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Orrore in Malaysia, scoperte almeno trenta fosse comuni di migranti PDF Stampa
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Il Messaggero, 25 maggio 2015

 

All'altro capo del mondo il fenomeno di migranti via mare, su "carrette della speranza", si sta verificando con la stessa drammaticità di quello che avviene sulle acque del Mediterraneo. Collegato a questo è probabilmente anche l'orrore venuto alla luce al confine tra Malaysia e Tailandia: le autorità malaisiane hanno scoperto un gran numero di fosse comuni in 17 campi abbandonati da trafficanti di immigrati, campi dove passano migliaia di persone in fuga, soprattutto musulmani Rohingya provenienti dal Myanmar (l'ex-Birmania).

La macabra scoperta segue una simile fatta dalle autorità tailandesi nelle scorse settimane. I trafficanti terrebbero ostaggio i migranti - che già pagano migliaia di dollari per il passaggio - in questi campi, nella speranza di ottenere un riscatto dalle loro famiglie. Migliaia di musulmani Rohingya e migranti dal Bangladesh sono

arrivati sulle coste di Indonesia, Malaysia e Tailandia dal 10 maggio. Migliaia di altri sarebbero bloccati in mare. Dall'inizio di maggio, oltre 3mila persone sono arrivate sulle coste diMalaysia e Indonesia attraverso barconi di migranti. Molti di loro sono rifugiati della minoranza musulmana Rohingya, in fuga dal Myan-mar. I primi due paesi hanno annunciato di essere disposti a dare ospitalità a questi migranti, e ad altri che saranno tratti in salvo in mare.

Il ministro dell'Interno malaisiano Zahid Hamidi, citato dal quotidiano locale in lingua inglese Star, ha detto che la polizia sta cercando di identificare con certezza "le fosse comuni ritrovate. Crediamo siano parte delle attività dei trafficanti di esseri umani". Il ministro non ha detto quanti corpi siano stati finora ritrovati. L'esponente del governo di Kuala Lumpur ha aggiunto di essere "scioccato dalla scoperta" e di ritenere che ci siano molti altri campi. "Sono in questa zona da tempo - ha spiegato -. Stiamo indagando ma pensiamo che queste attività siano iniziate almeno cinque anni fa".

Da tempo le organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano il passaggio attraverso il confine tra Malaysia e Tailandia di immigrati clandestini, soprattutto Rohingya birmani perseguitati. Queste organizzazioni hanno denunciato l'uccisione a bastonate di molti migranti, mentre altri sarebbero stati schiavizzati per lavorare su navi da pesca. Secondo media locali, le fosse sono state trovate nello stato settentrionale del Perils. La zona confina con la provincia thailandese di Songkhla, dove almeno 33 cadaveri sono stati rinvenuti il mese scorso. Secondo il giornale malaisiano in lingua malese Utusan, la polizia avrebbe trovato 30 fosse contenenti centinaia di corpi nelle foreste attorno alle città di Padang Besar e Wang Kelian a Perils. Per Star, cento cadaveri erano in una singola fossa comune a Padang Besar. Da venerdì la polizia scientifica è sul posto, e la zona è stata isolata. Di questa tragedia ha parlato ieri anche il Papa che ha detto di seguire "conviva preoccupazione" e "dolore nel cuore" la vicenda.

 
Brasile: rivolta nel carcere di Bahia, detenuti prendono in ostaggio familiari in visita PDF Stampa
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Ansa, 25 maggio 2015

 

Almeno sette detenuti sono morti e altri cinque sono rimasti feriti nel corso di una rivolta scoppiata nel carcere di Feira de Santana, nello stato brasiliano di Bahia. I detenuti hanno anche preso in ostaggio alcuni loro familiari, tra cui donne e bambini, che erano in visita domenicale. La polizia ha sospeso in serata i negoziati per la liberazione degli ostaggi ed ha annunciato che riprenderanno lunedì mattina alle 7 locali, le 12 in Italia.

Tra i detenuti uccisi, almeno uno è stato decapitato. Secondo le fonti ufficiali, la rivolta è scoppiata in seguito a scontri tra diverse fazioni di detenuti. I cinque feriti sono stati ricoverati in ospedale. Il comandante della polizia di Feira de Santana, colonnello Adelmario Xavier, ha detto che al momento la situazione all'interno del penitenziario "è calma". La polizia ha sospeso l'erogazione dell'acqua, ma non quella dell'energia elettrica. Il penitenziario di Feira de Santana ha una capacità di 644 detenuti, ma ne ospita 1.467.

 
Cina: un giorno in carcere, la "lezione" anti-corruzione per gli alti burocrati del regime PDF Stampa
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Agi, 25 maggio 2015

 

Un nutrito gruppo di alti burocrati cinesi con relative mogli ha trascorso un'intera giornata in carcere nelle scorse settimane a scopo educativo: il gruppo, una settantina di persone, non solo ha provato l'inquietudine della vita dietro le sbarre, ha anche incontrato ex colleghi condannati per corruzione in modo da evitare di cadere.... in tentazione.

Lo ha racconto il giornale ufficiale cinese, China Daily. La giornata pedagogica si è svolta nella prigione di Shiyan, nella provincia dell'Hubei, ed è stata organizzata dalla Commissione Centrale di Ispezione e disciplina, il braccio anti-corruzione del Partito Comunista Cinese.

Negli ultimi mesi, oltre a Shiyan, le autorità anticorruzione hanno portato in gita gli alti "papaveri" del regime anche in altre carceri per renderli edotti delle possibili conseguenze delle loro azioni. La Cina ha avviato una campagna anti-corruzione, dopo che a partire dalla fine del 2012 sono finiti sotto inchiesta centinaia di funzionari pubblici.

 
Venezuela: sfida a Maduro dal carcere, il capo dell'opposizione in sciopero della fame PDF Stampa
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di Filippo Fiorini

 

La Stampa, 25 maggio 2015

 

Tre minuti e quaranta registrati nel segreto di una cella di un metro per due. Un video diffuso su Twitter poco dopo le 21 di sabato e condiviso 16mila volte in10 ore. Così Leopoldo Lopez, il radicale dell'opposizione venezuelana, è tornato a far sentire la sua voce dal carcere militare in cui è recluso da 15mesi per aver guidato le proteste che dall'anno scorso chiedono la fine del governo socialista di Nicolas Maduro.

Le richieste "Primo, la liberazione dei prigionieri politici. Secondo, la fine delle persecuzioni e della censura. Terzo, che sia fissata la data delle elezioni legislative e che si svolgano in presenza di osservatori internazionali". Queste le richieste per cui Lopez e Daniel Ceballos, un ex sindaco come lui, a sua volta destituito e arrestato, hanno iniziato uno sciopero della fame, convocato le piazze ad esprimere pacificamente il loro dissenso e subìto immediati provvedimenti disciplinari. Il suo è un gesto coraggioso e disperato. Domenica, la coalizione che aggruppa l'opposizione ha celebrato le primarie.

Il partito di Lopez è arrivato secondo ed è stata riconfermata la leadership del moderato di centrosinistra Enrique Capriles. Capriles punta a conquistare il parlamento e smantellare il sistema che Maduro ha chiamato ieri "l'avanguardia del mondo", ma che in realtà primeggia per il tassodi inflazione, che ha visto aumentare del 500% la criminalità e che obbliga i cittadini a lunghe code per comprare cibo e medicine.

La repressione Lopez teme invece che il governo non abbia programmato le elezioni perché non intende farle o che, se rispetterà la data limite del dicembre 2015, voglia pilotarle. Giocando la partita in piazza, però, permette a Maduro di continuare ad accusarlo di voler fare un colpo di Stato e sfida una repressione durissima. Dall'inizio delle proteste sono morte 43 persone, 3400 sono state fermate, 31 sono ancora in carcere e 271 detenuti attendono lo status di "prigioniero politico". Tra loro ci sono studenti, professionisti e militari. Ines Gonzalez Arraga, ingegnere, è dentro per aver ingiuriato su Twitter un parlamentare morto

Il dottor Angel Sarmiento è fuggito all'estero dopo aver riconosciuto il decesso di 8 pazienti a causa di una variante della malaria ed essere stato accusato di seminare il panico. Almeno tre direttori di altrettanti quotidiani nazionali non possono lasciare il Paese. Il 20 aprile, dopo 230 giorni in una cella sotterranea della polizia politica, il dirigente della destra studentesca, Lorent Saleh, ha tentato il suicidio. Nella sua stessa situazione, Rodolfo Gonzalez, ex militare e attivista, ci è riuscito il 13 marzo.

 
Gran Bretagna: terrorista marocchino denuncia di aver subito maltrattamenti in carcere PDF Stampa
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Nova, 25 maggio 2015

 

Il terrorista marocchino Younes Tssouli, noto con lo pseudonimo di Irhabi 007, ha denunciato di aver subito maltrattamenti in un carcere britannico. L'uomo, noto sulla stampa britannica come l'hacker jihadista più pericoloso al mondo, è stato espulso la scorsa settimana dal Regno Unito con l'accusa di terrorismo, per aver condotto attività di cyber-propaganda in favore di al Qaeda, e preso in consegna dalla polizia di Rabat.

Nel corso di un interrogatorio ha rivelato di aver subito abusi e violenze sessuali durante la sua carcerazione nel Regno Unito. Arrestato nel 2007 per il suo supporto on line ad al Qaeda in Iraq doveva scontare una condanna di 16 anni di carcere. Le autorità di Rabat hanno predisposto una perizia medica per verificare la veridicità delle sue accuse.

 
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