Venerdì 14 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Remissione in termini: per la tempestività vale la data di spedizione della domanda PDF Stampa
Condividi

di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2016

 

La tempestività della domanda di remissione in termini va valutata rispetto alla data in cui la raccomandata è stata spedita e non al giorno in cui l'Ufficio l'ha ricevuta. La Corte di cassazione (Sezione V - Sentenza 24 marzo 2016 n.12529) pur consapevole dell'indirizzo di segno opposto, abbraccia la tesi più favorevole al ricorrente che si era affidato al servizio postale nell'ultimo giorno utile. Secondo la Cassazione, infatti, il notificante non può rispondere di eventuali disguidi o dei tempi lunghi che non dipendono dalla sua volontà, una volta compiute le formalità richieste dalla legge. Una lettura, precisa la Suprema corte, che si ricava dalle diverse sentenze con la quale la Corte europea dei diritti dell'Uomo, pur riconoscendo che la previsione in un ordinamento interno di una procedura penale in contumacia non contrasta con i principi del giusto processo, ha precisato che il condannato assente e non rinunciante deve poter beneficiare del diritto da un nuovo processo una volta venuto a conoscenza della condanna.
Inquadrato in questo contesto è chiaro che una lettura restrittiva, come quella fornita dalla Corte d'appello, della norma sulla remissione nei termini (articolo 175, comma 2-bis del codice di rito) sarebbe di ostacolo al diritto invocato dalla Cedu. La Cassazione dà conto del più recente orientamento (sentenza 6726/2014) di legittimità, secondo il quale per la tempestività dell'istanza affidata al servizio postale, bisogna avere riguardo alla data di ricezione dell'atto.
Per la Suprema Corte l'orientamento a maglie strette si basa sull'interpretazione letterale dell'articolo 175 comma 2 bis del codice di procedura penale il quale stabilisce che l'istanza di restituzione deve essere "presentata". Un riferimento all'ufficio giudiziario competente non essendo previsto alcun richiamo alla raccomandata, riservata dall'articolo 583 del codice di rito agli atti di impugnazione ed estesa da specifiche norme processuali ad altri mezzi, come la richiesta di riesame contro le misure cautelari personali o reali.
Per la Cassazione però l'orientamento contrastato non considera che l'articolo 175 comma 2 bis (introdotto dall'articolo 1, comma 1, lettera c) del Dl 21 febbraio 2005, convertito con modifiche nella legge 60/2005) non specifica che il luogo della presentazione debba essere limitato all'ufficio giudiziario, come invece avviene per l'articolo 582 del codice di rito che regola la presentazione dell'impugnazione, inoltre la presentazione a mezzo posta è ammessa anche per la richiesta di rimessione nel processo, il cui deposito è disciplinato dall'articolo 46 del codice di procedura penale in termini analoghi.
A queste considerazioni si deve aggiungere una valutazione sull'esegesi della norma che ha introdotto l'articolo sulla remissione nei termini: il Dl del 2005 è stato, infatti, adottato proprio sull'onda delle condanne pronunciate dalla Cedu contro l'Italia a causa delle scarse garanzie sul processo in contumacia. Per la Cassazione il principio maggiormente "garantista" prescelto vale per tutti gli atti di notifica a mezzo posta: sia per quelli destinati ad avere effetti processuali civilistici sia penalistici.

 
Scommesse, procedura di regolarizzazione compatibile con le norme Ue PDF Stampa
Condividi

di Francesco Machina Grifeo

 

Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2016

 

La Terza sezione penale della Cassazione ha affermato, con la sentenza 6709/2016, che la procedura di regolarizzazione dei centri non autorizzati di raccolta di scommesse in Italia per conto di bookmaker stranieri, introdotta dalla legge 23 dicembre 2014 n. 190 e prorogata dalla legge 28 dicembre 2015 n. 208, non si pone in contrasto con le libertà di stabilimento e di prestazione di servizi sancite dagli articoli 49 e 56 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. È stata, dunque, rigettata la richiesta di rinviare alla Corte di giustizia di Lussemburgo la questione della compatibilità della normativa transitoria italiana, sollevata da un esercente di Messina che aveva subito un sequestro nell'ambito di una indagine sull'esercizio abusivo di attività di scommessa in quanto sprovvista della prescritta autorizzazione.
I giudici di Piazza Cavour hanno affermato che in tema di raccolta non autorizzata di scommesse, "non può invocarsi, per escludere il reato (di cui alla legge n. 401 del 1989, articolo 4), la contrarietà del sistema interno delle concessioni con le libertà euro-unitarie di stabilimento e di prestazione di servizi, allorquando non ricorrono le condizioni per ritenere che nei confronti del soggetto per conto del quale opera l'agente, sia stato dispiegato un comportamento discriminatorio sotto il profilo di una arbitraria esclusione dalle gare per il rilascio delle concessioni ovvero di un impedimento a parteciparvi in condizioni di parità con gli altri concorrenti". E nel caso affrontato l'indagata "non risulta aver comprovato né addotto di aver patito una discriminazione", non risultando che la società a monte, munita del titolo di concessionario a Malta, e per la quale la ricorrente effettua attività di raccolta scommesse, abbia mai partecipato ad una gara per l'assegnazione di una concessione in Italia né che la stessa sia stata esclusa illegittimamente. La Cassazione ha dunque ribadito il principio per cui "è reato la raccolta di scommesse su eventi sportivi da parte di un soggetto che compia attività di intermediazione per conto di un allibratore straniero senza il preventivo rilascio della prescritta licenza di pubblica sicurezza o la dimostrazione che l'operatore estero non abbia ottenuto le necessarie concessioni o autorizzazioni a causa di illegittima esclusione dalle gare".
Inoltre, tornando al primo punto, i giudici hanno affermato che non si ravvisano gli estremi per sollevare questione pregiudiziale davanti alla Cgue con riferimento alla disciplina adottata, in forma transitoria, per porre rimedio ai presunti effetti discriminatori del c.d. bando Monti del 2012, dal momento che, come detto, la legge di stabilità 2015 "non pone restrizioni alle libertà sancite dal Trattato Ue per ragioni fiscali". Anzi, proprio la legge n. 190 del 2014, "incrementando le concessioni provvisorie, rimuove i limiti all'esercizio del diritto di stabilimento, subordinandone legittimamente il rilascio all'adesione ad una complessa procedura, volta a verificare in capo al concessionario pro tempore la sussistenza delle condizioni per la tutela dell'ordine pubblico". E in questa direzione, prosegue la Corte, si inquadra anche la proroga disposta dalla legge di stabilità 2016 per i soggetti che non abbiano aderito alla procedura di regolarizzazione. Siccome però nel caso affrontato non consta che la ricorrente o il concessionario maltese abbiano, né attualmente né sotto la vigenza della legge di stabilità 2015, proposto istanza di regolarizzazione usufruendo della procedura prorogata, "allo stato l'attività svolta dalla ricorrente deve considerarsi come illecita e, dunque, sussistente il fumus del reato contestato" alla base del provvedimento cautelare.

 
Nozione e accezione di "percuotere" in base al codice penale PDF Stampa
Condividi

Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2016

 

Reati contro la persona - Percosse - Nozione del termine "percuotere" - Reato - Configurabilità. Il termine "percuotere" previsto dall'art. 581 cod. pen. non è assunto nel suo significato letterale di battere, colpire, picchiare, ma in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell'altrui persona fisica.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 2 febbraio 2016 n. 4272.

 

Reati contro la persona - Percosse - Nozione del termine "percuotere" - Reato - Configurabilità. Ai fini della configurabilità del reato di cui all'articolo 581 cod. pen., la nozione di "percosse" implica l'uso di energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona purché non sia produttiva di malattia - ricadendosi in tal caso nel reato di lesioni - o non manifesti una violenza di entità inavvertibile e simbolica, indice dell'esclusivo proposito di arrecare sofferenza morale o disprezzo, in tale ipotesi configurandosi il reato di ingiuria cosiddetta reale.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 8 settembre 2015 n. 36227.

 

Reati contro la persona - Percosse - Significato del termine percuotere - Spinte e strattonamenti - Reato - Configurabilità. Integra il reato di percosse la condotta di colui che strattona per un braccio la persona offesa, spingendola contro un muro in modo da procurarle lievi contusioni, considerato che il termine percuotere non è assunto nell'art. 581 cod. pen. nel solo significato di battere, colpire, picchiare, ma anche in quello più lato, comprensivo di ogni violenta manomissione dell'altrui persona fisica.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 5 dicembre 2014 n. 51085.

 

Reati contro la persona - Percosse - Nozione - Inclusione degli schiaffi - Sussistenza. Ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 581 cod. pen., nella nozione di "percosse" rientrano anche gli schiaffi, in quanto intrinsecamente caratterizzati da energia fisica esercitata con violenza e direttamente sulla persona, purché non siano produttivi di malattia o non manifestino una violenza di entità inavvertibile e simbolica, indice dell'esclusivo proposito di arrecare sofferenza morale o disprezzo.
• Corte cassazione, sezione III, sentenza 16 ottobre 2014 n. 43316.

 
Reati fallimentari: bancarotta per distrazione di beni ottenuti in leasing PDF Stampa
Condividi

Il Sole 24 Ore, 25 marzo 2016

 

Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta - Appropriazione da parte dell'utilizzatore del bene oggetto di locazione finanziaria - Configurabilità della distrazione sia in caso di leasing traslativo che in caso di leasing di godimento. In tema di bancarotta per distrazione di beni ottenuti in leasing, ai fini della configurabilità del reato in capo all'utilizzatore poi fallito, è necessario che tali beni fossero nella sua effettiva disponibilità, in conseguenza dell'avvenuta consegna, e che di essi vi sia stata appropriazione, non rilevando la tipologia del contratto di "leasing" traslativo o di godimento.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 9 novembre 2015 n. 44898.

 

Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta - Bancarotta per distrazione - Sottrazione di beni oggetto di locazione finanziaria - Impedimento all'acquisizione alla massa fallimentare - Pregiudizio per la massa - Configurabilità del reato. In tema di bancarotta fraudolenta patrimoniale, in caso di bene pervenuto all'impresa in virtù di un contratto di leasing, qualsiasi manomissione del medesimo che ne impedisca l'acquisizione alla massa integra il reato determinando la distrazione dei diritti esercitabili dal fallimento con contestuale pregiudizio per i creditori a causa dell'inadempimento delle obbligazioni assunte verso il concedente.
• Corte cassazione, sezione V, ordinanza 12 marzo 2012 n. 9427.

 

Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta - Sottrazione o dissipazione di bene oggetto di locazione finanziaria - Pregiudizio per la massa fallimentare - Configurabilità del reato. Integrano il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale le condotte di sottrazione o dissipazione del bene oggetto di contratto di "leasing", in quanto comportano un pregiudizio per la massa fallimentare che viene privata del valore del medesimo bene e, allo stesso tempo, è gravata da un ulteriore onere economico scaturente dall'inadempimento dell'obbligo di restituzione alla società locatrice.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 12 agosto 2008 n. 33380.

 

Reati fallimentari - Bancarotta fraudolenta - Sottrazione di beni oggetto di semplice possesso da parte dell'imprenditore - Beni oggetto di locazione finanziaria - Configurabilità del reato. La condotta di sottrazione dei beni dell'impresa prima della dichiarazione di fallimento, propria del reato di bancarotta fraudolenta, è configurabile anche con riguardo a quelli che formino oggetto di semplice possesso da parte dell'imprenditore e oggetto di locazione finanziaria.
• Corte cassazione, sezione V, sentenza 13 marzo 2001 n. 10333.

 
Ingiusta detenzione, non ci sono assolti "bravi" e assolti "cattivi" PDF Stampa
Condividi

di Giulio Petrilli

 

Agi, 25 marzo 2016

 

"Il mondo pacifista deve tornare a farsi sentire. Troppo silenzio in questi ultimi anni e le guerre e il terrorismo provocano ancor di più lutti e tragedie. Una bomba gettata da un aereo che colpisce la popolazione civile, non è dissimile da un attentato. Stessa cultura della morte. Questo va detto con chiarezza".
È quanto scrive in una nota Giulio Petrilli. "Fatta questa premessa - prosegue - vorrei alla luce dei tragici attentati di Bruxelles, riportare alcuni dati ufficiali, per sviluppare una riflessione. Finora i magistrati, in Italia, hanno risarcito per ingiusta detenzione, tutti coloro i quali sono stati accusati di essere jihadisti (terrorismo internazionale) e poi sono stati assolti, a nessuno è stato applicato il primo comma dell'art.314 del codice penale, che vieta il risarcimento per "dolo e colpa grave". Tutti sono stati risarciti.
La cosa è giusta e la condivido, perché tutti gli assolti vanno risarciti e quel comma è completamente sbagliato. Di contro però, mai una persona detenuta ingiustamente e poi assolta dall'aver fatto parte delle Brigate Rosse o Prima Linea (terrorismo interno) è stata mai risarcita. Nessuna". L'aquilano Giulio Petrilli sono anni che, tramite i suoi legali, sta portando avanti una lunga battaglia per farsi riconoscere il risarcimento anni per ingiusta detenzione. Era stato arrestato il 23 dicembre del 1980, a 21 anni, con l'accusa di partecipazione a banda armata per un presunto coinvolgimento nell'organizzazione terroristica Prima Linea.
Detenuto per 5 anni e 8 mesi, nel regime speciale riservato ai terroristi, è stato assolto dai giudici della Corte d'Appello. Un proscioglimento divenuto definitivo in Cassazione nel 1989. La sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione gli è stata però sempre negata proprio in base al primo comma dell'articolo 314 del Codice di procedura penale poiché avrebbe avuto frequentazioni "poco raccomandabili".
"Ok che l'ideologia comunista, applicata in forma tragica e sconnessa, poteva e può far più paura di qualsiasi altra cosa - osserva Petrilli - ma arrivare a differenziare gli assolti per reati ha dell'incredibile. Ma questo è accaduto e accade, è la verità. Non sarebbe forse il caso che venisse cancellato con un provvedimento del Parlamento il comma che consente ai magistrati di scegliere tra assolti bravi e assolti cattivi? Spero che un giorno gli stessi si accorgano di applicare un comma completamente anticostituzionale?
Invito tutte le forze politiche e il ministro della Giustizia a riflettere su questo e trovare una soluzione per risolvere questa grave disfunzione del diritto. L'innocenza va rispettata, altrimenti ti rimane il marchio a vita della colpevolezza.
Questo è un intervento che può sembrare fuori tema rispetto alla drammaticità degli eventi - commenta infine Petrilli - ma io sono fermamente convinto che le guerre e il terrorismo si iniziano a battere con leggi giuste che rispettano il diritto, con uno sviluppo economico più equo, con la cultura dell'incontro e non dell'esclusione. Con la vera cultura del pacifismo".

 
<< Inizio < Prec. 8541 8542 8543 8544 8545 8546 8547 8548 8549 8550 Succ. > Fine >>

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it