Martedì 20 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Catania: colombe pasquali per i detenuti, da Caritas e Centro Commerciale "Etnapolis" PDF Stampa
Condividi

www.blogsicilia.it, 31 marzo 2015

 

Un grande gesto di solidarietà che porta avanti la collaborazione tra la Caritas Diocesana e il Centro Commerciale "Etnapolis". Colombe pasquali e beni di prima necessità a lunga conservazione sono stati donati dal Gruppo Abate e Iperfamila in occasione della Pasqua. I dolci saranno destinati ai detenuti del carcere di Piazza Lanza e verranno distribuiti da Mons. Francesco Ventorino, cappellano della casa circondariale catanese.

Gli alimenti, invece, serviranno al fabbisogno quotidiano della mensa dell'Help Center, aperta tutti i giorni, festivi compresi, dalle ore 18:30 in Piazza Giovanni XXII, angolo viale Africa. Un gesto che rinsalda l'impegno alla solidarietà del centro commerciale avviato lo scorso dicembre in occasione del pranzo di Natale offerto a 600 persone nella Basilica del Carmine.

"La donazione rappresenta la continuazione di un impegno mantenuto e al quale la direzione non si è sottratta ha commentato don Piero Galvano. Un segno concreto di vicinanza verso coloro che passeranno la Pasqua in carcere o in ristrettezza economica. Spero sia d'esempio anche per altri centri commerciali ".

 
Milano: tutti liberi con Alda, spettacolo teatrale con detenuti del carcere di San Vittore PDF Stampa
Condividi

di Anna Spena

 

Vita, 31 marzo 2015

 

Uno spettacolo dove detenuti e ex-detenuti del carcere di San Vittore, prendono i panni di Alda Merini. Gli attori del Cetec, sul palco, sembrano tutti artisti navigati. La mente di tutto il progetto è la regista e attrice Donatella Massimilla.

Certe cose non te le aspetti, a sentirle ti sembrano bellissime, poi le vedi e capisci che bellissime lo sono per davvero. È quel che accade vedendo gli attori del Cetec, Centro europeo teatro e carcere, nello spettacolo "A cena con Alda", presentato al teatro Oscar di Milano: le donne folli meriniane si sono unite alle fate sognanti del "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare. Gli attori del Cetec sono tutti detenuti o ex-detenuti del carcere di San Vittore, ma a vederli recitare sembrano artisti navigati, sicuri, presenti a loro stessi.

La performance è parte di un progetto artistico dedicato alla poetessa Alda Merini, che visitava spesso le detenute e i detenuti del carcere milanese. La mente di tutto il progetto è Donatella Massimilla, direttrice artistica del Cetec, che vuole rendere "possibile il teatro impossibile" come dice lei stessa. "Il teatro delle diversità", spiega Donatella Massimilla, "è possibile. Sogno di avere uno spazio per i nostri detenuti fuori dal carcere".

Betsy-Alda, tutti utilizzano Alda come secondo nome per presentarsi al pubblico a fine spettacolo, ha 36 anni, è boliviana e un anno e mezzo della sua vita l'ha passato a San Vittore. "Non so se hai capito, la nostra regista è una diversa", mi spiega Betsy parlando di Donatella Massimilla. "Il primo spettacolo l'ho fatto nel 2012, è stato bellissimo, l'abbiamo presentato dentro la sezione femminile del carcere di San Vittore. Poi sono uscita ma ho continuato. Il teatro per me è stata terapeutico; in quei posti lì ti aiuta tantissimo. Da dicembre dell'anno scorso sono assunta dalla cooperativa Cetec".

Con lo stesso entusiasmo di Betsy, a fine spettacolo parliamo con Alfredo-Alda, che ha 50 anni e a San Vittore c'è stato più di una volta. È fuori da un mese, "sono all'ultimo giro", dice, "e se dico ultimo è ultimo". Alfredo ha iniziato a fare teatro in carcere parecchi anni fa, nel 1992. "Il teatro è bello, emozionante", mi spiega, "ti crea, ti costruisce, ti disegna e ti disciplina anche. Ci sono un sacco di cose positive, però, devi essere tu a coglierle. Perché non è che magicamente inizi a fare teatro e smetti di delinquere. Deve esserci anche la voglia, il desiderio tuo".

 
Unione Europea: report Parlamento chiede azioni più concrete per diritti fondamentali PDF Stampa
Condividi

Il Velino, 31 marzo 2015

 

Sono ancora troppe le violazione dei diritti fondamentali in Europa. È quanto denunciano moltissimi cittadini e numerose ong, nel report del Parlamento europeo 2013-2014 sui diritti fondamentali in Europa. Il rapporto, che verrà presentato questo pomeriggio in un'audizione pubblica nella Commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, chiede agli Stati membri ed alla Commissione un contributo maggiore, per garantire la tutela dei diritti fondamentali su tutto il territorio dell'Unione europea.

"La proposta che porterò avanti è quella di istituire una vera e propria strategia interna basata sull'applicazione dell'articolo 2 del trattato Ue, che coinvolga tutti gli organi dell'Unione nonché le Ong attive nel campo del rispetto dei diritti fondamentali e la società civile, mettendo in atto un sistema di monitoraggio costante e di prevenzione delle violazioni", ha dichiarato Laura Ferrara, Portavoce Movimento Cinque Stelle al Parlamento europeo e relatrice del rapporto.

"Non ci si può più limitare a semplici richiami e raccomandazioni agli Stati membri, ritengo assolutamente necessario istituire un meccanismo che possa rappresentare un deterrente sufficiente per eradicare definitivamente situazioni di violazioni dei diritti fondamentali". Nella riunione di oggi, secondo quanto spiegato dalla deputata, oltre alle questioni istituzionali, verranno poi analizzate violazioni specifiche dei diritti contenuti nella Carta, con particolare attenzione all'impatto delle politiche di austerità e della corruzione sui diritti fondamentali, alla necessità di garantire il giusto bilanciamento tra rispetto dei diritti umani e garanzia della sicurezza collettiva, alla tutela delle minoranze, alla situazione nelle carceri, alla lotta alle discriminazioni e alla tutela dei diritti dei migranti e dei rifugiati.

 
Bulgaria: Consiglio d'Europa; le carceri peggio di un girone infernale PDF Stampa
Condividi

di Luigi Maria Rossiello

 

www.globalist.it, 31 marzo 2015

 

Il Consiglio d'Europa ha criticato la Bulgaria per le condizioni delle sue prigioni che rendono la vita dei detenuti una vera e propria tortura. Essere arrestati qui significa, infatti, correre il serio rischio di essere picchiati dalle forze dell'ordine, mentre se si finisce in galera, si ha la certezza che si vivrà non solo in un luogo dove regna la violenza, ma inadatto a ospitare esseri umani.

Tale terribile situazione è stata descritta dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, che ha, inoltre, pubblicamente invitato le autorità bulgare, colpevoli di non essere intervenute per anni, a risolvere questi problemi al più presto possibile.

Il Comitato ritiene poi che la situazione sia in continuo peggioramento ed è proprio per questo che ha deciso di denunciare quanto notato nel corso di una recente visita in Bulgaria.

Il contenuto del documento sembra il copione di un film horror. Il Cpt rivela un numero crescente, rispetto al 2014, di denunce di maltrattamento, schiaffi, pugni, calci, manganellate, ricevute da persone arrestate. Nelle prigioni bulgare il livello di maltrattamento dei detenuti da parte dei guardiani resta a livelli allarmanti e tali abusi sono spesso inflitti deliberatamente. Si constata, inoltre, una diffusissima violenza tra detenuti, mentre la corruzione nelle prigioni è un fenomeno considerato "endemico".

Le strutture, anche a causa del sovraffollamento carcerario, sono poi del tutto inadeguate e molti detenuti vivono in meno di due metri quadrati, a dispetto dei 6 metri quadrati indicati dalle normative internazionali, come requisito minimo. Le cucine sono infestate da vermi ed insetti e l'acqua delle fogne fuoriesce e cola ovunque. La maggior parte dei muri sono intaccati dalla muffa e il riscaldamento anche nei periodi più freddi è entrato in funzione solo per poche ore. Di notte l'acceso alla toilette non è alla portata di tutti e molti sono costretti a servirsi di secchi per i propri bisogni.

L'assistenza sanitaria quasi inesistente. Le inadempienze delle autorità del Paese, andate avanti per circa 20 anni, emergono adesso tutte insieme attestandosi come un problema estremamente grave. Il Comitato per la prevenzione della tortura lamenta il fatto che le sue ripetute raccomandazioni siano state prevalentemente ignorate dalle istituzioni preposte ad intervenire.

La causa di tutto può essere individuata anche nell'instabilità politica del Paese che dal 1995 ad oggi ha avuto 10 governi di cui tre di transizione che non hanno fatto altro che trascurare il problema facendo sì che si aggravasse sempre di più. Ora la situazione è davvero insostenibile.

Nel corso delle visite in Bulgaria, avvenute nel 2010, 2012, 2014 e in questo 2015, le delegazioni del Comitato non hanno potuto fare altro che constatare la mancanza di un'azione decisa da parte delle autorità che ha portato ad un costante deterioramento della situazione fino alla privazione dei diritti fondamentali degli esseri umani.

Le garanzie giuridiche a favore dei detenuti sembrano davvero un'utopia. I progressi compiuti in questo senso sono stati, infatti, pochissimi. La possibilità di avere accanto un avvocato è rimasta "un'eccezione" nelle prime 24 ore di presa in custodia da parte della polizia. E i legali, una volta nominati, non sono stati messi nella condizioni di svolgere la loro funzione di tutela.

Le prigioni di grandi città del Paese come della capitale Sofia, Burgas e Varna continuano a far registrare numeri altissimi di casi di maltrattamenti e violenze, a volte confermate dai referti medici. Nonostante le ripetute garanzie date dalle autorità bulgare sulle azioni da intraprendere, la situazione rimane all'insegna del degrado. Le condizioni dei detenuti sono inumane.

L'ultima visita, avvenuta a marzo, ha rilevato ancora una volta che poco o nulla è stato fatto. Il rapporto del Cpt evidenzia quindi un fallimento persistente da parte della autorità bulgare che non hanno mai affrontato con serietà e determinazione le carenze fondamentali delle carceri del Paese.

Il Comitato pretende quindi che il governo agisca con massima urgenza anche rispettare gli obblighi che la Bulgaria si è assunta quando è entrata a far parte del Consiglio d'Europa e dell'Unione europea. Si ricorda poi che dal 1990, ovvero da quando il Comitato anti-tortura ha iniziato la sua attività di monitoraggio delle carceri dei vari Paesi, sono stati solo sei i casi di denuncia pubblica effettuati. Per tre volte è finita nel mirino dell'organizzazione la Russia. La Turchia è stata denunciata due volte e la Grecia una.

 
Pakistan: impiccati tre condannati, molte decine già giustiziati da revoca della moratoria PDF Stampa
Condividi

Ansa, 31 marzo 2015

 

Tre condannati a morte sono stati impiccati oggi in altrettante carceri del Pakistan, dove dal 10 marzo scorso è stata revocata completamente la moratoria sulle esecuzioni che era stata introdotta nel 2008. Lo riferisce DawnNews Tv. Le impiccagioni sono avvenute simultaneamente all'alba nelle prigioni di Attock, Rawalpindi e Sargodha. In quest'ultimo carcere non si eseguivano condanne a morte da ben 105 anni. In un primo momento il premier Nawaz Sharif aveva revocato la moratoria solo per i condannati per terrorismo, a seguito del massacro realizzato in dicembre dai talebani in una scuola di Peshawar, ma poi la misura è stata completamente generalizzata. E sono già molte decine i condannati messi a morte. Onu, Unione europea (Ue), Amnesty International e Human Rights Watch, hanno chiesto inutilmente al governo di Islamabad di reintrodurre la moratoria.

 
<< Inizio < Prec. 8541 8542 8543 8544 8545 8546 8547 8548 8549 8550 Succ. > Fine >>

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it