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Lettere: il Papa e le indulgenze... a casa o in cella, ci riguarda tutti PDF Stampa
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di Nicola Boscoletto*

 

tracce.it, 7 settembre 2015

 

La lettera di Francesco in vista del Giubileo della Misericordia. E quel pensiero ai detenuti. Parole "preziose e che fanno respirare", rilette da chi "dietro le sbarre" ci lavora da tanti anni. Ho incontrato in questi due giorni molti amici detenuti e voglio anch'io dire come ho reagito alla lettura della Lettera del Papa all'arcivescovo Rino Fisichella.

Sorpresa, stupore, gioia, gratitudine. Che papa Francesco abbia alcune predilezioni e che una di queste sia il carcere ormai lo sappiamo benissimo. Quello che ha fatto fin dall'inizio del suo pontificato per le persone detenute non ha paragoni, ha dato speranza dove speranza sembrava non esserci più. Ha guardato, ascoltato, parlato, incontrato, toccato, baciato, abbracciato, confortato, pregato, scritto, telefonato, lavato ed asciugato i piedi a molti di loro.

Lo ha fatto ad alcuni facendolo a tutti, arrivando a tutti in tutto il mondo, arrivando anche a me che detenuto non sono. Ha colmato un vuoto. Tutto questo, in così poco tempo, ci ha testimoniato. La sua esperienza ci ha raggiunto, ha raggiunto tutti quei cuori, carcerati e non, bisognosi di un abbraccio gratuito, assetati di significato, ancora in cerca di senso, desiderosi di felicità.

Se tutto questo non bastasse: "Ogni volta che passeranno per la porta della loro cella, rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre, possa questo gesto significare per loro il passaggio della Porta Santa, perché la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà".

Semplice, disarmante, incredibile. Non so perché ma mi vengono in mente i pastorelli di Fatima, Lucia, Giacinta e Francesco, Bernadette di Lourdes, santa Teresina del Bambin Gesù. Gente semplice, povera, con un cuore puro da saper accogliere il mistero della felicità vera, quella che è per tutta la vita, per sempre. Caro papa Francesco, pur non essendo anagraficamente un bambino, lo sei per Gesù.

Ma c'è una seconda riflessione che emerge dagli incontri di questi due giorni con molti carcerati. La tentazione di scivolare, di concentrarsi e sperare solo su una parola: amnistia. "Speriamo che sia la volta buona, che ascoltino almeno questo Papa, d'altronde è dal 1990 che in Italia non c'è un'amnistia". Certo, speriamo che chi governa, in Italia come agli altri Paesi del mondo a cui il Papa si rivolge, possa prendere sul serio un gesto di umanità, di civiltà. Questo, però, non è tutto, non è la parte più importante.

L'amnistia se ci sarà (ma avete visto subito le prime reazioni...) riguarderà alcuni e non tutti. Quello che invece ci indica e ci offre papa Francesco può riguardare tutti! Ecco che tutte le parole contenute nel messaggio diventano preziose, ogni sfumatura apre a qualcosa, fa riflettere, fa respirare subito. Con un gruppetto di amici mi fermo a discutere, ci aiutiamo ricordando una bellissima pagina del Vangelo, la guarigione del paralitico calato dal tetto della casa.

"Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: "Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati". Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?". Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono rimessi i peccati", o dire "Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina"?

Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e vai a casa tua". Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile"".

Nei volti, negli occhi e nel cuore dei carcerati con cui discutevo era evidente che, pur essendo desiderabili tutte e due le cose (amnistia e remissione dei peccati), la cosa più importante era ciò che li "libera" da subito e per sempre, ciò che mette realmente il loro cuore in pace. Occorre essere veramente peccatori, avere la coscienza di esserlo e sentirsi sinceramente bisognosi per poter cogliere ed accogliere un così tenero e dolce abbraccio. Ecco perché vorrei che la porta di casa mia fosse come la quella della cella dei miei amici detenuti. Per me, per la mia famiglia, per i miei amici, per le persone care. Per tutti.

 

*responsabile della cooperativa Giotto, che dal si occupa del lavoro in carcere dei detenuti del carcere "Due Palazzi" di Padova

 
Lettere: sulla riforma del Tar il presidente del Consiglio rischia uno scivolone PDF Stampa
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di Roberto Vitanza (Magistrato)

 

Il Tempo, 7 settembre 2015

 

Nella importante platea di Cernobbio il Presidente del Consiglio ha avuto modo di anticipare la imminente riforma dei Tar. Nella sintetica e telegrafica comunicazione il Presidente del Consiglio si è limitato a precisare che è necessario ridurre il campo di azione dei predetti Tribunali "che non possono decidere su tutto". Quindi non una cancellazione dei Tar, ma solo un loro ridimensionamento funzionale.

Questa la notizia. Che il Presidente del Consiglio abbia diversi conti aperti con la giustizia amministrativa (ed ora anche con quella contabile) non è un mistero. In realtà è un principio di logica elementare accessibile anche al Presidente del Consiglio il fatto che non è tanto il plesso giudiziario chiamato a scrutinare la eventuale azione illegittima della pubblica amministrazione, che fa la differenza. Non è sufficiente riformare i Tar quanto piuttosto modificare l'intero impianto sistematico che presiede alla definizione ed alle prerogative della stessa azione pubblica. Il giudice, ordinario o amministrativo, fa il giudice, ossia applica la legge secondo scienza e coscienza.

Allora c'è da chiedersi quale è il senso e la ragione di una tanto superficiale quanto generica proposta politica. Una ragione tecnico-giuridica non c'è, proprio perché ridotta la competenza e quindi la ridotta giurisdizione del giudice amministrativo comporta un ampliamento della giurisdizione del giudice ordinario, come è accaduto nel pubblico impiego in cui una parte delle vertenze sono transitate al predetto giudice, né può ragionevolmente sostenersi che tale "scambio" abbia comportato una minore tutela per i cittadini: è solo cambiato il giudice, anzi al cittadino è stata fornita una ulteriore possibilità perché il giudizio sull'atto si è trasformato in un giudizio sul rapporto, con significative possibilità giudiziarie di intervenire nel merito dell'azione pubblica.

Diverso è se il disegno che l'esecutivo ha in mente riguarda il ritorno, più o meno camuffato, alle mai rimpiante Giunte Provinciali Amministrative, ossia l'attribuzione non più al giudice terzo, ma un organo amministrativo la tutela dei diritti e degli interessi legittimi dei cittadini. Tale operazione risulterebbe contraria ai principi elementari della nostra Costituzione formale e materiale e nessuna riforma potrebbe mai superare il vaglio del giudice delle leggi, proprio perché non è possibile logicamente e giuridicamente equiparare l'azione amministrativa in funzione giustiziale con la effettiva e reale azione giudiziaria che significa controllo in termini di autonomia e questo il Presidente del Consiglio lo sa benissimo.

 
Calabria: se il pm Cantone chiede la "squalifica" del governatore Pd Mario Oliverio PDF Stampa
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di Pietro Mancini

Il Garantista, 7 settembre 2015

 

Reggio Calabria - che fu fatale a Peppe Scopelliti, travolto dopo la stangata dei giudici per il caso-Fallara - rischia di rendere ancora più precaria la navigazione della barca, con al timone un nocchiero esperto come Mario Oliverio, del Pd, ma non renziano. E, ancora una volta, i fulmini sulla debole politica sono scagliati da ex un alto magistrato, Raffaele Cantone.

Secondo il capo dell'anticorruzione, mancavano i requisiti di legge e Santo Gioffré non poteva essere nominato commissario dell'Asp di Reggio. La promozione era stata contestata dai Cinque Stelle, il Governatore ha tirato dritto, finendo a sbattere contro Cantone, che ha chiesto sia la rimozione del manager che la sospensione di ogni decisione, per tre mesi, da parte di Oliverio. È già il pronto il ricorso.

La "squalifica" è un provvedimento, inedito, che danneggia non solo l'immagine del politico di lungo corso, ex Pci, ma, soprattutto, quella dell'aspra Calabria, fanalino di coda in tutte le graduatorie degli indicatori socioeconomici. E il quadro della regione è ancor più preoccupante in quanto non esiste, nell'attuale classe politica calabrese, un'alternativa, seria e credibile, ai governanti, insediatisi dopo lo sfratto del centrodestra, deciso, nelle "gabine" elettorali, nel novembre scorso.

Né la società civile ha gli strumenti e la capacità di modificare l'attuale, stagnante situazione. In questo tutt'altro che incoraggiante contesto, come lo definirebbe Sciascia, si inserisce l'ordine giudiziario che, senza al suo vertice un Presidente del Csm, saggio e autorevole, come si rivelò Giorgio Napolitano, assume decisioni, talvolta, scarsamente comprensibile. Di recente, per un ex assessore regionale del Pd, indagato ma presunto non colpevole, è stato confermato l'obbligo di risiedere fuori dalla Calabria e lontano dalla sua famiglia.

Spesso, si ha l'impressione che i giudici considerino il passato, o il presente, in politica, di un indagato come un'aggravante: giustizia giusta o accanimento? Ovviamente, le invasioni di campo delle toghe, da frenare, non possono far dimenticare le gravi responsabilità dei governanti, in Calabria e nel Sud. Anzi, si fa sentire, sempre di più, l'assenza di una classe dirigente, non solo in politica, seria, credibile e stimata, a Roma, a Torino e in sede locale.

Matteo Renzi continua a sottovalutare le urgenze e i drammi delle regioni meridionali. Il giovane premier dovrebbe aiutare a crescere, sotto il Garigliano, una nuova e più preparata generazione di politici e amministratori. Non dando spazio, come hanno fatto i suoi predecessori, a notabili, che assicurino di avere, al seguito, pletore di famigli e clienti, pronti a fare da grancassa alla loro, modesta e senza qualità, attività parlamentare.

Caro Renzi, i problemi del Sud non si risolvono con un nuovo ministero. E neppure creando una "Lega del Mezzogiorno". Forse, a tale ipotesi, avevano pensato i Governatori delle regioni meridionali, tutti del Pd, ma scarsamente ascoltati a Roma. Come il coraggio, di cui scrisse il Manzoni, quanti non hanno il carisma e il prestigio non possono darseli. Intanto, i Governatori comincino a farsi ascoltare, se non a Palazzo Chigi, nei ministeri importanti per le regioni del Sud, non postulando elemosine, con il cappello in mano, e non accontentandosi di conferire soltanto con qualche distratto burocrate. Si tratterebbe dell'ennesima... cantonata.

 
Enna: violenze in cella, la Procura dispone una serie di approfondite visite mediche PDF Stampa
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di Josè Trovato

 

Giornale di Sicilia, 7 settembre 2015

 

Un giovane sarebbe stato stuprato da 5 detenuti. I controlli avrebbero evidenziato le sevizie. L'allarme dato dalla madre. Una serie di approfondite visite mediche, per verificare il decorso di ferite e lesioni, anche se rimarginate per via del tempo intercorso; e accertare quanto, le condizioni di salute attuali della vittima, siano compatibili con il contenuto del suo drammatico racconto.

È già cominciato l'accertamento tecnico irripetibile disposto dalla Procura di Enna nell'inchiesta sulle violenze di gruppo e le sevizie che un detenuto trentenne del Catanese, in cella alla Casa circondariale ennese per il furto di un motorino, avrebbe subito in carcere da altri cinque detenuti, provenienti anch'essi dal territorio etneo.

Il titolare dell'inchiesta, il sostituto procuratore Francesco Rio, ha designato per gli accertamenti il medico legale Cataldo Raffino, la cui consulenza tecnica sarebbe giunta già in dirittura d'arrivo. È stata una vera e propria mossa a sorpresa quella della Procura. L'atto istruttorio mira a compiere un'attività di riscontro, verificando la compatibilità tra il racconto del giovane - che ha riferito di essere stato violentato e rinchiuso all'interno di una cella da altri detenuti, che lo avrebbero reso vittima di indicibili abusi - e le lesioni di cui porterebbe ancora le tracce.

 
Pavia: "Vivere con lentezza" e le agende create dai detenuti nella legatoria del carcere PDF Stampa
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La Provincia Pavese, 7 settembre 2015

 

Agende per il nuovo anno, realizzate a mano con la copertina in ecopelle, prodotte nel laboratorio di legatoria artigianale nato all'interno della casa circondariale di Pavia. È la nuova proposta che arriva da Torre del Gallo nell'ambito del progetto di rieducazione al lavoro dei detenuti e anche di chi ha già scontato la sua pena. Dopo il laboratorio di panificazione e quelli di falegnameria è partito anche quello di legatoria, un'iniziativa della cooperativa sociale Sharing in collaborazione con "Vivere con lentezza". Scopo del progetto è promuovere la rieducazione al lavoro, la formazione professionale e culturale di chi sta scontando una pena o di chi l'ha già scontata.

Per sostenere il laboratorio la cooperativa propone due formati di agenda 2016 che verranno realizzati a mano da persone detenute nel carcere di Pavia. Formato 10,5 centimetri per 15 e 15 per 21 al costo rispettivo di 12 euro e 15 euro. Le copertine sono realizzate in ecopelle arancione con quattro differenti stampe. Per ordini superiori a 20 pezzi è possibile personalizzare la grafica. Gli ordini devono essere indirizzati a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro il 30 settembre.

"Sharing", ovvero "condivisione" in inglese, è il nome della cooperativa sociale mista nata da una costola dell'associazione vigevanese "Vivere con Lentezza", che si occupa tra le altre cose della riabilitazione dei detenuti. Vivere con Lentezza ha avviato da tempo anche la redazione di un mensile, "Numero Zero", scritto da una redazione composta da 15 detenuti di Torre del Gallo con il sostegno del direttore responsabile Bruno Contigiani, dei volontari dell'associazione e della direzione della casa circondariale pavese.

 
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