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Impugnazione con posta privata, conta la data di spedizione non del ritiro PDF Stampa
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di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 19 novembre 2015

 

Corte di cassazione - Sezione III penale - Ordinanza18 novembre 2015 n. 45697.

Ai fini del rispetto dei termini processuali, l'impugnazione tramite servizio postale privato, possibile dal maggio 2011, si considera proposta dalla data di spedizione della raccomandata contenente il relativo atto. Non ha, dunque, alcun rilievo il giorno in cui l'agente del servizio privato ha ritirato il plico presso lo studio professionale. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, ordinanza 45697/2015, dichiarando inammissibile il ricorso di un uomo condannato per reati di droga.

Resta, dunque, a carico dell'impugnante "il rischio che l'atto, ritirato a domicilio dall'agente postale privato in tempo utile ma "spedito" dal servizio di recapito privato dopo la scadenza del termine di impugnazione, sia dichiarato inammissibile per tardività".

La Suprema corte comincia col ricordare che "non può esservi alcun dubbio in ordine alla legittimità del ricorso ad un servizio di recapito gestito da una società privata". E che l'effetto anticipatorio regolato dall'articolo 583, comma secondo, del Cpp, secondo il quale "l'impugnazione si considera proposta nella data di spedizione della raccomandata", vale anche per gli atti di impugnazione spediti con raccomandata fornita dai servizi di recapito privato, purché autorizzati dal Ministero dello sviluppo economico. Dal 30 aprile 2011, infatti, Poste Italiane spa ha perso "la riserva del servizi di invio e recapito delle raccomandate attinenti alle procedure amministrative e giudiziarie".

Riguardo al computo dei termini dell'impugnazione, i giudici di Piazza Cavour non hanno accordato alcun peso alla dichiarazione, allegata dalla difesa, in cui il responsabile del servizio di posta privata attestava di aver ritirato la raccomandata l'ultimo giorno utile. Afferma infatti la Corte che "la tempestività della presentazione dell'atto non dev'essere valutata al momento del ritiro della busta contenente l'impugnazione da parte dell'agente postale ma al momento in cui l'impugnazione stessa viene presentata, momento che si identifica nella data di "spedizione" del piego raccomandato". Così, tornando al caso affrontato, se è vero che nel testo è riportata una data di un giorno antecedente alla scadenza, da nessun atto risulta che la spedizione sia effettivamente avvenuta nel termine perentorio. Mentre il francobollo a stampa apposto sulla busta della raccomandata riporta una data di tre giorni successiva. Ed è solo a questa data, conclude la sentenza, che deve aversi riguardo non a quella diversa del ritiro della raccomandata.

 
Bari: detenuto con problemi psichiatrici muore suicida, si è impiccato stanotte alle 3:00 PDF Stampa
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antennasud.com, 19 novembre 2015

 

È deceduto per impiccamento il detenuto a regime psichiatrico che ha deciso di togliersi la vita in una delle celle del carcere del capoluogo barese con l'utilizzo di una cintura legata alle sbarre del bagno mentre il compagno si era appena addormentato. Si chiamava Girolamo Memeo e aveva 39 anni. A scoprirlo è stato un agente insospettito dell'assenza nel proprio letto del detenuto mentre effettuava l'ennesimo giro di controllo. La Polizia penitenziaria alle 3 ha dato l'immediato allarme ma nulla si è potuto fare per medici e paramedici se non constatare il decesso del recluso.

La notizia giunge in una struttura sulla quale che da tempo il sindacato di coordinamento sindacale del penitenziario aveva richiamato l'attenzione delle istituzioni carcerarie. Basti pensare che dall'inizio dell'anno 2015 presso il penitenziario di Bari si sarebbero verificati almeno 22 tentativi di suicidio, tutti sventati grazie alla tempestività e alla professionalità della polizia penitenziaria, sebbene ampiamente carente nei servizi interni ed esterni.

 
Trento: sono in arrivo 50 detenuti in più, causa sfollamento dagli istituti del Triveneto PDF Stampa
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Il Trentino, 19 novembre 2015

 

Sindacati della Polizia penitenziaria sul piede di guerra per l'imminente arrivo nel carcere di Trento di "un numero considerevole di detenuti provenienti, causa sfollamento, dagli istituti del Triveneto". Nella nota dei sindacati si parla di "almeno 50 detenuti che, uniti a quelli già ristretti nel penitenziario cittadino, porterebbero il numero complessivo ad oltre 350 persone".

Per le sigle firmatarie - Sappe, Osapp, Uil, Sinappe, Fsa-Cnpp e Fns-Cisl, "ciò comporterebbe, come più volte denunciato, notevoli problemi di carattere gestionale che, congiunti all'esiguo numero di unità di Polizia Penitenziaria in forza al carcere di Spini di Gardolo, porterebbe l'intero sistema in brevissimo tempo al collasso".

Le difficoltà maggiori - per i sindacati - deriverebbero dall'allocazione dei detenuti: sarebbe necessario infatti installare letti a castello, ridurre gli spazi comuni e diminuire le offerte di attività trattamentali, "sino ad oggi fiore all'occhiello dell'istituto". Tutto ciò - viene aggiunto - "preoccupa notevolmente" i sindacati, perché "inevitabilmente comporterà un aumento del clima di tensione" tra i detenuti. La decisione "di far confluire presso l'istituto di Trento un numero così considerevole di detenuti (la nuova capienza stabilità dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma ne prevedrebbe addirittura 418!) appare in netto contrasto con l'accordo sottoscritto, sin dall'apertura del nuovo carcere, tra il Governo nazionale e l'Amministrazione provinciale, il quale stabiliva una capienza massima pari a 250 detenuti".

 
Rossano: (Cs): il Sappe "allarme per detenuti terroristi". Il Dap "la sicurezza è garantita" PDF Stampa
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Quotidiano del Sud, 19 novembre 2015

 

Dopo lo stato di allerta per gli attentati in Francia, attenzione sugli istituti penitenziari di Catanzaro e Rossano che ospitano terroristi. Il sindacato: "Sicurezza pari a zero, questi detenuti non dovrebbero essere qui". "Nella sezione speciale del carcere di Rossano dove sono detenuti 21 terroristi islamici, uno dei quali appartenente all'Isis ed un altro all'Eta, e gli altri 19 integralisti islamici, tutti con pena definitiva nel 2026, c'è un livello di sicurezza pari a zero". L'allarme è stato lanciato dal segretario generale del sindacato Sappe, Donato Capece, in visita al carcere calabrese per verificare lo stato di sicurezza in particolare della sezione speciale dove sono ristretti i terroristi islamici.

Dopo gli attacchi terroristici di Parigi, da fonti interne al penitenziario, si era appreso che quattro dei 21 terroristi islamici detenuti avevano inneggiato al grido di "Viva la Francia libera". Ma la situazione dell'istituto penitenziario è finita anche sul tavolo del prefetto di Cosenza. L'argomento è stato, infatti, affrontato nel corso di una riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto sulle misure di prevenzione del terrorismo islamico.

Alla riunione, presieduta dal prefetto di Cosenza Gianfranco Tomao, hanno partecipato i vertici delle forze dell'ordine, il Procuratore aggiunto della Procura distrettuale di Catanzaro Giovanni Bombardieri, ed il direttore del carcere di Rossano. Durante la riunione si é discusso anche dell'episodio avvenuto domenica nel carcere di Rossano dove alcuni detenuti islamici hanno inneggiato agli attentati di Parigi. È stato successivamente analizzato il dispositivo di sicurezza per il carcere di Rossano che è stato già intensificato dopo gli attentati di Parigi.

Il sindacato di polizia penitenziaria non ha dubbi sulla situazione di emergenza: "Questo istituto penitenziario - ha detto Capece - è carente e inadeguato. Dunque noi o siamo eroi o siamo ingenui. Il personale che ci lavora è specializzato, ma carente. Ogni giorno in quella sezione speciale dovrebbero esserci 4 agenti di polizia penitenziaria, ma purtroppo ne abbiamo solo uno ed i turni sono estenuanti. In questi giorni, dopo gli attentati di Parigi, sono stati alzati i livelli di sicurezza, con maggiore attenzione ai terroristi islamici detenuti. Ogni giorno hanno diritto ad un'ora d'aria singolarmente e mai in compagnia. Dalle 18 alle 19 possono recarsi fuori dalla cella per pregare e nel periodo del Ramadan la preghiera si protrae fino alle 22, ma in questi giorni hanno avuto qualche limitazione". "Non capisco - ha detto ancora Capece - perché i terroristi islamici debbano essere ristretti nel carcere di Rossano e non a Pianosa o Asinara. Questi soggetti devono essere collocati in posti isolati e non nelle carceri dei centri abitati, dunque non condivido la scelta di Rossano per detenuti definiti di alta sicurezza".

Quelli detenuti a Rossano non sono gli unici accusati di terrorismo presenti in Calabria. Analoga situazione esiste nel braccio di alta sicurezza del penitenziario di Catanzaro, dove esiste un'apposita ala dedicata proprio a quanti sono accusati di questi reati. Lo stesso sindacato Sappe ha anche evidenziato che spesso tra i due penitenziari avvengono trasferimenti di questi detenuti, con tutti i rischi che ne derivano. A gettare acqua sulle polemiche per il carcere di Rossano è il prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, il quale ha affermato: "L'episodio dell'esultanza dei presunti terroristi ristretti nel carcere di Rossano va ridimensionata. Secondo le notizie in mio possesso, riferite dal direttore del carcere, dopo gli attentati di Parigi c'è stata una esultanza di un limitatissimo numero di soggetti, quasi irrilevante".

Tomao ha presieduto oggi il Comitato per l'ordine e la sicurezza presieduto dal Prefetto Gianfranco Tomao. "Sono stati esaminati gli obiettivi sensibili - ha spiegato il Prefetto al termine della riunione - e la riunione ha consentito di fare un raccordo con l'attività della magistratura, sono state programmate le misure da adottare in questo momento". Quanto all'eventuale coinvolgimento dell'Esercito, il Prefetto Tomao precisa che i militari sono già impiegati per servizi sul territorio nel piano nazionale Strade sicure e "l'eventualità di chiedere che si occupino della vigilanza su alcuni siti è una delle ipotesi che stiamo facendo" ma ancora nulla è stato disposto in tal senso.

Anche il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria prova a rasserenare tutti: "Le carenze di personale, alquanto diffuse in molti istituti penitenziari - afferma - non sono di livello tale da compromettere la sicurezza delle strutture". Il Dap sottolinea "con riferimento agli istituti ove è presente una componente di detenuti islamici, per i quali si rende necessaria una maggiore attenzione. Gli istituti di alta sicurezza sono stati da tempo individuati e collaudati nella loro efficienza alla stregua delle caratteristiche strutturali-architettoniche e delle particolari allocazioni che preservano da contiguità ambientali".

 
Busto Arsizio: Lega contraria; amministrazione comunale nega sede a detenuti panettieri PDF Stampa
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La Prealpina, 19 novembre 2015

 

Il sogno di Marco Cirigliano (Sel) si infrange contro il secco no della Lega Nord a concedere uno stabile comunale: "Rieducazione sì, ma non penalizziamo chi da sempre rispetta la legge"

Detenuti panettieri? Concorrenza sleale. Un immobile di proprietà pubblica, da concedere a una cooperativa sociale che aiuta i detenuti nel loro reinserimento sociale, per trasformarlo in un panificio in cui farli lavorare. Questo è il sogno di Marco Cirigliano, consigliere di Sel, per consentire alla onlus "L'Una" di inserirsi nel contesto cittadino bustese con una speciale proposta commerciale. Questo il senso della richiesta formulata alla giunta. Idea nobile e interessante?

Per lui certamente sì, "perché si offrono occasioni di rinascita per persone che sfruttano il periodo di detenzione per riscattarsi, creandosi una professionalità per il dopo pena". Un pò sulla falsariga del progetto Dolci & Libertà che tanto spazio e consensi ha saputo conquistare.

Ma il laboratorio con adiacente punto vendita, non si farà mai. Non almeno attraverso la concessione di uno spazio idoneo rintracciato dal municipio fra le sue proprietà. Perché la Lega proprio non ci sta e Isabella Tovaglieri, la più giovane delle politiche padane, lo spiega chiaramente: "Pensare di concedere un locale in comodato gratuito, significa creare delle situazioni di concorrenza in cui i carcerati avrebbero dei vantaggi sugli altri prestinai rispetto ai costi d'affitto". Ma non solo: "Se anche si fissasse un canone di locazione, chi fa libera impresa sarebbe svantaggiato per gli altri oneri e le tasse che va a pagare. Capisco che si vorrebbero rieducare le persone - insiste Tovaglieri - tuttavia è un preciso dovere dell'amministrazione, specie in questi momenti di crisi economica, stare dalla parte di chi ha sempre rispettato la legge". Insomma, chi ha sgarrato non può ora essere in qualche maniera privilegiato.

Una divisione forte che, in qualche modo, vede pure Forza Italia aderire alle posizioni del Carroccio, seppur con discorsi meno drastici. Per la Lega Nord margini di discussione non ce ne sono: il panificio in questione, dentro una proprietà pubblica (Cirigliano suggerisce i beni confiscati alla mafia), non potrà esistere.

 
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