Martedì 20 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia: processo civile; la riforma rischia di fare danni... il governo fermi la delega PDF Stampa
Condividi

di Federico Carpi (Presidente Associazione italiana studiosi del processo civile)

 

Il Garantista, 31 marzo 2015

 

La specializzazione dei tribunali è un rischio, la svolta arriva solo se si coprono i vuoti d'organico. Rileggendo ciò che ho detto e scritto spesso sulle proposte di riforma del processo civile, mi verrebbe di fare un semplice rinvio, non trovando gran che di nuovo da dire.

Poi mi sono detto che, riguardo all'intenzione dichiarata dal governo di intervenire con una legge delega, due cose rilevanti vanno sottolineate. In primo luogo sembra che il ministro della Giustizia abbia deciso di potenziare il dipartimento per l'Organizzazione giudiziaria, chiamando a dirigerlo Mario Barbuto.

Leggi tutto...
 
Giustizia: l'anticorruzione al Senato, previsto per domani il voto al ddl Grasso PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2015

 

Si stringono i tempi per approvare il disegno di legge sull'anticorruzione. Oggi proseguiranno le votazioni al Senato, con l'obiettivo di arrivare entro domani sera al voto finale. Ultimo scoglio l'esame della riforma del falso in bilancio, che molto ha fatto discutere e sulla quale il ministro della Giustizia Andrea Orlando si è detto convinto di avere presentato una soluzione di equilibrio tra la necessità di modificare l'impianto della riforma Vietti e quella di conservare un trattamento sanzionatorio diversificato a seconda delle dimensioni dell'impresa. Cruciale quindi il limite di pena a 5 anni per il falso in bilancio commesso in società

non quotate, limite decisivo per applicare l'archiviazione per tenuità del fatto ed escludere però le intercettazioni. Per il resto, in larghissima parte, il disegno di legge prevede un aumento delle pene, per i principali reati contro la pubblica amministrazione (almeno quelli che riguardano la criminalità economica), sia nei massimi, elemento immediatamente visibile, sia nei minimi, aspetto forse più trascurato, ma non meno importante, visto che il limite minimo della sanzione rappresenta un punto di riferimento fondamentale per le richieste di patteggiamento, subordinate queste ultime, tra l'altro, anche alla completa restituzione dei proventi illeciti.

Tutto da valutare poi l'effetto sulla prescrizione, tema oggetto di tensioni nella maggioranza con Ncd che, alla Camera, si è sfilato, sull'aumento previsto per i principali delitti di corruzione. L'aumento delle sanzioni che il Senato si accinge a votare, letto in parallelo con le norme varate (anche qui in prima lettura) alla Camera ha, come effetto certo, il prolungarsi dei termini. Orlando però ha già promesso una mediazione, i cui contorni sono però tutti da valutare per evitare accuse di schizofrenia nella strategia del Governo.

 
Giustizia: Cassazione; indagini difensive possibili anche con il rito abbreviato PDF Stampa
Condividi

di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 31 marzo 2015

 

Un punto a favore delle indagini difensive. Che possono svolte senza limiti e prodotte anche nel giudizio abbreviato. È questo uno dei passaggi chiave della sentenza n. 13505 della Quinta sezione penale della Cassazione, depositata ieri. La pronuncia fa così chiarezza sull'efficacia probatoria degli atti delle indagini condotte dalla difesa nella maniera più ampia possibile.

Lo svolgimento dell'attività d'indagine da parte degli avvocati, sottolinea la Cassazione, è possibile senza limiti temporali in ogni stato e grado del procedimento e i risultati possono trovare spazio anche nel giudizio abbreviato. In questo senso, va ricordato che "l'articolo 442 comma 1 bis (del Codice di procedura penale, ndr) prevede che, ai fini della deliberazione, il giudice utilizzi gli atti contenuti nel fascicolo di cui all'articolo 416 comma 2, la documentazione di cui all'articolo 419 comma 3 e le prove assunte nell'udienza". Il materiale, quindi, non è unicamente quello contenuto nel fascicolo del pubblico ministero, ma anche quello che stato acquisito nello svolgimento dell'udienza.

Non può infatti essere oggetto di contestazione il fatto che i risultati delle indagini difensive possono essere prodotti anche nel corso dell'udienza preliminare, "per cui, coincidendo il termine ultimo per la richiesta di giudizio abbreviato con quello per la formulazione delle conclusioni, il materiale probatorio utilizzabile dal giudice per la decisione (articolo 442, comma 1 bis, Codice procedura penale) non può che comprendere anche i risultati delle indagini difensive depositati in sede di udienza preliminare".

Nel giudizio della Cassazione è evidente che le investigazioni difensive, presentate legittimamente, devono essere valutate dal giudice in rapporto a tutte le decisioni che è chiamato ad assumere in quella fase del procedimento e, quindi, anche per quelle di natura decisoria che definiscono il procedimento con i riti alternativi: è il caso del giudizio abbreviato e dell'applicazione di pena concordata).

Infine, conclude la Corte, non si può pensare che la produzione e quindi l'utilizzabilità del contenuto delle investigazioni difensive operi solo in caso di richiesta di rito abbreviato condizionato a integrazione probatoria. Un'interpretazione che appare ai giudici della Cassazione in netto contrasto con quanto stabilito dal Codice di procedura penale. La conferma, in questo senso, è possibile trovarla nell'articolo 438, comma 5, del Codice di procedura penale, che prevede la possibilità di condizionare la richiesta di rito abbreviato ad integrazione probatoria, "ferma restando la utilizzabilità ai fini della prova degli atti indicati nell'articolo 442 comma 1 bis (e quindi anche delle investigazioni difensive prodotte)".

 
Giustizia: corruzione, un romanzo letto al contrario PDF Stampa
Condividi

di Massimo Villone

 

Il Manifesto, 31 marzo 2015

 

Abbiamo capito. La corruzione è il vero romanzo italiano, e un nuovo Manzoni ci scriverebbe il sequel ai Promessi Sposi. A quel che si legge, nell'inchiesta su Ischia c'è tutto. Il politico che rimane a galla trasmigrando da una sponda all'altra; i partiti di successiva appartenenza che abbracciano il suo pacchetto di voti; i funzionari compiacenti che firmano le carte partecipando al maltolto; i parenti; il fangoso rapporto tra politica, amministrazione, denaro; l'impresa, per di più ammantata di una storia antica e persino un tempo nobile; il politico potente, magari un po' decaduto. E soprattutto l'omertà di tanti, che certamente sapevano o sospettavano, e hanno valorosamente taciuto.

È l'Italia di oggi. Un remake con un copione nemmeno originale, che non ci insegna nulla di nuovo. Ma ci dà l'ennesima prova di quanto debole sia l'argine che la politica vorrebbe costruire. Il disegno di legge contro la corruzione arranca in senato, e va ancora ricordato che il disegno di legge AS 19 a firma di Grasso e altri fu presentato il 15 marzo 2013, all'avvio della legislatura. Sono passati due anni, e non più di un mese fa venne negata l'urgenza.

La lotta alla corruzione arranca, mentre continuano le fibrillazioni sulla questione della prescrizione. Il punto è che una parte della maggioranza considera la corruzione come un peccatuccio, da confessionale piuttosto che da galera. La riluttanza di pezzi della politica verso interventi drastici riflette il pensiero di pezzi del paese che con la corruzione vivono senza problemi. Perché ne approfittano, perché la tollerano, perché pensano che non li riguarda.

Combattere la corruzione è ovunque difficile, perché è un reato in cui è difficile distinguere un carnefice e una vittima. Corruttore e corrotto sono indissolubilmente legati dall'interesse a coprire il reato, e manterranno entrambi il silenzio se appena potranno.

E può essere anche difficile dare la prova, che spesso richiede di smantellare apparenze ben nascoste. Leggiamo che i proventi della corruzione sarebbero nella specie venuti anche da consulenze - meccanismo ben noto e ormai sospetto in principio - e dalla messa a disposizione di camere di albergo per i dipendenti della impresa coinvolta. E qui un po' di fantasia c'è.

Per questo la via di un contrasto efficace è più nella prevenzione che nell'inasprimento della sanzione penale. Bisogna stimolare chi è fuori del disegno corruttivo a riconoscerlo, darne notizia, rendere visibile ciò che non lo è. Dando nuova vitalità ai meccanismi di responsabilità politica e istituzionale, agli strumenti di controllo sociale, alla consapevolezza che la corruzione è in senso tecnico un costo. Certamente occulto, ma non meno reale. Anche se è difficile quantificarlo, è un pacco di miliardi che viene sottratto al bene comune.

Ma proprio gli elementi del romanzo prima elencati ci dicono che la via è lunga. Non basta un tocco di bacchetta magica. Come ripulire la politica senza ricostruirla dalle fondamenta? Quella che abbiamo è fondata sulla personalizzazione estrema, sul successo commisurato ai pacchetti di voti di cui si dispone, su partiti disgregati che veicolano falsi riti pseudodemocratici come le primarie. Né si ritrovano strumenti efficaci di responsabilità politica senza rivitalizzare le assemblee elettive regionali e locali, oggi in larga parte occupate da ectoplasmi di nuovo notabilato attenti solo al proprio consenso. Né ancora si rinsalda una gestione corretta del denaro pubblico se non si ripensa a fondo la separatezza tra politica e amministrazione costruita a partire dagli anni '90. È probabile che, secondo le regole, il sindaco di cui si parla non abbia firmato alcuna carta. Ma lo avrà fatto un funzionario da lui nominato, o da lui lasciato sulla poltrona già occupata. Di sicuro non il portatore di una diversa concezione di vita.

Quel che preoccupa è che le storture in atto andrebbero corrette con riforme opposte a quelle che il governo porta avanti: sulla Costituzione, sul sistema elettorale, sulla Pa, senza dimenticare le intercettazioni e la responsabilità dei magistrati. In specie, un'occhiuta vigilanza e il ripristino dell'etica pubblica si ritrovano con una partecipazione democratica effettiva e diffusa, e un sistema solido di checks and balances.

Al contrario, le proposte in discussione riducono la rappresentatività e concentrano il potere in poche mani. Mentre la lotta alla corruzione non guarda alla prevenzione, ma si riduce a un disegno sanzionatorio penale che soffre di salute parlamentare cagionevole. Non è un caso che rimaniamo sul fondo delle classifiche internazionali sulla corruzione. Mentre si affida ancora alla logica del deus ex machina - Cantone e autorità anticorruzione - il messaggio che il paese risale la china. È falso, e non dipende dalle persone. Qualunque autorità può solo intervenire in pochi casi emblematici, a danno già prodotto. Non cura la malattia diffusa ed endemica.

La cautela è d'obbligo. Dunque non distribuiamo condanne, e con la formula usuale auspichiamo che la magistratura faccia in fretta e bene. Ma intanto notiamo che è passato appena qualche giorno dall'esortazione di Mattarella a che la Pubblica amministrazione operi con tenacia e trasparenza contro la corruzione. E non c'è dubbio che qualcuno si muova con tenacia: ma contromano.

 
Giustizia: "lo Stato e il missile", no ai risarcimenti alle vittime della strage di Ustica PDF Stampa
Condividi

di Francesco Alberti

 

Corriere della Sera, 31 marzo 2015

 

Siamo ancora qui, 35 anni dopo. In uno scenario di guerra processuale attorno al fantasma di quel Dc-9 che la sera del 27 giugno 1980 partì con 81 persone a bordo da Bologna per non arrivare mai a Palermo, scomparso dai cieli tra Ustica e Ponza.

Come in un assurdo gioco dell'oca, che perennemente ti rimanda alla casella di partenza, siamo ancora qui a battagliare su che cosa e perché fece a pezzi quel carico di anime. Disputa odiosa che mette lo Stato contro i familiari delle vittime, aggiungendo al lutto e all'esasperazione dei tempi infiniti, pure la rabbia di sentirsi il nemico in casa.

La Cassazione, nel 2013, rese definitivo che a provocare la strage non fu un'esplosione interna, ma un missile lanciato in uno scenario di guerra, condannando i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire i familiari delle vittime per non aver garantito la sicurezza dei cieli e aver ostacolato l'accertamento dei fatti.

Ora lo Stato, tramite l'avvocato Maurilio Mango, nel chiedere alla Corte d'appello civile di Palermo di respingere le domande di risarcimento a 18 familiari, ha sostenuto che molti aspetti del caso Ustica "sono stati talvolta macroscopicamente influenzati dal consolidarsi di un immaginario collettivo che ha individuato la causa del disastro nell'abbattimento del velivolo da parte di un missile".

Una sorta di ipnosi nazionale alla quale avrebbero contribuito "le considerazioni fantasiose alimentate dai media per confermare l'ipotesi di una battaglia aerea". L'avvocato ha poi precisato, consapevole dell'impatto sui familiari, che la sua tesi non è frutto di "un'algida indifferenza all'altrui dolore", ma l'adempimento "di un preciso dovere che la legge impone a tutela dell'Amministrazione".

Precisazione doverosa, ci mancherebbe. Anche se sarebbe altrettanto doveroso tenere nella dovuta considerazione le sentenze della Cassazione, anziché relegarle nel regno della fantasia assieme alle aspettative dei parenti.

I legali dei familiari ora parlano di "feroce offensiva dello Stato". Ricordano con Daria Bonfietti che "la stessa Avvocatura nei vari processi sostenne la tesi del missile". E l'avvocato Vincenzo Fallica bolla così la tesi del collega Mango: "Insiste su un percorso che andrebbe abbandonato: si vuole depistare perfino il depistaggio...". Dal governo, a questo punto, sarebbe doverosa una presa di posizione.

 
<< Inizio < Prec. 8541 8542 8543 8544 8545 8546 8547 8548 8549 8550 Succ. > Fine >>

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it