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Napoli: scuola in carcere, detenuti di Secondigliano ragionieri con votazioni superiori al 90 PDF Stampa
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di Marcello Cocchi

 

Corriere del Mezzogiorno, 14 luglio 2015

 

Al carcere di Secondigliano sono stati consegnati i diplomi di Ragioniere-Perito Commerciale a venti alunni detenuti della sezione distaccata dell'Istituto tecnico commerciale "Enrico Caruso", che opera presso la struttura penitenziaria. A conclusione di un percorso di studio superiore, didattico, culturale e formativo di cinque anni, la prima commissione sperimentale, presieduta dal Pietro Nardiello e la XIII Commissione, presieduta dalla Patrizia Assalite, hanno attribuito ai venti neo diplomati votazioni superiori al novanta ed un "cento" al migliore. Un successo storico. Oli alunni hanno inoltre ricevuto dall'Amministrazione penitenziaria l'encomio che simbolicamente vuol sottolineare l'importante tappa dagli stessi meritatamente raggiunta.

Alla manifestazione, organizzala dalla dedizione e dall'impegno costante di Vittorio Delle Donne, dirigente Scolastico dell'Itc "Enrico Caruso" e Antonella Capasso, vicepreside nonché referente della sede distaccata e da Liberato Guerriero, direttore del centro penitenziario di Secondigliano con il Comandante Antimo Cicala ed il Capo Area Orlando Olmo, sono intervenuti i rappresentanti delle Amministrazioni regionali e cittadine nonché Maria Luisa Franzese, direttore Generale dell' Ufficio Scolastico Regionale della Campania. In un momento di sovraffollamento delle carceri, la mancanza di strutture rieducative valide e le carenze del sistema penitenziario gravano sulla dignità umana di coloro che tendono al reinserimento sociale consapevole con la prospettiva di un lavoro adeguato che possa garantire loro dignità. La funzione rieducativa della pena deve valorizzare ogni singola individualità e questa è la finalità da cui non si dovrebbe prescindere.

L'istruzione pertanto, intesa come formazione culturale e come diritto riconosciuto dal punto di vista costituzionale, deve tendere soprattutto ad una riqualificazione umana, culturale, sociale, degli allievi detenuti finalizzata al miglioramento in toto del loro essere. Carmine Antonio Esposito, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, afferma infatti che "cultura significa sempre libertà, cultura significa sempre emancipazione, cultura significa sempre civiltà, ma la cultura negli istituti penitenziari acquista sempre un significato più ampio perché fa conoscere la differenza tra il bene ed il male nonché la funzione della pena e la riqualificazione. Perché quando si getta il seme della cultura, allora, qualcosa nasce". A tale proposito Salvatore Pace prendendo atto di una diversa realtà e della maturazione degli allievi, clic iniziano per curiosità per motivarsi poi con impegno e passione, considera come il percorso scolastico abbia loro restituito rispetto ed amore, prima depotenziali dalla rabbia, sottolineando che essi maturano un amore differente anche rispetto alla consapevolezza dei loro ruoli sociali di fidanzati o mariti o padri... un amore verso ì figli più maturo e purificato. Il diritto all'istruzione superiore pertanto dovrebbe essere garantito a tutti e non solo ad un esiguo numero che riesce a concentrarsi ed applicarsi.

Il direttore Liberato Guerriero auspica che nei prossimi anni si possa avviare anche un corso universitario, confidando in un insegnamento fallo con il cuore da docenti di grande professionalità, come conferma anche Patrizia Assante che, soddisfalla della stupenda esperienza fatta, segnala che, per meglio operare didatticamente in simili strutture, occorrerebbe maggiore elasticità delle procedure ministeriali e di sicurezza e specifica competenza. Per gli allievi - che manifestano gratitudine ai loro insegnanti e particolare simpatia verso le professoresse Francesca Barone, Matilde Merendi e Iolanda Trasacco - come afferma Mauro Sorrentino, "la scuola è stata speranza ed il percorso seguito un insegnamento di vita ed un aiuto per trasformare la negatività in positività".

 
Lecce: studenti modello anche in carcere, detenuto si diploma con il massimo dei voti PDF Stampa
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corrieresalentino.it, 14 luglio 2015

 

Studenti modello anche in carcere. Gli esami sono finiti e tra gioia e delusione i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I ragazzi pensano già a cosa faranno domani, a quale università iscriversi, a progettare il loro futuro. E quale futuro stanno progettando quegli alunni per i quali il diploma di maturità è già una grande conquista? Ci riferiamo a tutti coloro che, adulti negli Istituti Penitenziari, hanno realizzato un sogno: diplomarsi.

A Borgo "San Nicola" quest'anno hanno sostenuto l'esame di maturità due alunni, Cosimo Magrì, 43enne di Taranto e Pietro Liuzzi, 47, di Monteiasi (comune della provincia di Taranto); il primo si è diplomato con 100/100, il secondo con 90/100.

Non è facile infatti nel contesto problematico e difficile come quello di un carcere studiare senza libri e strumenti didattici che facilitano l'acquisizione dei vari contenuti e lo sviluppo di adeguate competenze e abilità. Eppure questi alunni ce l'hanno fatta e meritano un applauso per i sacrifici e la tenacia dimostrata, supportati unicamente dalla loro buona volontà e da una forte motivazione unite alla professionalità e alla instancabile disponibilità dei docenti che li hanno accompagnati nel loro percorso educativo e didattico.

Un percorso finalizzato non solo allo sviluppo delle diverse tematiche disciplinari ma arricchito da un sostegno morale e psicologico continuo. Alla fine del suo colloquio d'esame Magrì ha voluto leggere alla Commissione una lettera che ha commosso tutti: ha ripercorso gli anni scolastici, le difficoltà, la scarsa autostima, la consapevolezza che l'impegno scolastico dal pensiero del male gratuito ricevuto da chi lo aveva fatto entrare in carcere. E ha concluso dicendo che la scuola è finita, il diploma è suo, ma già sente nostalgia del fantastico lato umano che fa miracoli. Una nota amara, però, è che purtroppo quest'anno nel carcere di Lecce il numero delle classi è stato dimezzato con gravi disagi per i detenuti con il sogno di un diploma.

 
Cosenza: domani detenuti-attori in scena con "Amore sbarrato, il sogno continua" PDF Stampa
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notizie.tiscali.it, 14 luglio 2015

 

"Amore sbarrato, il sogno continua". È il titolo dello spettacolo teatrale che andrà in scena al Teatro "Morelli" il prossimo 15 luglio, alle ore 18,00. Si tratta dell'allestimento che arriva a conclusione del laboratorio teatrale che, per il secondo anno consecutivo, l'attore e regista cosentino Adolfo Adamo ha tenuto nella casa circondariale "Sergio Cosmai" di Cosenza con la partecipazione di un gruppo di detenuti.

Il progetto è ancora una volta promosso dall'Amministrazione comunale con la collaborazione della Casa Circondariale di Cosenza, diretta da Filiberto Benevento. "La novità più importante - afferma l'attore Adolfo Adamo che dal mese di gennaio ad oggi ha diretto il laboratorio all"interno del carcere di via Popilia - è data dal fatto che dei dieci attori che saranno in scena mercoledì 15 luglio al "Morelli", otto sono detenuti che per la prima volta hanno partecipato al laboratorio teatrale, mentre gli altri due sono ex detenuti che hanno finito di scontare la pena e che hanno accettato di partecipare ugualmente al progetto. Non era affatto scontato che si rimettessero in gioco. Invece hanno voluto, con mia somma soddisfazione, ripetere l'esperienza dello scorso anno".

Per "Amore sbarrato, il sogno continua" Adolfo Adamo ha scritto una storia ex novo che si pone in continuità con il lavoro dello scorso anno. Il regista ed autore del testo che quest'anno, al contrario di quanto era accaduto al "Rendano" nello spettacolo del giugno 2014, non sarà direttamente impegnato in scena, pur essendo pronto ad intervenire qualora ce ne fosse bisogno, ha immaginato uno sviluppo narrativo che sta a metà tra i "Sei personaggi in cerca d'autore" di pirandelliana memoria e il teatro di William Shakespeare. "In questo nuovo lavoro c'è più teatro e meno laboratorio" - dice ancora Adamo - e spiega che la rappresentazione parte dalla platea con due dei detenuti-attori in veste di spettatori che, man mano che l'azione va avanti, vengono coinvolti sulla scena.

Sarà uno spettacolo multimediale, con l'utilizzo di alcune videoproiezioni cui è affidata, in una sorta di flashback, la sintesi di quanto accaduto sulla scena lo scorso anno ed alla quale fa seguito una riscrittura completamente nuova che attinge a piene mani ad alcune delle personalità più rappresentative del teatro shakespeariano : da Riccardo III a Macbeth ad Amleto. Adolfo Adamo ha immaginato delle similitudini tra la scrittura drammaturgica che di questi personaggi ha fatto Shakespeare e, specularmente, le vite, i destini e la condizione dei detenuti.

"Amore sbarrato, il sogno continua" risulta essere una visual performance nella quale Adolfo Adamo si fa affiancare, per la parte elettronica, tutta campionatura di voci e ricorso alla grafica, da un esperto del settore, Luigi Mazzei. Entusiasta del nuovo progetto l'Assessore al teatro e alla comunicazione di Palazzo dei Bruzi Rosaria Succurro.

"Dopo il successo dell'esperimento dello scorso anno - ha sottolineato la Succurro - non potevamo non dare seguito ad una iniziativa sulla quale l'Amministrazione comunale guidata da Mario Occhiuto ha inteso puntare con decisione, grazie anche e soprattutto alla collaborazione del direttore della Casa circondariale di Cosenza Filiberto Benevento. Siamo certi del fatto che anche in questa nuova occasione, conoscendo la professionalità dell'attore e regista Adolfo Adamo, sono state profuse grandi energie per arrivare all'obiettivo finale che resta quello di accorciare le distanze tra il mondo esterno e l'universo carcerario, promuovendo e favorendo quei percorsi riabilitativi indirizzati verso chi è privato della libertà personale".

 
Benevento: il "fuori programma" di Riverberi, un concerto a sorpresa per i detenuti PDF Stampa
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ntr24.tv, 14 luglio 2015

 

Domani pomeriggio "Riverberi" realizzerà il suo primo, straordinario fuori programma: un concerto a sorpresa per i detenuti della casa circondariale di Benevento. Un progetto ideato e appositamente studiato per l'occasione: Luca Aquino e il chitarrista/cantautore Giacinto Iannace si esibiranno in un omaggio alla musica napoletana, da Pino Daniele a Murolo, alle 15, nella palestra dell'istituto penitenziario.

Un regalo che lo staff di Riverberi e il direttore artistico intendono fare alle persone che stanno pagando il loro debito con la giustizia e che altrimenti non avrebbero la possibilità di assistere agli eventi del festival. "Abbiamo scelto di dare il valore che merita al cantautorato partenopeo - ha spiegato Luca Aquino - spesso relegato in contesti ristretti e capace, invece, di rafforzare l'identità sociale, favorendo solidarietà e coesione in alcune realtà problematiche come quelle del carcere. La speranza è che possa essere una giornata di festa per tutti i detenuti, e che la musica che proporremo in qualche modo possa anche servire ad alleviare la sofferenza per queste torride giornate trascorse all'interno di una cella. Persone che di sicuro fuori hanno qualcuno che aspetta il loro ritorno e che per questo non devono mollare".

Il concerto è frutto della testardaggine di Luca Aquino, che nei mesi scorsi aveva esposto la sua idea al direttore della Casa circondariale Maria Luisa Palma, che aveva accettato entusiasta la proposta e che si è immediatamente attivata affinché l'evento potesse realizzarsi. Ricordiamo che la prima ufficiale di Riverberi è in programma mercoledì 15 alle 21 con la presentazione del disco della Banda del Bukò e il "Solo" del norvegese Hakon Kornstad all'Arco del Sacramento. Tagliandi e abbonamenti sono disponibili sul sito ufficiale riverberi.eu.

 
Padova: se l'amore vive dietro le sbarre, al Due Palazzi nozze religiose di un detenuto PDF Stampa
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di don Marco Pozza

 

Avvenire, 14 luglio 2015

 

La voce ferrosa delle sbarre si scioglie all'allegrezza musicale della marcia nuziale di Mendelssohn. Quasi un ossimoro: la musica e il ferro, lo spartito e i cancelli, la galera e l'amore. Il carcere di Padova come scenario per la celebrazione del matrimonio di un uomo che porta all'altare la sua donna, la mamma dei suoi due figli. Da oggi sua moglie: "Io accolgo te come mia sposa".

Una storia d'amore e d'affetti che poggia le fondamenta in una terra di gesta delittuose e di rammendo dell'umano, di crimini, lutti e rimaneggiamenti. L'amore che subisce i tempi dell'arresto, quel fulmine che sovente fa scivolare un'intera famiglia nella follia. Dopo, tutto ciò che verrà altro non sarà che "la lunga coda di una vita sconvolta e svuotata", come scrisse Solzenicyn in "Arcipelago Gulag".

Come narra la storia dello sposo: "Solo oggi mi rendo conto che gli episodi vissuti sono stati una fortuna per me, senza non sarei mai riuscito a rendermi conto di tutto quello che, toccandomi, diventa speciale". Il cuore della propria donna, il volto dei figli, un sogno condiviso. Il tutto collaudato da quasi tre lustri di notti trascorse nell'angustia di una cella: notti insonni, notti nelle quali non si chiude occhio, notti infami perché popolate di stelle e di saette. Di ricordi e di malcelate nostalgie. Di un passato che non sarà mai così tragico da potersi illudere di reggere i contraccolpi dell' amore: "Fino a qualche anno fa mi sentivo l'ultimo. Mai avrei pensato che un Uomo, vissuto anni fa, potesse cambiare la mia vita. La nostra storia". Eppur il bandito cederà.

Quell'Uomo ha un nome, è una presenza in perpetuo agguato, che s'imbosca per conquistare: "Quest'Uomo mi porta a credere che non sono davvero l'ultimo, ma uno di quegli ultimi che Lui non ha mai abbandonato". Il passato di una storia, in Sua compagnia, non va cestinato: con le pietre di un tempo s'innalzeranno nuove dimore. Il futuro va organizzato, ad oltranza. Il passato e il futuro, nel tempo presente: quello meno adatto per gli uomini, quello preferito dal Cielo. Nonostante i dubbi: "Non sopportavo sentire dire da mia moglie che Gesù ci avrebbe aiutato. Oggi per me questa celebrazione è sacra tanto quanto per lei".

Sacra per tutti loro, il popolo dei galeotti. Seppur uomini d'armi e di rude orgoglio, nulla possono contro la commozione: "Ho scelto questo luogo per il mio matrimonio perché qui sono rinato, ho visto amici rinascere, qui sono piantate le nuove radici di una storia che ci ha fatti incontrare". Certi luoghi sono simboli e simboliche, liturgie e cerimoniali, lacrime e mani in pasta: "Prometto di esserti fedele sempre: nella gioia e nel dolore. Di amarti e di onorarti". Le parole hanno un peso: anche la legge lo sa. L'abito da sposa e il vestito da sposo, le mani strette e l'anello al dito, il Pane e il Vino. Il tutto dirimpetto ai chiavistelli e alle divise, agli agenti e alle guardiole, al ferro e al cemento.

Tutto dentro, tutto assieme, tutto nuovo: "Sai tu ciò che fa sparire questa prigione? - si chiedeva Van Gogh - Amare spalanca la prigione. Chi non riesce, rimane chiuso nella morte. Dove rinasce la simpatia, lì rinasce anche la vita". Per anni il loro amore si è retto su fili fragilissimi: una telefonata, un colloquio, una lettera. Un pensiero notturno, una fotografia in branda, un cimelio della propria donna. Il carcere è separazione e lontananza, privazione e lacerazione: il divieto di transito degli affetti.

Poi, per un giorno, tutto questo scompare, vien quasi messo in ridicolo. Sono i giorni dell'amore folle e bambino, dell'amore nuziale: "L'uomo e la donna che si amano. Questo è il capolavoro" (papa Francesco). Aggrappati a quella vecchia anticaglia che gli uomini chiamano "cuore" e che, unico, riesce laddove anche la legge fallisce. Sono i giorni in cui credere nella Risurrezione dei morti è dogma di fede; credere in quella dei vivi è uno spettacolo, immenso quanto il mare da contemplare. Fine delle promesse: "Che la grazia di questo giorno si estenda a tutta la loro vita". Inizio di un nuovo vivere, dai bassifondi luridi della galera: perché la grazia di questo giorno si estenda per tutta la vita. Per tutte le vite di quaggiù.

 
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