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Abruzzo: manicomi giudiziari, Regione in ritardo sullo smantellamento PDF Stampa
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di Romana Scopano

 

Il Centro, 2 aprile 2015

 

Quattro mesi di tempo per studiare progetti alternativi Sirolli (Stop Opg): "No alla Rems di Ripa Teatina". "L'Abruzzo è fermo sulla questione degli Opg". Da ieri, in attuazione della legge 81, sono definitivamente chiusi gli ospedali psichiatrici giudiziari. Non ci saranno più ingressi e dovrà essere avviato un programma di dimissione dei pazienti ancora ospitati. Secondo il comitato Stop Opg, a cui ha aderito anche la Cgil dell'Aquila, la nostra regione è in ritardo, come altre in Italia, e starebbe anche utilizzando in maniera sbagliata i fondi a disposizione. Ci sono 120 giorni di tempo per attivare progetti alternativi, compresi percorsi di riabilitazione e reinserimento dei cosiddetti internati.

"L'Abruzzo è in sofferenza rispetto al problema della salute mentale", ha spiegato Alessandro Sirolli, referente del comitato Stop Opg, "e pur avendo bisogno di fondi per attuare la legge 81, sta impiegando i 4,8 milioni trasferiti dallo Stato per abbattere e ricostruire la Rems, la residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di Ripa Teatina, che però sarà pronta solo nel 2018. Nel frattempo, la Rems provvisoria di Guardiagrele è bloccata, visto che si attende il pronunciamento del Tar sulla sospensiva, rinviato al 24 maggio. E non ci sono atti ufficiali neanche sulle dimissioni dei pazienti "dimissibili" dall'Opg di Aversa".

Le strutture sanitarie sorvegliate dovrebbero accogliere nelle regioni di appartenenza i pazienti psichiatrici che hanno commesso reati, internati finora negli ospedali psichiatrici giudiziari. L'Abruzzo ne dovrebbe ospitare 13, di cui 5 sono stati già giudicati dimissibili. Per gli altri 9 va valutato il grado di pericolosità sociale. Sirolli, ex direttore del Centro diurno psichiatrico dell'Aquila, sta attuando la staffetta del digiuno, per richiamare l'attenzione delle istituzioni: alla forma di protesta hanno partecipato ieri anche Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil, e Loretta Del Papa, della segreteria Spi-Cgil.

Insieme hanno ribadito la contrarietà alla politica messa in atto dalla Regione - avviata dalla giunta Chiodi e proseguita con D'Alfonso - che prevede la costruzione della Rems di Ripa Teatina: "Le risorse dovrebbero invece essere indirizzate ai servizi pubblici già esistenti", secondo Sirolli, "che vanno sostenuti e riqualificati. Per alcuni pazienti possono essere attivate misure di sicurezza, come la libertà vigilata, in alternativa all'internamento

 
Calabria: sulla chiusura degli Opg la Regione rischia di essere commissariata PDF Stampa
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di Emilio Quintieri (Radicali Italiani)

 

Ristretti Orizzonti, 2 aprile 2015

 

È sempre la solita storia. Ci dobbiamo sempre distinguere in maniera negativa. Nonostante tutto il tempo avuto a disposizione la Regione Calabria non ha attivato nei tempi previsti le strutture alternative per gli internati ed ora rischiamo, come il Veneto, di venir commissariati dal Ministero della Salute. Lo afferma Emilio Quintieri, esponente dei Radicali Italiani.

La chiusura ufficiale degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg) sarebbe dovuta avvenire ieri 31 marzo 2015 ma, ad oggi, nessuno di questi luoghi di "estremo orrore", come ebbe a definirli il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha chiuso i battenti come previsto dalla Legge n. 81/14.

E la colpa è da ascrivere anche all'inerzia delle Regioni come la Calabria - prosegue Quintieri - che non avendo le Residenze per le Misure di Sicurezza (Rems) non permette la chiusura di questi vergognosi ed indecenti manicomi criminali. In particolare, nel caso specifico, l'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto in Provincia di Messina ove sono internati 31 pazienti calabresi, 5 dei quali non sono stati riconosciuti idonei dalla Magistratura di Sorveglianza per essere dimessi perché ritenuti ancora "socialmente pericolosi" sulla base delle relazioni fatte dai Medici Penitenziari.

La Regione Calabria aveva individuato due strutture ove ospitare i detenuti psichiatrici, una nel Comune di Santa Sofia d'Epiro in Provincia di Cosenza, la cui attivazione sarebbe prevista per il 1 luglio 2015 e l'altra nel Comune di Girifalco in Provincia di Catanzaro, in un ex Manicomio, della quale al momento si disconosce la data di presunta attivazione ed ognuna in grado di ospitare 20 internati.

Per queste strutture lo Stato ha devoluto alla Regione circa 7 milioni di euro (6.572.522,28 euro) e, nello specifico, 682.522,28 euro per quella di Santa Sofia d'Epiro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 35.922,23 euro) e 5.890.000,00 euro (con un ulteriore spesa del 5% della Regione di 310.000,00 euro) per quella di Girifalco.

Per questi motivi, nel frattempo, la Regione Calabria, ha chiesto alle Regioni limitrofe, di poter ospitare gli internati calabresi non dimissibili. In tal modo, aggiunge l'esponente radicale, viene reso vano il principio della riforma che sancisce la territorialità della misura e della cura e quindi il superamento delle vecchie logiche manicomiali.

Qualcuno considera gli internati come "pacchi postali" ma ci si dimentica che sono esseri umani ed hanno bisogno anche della vicinanza e dell'affetto dei propri familiari che, nella stragrande maggioranza dei casi, specie per questioni di natura economica, non possono raggiungere gli Istituti posti lontano dalla Calabria.

A confermare le dichiarazioni del radicale calabrese anche il Direttore dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto Dott. Nunziante Rosania, originario di Salerno, specializzato in criminologia clinica e in psichiatria e perfezionatosi in psicoterapia e psicanalisi "Per ora non chiudiamo perché non sapremmo dove mandare gli internati pugliesi, calabresi e lucani che non hanno strutture pronte nelle loro Regioni".

Un ulteriore problema è costituito dal fatto che l'Opg di Barcellona Pozzo di Gotto non potrà più accogliere quei soggetti provenienti anche dalla Calabria che, nelle more, dovessero essere arrestati dalle Forze dell'Ordine e ritenuti incapaci di intendere e di volere da parte della Magistratura oppure quei soggetti autori di reati riconosciuti affetti da vizio parziale di mente che dopo aver terminato la pena ordinaria debbono essere internati per l'esecuzione della misura di sicurezza.

"Di sicuro non potranno rientrare in Opg e io non posso mettermeli in tasca" conclude il Direttore. Ed in Calabria, prosegue Quintieri, non abbiamo nemmeno dei Reparti Penitenziari di Osservazione Psichiatrica eccetto quello, insufficiente, esistente all'interno della Casa Circondariale di Reggio Calabria. Da tempo, ne avrebbe dovuto essere aperto un altro presso la Casa Circondariale di Catanzaro ma né questo Reparto né il Centro Diagnostico Terapeutico è stato aperto e reso funzionante e non se ne comprendono i motivi determinando l'invio dei detenuti per l'osservazione psichiatrica o per la cura di altre patologie negli Istituti Penitenziari attrezzati posti fuori dalla Calabria (Livorno, Napoli Secondigliano, etc.). Ed è provato che gli allontanamenti dei detenuti dal nucleo familiare, specie nei momenti di fragilità psichica, possono risultare del tutto destabilizzanti per gli stessi e comportare atti auto ed eterolevisi anche gravi di tipo suicidario.

Come Radicali - conclude Emilio Quintieri - chiediamo alla Regione Calabria, di attivarsi per l'apertura immediata delle strutture residenziali di Santa Sofia d'Epiro e Girifalco al fin di evitare ulteriori disagi ai cittadini calabresi pazienti/internati ed ai loro congiunti e per evitare la pessima figuraccia del commissariamento da parte del Governo affinché provveda in via sostitutiva a dare attuazione a quanto stabilito dal Parlamento.

 
Lombardia: ex Opg Castiglione delle Stiviere "temiamo troppi arrivi, rischio implosione" PDF Stampa
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Adnkronos, 2 aprile 2015

 

Il vice direttore, situazione fluida con molte incognite su pazienti regioni non pronte. Non più Opg, ma "Sistema polimodulare di Rems provvisorie". A Castiglione delle Stiviere (Mantova) si è già consumata l'operazione "cambio targhe". Il resto è tutto in itinere. "Una situazione fluida", la definisce il vice direttore Enrico Vernizzi. E delicata.

Sebbene le attività preparatorie all'era post ospedali psichiatrici giudiziari qui siano partite da tempo, sono tutti in attesa di sapere, con il fiato sospeso, quali saranno le evoluzioni dei prossimi giorni, ammette Vernizzi. L'incognita è in particolare sui nuovi arrivi: "Siamo un po' sul chi va là per via di notizie incontrollate secondo cui, non essendo ancora pronte le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza in molte Regioni, con gli altri Opg che si devono svuotare, si potrebbe pensare di mandare i pazienti a Castiglione", struttura che già nelle vesti di Opg era a stretta conduzione sanitaria e ora non chiude di fatto i battenti, ma ospiterà prima le Rems provvisorie per poi diventare sede delle definitive.

"Questo provocherebbe l'implosione di Castiglione", assicura Vernizzi all'Adnkronos Salute. Un'ipotesi così estrema non dovrebbe concretizzarsi, riflettono dalla Regione. Ma certo è che Castiglione potrebbe essere meta per diversi pazienti di altre regioni. E pare che richieste in questa direzione già ne siano arrivate. Oggi i pazienti a Castiglione sono 225, domani il numero potrebbe già cambiare, diminuire ma anche aumentare.

"In teoria siamo già alla soglia massima - spiega Invernizzi - Nei mesi scorsi, raggiunta quota 220 ci dichiaravamo al limite superiore, ai livelli di guardia. Se il numero dovesse crescere ancora saremmo oltre le nostre possibilità attuali. Certo in passato abbiamo raggiunto anche i 330 ospiti, ma in quel modo si lavora, brutto dirlo, sulla quantità più che sulla qualità". E lo spirito della legge che prevede il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari è un altro.

Questi saranno anche giorni di partenze, per esempio delle 65 donne ospitate a Castiglione: per 9 è già arrivata la comunicazione del trasferimento, destinazione Lazio (Rems di Pontecorvo), e 3 andranno in Emilia Romagna. I pazienti che sono in carico alla Lombardia sono in tutto 165, compresi quelli che rientreranno in questi giorni dall'ex Opg dell'Emilia Romagna. Castiglione ha anche in carico una quarantina di pazienti maschi del Piemonte che, è già noto, non sarà pronto con le Rems prima del 1 settembre.

"Siamo in una fase di passaggio - sottolinea Vernizzi - L'Opg di Castiglione è stato l'unico a conduzione strettamente sanitaria e questo ci ha agevolato come Lombardia nell'avvio delle Rems. Qui non abbiamo aspettato il 31 marzo", data di scadenza dell'ultima proroga concessa alle Regioni. "Quando mesi fa abbiamo capito che non ci sarebbero stati altri rinvii abbiamo cominciato ad attrezzarci, nonostante i fondi statali" previsti dalla legge "siano stati sbloccati solo alcuni giorni fa. Presto dunque sarà possibile mettere mano alla situazione anche da un punto di vista strutturale".

Sulla carta "si prevede di radere al suolo le strutture esistenti perché non adattabili al modello Rems e il programma definitivo è di procedere con la ricostruzione di 6 Rems, in vista di un target di 120 pazienti". Altre 2 Rems, nei piani della Regione, dovrebbero nascere in futuro a Limbiate. Ma attualmente le Rems provvisorie previste a Castiglione sono 8, ognuna da 20 posti per un totale di 160 pazienti.

"La Lombardia, considerato che è consentito alle Regioni più piccole e con meno pazienti di associarsi, ha già acconsentito e firmato convenzioni per ospitare i pazienti di Liguria e Valle d'Aosta". La situazione attuale però resta "difficile da decifrare", osserva Vernizzi.

Al momento a Castiglione, assicura il vice direttore, "una Rems è di fatto già attiva e fungerà da accoglienza e osservazione iniziale dei pazienti appena giunti". I nuovi assegnati, dunque, che non si sa a che ritmo arriveranno. "Ci aspettiamo partenze, ma temiamo anche arrivi da regioni non pronte con le Rems. Se si sale sopra i 20 si dovrebbe accelerare la diramazione verso altre 3 Rems". Fra le note positive c'è il fatto che "negli ultimi tempi c'è stato un incremento delle dimissioni per effetto della sensibilizzazione delle magistrature e dei servizi sociali locali, più disponibili ad accogliere misure di sicurezza alternative".

E c'è anche il pensiero che "forse si sarebbe dovuto cominciare prima". Sulla destinazione dei pazienti, fa notare Vernizzi, "è il Dap che decide. Noi non abbiamo l'autorità per dire no. Possiamo prendere in mano il telefono o scrivere per comunicare eventuali difficoltà. Entro certi limiti potremmo ancora accogliere. Certo se i pazienti continueranno ad aumentare l'avvio delle Rems non sarà agevolato.

Fermo restando che il processo di organizzazione delle nuove strutture non si arresta. La progettazione qui va avanti, come anche le procedure d'appalto, la formazione e anche l'assunzione annunciata di varie figure professionali da psichiatri a infermieri". A parte la pre-Rems già attiva, "gli altri reparti in attesa di ristrutturazione da qualche settimana si stanno attrezzando per la suddivisione dei pazienti in base a diagnosi affini. In alcuni casi si comincia a smistare virtualmente gli ospiti, dove possibile i trasferimenti si stanno già facendo. L'idea è di risolvere la situazione attuale di commistione di persone con situazioni diverse".

 
Firenze: detenuti in fermento per l'arrivo di 22 internati gravi dall'Opg di Montelupo PDF Stampa
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di Sandro Addario

 

www.firenzepost.it, 2 aprile 2015

 

Il previsto trasferimento di 22 internati gravi dall'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo all'Istituto Mario Gozzini di Firenze, la struttura a custodia attenuata più nota come "Solliccianino", sta creando fermento e preoccupazione tra gli stessi detenuti della struttura penitenziaria. Dopo la decisione della Regione Toscana, il tam tam è corso veloce tra le celle del Gozzini, tanto che oggi 1 aprile gli stessi detenuti hanno preso carta e penna e consegnato alla Direzione del carcere una lettera aperta, da trasmettere al Garante dei detenuti di Firenze Eros Cruccolini.

La preoccupazione maggiore riguarda le possibilità di "convivenza" - pur in ambienti separati - tra detenuti che stanno seguendo un percorso di riabilitazione che può portare anche alla semilibertà e soggetti affetti da patologie psichiatriche gravi. Tanto più che sembra che per "far spazio" ai 22 di Montelupo, qualche decina dei 90 detenuti di Solliccianino dovrà far ritorno in un carcere "ordinario". Resta aperto anche il problema su chi dovrà sorvegliare gli internati: la Polizia Penitenziaria o personale delle Asl? Con quali costi?

"Siamo i detenuti dell'Istituto Mario Gozzini - scrivono nella loro lettera - e abbiamo appreso dai giornali e dalle TV che questa struttura verrà convertita ad uso sanitario per la detenzione di soggetti con patologie psichiatriche (anche gravi) dell'Opg di Montelupo Fiorentino. Siamo sinceramente preoccupati dal momento che questo istituto è nato 25 anni fa come primo carcere a custodia attenuata in Italia allo scopo di seguire e sostenere i progetti delle persone detenute. Si sottolinea poi che il Mario Gozzini (meglio conosciuto in citta come Solliccianino) ospita anche un reparto dove confluiscono detenuti per concludere la pena in semilibertà".

"La nostra preoccupazione - dicono i detenuti - riguarda l'eventuale cambio di destinazione dell'attuale struttura ad uso totalmente psichiatrico e quindi la domanda che ci poniamo è: come finirà il nostro percorso di riabilitazione nella società se verremo abbandonati e trasferiti in altre carceri? Qualcuno tra noi, mentre si trovava in altri Penitenziari, era diventato depresso e non vedeva più il futuro, mentre qui ha ricominciato a sperare".

"L'Istituto - prosegue la lettera - non è preparato all'accoglienza di detenuti con patologie psichiatriche e riconvertirlo a questo scopo comporterà sicuramente un costo ulteriore per Ia società. Ci teniamo a far presente che al momento in questa struttura siamo circa 90 detenuti di cui alcuni in semilibertà e quindi già avviati verso un concreto reinserimento esterno. Tutti gli altri sono occupati durante la giornata in corsi scolastici e di formazione professionali ed in laboratori di tipo culturale e varie attività lavorative".

"A questo punto - concludono i detenuti - ci sentiamo trattati come "merce di scambio" e non come esseri umani che hanno commesso degli errori ma cercano di riprendere in mano la loro vita. Ci sembra che chi ha pensato a questa nuova destinazione per l'Istituto Gozzini voglia privarci di quei pochi diritti che la nostra condizione ci consente. Pertanto desideriamo che la nostra situazione ed i nostri pur fragili diritti non vengano sottovalutati chiedendo a chi di dovere di riflettere bene sui percorso che ha intrapreso".

 
Avellino: Opg chiusi, l'Irpinia si prepara agli arrivi degli ex internati PDF Stampa
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di Livio Coppola

 

Il Mattino, 2 aprile 2015

 

Lavoriin corso in Irpinia per ospitare i detenuti degli ex Opg. Con aprile si è avviata la riforma del Ministero della Giustizia che, di fatto, porterà alla chiusura di tutti gli ospedali psichiatrico giudiziari. In Campania sono due (Aversa e Napoli), e in queste ore si è avviata la procedura di trasferimento, ovviamente, graduale, di tutti i condannati che vi risiedevano. In provincia di Avellino nei prossimi giorni ne arriveranno al massimo 10, nella struttura intermedia di Bisaccia, mentre a fine maggio aprirà la vera e propria residenza (Rems) di San Nicola Baronia, che contribuirà con 20 posti al superamento definitivo degli ospedali.

Dal momento in cui il Ministero della Giustizia ha annunciato il varo operativo della riforma, ossia due giorni fa, si era montata un po' di confusione nelle diverse province, chiamate tutte con nuove strutture a contribuire alla chiusura di Opg ormai da tempo considerati desueti e, in alcuni casi, non umani per le condizioni di detenzione di persone che, avendo ricevuto condanne con tanto di certificazione di infermità mentale, necessitano di trattamenti specifici. L'Irpinia, però, recependo il piano di superamento studiato dalla Regione, ha risposto positivamente dando inizio a tutte le opere necessarie a garantire nuova ospitalità innanzitutto ai residenti della provincia che vivevano negli Opg (circa una decina, secondo le ultime statistiche), con la possibilità di dare

spazio anche a soggetti di altra provenienza, ma sempre in base a quanto stabilito da Regione e Asl. In tal senso, il primo plesso ad aprire i battenti sarà la Sir (struttura intermedia di residenza) inserita nell'ex ospedale Di Guglielmo di Bisaccia. "Le prime persone che l'Irpina sarà chiamata a gestire in seno al superamento degli Opg saranno trasferite nei prossimi giorni a Bisaccia - dove sono in corso dei piccoli aggiustamenti per garantire il funzionamento dell'ala dell'edificio destinata a questa nuova funzione - spiega il commissario dell'Asl Avellino Mario Ferrante. Va premesso che i detenuti arriveranno gradualmente dopo la valutazione dì ogni singolo caso (per tipologia dì reato commesso e di patologia psichiatrica). A Bisaccia potranno arrivarne al massimo 10, ma non è detto che si raggiunga questo numero".

Bisaccia sarà una sistemazione temporanea, riservata soprattutto ai detenuti con minore grado di pericolosità, al contempo nel carcere di Sant'Angelo dei Lombardi sarà in funzione un'articolazione ad hoc, sempre di 10 posti, dove potranno trovare posto le persone condannate per ireati più gravi. Il tutto, però, è funzionale al vero e proprio superamento degli Opg, che avverrà con l'apertura delle Rems, residenze che rappresentano la nuova dimensione di vita del detenuto psichiatrico, e che saranno attrezzate per garantire cure e vivibilità, connesse ovviamente alla necessità di scontare la pena. L'Irpinia avrà la sua Rems a San Nicola Baronia, con inaugurazione prevista alla fine di maggio: "I lavori nella ex Rsa di San Nicola inizieranno oggi e abbiamo programmato di terminarli in due mesi - spiega ancora Ferrante - anche in questo caso parliamo di un edificio in buone condizioni, per il quale saranno necessari pochi accorgimenti. Allo stesso tempo è in corso la gara per affidare i servizi interni alla residenza e integrare le risorse umane che l'azienda ha già destinato ai servizi penitenziari".

Dunque per la prima volta l'Irpinia contribuirà al sistema penitenziario psichiatrico. Per Ferrante non c'è da preoccuparsi: "Le criticità possono esserci ma siamo attrezzati per affrontarli, questa riforma può incutere timori più adirsi che a farsi. Il territorio si è fatto trovare più pronto di altri, l'importante sarà applicare la legge in modo puntuale ed efficiente".

 
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