Domenica 08 Dicembre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Immigrazione: Monsignor Sorondo "bambini a fine viaggio detenuti come criminali" PDF Stampa
Condividi

Adnkronos, 26 maggio 2015

 

Cancelliere della Pontificia Accademia, molti minori non accompagnati vittime di tratta. "Molti bambini vittima di tratta sono minori non accompagnati, alcuni dei quali perdono la vita nel processo migratorio, spesso tenuti in condizioni disumane ancor prima di avere il permesso di partire, mentre altri, appena giunti a destinazione dopo un viaggio estenuante segnato da paura e insicurezza, sono detenuti alla stregua dei criminali".

A dirlo è monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali durante il convegno "Bambini non accompagnati, scomparsi, sfruttati: il dramma silenzioso", organizzato da Telefono Azzurro, oggi a Palazzo Ferrajoli di Roma.

"Con la globalizzazione dell'indifferenza, mossa dal solo profitto, sono aumentati i modi in cui i bambini sono vittimizzati: questi includono vendita di organi, avviamento alla prostituzione e alla pornografia, narcotraffico, elemosina forzata, adozioni transfrontaliere irregolari, matrimoni forzati, reclutamento di bambini soldati, schiavitù da parte di gruppi terroristici, e lavoro forzato", spiega mons. Sanchez Sorondo che alla luce dei dati drammatici snocciolati durante il convegno (tra le vittime di tratta circa il 15% è rappresentato da bambini) parla "di una nuova strage degli innocenti, che avviene nel mondo globalizzato davanti ai nostri occhi anche se, molte volte, non la vogliamo vedere".

 
Immigrazione: "Ma mai nessuno che se la stupri"; insultò la Kyenge, condanna a 13 mesi PDF Stampa
Condividi

di Cristina Genesin

 

Il Mattino di Padova, 26 maggio 2015

 

Sentenza definitiva della Cassazione per le offese alla Kyenge. Il difensore: "Ricorreremo alla Corte Europea". Condanna confermata nel terzo e ultimo grado di giudizio per Dolores Valandro, di Padova, l'ex consigliera circoscrizionale per la Lega nel consiglio dell'Arcella che il 13 giugno 2013, riferendosi all'allora ministro dell'Integrazione in quota Pd Cecilia Kyenge, aveva postato la frase: "Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato?".

I giudici della Suprema Corte hanno inflitto a Valandro 13 mesi di carcere (pena sospesa) con divieto di partecipare a comizi per tre anni, come stabilito in primo grado dal tribunale di Padova e poi in appello dai giudici di Venezia. L'accusa contestata? Istigazione a commettere atti di violenza sessuale per motivi razziali. Il difensore, Massimiliano Nicolai di Ravenna, che aveva impugnato la pronuncia sostenendo l'insussistenza dei motivi razziali, ha annunciato: "La signora Valandro, per avere giustizia, ricorrerà alla Corte Europea di Strasburgo".

Il post scioccante era stato pubblicato a commento di una notizia condivisa da Valandro sull'aggressione attribuita a un immigrato dì origine africana. Coro di applausi. E coro dì proteste indignate con apertura di un'inchiesta da parte della procura di Padova. Subito Dolores Valandro, già sospesa dal partito perché a Pontida aveva contestato Maroni, venne cacciata dal Carroccio su decisione della direzione veneta.

Del resto il governatore della Regione, Luca Zaia, aveva così commentato la vicenda: "Chieda scusa chi con un post vergognoso ha insultato anche i veneti e una regione dove l'integrazione funziona e rappresenta un modello a livello nazionale. Si tratta di un episodio che condanno senza se e senza ma...".

Indagine chiusa a tempo di record e processo per direttissima davanti al tribunale collegiale. Valandro, in lacrime, si era difesa recitando il mea culpa per la "frase infelice": "Sono mamma e donna, non era mia intenzione insultare un'altra donna... Mi e però passato davanti agli occhi un episodio accaduto a mia figlia, molestata da un diversamente italiano. Mela sono presa con il ministro Kyenge perché non ha mai detto una sola parola a sostegno delle vittime di violenza.

È stato un atto impulsivo". L'avvocato Nicolai aveva ribadito in aula: "Il razzismo non c'entra. Non ho mai contestato la carica offensiva della frase nei confronti del ministro, che ha il mio rispetto. C'è stata solo una diffamazione". Niente da fare, condanna in primo grado inevitabile confermata in appello il 17 aprile 2014. Ieri la Cassazione. Ora la speranza è di Valandro è rivolta alla Corte Europea per i diritti dell'uomo.

 
Stati Uniti: troppi errori e abusi, negli States cresce il fastidio per le esecuzioni capitali PDF Stampa
Condividi

di Domenico Letizia

 

Il Garantista, 26 maggio 2015

 

Negli Stati Uniti è in corso un dibattito dalle dimensioni storiche che pone al centro l'attenzione sulla giustizia, il rispetto della dignità umana, la certezza del diritto e la pena di morte. Gli Stati Uniti uccidono legalmente 40 assassini l'anno, ma ne lasciano completamente liberi 5000. L'Organizzazione Nessuno Tocchi Caino rende noto la creazione di un nuovo sito internet "murderdata.org", che monitora di anno in anno i casi di omicidio non risolti che hanno luogo nel paese. Dal 1980 al 2012 sono almeno 211mila i casi di omicidio non risolti. A metà degli anni 60 veniva risolto circa il 90% dei casi.

L'ultimo dato ufficiale, risalente all'intero anno 2013, calcola che in tutta la federazione Usa sono stati commessi 14103 omicidi e sono giunti a soluzione 8614 casi; i casi non risolti sono il 39%. Il sito internet murderdata.org si basa su statistiche ufficiali fornite dall'Fbi, integrando tali dati con altri rilievi che stimano l'esistenza di almeno 21mila omicidi non conteggiati, nel periodo dal 1980 al 2012, dal Fbi.

Gli "omicidi non conteggiati" sono stati ricavati grazie ad un'azione di "diritto alla conoscenza" ricorrendo alla possibilità dell'accesso agli atti e a una estensiva rassegna stampa sui casi di cronaca nera. Dall'analisi di tali fenomeni criminali, i significativi cambiamenti che vengono registrati sono la diminuzione degli omicidi in ambito familiare e un considerevole aumento degli omicidi legati al crimine organizzato, soprattutto nel mondo dello spaccio e della vendita di sostanze stupefacenti.

Gli esperti stanno registrando un incremento della diffidenza da parte della popolazione nei confronti della giustizia e, nello specifico, nei confronti delle forze dell'ordine. All'interno della comunità afro-americana vi è meno disponibilità a collaborare con la polizia e al tempo stesso viene registrato un impegno minore da parte della polizia quando le vittime sono di colore o provenienti dai quartieri degradati. Il tasso di omicidi di persone di colore irrisolti è intorno al 35% a differenza del 28% quando le vittime sono bianche.

In alcune zone del paese, rende noto l'organizzazione non governativa radicale Nessuno Tocchi Caino analizzando il lavoro degli esperti, è proprio la classe politica a trascurare un lavoro capillare sul crimine, preferendo concentrare l'attenzione su casi di particolare richiamo massmediatico, al centro dei dibattiti e dei talk show televisivi. Non va ignorato che le indagini per omicidio sono accompagnate da un elevato costo economico per i contribuenti che spesso richiedono il lavoro di numerosi agenti delle forze dell'ordine su un singolo caso.

Nei casi di omicidio, spesso, non si riesce a trovare qualcuno disposto alla collaborazione, bloccando subito le indagini. La raccolta e l'analisi di tali dibattiti innesca una intensa discussione anche sulla pena di morte. Si chiedono cambiamenti di spesa, riforme economiche, risparmiando sui costi di operazione ed eseguimento della pena capitale e destinandoli alla soluzione dei casi irrisolti.

Alcuni casi mediatici stanno acquisendo particolare attenzione da parte dell'attenzione pubblica. Mark Scott Tharnton, oggi quarantenne, ha trascorso gli ultimi venti anni nel braccio della morte, dopo l'omicidio di una donna della California. Tharnton è stato condannato a morte nel 1995. Il figlio della vittima Clifford ÒSullivan aveva solo sei anni quando è comparso in tribunale contro l'assassino di sua madre. Allora chiese la pena capitale per l'assassinio della madre. Recentemente ha dichiarato pubblicamente di aver cambiato idea, sostenendo che la pena di morte intensifica il dolore dei parenti e delle vittime e che è profondamente errato sostenere che la pena di morte aiuti "a superare" il dolore.

"Non guarisci dal dolore", ha dichiarato ÒSullivan. "I processi durano anni, e si prolungano in maniera tortuosa, e questo per me, e per molte altre vittime, non aiuta". Con tale decisa convinzione, ÒSullivan decise di scrivere all'assassino della madre per chiedergli se potevano incontrarsi. Lo scorso settembre, ventidue anni dopo la morte della madre, ÒSullivan ha preso un aereo per la California. I due uomini hanno parlato per 5 ore. "E stato il più grande regalo che potesse farmi" ha detto ÒSullivan.

Quando ÒSullivan ha detto a Thornton che non pensava più che dovesse essere ucciso, è restato sorpreso dalla risposta dell'assassino. Invece di parlare del suo proprio futuro, Thornton ha voluto tornare indietro nei ricordi e cercare una pacificazione su quello che aveva fatto tanti anni prima. "Cerchiamo di essere sicuri che i prossimi 20 anni non siano un riflesso di quello che sono stati i 20 anni passati. Troviamo un senso a tutto questo, per il tuo bene, per il mio bene, per il bene di tua madre", ha detto Thornton. Tali eventi, caratterizzati anche da un forte impatto mediatico, stanno mutando la mentalità e la percezione degli avvenimenti criminali da parte della popolazione. Il 20 maggio 2015, il parlamento del Nebraska ha approvato l'abolizione della pena di morte.

Probabilmente il Nebraska diverrà il primo stato a maggioranza repubblicana, in epoca contemporanea, ad abolire la pena di morte. I repubblicani che si sono uniti alle decisioni della minoranza democratica hanno motivato il loro voto e la loro scelta rispetto alle posizioni tradizionali dal partito con motivazioni economiche, religiose e per la nulla efficacia preventiva del sistema penale capitale. L'eroe del ddl legislativo è il senatore Ernie Chambers, 79 anni, nero, in parlamento dal 1973.

Ha presentato la proposta di legge abolizionista ogni anno, un ddl che, per motivi procedurali, viene messo ai voti di solito ogni due anni. Nel 2014 il ddl venne presentato ma non portato al voto, mentre nel 2013 il ddl passò 7-0 in Commissione ma entrò in stallo nella fase successiva a seguito di una procedura di ostruzionismo.

La volta che Chambers è andato più vicino al successo è stata nel 1979, quando la legge venne approvata 26-22, ma l'allora governatore Charley Thone pose il veto. "L'abolizione della pena di morte in Nebraska ha un grande valore politico oltre che giuridico e umanitario, perché il Nebraska è il primo Stato americano a maggioranza repubblicana ad abolire la pena di morte in epoca moderna", ha dichiarato il segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D'Elia dopo il voto massiccio del parlamento unicamerale del Nebraska.

Questa abolizione è la riprova di un sempre più diffuso fastidio in America nei confronti di una pratica crudele e inusuale che accomuna la più antica democrazia occidentale ai peggiori Paesi illiberali ed esecuzionisti, quali Cina Iran, Iraq e in Europa la Bielorussia. Nel paese un vivace dibattito è in corso, il Nebraska si aggiungerà agli altri 19 stati statunitensi abolizionisti, senza contare quelli come Oregon, Colorado, Washington e Pennsylvania, che hanno sospeso le esecuzioni a causa degli evidenti difetti che connotano il sistema capitale e le continue problematiche legate all'utilizzo dei farmici adoperati per le iniezioni letali.

 
Brasile: rivolta nel penitenziario di Feira de Santata, 9 persone morte di cui 1 decapitata PDF Stampa
Condividi

Ansa, 26 maggio 2015

 

Nove persone sono morte, di cui una decapitata, nel corso di un ammutinamento in un carcere brasiliano. "Dopo 18 ore di trattative l'ammutinamento è cessato", ha riferito un portavoce della polizia dal penitenziario di Feira de Santata, a circa 100 da Salvador de Bahia, precisando che sono stati rilasciati 70 ostaggi. Durante la rivolta, scattata mentre erano in corso le visite dei familiari, i detenuti hanno ucciso 8 carcerati mentre uno è morto in seguito alle ferite riportate.

I prigionieri hanno preso in ostaggio i visitatori chiedendo di poter parlare delle loro condizioni con i rappresentanti dell'associazione dei diritti umani. Il direttore del carcere, Cleriston Leite, ha detto invece che si è trattato di una disputa tra fazioni rivali. Le associazioni per i diritti umani hanno più volte denunciato le condizioni delle prigioni brasiliane definendole "medievali".

 
Egitto: il regime militare egiziano che somiglia sempre più a una dittatura sudamericana PDF Stampa
Condividi

di Giuseppe Acconcia

 

Il Manifesto, 26 maggio 2015

 

Desaparecidos, pene di morte generalizzate e torture. Come non bastasse, secondo la Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh) nel paese di Abdel Fattah al-Sisi si fa un uso sistematico dello stupro su donne, bambini e uomini oltre i confini delle stazioni di polizia e delle carceri. I famigerati poliziotti egiziani, conosciuti per le loro pratiche sommarie, sono tornati ad assaltare, violentare con oggetti contundenti, effettuare test della verginità, elettroshock agli organi genitali con più violenza di prima gente per strada e nelle università.

Nel report dal titolo "Smascherare l'ipocrisia dello Stato: la violenza sessuale delle forze di sicurezza in Egitto", si aggiunge che lo scopo di queste molestie di massa è uno solo: eliminare le proteste di piazza. Secondo il think tank, in particolare per una donna è semplice finire nell'inferno di queste pratiche aberranti perché i poliziotti, sempre più potenti dopo il colpo di stato militare del 2013, considerano la tortura come un loro dovere.

I documenti presentati dal Fidh includono una lunga serie di testimonianze di donne che raccontano come sono state bastonate fino al punto di non poter rimanere in piedi prima di essere violentate nonostante ormai vomitassero sangue.

Alcuni bambini della prigione di el-Eqabiya avrebbero ammesso che "non essere stati violentati è l'eccezione". Ma sono i prigionieri politici, in particolare gli uomini sospettati di avere informazioni riservate, a soffrire prima di tutti delle angherie dei poliziotti. Amnesty International ha riferito di casi di violenze con bastoni bollenti ed elettroshock ai genitali o minacce di violenze a membri della famiglia contro le centinaia di attivisti egiziani di ogni schieramento politico in prigione.

Le violenze vengono perpetrate indiscriminatamente ai checkpoint, nei metro, agli ingressi delle università, negli ospedali, in impianti sportivi e all'interno delle case. Il report dimostra che con l'ascesa al potere di al-Sisi le violenze contro le donne sono aumentate anziché diminuire. Proprio lui, l'uomo dei test della verginità dell'8 marzo 2011 contro 17 manifestanti in piazza Tahrir, nonostante i proclami e le accuse strumentali contro i Fratelli musulmani, ha trasformato una pratica in passato rara in abuso sistematico. Nelle ore seguenti alle manifestazioni di massa in Egitto, centinaia sono state le donne molestate pubblicamente. Molte ong hanno puntato il dito contro polizia, militari e islamisti tutti impegnati a fermare le contestazioni.

I primi a subire torture e violenze sono i Fratelli musulmani e l'ex presidente Mohamed Morsi che rischia di vedere da un momento all'altro eseguita la condanna a morte a suo carico. Secondo la stampa vicina agli islamisti, il leader dei Fratelli musulmani potrebbe presto essere estradato in Turchia, su questa evenienza sarebbero in corso colloqui tra il presidente al-Sisi e il suo omologo turco Recep Tayyp Erdogan, uno dei più duri critici del golpe del 2013. I rischi per gli islamisti sono ancora più gravi dopo il golpe giudiziario dell'ex capo del club dei giudici, l'anti-Fratelli musulmani, Ahmed al-Zend, che ha scalato i vertici della magistratura egiziana, come ha fatto al-Sisi nell'esercito, per diventare il nuovo ministro della Giustizia.

Subito dopo la sua nomina, la scorsa settimana sei giovani islamisti sono stati impiccati dopo essere stati condannati a morte per aver partecipato ad azioni eversive nel Sinai dove operano i jihadisti di Beit al-Mekdisi. Alcuni di loro erano minorenni o si trovavano già in prigione quando il reato è stato commesso. Dopo l'esecuzione la Corte amministrativa del Cairo ha chiesto di fermare l'esecuzione dei sei ma la condanna era stata già eseguita.

 
<< Inizio < Prec. 8851 8852 8853 8854 8855 8856 8857 8858 8859 8860 Succ. > Fine >>

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it