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Mondo: Chiara Sangiorgio (Amnesty); perché la pena di morte non ha forza deterrente PDF Stampa
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Metro, 2 aprile 2015

 

Condanne di massa in Egitto e Nigeria hanno condotto a una brusca impennata delle sentenze di morte lo scorso anno, secondo Amnesty International. Nel suo rapporto annuale sulla pena capitale nel mondo, l'organizzazione per i diritti umani afferma che il numero di condanne a morte registrato lo scorso anno è cresciuto di 500 unità rispetto al 2013, affermando che le misure punitive sono esplose "in un contesto di conflitti interni e instabilità politica". Tuttavia ci sono state meno esecuzioni rispetto all'anno prima e molti Paesi hanno adottato misure verso l'abolizione della pena di morte. Metro ha parlato con Chiara Sangiorgio, esperta per Amnesty di pena di morte in Occidente.

 

Quali sono le ultime novità in materia di pena di morte nei paesi occidentali?

"L'Europa è una regione quasi completamente priva di esecuzioni, tranne che per l'ultimo giustiziere solitario, la Bielorussia. L'anno scorso, la Bielorussia ha giustiziato almeno tre persone dopo una moratoria di 24 mesi. Nelle Americhe, gli Stati Uniti restano il solo Paese ad effettuare esecuzioni, ma per fortuna c'è stato un movimento costante di allontanamento dalla pena di morte negli ultimi anni. L'anno scorso, 35 persone sono state messe a morte negli Stati Uniti, rispetto a 39 nel 2013 e un altro Stato - Washington - ha avviato una moratoria ufficiale sulle esecuzioni. Va anche detto che tra gli Stati che ancora utilizzano la pena di morte Florida, Missouri e Texas hanno rappresentato l'80% di tutte le esecuzioni degli Stati Uniti l'anno scorso".

 

Perché la pena di morte è ancora in uso in Paesi democratici come gli Stati Uniti?

"Ci sono molte ragioni per cui i politici ancora giustificano la pena di morte, ma nessuna di esse è valida. L'anno scorso, c'è stata una tendenza dei leader di tutto il mondo - compresi gli Stati Uniti - a dipingere le esecuzioni come metodo per contrastare i tassi di criminalità. Ma questi leader stanno facendo un cinico gioco politico populista, oppure stanno ingannando se stessi; non vi è alcuna prova che la pena di morte sia un deterrente più efficace che una pena detentiva. In realtà, più uccisioni da parte del governo alimenteranno solo un ciclo di violenza, senza affrontare le vere cause della criminalità".

 

Quali sono i metodi di esecuzione più utilizzati nei Paesi occidentali?

"In Bielorussia - l'unico paese in Europa ad eseguirla ancora - i prigionieri vengono messi a morte con un colpo ravvicinato alla nuca. Negli Stati Uniti, l'iniezione letale è il metodo utilizzato nella grande maggioranza delle esecuzioni negli ultimi anni. Tuttavia, i regolamenti dell'Ue in materia di esportazione dei farmaci necessari per le iniezioni letali hanno fatto sì che molti stati americani abbiano faticato per portare a termine le esecuzioni - o hanno dovuto ricorrere a sostanze "inusuali" o "non approvate", aggiungendo i problemi che abbiamo visto con il ricorso a procedure pasticciate con alcuni sviluppi orribili verificatisi lo scorso anno. Pochi giorni fa lo Stato dello Utah ha annunciato che avrebbe proceduto ad esecuzioni per fucilazione quando le sostanze per le iniezioni letali non siano disponibili. Ma qualunque sia il metodo, la pena di morte è una punizione crudele, brutale e obsoleta. Esortiamo le autorità americane ad approfittare della carenza di prodotti chimici per adottare misure per abolire la pena di morte, invece di tentare di risolvere l'irrisolvibile".

 

Quali sono i reati più frequenti commessi in Occidente che portano alla pena di morte?

"Sia in Bielorussia che negli Stati Uniti, a essere condannati a morte sono in schiacciante maggioranza i detenuti per omicidio. Tuttavia, in molti altri paesi in tutto il mondo le persone vengono condannati a morte per reati che non raggiungono la soglia dei "reati più gravi", che sono i soli reati per i quali la pena di morte può essere imposta ai sensi del diritto internazionale. Nel 2014, le persone sono state condannate a morte anche per crimini che comprendono reati economici, commettere adulterio, o anche "stregoneria" e "magia" in Arabia Saudita".

 

Diceva che la pena di morte non ha più valore deterrente di una pena detentiva?

"Uno studio che ha confrontato i tassi di omicidio in Hong Kong e Singapore, che hanno entrambi una dimensione simile della popolazione, per un periodo di 35 anni a partire dal 1973 ha rilevato che l'abolizione della pena di morte in Hong Kong e l'alto tasso di esecuzione in Singapore a metà degli anni 1990 ha avuto un impatto minimo sui livelli di omicidio. Negli Stati Uniti, il tasso medio di omicidi per gli stati che utilizzano la pena di morte è più alto rispetto a quelli che non lo fanno".

 

Quali sono le ultime vittorie nella lotta contro la pena di morte?

"A livello globale, le esecuzioni sono scese di quasi il 22% rispetto all'anno prima. Molti governi hanno fatto piccoli ma concreti passi verso l'abolizione della pena di morte. Suriname e Madagascar sono molto vicini a farlo, e le richieste di abolizione sono pendenti dinanzi agli organi legislativi in ??diversi altri paesi. Con il sostegno popolare per superare la pena di morte, questa punizione aberrante sta lentamente ma costantemente diventando storia passata. Ciò è particolarmente evidente se si considera la tendenza di lungo termine - lo scorso anno 22 paesi in tutto il mondo hanno condotto esecuzioni, ma due anni fa erano quasi il doppio (41). Quando le Nazioni Unite sono state create nel 1945, soltanto otto paesi avevano abolito la pena di morte, ma oggi 140 paesi hanno abbandonato questa punizione per legge o almeno nella pratica".

 

Quando, secondo lei, negli Stati Uniti si fermeranno le esecuzioni?

"È difficile prevedere un intervallo di tempo, ma non c'è dubbio che vi sia un chiaro allontanamento dalla pena di morte nel paese, e un calo del sostegno pubblico. C'è stato un calo costante di esecuzioni e condanne a morte in America negli ultimi dieci anni. Dal 2007, altri sei Stati hanno abolito la pena di morte completamente, e l'anno scorso solo sette stati l'hanno eseguita. Lo Stato di Washington ha imposto una moratoria sulle esecuzioni l'anno scorso e la Pennsylvania lo ha seguito quest'anno. La nostra speranza è che questi siano solo i primi passi per la completa abolizione".

 

Quali sono i possibili passi che si potrebbero fare per evitare la pena di morte?

"Ci sono passi importanti che gli Stari potrebbero adottare immediatamente. Negli Stati Uniti, per esempio, la pena di morte continua ad essere attuata nei confronti delle persone con disabilità mentali e intellettive, in chiara violazione del diritto internazionale. Diversi altri paesi della regione mantengono ancora la pena di morte legale, anche se in pratica le esecuzioni non vengono effettuate. In molti di questi paesi vi è un vero movimento verso la piena abolizione, non da ultimo nei Caraibi".

 
Egitto: il governo ordina ispezione di sette prigioni per presunte torture PDF Stampa
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Nova, 2 aprile 2015

 

Il procuratore generale egiziano, Hisham Barakat, ha ordinato l'ispezione urgente di sette prigioni. Secondo il quotidiano "al Masry al Youm" la disposizione è stata presa dopo la decisione di indagare sulle torture di alcuni detenuti nel carcere di Abu Zaabal, nel governatorato di Qalubia. Il Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani (Enhcr) ha chiesto l'apertura dell'inchiesta, dopo che una delegazione ha incontrato cinque detenuti che hanno detto di essere stati picchiati. La visita nel carcere è stata decisa dopo una denuncia presentata dal giornalista incarcerato Ahmed Gamal Ziyada, che sosteneva di essere stato torturato. L'Enhcr ha affermato, in un suo report, che i prigionieri vengono picchiati, non hanno accesso ai servizi igienici e hanno poco cibo e acqua potabile. Le autorità hanno chiesto di incontrare 12 prigionieri, ma sono stati autorizzati a parlare sono con cinque.

 
Yemen: al Qaida assalta carcere e libera oltre 300 detenuti PDF Stampa
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Ansa, 2 aprile 2015

 

Al Qaida nella penisola arabica (Aqpa) ha assaltato un carcere nello Yemen e ha liberato oltre trecento detenuti, tra cui uno dei suoi leader. Lo ha riferito una fonte della sicurezza di San'a. L'assalto è avvenuto nella prigione centrale di Moukalla, nel sudest del Paese. "Un dirigente di Aqpa, Khaled Batarfi, in carcere da oltre quattro anni, figura tra gli oltre trecento detenuti che sono riusciti a evadere dal carcere centrale di Moukalla", nella provincia di Hadramout, attaccata prima dell'alba dai combattenti della rete estremista, ha dichiarato questa fonte.

 
Giustizia: il dito e la luna PDF Stampa
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Alessandro Campi

 

Il Mattino, 1 aprile 2015

 

Sono davvero tante le cose che colpiscono in quest'ennesimo scandalo politico-affaristico che ha per epicentro Ischia, per posta in gioco giudiziaria la corruzione legata agli appalti per la metanizzazione dell'isola, per protagonisti uomini del Pd e del mondo delle cooperative e che tra le comparse e i personaggi secondari annovera niente meno che Massimo D'Alema.

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Giustizia: in carcere ci sono 226 corruttori e 216 corrotti, meno dello 0,8% dei detenuti PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 1 aprile 2015

 

Non è proprio che le carceri italiane scoppino di detenuti per corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione. I dati più recenti dell'amministrazione penitenziaria fotografano una realtà per certi versi sorprendente, almeno per chi, sulla scia delle continue inchieste di questi anni soprattutto sulle grandi opere pubbliche, individua nella corruzione, insieme con la mafia, la vera emergenza criminale italiana. La gravità del fenomeno infatti non si rispecchia nel numero dei detenuti: per la corruzione "classica", quella propria, le presenze nelle carceri sono in tutto 226. Oltretutto con l'avvertenza che, nel caso in cui a una persona siano ascritti anche altri reati, appartenenti a categorie diverse da quella dei delitti contro la pubblica amministrazione, il conteggio può essere plurimo.

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