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Il giudice merito interpreta richieste formulate con l'atto di intervento nel processo esecutivo PDF Stampa
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di Michele Viesti

 

Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2015

 

Corte di cassazione - Sezione III civile - Sentenza 6 maggio 2015 n. 9011.

È riservata al giudice del merito l'interpretazione delle richieste formulate con l'atto di intervento nel processo esecutivo. E, risolvendosi il suo giudizio in un accertamento di fatto, non è censurabile in sede di legittimità se motivato in maniera congrua e adeguata. È questo, in sintesi, uno dei principi affermati dalla terza sezione civile della Cassazione con la sentenza n. 9011 del 6 maggio scorso.

La controversia - La Suprema corte nella fattispecie è investita dell'esame di una vicenda molto complessa. La controversia ha a oggetto infatti le contestazioni all'ordinanza conclusiva di un'espropriazione presso terzi di ingente valore, relativamente alla sussistenza, all'entità e al rango di collocazione dei crediti concorrenti azionati.

La decisione - Dopo aver esaminato in dettaglio ogni rilievo mosso dalle parti, i giudici della Corte rigettano il ricorso principale e i due giudizi incidentali. La pronuncia però non esaurisce la sua portata al decisum: si segnala infatti per i due principi di diritto applicati, che costituiscono l'"architrave" del ragionamento seguito dagli stessi giudici, l'uno relativo all'interpretazione delle richieste formulate con l'atto di intervento nel processo esecutivo, l'altro inerente il soddisfacimento dei creditori chirografari nell'espropriazione presso terzi.

I principi di diritto richiamati - La Cassazione ha innanzitutto osservato come nel giudizio de quo sia stato correttamente applicato il principio per cui anche l'interpretazione delle richieste formulate con l'atto di intervento nel processo esecutivo è operazione riservata al giudice di merito, il cui giudizio, trattandosi di un accertamento di fatto, non è censurabile in sede di legittimità se congruamente e adeguatamente motivato, "avendo riguardo all'intero contesto dell'atto, senza che ne risulti alterato il senso letterale e tenendo conto della sua formulazione testuale nonché del contenuto sostanziale, in relazione alle finalità che intende perseguire".

Di conseguenza qualora il creditore richiami a verbale, anche a mezzo di sostituto d'udienza, un ricorso per intervento senza insistere sugli accessori nel tasso qui espressamente indicato, il giudice dell'esecuzione interpreta correttamente la richiesta di partecipazione alla distribuzione come non più estesa a tali accessori.

I giudici precisano poi l'altro principio giuridico in base al quale, anche dopo la novella del 2006, nell'espropriazione presso terzi i creditori chirografari che intervengono dopo l'udienza di comparizione indicata nell'atto di citazione, concorrono alla distribuzione della parte di somma che sopravanza dopo il soddisfacimento integrale dei creditori pignoranti, privilegiati e intervenuti tempestivamente.

 
Lettere: il ministro elogia i volontari e dimentica magistrati e educatori PDF Stampa
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di Angela Amarante

 

fp.cgil.lombardia.it, 25 maggio 2015

 

C'è una certa insoddisfazione tra i lavoratori degli Uffici di esecuzione penale esterna. Agli Stati generali indetti due giorni fa a Milano dal ministro della Giustizia Andrea Orlando "è stato dato un quadro parziale dell'esecuzione penale", come sostiene Barbara Campagna, coordinatrice regionale Fp Cgil Lombardia per gli Uepe. "Assistenti sociali, magistrati, educatori non sono stati citati dal ministro - spiega la sindacalista - che ha posto invece l'accento sul volontariato. I volontari sono utili, ma non è un servizio strutturato nel tempo. Inoltre ci è stato reso noto che solo lo 0,5 % degli investimenti del governo andrà agli Uepe. Il resto verrà utilizzato per l'edilizia penitenziaria. Abbiamo fatto notare al ministro che i nostri uffici chiudono per mancanza di personale, e che proprio adesso che gli Uepe si occuperanno anche di esecuzione penale dei minori, servirebbero maggiori risorse".

"E' un grave errore non aver citato, oltre ai volontari e alla polizia penitenziaria, le altre figure professionali che garantiscono i servizi dell'esecuzione penale - commenta Calogero Lopresti, coordinatore lombardo Fp Cgil Polizia Penitenziaria. Lo stanziamento minimo consentito agli Uepe non aiuterà certo il reinserimento dei detenuti". Gli assistenti sociali diminuiscono sempre più per sopraggiunta età, non vengono sostituiti, sentono negata la loro professionalità. Campagna e Lopresti concordano nel sostenere che "occorre evitare di considerare che volontariato o polizia penitenziaria possano supplire, come ormai stanno facendo da anni, a carenze strutturali di personale, occorre che i tavoli tecnici diventino volano per organizzare una nuova amministrazione che riequilibri il sistema che dev'essere visto come globale, quindi interno ed esterno ai muri di cinta".

 
Bologna: perquisito per droga si suicida buttandosi dalla finestra dell'abitazione PDF Stampa
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Ansa, 25 maggio 2015

 

Erano probabilmente in tre gli agenti di polizia che, ieri pomeriggio, hanno perquisito per una vicenda di droga l'appartamento in via Casoni 2, nella periferia di Bologna, in cui viveva Akenouche Hocine, il 47enne algerino che si è buttato dalla finestra morendo sul colpo dopo un volo di 15 metri. Da quanto si apprende, due di loro avrebbero tenuto d'occhio i movimenti dello spacciatore nordafricano, mentre il terzo collega avrebbe vigilato sugli altri due inquilini, italiani, sentiti in serata dagli inquirenti.

Il quarto agente sarebbe rimasto da solo in cortile e avrebbe recuperato i 45 ovuli di cocaina lanciati dalla finestra da Hocine, del peso totale di 16 grammi. Hocine aveva alle spalle precedenti specifici, alcuni di droga. Aveva avuto un permesso di soggiorno fino al 2011, poi era rimasto irregolare sul territorio. Nel 2012 aveva scontato una pena in carcere in Trentino per droga, mentre nel 2013 aveva ricevuto un decreto di espulsione dalla Questura di Bologna. Le indagini sono coordinate dal capo della Squadra Mobile, Lorenzo Bucossi.

 
Napoli: "mio figlio sta morendo, non può restare in carcere a Poggioreale" PDF Stampa
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di Alessandra De vita

 

La Città di Salerno, 25 maggio 2015

 

Il disperato appello della madre di Giuseppe Danise, detenuto a Poggioreale. Non sempre ci si affranca dal proprio passato come nel caso di Giuseppe Danise che ha alle spalle una vita diffide che rischia di concludersi in carcere, a Poggioreale, dove sta scontando una pena per estorsione. Il 43enne è malato terminale. Cirrosi in stato avanzato, tumori estesi al fegato.

Epatite C: questa la diagnosi (confermata da tre ospedali) aggravata da un virus Hiv in stato avanzato. Necessita di cure costanti oltre che di terapie adeguate che nel Padiglione San Paolo (che è poco più di un'infermeria) non può ricevere. Ali anni ha assistito all'esecuzione del padre, freddategli dinanzi agli occhi da colpi di arma da fuoco. "L'abbiamo perso 30 ani fa", spiega Antonio, il fratello, che si sta battendo insieme all'associazione radicale "Maurizio Provenza".

"Non si è mai più ripreso. Per i primi 4 anni, dopo la morte di papa, non ha parlato. Mio padre, aveva commesso molti errori. Ha fatto cose che non doveva". Giuseppe era poco più che un bambino. "Mio fratello è un malato terminale - aggiunge - e rischia di morire in carcere. Non ha più albumina, può mancare all'improvviso perché ha dovuto interrompere la cura che faceva a casa e che potrebbe allungargli la vita. L'infermeria del carcere non è capace di gestire la sua situazione, lui ha bisogno dell'interferone e non solo; gli occorrono cure continue poiché ha le gambe in stato pietoso. Dovrebbe stare nel reparto di malattie infettive".

Al San Paolo, più delle bustine di antidolorifici non possono dargli, in base a quanto racconta Antonio. In fase esecutiva della sentenza emessa nel 2013, è intervenuto l'avvocato Gerardo Di Filippo che è farlo uscire da Fuorni, facendogli ottenere un anno e due mesi di domiciliari il 12 febbraio del 2014. Scaduto l'anno, Giuseppe è tornato dietro le sbarre, stavolta quelle del carcere di Poggioreale.

Gli hanno revocato i domiciliari, ma il fegato non guarisce da un giorno all'altro. Danise dovrebbe essere ricoverato all'ospedale Cotugno dove potrebbe ricevere cure e assistenza adeguate. Ma i tagli alla sanità hanno complicato tutto e allungato i tempi. Di Filippo ha presentato dunque istanza al Tribunale del Riesame che ha respinto i domiciliari. Ora, si attende la risposta del Tribunale di sorveglianza di Napoli che ha fissato la prima udienza a settembre, quando Giuseppe potrebbe essere già morto. Ultimo di 4 fratelli, Antonio lavora in una scuola come collaboratore scolastico; vive insieme alla madre, Maria.

"Mio figlio - racconta - ha commesso molti errori ma non per questo merita di essere trattato come una bestia. Non sta bene, non è mai stato bene. Dai 12 ai 43 anni è stato in cura presso uno psichiatra, non c'è con la testa. Non pretendo che torni a casa ma almeno che venga curato e invece vivo nell'ansia continua di ricevere una brutta notizia. Ogni giorno che passa in carcere è un giorno di vita in meno, ha i buchi nelle gambe, è ridotto a pezzi, non lo vedono? So che non potrà mai guarire ma il Signore deve decidere della sua vita, non lo Stato ne la giustizia". Una vicenda che ha già sollevato diverse discussioni e polemiche. Maria Danise Giuseppe

 
Roma: Fns-Cisl; il N.C. Penitenziario di Civitavecchia ha un nuovo Direttore PDF Stampa
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ilfaroonline.it, 25 maggio 2015

 

Per la Fns Cisl Lazio auspichiamo che il neo direttore coinvolga di più le rappresentanze sindacali. "In settimana, nel Nuovo Complesso Penitenziario di Civitavecchia, arriverà il nuovo Direttore. La situazione che il neo direttore troverà ad affrontare è quello: legato all'apertura della sezione per l'accertamento delle infermità psichiche (osservazione psichiatrica) destinato alle detenute ai sensi dell'art. 112 del DPR 230/2000. Da quando è dato sapere saranno n. 4 i soggetti detenuti che dovranno essere presi in carico per un tempo previsto dalla legge penitenziaria che varia da un minimo di 30 giorni prorogabile secondo le esigenze patologiche e mediche della detenuta sottoposto all' Osservazione Psichiatrica.

Situazione che la Fns Cisl ha segnalato tra l'altro già agli organi competenti affinché vi sia un numero adeguato di operatori sanitari per tali detenute sottoposte ad osservazione psichiatrica.- La grave carenza di Personale, soprattutto quello femminile, che in base alla pianta organica sancita dal Decreto del 27 giugno 2014, dovrebbe essere di n. 29 unità, ruolo agenti/assistenti, ma che allo stato attuale risultano essere, invece solo 17 unità, che coprono il servizio. Situazione che dovrebbe chiarirsi in data 28 c.m. visto che il Provveditorato Amministrazione Penitenziaria del Lazio (Prap Lazio) ha convocato le rappresentanze regionali al fine di disquisire sulla modifica delle piante organiche degli istituti penitenziari del Lazio, compreso quindi quello del NC di Civitavecchia. Questi invece i dati che si troverà sul fronte dei detenuti al Nc Civitavecchia che attualmente sono presenti risultano essere 455 ( sovr.+ 111) rispetto ai detenuti regolamentare previsti 344 e quelli tollerabili previsti di 642.

Per quanto concerne, invece, il dato della Regione Lazio, il Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) riferisce che i reclusi presenti nei 14 istituti della Regione Lazio risultano essere al 30/04/2015 n. 5.791( 515 in più rispetto ai 5.114 posti disponibili) di cui 400 donne e 5.391 uomini

Per la Fns Cisl Lazio auspichiamo che il neo direttore coinvolga di più le rappresentanze sindacali su questioni che sono state tralasciate e che si possa arrivare ad una modifica delle piante organiche, a livello regionale, tali da far giungere in detta sede di servizio adeguato personale di Polizia Penitenziaria".

 

Il Segretario Generale Aggiunto

Massimo Costantino

 
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