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Giustizia: l'ex Ministro Galan "ma per me Zanda non disse: pensateci bene" PDF Stampa
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intervista a cura di Paolo Berizzi

 

La Repubblica, 2 agosto 2015

 

Giancarlo Galan, contento per il salvataggio di Azzollini?

"Certo. Un uomo libero in più. E un detenuto in meno nel vergognoso carcere preventivo. Io ne so qualcosa".

 

Aspetti. Perché Azzollini si? Opportunismo?

"Non guardo agli equilibri politici. Se non sei socialmente pericoloso e non hai commesso fatti di sangue è assurdo che il Parlamento ti spedisca in carcere prima di una sentenza. Il garantismo deve, dovrebbe, valere per tutti".

 

Renzi dice: il Parlamento non è il passacarte delle procure. È d'accordo?

"Bene. Peccato che, nel mio caso, sia andata diversamente. Mi hanno impallinato per calcolo e accanimento. Avevo una trombosi venale, non ho potuto nemmeno spiegare in aula le mie ragioni".

 

Cosa è cambiato da allora? Perché oggi l'aula è più garantista?

"Non so. So che Zanda - che sul Mose la sapeva lunga, visto che è stato presidente - si è ben guardato dal chiedere ai deputati di leggersi le carte. E il presidente della giunta, Rabino, ha detto: "Il caso Galan è politico". Più chiaro di così".

 

È anche chiaro che lei ha patteggiato 2 anni e 10 mesi per corruzione, è accusato di avere preso 6 milioni di tangenti e deve restituire 2,6 milioni alla collettività.

"Se fossi stato ai domiciliari (come è ora, ndr) non avrei patteggiato. Il carcere è usato come forma di pressione. Non sono stato interrogato né processato. Perché io dentro e altri no?".

 

Risponda lei.

"Il mio arresto faceva comodo a tanti. Il Mose non è una vicenda mia personale. Qualcuno si è messo in tasca 1,2 miliardi di euro".

 

Qualcuno chi?

"Non faccio il magistrato. Ma molti non sono stati nemmeno sfiorati dalle indagini".

 

Anche Forza Italia, il suo partito, l'ha mollata?

"Di certo non mi ha aiutato. Esiste il garantismo a corrente alternata".

È vero che l'aula vota per calcolo e mai sul merito?

"Sì. È una porcheria. Come l'ipocrisia sul finanziamento alla politica, ma lasciamo stare...".

 

Con Renzi al governo pensa sarebbe andata diversamente la sua storia?

"Non ho idea, non ci penso".

 

Si interessa ancora alla politica?

"Zero. Sono schifato per sempre".

 

Le ultime elezioni in Veneto l'hanno appassionata?

"Come la riproduzione delle zanzare dell'Oltrepo' Pavese".

 
Palermo: l'odissea di Desirè, nata da tredici giorni, malata e in cella al Pagliarelli PDF Stampa
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di Romina Marceca

 

La Repubblica, 2 agosto 2015

 

A quindici giorni ha già cambiato tre carceri. È la storia di Desirè, baby detenuta del Pagliarelli, figlia di una rapinatrice che ha evaso gli arresti domiciliari. Desirè è la bambina più piccola mai accolta al Pagliarelli, dove la cella è stata trasformata in una nursery con fasciatoio, bagnetto, culla.

Desiré è nata sedici giorni fa e ha già cambiato tre carceri. Il primo, quando era ancora in pancia, è stato quello di Trapani. Il 15 luglio è nata in ospedale ed è stata subito trasferita ad Agrigento, dove è arrivata ad appena tre giorni di vita, avvolta in un lenzuolino bianco in braccio alla sua mamma. Desirè è figlia di Mirella, una rapinatrice che per tre volte ha violato gli arresti domiciliari. Per questo è finita in carcere col pancione e non ne è più uscita, se non il giorno in cui ha dato alla luce la sua bambina.

E così Desirè è diventata una baby detenuta senza conoscere il mondo oltre le sbarre. O meglio, è rimasta ricoverata per una settimana all'ospedale dei Bambini per una cisti alla gola che le è stata scoperta alla nascita e che al più presto dovrà essere asportata. Poi, giovedì, dopo le dimissioni, ha fatto il suo ingresso al carcere Pagliarelli dove è stata trasferita la sua mamma proprio perché a Palermo c'è un ospedale più attrezzato per seguire la patologia di Desirè.

Il penitenziario Pagliarelli non si è fatto trovare impreparato cercando di dotare di tutti i comfort la cella destinata a Mirela e alla sua bambina. Una stanza di poco più di dieci metri quadrati nella sezione femminile del carcere è stata trasformata in una vera e propria nursery. Culla, fasciatoio, bagnetto, lenzuolini rosa, biberon, ciucci e peluche. Tutto per Desirè, accolta dal personale penitenziario come un dono.

"Non abbiamo mai avuto una bambina così piccola in carcere - dice la direttrice Francesca Vazzana - e seguiamo Desirè con grande attenzione. È l'unica bambina al momento in carcere". La mamma gode di qualche ora d'aria in più per poter portare in passeggino Desirè fuori dalla cella. Unica sofferenza condivisa dalla neonata con gli altri detenuti è quello del caldo. Le prigioni non sono dotate di condizionatori. "Abbiamo messo un ventilatore in cella", spiega la vicedirettrice Giovanna Re. Di certo Desirè è la mascotte della sezione femminile. Le altre detenute offrono grande solidarietà per la neonata che di notte piange quando è l'ora della poppata. Di giorno Desirè dorme nella culla sistemata nella cella e adesso sta partendo una raccolta tra i dipendenti del penitenziario per portare alla piccola vestitini e sonaglini.

"Cerchiamo sempre di fare in modo che i figli delle detenute rimangano il meno possibile tra le mura delle carceri - dice la direttrice Vazzana - ma in questo caso si tratta di una neonata che non può essere separata dalla sua mamma". Mirella non può lasciare il carcere per i suoi precedenti e dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è anche arrivato il "no" al trasferimento di Desirè e della sua mamma in un Icam, una struttura penitenziaria più simile alle case famiglia. La Sicilia, oltretutto, è l'unica regione senza questo tipo di residenze. "Speriamo di realizzare a fine anno un Icam anche in Sicilia - spiega Maurizio Veneziano, provveditore delle carceri siciliane - seguendo l'indirizzo dato dal ministro della giustizia".

Intanto, Desirè è monitorata 24 ore su 24 dai sanitari all'interno del Pagliarelli. E tra una poppata e un pianto, Desirè guarda al futuro dalla finestrella della sua cella cullata dalle braccia della mamma.

 
Roma: non rientra a Regina Coeli dopo il permesso di lavoro esterno, detenuto ricercato PDF Stampa
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Adnkronos, 2 agosto 2015

 

Sono in corso le ricerche di un detenuto straniero che non ha fatto rientro a Regina Coeli dopo essersi recato al lavoro all'esterno del carcere. A darne notizia è il segretario generale aggiunto Cisl Fns Massimo Costantino. Il detenuto, che era in carcere per concorso in rapina, spiega il sindacalista, "da quanto appreso doveva far rientro in carcere alle 18.30 di ieri ma ad ora non è ancora rientrano. Dopo 12 ore scatta il reato di evasione".

"Sono in corso le ricerche da parte della Polizia Penitenziaria - prosegue - Personale di polizia penitenziaria, anche liberi dal lavoro, che come sempre in questi casi e non solo espletano il loro lavoro con senso di abnegazione e spirito del corpo affinché sia rintracciato il detenuto. Purtroppo fatti del genere non possono essere evitati, essendo gli stessi al lavoro al di fuori del carcere".

 
Torino: detenuto tenta la fuga dai passeggi del carcere "Lorusso e Cutugno", fermato PDF Stampa
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torinotoday.it, 2 agosto 2015

 

Ha tentato di evadere dal carcere di Torino ma è stato fermato in tempo dalla Polizia Penitenziaria. È accaduto ieri pomeriggio, attorno alle 16.30, nel carcere Lorusso Cotugno, protagonista un detenuto italiano. Un detenuto italiano di 20 anni, in carcere per reati di droga presso la V° sezione del padiglione A, durante l'ora d'aria ha scavalcato il muro dei passeggi ma è stato prontamente bloccato dal personale operante. Un sovrintendente, nel fermare la fuga del detenuto, ha riportato comunque contusioni al braccio.

"Avevamo denunciato nelle scorse settimane che il numero degli eventi critici accaduti nei penitenziari piemontesi e in quello di Torino in particolare è costante - ha dichiarato Vincente Santilli, segretario regionale del Sappe del Piemonte. E la clamorosa tentata evasione sventata in tempo dalla Polizia Penitenziaria ne è la conferma più evidente".

 
Avellino: Sappe; detenuto rientra in carcere con tre ovuli di eroina nello stomaco PDF Stampa
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di Giovanni Cosmo

 

Roma, 2 agosto 2015

 

Sta scontando una condanna proprio per spaccio di stupefacenti e negli ultimi tempi usufruiva di permessi premio perché aveva scontato gran parte della condanna e anche perché aveva manifestato una buona condotta. E proprio al rientro di uno dei permessi, l'altro giorno, aveva pensato di rifornirsi di un po' di "roba" da spacciare e da usare eventualmente per se stesso.

Solo che non aveva fatto i conti con il "fiuto" degli agenti della polizia penitenziaria del carcere irpino. Così, complice anche il grande stato di malessere fisico che il detenuto aveva manifestato al rientro in carcere, gli agenti hanno scoperto che Vincenzo Sorrentino, pluripregiudicato 40enne di San Giovanni a Teduccio, aveva tre ovuli di eroina nello stomaco. Droga che se si fosse riversata nello stomaco avrebbe potuto ucciderlo. Così per lui sono scattate le manette e ora la sua posizione giudiziaria si è ulteriormente aggravata. Dopo il processo, verosimilmente, dovrà restare in carcere per un altro lungo periodo di tempo. L'allarme è scattato giovedì pomeriggio, quando Sorrentino è rientrato in carcere, spiega Emilio Fattorello, segretario regionale del Sappe. L'uomo, detenuto da alcuni anni nel penitenziario del Tricolle, camminava a stento, era piegato sullo stomaco ed appariva alquanto debilitato.

Al controllo del metal detector, poi, gli agenti hanno notato della carta stagnola ed hanno capito che c'era qualcosa che decisamente non andava. Da qui la decisione di piantonarlo attraverso una sorveglianza a vista, in una cella priva di bagno, e di sottoporlo in seguito ad una radiografia in ospedale. Il giorno dopo l'esame ai raggi x ha dato esito positivo e dopo la defecazione e il sequestro della sostanza stupefacente sono state avviate le relative indagini e sono stati adottati i dovuti provvedimenti. Non è la prima volta che gli agenti della polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Ariano Irpino sventa tentativi di intrusione di droga in carcere sia da parte di detenuti che dei loro parenti. Per questo motivo la sorveglianza è diventata molto più stretta. Ma il penitenziario irpino negli ultimi giorni è stato al centro della cronaca anche per una violenta protesta inscenata da tre detenuti, due pugliesi e un napoletano, che avevano anche aggrediti gli agenti della Penitenziaria. Complici il caldo e la mancanza di acqua per guasto alle condotte idriche, i tre pretendevano di accompagnare in infermeria un loro compagno che, a suo dire, si era sentito male in cella.

 
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