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Sardegna: Mura (Pd): no ad arrivo 92 mafiosi nell'isola, scelta inopportuna e pericolosa PDF Stampa
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Dire, 29 marzo 2015

 

Una interrogazione al ministro della Giustizia Andrea Orlando per sapere "quali misure intenda adottare per far sì che il trasferimento nelle carceri della Sardegna di 92 detenuti sottoposti al regime del carcere duro non aggravi le condizioni sociali ed economiche di una terra che, anche attraverso il peso delle servitù militari, non può farsi carico da sola di problemi ed emergenze nazionali".

Così la deputata del Pd Romina Mura, che chiede al Guardasigilli un passo indietro sulla decisione di trasferire in Sardegna "poco meno di un terzo dei ristretti considerati più pericolosi in Italia" facendoli arrivare nell'isola prima dell'estate nelle due case circondariali di Sassari-Bancali e Cagliari-Uta.

"Il trasferimento nell'isola di un numero così elevato di detenuti pericolosi, sottoposti al regime del carcere duro è inoltre inopportuno e pericoloso per l'ambiente sociale e la sicurezza dei due istituti di pena", chiarisce Mura, che sottolinea anche una "brusca accelerazione" dei lavori del penitenziario di Sassari-Bacali proprio per permettere l'arrivo prima dell'estate di detenuti sottoposti al regime detentivo di isolamento previsto per i reati di terrorismo, eversione, ndrangheta e mafia. E questo "nonostante le polemiche sulla concentrazione di 184 detenuti al regime di 41-bis suddivisi tra Cagliari e Sassari".

Secondo Mura "il regime 'durò applicato potrebbe negativamente incidere sul clima generale della detenzione e si profila anche il rischio di limitare le iniziative finalizzate al recupero sociale e rieducativo dei reclusi. Anche la necessaria presenza dei Gom, il reparto della Polizia penitenziaria istituito nel 1999 che opera alle dirette dipendenze del capo del dipartimento per i compiti relativi alla custodia della detenzione speciale - continua Mura - potrebbe trasformare profondamente la realtà dei due luoghi di pena, da poco inaugurati e ancora in fase di rodaggio, dove l'umanità degli assistenti penitenziari è un tratto caratteristico".

 
Veneto: la Regione unica senza un piano per il dopo-Opg, ricoverati "scaricati" in Emilia PDF Stampa
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di Franco Giubilei

 

La Stampa, 29 marzo 2015

 

"Chiusura" è una parola grossa: diciamo che l'Opg di Reggio Emilia, dove sono rinchiuse circa 140 persone con problemi psichiatrici, si avvia verso un graduale ridimensionamento. Si tratta di 90 internati non punibili per i loro reati in quanto incapaci di intendere e di volere, ma comunque ritenuti socialmente pericolosi - provenienti da Emilia Romagna, Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige e Marche, che dovrebbero beneficiare della nuove sistemazioni alternative al carcere.

A questi si aggiungono altri 50 detenuti comuni affetti da infermità mentale che resteranno comunque nel reparto speciale dell'istituto reggiano finché non avranno scontato la loro pena. Di certo saranno spostati in speciali residenze già ultimate dalla regione Emilia Romagna - due strutture da 14 e 10 posti situate a Bologna e nel Parmense - i 24 internati emiliano-romagnoli del primo gruppo.

Già, perché la legge prevede che ogni regione provveda al reinserimento dei propri malati, ma mentre le Marche, il Trentino Alto Adige e il Friuli hanno già presentato i loro programmi, il Veneto non ha niente di pronto per i suoi 40 pazienti e rischia il commissariamento: l'assessore alla salute Coletto ha già detto che "noi i malati di mente giudicati pericolosi non li metteremo in lager improvvisati e insicuri, per rispetto della loro dignità e per la tranquillità sociale dei territori".

Sede definitiva e progetto, aggiunge l'assessore veneto, sono stati individuati, ma "anche partendo oggi con le procedure, occorreranno fra due e quattro anni per vedere l'opera realizzata". Fino ad allora, salvo che non si trovino altre soluzioni e sempre che il governo non nomini un commissario, i 40 malati veneti resteranno nell'Opg di Reggio. Per i pazienti emiliani tutto sembra filare per il verso giusto: "Abbiamo realizzato due strutture sanitarie residenziali a Bologna e in provincia di Parma - spiega Mila Ferri, responsabile dei servizi di salute mentale della regione: hanno stanze da uno o due letti, con un sistema di telecamere di sorveglianza e rete perimetrali più alte, sul modello dei presidi psichiatrici di diagnosi e cura.

Gli infermieri saranno presenti 24 ore su 24 e all'interno agirà un'équipe formata da medico, psicologo ed esperti di riabilitazione. Il protocollo siglato con le prefetture prevede le modalità di intervento delle forze dell'ordine in caso di fuga o di tensioni particolari all'interno delle residenze. Noi non abbiamo competenza di pubblica sicurezza, ma solo sanitaria".

Il trasferimento dei malati nelle nuove residenze, le Rems, avverrà gradualmente. L'ex manicomio criminale intanto continuerà a funzionare e don Daniele Simonazzi, cappellano dell'Opg di Reggio da 25 anni, continuerà a battersi per renderlo più dignitoso come ha fatto finora: "Il problema qui è la struttura fatiscente e le condizioni difficili in cui vivono gli ospiti, difficoltà testimoniate dal fatto che moltissimi operatori presentano domanda di trasferimento. Quelli che resteranno dentro continueranno a soffrire molto, ma non si può far finta che non esistano".

 
Piemonte: ex internati nell'ex ospedale civile di Biella, ma scoppia la polemica con Torino PDF Stampa
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di Giuseppe Buffa

 

La Stampa, 29 marzo 2015

 

Corridoi da "Shining", carrozzelle abbandonate, vecchi letti senza materasso. È qui, all'ex ospedale Degli Infermi di Biella, svuotato quattro mesi fa, che potrebbero arrivare i detenuti psichiatrici del Piemonte. Sono 43, sparsi fra i morenti "Opg" d'Italia.

L'idea è di Antonio Saitta, assessore regionale alla Sanità, che poi frena un po': "Solo un'ipotesi, per ora". Ma a Biella c'è spazio, e proprio in provincia, a Bioglio, dovrebbe nascere una delle due "Rems" del Piemonte (l'altra è nell'Alessandrino): sono le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza, che sostituiranno gli ospedali giudiziari. Quella di Bioglio non solo non è pronta, ma forse è ancora da finanziare: "Sulle Rems siamo in ritardo - ammette Saitta.

La giunta regionale precedente aveva ottenuto 12 milioni per creare le strutture di Alessandria e Bioglio. Ma quando io sono arrivato alla guida dell'assessorato questi soldi non c'erano". Morale: bisogna trovare "una soluzione immediata" per risolvere un problema che sta avanzando velocemente. Senza lo spettro del commissariamento, però, agitato dal ministero della Salute: "Il Piemonte non ha bisogno di un commissario, cioè di qualcuno che ci trovi una soluzione. Ci pensiamo noi".

Una "proroga fino all'autunno", invece, secondo Saitta è indispensabile, perché se i detenuti psichiatrici arrivano dopodomani non si sa dove metterli. Neppure a Biella, che deve preparare il terreno e avere la conferma di essere stata scelta come "Rems" provvisoria. I malati sarebbero ospitati nell'ex reparto psichiatrico, che è in una palazzina isolata del vecchio palazzone dello storico "Degli Infermi".

È vuota dalla fine di novembre, quando l'intero ospedale ha traslocato nella nuova sede di Ponderano, e dev'essere adattata per poter accogliere i detenuti. Non è neanche detto che tutti i 43 pazienti piemontesi finiscano a Biella: l'assessore Saitta ha infatti parlato dell'ipotesi di dividerli in due gruppi. E ha messo subito le mani avanti: "Quella dell'ex ospedale sarebbe una sistemazione provvisoria, in attesa che sia definitivamente pronta la residenza di Bioglio. Ma bisogna vedere comunque quali saranno le reazioni della città.

Non voglio certamente scatenare una guerra. Sto cercando comunità capaci di capire che dobbiamo risolvere un importante problema sociale". Il vecchio ospedale è in pieno centro, ma il sindaco Pd Marco Cavicchioli l'ha presa bene, spiegando che l'arrivo dei malati ex Opg sarebbe "un'opportunità": "Se si fanno le cose bene e si garantisce la massima sicurezza, la Rems potrebbe ridare un senso a un immobile svuotato e oggi privo di ogni funzione".

Possibilista sulla questione Rems anche la Lega Nord, molto più crucciata e preoccupata dall'arrivo (annunciato) di altri 228 profughi: chiede "garanzie di sorveglianza", ma considera "adeguato" il casermone dell'ex ospedale Degli Infermi.

Meno tenero, invece, il centrodestra, con Fratelli d'Italia che spara cannonate contro il capoluogo di regione: "Biella non è una colonia torinese, tantomeno una colonia penale per ristretti psichiatrici - dice il consigliere comunale Andrea Delmastro. Se il sindaco si schiera al fianco dell'assessore regionale Saitta e del Pd torinese, il danno per la città sarà incalcolabile".

 
Basilicata: chiusura degli Opg, domani la Regione inaugura la sua Rems nel materano PDF Stampa
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Adnkronos, 29 marzo 2015

 

Le Rems, Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza previste nel percorso di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, rappresentano "un nuovo approccio alla patologia psichiatrica. Nel passato i pazienti venivano internati e il tutto ha consegnato in Europa una immagine poco edificante". Lo ha affermato il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, durante una conferenza stampa presso la sede della Rems di Tinchi di Pisticci che sarà inaugurata lunedì 30 marzo.

Il governatore lucano ha illustrato le caratteristiche della Rems e gli investimenti in strutture e arredi realizzati dall'azienda sanitaria di Matera su finanziamento regionale. "Restituiamo questa struttura a un utilizzo - ha sottolineato il governatore - perché recuperiamo una sfida, quella dell'approccio alle patologie psichiatriche, che non abbiamo ancora vinto. Oggi aggiungiamo un tassello. Soltanto un contesto di reinserimento sociale può essere di aiuto. Questo non è né un carcere né un ospedale.

È un luogo in cui persone si ritrovano a mo' di famiglia e vivono il loro approccio in compagnia. Dobbiamo garantire il percorso terapeutico di prima diagnosi, stabilizzazione e programma terapeutico. Poi si va al percorso di riabilitazione".

"L'uomo è al centro di questa vicenda nella sua drammatica esistenza - ha osservato ancora Pittella - Poi c'è un tema relativo alla sicurezza che va inserito in un contesto più articolato. La sicurezza sta dentro un percorso che rassicura le persone malate accompagnandole alla rieducazione. Questo è un esempio di pratica della cultura garantista.

Abbiamo colto una sfida che questo tempo ci consegna", ha proseguito il presidente ringraziando tutti gli attori che hanno contribuito alla realizzazione della Rems: "Persone che hanno saputo interpretare bene il loro tempo. Abbiamo assunto Tinchi come emblema di un cambio di fronte. Vogliamo far seguire alle intese raggiunte i fatti".

"Il Comune di Pisticci ha sposato il progetto che ha voluto la prima Rems in Italia insieme all'Emilia Romagna - ha evidenziato il direttore generale dell'Asm, Pietro Quinto - Dopo il superamento dell'Opg sono nate strutture come questa che servono a riavviare i ricoverati verso la fase finale di espiazione della pena. Un ringraziamento va a tutta la struttura tecnica che in 101 giorni consegna un'opera di eccellenza, tra l'altro costata poco. La Basilicata si segnala ancora una volta per un uso appropriato delle risorse a servizio dei cittadini".

Alla conferenza è intervenuta l'assessore regionale alle Politiche per la persona Flavia Franconi: "Si tratta una struttura bella - ha detto in merito alla Rems - che assolve agli obblighi di legge che prevedono il superamento degli Opg. È stata un'impresa raggiungere l'obiettivo in 10 mesi e 22 giorni. È stata una velocità ottenuta in sinergia tra amministrazioni. Ringrazio i lavoratori e le loro famiglie. Quanto realizzato é motivo di orgoglio per tutta la Regione Basilicata". All'incontro ha preso parte anche il presidente della IV Commissione consiliare, Luigi Bradascio.

 
Firenze: il Premio "Impresa + Innovazione + Lavoro" va alla coop dei detenuti "Ulisse" PDF Stampa
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di Domenico Coviello

 

www.firenzepost.it, 29 marzo 2015

 

Quindici anni di crescita a Firenze adesso un riconoscimento importante a livello toscano. La cooperativa sociale Ulisse, nota in città per favorire l'avviamento al lavoro dei detenuti del carcere di Sollicciano tramite la ristrutturazione delle biciclette abbandonate, ha ricevuto il premio "Impresa + Innovazione + Lavoro" del Consiglio regionale toscano per il progetto "Piede libero Ri-Cicli. Idee in circolazione", ritirato dal presidente di Ulisse, Giovanni Autorino.

In origine, nell'anno 2000, fu l'idea imprenditoriale "Milleunabici": le biciclette abbandonate provenienti dai depositi comunali, riparate e restaurate dai detenuti nelle officine del carcere fiorentino, venivano vendute e rimesse in circolazione. L'iniziativa ebbe subito successo. Tanto che nel 2006 si affiancò al progetto anche l'istituto minorile con l'apertura di un laboratorio-officina per la formazione di giovani meccanici.

Adesso, da un'idea di Catoni Associati, agenzia di pubblicità fiorentina attenta alle tematiche sociali, è nato il progetto "Piedelibero Ri-cicli": le biciclette restituite a nuova vita dai detenuti del carcere di Sollicciano hanno adesso un nome e un marchio che le rende riconoscibili "e il restauro non è più solo funzionale, ma prevede uno studio di re-design che comprende colori e accessori", spiegano dalla cooperativa Ulisse.

Piedelibero quindi è un brand. Che comprende una linea di felpe, t-shirts e shoppers, e si propone di diventare un contenitore, all'interno del quale si identificheranno prodotti diversi tra loro provenienti dal mondo del carcere.

Ma l'obiettivo è quello di sempre: favorire il riavviamento al lavoro dei detenuti. "L'esaltazione di un valore etico - raccontano Giovanni Autorino e i suoi collaboratori - si affianca alla notevole qualità dei prodotti messi a disposizione di chi circola in libertà con le proprie idee". Imprenditorialità, idee, innovazione e quindi lavoro: sono ingredienti vincenti anche a partire dalla dura realtà del carcere.

 
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