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Il ministro Orlando: "subito prescrizione, reato di tortura e nuovo processo fallimentare" PDF Stampa
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di Claudia Fusani

 

L'Unità, 22 gennaio 2016

 

Ora che, dopo vent'anni, la giustizia sembra aver smesso i panni del ring dove si consumavano gli scontri tra maggioranze ed opposizioni, la relazione annuale al Parlamento del ministro Guardasigilli diventa un documento forse meno intrigante politicamente ma più utile nei fatti. Che possono avere chiari e scuri e anche letture contrastanti ma vanno tutti nella stessa direzione: l'azione riformatrice del governo punta ad avere una giustizia efficiente.

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Per l'omicidio stradale nuovo passaggio al Senato PDF Stampa
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di Maurizio Caprino

 

Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2016

 

Il disegno di legge sull'omicidio stradale cambia ancora, a sorpresa. Garantendo l'immunità dall'arresto in flagranza a chi si ferma per soccorrere i feriti dopo aver causato "solo" lesioni gravi o gravissime. Una sola modifica apportata ieri dalla Camera rispetto al testo che sembrava ormai definitivo, dopo che il Governo - lo scorso dicembre - lo aveva riscritto ponendovi la questione di fiducia su cui il Senato aveva dato voto favorevole. Dunque, ora il testo dovrà tornare a Palazzo Madama e i tempi per l'approvazione definitiva si allungano di poche settimane.

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Quei compromessi tra aziende e giustizia PDF Stampa
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di Luigi Ferrarella

 

Sette - Corriere della Sera, 22 gennaio 2016

 

In Italia crescono gli accordi tra imprese, procure e Fisco per barattare con maximulte la non belligeranza processuale. Le conseguenze? Non solo economiche.

"Too big to fail", troppo grandi per fallire, sta diventando anche "too big to jail", troppo grandi per finire (simbolicamente) in galera: inizia a essere vero pure in Italia per le grandi corporation, proprio come oltreoceano, dove dal 2001 al 2014 Brandon Garret, ricercatore della Virginia law school, in un libro ha contato 303 accordi tra aziende e giustizia americana per barattare con maximulte la non belligeranza processuale. Bank of America, pur scesa a patti nel pagare l'enormità di 16,6 miliardi di dollari per uscire quasi indenne dallo scandalo della manipolazione dei tassi sui mutui, è come Jp Morgan che ne ha sborsati altri 13, o come la francese Bnp che in Usa ha patteggiato 9 miliardi di multa per violazione dell'embargo in alcuni Paesi, o come Credit Suisse salassata per 2,5 miliardi, Ubs anni fa per 780 milioni, ora Julius Baer per 570 milioni e via contando: eppure tutti questi colossi del credito fanno palate di profitti come e persino più di prima, quasi che il peso dei rispettivi accordi di non procedibilità somigli soltanto a uno dei tanti costi di produzione da mettere a bilancio.

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Nei reati la minaccia va valutata secondo la direttiva europea PDF Stampa
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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2016

 

Cassazione, sentenza 21 gennaio 2016 n. 2702. Per capire quanto una minaccia sia in grado di forzare la volontà, bisogna valutare la vulnerabilità del destinatario, basandosi sulle indicazioni fornite dalla direttiva che tutela le vittime di reato (2012/29 Ue in vigore dal 20 gennaio scorso). La Cassazione, con la sentenza 2702 depositata ieri, conferma la condanna per estorsione a carico dell'imputata che aveva minacciato la "cliente" (alla quale cedeva dosi di droga) di fare rivelazioni in grado di danneggiare lei e la sua famiglia se non le avesse dato del denaro. Invano la difesa cerca di dimostrare che la minaccia non era idonea a coartare la volontà della vittima e dunque a far scattare il reato di estorsione.

La Corte di cassazione, per dimostrare il contrario, fa ricorso alle chiare indicazioni dettate dalla direttiva 29/2012 che rafforza i diritti, l'assistenza e la protezione in favore delle vittime di reato. La norma, recepita con il Dlgs 212/2015 e operativa dal 20 gennaio, consente di individuare (articoli 22 e seguenti) i profili di vulnerabilità della vittima, basandosi sulle sue caratteristiche personali e sulla natura e le circostanze del reato.

La Suprema corte precisa che più marcata è la vulnerabilità e maggiore è la "potenzialità coercitiva di comportamenti anche "velatamente" e non scopertamente minacciosi". Per la Cassazione forma e modo della minaccia sono indifferenti perché questa si può manifestare in molti modi, scritti o orali, impliciti o espliciti, reali o figurati: ciò che conta sono le circostanze concrete, da quelle ambientali alla personalità sopraffattrice dell'agente.

Dirimente è la condizione soggettiva della vittima vista come persona di normale impressionabilità, ed è irrilevante che si verifichi un' effettiva intimidazione. Nel caso esaminato, direttiva alla mano, la Cassazione ritine che le lettere scritte dall'imputata avessero un reale effetto intimidatorio anche tenuto conto dello stato di vulnerabilità della destinataria. La vittima si trovava, infatti, in condizioni di "depressione nevrotica, disturbo della personalità borderline ed abuso alcolico". Uno stato, secondo i giudici, che non le lasciava alternativa tra cedere al ricatto della ricorrente o subire le sue incontrollabili rivelazioni.

 
Reati tributari "senza" prescrizione nelle gravi frodi Iva PDF Stampa
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di Antonio Iorio

 

Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2016

 

La decisione della Corte di cassazione di disapplicare la normativa del Codice penale sull'interruzione della prescrizione in presenza di gravi frodi Iva, in adesione a quanto già stabilito dalla Corte Ue, e al di là della sua condivisibilità nei princìpi, comporta conseguenze concrete e importanti e, in alcuni casi, anche immeditate.

Una volta che la Suprema Corte ha ammesso la possibilità di disapplicazione da parte del giudice nazionale, è verosimile che anche in altri giudizi, non necessariamente di legittimità, si proceda in tal senso. Vale la pena, allora, di riepilogare il funzionamento dell'istituto della prescrizione in campo penale e segnatamente nei reati tributari.

Tempi di prescrizione - Nei reati tributari i tempi di prescrizione hanno subìto da qualche anno delle modifiche e occorre distinguere le violazioni commesse fino al 17 settembre 2011 dalle successive, tenendo presente che per i reati dichiarativi la consumazione del delitto coincide con la presentazione della dichiarazione (ovvero trascorsi 90 giorni dal termine in caso di omessa presentazione). Nella maggior parte dei casi, quindi, seguono i nuovi - e più lunghi - termini prescrizionali le dichiarazioni relative al periodo di imposta 2010 (salvo presentazioni precedenti al 17 settembre 2011). Fino a tale data i reati tributari si prescrivono in sei anni (sette e mezzo se operano cause interruttive). A partire dal 17 settembre 2011, invece, i delitti fiscali si prescrivono in otto anni (dieci con l'interruzione), fatti salvi quelli di omesso versamento, indebita compensazione e sottrazione fraudolenta che continuano a prescriversi in sei anni.

Interruzione - Il corso della prescrizione (articolo 160 del Codice penale) è interrotto se vi è: sentenza o decreto di condanna; ordinanza che applica le misure cautelari personali di convalida del fermo o dell'arresto; interrogatorio reso davanti al Pm o al giudice; invito a presentarsi al Pm per l'interrogatorio; fissazione dell'udienza per la decisione sulla richiesta di archiviazione; richiesta di rinvio a giudizio; decreto di fissazione della udienza preliminare; ordinanza che dispone il giudizio abbreviato, giudizio immediato e di citazione a giudizio; decreto di fissazione della udienza per la decisione sul patteggiamento; presentazione o citazione per il giudizio direttissimo.

Per i reati tributari, inoltre, si ha interruzione anche con la notifica del verbale di constatazione o dell'atto di accertamento delle relative violazioni. In nessun caso, però, l'interruzione può comportare l'aumento di più di 1/4 del tempo necessario a prescrivere (fatta eccezione per i casi di recidiva o di delinquenza abituale e/o professionale ed alcuni reati specificamente previsti).

Quindi, esemplificando, se trascorsi 6 (o 8 anni) dal fatto costituente reato tributario, non è intervenuto almeno un Pvc o un atto di accertamento il reato è prescritto; ove sia intervenuto, la prescrizione si interrompe ma comunque non potrà prolungarsi complessivamente oltre i 7 anni e sei mesi (ovvero 10 anni per i reati commessi dal 17 settembre 2011)

La disapplicazione - Secondo la Cassazione, in presenza di "gravi" frodi Iva si possono disapplicare le norme che fissano il tempo massimo di interruzione (fino a un quarto del termine base). Ne consegue che il termine di 6 anni inizierebbe a decorrere da capo dall'ultimo atto interruttivo. Tuttavia sarà importante comprendere per l'attuazione di tale principio in base a quali criteri una frode Iva diventi "grave". Da tenere presente, peraltro, che la sentenza della Cassazione e quelle della Corte Ue si riferivano a episodi delittuosi commessi in anni in cui la prescrizione era di 6 anni. Dopo l'allungamento a 8 anni potrebbe verosimilmente rilevarsi che i tempi prescrizionali non sono più così ridotti per scoprire (e condannare) i responsabili di gravi frodi all'Iva non fosse altro perché dal 17 settembre 2011 i reati tributari hanno una prescrizione più lunga rispetto ai delitti comuni di pari gravità (che continuano a prescriversi in 6 anni).

 
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