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Italiani detenuti all'estero... storie di "ordinaria" galera PDF Stampa
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di Federico Rapini

 

www.ilprimatonazionale.it, 1 aprile 2015

 

Nei giorni in cui il tema degli italiani detenuti all'estero torna sotto la luce dei riflettori, causa l'inizio del processo nelle Filippine ai danni di Daniele Bosio, è bene ricordare che secondo le stime della Farnesina sono più di 3000 gli italiani detenuti all'estero. Tra tutti sicuramente sono i 2 marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, a fare più notizia. Come nel caso dei due militari detenuti da più di 3 anni in India, il Governo italiano negli altri casi fa molto poco se non nulla per riportar i propri cittadini a casa. Anzi, talvolta contribuisce a farli condannare.

Tra le storie più raccapriccianti c'è quella di Roberto Berardi, imprenditore di Latina che dal gennaio 2013 si trova nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale. In Africa dal 2012, Berardi entra in contatto con Teodorin Obiang, figlio del Presidente della Guinea Equatoriale, con il quale comincia rapporti di lavoro tanto da creare una società, la Eloba Construction SA, il cui 60% nelle mani di Obiang e il 40% all'italiano. Nel dicembre 2013,l'imprenditore di Latina scopre che la sua società ha buchi milionari, impegnandosi di tasca propria a risanarli, pagando dipendenti e fornitori. Chiede allora spiegazioni ad Obiang che di tutta risposta lo fa arrestare.

Qui inizia l'odissea. Il carcere di Bata è uno dei posti peggiori del mondo, dove i detenuti sono tenuti in pessime condizioni igienico-sanitarie, vengono pestati e torturati quotidianamente. Ad oggi Berardi ha contratto più volte la malaria, un enfisema polmonare, il tifo e perso 30 kg.

"Il Principe", così viene chiamato Teodorin Obiang, è oggetto di un mandato di cattura internazionale emanato dagli Usa, ma tutt'oggi è libero. Il governo italiano, tramite la Farnesina prova timidamente a risolvere la questione, considerando le pressanti e giustificate richieste dei parenti di Berardi. Ma nulla. Al console Massimo Spano non viene neanche permesso l'accesso al carcere. Il processo è una farsa con testimoni che dopo le accuse spariscono nel nulla. Roberto viene condannato a due anni e mezzo di carcere più 1,5 milioni di dollari da restituire. La famiglia di Roberto Berardi è disperata e chiede anche aiuto al Vaticano, pensando che la cattolica Guinea Equatoriale accolga la richiesta nell'Angelus da parte del Papa.

Ma la situazione, è il caso di dirlo, non la smuove neanche "l'Onnipotente". Il nostro connazionale ha anche tentato la fuga dal carcere, ma giunto davanti l'ambasciata spagnola, nonostante le suppliche, questa non ha aperto neanche i cancelli. Questa vicenda mostra chiaramente la considerazione che il nostro governo gode all'estero. Un governo fantoccio che abbandona i propri figli.

Chi a suo tempo fu abbandonato dall'Italia fu Carlo Parlanti. Accusato falsamente dalla ex compagna di maltrattamenti e stupro, ha scontato nove anni nel carcere americano di Avenal in California. Anni dopo il suo ritorno in Italia, Carlo Parlanti ha descritto tutte le anomalie del suo processo, compreso "l'aiuto" che la Polizia italiana diede a quella americana per cercare di incastrarlo. Parlanti fu arrestato a Dusseldorf, in Germania, per le accuse citate sopra. Sarebbe dovuto essere stato messo in libertà previo cauzione, anche perché la signora White, la denunciate di Parlanti, fu fotografata, nei giorni seguenti ai presunti abusi, in buona forma e senza evidenti segni di percosse.

Parlanti in carcere fece due scioperi della fame lamentando le difficoltà incontrate nell'acquisire la documentazione medica avanzata dalla White, la quale in precedenza fu anche dichiarata instabile da un tribunale californiano in seguito alla separazione dall'ex marito. L'aiuto della polizia italiana a quella americana venne con l'invio di un documento preso abusivamente da un vecchio fascicolo del 1989, dove il Parlanti veniva accusato di maltrattamenti da una sua ex compagna. Quel caso però fu archiviato senza che mai si arrivasse alle indagini. Dopo essere tornato in Italia, Carlo Parlanti ha avuto modo di raccontare la sua versione dei fatti e ha denunciato l'ispettore di polizia italiana e l'attaché di ambasciata che hanno provato ad incastrarlo. Parlanti ha anche denunciato le pessime condizioni di vita a cui era soggetto nel carcere americano, dove ha contratto l'epatite C.

Non sono, quindi, solo i paesi del Terzo Mondo, come la Guinea Equatoriale, a trattare come bestie i detenuti, ma anche stati che si ergono a paladini della democrazia come gli Usa. E tramite l'associazione "Prigionieri del silenzio" i cui portavoce sono lo stesso Carlo Parlanti e Katia Anedda, si vengono a scoprire queste storie che hanno dell'incredibile.

Come quella di Claudio Castagnetta, ricercatore arrestato in Canada per disturbo della quiete pubblica. Il suo corpo viene ritrovato senza vita dopo due giorni in cella. Secondo le istituzioni canadesi si è suicidato, ma il ministero canadese in seguito inviò delle scuse che lasciano perplessi.

Senza parole lascia anche la storia di Simone Renda, bancario morto in un carcere messicano. Portato in cella perché trovato nudo e non in grado di muoversi nella sua stanza d'albergo. Solo dopo si venne a sapere che soffriva di una malattia che non gli permetteva di rimanere a lungo senza bere.

Questi sono solo pochi esempi dei migliaia di italiani detenuti più o meno giustamente all'estero. Italiani abbandonati dalle istituzioni italiane che latitano. D'altronde la giustizia e la vita di un italiano valgono molto meno che mantenere "buoni rapporti" anche con stati dove la pena di morte è ancora in vigore.

 
Messico: le carceri femminili sono un inferno PDF Stampa
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www.contropiano.org, 1 aprile 2015

 

"Regni" governati da mafie che abusano, praticano estorsioni, obbligano a prostituirsi donne già costrette a vivere in condizioni degradanti, ammassate in piccoli spazi, carenti di tutto, dai servizi igienici al cibo: questo il ritratto delle carceri femminili del Messico, disegnato dalla Commissione nazionale dei diritti umani, ente statale autonomo che ha studiato le condizioni di vita di 77 dei 102 istituti di pena del paese, capaci di contenere fino a 12.692 donne.

La discriminazione di cui la donna in Messico soffre quotidianamente si riflette anche nelle carceri, secondo l'organismo che annota carenze e problemi che non si riscontrano fra i detenuti maschi in almeno 65 prigioni; piaghe già segnalate in un rapporto del 2013 ma rimaste senza risposta. Maltrattamenti e abusi sessuali sono all'ordine del giorno, così come "mazzette" estorte dalle guardie coinvolte in reti di attività criminali guidate dai detenuti ospitati nella sezione maschile dello stesso istituto di pena. Così, mentre in 51 centri le recluse dormono ammassate sul suolo fra insetti e topi, in altri 20 sono costrette a prostituirsi, altre, finanche all'interno degli stessi impianti, beneficiano di celle private con tv al plasma, forno a microonde, frigo e telefono cellulare, sottolinea la Commissione.

I penitenziari dove gli abusi sono più massicci sono quelli dello stato meridionale di Guerrero - che la tragedia dei 43 studenti di Aytzinapa ha fatto conoscere al mondo per la violenza - seguiti da quelli degli stati di México, Puebla, Sinaloa, Michoacán e Oaxaca. I problemi, tuttavia, non si limitano ad aree circoscritte, ma si riscontrano dal nord al sud del territorio nazionale.

 
Stati Uniti: Barack Obama condona pene a condannati per reati di droga PDF Stampa
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Agi, 1 aprile 2015

 

Son state ridotte le pene comminate a 22 condannati negli Stati Uniti per reati di droga. La decisione è stata presa da Barackk Obama, che ha motivato in altrettante lettere ai detenuti la scelta: "Avete dimostrato -scrive il presidente americano- di essere in grado di imporre una svolta alla vostra vita". I detenuti, alcuni dei quali avrebbero dovuto scontare l'ergastolo, saranno rilasciati il prossimo 28 luglio.

"Hanno già trascorso diversi anni in carcere, e in alcuni casi anche più di un decennio -ha spiegato il consigliere della Casa Bianca Neil Eggleston - più a lungo di diversi detenuti condannati con il sistema giudiziario odierno per lo stesso crimine". Rispetto alla presidenza di George W. Bush, che aveva ordinato 11 provvedimenti di condono, Obama ne ha emessi 43, ovvero il triplo.

 
Iran: 809 detenuti amnistiati per festa repubblica islamica, decide l'ayatollah Khamenei PDF Stampa
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Askanews, 1 aprile 2015

 

La Guida Suprema della Repubblica Islamica iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei, ha concesso l'amnistia a 807 detenuti in occasione delle celebrazioni per la "giornata della Repubblica Islamica", l'anniversario della presa del potere da parte dell'ayatollah Khomeini. Lo ha riferito l'agenzia di stampa ufficiale Irna, precisando che l'amnistia per i detenuti liberati è stata richiesta dal capo della Magistratura, l'ayatollah Sadeq Amoli Larijani. La richiesta accolta da Khamenei prevede anche la riduzione di pena per un numero non precisato di altri detenuti.

 
Malaysia: negata richiesta di grazia per capo dell'opposizione PDF Stampa
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Agi, 1 aprile 2015

 

Il governo della Malaysia ha bocciato una richiesta di perdono per Anwar Ibrahim, capo dell'opposizione caduto in disgrazia dopo essere stato condannato a cinque anni di carcere per sodomia. La richiesta era stata inoltrata dalla famiglia di Anwar a Febbraio scorso, dopo che la Corte suprema aveva confermato la sentenza di condanna. Il processo nei confronti di Anwar aveva sollevato diverse perplessità in una parte della comunità internazionale, che ne aveva denunciato il carattere politico, teso a eliminare dalla scena l'avversario più pericoloso per il regime.

 
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