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Lazio: Angiolo Marroni (Garante detenuti) "i direttori sono prigionieri della burocrazia" PDF Stampa
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di Giancarlo Capozzoli

 

www.huffingtonpost.it, 6 marzo 2015

 

Dopo dieci anni come Garante dei diritti dei detenuti, uno fra i primi ad essere nominato nel 2005, da qualche giorno l'avvocato Angiolo Marroni è in procinto di liberare gli uffici all'Eur, della regione Lazio, destinati al Garante dei detenuti.

Lo abbiamo incontrato per discutere con lui di quanto sia cambiata, in meglio e in peggio, la situazione dei detenuti, non solo nel Lazio, ma in tutta Italia.

"Intanto le dico che non vado in pensione. Stiamo mettendo su una Associazione a favore dei detenuti, si chiamerà "Art. 27", come l'articolo della Costituzione che riguarda la funzione della pena".

 

Avvocato Marroni, come è oggi la situazione dei detenuti in Italia?

"Rispetto a dieci anni fa, posso affermare con assoluta certezza, che la situazione è nettamente migliorata".

 

In che termini?

"Innanzitutto il problema principale della situazione carceraria, come ben sa, è il sovraffollamento. Rispetto a dieci anni fa, anche da questo primo punto fondamentale la situazione è decisamente migliorata. Oggi in Italia i detenuti sono circa cinquantaquattromila. Nel Lazio cinquemila e settecento due. Questo è potuto accadere grazie alla possibilità concreta di attuare misure alternative alla carcerazione".

 

La ascolto, continui.

"Non solo sotto questo aspetto la situazione è cambiata in meglio. Ma anche rispetto alle stesse condizioni interne. Voglio dire che, nei quattordici istituti di pena presenti nel Lazio, ad esempio, non si sono verificati, se non raramente, episodi di violenza sui detenuti. Tutto questo avviene ed è avvenuto in questi anni, grazie anche ad una consapevolezza della polizia penitenziaria stessa, che, ora, è più attenta anche ai diritti dei detenuti stessi".

 

In generale possiamo dire, quindi, che c'è stata, anche grazie alla istituzione della figura del Garante dei detenuti, una maggiore attenzione alla condizione e ai diritti dei detenuti.

"Sì certo. In questi anni molto si è fatto in vista di un trattamento realmente educativo e socializzante dei detenuti stessi. Nonostante tutto, però, non bisogna dimenticare che il problema di fondo rimane. C'è stato un miglioramento, non una risoluzione del problema. Il numero, tanto per fare un esempio, di educatori e psicologi per i detenuti, è sempre minore a fronte della richiesta".

 

Tra i diritti fondamentali della persona umana, e quindi anche della persona umana detenuta, c'è il diritto alla salute...

"Certo. E da questo punto di vista, c'è stato un cambiamento di rotta, netto. Il sistema sanitario carcerario non è più affidato all'Amministrazione penitenziaria, ma alle Asl di riferimento. Voglio dire che il cittadino detenuto è a tutti gli effetti un cittadino affidato alle Asl di competenza di quel territorio in cui è detenuto".

 

Mi sembra un cambiamento davvero rivoluzionario.

"In parte lo è davvero. Abbiamo portato avanti questa battaglia in questi anni fino a stabilire dei protocolli di intesa con le Asl. Abbiamo ottenuto le Carte dei servizi sanitari, appunto".

 

Un altro diritto fondamentale è il diritto al lavoro...

"Sì certo. In parte, posso affermare che molti detenuti lavorano già all'interno degli istituti di pena. Ad esempio, la manutenzione ordinaria del carcere stesso, la distribuzione del cibo, la preparazione in cucina, le pulizie degli ambienti, quasi tutte le manutenzioni ordinarie sono affidate e svolte dai detenuti stessi. Ma il problema vero riguarda la possibilità reale per un detenuto di trovare un lavoro fuori, una volta che finisce di scontare la pena, o anche con l'art. 21 dell'ordinamento penitenziario".

 

Le cooperative sociali.... giusto?

"Guardi, questo è un punto fondamentale. Le cooperative sociali sono state e sono ancora una conquista in vista del reintegro sociale degli ex detenuti. La cronaca attuale purtroppo ci ha spinti indietro di anni".

 

Si riferisce alla inchiesta Mafia Capitale....

"Sì.... voglio solo dire che ci sono attualmente millequattrocento detenuti impiegati nella cooperativa 29 giugno, che devono essere tutelati, ora. Inoltre ad oggi, in seguito a quanto emerso finora dalle indagini, non si vuole più affidare lavori alle cooperative sociali, nonostante il sistema abbia funzionato a dovere".

 

Lei ha portato ad esempio Buzzi e la sua cooperativa sociale. Si è fatto una idea?

"Naturalmente no, non ci eravamo accorti di nulla. Voglio solo dirle che, a mio avviso, parlare di Mafia, è servito per poter utilizzare una procedura investigativa, diversa. Più aspra, anche".

 

Torniamo ai detenuti comuni.... e ai loro problemi. Dicevamo del diritto al lavoro...

"Guardi: il 15% dei detenuti lavora oggi, alle dipendenze dell'Amministrazione penitenziaria. Questo implicherebbe, secondo i dettami della Costituzione stessa, uno stipendio ordinario garantito. E invece ci si appoggia poi a contrattazioni semplici. Questo perché l'Amministrazione penitenziaria stessa ha pochi soldi da investire in questo, e in generale, ed inoltre la maggior parte del lavoro manutenutario ordinario è, nella quotidianità, diviso per molti detenuti per poche ore al giorno".

 

Si vuole dare, vuole dire, la possibilità che molti lavorino, e di conseguenza occupino il proprio tempo, naturalmente dividendo il poco stipendio in tanti.

"Sì esatto. Una precarietà costretta diciamo. Nonostante tutto però si deve anche riflettere sui passi in avanti fatti in questi anni. Rispetto, ad esempio, alla formazione professionale che ha registrato davvero dei balzi in avanti grazie soprattutto ad Enti di formazione come l'Enaip delle Acli, ma non solo".

 

Sì anche io ho notato la quantità di corsi di formazione professionale attualmente a Rebibbia...

"Sì... ma anche questo obiettivo sta registrando, per il motivo a cui facevo prima riferimento, un certo rallentamento".

 

Mi sembra di poter affermare con una certa sicurezza che uno dei problemi principali dei detenuti, sia l'analfabetismo. Quanto è davvero un problema, attualmente?

"Guardi, che il carcere sia pieno di uomini, ragazzi che sanno a stento leggere e scrivere è chiaro. Ed è un grosso problema. Però posso affermare che in questi anni anche in questo ambito c'è da registrare un certo miglioramento. Pensi che attualmente sono centoquaranta i detenuti che seguono i corsi universitari. Abbiamo creato un vero e proprio polo universitario in collaborazione con le Università di Tor Vergata, della Tuscia, La Sapienza. Il numero dei detenuti laureati aumenta, alcuni anche detenuti dell' Alta Sicurezza. Uno studente-detenuto, Giulio Silvano, si è laureato in Giurisprudenza ad esempio e parlo di una laurea magistrale a Roma 3".

 

Sì, mi sembra un buon risultato. Considerando poi che molti appunto partono da condizioni drammatiche di alfabetizzazione.

"Ci sono le scuole per tutti i livelli. Ed ora anche il polo universitario. Si sta tentando di rendere il carcere un luogo meno violento di quello che è ed è sempre stato".

 

Violenza... Credo sia la parola giusta...

"La violenza c'è, è un luogo deputato alla violenza... direi... eppure il rapporto stesso tra detenuti e polizia penitenziaria sta migliorando".

 

Possiamo dire che l'istituzione di figure mediatrici come gli educatori o gli psicologi ha mitigato questa violenza tra guardie e detenuti anche?

"Sì sicuramente. Ma il numero degli educatori e degli psicologi è risibile e inadeguato. Una figura molto importante istituita in questi anni e molto richiesta dagli amministratori penitenziari è quella degli intermediatori culturali. Si abbattono le barriere, culturali e linguistiche, soprattutto per i detenuti stranieri".

 

Secondo Lei, cosa si è ottenuto maggiormente in questi dieci anni?

"Che il carcere sia diventato un luogo aperto. Aperto a noi, esterni, osservatori e garanti. Aperto alle istituzioni. Questo ha portato ad una rasserenamento generale dell'ambiente. Certo il problema, la carcerazione, resta. Ma c'è un miglioramento dei rapporti detenuti-guardie che condividono davvero lo stesso spazio. Io stesso ho tenuto dei corsi agli uomini della polizia penitenziaria, e posso dirle che dopo una certa diffidenza iniziale, si è potuto

registrare un netto miglioramento delle relazioni".

 

Il sistema penitenziario sembra sempre in emergenza...

"I soldi sono pochi. La burocrazia pesante. Voglio dire: i direttori sono prigionieri della burocrazia interna. Accade, è accaduto, che i fondi regionali non si siano potuti spendere".

 

All'inizio ha fatto un cenno veloce al sovraffollamento delle carceri che è costato all'Italia una condanna da parte della Corte europea dei diritti. In che modo si potrebbe ovviare a questo enorme problema? Costruendo nuove carceri?

"No assolutamente. La costruzione di nuove carceri non ha senso. Anzi, alcuni andrebbero chiusi. Regina Coeli ad esempio è un carcere anomalo, senza campo sportivo e senza area verde. Il carcere di Latina anche andrebbe chiuso: è un istituto vecchio, e con poco spazio. Credo che ne sia prevista la chiusura".

 

Dalla sua esperienza, si è fatto una idea della composizione della popolazione detenuta?

"Poveri. Poveri. E poveri. Meridionali. Molti in attesa di giudizio. Nel Lazio sono mille e ventisei in attesa di giudizio. Se non sbaglio quelli in attesa di un procedimento conclusivo sono circa tremila, solo nel Lazio".

 

Prima faceva riferimento ai quattordici istituti del Lazio...

"Sì ma a questi va aggiunto il Cie che è come un istituto di carcerazione. Ora finalmente nel Cie di Ponte Galeria la reclusione può durare al massimo tre mesi. Prima era di diciotto mesi. Si immagina uomini e donne recluse per diciotto mesi senza aver compiuto un vero reato in condizioni estreme? Un vero e proprio carcere con le sbarre, e le pessime condizioni ambientali e sanitarie proprie di un carcere. E senza una vera attività trattamentale. In attesa, semplicemente".

 

L'ozio forzato... In attesa di cosa esattamente?

"In attesa di essere rimpatriati intanto. Quando escono, se non rientrano nei paesi di origine, stando alla legge di immigrazione clandestina, tornano in carcere. Questa volta in uno vero. È una situazione disperata e degradante, mi creda. Il Cie poi è situato vicino all'aeroporto di Fiumicino proprio come per agevolarne i rimpatri".

 

Possiamo affermare che oggi in Italia c'è una effettiva tutela dei diritti dei detenuti?

"Sì e no. C'è un miglioramento delle condizioni di base. Ma, ad esempio, se la sessualità, come è, è un diritto, allora già questo è un diritto violato... In altri paesi europei, penso alla Spagna, è possibile far incontrare i detenuti con le proprie compagne, mogli... Perché in Italia non si dà questo diritto?".

 

C'è, a suo avviso, un'altra palese violazione del Diritto in Italia, secondo lei?

"Sì. Il 41 bis è una palese violazione della Costituzione. Non prevede trattamento, solo pena".

 
Sardegna: carceri Macomer e Iglesias per il Dap sono ancora operative, anche se chiuse PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 6 marzo 2015

 

"Le strutture penitenziarie di Iglesias (Cagliari) e Macomer (Nuoro), benché senza detenuti, risultano ancora operative. Lo si evince dai dati diffusi dal Ministero relativi alla situazione delle carceri al 28 febbraio scorso dove vengono conteggiati, al fine di indicare la capienza regolamentare, sia i posti di "Bonu Trau" (46) sia quelli di "Sa Stoia" (62)".

Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione "Socialismo Diritti Riforme" sottolineando che "a fronte di questa disponibilità risultano invece in sofferenza per sovraffollamento ancora tre Istituti".

"La Sardegna registra attualmente la presenza di 1.834 detenuti (40 donne e 421 stranieri) con 2.774 posti regolamentari. Tuttavia la distribuzione delle persone private della libertà - viene fatto osservare da Caligaris - risulta disomogenea con una concentrazione negli Istituti di Oristano (285 detenuti, la maggior parte in regime di alta sicurezza, per 266 posti) e di Tempio Pausania (198 per 167) dove per far fronte al sovraffollamento è stato necessario introdurre la terza branda in diverse celle destinate a due persone. In difficoltà anche Lanusei con 40 persone per 34 posti. Mentre la Casa Circondariale di Sassari-Bancali è al limite della capienza (331 detenuti per 363 posti). Un'eccedenza di disponibilità di spazi si registra nelle Colonie Penali (complessivamente tra Mamone, Isili e Is Arenas si tratta di 561 posti) e nella Casa di Reclusione di Alghero (67 detenuti per 158) dove però è in atto un progetto innovativo trattamentale per il reinserimento sociale dei condannati".

"Insomma facendo un po' di conti, la Sardegna - conclude la presidente di SDR - non sembra quella felice realtà che il Dipartimento rappresenta con i numeri. È quindi opportuno un approfondimento sulle reali disponibilità e occorre fare chiarezza sul destino delle strutture penitenziarie di Macomer e Iglesias anche perché se come più volte ribadito dal Ministero devono restare chiuse non si comprende perché risultino disponibili 108 posti ormai cancellati"

 
Paliano (Fr): un carcere davvero "speciale"... per i detenuti lavoro, istruzione e cultura PDF Stampa
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Dire, 6 marzo 2015

 

Nei giorni scorsi il carcere di Paliano (Fr) ha fatto parlare di sè "perché ospita un detenuto con un Fine Pena Mai che, in 20 anni di reclusione, si è laureato per ben tre volte". Ma la storia del plurilaureato - resa nota dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni- può essere considerata "l'emblema di quanto accade all'interno del carcere del frusinate".

Il garante spiega che "nella struttura ci sono 59 detenuti che provengono prevalentemente dal meridione d'Italia. Hanno tutti lunghe condanne da scontare ma la stragrande maggioranza di loro ha intrapreso un percorso di revisione critica della propria condotta criminale".

Per le caratteristiche climatiche della zona, "la struttura è l'unico sanatorio-convalescenziario dell'Amministrazione penitenziaria; attualmente, 4 detenuti sono in cura per patologie connesse alla Tbc. Tutti i reclusi presenti (sia uomini che donne) lavorano, chi in cucina, chi nella manutenzione del vecchio castello Colonna, altri ancora nelle ristrutturazioni delle celle detentive, tutte in regola con i requisiti europei (bagno in camera e acqua calda)".

L'attività trattamentale "prevede che i reclusi seguano la strada lavorativa o istruttiva a seconda delle proprie capacità ed attitudini. Oltre che in cucina, nella pasticceria e in pizzeria, è possibile ad esempio lavorare anche nel piccolo allevamento di animali presente".

Ancora, "le attività di formazione professionale sono legate alla falegnameria e al restauro; di recente è stato attivato anche un primo con un corso di iconografia. Per quanto riguarda cultura e istruzione, ci sono una compagnia teatrale e un coro formato da operatori e detenuti".

Infine, "la campanella dell'anno scolastico 2014-2015 è suonata anche qui. Oltre alla prima laurea, ci sono stati i primi diplomati in ragioneria, iscritti all'istituto tecnico di Anagni, che hanno deciso di iscriveranno all'università di Cassino".

Secondo Angiolo Marroni, "lavoro, istruzione e cultura sono i capisaldi del percorso di recupero sociale di coloro che perdono la propria libertà personale. Colpisce, in alcuni commenti la non comprensione della funzione della pena ai fini del reinserimento sociale di chi ha commesso un reato".

Per questo, conclude il Garante, "sotto questo punto di vista, Paliano, con le sue attività, rappresenta sicuramente un esempio di buone pratiche. L'emblema di come, pur fra mille difficoltà, si possa comunque perseguire quella funzione trattamentale prevista dall'articolo 27 della nostra Costituzione".

 
Modena: due detenuti tentano suicidio; uno salvato da agente, il secondo da un compagno PDF Stampa
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Ansa, 6 marzo 2015

 

Due detenuti stranieri hanno tentato il suicidio, mediante impiccagione, nei giorni scorsi nel carcere di Modena. Uno è stato salvato da un sovrintendente della Polizia penitenziaria che si è accorto che qualcosa non andava nel suo comportamento; l'altro, invece, è stato salvato da un primo intervento del compagno di cella e, subito dopo, dalla polizia penitenziaria e dai medici che ne ha disposto l'invio in ospedale. Lo racconta Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe con Francesco Campobasso, segretario regionale. "Sono sempre tanti gli eventi critici compiuti dai detenuti nelle carceri italiane e Modena non è da meno - ha detto Durante. Ciò dimostra quanto sia necessaria la presenza della polizia penitenziaria nelle sezioni detentive".

 
Firenze: leggere per non sentirsi diversi, progetto della Lila Toscana Onlus per i detenuti PDF Stampa
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di Annalisa Lista

 

www.west-info.eu, 6 marzo 2015

 

I detenuti hanno il diritto di leggere? Una questione di cui si è occupata la Lila Toscana Onlus, avviando il progetto Leggere è un diritto? nella casa circondariale "Mario Gozzini" di Firenze per promuovere l'avvicinamento dei reclusi alla letteratura. Un ciclo di letture che durerà da marzo a novembre, durante le quali un gruppo di detenuti è chiamato a svolgere una serie di riflessioni su quattro testi di scrittori italiani. Con i quali si incontreranno alla fine di ogni ciclo di appuntamenti. Filo rosso nella scelta dei brani sarà il tema della diversità, come valore in sé ma anche come fonte di stereotipi. Un modo per sentirsi liberi e per diventare consapevoli dell'impegno necessario al reinserimento sociale. I testi scelti per il commento sono: A piedi nudi sulla terra (Mondadori 2011) di Folco Terzani, Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori 2014) di Antonella Cilento, Ogni altra vita, storia di italiani non illustri (Il Saggiatore 2015) di Paolo di Stefano e, per finire, Pugni (Sellerio 2006) di Pietro Grossi.

 
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