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Camerun: l'inferno in carcere per il furto di un panino PDF Stampa
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di Stefano Pasta

 

La Repubblica, 29 marzo 2015

 

Nel penitenziario di Maroua la Comunità di Sant'Egidio costruisce un moderno sistema di estrazione dell'acqua potabile. La dura realtà delle prigioni, tra minori condannati per aver rubato una mela e donne dimenticate dietro le sbarre senza processo. Alla fine della pena, chi non può pagare non esce.

Scabbia, pene aggiuntive, fame, sete e detenzioni di anni per reati minimi. Piccoli furti come quello di una mela, di una barra di sapone o di due galline. È la quotidianità nelle carceri del Camerun. A Maroua, nel nord colpito dagli attacchi di Boko Haram, la Comunità di Sant'Egidio ha però realizzato un nuovo impianto idrico. Finora, mesi interi senz'acqua potabile, con la temperatura che nella stagione secca (da marzo a maggio) saliva a 40 gradi e le sbarre diventavano roventi.

Tra scabbia e sovraffollamento. "La vita ritorna nella prigione", ha detto commosso Mahaila, un anziano da trent'anni dietro le sbarre. Prima i tubi danneggiati e la mancanza di serbatoi permettevano alla poca acqua disponibile di raggiungere la prigione solo per alcune ore di notte, quando le celle erano chiuse e i prigionieri non potevano usufruirne. Inoltre, periodicamente la Comunità di Sant'Egidio finanzia la disinfestazione delle celle, dove il sovraffollamento è del 394% (987 persone per 250 posti). Le pessime condizioni igieniche facilitano la diffusione della scabbia, di cui sono affetti quasi tutti i detenuti, la tubercolosi, le malattie intestinali, l'aids e il colera.

Senza soldi non si mangia, anche i minori. Maroua è una delle dieci prigioni del Paese visitate ogni settimana dai membri di Sant'Egidio. Tutti camerunensi, che operano a titolo gratuito. Creano un legame personale con i carcerati e portano materassi per chi dorme sulla nuda terra, medicine, sapone, vestiti e cibo. Infatti si mangia una volta al giorno un piatto di polenta di mais, lasciando alla famiglia il compito di integrare il pasto: quando è lontana o troppo povera, il prigioniero rischia gravi stati di malnutrizione. Per i minori detenuti, spesso ragazzi di strada, Sant'Egidio organizza corsi di alfabetizzazione e di formazione professionale, utili per il reinserimento nella società.

Dietro le sbarre senza processo per anni. La legge non pone limiti alla custodia cautelare e si può rimanere dietro le sbarre per anni, senza essere condannati. Succede quando l'accusato non può pagare un avvocato, senza il quale non si può avviare il processo, oppure perché il dossier sul caso resta "dimenticato" nel commissariato dove è avvenuto l'arresto. Christelle, 36 anni, era stata arrestata insieme ad altre cinque donne con l'accusa di aver rubato un sacco di riso. A un anno di distanza, nessuno aveva verificato l'accusa o cercato testimoni e il processo non era mai stato convocato. L'intervento della Comunità è stato quello di prendere contatto con l'accusatore, stabilire con lui un indennizzo (20 euro) e ottenere la scarcerazione.

Scontata la pena, chi non paga resta in carcere. "Il problema principale - spiega Luc de Bolle di Sant'Egidio - è quello di riuscire ad ottenere la scarcerazione anche quando sarebbe dovuta". Spesso in Africa la pena consiste in due parti, una detentiva e una pecuniaria. Per tornare in libertà è necessario pagare una somma di denaro che comprende anche il rimborso delle spese legali. Chi non può pagare resta dietro le sbarre più a lungo. "In Camerun - aggiunge il volontario - hai anche un obbligo ulteriore: terminata la pena, lavori in carcere per ripagare lo Stato dei soldi spesi per mantenerti durante la detenzione". De Bolle ricorda il caso di un ragazzino condannato a un anno per il furto di un panino: ha dovuto scontare sei mesi aggiuntivi proprio per questo motivo.

Liberare i prigionieri nelle carceri africane. In Camerun e in altri 14 Stati subsahariani, la Comunità di Sant'Egidio paga le spese per liberare alcuni detenuti che hanno terminato di scontare la pena. "Anche dopo l'uscita dal carcere - dice De Bolle - seguiamo il loro percorso, avviandoli a un lavoro". La cifra varia a seconda del Paese, da 200 a 500 euro. Così Josè, un ragazzo del nord del Mozambico, è tornato in libertà. Era stato arrestato a 16 anni per aver rubato una cassetta di frutta da un venditore ambulante. Lo avevano preso mentre scappava. In prigione è rimasto quattro anni, tre di più della pena che gli spettava. "Quando lo abbiamo conosciuto - spiegano dall'associazione - era in grave stato di denutrizione, pieno di piaghe".

 
Giamaica: reportage dal carcere di Tower street PDF Stampa
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di Flavio Bacchetta

 

Il Manifesto, 29 marzo 2015

 

Sull'isola la quasi totalità dei detenuti poveri accusati di crimini gravi non ha mai incontrato un legale e ignora di aver diritto a una difesa. Il clamoroso caso di Clifton Wright, condannato a morte nell'86. Lo scorso anno ci siamo occupati dello stato pietoso in cui versano le carceri in Giamaica ("Giamaica in scatola", il manifesto, 8 luglio 2014) all'interno di edifici che risalgono ai tempi dello schiavismo, tra detenuti senza cure sanitarie, celle prive di bagni infestate da scarafaggi e quant'altro. Siamo tornati laggiù per rilevare quella che è la deficienza più grave del sistema giudiziario: l'assenza del diritto internazionale alla difesa, che riguarda i casi dei prigionieri squattrinati. La storia di Clifton Wright, condannato a morte nel 1986, ne è l'esempio clamoroso.

Il percorso giudiziario giamaicano, si snoda essenzialmente lungo Tower street, la chilometrica Via Crucis che congiunge il carcere omonimo a King street, la strada dei tribunali di Kingston, con Corte suprema e Corte d'appello che si fronteggiano altezzose. A lato di quest'ultima, è la sede di Dpp (Department of public prosecution), il pubblico ministero. La via è una spina nel fianco di uno dei quartieri più poveri a downtown.

Prima di arrivare al sancta sanctorum della giustizia, abbiamo cercato con il lanternino le tracce di una difesa pro bono degna di questo nome. Tra casupole diroccate e tetti di lamiera zincata, al n° 131 ha sede il Legal Aid del governo, la difesa gratuita. Una saletta d'aspetto affollata di disperati, che aspettano pazienti, come solo i giamaicani sanno essere, il loro turno per conferire con Leroy Equiano, l'impalpabile paladino dei poveracci.

 

Il paladino (simbolico) dei poveracci

 

Quanto sia simbolico il suo ruolo di fronte alle corti di giustizia, lo testimonia lui stesso affermando che la quasi totalità dei detenuti poveri accusati di crimini gravi non ha mai incontrato un legale, o meglio, ignora di aver diritto a una difesa anche in mancanza d i soldi. Al piano superiore la segreteria di Jchr (Jamaica council for human rights), l'ong che dovrebbe difendere dei diritti violati, non accetta più casi da anni. Anche Jfj (Jamaicans for justice), ong per un decennio in prima linea contro gli abusi giudiziari, ora non ne prende più a carico perché non riesce a smaltire il lavoro arretrato.

Sul piazzale dei tribunali, spicca la Circuit court, la sezione criminale della Corte suprema. Un Frank Kafka dai lineamenti camitici, avrebbe preso spunto da questi corridoi senza speranza, per scrivere il suo Processo.

Stiamo cercando la sentenza originale che ha condannato nel 1986 Clifton Wright, incontrato in prigione, a un incubo che dura già da 34 anni. Niente da fare. Rimbalzati agli Archivi generali, un'altra settimana persa. Solo dopo un mese di ricerche, spunta finalmente una fotocopia del documento, sopravvissuta all'interno della Corte d'appello.

Il "caso" Clifton Wright è una sentenza di morte per l'omicidio di Louis McDonald, scomparso il 28 agosto 1981, basata sulla singola testimonianza di un certo Cole; questi affermò di aver ricevuto un passaggio da Wright quella sera, e di aver notato, una volta sceso dall'auto, che puntava una pistola al collo dell'autista. L'uomo identificò Clifton in seguito a una procedura illegale: difatti la Corte prescrive che il teste proceda al riconoscimento dopo un confronto all'americana, tecnicamente noto come identification parade; un gruppo assortito deve sfilare davanti al teste, che ha il compito della scelta. Al contrario, Cole fu confrontato solo a Clifton Wright; nella stessa sentenza fu annotata tale anomalia. È evidente anche l'assurdità che un uomo, intento a rapinare un altro, dia un passaggio a uno sconosciuto.

 

Pestato e torturato con l'acido

 

Il corpo della vittima fu ritrovato il 30 agosto 1981. Il giorno prima, la polizia aveva già arrestato Clifton, in seguito a una segnalazione che egli fosse alla guida dell'auto di McDonald. L'uomo fu pestato e torturato con l'acido. Il verdetto trascura un dettaglio essenziale: il referto dell'autopsia del medico legale, il quale affermò la morte essere avvenuta nel pomeriggio di domenica 30 agosto, quando Wright era già detenuto da 24 ore. Non ve ne é traccia nel testo, e solo un'indagine di Iachr (la Commissione americana per i diritti umani) accertò nel 1988 questa macroscopica lacuna. Dopo tanto tempo, Clifton avrebbe diritto a parole, la libertà vigilata, oppure a una petizione da inoltrare al governatore generale, che ha facoltà di annullare la vecchia sentenza.

Allo stato attuale, dopo il nostro intervento, un noto studio legale di Londra guidato da Saul Lehrfreund, UK Director of Death Penalty Project, l'ufficio governativo inglese che assiste i casi di pena di morte, ha accettato l'incarico. E l'unica legale che abbia acconsentito a rappresentarlo pro bono sul territorio è Nancy Anderson, tutrice al la facoltà di legge dell'università di Mona a Kingston. Un'altra inglese.

Si contano migliaia di casi Wright in Giamaica; però riguardo a omicidi commessi dalle forze dell'ordine, la situazione si capovolge: prove inconfutabili, quali perizie balistiche e testimonianze multiple, sono spesso ignorate o cancellate dal giudice di turno; le difese hanno gioco facile a stravolgere la sequenza dei fatti. La regola di due pesi e due misure è sancita a livello istituzionale.

 
Gli Stati Generali sul carcere e la pena visti "dal di dentro". Terza puntata PDF Stampa
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di Carmelo Musumeci

 

Ristretti Orizzonti, 28 marzo 2015

 

"Ho letto che un altro detenuto s'è tolto la vita. Il carcere non insegna molte cose, ma una cosa la sa fare molto bene, sa convincerti a toglierti la vita". (Diario di un ergastolano: www.carmelomusumeci.com).

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Giustizia: carcere e sessualità; intervista a Mauro Palma, Consigliere del ministro Orlando PDF Stampa
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di Giancarlo Capozzoli

 

www.huffingtonpost.it, 28 marzo 2015

 

"In qualità di presidente della comitato europeo di prevenzione contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, ho svolto compiti ispettivi e di controllo della privazione della libertà. E tutto ciò che comporta, a partire dal trattamento sanitario obbligatorio".

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Giustizia: Migliucci (Ucpi); prescrizione, tutto quello che dovete sapere... e non vi dicono PDF Stampa
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di Chiara Rizzo

 

Tempi, 28 marzo 2015

 

Parla Beniamino Migliucci, presidente dell'Unione Camere Penali. "Far sì che un processo duri all'infinito non è giustizia. Il 70 per cento delle prescrizioni matura in fase di indagine preliminare". Dopo che la Camera ha approvato il disegno di legge che allunga i tempi di prescrizione per i reati di corruzione, e il Senato avvia l'esame del ddl anti-corruzione, i penalisti d'Italia sono sul piede di guerra e convocano una manifestazione per il prossimo 31 marzo, dopo aver proclamato lo stato di agitazione. "Contestiamo due cose: una di metodo e una di merito", dice Beniamino Migliucci, presidente delle Unioni Camere Penali.

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