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Catania: problemi nella Rems di Caltagirone. M5S "immobilismo all'Asp di Catania" PDF Stampa
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cataniatoday.it, 8 settembre 2015

 

Così denunciano i due deputati del Movimento 5 Stelle, alla Camera Gianluca Rizzo e all'Ars Francesco Cappello: "Nonostante le numerose e ripetute aggressioni subite dagli operatori, nonostante i tentativi e le riuscite evasioni da parte dei pazienti della Rems, l'Asp 3 di Catania, rimane inerte".

"Nonostante le numerose e ripetute aggressioni subite dagli operatori, nonostante i tentativi e le riuscite evasioni da parte dei pazienti della Rems, l'Asp 3 di Catania, la stessa che ha voluto a tutti i costi ed in barba al rispetto di tutte le normative stabilite dalla legge istitutiva delle Rems aprirne una a Caltagirone in un luogo ed in una struttura assolutamente inidonea all'ospitalità degli ex detenuti dell'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto, rimane inerte e nessuna decisione è prevista nell'immediato".

Così denunciano i due deputati del Movimento 5 Stelle, alla Camera Gianluca Rizzo e all'Ars Francesco Cappello. "Che fine ha fatto, ad esempio, - chiede Cappello - la graduatoria degli psichiatri, approvata con delibera 1283 del 18 giugno 2015?". E ancora: "quali sono le ragioni per le quali l'ASP pare abbia deciso il congelamento della graduatoria e quindi la consequenziale assunzione del personale necessario alla Rems come previsto dalla legge?".

Tutte domande alle quali i vertici dell'Asp saranno chiamati a rispondere dinanzi la commissione Sanità non appena l'interrogazione a risposta orale, già depositata il 20 giugno scorso, verrà calendarizzata. Interviene anche il deputato alla Camera Gianluca Rizzo che ha presentato una risoluzione in commissione Difesa per la riapertura della stazione dei Carabinieri in loco. "Del tutto inidonee, infatti, - afferma Rizzo - le soluzioni proposte dall'ASP quali "l'innalzamento di 90 cm della recinzione attorno all'area, il potenziamento delle guardie giurate e l'ampliamento del servizio di video sorveglianza".

"È necessario, - aggiunge il parlamentare M5S - che l'Asp, la Prefettura, e l'assessorato regionale alla Salute rivedano il protocollo d'intesa siglato il 28 aprile del 2015. È necessario, però, che nelle more, il comitato per l'ordine e la sicurezza torni immediatamente a riunirsi per assumere tutte le necessarie misure per la garanzia della sicurezza".

 
Reggio Calabria: Garante e Comune insieme per il reinserimento sociale dei detenuti PDF Stampa
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strill.it, 8 settembre 2015

 

Un tramite tra carcere e società per il reinserimento sociale dei detenuti attraverso attività lavorative e di servizio in collaborazione con le istituzioni. L'iniziativa, promossa dal Garante per dei dritti delle persone private della libertà personale Agostino Siviglia, di concerto con il Comune di Reggio Calabria, è stata presentata stamani a Palazzo San Giorgio. "Il carcere è parte della società, non una società a parte".

Ad accompagnare Siviglia nell'enunciazione delle linee guida del protocollo "per i nuovi processi di governance tra reclusione e inclusione sociale" c'erano il Sindaco Giuseppe Falcomatà ed l'Assessore alle politiche sociali Giuseppe Marino. Obiettivo della partnership è quello di promuovere, programmare e coordinare la realizzazione di progetti di sviluppo in ambito penitenziario e sociale. In particolare in una città come Reggio, fortemente pervasa dalla criminalità, il progetto di reinserimento sociale dei detenuti può rappresentare un'occasione per colmare la distanza tra il carcere e le pratiche positive.

"Certamente è importante proseguire con l'attività repressiva nei confronti della criminalità organizzata - ha spiegato l'assessore alle politiche sociali del Comune Giuseppe Marino - ma dall'altra parte le istituzioni non possono rinunciare ad un percorso di rieducazione e reinserimento dei detenuti, naturalmente quelli selezionati dall'autorità giudiziaria. Chiaro che servirà un serrato lavoro di controllo al fine di promuovere azioni innovative e socialmente costruttive. Da questo punto di vista Reggio può diventare un modello".

L'idea è quella di promuovere borse lavoro, tirocini formativi, per il reinserimento sociale dei detenuti. Non è un caso se nell'ambito dell'iniziativa "L'ottavo sacramento" il Comune ha chiesto la partnership della casa circondariale di Arghillà. Nei prossimi mesi saranno illustrate altre iniziative simili. Tra queste, annuncia il Garante Agostino Siviglia, "stiamo valutando la possibilità di collaborare con l'Università per Stranieri per favorire la mediazione culturale all'interno del carcere, in particolare per i detenuti stranieri che sono ormai sempre più numerosi. E tra le altre cose - aggiunge - promuoveremo progetti con le scuole e per la tutela e la cura del verde pubblico e dell'ambiente".

"Siamo contenti di questa sinergia che si è creata - ha commentato il Sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà - da sempre sosteniamo che il governo della città non si può fare senza il contributo dei principali attori presenti sul territorio. Si tratta anche questa di un'iniziativa a costo zero per le casse del Comune che però contribuirà a rilanciare una nuova stagione dei diritti e dei doveri nella nostra città. Il garante può rappresentare una cinghia di trasmissione accorciando le distanze tra carcere e società".

 
Avellino: Sappe; nel carcere di Bellizzi detenuto aggredisce un poliziotto penitenziario PDF Stampa
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irpiniaoggi.it, 8 settembre 2015

 

Sembra senza fine la spirale di violenza che da alcuni mesi ormai caratterizza drammaticamente la quotidiana delle carceri della Campania. A pochi giorni dalle violenze nell'Opg di Aversa, questo pomeriggio si è registrata l'ennesima assurda aggressione di un detenuto contro un poliziotto penitenziario del carcere irpino, tanto violente da indurre il Basco Azzurro, colpito da due pugni al volto, a ricorrere alle cure dei medici dell'Ospedale cittadino S. Giuseppe Moscati. A darne notizia è Donato Capece, segretario generale Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, il primo e più rappresentativo della Categoria.

"Sono stati momenti di alta tensione, gestiti al meglio dal personale di Polizia Penitenziaria che con grande professionalità ha impedito conseguenze più gravi all'interno della Casa Circondariale di Avellino, che alla data del 31 agosto scorso risultava affollata da 605 detenuti, ben 105 in più rispetto ai posti letto regolamentari.

È uno stillicidio costante e continuo: i nostri poliziotti penitenziari continuano a essere picchiati e feriti nell'indifferenza delle autorità regionali e nazionali dell'amministrazione penitenziaria, che sono per altro costrette a confermare l'aumento delle violenze contro i Baschi Azzurri del Corpo nonostante il calo generale dei detenuti ma che nonostante ciò non adottano alcun provvedimento concreto perché queste folli aggressioni abbiamo fine, ad esempio sospendendo quelle pericolose vergogne chiamate vigilanza dinamica e regime penitenziario aperto", denuncia il leader nazionale del Sappe, che rivolge al poliziotto ferito "la solidarietà e la vicinanza del primo Sindacato dei Baschi Azzurri".

Capece ricorda che il Sappe aveva reso pubblico, nelle scorse settimane, il dato allarmante delle aggressioni contro i poliziotti in Campania nei primi sei mesi del 2015: 325 colluttazioni e 55 ferimenti che, alla data di oggi, sono lievitati complessivamente a più di 400 episodi.

Emilio Fattorello, segretario Regionale Sappe della Campania, evidenzia infine "la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria con tutti i detenuti per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate.

Attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso. Ma che corrono rischi e pericoli ogni giorno, in carcere, a Bellizzi e nelle altre strutture detentiva campane, per il solo fatto di essere rappresentanti dello Stato che garantiscono sicurezza e per questo pagano anche prezzi altissimi in termini di stress e disagi".

 
Sondrio: il carcere apre le porte... pizzoccheri, note e parole PDF Stampa
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La Provincia di Sondrio, 8 settembre 2015

 

Cena con jazz: tre detenuti prepareranno il piatto tipico con le cuoche dell'Accademia A seguire tavola rotonda. Il carcere apre le porte alla città per una serata dedicata a "Cibo, cultura, solidarietà", con un momento conviviale, un concerto e un dibattito con gli esperti sui temi legati alla pena e al reinserimento. L'iniziativa è in calendario per domani sera alla Casa circondariale di Sondrio e vedrà la partecipazione di una settantina di ospiti: le cuoche dell'Accademia del pizzocchero di Teglio prepareranno il piatto tipico insieme a tre detenuti nella cucina della struttura di via Caimi, poi inizierà la cena con l'accompagnamento del jazz dei musicisti Alfredo Ferrano, Sandro Di Pisa, Roberto Piccolo e Massimo Caracca.

Seguirà una tavola rotonda con la docente Silvia Buzzelli dell'Università degli studi di Milano-Bicocca, il procuratore capo della Procura di Sondrio Claudio Gittardi e il presidente della cooperativa sociale Ippogrifo Paolo Pomi.

"Gli autorevoli relatori - spiega la direttrice del carcere Stefania Mussio, le autorità che interverranno e il territorio partecipe con espressioni di alta qualità hanno permesso il patrocinio di Bicocca Expo. È anche un gesto di importante riconoscimento per l'Accademia di Teglio, da anni impegnata nel promuovere e nel non dimenticare una tradizione unica e radicata nella Valtellina". Qualche settimana fa il carcere sondriese aveva ospitato un momento di festa dedicato alle famiglie dei detenuti che hanno completato il corso di addetti alla panificazione.

 
Libri: "Crime, Punishment, and Migration", di Dario Melossi PDF Stampa
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recensione di Vincenzo Scalia

 

Il Manifesto, 8 settembre 2015

 

L'ambivalente stigma della devianza, tra criminalizzazione e innovazione.

Nella società contemporanea la tematica delle migrazioni si connota come un fiume carsico, che si inabissa e riaffiora in coincidenza coi momenti di crisi e di trasformazione delle società di accoglienza. La precarietà sociale dello straniero, al pari della sua eccentricità culturale e della marginalità economica, forniscono da sempre ai corifei della legge e dell'ordine sufficiente materiale a cui attingere per intessere discorsi xenofobici e intolleranti.

Al di là delle isterie, del panico e della costruzione delle rendite politiche, sussistono tuttavia delle dinamiche storiche e sociali di lungo termine, all'interno delle quali è possibile inquadrare i fenomeni migratori come fenomeni fisiologici di ogni società, che ne riconfigurano la trama fondativa e ne guidano le trasformazioni, anche al prezzo di passaggi traumatici, come quelli prodotti dall'interazione tra migrazioni e sistema penale.

Dario Melossi, nel suo ultimo lavoro Crime, Punishment, and Migration (pp.90, Sage, London), inedito in Italia, descrive e analizza questi processi attraverso le lenti della sociologia e della criminologia critica, adottando una prospettiva spazio-temporale che, partendo dalle origini del sistema capitalista, mette a confronto l'esperienza statunitense con quella europea. I migranti, spiega Melossi, si caratterizzano per la loro spinta innovativa, in senso mertoniano.

In altre parole, l'ingresso sulla scena pubblica di soggetti individuali e collettivi, produce una discrepanza tra i fini condivisi dall'intera società e i mezzi a disposizione per raggiungerli. Già Karl Marx, nel Capitale, metteva in evidenza come la classe operaia discendesse dalla massa di manodopera agricola eccedente, affluita dalle campagne in seguito alle enclosures, e spesso costretta a vivere di espedienti in quanto il nascente sistema produttivo manifatturiero non era in grado di assorbirla tutta. È per loro, che a Londra e ad Amsterdam, nascono all'inizio del XVII secolo, le prime istituzioni punitive che, alla fine del Settecento, sfoceranno nelle istituzioni penali contemporanee, vere e proprie fucine disciplinari che plasmano il moderno proletariato. Le cronache odierne non stanno dunque registrando nessun fenomeno atipico o catastrofico. Si tratta, semmai, di un processo ciclico, che stavolta si articola su scala globale. Le nuove classi pericolose eccedono le guerre, la fame, la scarsità di risorse prodotte dalle trasformazioni del capitalismo contemporaneo.

All'interno del cosiddetto "ciclo della canaglia", uno schema analitico che Melossi propone con efficacia da anni, si producono le trasformazioni all'interno della società di arrivo. Se le prime generazioni di migranti, in seguito alla scarsità di risorse simboliche a loro disposizione, si adattano alle condizioni di marginalità predisposte per loro nel loro nuovo Paese, la questione dell'innovazione si pone in tutta la sua criticità con le seconde generazioni. Una fascia sociale di persone nate e cresciute nella società di arrivo, della quale interiorizzano le norme e i valori, si trova a fare i conti con l'accesso sbarrato alle opportunità di mobilità sociale. Questa dinamica finisce per sfociare in un esito conflittuale nei periodi di crisi economica o di frammentazione sociale, oppure, come nell'Italia contemporanea, nella cornice economica del postfordismo, che fa della segmentazione e della precarietà la propria caratteristica peculiare.

A questo punto, entra in gioco lo Stato, con le sue caratteristiche locali. Se negli Stati Uniti, paese di immigrazione, la blanda repressione dell'immigrazione clandestina produce bassi tassi di devianza tra i migranti, nei Paesi europei, e in particolare in Italia, il ruolo attivo dello Stato nella regolamentazione dei processi migratori sortisce l'effetto opposto. Privi di status legale, soggetti ad azioni repressive, i migranti si dibattono nella precarietà economica e nella marginalità sociale, finendo a volte per oscillare tra i le economie legali e quelle illegali.

Inoltre, le forze di polizia, agiscono la loro azione preventiva e repressiva soprattutto su persone straniere, più facilmente identificabili per i loro tratti somatici e per le condizioni di segregazione residenziale in cui spesso versano. Ne consegue l'attivazione del processo di devianza secondaria, in seguito alla quale i migranti interiorizzano l'identità deviante come unica possibilità a loro disposizione per sopravvivere nella società di accoglienza.

Come se ne esce? Melossi suggerisce che gli Stati dell'Unione Europea prendano atto del fatto che si sono trasformati in Paesi di immigrazione, e che, di conseguenza, adottino delle politiche di integrazione che abbassino la guardia sul piano dello status legale e mandino in soffitta le politiche neo-liberiste. L'Europa, d'altro canto, si trova con un apparato produttivo fatiscente e una popolazione sempre più "vecchia". Le masse di giovani con aspettative di una vita migliore rappresentano un'occasione da non perdere. Sempre che non ci contentiamo dei format di plastica alla Matteo Renzi.

 
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