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Egitto: il regime militare egiziano che somiglia sempre più a una dittatura sudamericana PDF Stampa
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di Giuseppe Acconcia

 

Il Manifesto, 26 maggio 2015

 

Desaparecidos, pene di morte generalizzate e torture. Come non bastasse, secondo la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) nel paese di Abdel Fattah al-Sisi si fa un uso sistematico dello stupro su donne, bambini e uomini oltre i confini delle stazioni di polizia e delle carceri. I famigerati poliziotti egiziani, conosciuti per le loro pratiche sommarie, sono tornati ad assaltare, violentare con oggetti contundenti, effettuare test della verginità, elettroshock agli organi genitali con più violenza di prima gente per strada e nelle università.

Nel report dal titolo "Smascherare l'ipocrisia dello Stato: la violenza sessuale delle forze di sicurezza in Egitto", si aggiunge che lo scopo di queste molestie di massa è uno solo: eliminare le proteste di piazza. Secondo il think tank, in particolare per una donna è semplice finire nell'inferno di queste pratiche aberranti perché i poliziotti, sempre più potenti dopo il colpo di stato militare del 2013, considerano la tortura come un loro dovere.

I documenti presentati dal Fidh includono una lunga serie di testimonianze di donne che raccontano come sono state bastonate fino al punto di non poter rimanere in piedi prima di essere violentate nonostante ormai vomitassero sangue.

Alcuni bambini della prigione di el-Eqabiya avrebbero ammesso che "non essere stati violentati è l'eccezione". Ma sono i prigionieri politici, in particolare gli uomini sospettati di avere informazioni riservate, a soffrire prima di tutti delle angherie dei poliziotti. Amnesty International ha riferito di casi di violenze con bastoni bollenti ed elettroshock ai genitali o minacce di violenze a membri della famiglia contro le centinaia di attivisti egiziani di ogni schieramento politico in prigione.

Le violenze vengono perpetrate indiscriminatamente ai checkpoint, nei metro, agli ingressi delle università, negli ospedali, in impianti sportivi e all'interno delle case. Il report dimostra che con l'ascesa al potere di al-Sisi le violenze contro le donne sono aumentate anziché diminuire. Proprio lui, l'uomo dei test della verginità dell'8 marzo 2011 contro 17 manifestanti in piazza Tahrir, nonostante i proclami e le accuse strumentali contro i Fratelli musulmani, ha trasformato una pratica in passato rara in abuso sistematico. Nelle ore seguenti alle manifestazioni di massa in Egitto, centinaia sono state le donne molestate pubblicamente. Molte ong hanno puntato il dito contro polizia, militari e islamisti tutti impegnati a fermare le contestazioni.

I primi a subire torture e violenze sono i Fratelli musulmani e l'ex presidente Mohamed Morsi che rischia di vedere da un momento all'altro eseguita la condanna a morte a suo carico. Secondo la stampa vicina agli islamisti, il leader dei Fratelli musulmani potrebbe presto essere estradato in Turchia, su questa evenienza sarebbero in corso colloqui tra il presidente al-Sisi e il suo omologo turco Recep Tayyp Erdogan, uno dei più duri critici del golpe del 2013. I rischi per gli islamisti sono ancora più gravi dopo il golpe giudiziario dell'ex capo del club dei giudici, l'anti-Fratelli musulmani, Ahmed al-Zend, che ha scalato i vertici della magistratura egiziana, come ha fatto al-Sisi nell'esercito, per diventare il nuovo ministro della Giustizia.

Subito dopo la sua nomina, la scorsa settimana sei giovani islamisti sono stati impiccati dopo essere stati condannati a morte per aver partecipato ad azioni eversive nel Sinai dove operano i jihadisti di Beit al-Mekdisi. Alcuni di loro erano minorenni o si trovavano già in prigione quando il reato è stato commesso. Dopo l'esecuzione la Corte amministrativa del Cairo ha chiesto di fermare l'esecuzione dei sei ma la condanna era stata già eseguita.

 
Portogallo: l'ex premier Socrates detenuto da 6 mesi in attesa del processo per corruzione PDF Stampa
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La Presse, 26 maggio 2015

 

Sono passati sei mesi da quando l'ex primo ministro portoghese José Socrates metteva piede nel carcere di Evora, una detenzione preventiva in attesa di sapere se si aprirà o meno il processo nei suoi confronti. La legge portoghese permette di prolungare la detenzione preventiva fino a 12 mesi in certi casi, quindi la procura ha tempo fino al 25 novembre per confermare le accuse e aprire il processo, oppure permettere la scarcerazione dell'ex premier.

Dei sette sospettati, attualmente solo Socrates continua a rimanere in carcere, situazione che ha fatto parlare alcuni di cospirazione nei suoi confronti legata allo scenario politico del Portogallo, dove si terranno le elezioni a fine anno. L'ultimo a uscire di prigione è stato un amico personale dell'ex premier, l'imprenditore Carlos Santos Silva, rilasciato venerdì scorso per ordine del giudice e attualmente ai domiciliari.

Fuori dal carcere anche la moglie di Santos Silva, Ines Ponte do Rosário; l'autista dell'ex primo ministro, Joao Perna; il suo avvocato, Gonçalo Trindade Ferreira; l'amministratore dell'azienda farmaceutica Octapharma, Paulo Lalanda Castro (per cui lavorava proprio il primo ministro) e l'amministratore del Grupo Lena, Joaquim Barroca.

Socrates venne arrestato lo scorso 21 novembre all'aeroporto di Lisbona, di ritorno da Parigi. Dopo l'arresto fu sottoposto a un interrogatorio durato diversi giorni, poiché accusato di presunta partecipazione ai reati di frode fiscale, corruzione e riciclaggio. Secondo il giudice esiste la possibilità che possa distruggere delle prove o minare le indagini. L'avvocato difensore dell'ex capo di governo, Joao Araújo, ha già presentato vari ricorsi negli ultimi mesi per ottenere la scarcerazione.

 
Iran: al via processo a Jason Rezaian, reporter del Washington Post in carcere da 10 mesi PDF Stampa
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Askanews, 26 maggio 2015

 

Si aprirà oggi a Teheran il processo a Jason Rezaian, il giornalista del Washington Post detenuto in Iran da oltre dieci mesi. Il reporter, che sarà giudicato a porte chiuse, dovrà rispondere di una serie di accuse, tra cui quella di "spionaggio". Rezaian, che è in possesso di doppia cittadinanza, è accusato di avere passato informazioni "a governi ostili".

Se giudicato colpevole, ricorda la Bbc, il reporter potrebbe essere condannato ad almeno 20 anni di carcere. Il direttore del Washington Post ha definito il processo di Rezaian "vergognoso" ed ha criticato la decisione di tenerlo a porte chiuse. "Non c'è alcuna giustizia in questo sistema, non un grammo di essa, e il destino di un uomo buono, di un innocente è in bilico", ha detto. Anche la madre e la moglie di Rezaian, saranno processate separatamente per presunti reati correlati a quelli contestati a Rezaian.

 
La rabbia e la pazienza PDF Stampa
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Il Mattino di Padova, 25 maggio 2015

 

"La rabbia e la pazienza" è il titolo della Giornata di studi, che ha portato nella Casa di reclusione di Padova il 22 maggio seicento persone, a confrontarsi e dialogare con più di cento persone detenute. La rabbia è dentro le vite di tutti, ma nelle storie degli uomini e delle donne che hanno passato il limite della legalità, e che vivono l'esperienza del carcere, la rabbia spesso è il "filo conduttore" di tutta un'esistenza.

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La rabbia, la pazienza e il coraggio: alcune considerazioni dopo il convegno di Ristretti PDF Stampa
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di Carla Chiappini

 

Ristretti Orizzonti, 25 maggio 2015

 

Poco più di 200 chilometri di attesa all'andata e altrettanti di entusiasmo al ritorno. Un entusiasmo profondo e un po' stanco. In genere il mio senso dominante è la vista ma oggi ho bisogno di chiudere gli occhi e riascoltare. Su tutte la voce di Biagio, il suo italiano sincero e imperfetto, le parole essenziali per raccontare la svolta terribile della sua vita: - Mio fratello era lì morto sotto un lenzuolo bianco. Ucciso. - L'anno scorso il suo intervento mi aveva lasciato tanti dubbi, una sorta di ribellione. Quest'anno non c'è distanza, quel lenzuolo bianco mi tocca nel profondo. Alla voce di Biagio si alterna la voce di Ornella: - Queste persone hanno commesso reati terribili; siamo qui per comprendere, non per giustificare. - lo ripete più e più volte con l'urgenza di chi non autorizza nessuna confusione. È chiara Ornella e ha coraggio. Lavora instancabile con le parole e non accetta né ambiguità né superficialità. Credo sia Sandro che parla di discussioni quasi estenuanti in redazione, dopo gli incontri con le scuole che, ormai, si susseguono a ritmi quasi impossibili.

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