Sabato 18 Gennaio 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Campania. La Regione ripristina il diritto alla salute per i minori presenti nelle Comunità PDF Stampa
Condividi

cronachedellacampania.it, 17 gennaio 2020


Il Garante dei detenuti: "Una vertenza democratica. Una vittoria per i minori". "La Regione ripristina il diritto alla salute per i minori presenti nelle comunità. Durante le settimane scorse, le comunità per minori dell'Area penale insieme al Garante regionale dei detenuti, hanno portato avanti una battaglia di giustizia per ripristinare il diritto alla salute per gli adolescenti che sono presenti (più di 100) nelle comunità residenziali della Campania. I loro coetanei, ristretti presso gli Istituti penali, si vedono rispettati il loro diritto alla salute".

Così in una nota Samuele Ciambriello, Garante regionale dei detenuti e Vincenzo Morgera, della comunità "Jonathan", che aggiungono: "La notizia della decisione, da parte della Regione Campania, di ripristinare il codice di esenzione F01 per i minori dell'area penale accolti presso le comunità, ci riempie di orgoglio e dimostra che esiste ancora lo spazio per rivendicare i diritti e praticare la giustizia sociale.

L'essere riusciti a sancire che minori in custodia cautelare presso gli Ipm e minori in misura cautelare presso le comunità debbano avere, allo stesso modo, accesso gratuito al Ssn è una vittoria democratica, innanzitutto per i minori stessi, ma anche e forse soprattutto per il sistema nel suo complesso. Un sistema che ha trovato la forza per riformarsi, per tornare sulle proprie posizioni e correggere un vulnus discriminante e pericoloso".

Ciambriello e Morgera concludono: "È doveroso ringraziare tutti coloro che ci hanno affiancato in questa vertenza: le Comunità, il Cgm di Napoli, il Presidente Franco Roberti e la Regione Campania, la quale ha mostrato quella capacità di mettersi in discussione e di tornare sulle proprie posizioni che oggi è sempre più merce rara".

 
Parma. Nel carcere una situazione esplosiva: 200 nuovi detenuti e personale in deficit PDF Stampa
Condividi

di Arianna Belloli


La Repubblica, 17 gennaio 2020

 

In Comune una commissione allargata ha analizzato le ricadute sulla città del penitenziario. In via Burla a breve sarà aperto un nuovo padiglione. Il Comune di Parma si mobilita, nelle sue capacità e competenze, sulle problematiche del carcere di Parma soprattutto in vista dell'ampliamento della struttura che oggi vede detenute 600 persone, ma vedrà la realizzazione di un nuovo padiglione per 200 detenuti.

I detenuti in aggiunta, senza tuttavia che sia arrivata all'Amministrazione comunale la conferma ufficiale, saranno di media sicurezza, ossia provenienti dalla condanna per crimini come lo spaccio di sostanze stupefacenti, per esempio. La commissione Affari istituzionali e servizi sociali, sanità e sicurezza si è riunita così il 16 gennaio alla presenza di autorità e sindacati coinvolti. Previsto per oggi, 17 gennaio, invece, l'incontro del Clepa, organismo paritetico provinciale che si occupa della rilevazione dei bisogni del sistema carcerario.

Presenti i consiglieri comunali, l'assessora Laura Rossi, i rappresentanti sindacali degli agenti penitenziari, il direttore generale dell'ospedale di Parma, Massimo Fabi, il direttore del Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria, Marco Bonfiglioli, il Garante dei detenuti per il Comune di Parma, Roberto Cavalieri, la direttrice generale Ausl Parma, Elena Saccenti e la dottoressa Maria Teresa Luisi che cura le procedure per il trasferimento dei detenuti dal carcere all'ospedale.

Il presidente del Consiglio comunale, Alessandro Tassi Carboni, annuncia che l'incontro sarà il primo di altri e aprendo la discussione, ricorda la situazione del penitenziario cittadino: a partire dalla direzione che vede da anni affidi temporanei che non permettono la programmazione di azioni a lungo termine; alla profonda carenza di personale; la difficoltà nel portare a esecuzione nuovi progetti lavorativi per i detenuti anche se supportati da finanziamenti privati; criticità anche sui fondi e risorse, probabilmente insufficienti visto che è stata stanziata la stessa cifra dell'anno precedente al fronte invece di 200 persone in più da gestire.

L'assessora Rossi spiega come il Comune concorra ai finanziamenti di 212 mila euro per il penitenziario: 90 mila euro arrivano dal Comune, 72 mila euro dalla Regione e il restante dal fondo sociale territoriale "che non era scontato li destinassimo al carcere, ma che dimostra la nostra attenzione per questo tema. - commenta Rossi -. Fondi che devono supportare non solo il pagamento dei costi per i detenuti e le retribuzioni dei lavoratori ma anche molti progetti: teatro, laboratori musicali e dell'università, lo spazio giochi per i figli dei detenuti, lo sportello per avvicinare i detenuti agli uffici comunali per consegna di documenti o procedure varie, attività sportive, rassegne cinematografiche. Tutte attività che fortunatamente vedono la collaborazione di molte associazioni e volontari".

"Il carcere in questi anni ha dimostrato tuttavia come faccia fatica a gestire questi finanziamenti" aggiunge il Garante Cavalieri.

"Non ho voluto prima di ora fare ingerenza sulla decisione di ampliamento del penitenziario - dichiara ancora l'assessora Rossi - perché credo che ogni decisione presa sia fatta con motivazione. Ad oggi però il Comune non è ancora stato contattato dal ministero della Giustizia per capire come programmare l'ampliamento e quindi i servizi. Serve quindi pressione perché si parli di questi problemi insieme".

Tutti gli intervenuti hanno mostrato preoccupazione per le ricadute che si avranno sul territorio per le persone che saranno dimesse dal carcere e saranno senza fissa dimora, per la già difficile situazione dell'ospedale nell'accogliere pazienti detenuti: che oggi vede infatti - come ricorda Catalano segretario della federazione sindacati penitenziari - solo 5 posti riservati su una popolazione carceraria di 600 persone tra cui alcune nel settore 41bis, ossia massima sicurezza.

Colelli, della segreteria Cgil, ha commentato la situazione di sovraffollamento degli istituti penitenziari italiani in generale, che nel luglio 2019 era in media del 128%, "e sono sicuro che Parma superi addirittura questa percentuale. Chiediamo personale adeguato almeno nei numeri. Solo per gli agenti sottoufficiali si registra una carenza del 90%.

A Parma abbiamo solo un commissario quando dovrebbero essere 4. Le figure educative sono invece in carenza del 50%".

Tante le aggressioni, assenza di un direttore di nomina stabile, forte carenza di funzionari e inaccettabile mancanza di figure di sottufficiali, nonché un numero inadeguato di agenti per l'apertura del nuovo padiglione. Un nuovo padiglione che aprirà senza alcune risorse necessarie e con 200 problemi in più, denuncia la Fp Cgil. Carlo Parnanzone, di Uil, porta invece richieste semplici quanto concrete per migliorare il benessere all'interno del carcere, a partire dai parcheggi per gli agenti e famigliari in visita e i parcheggi riservati all'ospedale per gli agenti che devono trasportare detenuti per i soccorsi, fino al miglioramento del collegamento delle linee urbane dei bus. "Sembrano richieste banali - commenta il capogruppo di Effetto Parma Cristian Salzano - rispetto alla complessità del problema. Ma migliorare le linee dei bus come i parcheggi e altre proposte sono fondamentali per migliorare il benessere di lavoratori come dei detenuti. Su questo il Comune può lavorare e dare il suo contributo".

I consiglieri del Pd Lorenzo Lavagetto e Daria Jacopozzi sottolineano invece l'importanza del ruolo riabilitativo che deve avere la pena. "Il 68% degli ex detenuti ha ricadute, soprattutto quelle persone che non hanno avuto opportunità di lavoro e attività all'interno del penitenziario" specifica Jacopozzi. "La nostra disponibilità come Comune c'è - conclude Rossi - Il problema è capire cosa serve per queste 200 persone in più che saranno detenute nel carcere di Parma".

 
Trento. Il Presidente della Provincia: "Carcere sovraffollato, a breve dossier aggiornato" PDF Stampa
Condividi

Corriere del Trentino, 17 gennaio 2020


Il governatore Maurizio Fugatti torna a parlare del sovraffollamento del carcere di Spini di Gardolo. Rispondendo a una interrogazione di Futura collegata alla relazione della garante dei detenuti del luglio scorso (nella quale si sottolineava che il problema di sovraffollamento "non esiste"), il Presidente della Provincia parla di limiti di capienza superati e di inviti disattesi per il rispetto di tali limiti.

E ricorda le questioni sollevate a luglio dello scorso anno al ministro della giustizia e al capo dell'amministrazione penitenziaria del ministero: "Ho evidenziato la necessità di disporre di un rapporto completo e aggiornato dell'amministrazione penitenziaria sulla situazione gestionale del carcere, sia con riferimento al numero dei detenuti che alla situazione dell'organico del capo di polizia penitenziaria presente nella casa circondariale di Trento".

Non solo: "È mia intenzione provvedere nelle sedi opportune a promuovere un intervento teso a far rientrare i numeri della popolazione carceraria nei parametri sanciti dall'accordo di programma quadro (240 detenuti, ndr)". Perché, conclude Fugatti, "il sovraffollamento della casa circondariale, unito alla carenza di personale, determina gravi lacune alla garanzia di sicurezza non solo nei momenti tipici della vita carceraria, ma anche nel corso delle attività culturali-ricreative che richiedono una particolare e attenta vigilanza".

 
Piacenza. Pene alternative a Cadeo: dalla Caritas arrivano i chiarimenti richiesti PDF Stampa
Condividi

piacenzaonline.info, 17 gennaio 2020


Depositato in Comune un addendum al progetto originario che chiarisce alcuni dei dubbi sorti durante l'incontro organizzato dal comitato di cittadini "Sicurezza e Territorio". Lo scorso novembre ci eravamo occupati del progetto della Caritas diocesana di Piacenza e Bobbio relativo alla costituzione di un carcere alternativo presso una cascina situata sulla provinciale Cadeo-Carpaneto.

Alcuni cittadini, riuniti nel comitato Sicurezza e Territorio" avevano indetto una riunione per discutere della questione ed alcuni abitanti avevano espresso la necessità di avere chiarimenti che sono ora arrivati attraverso il deposito da parte della Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio, presso il comune di Cadeo, di un Addendum Progetto Housing (19 dicembre 2019 - protocollo n° 0018077).

Nel documento sono state accolte le proprio le richieste di chiarimento presentate dal Comitato Sicurezza e Territorio nel corso della serata del 14 novembre tenutasi presso la Sala Consiliare del Comune di Cadeo. Il Progetto Housing prevede l'accoglienza di detenuti che sconteranno pene alternative alla detenzione in carcere presso la Cascina dell'Opera Pia situata sulla Provinciale Cadeo/Carpaneto. Il nuovo documento illustra in maniera precisa alcuni elementi del Progetto Housing che potevano essere oggetto di interpretazioni che -secondo il comitato - avrebbero potuto mettere in pericolo il rispetto della legalità nel territorio di riferimento.

"L'Addendum Progetto Housing - fa sapere il comitato - è stato il frutto di una serie di proficui e collaborativi incontri tra i vertici della Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio ed i rappresentanti del Comitato Sicurezza e Territorio".

I chiarimenti contenuti nell'Addendum possono essere così riassunti: il Progetto Housing sarà gestito per tutta la sua durata esclusivamente dalla Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio e prevederà l'accoglienza non solo di detenuti ma anche di altre categorie di persone bisognose di aiuto; i detenuti inclusi nel progetto non potranno avere pene detentive inflitte con sentenza definitiva superiore ai tre anni e non potranno aver compiuto reati relativi ad associazione mafiosa e reati violenti; inoltre i detenuti non potranno superare il numero di tre presenti contemporaneamente nella struttura e la loro permanenza massima sarà di 18 mesi.

Il programma prevedrà personale qualificato addetto ai controlli ed al rispetto degli obblighi imposti ai detenuti e sarà svolto in stretta collaborazione con le forze dell'ordine presenti sul territorio. Il Comitato Sicurezza e Territorio tiene a sottolineare la propria soddisfazione per aver avuto nei vertici della Caritas Diocesana Piacenza-Bobbio un interlocutore comprensivo delle preoccupazioni della cittadinanza e, allo stesso tempo, attento e disponibile nell'assicurare il rispetto della legalità.

 
Macomer (Nu). Nell'ex carcere nasce il primo Centro regionale permanente per migranti PDF Stampa
Condividi

di Jacopo Norfo


castedduonline.it, 17 gennaio 2020

 

La struttura sarà in grado di ospitare già da lunedì una cinquantina di migranti considerati irregolari, cioè che dovranno poi lasciare la Sardegna secondo le procedure previste. Adesso è ufficiale: il primo centro regionale permanente per il rimpatrio dei migranti (Cpr) di Macomer aprirà lunedì 20 gennaio. La pec inviata dalla Prefettura di Nuoro è arrivata al Comune ieri pomeriggio. È tutto pronto, dunque, nell'ex carcere della cittadina del Marghine, ristrutturato per accogliere gli stranieri irregolari.

"Già da lunedì la struttura è operativa per ospitare una cinquantina di persone, ma appena verranno completati i lavori si arriverà a 100 posti disponibili - spiega la vice Sindaca di Macomer, Rossana Ledda - Non sappiamo se già lunedì arriverà qualcuno o se ci vorrà ancora qualche giorno per vedere qui i primi migranti.

Il Comune ha lavorato tanto negli ultimi anni per arrivare all'apertura del centro e fare in modo che ci fosse una ricaduta economica favorevole per la città. C'è una società che si è aggiudicata il bando di gara per i servizi interni: mensa, lavanderia, pulizie, infermeria. Tutto questo genera nuovi posti di lavoro e restituisce vitalità".

Massimo impegno da parte del Comune anche sul fronte della sicurezza, tema 'caldo' su cui si era spaccato il Consiglio comunale. "Abbiamo ottenuto tutte le rassicurazioni necessarie dalla Prefettura - dichiara la vice Sindaca - ci è stato garantito il massimo dell'attenzione, mettendo a disposizione su questo fronte carabinieri, polizia e una vigilanza esterna alla struttura da parte dei militari della Brigata Sassari. L'auspicio è che gli impegni vengano mantenuti per consentire al centro di funzionare ma anche la dovuta tranquillità ai cittadini".

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

 

06


06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it