Martedì 14 Luglio 2020
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Burkina Faso. Almeno 180 corpi trovati in fosse comuni, sotto accusa le forze di sicurezza PDF Stampa
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di Stefano Mauro

 

Il Manifesto, 12 luglio 2020

 

Guerra al jihadismo nel Sahel. 180 corpi rinvenuti a Djibo, Human Rights Watch punta il dito contro l'esercito. "I morti erano tutti delle etnie Fulani e Peul, spesso associate ai miliziani jihadisti".

Sono almeno 180 i corpi ritrovati in fosse comuni nel nord del Burkina Faso, nella città di Djibo, e le prove "evidenziano un coinvolgimento diretto delle forze governative di sicurezza", denuncia la direttrice dell'Ong Human Rights Watch (Hrw) dell'Africa occidentale, Corinne Dufka all'agenzia Afp.

"Abbiamo scoperto numerose fosse comuni e secondo le testimonianze raccolte, le prove disponibili suggeriscono omicidi extragiudiziali di massa nel periodo tra marzo e aprile - ha affermato Dufka -, i morti erano tutti uomini appartenenti alle etnie Fulani e Peul, gruppi etnici del nord che spesso vengono associati automaticamente ai miliziani jihadisti". L'organizzazione non governativa in un suo rapporto, pubblicato mercoledì 8 luglio, ha richiesto l'apertura di un'inchiesta internazionale e ha sollecitato il governo burkinabé di portare "davanti alla giustizia i responsabili di tali crimini".

Se da una parte il presidente Kaboré ha detto di aver avviato due indagini, giudiziarie e amministrative, "per verificare i fatti e giudicare i responsabili", dall'altra il ministro della difesa burkinabé, Moumina Cherif Sy, ha detto che gli omicidi potrebbero essere stati commessi "da gruppi armati con addosso uniformi militari e attrezzature logistiche rubate".

Hrw ritiene che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, il governo non abbia mai fatto abbastanza per indagare sulle violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e delle milizie civili. Già a inizio giugno aveva richiesto, senza nessun risultato, alle autorità centrali di condurre "un'indagine credibile e indipendente" sulla morte di 12 persone sospettate di appartenere a gruppi jihadisti e uccise, con un proiettile alla testa, all'interno delle loro celle nella gendarmeria di Tanwalbougou.

"Le autorità governative dovrebbero inviare un messaggio di tolleranza zero per gravi violazioni dei diritti umani verso le popolazioni civili, perché i gruppi jihadisti puntano a disgregare il paese su base etnica, a ottenere sostegno da parte della popolazione e a sostituirsi allo stato centrale, anche a causa di queste violenze indiscriminate" ha concluso Dufka.

Il Burkina Faso rimane, tra i paesi del Sahel, quello maggiormente colpito dall'ascesa dei movimenti jihadisti nella regione, in particolare la zona orientale e quella settentrionale sono le aree più colpite dagli attacchi jihadisti che hanno causato almeno 400 morti e più di 800mila sfollati in 5 anni.

 
Carcere, la battaglia per difendere la dignità dei detenuti e rendere la prigione più umana PDF Stampa
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di Samuele Ciambriello*


Il Riformista, 11 luglio 2020

 

Ancora una volta questi corridoi lunghi e squadrati, lo sferragliare delle chiavi e il rumore delle porte di ferro che si aprono al nostro passaggio e si chiudono alle nostre spalle. Dopo tanti anni mi fa ancora impressione e continua a produrre in me un vago senso di estraneazione. Me lo fa ancora adesso che attraverso questi spazi, questa volta in qualità di garante regionale dei detenuti. Di nuovo qui, mi dico, e la mente va alla prima volta che ho varcato questa soglia, quando circa quarant'anni fa come volontario mi sono inoltrato per gli stessi corridoi, ho sentito gli stessi rumori, avvertendo le stesse sensazioni.

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Esecuzione penale esterna: inserimento lavorativo nel Meridione PDF Stampa
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gnewsonline.it, 11 luglio 2020


E' stato siglato al Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità del ministero della Giustizia il contratto per l'avvio del Pon legalità Fesr/Fse 2014-2020 "Innovazione Sociale dei Servizi per il reinserimento delle persone in uscita dai circuiti penali". La firma è stata apposta dal Direttore Generale per l'esecuzione penale esterna e di messa alla prova, Lucia Castellano e dall'Amministratore Unico dell'E.I.T.D. s.c.a.r.l, Paolo Lanzilli.

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Bambini in carcere: perché? PDF Stampa
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di Marina Lomunno


vocetempo.it, 11 luglio 2020

 

Perché i bambini da 0 a 6 anni, figli di detenute, per non trascorrere gli anni decisivi della loro crescita senza l'insostituibile figura materna, devono scontare la pena della loro mamma dietro le sbarre? Non è possibile "rieducare" in un ambiente idoneo alle esigenze dei bambini che non hanno colpe se la mamma deve fare i conti con la giustizia?

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Riforma del processo penale, il no corale dell'avvocatura a Bonafede PDF Stampa
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di Simona Musco


Il Dubbio, 11 luglio 2020

 

Cnf, Ocf e Camere penali: "Giudizio negativo, le nostre osservazioni non sono state accolte". E l'Anm si schiera contro le sanzioni disciplinari. Un nulla di fatto. Con avvocatura e magistratura contrarie, per ragioni diverse, al disegno di legge sulla riforma del processo penale, la cui realizzazione ora appare in salita. È questo l'esito del tavolo di giovedì a via Arenula sulla riforma, che vede confrontarsi sul testo depositato in Senato il ministro Alfonso Bonafede, Cnf, Ocf, Ucpi e Anm. Con le componenti dell'avvocatura fermamente convinte dell'irricevibilità del testo e la magistratura scontenta dei punti che prevedono sanzioni disciplinari e sorteggio per il Csm.

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