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Giustizia: i direttori "impossibile chiudere, non sappiamo dove mandare gli internati" PDF Stampa
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di Paolo Russo

 

La Stampa, 1 aprile 2015

 

La chiusura degli Opg era stata fissata per ieri. Secondo il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, "quasi tutte le Regioni sono pronte". Quasi tutte le Regioni sono pronte" ad accogliere nelle strutture alternative i circa 700 internati negli ex manicomi criminali, assicura in una nota il Ministero della Giustizia. Ma oggi, come abbiamo potuto accertare contattandoli uno ad uno, nessuno dei sei Opg, gli ospedali psichiatrici giudiziari della vergogna, chiuderà i battenti come previsto per legge.

Salvo uno, quello di Castiglione delle Stiviere (Mantova). Ma qui tutto si risolverà in un cambio di targa all'ingresso, con quella di Opg che lascerà il posto alla più rassicurante sigla Rems, le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza, massimo 20 letti, sorvegliate, in larga parte d'Italia non ancora attive. O non in numero tale da accogliere tutti.

Un caso lo illustra Nunziante Rosania, direttore dell'Opg Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). "Per ora non chiudiamo perché non sapremmo dove mandare gli internati pugliesi, calabresi e lucani che non hanno strutture pronte nelle loro regioni". "I 68 siciliani verranno in parte dimessi e presi in carico dai nostri dipartimenti di salute mentale, mentre una metà di loro andrà nelle due Rems di Naso e Caltagirone".

Il problema è che le due strutture non saranno in grado di accogliere anche chi commetterà nuovi reati e verrà giudicato incapace di intendere e di volere dal giudice. "Di sicuro non potranno rientrare in Opg e io non posso mettermeli in tasca", commenta sconsolato. In Emilia alle Rems hanno pensato per tempo, attivando due strutture a Bologna e Parma. "Ma anche qui nell'Opg di Reggio -spiega il direttore Paolo Madonna - resteranno i detenuti di altre regioni, soprattutto veneti, privi di residenze"".

Il Veneto è stato infatti commissariato "e altre regioni inadempienti lo saranno", preannuncia il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, che in cima alla lista avrebbe il Piemonte e la Calabria. Le Regioni in ritardo con l'apertura delle Rems, secondo "Stop-Opg", sarebbero solo Friuli, Puglia e Trento, oltre alle due maglie nere individuate dalla Lorenzin. Un quadro tutto sommato rassicurante, che non coincide però con quello fornitoci dai direttori degli Opg. E nemmeno con le parole di uno "sfiduciato" capo del dipartimento della polizia penitenziaria, Santi Consolo. "Siamo disponibili a trasferire con la dovuta gradualità gli internati presso le Rems, che però - precisa - devono confermare le disponibilità reali e finora tutte queste conferme non arrivano".

"È ingiusto e crudele accanirsi contro chi ha già sofferto tanto", dichiara nel frattempo il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Ricordando che "a decidere la detenzione è un'apposita commissione medica e soprattutto un giudice", che indirizzeranno chi è incapace di intendere e di volere "in strutture che servono a ridare dignità a chi è stato detenuto in posti indegni di un essere umano".

Il problema è appunto capire cosa accadrà se le Rems faranno registrare il "tutto esaurito". Intanto il governatore veneto, Luca Zaia, difende la sua scelta, parlando "di vergogna del governo che scarica qua e là malati di mente pericolosi per se e gli altri". Una pericolosità che in verità sarebbe esclusa dalla sorveglianza nelle Rems, che il Veneto non ha preso nemmeno in considerazione. C'è però quel codicillo della legge sulla chiusura degli Opg, che prevede la custodia solo entro il limite delle pena edittale, che sarebbe stata assegnata all'imputato se questo fosse stato capace di intendere e di volere.

"Abbiamo parecchi soggetti pericolosi con gravi disturbi della personalità", dichiara il direttore dell'Opg di Barcellona. "Circa il 70% dei nostri ha alle spalle un omicidio", gli fa eco il collega di Reggio Emilia. Chi si curerà di loro finiti i termini di custodia è un'altra "dimenticanza" che farà discutere.

 
Giustizia: Consolo (Dap); non arrivano conferme su disponibilità reali nelle Rems PDF Stampa
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Askanews, 1 aprile 2015

 

"Dovremmo trasferire alcune centinaia di persone presso le Rems, Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza, sono in continuo contatto con la direzione generale detenuti e trattamenti ma tutte queste richieste da parte delle Rems non arrivano. Quindi sono un po' sfiduciato. Ho sollecitato la direzione a chiedere a tutte le Rems se sono effettivamente disponibili a ricevere gli internati.

Al 25 marzo gli internati negli Ospedali psichiatrici giudiziari erano 698 ci aggiriamo su quella cifra. Noi siamo disponibili a chiudere tutti gli Opg quanto prima, abbiamo fatto riunioni per dovere con la dovuta gradualità che attiene al rispetto degli internati trasferirli presso le Rems, ma queste strutture devono confermare tale disponibilità reali".

Così il capo del Dap Santi Consolo a margine dell'inaugurazione del Rems di Pontecorvo. "Come dipartimento abbiamo avuto la doverosa attenzione verso i disabili mentali, io spero che venga documentata la situazione attuale degli Opg per come, come è stata migliorata dall'amministrazione penitenziaria. Spero anche che si dia il giusto riconoscimento a tutto il personale degli Opg e alla polizia penitenziaria che si è molto sacrificata in un lavoro anche rischioso con senso di umanità e solidale assistenza. Scandalizzarsi è facile, operare no".

 

Sappe: Opg riconvertiti in Case di reclusione a custodia attenuata

 

"Saranno riconvertite in carceri a custodia attenuata e case di reclusione le strutture che erano adibite ad Ospedali psichiatrici giudiziari". Così in una nota Donato Capece, segretario generale Sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe. Il Sappe sottolinea "che un riutilizzo in tal senso delle strutture è certamente positivo, anche nella previsione di una territorialità della pena".

Sulla chiusura degli Opg, Capece afferma: "Quel che serve ora sono strutture di reclusione con una progettualità tale da garantire l'assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori. Gli Ospedali psichiatrici giudiziari, hanno risentito nel tempo dei molti tagli ai loro bilanci. Ma colpevole è anche una diffusa e radicata indifferenza della politica verso questa grave specificità penitenziaria, confermata dall'incapacità di superare davvero gli Opg".

"Se i politici - prosegue - a tutti i livelli, invece delle solite passerelle a cui si accompagnavano puntualmente anatemi e demagogie quanto estemporanee soluzioni, si fossero fatti carico del loro ruolo istituzionale, avrebbero per tempo messo le strutture psichiatriche nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, poiché le condizioni disumane in cui hanno versato gli Opg sono il frutto di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma soprattutto dei vertici dell'amministrazione penitenziaria".

Capece, evidenzia infine "la professionalità, la competenza e l'umanità che per anni ha contraddistinto l'operato di centinaia di donne e degli uomini della Polizia penitenziaria, con tutti gli internati e i detenuti, per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative, gravi carenze di organico di poliziotti e strutture spesso inadeguate. Ai poliziotti penitenziari va il ringraziamento per quello che hanno fatto con grande professionalità, nel silenzio, negli Opg".

 
Giustizia: chiudono gli Opg, ma è allarme per i pazienti... mancano i medici per seguirli PDF Stampa
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di Monica Serra

 

Il Giornale, 1 aprile 2015

 

"Non sono ancora arrivati i soldi per le equipe mediche che dovranno seguire i numerosi pazienti dimessi dagli Opg", denuncia il professore Sacchetti, presidente della Società italiana di psichiatria.

Si è detto addio agli Ospedali psichiatrici giudiziari, almeno formalmente. "Una riforma necessaria", secondo chi negli Opg ci lavora e sa che, sotto questo nome, spesso si celano veri e propri lager, in cui sono di fatto rinchiusi i pazienti. Ma le regioni sono davvero pronte ad attuare la riforma? Lo abbiamo chiesto al professore Emilio Sacchetti che, pur essendo presidente della Sip (Società italiana di psichiatria), ad oggi non ha ancora i numeri relativi a ciò che accade sul territorio nazionale, perché "ci sono dipartimenti che neanche rispondono, e questo fa capire - commenta amaro il presidente- quanto siano sensibili all'argomento".

Ha potuto parlarci solo del suo dipartimento, che comprende la provincia di Brescia, il lago di Garda e il lago di Iseo. E che, tra quelli italiani, numeri alla mano, è un dipartimento esemplare, dotato di numerose strutture che tanti altri "si sognano". "Quello che più manca in Lombardia - ha dichiarato - sono i soldi per l'equipe medica necessaria a seguire i numerosi pazienti dimessi negli ultimi mesi", in linea con la riforma.

Per capire il significato di queste parole dobbiamo andare con ordine. La legge 81 del 2014 prevede la chiusura degli Opg, che saranno sostituiti dalle Rems, le residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria, delle microstrutture in cui verranno inseriti solo gli infermi di mente, ritenuti socialmente pericolosi. Si parla di 450 pazienti su 700 attualmente in cura. Tutti gli altri ex pazienti degli Opg, che hanno in passato commesso qualche reato a causa della loro infermità, ma che "sono guariti", sottolinea il professore, in questi mesi sono stati dimessi (e ne saranno dimessi ancora molti altri). Ecco, tutti questi pazienti torneranno a casa, si potranno muovere in assoluta libertà, ma "resteranno a carico dei servizi territoriali dovranno essere seguiti all'esterno da medici specializzati, dalle equipe psichiatriche degli ospedali che curano anche gli altri cittadini residenti nella stessa area", sottolinea il professore.

Per far fronte a questa esigenza è necessario rafforzare le equipe mediche presenti, che devono rispondere alla "necessità di controlli quotidiani per questi pazienti. Per alcuni di loro sono necessari più controlli nel corso delle 24 ore. Per questo il problema diventa avere il personale necessario - evidenzia il presidente Sacchetti - ed è indispensabile. Qui (in Lombardia, ndr) le strutture ci sono e funzionano abbastanza bene rispetto ad altre realtà di Italia ma, solo per il mio dipartimento, servono almeno altri 8 medici e qualche infermiere".

Se in un dipartimento "che brilla" sul territorio nazionale sono necessari 8 medici, quanti ne serviranno negli altri? Ad oggi non è dato saperlo. Ma una stima, per difetto, ci fa ipotizzare qualche centinaio. E i soldi per pagarli? In Lombardia non sono ancora arrivati.

"In questi giorni abbiamo dimesso un paio di pazienti che in passato hanno ucciso un parente, e che sono rimasti nell'opg di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, per 15, 20 anni, e che ora sono stati ritenuti pronti a ritornare nella comunità. È altamente improbabile che loro tornino a delinquere. Poi la certezza in psichiatria non esiste. E va detto pure che è necessario che vengano seguiti dal personale specializzato ora che sono tornati a casa".

Ma a questo problema, sul territorio nazionale, si aggiunge quello legato alla carenza delle strutture: "Il problema è che l'assistenza sanitaria in Italia si dipana a macchia di leopardo. Ci sono zone in cui è garantita in modo accettabile - conclude il professore- e zone in cui è inesistente, a causa di una assoluta insensibilità dei politici regionali. Sicuramente dal Lazio in giù, la situazione è decisamente peggiore, pur con qualche regione che "si salva".

 
Lettere: chiudono gli Opg, le più violente ed insensate istituzioni totali del nostro Paese PDF Stampa
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di Stefano Cecconi, Giovanna Del Giudice, Patrizio Gonnella, don Armando Zappolini (Comitato Stop Opg)

 

Ristretti Orizzonti, 1 aprile 2015

 

Nessuna proroga è stata concessa alla data di scadenza per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. È un risultato positivo, dovuto alla grande mobilitazione del Comitato Stop Opg. Per questo un grazie particolare va a quanti - e sono tanti - hanno partecipato alla "staffetta del digiuno: per chiudere gli Opg senza proroghe e senza trucchi".

Ma decisivo è stato anche l'atteggiamento del Governo che ha respinto le richieste di proroga, in particolare per l'impegno del sottosegretario De Filippo, e l'esistenza della Legge 81, approvata in Parlamento a fine maggio 2014, con il ruolo trainante della Commissione Sanità del Senato. Il 31 marzo 2015 è una tappa fondamentale nella strada dell'affermazione dei diritti e cittadinanza di uomini e di donne finora esclusi. Ma non ci si deve fermare alla chiusura degli istituti e si deve continuare nel percorso di contrasto alle Rems. Dopo questa data si apre una fase carica di speranze ma anche di preoccupazioni e di rischi. Intanto vanno commissariate subito le regioni che non si sono fatte carico delle persone internate dei loro territori.

Va intensificato e completato con le dovute attenzioni per ogni paziente, il trasferimento di oltre 700 persone nei servizi esterni agli Opg, organizzare le dimissioni e privilegiare le misure alternative alla detenzione per evitare nuovi ingressi. Si potrà così rendere sempre più residuale la risposta di internamento nelle Rems. Questa fase "transitoria" va utilizzata per ridurre drasticamente il numero di queste Residenze, sanitarie ma pur sempre inequivocabilmente detentive, indirizzando risorse e personale verso i Dipartimenti di Salute Mentale (Dsm) e i servizi socio sanitari nel territorio. Anche per evitare categoricamente che gli operatori dei servizi svolgano funzioni di custodia come al tempo dei manicomi.

Purtroppo rimane ancora aperto l'ultimo ospedale psichiatrico, quello di Castiglione delle Stiviere: chiuderlo resta obiettivo necessario per evitare si riaffermi una logica neo-manicomiale. Tutto ciò presuppone l'applicazione corretta della legge 81/2014, che ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona.

Così come bisogna applicare il recente Accordo della Conferenza Unificata (Stato/Regioni/Comuni) che prevede protocolli di collaborazione tra Magistrature e Asl e l'obbligo di inviare i progetti di cura individuali e di dimissione al Ministero della Salute.

È evidente che serve una forte regia nazionale. È necessaria attenzione e vigilanza per garantire qualità alle dimissioni delle persone ancora presenti negli Opg, per fornire indicazioni e sostegno, ove necessario, agli operatori dei Dsm e agli operatori della giustizia nei nuovi percorsi di presa in carico, impedire soluzioni che non modifichino nella sostanza una cultura manicomiale di segregazione e di abolizione di diritto.

Dal 1 aprile inizia dunque un nuovo percorso: non solo per ridurre drasticamente le Rems che vanno considerate residuali, e attivare percorsi di cura nel territorio, ma per rivedere il codice Rocco che ancora mantiene i malati di mente autori di reato in un recinto speciale che li separa dagli altri cittadini. E per garantire il diritto alla salute e alle cure dei detenuti, troppo spesso oggi negato. È un percorso impegnativo, i diritti si conquistano: servirà una partecipazione responsabile e un'altra mobilitazione.

 
Lazio: Zingaretti e Orlando inaugurano a Pontecorvo la prima Rems della regione PDF Stampa
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di Carmela Piccione

 

Adnkronos, 1 aprile 2015

 

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il ministro della Giustizia Andrea Orlando inaugurano oggi a Pontecorvo (Fr) la prima Rems (Residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria) del Lazio che ospiterà 11 donne. Le Rems nascono per superare gli Opg, gli Ospedali psichiatrici giudiziari, la cui esistenza, come sottolineò il presidente emerito Giorgio Napolitano desta "estremo orrore. È inconcepibile - aveva aggiunto - in qualsiasi paese appena, appena civile". Le Rems sono strutture residenziali gestite dalla sanità territoriale in collaborazione con il ministero della Giustizia che garantiscono l'esecuzione della misura di sicurezza e al contempo l'attivazione di percorsi terapeutico-riabilitativi.

La legge prevede infatti la chiusura degli Opg entro il 31 marzo di quest'anno e l'operatività delle Rems dal 1 aprile. La Regione Lazio è tra le prime ad applicare la riforma nei tempi stabiliti dalla legge. Le strutture regionali ospiteranno cittadini (residenti nel Lazio) attualmente internati negli Opg di Aversa, Napoli, Montelupo Fiorentino, Reggio Emilia e Castiglione delle Stiviere (solo reparti femminili) comprese le donne internate nella Casa di cura e custodia di Sollicciano. Complessivamente la Regione Lazio attiverà da subito quattro strutture provvisorie destinate ad accogliere 79 ospiti, (68 uomini e 11 donne). Per il funzionamento di queste strutture saranno assunti a tempo indeterminato attraverso un concorso pubblico 132 operatori tra medici, psicologi, infermieri, personale ausiliario e amministrativo.

La prima fase del progetto Rems prevede l'attivazione di quattro sedi provvisorie a Pontecorvo, Ceccano, Subiaco, Palombara Sabina. Pontecorvo è un ex Spdc, Servizio psichiatrico di diagnosi e cura. Sarà operativo a partire da domani, avrà 11 posti letto solo pazienti donne. Il personale, in attesa di un regolare concorso è stato selezionato tra i dipendenti della Asl di Frosinone. Il personale è stato, inoltre, adeguatamente formato per poter accogliere e assistere i pazienti che saranno trasferiti, dall'Ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione dello Stiviere e dalla Casa di cura e custodia di Sollicciano.

La struttura di Ceccano prevede, invece, 20 posti letto per soli uomini. I lavori sono in corso e la loro conclusione è prevista entro il mese di aprile. Anche la struttura di Subiaco prevede 20 posti letto per soli uomini, i lavori sono in corso e l'apertura è prevista entro fine aprile. 28 posti saranno disponibili anche qui per soli uomini a Palombara Sabina. I lavori sono in corso così come le procedure di selezione del personale. La seconda fase vedrà l'attivazione delle tre Rems definitive a Rieti, Ceccano e Subiaco. Il tempo stimato per l'apertura delle Rems definitive va da un minimo di un anno ad un massimo di 2 anni. Solo posti letto per donne a Rieti, solo posti letto per uomini a Ceccano e Subiaco.

Ciascuna Rems dovrà essere dotata di un totale di 24 operatori (12 infermieri, 6 operatori socio-sanitari, 2 medici psichiatri, un tecnico per la riabilitazione psichiatrica, uno psicologo, un assistente speciale, un amministrativo). Nel Lazio gli operatori saranno 27, 3 in più. La Regione, infatti, ritenendo sottostimata la presenza in particolare di medici psichiatri con Dca 233/14, ha chiesto e ottenuto per le Rems maschili che il personale fosse composto da 27 persone. Il totale del personale necessario, a pieno regime per le Rems definitive nel Lazio è di 132 unità. Ad aprile 2013 la Regione Lazio aveva firmato il decreto 96 sul fabbisogno di Strutture sanitarie residenziali terapeutiche alternative agli Ospedali psichiatrici giudiziari. A luglio 2013 è stato firmato il decreto 300 e a febbraio 2014 il Dca 72, con cui sono state individuate le strutture del Lazio da trasformare in Rems.

Queste le categorie di pazienti destinate alle Rems. Internati prosciolti per infermità mentale, internati con infermità mentale sopravvenuta per i quali sia stato ordinato l'internamento in Opg o in Ccc, gli internati provvisori imputati, in qualsiasi grado di giudizio, sottoposti alla Ms provvisorio in Opg. Ed infine, internati con vizio parziale di mente dichiarati socialmente pericolosi e assegnati al Ccc, eventualmente in aggiunta alla pena detentiva. In questa occasione il presidente Zingaretti e il prefetto di Frosinone Emilia Zarrilli firmeranno un accordo che prevede la messa in sicurezza delle strutture di Pontecorvo attraverso un collegamento tra Rems e prefettura.

 
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