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Giustizia: "intercettazioni, legge entro l'anno". Renzi detta la linea sull'intervento PDF Stampa
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di Virginia Piccolillo

 

Corriere della Sera, 28 marzo 2015

 

"La legge sulle intercettazioni verrà approvata entro il 2015". Matteo Renzi promette che metterà il turbo. "Meraviglia che sia questa la priorità", replica a distanza l'Associazione nazionale magistrati. Ma il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, rincara: "Dobbiamo fare di tutto per procedere rapidamente".

A premere per la limitazione della pubblicazione di intercettazioni è il Nuovo centrodestra, dopo la vicenda che ha coinvolto l'ex ministro Maurizio Lupi: dimessosi per quei colloqui in cui si parlava di un lavoro dato a suo figlio. Angelino Alfano aveva chiesto che la norma sulle intercettazioni venisse inserita nel ddl sulla diffamazione, così da arrivare prima alla meta.

Il coordinatore nazionale Ncd, Gaetano Quagliariello, ieri ha twittato: "Sì a lotta a corruzione e crimine, no a #levitedeglialtri sui giornali". E così ieri il premier, al termine del consiglio dei ministri, ha dato garanzie. Entro fine anno la legge sulle intercettazioni entrerà in vigore. Ma come? Attualmente la norma è contenuta nel disegno di legge sul processo penale, che ha tempi molto lunghi. Ma il Guardasigilli assicura: se non si procederà in modo veloce "si utilizzeranno altre strade". Una cosa è certa. Non sarà utilizzata come veicolo la legge sulla diffamazione.

"Lo escludo" ha detto Orlando che ha precisato: "Il testo della diffamazione, che riguarda la professione giornalistica è un tema a sé". Nel Consiglio dei ministri di ieri si è parlato anche di riorganizzazione della Giustizia. E Orlando ha annunciato l'arrivo nelle cancellerie di 1.031 persone in mobilità dalle Province.

La prospettiva dell'arrivo di personale non preparato e magari con qualifiche più alte di coloro che dovrebbero essere aiutati, e che saranno chiamati a formarli, ha già messo in allarme i sindacati dei cancellieri. Che invece chiedono l'assunzione di giovani, pieni di energia e con conoscenze specifiche adatte all'avvio del nuovo processo telematico. Ieri Orlando ha garantito che, oltre agli organici provenienti dalle province, "250 nuove assunzioni ci sono già. Stiamo lavorando all'arrivo di altre 1.000 persone.

Abbatteremo la scopertura di un quarto". Da settembre, poi, i tribunali non saranno più gestiti dai comuni, ma dal ministero. Il governo ha varato anche un piano di riorganizzazione del ministero della Giustizia. "Questo meccanismo qui è uno dei segnali più forti del fatto che stiamo facendo sul serio, si vanno a ridurre le inefficienze che il sistema ha. È una lotta alle storture per smaltire l'arretrato civile", esulta Renzi.

Un piano che, secondo Orlando, comporterà un risparmio di 64 milioni di euro. Il risparmio sarà realizzato attraverso "una riduzione delle direzioni del ministero da 61 a 36, dei dirigenti di seconda fascia da 1.600 a 712 e dei provveditorati sul territorio da 16 a 11". Verrà costituito un dipartimento che si occupa di pene alternative al carcere.

Cura dimagrante, ma anche ricostituente l'ha definita il ministro. "Perché le prescrizioni dei processi - ha fatto notare - si realizzano anche perché non ci sono le strutture per far andare avanti il processo". "Siamo favorevoli alla riorganizzazione della Giustizia, ma attendiamo di vedere i fatti concreti. La politica ci informi non di quello che farà ma di quello che è stato fatto", dice il presidente dell'Anm, Rodolfo Sabelli. Lui è scettico che le misure di ieri portino a risultati concreti: "Pensare che mille dipendenti arrivati dalla mobilità risolvano la gravissima sofferenza dell'organico che ha uno scoperto di oltre 8 mila persone o che ciò determinerà una significativa ricaduta sulla prescrizione è veramente una illusione".

"Bisogna ricordarsi - ha evidenziato - che queste mille unità andranno formate e si innestano in personale già esistente. In gran parte andranno nel settore civile e soltanto una parte sarà destinata al penale, quindi non penso si avrà una significativa ricaduta sulla prescrizione. Con ciò, ovviamente non dico che non siamo favorevoli agli innesti, anzi".

I tempi della giustizia si confermano da lumaca. Il 37% delle cause dura più di tre anni, il 18% è nella media mondiale, solo l'11% rappresenta la virtù perché hanno tempi di durata delle cause inferiore alla media mondiale, ha spiegato in conferenza stampa Mario Barbuto, capo del Dipartimento organizzazione della Giustizia. "I 27 migliori tribunali in Italia - ha aggiunto - hanno una durata del processo di 490 giorni, 16 tribunali di 663 giorni e 96 tribunali 965 giorni. La media mondiale è 631 giorni".

 
Giustizia nel "piano Gratteri" anche il carcere per chi pubblica le intercettazioni irrilevanti PDF Stampa
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di Giovanni Bianconi

 

Corriere della Sera, 28 marzo 2015

 

Nel dibattito sull'annunciata riforma delle intercettazioni e delle regole per la loro diffusione, il governo ha a sua disposizione una nuova proposta di soluzione. Più precisamente la presidenza del Consiglio, giacché la proposta viene dalla commissione istituita a Palazzo Chigi e presieduta dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, il magistrato che Matteo Renzi avrebbe voluto come ministro della Giustizia. La sua relazione prevede un ampio intervento sulle intercettazioni, compreso il divieto di pubblicazione di quelle considerate "irrilevanti" per la formazione della prova, con la previsione di multe salate e del carcere per chi lo viola.

Prima ancora, però, c'è un altro divieto, imposto a pubblici ministeri e giudici: nelle richieste e nelle ordinanze d'arresto non potranno inserire i testi integrali dei colloqui registrati, a meno che la trascrizione completa non abbia una diretta relazione con il capo d'imputazione. Il resto delle intercettazioni finirà ugualmente a disposizione delle parti dell'indagine, in atti che però non potranno essere diffusi. Ed ecco la conseguente norma immaginata per chi non rispetta questo divieto. È un nuovo articolo del codice penale, numero 595 bis, da inserire subito dopo il 595 che punisce la diffamazione.

Il reato dovrebbe chiamarsi "pubblicazione arbitraria di intercettazioni", e prevede che chiunque pubblichi o diffonda con qualsiasi mezzo i testi di intercettazioni o altre forme di comunicazione "acquisite agli atti di un procedimento penale", il cui contenuto "abbia portata diffamatoria e risulti manifestamente irrilevante ai fini di prova", venga punito con una sanzione da 2.000 a 10.000 euro, o con la detenzione da due a sei anni.

È una novità molto rilevante, che darà adito a discussioni e polemiche per la previsione del carcere (nonché di contravvenzioni pesanti) e perché in buona misura lascia al giornalista sia la valutazione della "portata diffamatoria" delle conversazioni sia la sua rilevanza penale. Inoltre, vietando tout court la diffusione di ciò che non è contenuto nelle ordinanze d'arresto e nelle relative richieste, ma è tuttavia contenuto in atti a disposizione degli avvocati - e dunque non più segreti - si impedirebbe di rendere noto anche conversazioni che, pur non utili alla individuazione di un reato, potrebbero avere comunque un interesse pubblico.

L'obiettivo della proposta è difendere la privacy delle persone, in particolare quelle non sottoposte a indagini che entrano in contatto con gli inquisiti, ma è evidente che ogni intervento su questa materia va a incidere sia sulla discrezionalità del magistrato nella valutazione degli indizi derivanti dalle intercettazioni, che degli operatori dell'informazione.

Ma le proposte della "commissione Gratteri" non si limitano al divieto di pubblicazione. Subito dopo l'esecuzione di arresto, i difensori degli accusati dovrebbero poter avere copia di tutti i risultati delle intercettazioni, anche se non ancora depositati, ad esempio, al tribunale del Riesame, in modo da rendere effettivo il cosiddetto "diritto all'ascolto".

Inoltre si suggerisce di allungare i tempi previsti per le registrazioni, estendendo a tutte le indagini quelli più ampi già in vigore per le inchieste antimafia. A fronte di una maggiore tutela della riservatezza delle comunicazioni, il gruppo di lavoro coordinato dal procuratore aggiunto di Reggio intende estendere il potere di indagine ad altre forme di comunicazione.

Regolando due nuove forme di intercettazione: le riprese video - quindi "dei comportamenti", non solo dei dialoghi - degli indagati nelle loro case o nei luoghi di riunione, autorizzate dal giudice, rendendole così utilizzabili nel processo. Inoltre si prevede una nuova forma di "intercettazione epistolare", sempre previa autorizzazione del giudice, parificando le lettere ai colloqui registrati. In questo modo si potrebbe venire a conoscenza del contenuto delle lettere in maniera clandestina, facendole recapitare regolarmente senza che il destinatario sappia che quella corrispondenza, prima di giungere nelle sue mani, lungo il tragitto è stata bloccata, letta e interpretata, prima dalla polizia giudiziaria e poi dai magistrati.

 
Giustizia: Cantone; anticorpi contro la corruzione per non ripetere gli errori fatti nel 1992 PDF Stampa
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 28 marzo 2015

 

Le intercettazioni? "Indispensabili per contrastare la corruzione". E la corruzione "peccato capitale della democrazia"? "Forse il peccato più grave". Un cancro? "Purtroppo sì, ma curabile". I magistrati, moralizzatori del Paese o potente casta? "Né l'uno né l'altro, funzionari pubblici a tutela della legalità". L'inchiesta di Firenze? "Uno spaccato interessantissimo". Nei panni di Lupi che avrebbe fatto? "Penso che non mi sarei ritrovato in quei panni...".

Raffaele Cantone è reduce da Parigi, dove in un forum dell'Ocse ha illustrato la sua ricetta contro la corruzione. Intercettazioni, Renzi promette la nuova legge, niente più fatti penalmente irrilevanti negli atti pubblici.

 

Sarà censura?

"No. Il tema della limitazione della pubblicità dei colloqui irrilevanti è importante, il problema è trovare un giusto equilibrio che consenta ai giudici di stabilire quali sono le intercettazioni utili. Ovviamente non va depotenziato il meccanismo".

 

Un'intercettazione come quella di Lupi doveva o non doveva stare nell'ordinanza?

"Sul fatto specifico non rispondo. Ma l'utilità della telefonata va valutata in modo complessivo. Anche i rapporti di un indagato con un personaggio di primo piano della politica possono essere utili a individuare il suo ruolo e la sua eventuale attività illecita".

 

Il procuratore di Torino Spataro dice che in un'indagine conta il contesto. Condivide?

"Assolutamente sì, un'indagine fuori dal contesto è una non indagine, uno stesso colloquio cambia completamente di senso se non è inserito in un contesto. Questa è un'impostazione anche a garanzia degli imputati. La stessa affermazione potrebbe essere uno scherzo o un fatto di reato".

 

Poche intercettazioni danneggiano l'indagato?

"Se è il giudice a fare la selezione nel contraddittorio delle parti, questo rischio non credo ci sia". Multe ai giornalisti che le pubblicano lo stesso.

 

Un bavaglio?

"Se si stabilisce la regola che prima di un certo momento le intercettazioni non sono pubblicabili è giusto prevedere una sanzione. Sennò rischierebbe di essere un divieto inutile".

 

Corruzione, "il male italiano". È il titolo del suo libro. Non dà troppo lustro a corrotti e corruttori?

"Assolutamente no, questo è il tema che per lungo tempo ha portato a dire che parlare di mafia poteva essere un danno. Invece è stato proprio il parlarne che ha consentito di cambiare la mentalità e far capire a tutti quanto fosse pericolosa la mafia. Questa stessa operazione va fatta sulla corruzione, dicendo anche quanto di buono si fa nel nostro Paese. A Parigi un americano ha proposto, come una grande innovazione, le white list delle imprese. Gli ho fatto notare che in Italia le abbiamo introdotte da anni".

 

Lei scrive di avere più rispetto per i Casalesi che per i colletti bianchi corrotti.

"È un'iperbole. Ma chi si nasconde dietro il perbenismo spesso dà anche l'esempio peggiore, che finisce per influenzare un pezzo della società. Dal criminale certi atteggiamenti te li aspetti, dal colletto bianco ti aspetteresti altro".

 

Le inchieste sulla corruzione aumentano. Significa che, come scrive lei, "puoi sempre cucire un abito perfetto dentro il quale però è nascosto un killer"?

"Le inchieste sono un fatto positivo perché se la mafia è un tumore bisogna estirparlo. Quanto sta emergendo è il segnale di un tentativo di cambiamento, che va raccolto senza fare gli errori del 1992".

 

Quali?

"Non inserire nel sistema gli anticorpi e credere che le sole indagini bastino per contrastare la corruzione. Io rilancio: subito un codice degli appalti ben fatto come strumento per evitare che in futuro si verifichino fatti di corruzione".

 

Con il capo gabinetto del Mef Garofoli ha scritto il decalogo anti-corruzione. Ci crede davvero?

"Io ci credo, eccome. Il tentativo di estendere le regole anti-corruzione alle società pubbliche è un salto di qualità vero, perché si esce dall'ambiguità di considerare questi enti ermafroditi, qualcosa di diverso da quelli pubblici e li si sottopone alle stesse regole".

 

Opere inutili e massimo ribasso che producono revisioni continue. Cambiare le regole?

"Certo, rivedendo scelte del passato che avevano creato l'attesa di un'abbuffata di opere che non c'è stata. Voglio fare una provocazione: se certe norme avessero consentito di fare le opere, il malaffare avrebbe fatto meno impressione. Il paradosso è che non si sono fatte le opere ed è aumentato il malaffare".

 

Si riferisce a qualche legge?

"Soprattutto alla legge Obiettivo, una montagna che ha prodotto un topolino dal punto di vista delle opere e che ha generato quanto si legge nelle carte di Firenze".

 

Lei è critico sulla correnti dei giudici. Ancora "offeso" perché non l'hanno nominata procuratore aggiunto a Napoli?

"Ma io ringrazio il Csm per non avermi nominato, perché forse avrei perso l'occasione di fare una cosa come quella che sto facendo, che mi piace moltissimo e che mi sta dando grande soddisfazione. Ciò non toglie che come tanti colleghi sono deluso da correnti divenute solo uno strumento di promozione delle carriere o di tutela della corporazione e che tradiscono le ragioni per cui sono nate".

 

Senza citarla esplicitamente, la segretaria di Magistratura democratica Canepa dice che non le piacciono "gli eroi dell'Antimafia arruolati nell'esecutivo a dimostrare che il governo fa sul serio".

"Non raccolgo nessuna critica in queste parole, non mi sono mai annoverato tra gli eroi dell'Antimafia e non ho mai fatto nella mia vita la foglia di fico. A oggi, non ho mai accettato un incarico in un ministero, e fino a questo momento non avevo mai fatto un giorno fuori ruolo. I fatti parlano molto più delle parole".

 
Giustizia: chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, pronta solo una Regione su due PDF Stampa
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Agi, 28 marzo 2015

 

Il 31 marzo chiuderanno gli Ospedali psichiatrici giudiziari, ma solo una Regione su due è pronta ad applicare la riforma con le nuove strutture, le Rems (Residenze per l'Esecuzione della Misura di sicurezza Sanitaria), che dovrebbero accogliere gli attuali ospiti.

Alla scadenza fissata allo scorso 15 marzo, infatti, secondo quanto apprende l'Agi da fonti del ministero della Salute, sul versante della concreta attuazione del passaggio da Opg a Rems solo dieci Regioni e una Provincia autonoma potranno contare già dal primo aprile su Residenze funzionanti. Si tratta di Val d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e Sardegna, oltre alla Provincia Autonoma di Bolzano. A queste potrebbero aggiungersi Abruzzo e Molise frenate solo da un giudizio amministrativo pendente che potrebbe risolversi, almeno in fase cautelare al Tar, già prima dell'inizio di aprile.

Il Veneto, invece, non ha ancora individuato le soluzioni logistiche per l'attuazione della riforma, il Piemonte, pur avendo individuato soluzioni, non ha fornito i relativi atti deliberativi. Altre sei Regioni e la Provincia Autonoma di Trento hanno individuato soluzioni per le quali, tuttavia, i tempi di effettiva attivazione, in relazione a lavori e procedure da ultimare variano da pochi giorni (il caso delle Marche che conta di attivare la propria struttura il 15 aprile prossimo) fino al massimo del primo settembre 2015 (il caso del Piemonte).

Le altre sono l'Umbria, che congiuntamente alla Toscana utilizzerà la struttura di Careggi dalla fine di maggio, il Friuli Venezia Giulia e la Puglia, che prevede l'attivazione delle proprie Rems il prossimo maggio, la Calabria, che stima in 120 giorni il tempo necessario per l'attivazione di una struttura transitoria ed ha intanto chiesto disponibilità alle Regioni limitrofe per ospitare i pazienti calabresi non dimissibili attualmente in Opg, e la Provincia Autonoma di Trento che conta di essere pronta il prossimo primo luglio.

 

Marino (Pd): se Regioni non sono in grado Governo nomini commissario

 

"Se le regioni non sono in grado il Governo nomini un commissario". Così il sindaco di Roma Capitale Ignazio Marino al termine di un convegno sul tema "Vite in Bilico: progetti di vita, percorsi di cura e programmi riabilitativi per un reale superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari" presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Roma Tre.

Il 31 marzo 2015 infatti scade per legge il termine ultimo per la chiusura degli Opg, dopo numerose proroghe, e il sindaco di Roma sostiene che molte regioni non siamo ancora pronte per questo passo. "Già avevo indicato nell'ottobre 2012 al presidente del consiglio Mario Monti di intervenire con la nomina di un commissario per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari che avesse pieni poteri - ha spiegato quindi il primo cittadino di Roma Capitale - e si sostituisse nei confronti di quelle regioni che erano inadempienti nel superamento questo orrore, dei lager dove sono stati chiusi per decenni i folli autori di reato senza alcuna possibilità di cura e con la loro dignità di persone completamente devastate, ridotte ad oggetti e rinchiusi in molti di questi luoghi".

 

Dirindin (Pd): processo superamento avviato, non si torna indietro

 

"È stato avviato un percorso da cui non si tornerà più indietro e questo è un risultato positivo di cui siamo soddisfatti", Così la senatrice Nerina Dirindin, capogruppo Pd in commissione Sanità, commenta, a pochi giorni dalla data del superamento definitivo degli Opg del 31 marzo, il lavoro svolto e le recenti visite alle strutture delle senatrici e dei senatori della commissione. "Siamo soddisfatti del lavoro svolto - aggiunge Dirindin - anche se ancora molto ne resta da fare, perché nonostante le molte criticità che abbiamo potuto rilevare nel percorso che porterà al superamento definitivo degli Opg, possiamo dire che in tutte le Regioni, tranne il Veneto, il processo è stato avviato.

Alcune si sono attivate prima, altre dopo come il Piemonte. Ora l'importante è che in questo processo che sarà lungo e ad ostacoli, si evitino scorciatoie: non si trasferiscano semplicemente le persone da una struttura degradata ad una solo un po' più bella, si attuino effettivamente percorsi riabilitativi terapeutici personalizzati, si rispetti la dignità delle persone.

È anche previsto un commissario nazionale, unico per tutte le Regioni per fare in modo che ci sia omogeneità nell'attuazione della Riforma". "Noi come Istituzioni - sottolinea Dirindin - continueremo a vigilare con attenzione su questo percorso e saremo da stimolo la dove sarà necessario, perché, come dimostra lo spirito che ha portato a questa riforma, quando si collabora insieme si ottengono i risultati, e questo per noi è motivo di conforto e soddisfazione", conclude Dirindin.

 
Giustizia: Fp-Cgil Medici "no ai mini-Ospedali Giudiziari, serve cambiare Codice penale" PDF Stampa
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Ansa, 28 marzo 2015

 

"Medici, infermieri e poliziotti non sono la stessa cosa: diciamo no ai mini-Opg e chiediamo di superare la logica manicomiale e modificare il codice penale". Lo affermano Cecilia Taranto, Segretaria Nazionale Fp-Cgil e Massimo Cozza, Segretario Nazionale Fp-Cgil Medici, in riferimento all'entrata in vigore dal primo aprile della legge per il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg).

"La prossima chiusura degli opg, obiettivo da sempre perseguito dal sindacato e dagli operatori del settore - affermano i due esponenti sindacali in una nota - rischia di essere compromessa da ritardi e mancanze. Giusta quindi la richiesta del comitato Stop Opg di commissariare le Regioni inadempienti". Tanti i nodi ancora da sciogliere, sottolineano: "in primo luogo la modifica del codice penale per il quale chi soffre di disturbi psichiatrici deve avere gli stessi diritti e doveri degli altri cittadini: il giudice deve poter decidere che chi ha compiuto delitti efferati venga curato in carcere; gli altri devono poter essere presi in carico dai dipartimenti di salute mentale, da potenziare viste le risorse oggi carenti".

Serve quindi, rilevano, "un intervento normativo del Parlamento, ma soprattutto un impegno concreto delle Regioni, colpevolmente in ritardo, e una regia complessiva del Governo". Ciò che va evitato, affermano, "è l'affidamento di compiti di custodia ai medici e agli infermieri, compresi coloro che lavorano nelle Rems (Residenze per le misure di sicurezza), che rischiano di diventare dei mini-Opg. Snaturare le funzioni di cura con responsabilità di natura carceraria sarebbe un danno per tutti, a partire da chi dovrebbe essere curato. I medici e gli infermieri non sono poliziotti, i poliziotti non sono operatori sanitari. Basterebbe mettere tutti in condizione i fare il proprio mestiere al meglio, senza confondere ruoli e funzioni".

 
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