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Giustizia: Manconi (Pd); è ragionevole abolire le carceri, detenzione solo per delitti gravi PDF Stampa
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Adnkronos, 25 maggio 2015

 

Solo il 20% di recidivi dopo affidamento in prova ai servizi sociali.

"Abolire il carcere". Il titolo dell'ultimo libro di Luigi Manconi (Pd), presidente della Commissione Diritti umani del Senato, non è una provocazione, come potrebbe sembrare a prima vista, ma una "ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini".

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Giustizia: "Abolire il carcere", un libro di Luigi Manconi e Valentina Calderone PDF Stampa
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intervista agli autori realizzata da Costantino Cossu

 

La Nuova Sardegna, 25 maggio 2015

 

"La detenzione in strutture in genere fatiscenti è sovraffollate deve essere abolita e sostituita da misure alternative più adeguate, efficaci ed economiche, capaci di soddisfare tanto la domanda di giustizia dei cittadini nei confronti degli autori di reati più gravi quanto il diritto del condannato al pieno reinserimento sociale".

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Giustizia: le prescrizioni lunghe sono l'opposto della giustizia PDF Stampa
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di Carlo Nordio

 

Il Messaggero, 25 maggio 2015

 

Gli eccessi, insegnava Pascal, offuscano i sensi e la ragione. Troppo rumore assorda, troppa luce abbaglia, troppa distanza e troppa prossimità impediscono la vista, la troppa verità ci stupisce. E troppa beneficenza irrita. Se eccede le nostre possibilità di ricambiare il favore, pro gratia odium redditur: la gratitudine diventa invidia.

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Giustizia: in Parlamento sale la febbre delle indagini, 114 le indagini conoscitive aperte PDF Stampa
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di Valeria Uva

 

Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2015

 

A metà legislatura Camera e Senato viaggiano già oltre quota 100: per l'esattezza sono 114 le indagini conoscitive aperte da marzo 2013 a oggi. E gli argomenti sono i più vari: dalle carceri al Fisco, dalla competitività delle imprese fino al (testuale) "diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale". Molto più basso, però, è il numero di indagini arrivate a conclusione: due soltanto al Senato (sulla tassazione degli immobili e sul caso Stamina) e 12 alla Camera (sulle 70 complessive). Le altre si interrompono dopo due o tre audizioni o, al contrario, proseguono per anni, senza mai arrivare a un documento conclusivo (anche se non obbligatorio a norma di regolamento).

Secondo i regolamenti parlamentari le commissioni di Camera e Senato possono sempre decidere di avviare un'indagine conoscitiva sulle materie di propria competenza, chiamando in audizione esperti del settore e chiunque possa fornire dati e informazioni sul tema. Lo strumento è esplorativo, nulla a che vedere con le commissioni d'inchiesta in cui i parlamentari godono degli stessi poteri dell'autorità giudiziaria. Quando poi viene usato in parallelo con l'esame di un Ddl (un classico è il caso dei documenti di bilancio) o dei decreti del Governo, non arriva mai a una conclusione, ma serve ai parlamentari per crearsi un punto di vista autonomo rispetto al Governo o per "farsi un'idea" della materia su cui si va a legiferare.

Eppure, anche sottraendo le indagini legate a doppio filo con le proposte di legge in discussione (42 in questa legislatura), restano comunque 58 iniziative partite e mai concluse. Sulle concessioni autostradali, per esempio, la commissione Lavori pubblici del Senato aveva deciso a luglio 2013 di avviare un'indagine per "acquisire informazioni sugli investimenti effettuati". Da allora più nulla, neanche una seduta dedicata al tema (ora affrontato dall'omologa commissione della Camera).

"Sono cambiate le priorità - spiega il presidente Altero Matteoli - e adesso la commissione è impegnata con le riforme degli appalti e della Rai". Anche l'indagine sull'edilizia scolastica, partita a passo di carica a luglio 2013 con "l'ambizione di affrontare un problema urgente... che richiede la massima rapidità" - proclamava il resoconto - si è poi arenata senza conclusione a dicembre dello stesso anno. "Certo l'indagine è un'arma in più per l'opposizione - conclude Matteoli, ma in tanti anni da parlamentare io risultati significativi non li ho mai visti".

Massimo Mucchetti, presidente della commissione Industria del Senato, offre una lettura diversa: "L'indagine non va letta in modo burocratico, come una corsa ad arrivare a scrivere sempre e comunque un pezzo di carta, ma può avere altre funzioni". E cita quella sull'Ilva (varata ben prima dello scoppio del caso) "che ci ha permesso di arrivare preparati all'esame dei decreti del Governo e di correggerli in modo tale da poter usare i fondi sequestrati ai Riva dalla magistratura".

Sicuramente l'indagine con la grande quantità di audizioni (ben 78, per esempio, quelle sulla tutela dei diritti umani) può creare un ponte tra il Parlamento-torre d'avorio e la società reale. A costi tutto sommato contenuti: prassi vuole, infatti, che nessun rimborso sia concesso a chi è chiamato in audizione.

 
Giustizia: la rotta italiana dei "foreign fighters", via mare in Tunisia per unirsi all'Isis PDF Stampa
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di Guido Olimpio

 

Corriere della Sera, 25 maggio 2015

 

La ministra Pinotti: "Pronti a dare una mano, ancora più forte, contro il Califfato". Il primo allarme risale al 6 novembre. In un'intervista, il segretario uscente dell'Interpol, Ronald Noble, avverte: i volontari jihadisti usano la rotta marittima per raggiungere i fronti di guerra in Medio Oriente. Un viaggio a bordo di traghetti e persino di navi da crociera dirette verso la Turchia o zone vicine. Ora arriva un secondo avviso, rilanciato da fonti della sicurezza britannica attraverso il quotidiano Guardian. Gli estremisti inglesi - è la rivelazione - raggiungono prima l'Italia quindi, via mare, la Tunisia, per poi proseguire verso la Libia, tappa di un lungo viaggio che termina in Siria o in Iraq.

I servizi inglesi avrebbero seguito le mosse dei militanti per un certo periodo arrivando alla conclusione che questo percorso è stato creato per sottrarsi ai controlli negli aeroporti. Negli ultimi tre anni, le reclute del Califfato e di altre fazioni, sono arrivate in Turchia a bordo di voli low-cost in partenza dai principali scali europei. Con spesa ridotta e poche ore di viaggio possono arrivare molto vicini alle future zone d'operazione. Quando sono scattate le misure di sicurezza per fare da filtro, avrebbero diversificato il "sentiero".

Alcuni hanno optato per spostamenti tortuosi attraverso i Balcani: la Bulgaria è così diventata uno snodo importante. Altre segnalazioni hanno riguardato la Grecia, raggiungibile tanto dall'Italia - sempre in traghetto - quanto dall'asse ex Jugoslavia-Albania. Infine la scelta del viaggio in partenza dai porti italiani. Difficile dire quali siano i numeri. Secondo i funzionari citati dal Guardian alcuni dei "viaggiatori" hanno postato su Facebook foto che li ritraggono in località del nostro Paese prima del trasferimento. La storia si affianca a quella che vede la Libia come possibile trampolino per terroristi determinati a infiltrarsi in Europa. E alle note polemiche sul rischio che gli estremisti possano mimetizzarsi tra i profughi dei barconi.

Siamo sempre nel campo degli scenari. Ed è anche vero che è complicato stabilire l'esatto profilo di un clandestino. La stragrande maggioranza sono persone in fuga da conflitti e miseria. Ciò non impedisce la presenza di altri "personaggi", pericolosi e con altre intenzioni. La valutazione dell'intelligence però tende a considerare minore questo tipo di rischio. L'Interpol ha in programma l'istituzione del sistema I-Checkit anche per le navi, un archivio che registri i dati dei passeggeri e li incroci con quelli in possesso delle polizie. Un elenco simile a quello usato per monitorare chi viaggia in aereo. In teoria un elemento sospetto che acquista un biglietto per un traghetto verrebbe subito segnalato. A patto che viaggi con il suo documento o con un passaporto che gli permetta di bucare la rete. Problemi che si pongono alle forze di polizia mentre ai militari tocca trovare nuove risposte all'incalzare dello Stato Islamico dall'Iraq alla Siria. Il ministro della Difesa Roberta Pinotti ha affermato che "se ci sarà bisogno di dare ancora una mano, ancora più forte, siamo pronti a deciderlo assieme al Parlamento". Per ora l'Italia ha impegnato 250 militari dell'aviazione (si occupano della selezione degli obiettivi insieme agli alleati) e ha inviato istruttori in Kurdistan.

 

Bardo: Farina in cella da Touil "è smarrito"

 

"Smarrito ma in buone condizioni fisiche". Daniele Farina, capogruppo di Sel in Commissione Giustizia della Camera, ha descritto così Abdel Majid Touil, il marocchino arrestato nei giorni scorsi su mandato di cattura delle autorità tunisine per l'attentato al Museo del Bardo e che oggi ha incontrato nel carcere di Opera. Touil, è stato riferito, si trova in una delle celle di accoglienza e osservazione da dove poi verrà trasferito nel vero e proprio reparto di alta sicurezza, in compagnia solo della televisione. Come ha raccontato il parlamentare, Touil, che ha rifiutato l'ora d'aria, "non parla altro che arabo".

Non conosce i rudimenti del francese o dell'inglese e "dell'italiano sa solo qualche parola basilare" per cui è stato difficile avere un colloquio vero e proprio. In una nota ufficiale, postata sulla sua pagina di Facebook, il deputato ha ribadito che" nel corso dell'incontro abbiamo constatato un apparente stato di buona salute fisica e la regolarità delle condizioni detentive" ha ribadito che "in attesa che la magistratura completi i suoi accertamenti Sel mantiene un monitoraggio sull'applicazione della recente normativa antiterrorismo e respinge ogni tentativo di strumentalizzazione politica che tenta di collegare l'emergenza profughi col terrorismo".

 
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