Mercoledì 16 Ottobre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Abruzzo: sul Garante dei detenuti la Regione rischia un corto circuito istituzionale PDF Stampa
Condividi

cityrumors.it, 23 maggio 2015

 

Si torna a parlare della necessità dell'elezione del Garante dei detenuti per consentire anche in Abruzzo "il recupero e il reinserimento sociale di carcerati con problemi correlati alla tossicodipendenza, gli inserimenti per il lavoro all'esterno e il sostegno alle misure alternative alla detenzione carceraria".

Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista e Vincenzo Di Nanna di Amnistia Giustizia Libertà Abruzzi denunciano il mancato impegno, da parte della Regione, di attuare quanto prescritto da una sua stessa legge (art. 6 comma 5 L.R. n. 35 del 2011) che prevede l'elezione del Garante nei novanta giorni successivi all'insediamento. Nonostante i ripetuti proclami, questa violazione, secondo quanto scrivono in una nota Acerbo e Di Nanna, non consente di attuare il protocollo d'intesa che prevede l'istituzione di un tavolo tecnico tra Regione Abruzzo, Provveditorato Regionale e Tribunale di Sorveglianza, per la definizione delle procedure operative da realizzarsi con la partecipazione del Garante.

"La denunziata violazione di Legge", si legge nella nota, "rischia dunque di generare un vero e proprio corto circuito istituzionale, tanto più che, nell'attesa dell'attuazione del citato protocollo, il Tribunale di Sorveglianza ha opportunamente e doverosamente rinviato le udienze per tutti quei condannati privi di attività di lavoro che hanno chiesto di poter aderire al programma di reinserimento previsto nel protocollo". Inoltre, proprio per richiamare l'attenzione su questa problematica, il radicale teramano Ariberto Grifoni sta conducendo da 13 giorni lo sciopero della fame, nella speranza che la Regione Abruzzo, tra le poche a non aver ancora nominato la figura del Garante, provveda a farlo al più presto.

 
Alba (Cn): Sappe; detenuto tenta il suicidio in carcere, salvato dalla Polizia penitenziaria PDF Stampa
Condividi

targatocn.it, 23 maggio 2015

 

Il sindacato Sappe denuncia: "Negli ultimi dodici mesi del 2014, in quel carcere, si sono contati 3 tentati suicidi, 38 episodi di autolesionismo, 5 colluttazioni e 6 ferimenti". Ha tentato di uccidersi nella sua cella del carcere di Alba, ma è stato salvato dal tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio. Protagonista, nella tarda serata di mercoledì scorso, un detenuto straniero che sconta una pena definitiva.

"Il tentativo di impiccagione - non è stato per il tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio, attento e professionale. Auspichiamo che gli venga riconosciuta una ricompensa a livello ministeriale per avere salvato una vita umana in carcere. Ma l'ennesimo evento critico accaduto in un carcere italiano è sintomatico di quali e quanti disagi caratterizzano la quotidianità penitenziaria", denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte del Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, informa che "alla data del 30 aprile scorso erano detenute ad Alba 118 persone. Negli ultimi dodici mesi del 2014, ad Alba, si sono contati 3 tentati suicidi, 38 episodi di autolesionismo, 5 colluttazioni e 6 ferimenti. Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della Polizia Penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere - come ad Alba - con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici".

Capece denuncia infine che per il Sappe "la situazione nelle carceri resta sempre allarmante, nonostante in un anno il numero dei detenuti sia calato a livello nazionale dalle 53.498 persone oggi detenute rispetto alle 59.683 dello scorso anno (circa 6.000 in meno). Altro che la favola della vigilanza dinamica e l'autogestione delle carceri da parte dei detenuti come panacea ai mali penitenziari. Le idee e i progetti di chi santifica questa vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto non tengono conto della realtà delle carceri, che non sono collegi per educande, e rispondono alla solita logica discendente che scarica sui livelli più bassi di governance tutte le responsabilità. E ricadono sulle spalle di noi poliziotti, che stiamo 24 ore al giorno in prima linea nelle sezioni detentive. Intanto i poliziotti continuano a sventare suicidi, a gestire eventi critici come gli atti di autolesionismo, le aggressioni, le risse, a circolare su mezzi vecchi e fatiscenti".

 
Sanremo (Im): Sappe; cade il cancello dell'ingresso dell'istituto, nessuna manutenzione. PDF Stampa
Condividi

riviera24.it, 23 maggio 2015

 

Gravissimo episodio accaduto nella Casa Circondariale di Sanremo dove nella giornata di ieri è addirittura crollato il pesante cancello che è posto a difesa e a chiusura dell'istituto. Sono rimaste coinvolte, ovvero distrutte, alcune moto li parcheggiate ed un poliziotto penitenziario si è visto sfiorato dalla caduta del pesante cancello.

È quanto riferisce il Sappe - il maggiore sindacato di categoria dei baschi azzurri - il quale lamenta, a sostegno della sicurezza ed incolumità del poliziotto e di conseguenza, dei detenuti, che i provvedimenti sino ad oggi adottati in merito sono nulli a fronte di tante parole e promesse della direzione.

Ma come è concepibile che in una struttura dello Stato possa verificarsi questo scempio. Una tragedia sfiorata perché quel cancello è l'ingresso principale dell'istituto dove transitano decine di persone: avvocati, poliziotti penitenziari, famigliari dei detenuti, cittadini comuni. Oggi è andata bene perché sono rimaste distrutte solo alcune moto ed il collega si è salvato per miracolo, benché lievemente ferito. Ora attendiamo le consuete giustificazioni - apostrofa il Sappe - che per la Direzione, saranno "non è successo niente".

Oggi Sanremo è allo sbando sia come gestione del penitenziario sia come sicurezza. Un istituto dove non c'è nemmeno il medico incaricato, così come prevede la legge 81/08, dove le garitte di controllo poste sul muro di cinta, presentano sporcizia dovuta dallo sterco dei gabbiani, postazioni di controllo senza alcuna tettoia o protezione da eventi atmosferici, dove non ci sono i sistemi di protezione individuali per le perquisizioni o per fronteggiare detenuti che si feriscono o casi di tubercolosi, situazioni ormai che si presentano giornalmente. Tutto questo è scandaloso - continua il segretario regionale Lorenzo - come Sappe ci meravigliamo, di fronte a quanto denunciato, che non ci siano stati interventi correttivi e che i politici rimangano silenti ed impassibili.

 
Latina: il carcere scoppia, ci sono 65 detenuti oltre la capienza regolamentare PDF Stampa
Condividi

corrieredilatina.it, 23 maggio 2015

 

In via Aspromonte i detenuti regolamentari previsti sono 76, i presenti 141 effettivi, mentre i detenuti tollerabili sono 136. Fns Cisl Lazio: aperta la questione relativa al rinnovo del contratto di lavoro fermo da oltre sei anni

Sessantacinque detenuti in più, il doppio di quanto prevedrebbe la capienza regolamentare. Il sovraffollamento della casa circondariale di Latina non accenna a diminuire ed uno dei problemi della struttura di via Aspromonte comune anche ad altri carceri della Regione. A richiamare l'attenzione sull'argomento il segretario regionale della Cisl Fns Massimo Costantini. Secondo il dato del Dap (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) i reclusi presenti nei 14 istituti della Regione Lazio risultano essere al 30.04.2015 n. 5.791 (515 in più rispetto ai 5.114 posti disponibili) di cui 412 donne e 5.391 uomini.

Latina risulta tra gli istituti che soffrono maggiormente il sovraffollamento insieme a Cassino con 34 detenuti in più, Civitavecchia con 111, Frosinone con 30, Rebibbia con 84, Regina Coeli con 219, Velletri che ne ha 108 in più e Viterbo con diciotto in più. A Latina i detenuti regolamentari previsti sono 76, i presenti 141 effettivi mentre i detenuti tollerabili sono 136.

Commenta la Fns Cisl Lazio: "Apprezziamo l'iniziativa del Ministro Orlando, annunciata alcuni giorni fa durante la festa di fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria, con cui verranno finanziati tutti gli istituti di pena per migliorare il benessere del personale. Di sicuro questi sono passi importanti e significativi. Rimane comunque ancora aperta per l'amministrazione penitenziaria la questione relativa al rinnovo del contratto di lavoro fermo da oltre sei anni ed anche il primo contratto della dirigenza penitenziaria. Il nostro auspicio è che il Ministro ora si faccio carico anche di queste problematiche".

 
Verona: esperti a confronto "con le pene alternative 70% in meno di detenuti recidivi" PDF Stampa
Condividi

L'Arena, 23 maggio 2015

 

"Chi usufruisce di pene alternative rispetto a quelle scontate in carcere ha il 70 per cento di possibilità in meno di tornare a delinquere". Parola di esperti. Affermazione di chi tutti i giorni ha a che fare con persone per le quali l'articolo 27 della Costituzione impone l'obbligo di recuperarli socialmente. E in via Tazzoli ci provano.

"Non è solo una questione d'investimento sull'imputato ma anche sulla società" afferma la direttrice Francesca Paola Lucrezi, "con un risparmio di spesa molto alto in caso del recupero sociale di chi è finito nei guai con la giustizia. Non si dovrà più mantenerlo in cella e, soprattutto, avremo reso la società più sicura".

E ancora: "Bisogna superare il concetto di pena retributiva altrimenti restiamo ancorati a schemi sterili che non portano alcun beneficio né alla società né allo stesso detenuto. La pena ha senso solo se è finalizzata al recupero di chi è stato condannato". E allora ecco la ricetta: "Bisogna capire come mettere a frutto la detenzione con una rete di contatti tali da rimettere in moto in modo che chi esce dal carcere non si trovi abbandonato a se stesso, finendo nelle braccia ancora della malavita. Così c'è solo l'abbruttimento della persona".

Tanto più che l'applicazione delle misure alternative alla classica detenzione in carcere (come gli arresti domiciliari prima del fine pena o affidamento in prova ai servizi sociali) sta dando ottimi risultati. "La revoca di queste misure extra carcerarie", spiegano dagli uffici di via Tazzoli, "viaggia attorno solo al 5% ma non si tratta di provvedimenti presi a causa della commissione di reati da parte della persona coinvolta. La pena alternativa viene revocata solo perché non si sono rispettati i termini prescritti (orari, luoghi, tragitti) stabiliti una volta avviato il programma di recupero di chi è incappato nelle maglie della giustizia".

 
<< Inizio < Prec. 8541 8542 8543 8544 8545 8546 8547 8548 8549 8550 Succ. > Fine >>

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it