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Milano: come ridurre le cause arretrate? l'esempio della Corte d'appello PDF Stampa
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di Giuseppe Guastella

 

Corriere della Sera, 11 luglio 2015

 

Arretrato ridotto, processi che al massimo durano poco più di due anni e di cui solo il 27% arriva in Cassazione, dove le relative sentenze vengono confermate nell'80% dei casi: con lo stesso numero di giudici e nonostante le carenze nel personale amministrativo che a novembre arriveranno al 40%, la Corte d'appello di Milano nei primi sei mesi del 2015 ha ridotto i processi civili pendenti del 29,2%. La ricetta? Razionalizzazione ed efficienza.

Piuttosto che stare lì a a recriminare sull'atavica condizione disastrosa della giustizia, come pure si avrebbe diritto a fare, a Milano da quattro anni ci si è rimboccati le maniche scegliendo la strada della riorganizzazione attraverso una programmazione gestionale dei procedimenti studiata in riunioni periodiche dei presidenti delle cinque sezioni coordinati dal presidente della Corte Giovanni Canzi, che ha reso noti i dati in un recente convegno.

In questo modo, da 14.642 procedimenti pendenti nel 2012 (anno in cui l'arretrato ha toccato il picco più alto), si è scesi ai 10.359 dell'inizio del 2015. Nei primi sei mesi di quest'anno sono stati già definiti con sentenza 4.092 processi, una media di 682 al mese, circa cento in più dell'anno precedente, portando l'arretrato a 9.229 fascicoli (il 78% dei quali è nato negli ultimi tre anni), contro i 10.350 del 2014.

Anche grazie alla collaborazione degli avvocati, la prima udienza civile, ad esempio, è diventata il fulcro dell'intero processo, perché è lì che subito si chiarisce se l'appello è ammissibile o no, se si deve fare un'istruttoria oppure se si deve andare a delle precisazioni e poi alla sentenza. Nel settore penale il trend ha una curva di discesa del tutto simile. Anche il Tribunale del Lavoro presieduto da Piero Martello ha tempi record con cause che, nonostante l'impennata numerica per la crisi, durano in media 148 giorni contro una media europea di 168, e riesce a smaltire l'intero ammontare di fascicoli in entrata azzerando l'arretrato, al punto che le cause più vecchie sono del 2014.

 
Napoli: l'avvocato Trupiano "pronto allo sciopero della fame e non mi curerò i tumori" PDF Stampa
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di Giuseppe Parente

 

Il Garantista, 11 luglio 2015

 

Il penalista napoletano Vittorio Trupiano, arrestato lo scorso 25 giugno per concorso esterno in associazione camorristica, ha affidato una lettera al suo difensore. Secondo l'accusa l'avvocato partenopeo avrebbe fatto da tramite tra il clan Caiazzo del Vomero e i Lo Russo di Miano per la spartizione degli appalti negli ospedali. Vittorio Trupiano ha deciso di non mangiare più, di non bere e di non curarsi più per i 2 tumori di cui è afflitto.

Questo è il testo della lettera che il legale ha affidato al quotidiano Roma su precisa volontà dell'assistito. "Mi dichiaro prigioniero politico. La mia politica è stata sempre quella a difesa dei detenuti. Prova ne siano le due richieste referendarie per la modifica dell'articolo 4lbis negli anni 1999 e 2000, per l'abrogazione della pena di morte a termine chiamata ergastolo, iniziative che hanno dato molto fastidio ai potenti della Repubblica.

Mentre ben altri potenti (Usa) negano l'estradizione di Gambino all'Italia, ritenendo il 41 bis più letale della pena di morte vigente in molti dei loro stati". Il "prigioniero politico" Trupiano, in questa sua missiva, ricorda l'arresto nel 2003 per concorso esterno in associazione camorristica dove venne prosciolto all'udienza preliminare per il 416bis e rinviato a giudizio per voto di scambio aggravato dal metodo mafioso salvo poi venire assolto con formula piena perché il fatto non sussiste.

Quest'anno è stato nuovamente arrestato per 416 bis, concorso esterno al clan Caiazzo. Accusa costruita a tavolino e che con il primo arresto ha in comune il nome di uno dei due richiedenti la misura cautelare, il dottor Giuseppe Borrelli, con lo stesso spirito persecutorio.

"Non che - continua - mi manchino argomenti a mia difesa, ma per effetto di due gravi neoplasie, sono stato comunque ritenuto compatibile con il regime carcerario, perché due tumori portati da Trupiano equivalgono ad una gengivite".

Tra pochi giorni Vittorio Trupiano inizierà un clamoroso sciopero della fame e della sete, accompagnato dal rifiuto delle terapie, quale forma di protesta estrema all'ennesima ingiustizia consumata sulla sua pelle e quella della sua famiglia. Una ingiustizia, a detta del legale, cosi macroscopica, da rinunciare al tribunale del Riesame. Se le condizioni di salute del penalista dovessero peggiorare, potrebbe essere necessario un ricovero ospedaliero ma il suo avvocato difensore è convinto, che la verità, in tempi rapidi, verrà a galla.

 
Arezzo: "sono padre Graziano, detenuto ma innocente", la lettera dal carcere del frate PDF Stampa
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La Nazione, 11 luglio 2015

 

"Dimostrerò con i fatti che è tutto inventato" dice con lo scritto portato su Canale 5 dal nuovo avvocato. E invia un saluto speciale alla famiglia di Guerrina. Padre Graziano prova a superare le sbarre e le mura del carcere non con una lima ma con una penna. Scrive dal carcere in cui è detenuto dal 23 aprile. Poche righe, in francese, scritte in corsivo, su un foglio protocollo, con una penna biro blu.

Si dichiara ancora una volta innocente, si dice detenuto ingiustamente, saluta la famiglia di Guerrina, la casalinga scomparsa che è accusato di aver ucciso. È la prima volta che il frate più sospettato d'Italia prende carta e penna per raccontarsi. Lo fa con questa lettera mostrata ieri sera in diretta durante "Segreti e delitti", programma di Canale 5, dedicata al caso. Il foglio protocollo lo ha portato in tv il suo nuovo avvocato Francesco Zacheo.

"Sono padre Graziano detenuto nel carcere di Arezzo senza aver commesso alcun reato. Mi sento sereno e ho fiducia di poter dimostrare la mia innocenza. Dimostrerò attraverso i fatti che tutto ciò che è successo è totalmente inventato. Sono un prete, un cattolico credente, mi rivolgo alla famiglia della signora Guerrina perché la verità emergerà al più presto, mando un grande saluto dalla prigione dove mi trovo giacché mi sento innocente". Zacheo in Tv si è ancora una volta dichiarato certo dell'estraneità ai fatti del frate, spalleggiato anche da Osango Benjamin, consigliere dell'ambasciata del Congo. Ma il difficile per il frate deve ancora venire e sarà l'interrogatorio del 28 luglio. Sarà in grado di trovare una spiegazione capace di tirarlo fuori dal carcere?

 
Piacenza: botte in carcere per la leadership nella sezione, condannati cinque detenuti PDF Stampa
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ilpiacenza.it, 11 luglio 2015

 

Lo scontro era avvenuto tra un gruppo di detenuti originari dell'Africa e alcuni romeni tutti reclusi nella sezione "protetti", dove viene ospitato chi ha commesso reati a sfondo sessuale. Alla base della resa dei conti c'era la leadership in quella sezione.

Nel febbraio di una anno fa la rissa era scoppiata violenta all'interno del carcere. Una scazzottata per sancire il diritto al "comando" dietro le sbarre. Il 10 luglio, cinque detenuti sono stati condannati dal giudice Elena Stoppini: quattro a tre mesi di reclusione e uno a due. Tutti erano accusati di rissa. Il pm Emilio Pisante aveva chiesto per gli imputati pene tra gli otto mesi e un anno.

Lo scontro era avvenuto tra un gruppo di detenuti originari dell'Africa e alcuni romeni tutti reclusi nella sezione "protetti", dove viene ospitato chi ha commesso reati a sfondo sessuale. Alla base della resa dei conti, secondo quanto emerso dalle indagini, c'era la leadership in quella sezione. A sedare lo scontro erano intervenuti gli agenti della polizia penitenziaria che, al termine, avevano denunciato i partecipanti. Alcuni di loro erano anche finiti in ospedale dove avevano riportato prognosi fino a 10 giorni per contusioni in varie parti del copro.

 
Asti: Sappe; detenuto aggredisce il medico del carcere mentre questi lo stava visitando PDF Stampa
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obiettivonews.it, 11 luglio 2015

 

È quanto accaduto ieri nel carcere di Asti. "Protagonista un detenuto classificato ad Alta Sicurezza, pugliese, appartenente alla criminalità organizzata di stampo mafioso, che ha colpito il medico durante una visita. Il detenuto non era d'accordo col la diagnosi del dottore (!) e si è scagliato contro di lui", spiega il segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe Donato Capece.

"Tempestivo è stato l'intervento dei poliziotti penitenziari in servizio, che l'hanno bloccato ed hanno quindi scongiurato che l'aggressione avesse più gravi conseguenze. Il medico, dopo la spiacevole ed assurda aggressione, ha ripreso regolarmente servizio. A lui va la nostra solidarietà: agli agenti di Polizia Penitenziaria di Asti le nostre felicitazioni per avere risolto rapidamente e nel modo migliore il grave episodio".

Aggiunge Vicente Santilli, segretario regionale Sappe del Piemonte: "Ogni giorno accade qualcosa di negativo nelle carceri piemontesi, sintomo di una costante tensione che meriterebbe una maggiore consapevolezza ed attenzione da parte delle Autorità regionali e nazionali.

Noi, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, saremo sempre in prima linea a rivendicare attenzione e interventi risolutivi per garantire condizioni di lavoro dei Baschi Azzurri tali da garantire la sicurezza e l'ordine. Ma anche la nostra pazienza ha un limite".

 
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