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Reati sessuali, riparazione del danno e riconoscimento dell'attenuante di natura soggettiva PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 7 gennaio 2016

 

Reato - Riparazione del danno - Reati sessuali - Presupposti di applicabilità della circostanza attenuante di cui all'articolo 62 n. 6 cod. pen. - Offerta avente i requisiti della congruità e serietà (valutazione). In tema di atti sessuali con un minorenne, è concedibile l'attenuante di cui all'articolo 62 n. 6 cod. pen. in presenza di un'offerta di risarcimento del danno, anche non formale, che, tenuto conto degli effetti del reato, abbia i requisiti della congruità e della serietà, pure quando la persona offesa non abbia accettato l'offerta.

• Corte cassazione, sezione III, sentenza 22 luglio 2015 n. 31927

 

Reato - Riparazione del danno - Reati sessuali - Riferibilità anche al danno morale o psichico - Esclusione. In tema di circostanze attenuanti comuni, quella prevista dall'articolo 62, n. 6, cod. pen. non è concedibile ove il danno risarcibile sia di natura psichica o morale, in quanto le conseguenze di tale danno non sono suscettibili di spontanea ed efficace elisione od attenuazione.

• Corte cassazione, sezione III, sentenza 13 aprile 2015 n. 14959

 

Reato - Reati sessuali - Riparazione del danno - Attenuante di cui all'articolo 62 n. 6 cod. pen. - Criteri di valutazione della congruità dell'offerta. In tema di atti sessuali con minorenne, la valutazione della congruità dell'offerta risarcitoria ai fini del riconoscimento dell'attenuante di cui all'articolo 62 n. 6 cod. pen. non può essere condotta sulla scorta di un semplice "criterio equitativo" ma deve tener conto della dimensione concreta degli effetti del reato, da determinarsi anche con l'ausilio di perizie mediche o psicologiche.

• Corte cassazione, sezione III, sentenza 8 novembre 2013 n. 45179

 

Reato - Reati sessuali - Riparazione del danno - Riferibilità anche al danno morale o psichico - Portata generale dell'attenuante comune di cui all'articolo 62 n. 6 cod. pen. - Riconoscibilità.

La circostanza attenuante prevista dall'articolo 62, n. 6, cod. pen. può essere riconosciuta anche quando il danno risarcibile sia di natura psichica o morale, ben potendo anche quest'ultimo essere suscettibile di quantificazione e di riparazione.

• Corte cassazione, sezione III, sentenza 4 luglio 2013 n. 28753

 
Genova: detenuto di 45 anni muore a Marassi, la procura indaga su una sospetta overdose PDF Stampa
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La Repubblica, 7 gennaio 2016

 

Per il pm qualcuno potrebbe avergli ceduto dose letale di droga. Un detenuto di 45 anni è morto nel carcere di Marassi. L'uomo, Giovanni Cavaleri, è stato trovato agonizzante nel letto della sua cella dagli agenti della polizia penitenziaria.

A nulla è valso l'intervento dei sanitari del 118. Il pubblico ministero Pier Carlo Di Gennaro ha aperto un'indagine per appurare le cause della morte. Il magistrato ipotizza che ad avere ucciso Cavaleri possa essere stata una dose letale di droga ceduta in cella da qualche altro detenuto. Per questo ha conferito l'incarico di effettuare l'autopsia al medico legale Francesca Fossati.

Il magistrato ha aperto un fascicolo per morte conseguente da altro reato, al momento a carico di ignoti. Negli ultimi mesi per altro il carcere di Marassi è stato già oggetto di altri episodi criminosi. A novembre un uomo, pluriomicida, si è ammazzato impiccandosi con l'elastico della sua tuta. E solo il mese prima, a ottobre, c'era stata una maxi rissa che aveva coinvolto cento detenuti divisi in due gruppi, sudamericani e albanesi, che armati di coltelli rudimentali si erano affrontati poco dopo le 13 durante l'ora d'aria.

Gli agenti erano solo 40, ma erano riusciti a dividerli: 20 i feriti, tutti curati nell'infermeria del carcere. La notizia era stata data dai sindacati di polizia penitenziaria Uil e Uilpa, che hanno denunciato per l'ennesima volta "i seri problemi di sovraffollamento, che creano tensioni tra i detenuti", tanto che secondo Angelo Urso, segretario generale della Uil-Pa Penitenziari, Marassi è ormai "un istituto che si conferma uno dei più caldi. È assolutamente necessario - sostiene il sindacalista - che il Governo assuma misure straordinarie rifuggendo dall'idea che l'emergenza penitenziaria sia superata semplicisticamente con la "favoletta" dei tre metri quadri garantiti a ciascun detenuto".

 
Bolzano: chiusa la sala web del carcere, i detenuti avrebbero avuto contatti con l'Isis PDF Stampa
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Alto Adige, 7 gennaio 2016

 

La situazione è stata segnalata alla Procura della Repubblica. Scattata un'indagine interna. All'interno del carcere di Bolzano alcuni detenuti utilizzavano la sala dotata di linea Adsl e computer per collegarsi in internet con siti inneggianti allo Stato islamico del Califfo e alle stragi compiute recentemente sempre in nome dell'Isis. Sono stati i controlli periodici disposti per motivi di sicurezza dall'amministrazione penitenziaria a livello nazionale a far emergere una situazione considerata potenzialmente pericolosa.

Di qui la decisione di intervenire chiudendo la sala e segnalando quanto accaduto alla Procura della Repubblica. All'interno del carcere intanto è stata avviata un'indagine per individuare con certezza i detenuti autori delle connessioni. La chiusura della sala computer è stata confermata ieri anche alla delegazione bolzanina del partito radicale (Donatella Trevisan, Achille Chiomento, Elena Dondio e Umberto Adami) che ha effettuato una visita alle varie sezioni. La situazione generale è decisamente migliorata rispetto a qualche anno fa, anche se la struttura è fatiscente e le risorse dello Stato sono tutte riservate al nuovo istituto penitenziario (progettato in zona Agruzzo) che dovrebbe essere pronto (salvo intoppi burocratici) entro la fine del 2018.

L'impressione ottenuta dalla delegazione radicale è comunque sostanzialmente positiva. Certo, un carcere è sempre un carcere ma la presenza di un numero sensibilmente inferiore di detenuti rispetto al passato ha eliminato le tensioni di un tempo. Attualmente nel carcere bolzanino sono rinchiusi 92 detenuti a fronte di una capienza della struttura di 105 posti. La differenza rispetto alle presenze di qualche anno fa (anche sino a 180 detenuti) è facilmente riscontrabile.

Le norme "svuota-carceri" del governo Renzi se da un lato hanno prodotto un senso di maggiore impunibilità rispetto alla microcriminalità, dall'altra hanno risolto in poche settimane i problemi di sovraffollamento. In un comunicato diffuso ieri al termine della visita, la delegazione radicale ha fatto comunque presente che "le condizioni di vita all'interno del carcere bolzanino continuano ad essere negativamente influenzate dalla fatiscenza della struttura e dalla scarsità di fondi messi a disposizione". E, come sempre, c'è il problema del personale ancora decisamente sotto organico.

 
Roma: il ministro della Giustizia Orlando visita "a sorpresa" il carcere di Regina Coeli PDF Stampa
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Corriere della Sera, 7 gennaio 2016

 

È arrivato nel pomeriggio dell'Epifania senza aver avvisato la direttrice: ha fatto un giro in tutti i reparti, parlato con i detenuti e gli agenti penitenziari. Visita a sorpresa del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, al carcere romano di Regina Coeli. Il guardasigilli vi si è recato mercoledì pomeriggio, nel giorno dell'Epifania: un appuntamento non programmato, durato un paio d'ore, dalle 14 alle 16, nel corso del quale il ministro ha visitato tutti i reparti della struttura penitenziaria di via della Lungara, compreso il centro diagnostico e terapeutico ristrutturato di recente.

La direttrice non avvisata. Orlando è stato raggiunto dalla direttrice dell'istituto, Silvana Sergi, che trattandosi di una visita non annunciata, non era stata avvisata. Orlando, nel corso della visita si è intrattenuto a parlare con alcuni detenuti. Non è la prima volta che Orlando si reca senza preavviso in una casa di pena. Già il 28 settembre scorso il ministro aveva effettuato un analogo sopralluogo senza preavviso a Napoli, nel carcere di Poggioreale.

"Attenzione alla polizia penitenziaria". "Diamo atto al ministro della Giustizia di aver trasmesso un importante segnale di attenzione visitando il carcere romano di Regina Coeli" dice il segretario della Uilpa Penitenziari, Angelo Urso sottolineando in particolare l'attenzione mostrata dal Guardasigilli nei confronti delle condizioni di lavoro degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria. "Ora - aggiunge - ci aspettiamo che il ministro Orlando sia consequenziale e faccia in modo che, anche attraverso il confronto con il sindacato, i decreti attuativi del nuovo regolamento del ministero della Giustizia tengano conto delle esigenze operative del Corpo di polizia penitenziaria e vi sia lo spazio per ampliarne i posti di funzione, soprattutto dirigenziali". Secondo il segretario della Uil-Pa, inoltre, è necessario "ridefinire le piante organiche degli istituti e delle sedi extra-penitenziarie, per recuperare i numerosi appartenenti al Corpo distolti dalle carceri ed impiegati nei vari palazzi del potere".

 
Nuoro: portò la "primavera" nel carcere di Badu e Carros, va via la direttrice PDF Stampa
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di Pier Luigi Piredda

 

La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2016

 

Carla Ciavarella lascia l'incarico in città e a Nuchis e torna al Dap a Roma. Idee innovative e iniziative orientate a superare le barriere del penitenziario. Tre anni vissuti intensamente. Tre anni nei quali ha dedicato tutta se stessa al lavoro, senza un attimo di tregua. Correndo dal carcere di Nuoro a quello di Nuchis, in Gallura, a tutte le ore del giorno e della notte.

Un impegno totale, senza domenica né feste. Sempre presente, sempre disponibile. Forse anche troppo, visto che questa sua generosità non è stata apprezzata appieno, anzi è stata spesso osteggiata e contestata duramente con attacchi spesso pretestuosi. Ma lei ha sempre tirato dritto per la sua strada, convinta di agire nel modo migliore per garantire condizioni di vita meno difficili a chi è costretto a stare all'interno di un carcere: detenuti e agenti penitenziari.

La direttrice del carcere di Badu e Carros e di quello di Nuchis, Carla Ciavarella, lascia l'incarico di comando e la Sardegna per tornare a Roma, nell'Istituto superiore studi penitenziari da dove era arrivata: il 9 dicembre 2012 a Nuchis e dal 24 maggio 2013 anche a Nuoro. E per stare più vicino all'anziana madre e ai familiari.

A Roma attenderà di essere chiamata a ricoprire un altro incarico, forte delle esperienze maturate nella sua brillante carriera in Afghanistan, dove aveva svolto le mansioni di responsabile del progetto di riforma della giustizia per l'agenzia delle Nazioni Unite per la droga e il crimine, in Kosovo, nei Balcani e in Sudafrica dove ha promosso esperienze culturali.

A Badu e Carros ancora non è stato nominato un nuovo direttore. Probabilmente, per il momento l'interim dei due penitenziari andrà ai direttori di Sassari, Oristano o Alghero che già hanno da gestire più strutture. Una situazione sempre più difficile, se si pensa che anche il provveditore regionale, Enrico Sbriglia, è reggente a scavalco con il Triveneto. Precarietà che dovrebbero risolversi entro qualche mese, almeno per quanto riguarda il provveditore, con l'arrivo di Maurizio Veneziano, direttore di enorme esperienza che aveva gestito il carcere di San Sebastiano dopo il pestaggio dell'aprile 2000 e che dirige da un decennio il penitenziario palermitano dell'Ucciardone.

Carla Ciavarella torna a casa portandosi dietro un bagaglio di ricordi incredibili, indimenticabili. Forse anche per questo ha preferito staccare il telefono: troppo forte l'emozione, oltre al veto del ministero per rilasciare interviste. "Sono stata bene, mi sono divertita" ha sempre detto la direttrice che con le sue idee innovatrici ha portato una ventata di freschezza all'interno delle tetre mura del penitenziario.

Portando a Nuoro quella "primavera carceraria" che ha riavvicinato in maniera incredibile il penitenziario di Badu e Carros alla città. Con le sue iniziative, con le sue aperture, Carla Ciavarella era riuscita a superare tutte le barriere. Ci voleva grande coraggio a permettere di far uscire dal carcere in permesso come uomo libero un ergastolano come Marcello Dell'Anna sul cui fascicolo è scritto "Fine pena pena mai".

Ma anche il torneo di calcio "Liberi nello sport" con le squadre dei detenuti che si confrontano con quelle formate da giocatori che arrivano dall'esterno. Il giornale "Angolo libero" al quale avevano dato il loro contributo, con un incredibile entusiasmo, tutti i detenuti, anche quelli considerati più duri. La visita della Dinamo basket Campione d'Italia e le decine di autografi firmati dai giocatori ai detenuti felici di poter abbracciare i loro beniamini visti fino a quel momento soltanto in tv.

Carla Ciavarella aveva portato il suo entusiasmo e i suoi modi scanzonati all'interno di una struttura tetra e triste che durante questi anni ha conosciuto nuovamente i sorrisi e, soprattutto, la speranza. Carla Ciavarella ha salutato tutti, detenuti e agenti, a Nuchis prima e a Badu e Carros poi. Quando è tornata nel suo ufficio, è difficile che sia riuscita a trattenere le lacrime. Perché lei della Sardegna si è ormai innamorata e nei due penitenziari si è fatta apprezzare e voler bene.

 
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