messo da parte le perifrasi: "Tornerei alle regole pre-Maastricht. Bruxelles ci porta alla piena disoccupazione". Fino a poco tempo fa Di Maio non la pensava molto diversamente e proprio su questo terreno comune i due partiti si erano incontrati. Le cose sono cambiate. Di Maio oggi è il più deciso difensore della Ue, costi quel che costi. La replica a Salvini è categorica: "Le regole vanno cambiate ma non permetterò di portare l'Italia fuori dalla Ue". L'Italexit è una boutade o poco più. Il cambio di passo dei 5S è invece clamoroso e repentino: meno di due settimane fa era Di Maio a sostenere lo sforamento del 3% di deficit.

Non è escluso che la conversione abbia un preciso significato. I 5S sanno che il rischio di crisi è ormai fortissimo: in questo caso dovrebbero fare il possibile per evitare la corsa alle urne. Il riposizionamento sull'Europa è condizione ineludibile per cercare una via. Se il governo si sgretolerà nei prossimi mesi bisognerà prima di tutto scegliere chi porterà il Paese alle urne e, una volta trovata una formula, sarà quasi inevitabile tentare di adoperarla non per settimane ma per mesi, almeno sino alla primavera. Se dovesse accadere il peggio, l'improvviso amore per la già detestata Ue mette i 5S in condizione di poter dialogare con il Pd e forse persino con Fi per strappare quel provvidenziale rinvio.

 
Lo stupro delle donne è (ancora oggi) un'arma di guerra. La denuncia delle Ong PDF Stampa
Condividi

di Fausta Chiesa

 

Corriere della Sera, 18 maggio 2019

 

Dalla Bosnia alla Cecenia, dal Ruanda al Congo e più di recente in Iraq: la violenza sessuale è un dramma senza fine e il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si lega le mani. Il 13 aprile il Consiglio di Sicurezza dell'Onu ha approvato una risoluzione volta a combattere l'uso dello stupro come arma in guerra. Una buona notizia? Non proprio.

Il documento è uscito ampiamente impoverito dopo i veti posti da Stati Uniti, Russia e Cina, che si sono uniti in una strana alleanza per "annacquare" i diritti delle vittime. A dirlo non sono soltanto le Ong - tra queste l'italiana Fondazione Pangea e Amnesty International - e le attiviste come Amal Clooney, ma gli stessi Paesi che si sono battuti per avere una risoluzione che desse più poteri, in primis la Germania, e la stessa Italia attraverso l'ambasciatore Stefano Stefanile, rappresentante permanente a New York, che sperava in un testo "più onnicomprensivo e inclusivo". Dalla bozza su cui Berlino aveva lavorato duramente la strana alleanza ha imposto di eliminare l'istituzione di un nuovo e specifico organismo per monitorare e segnalare gli stupri. E su pressioni di Washington è stato tolto ogni riferimento alla "salute riproduttiva" che, per estensione, costituiva il sostegno all'interruzione di gravidanza per le vittime di violenze sessuali in guerra.

Alla riunione hanno partecipato, oltre al ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas e al segretario generale dell'Onu Antonio Guterres, anche i premi Nobel per la Pace 2018 Nadia Murad e Denis Mukwege, che ci ricordano gli esempi più recenti dello stupro come arma di guerra. Nadia Murad è una delle 6.700 e più donne yazide fatte prigioniere in Iraq, torturate e violentate dagli uomini dell'Isis. Mutwege è un attivista e medico congolese, specializzato in ginecologia e ostetricia, che nel 1998 ha fondato il Panzi Hospital, dove cura le donne stuprate dai soldati congolesi. "Non c'è una guerra dove non ci siano stupri", sostiene Simona Lanzoni, vicepresidente e capo dei progetti di Fondazione Pangea. "Ma è con la guerra della ex Jugoslavia negli anni Novanta e con la denuncia da parte di associazioni di donne che lo stupro emerge come arma di guerra, utilizzata in maniera massiccia e sistematica".

Nel febbraio del 2001 per la prima volta il reato di violenza sessuale contro le donne è considerato un crimine contro l'umanità dal Tribunale Penale Internazionale dell'Aja per la ex Jugoslavia. Una sentenza storica condanna tre miliziani serbo-bosniaci per lo stupro e la riduzione in schiavitù sessuale di donne. Le associazioni umanitarie calcolano che tra il 1992 e il 1995 tra le 20 e le 50mila vittime della guerra nella Bosnia-Erzegovina furono abusate dalle forze nazionaliste. Ma i casi che arriveranno all'Aja saranno una percentuale piccolissima rispetto al dramma.

Le violenze sessuali arrivano poi in Kosovo dal 1996 al 1999 e dopo i Balcani proseguono con altri protagonisti - i soldati della Federazione russa - nella guerra in Cecenia dal 1999 al 2009, con testimonianze riportate da Human Rights Watch, che documenta anche gli stupri in Sierra Leone durante la guerra civile che termina nel 2002. In Africa lo stesso schema di stupri si ripete in Ruanda con il conflitto tra Hutu e Tutsi tra il 1990 e il 1993, in Congo tra il 1997 e il 2002. "Nei Balcani e in Africa sub-sahariana ci sono decine di migliaia di donne che attendono giustizia", dice Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. "Nella Repubblica Democratica del Congo i conflitti e gli stupri iniziati negli anni Novanta proseguono ancora oggi. Lo stesso accade in Sud Sudan oggi e in passato a causa del genocidio del Ruanda che ha avuto un'incidenza altissima di stupri di guerra".

Non ha fatto eccezione la guerra in Iraq con le violenze sessuali perpetrate dai soldati americani, conosciuti anche per gli abusi sulle donne giapponesi in tempo di pace, sin da quando nel 1945 hanno base nell'isola di Okinawa. "Lo stupro è un'arma per spaventare - spiega Simona Lanzoni- ma è anche usato come pulizia etnica. E questo è accaduto contro le yazide in Iraq e accade contro le rohingya in Myanmar. Se stupriamo le donne, i figli non saranno rohingya: questa è la logica". Per Lanzani la risoluzione del Consiglio di Sicurezza "delegittima le istituzioni internazionali che lavorano per la pace e la giustizia, come la Corte penale internazionale alla quale Stati Uniti, Cina e Russia non hanno aderito. Un accordo in controtendenza con "tutti i progressi che si stanno facendo in questo campo". Un passo avanti, anche se molto più corto e incerto di quello che si sperava, è stato comunque fatto. Grazie alla risoluzione le varie agenzie dell'Onu potranno giustificare un budget per i progetti di assistenza alle donne.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

 

06

 

06


06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it