Martedì 07 Aprile 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Benevento: fa visita al compagno in carcere e cerca di introdurre marijuana, denunciata PDF Stampa
Condividi

ilquaderno.it, 20 novembre 2015

 

Si era recata presso Casa circondariale di Benevento per far visita ad un detenuto ma Polizia Penitenziaria rinviene droga nelle scarpe, arrestata una donna. La Polizia Penitenziaria di Benevento ha sventato un tentativo di introduzione di sostanza stupefacente all'interno dell'Istituto di pena di Capodimonte. A renderlo noto è il delegato Regionale della USPP Unione Sindacati Polizia Penitenziaria Nicola Schipani e il segretario Provinciale Luigi Napolitano.

Nella tarda mattinata di ieri, approfittando dell'ingresso in Istituto per i colloqui, una donna di origini partenopee in visita al suo compagno detenuto, ha cercato di introdurre all'interno del pacco destinato all'uomo, della sostanza stupefacente, occultando la stessa in una sorta di vano astutamente ricavato nella suola delle scarpe destinate proprio al congiunto recluso.

La cosa non è però sfuggita ai controlli dell'Unità Operativa Colloqui della Polizia Penitenziaria Coordinata dall'ispettore Maurizio Panella che, rilevata l'anomalia dell'oggetto, ha immediatamente attivato il protocollo di sicurezza previsto in questo casi, sequestrando la sostanza e allertando la locale Unità Cinofila Antidroga dei baschi azzurri di stanza a Benevento. Da esami più accurati, la sostanza rinvenuta è stata classificata come marijuana e immediatamente sono scattati ulteriori controlli sull'autovettura utilizzata dalla stessa donna per raggiungere da Napoli il capoluogo Sannita, questa volta anche con l'ausilio di cani antidroga che però hanno dato esito negativo.

La donna è stata quindi denunciata all'Autorità Giudiziaria che ne ha disposto gli arresti domiciliari presso la propria abitazione di Napoli. "Ancora una volta - dichiarano Schipani e Napolitano dell'Uspp - la professionalità e l'esperienza del personale in divisa, hanno permesso di sventare l'introduzione e il conseguente certo spaccio di sostanze stupefacenti all'interno del penitenziario, che, oltre al pericolo intrinseco dovuto agli affetti propri delle droghe, spesso, proprio per il loro acquisito valore una volta introdotte nei luoghi di pena, vengono utilizzate come preziose merci di scambio per ben altri truci baratti".

 
Televisione: "Lea", una storia così grande che la scrittura passa in secondo piano PDF Stampa
Condividi

di Aldo Grasso

 

Il Corriere della Sera, 20 novembre 2015

 

Lea Garofalo scomparve la sera del 24 novembre del 2009; in un primo momento gli inquirenti sostennero che la donna fu torturata per ore per essere uccisa il giorno seguente e dissolta nell'acido. Il corpo della donna, invece, fu trovato carbonizzato solo nel 2012 in un campo della Brianza e dalle indagini emerse che Lea fu torturata e poi bruciata, non dissolta nell'acido.

"Lea", il tv-movie prodotto da Rai Fiction, scritto da Monica Zapelli e da Marco Tullio Giordana, diretto dalla stesso Giordana, ripercorre la storia di una donna cresciuta in una famiglia criminale calabrese (Raiuno, mercoledì, ore 21.20). All'età di 13 anni si innamora di Carlo Cosco dal quale dopo quattro anni avrà la figlia Denise. Anche Cosco è un criminale, ma Garofalo sente il bisogno di avere una vita diversa, senza paura e senza violenza. Nel 2002 Lea (interpretata da Vanessa Scalera) decide che è giunto il momento di iniziare a collaborare con la giustizia e di conseguenza viene inserita nel programma di protezione insieme a Denise (Linda Caridi). Come ha dichiarato al Corriere il magistrato Domenico Airoma, la scelta di Lea "è una scelta rivoluzionaria, la peculiarità della 'ndrangheta è il vincolo di sangue... Lei rompe questo vincolo e lo fa anche come donna". Toccherà poi alla figlia Denise costituirsi parte civile contro il suo stesso padre.

In questo film, ovviamente, il peso del contenuto è così grande che quasi passano in secondo piano tutti gli aspetti formali. Com'era successo con "I cento passi". Ma questo è anche il merito di "Lea". Il racconto è così avvincente da far dimenticare gli elementi di scrittura. Che ci sono, altrimenti la narrazione non sarebbe così brutale, tragica, a tratti commovente. Speriamo che "Lea" non resti un unicum, una di quelle cose che si fanno per rinverdire ed esaltare il ruolo del Servizio pubblico. Fanno parte del cast del film tv anche Alessio Praticò, Mauro Conte e Matilde Piana.

 
Radio: Jailhouse Rock, una puntata per essere vicini ai francesi PDF Stampa
Condividi

Ristretti Orizzonti, 20 novembre 2015

 

Anche Jailhouse Rock si strige intorno alla Francia e i francesi, vittime nei giorni scorsi della barbarie terrorista. Lo faremo con una puntata in cui si alterneranno le canzoni di alcuni musicisti d'oltralpe (George Brassens, Daft Punk, Renaud, Edith Piaf, Massilia Sound System, Les Negresses Vertes) e in cui i detenuti della cover band del carcere di Bollate arrangeranno La Marsigliese. Sarà ai nostri microfoni Michele Lobaccaro, musicista e compositore italiano, fondatore dei Radiodervish, gruppo che centra la propria opera in un costante dialogo e contaminazione con le altre culture, a partire da quella araba. È solo attraverso questo dialogo e questa contaminazione - e non con le guerre - che è possibile sconfiggere il terrorismo.

Jailhouse Rock, suoni, suonatori e suonati dal mondo delle prigioni è una trasmissione ideata e condotta da Susanna Marietti e Patrizio Gonnella dell'Associazione Antigone.

Va in onda il venerdì dalle 17.00 alle 18.00 in diretta su Radio Articolo 1 e Radio Popolare Roma. Su Radio Popolare, sulle frequenze della Lombardia e di altre radio di Popolare Network, la domenica dalle 16.30 alle 17.30. In onda anche su Controradio (Firenze) il martedì alle 22.30, su Radio Città del Capo (Bologna) il sabato alle 22.30, su Radio Flash (Torino) il lunedì alle 20.00, su Radio Popolare Salento la domenica alle 16.30 e su Radio Città Aperta (Roma) il lunedì alle 13.00.

 
Radio: carcere di Turi, in cella la radio è libera PDF Stampa
Condividi

di Antonio Galizia

 

Gazzetta del Mezzogiorno, 20 novembre 2015

 

Una trasmissione radiofonica sul web per raccontare le vite e le realtà del carcere, storie di amicizia, ma anche per porgere gli auguri di Natale e di compleanno ai propri figli, ai familiari, senza che questi debbano raggiungerli in carcere. Si chiama "Radio torno subito", l'emittente realizzata dai detenuti dell'istituto di pena di Turi, in collaborazione con la web radio "Radiondattiva".

Un lavoro mirabile di racconto, dove i detenuti si interrogano sui tanti problemi che comporta la vita in carcere, parlano di amicizia e raccontano storie. Questo è solo uno dei risultati conseguiti da "Cuore oltre le sbarre", il laboratorio finanziato dalla Fondazione Con il Sud che si pone l'obiettivo di migliorare e sostenere i rapporti relazionali all'interno delle famiglie di 10 detenuti dell'istituto di pena, attraverso interventi che prevedono attività psico-educative e ludiche.

La prima ha riguardato, un anno fa, l'inaugurazione nel carcere di uno spazio neutro: una ludoteca riservata ai figli dei detenuti. La seconda, la realizzazione della web radio e di prodotti audio visivi (un cortometraggio e due spot pubblicitari), curati dagli ospiti dell'istituto con la collaborazione dei tutor dello Sportello Elp, l'associazione di promozione sociale di Mola, impegnata in un progetto di rafforzamento delle relazioni dei detenuti con le proprie famiglie ed in modo particolare con i propri figli.

L'idea progettuale "Cuore oltre le sbarre" nasce dalla mente di tre giovani professionisti pugliesi: Gaia Marcella Rizzo, Michele Lacriola ed Emanuele Triggiani, i quali hanno partecipato insieme a Sportello Elp e ad un gruppo di associazioni e cooperative del territorio (Su 2 Pedali, Radiondattiva, Occhi verdi e A piccoli passi"), al bando "Progetti speciali e innovativi" pubblicato dalla Fondazione Con il Sud, ottenendo il finanziamento.

Il progetto ha ottenuto anche il sostegno e il patrocinio dei Comuni di Mola di Bari e Turi e vanta la collaborazione della Casa circondariale di Turi, della sezione di Criminologia dell'Università degli studi di Bari e del Progetto Giada, servizio di Psicologia dell'Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari. La radio, il cortometraggio e gli spot verranno presentati oggi, alle 20, nel Castello in una conferenza. Relatori: Giangrazio Di Rutigliano (sindaco di Mola), Luigi Caccuri (responsabile dei servizi sociali del Comune di Mola), Piero Rossi (garante dei detenuti della Regione Puglia), Rosy Paparella (garante dei Diritti dell'infanzia della Regione Puglia), Nicola Colonna (presidente di Sportello Elp), Pasquale Di Pierro (educatore presso la Casa di Reclusione di Turi) e per le associazioni coinvolte nel progetto, Pasquale Rubino, Alessandro Colella, Franco Ferrante, Nicola Strisciulli e Giovanni Carbonara. Saranno loro a descrivere i prodotti audio visivi realizzati, che saranno proiettati nell'occasione.

 
La scomunica del Papa contro guerra e trafficanti d'armi PDF Stampa
Condividi

di Adriana Pollice

 

Il Manifesto, 20 novembre 2015

 

Papa Francesco denuncia il traffico di armi: "Siete delinquenti". Dopo gli attentati di Parigi l'Europa si avvia allo scontro armato e papa Francesco ieri ha pronunciato una vera e propria scomunica: siano "maledetti" ha esclamato, durante la messa a Santa Marta, quanti per arricchirsi fanno la guerra, che provoca vittime innocenti e riempiono le tasche dei trafficanti. "La guerra - ha denunciato - è proprio la scelta per le ricchezze: "Facciamo armi, così l'economia si bilancia un po', e andiamo avanti con il nostro interesse". C'è una parola brutta del Signore: "Maledetti!". Perché Lui ha detto: "Benedetti gli operatori di pace!". Questi che operano la guerra, che fanno le guerre, sono maledetti, sono delinquenti".

E poi ha sollevato il velo sulla retorica che sta accompagnando gli attacchi in Medio Oriente, Terzo conflitto mondiale non dichiarato ufficialmente: "Una guerra si può giustificare, fra virgolette, con tante, tante ragioni. Ma quando tutto il mondo, come è oggi, è in guerra, tutto il mondo!, è una guerra mondiale a pezzi: qui, là, là, dappertutto, non c'è giustificazione".

Il Papa torna a chiedere un nuovo cammino sulla "strada della pace", a partire dalla lezione del Vangelo: "Anche oggi Gesù piange - ha sottolineato Bergoglio - perché noi abbiamo preferito la strada delle guerre, la strada dell'odio, la strada delle inimicizie. Siamo vicini al Natale: ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi, tutto truccato: il mondo continua a fare la guerra. Il mondo non ha compreso la strada della pace". Anche le commemorazioni recenti sulla Seconda guerra mondiale sembrano adesso vuote: "Stragi inutili - ha ripetuto il pontefice -, dappertutto c'è la guerra, oggi, c'è l'odio. Cosa rimane di una guerra, di questa, che noi stiamo vivendo adesso? Rovine, migliaia di bambini senza educazione, tanti morti innocenti: tanti! e tanti soldi nelle tasche dei trafficanti di armi. E mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro e intascano tanti soldi - ha continuato papa Francesco - ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un'altra, un'altra, danno la vita, morendo per aiutare la gente".

Uno j'accuse che chiama in causa anche l'Italia: nella costituzione è scritto che la repubblica ripudia la guerra ma basta - però - farla senza dichiararla. "Questo mondo non riconosce la strada della pace - ha rimarcato il Papa. Vive per fare la guerra, con il cinismo di dire di non farla. Chiediamo la conversione del cuore. Proprio alla porta di questo Giubileo della Misericordia, che il nostro giubilo, la nostra gioia sia la grazia che il mondo ritrovi la capacità di piangere per i suoi crimini, per quello che fa con le guerre". Il Giubileo si farà nonostante tutto, anche se ieri il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ha ammesso: "Non si può negare che ci siano dei timori, purtroppo nessuno può escludere a priori di essere sotto l'attenzione di queste brutalità".

Durante la conferenza internazionale del Pontificio consiglio degli operatori sanitari, ieri, Bergoglio si è scagliato anche contro il rifiuto della cultura dell'accoglienza. Ricordando gli "atteggiamenti abituali di Gesù nei confronti di malati, pubblici peccatori, indemoniati, emarginati, poveri, stranieri", ha proseguito: "Curiosamente questi nella nostra attuale cultura dello scarto sono respinti, sono lasciati da parte, non contano. È curioso questo, questo vuol dire che la cultura dello scarto non è di Gesù, non è cristiana".

Nel suo discorso dedicato ai venti anni della enciclica di Giovanni Paolo II "Evangelium vitae", Bergoglio ha ricordato: "Questa vicinanza all'altro, fino a sentirlo come qualcuno che mi appartiene, supera ogni barriera di nazionalità, di estrazione sociale, di religione. Supera anche quella cultura in senso negativo secondo la quale, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, gli esseri umani vengono accettati o rifiutati secondo criteri utilitaristici, in particolare di utilità sociale o economica". Superare ogni barriera di nazionalità, di estrazione sociale, di religione, conclude il papa: "Vicinanza all'altro, fino a sentirlo come qualcuno che mi appartiene, fino ad amare il nostro nemico". Dal 25 al 30 novembre il Papa sarà in Kenya, Uganda e Repubblica centrafricana "per la pace e la riconciliazione".

 
<< Inizio < Prec. 8531 8532 8533 8534 8535 8536 8537 8538 8539 8540 Succ. > Fine >>

 

07


06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it