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Brescia: arriva il carcere in project financing, pool di aziende pronto a realizzarlo PDF Stampa
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di Pietro Gorlani e Alessandra Troncara

 

Corriere della Sera, 3 luglio 2015

 

Il modello è l'iter seguito da Bolzano. Bazoli: "Dal ministero c'è già un primo sì". Brescia potrebbe avere presto un nuovo carcere, realizzato a nord di Verziano da imprese bresciane, con il sistema del project financing. Il pool di professionisti è disposto ad acquistare l'area e a realizzare l'edificio, "guadagnando" poi dalla gestione ventennale dei principali servizi.

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Giustizia: Massimo Bossetti? lo hanno già condannato, ma per la Costituzione è innocente PDF Stampa
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di Angela Azzaro

 

Il Garantista, 3 luglio 2015

 

L'Italia il 17 giugno di un anno fa si è divisa in due: da una parte chi ha goduto nel vedere le manette ai polsi di Massimo Bossetti, un'altra - piccola, minuscola - che ha lanciato un urlo di orrore: un presunto assassino dato in pasto alla pubblica gogna con l'avvallo del ministro dell'Interno. Angelino Alfano, infatti, forse forzando anche il volere della procura di Bergamo, disse con gioia: "Abbiamo preso l'assassino di Yara".

È per questa ragione che il processo, che prende il via oggi contro Bossetti, nasce sotto una cattiva stella. La cattiva stella di chi, fin dal primo momento, ha deciso che lui fosse l'assassino, senza presunzione di innocenza, senza nessun rispetto per lo Stato di diritto. Da quel momento in poi, niente è più stato come doveva essere. La vita di Bossetti è stata racchiusa in quelle manette: manette di condanna, manette che hanno esposto la sua vita nella pubblica piazza. I media, in questi dodici mesi, non hanno risparmiato quasi nessuno o quasi nulla della sua sfera privata, travolgendo la moglie, i figli, la madre, la sorella, la quale - non dimentichiamolo - è finita diverse volte in ospedale perché presa di mira da orde giustizialiste.

Sarà difficile corregge il tiro, trovare quella serenità e obiettività che il giudice deve avere per affrontare un caso così complesso. Gli occhi dell'Italia che esultano per le manette sono lì che aspettano di vedere Bossetti crollare, di vedere la sua esistenza fatta a pezzettini. Ma c'è anche quell'altra Italia, quella che ha lanciato un urlo di orrore. E una parte piccola, minoritaria, che però esiste e che deve vigilare perché il processo si svolga nel migliore dei modi. È l'Italia che non si vuole sostituirsi ai giudici, ma che pretende che tutto venga fatto secondo giustizia. Oggi, la sfida, che si combatte è anche questa. Quella per un giusto processo nei confronti di Bossetti e in generale per una giustizia che non rinneghi i suoi principi fondamentali. Si è innocenti fino al terzo grado di giudizio. Non se ne dimentichi la pubblica accusa, non lo dimentichi l'opinione pubblica, non lo dimentichino i giornalisti.

Ps. Ci piacerebbe che almeno questa volta l'Ordine dei giornalisti vigilasse sul rispetto del codice deontologico da parte dei suoi iscritti.

 
Giustizia: ferie dei magistrati; toghe contro Renzi, si è tenuta ieri la prima udienza al Tar PDF Stampa
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di Giovanni Maria Jacobazzi

 

Il Garantista, 3 luglio 2015

 

Si è tenuta ieri presso il Tar del Lazio la discussione del ricorso, presentato da Autonomia & Indipendenza, nei confronti del decreto del ministro della Giustizia relativo alla disciplina delle ferie dei magistrati. Il nodo del contendere è il riconoscimento a mantenere il diritto ad usufruire di 45 giorni di ferie annuali, ridotti a 30 da Matteo Renzi giusto un anno fa.

Le ferie delle toghe, oltre ad essere troppe, per il Premier erano la causa principale dei ritardi e delle inefficienze dell'italica giustizia. Ma il tema è stato particolarmente sentito fra i magistrati. L'argomento ha infatti scatenato in questi mesi accese discussioni all'interno del Csm e dell'Anni. Tant'è che una circolare del Csm ad aprile pareva suggerire che il sabato non andasse conteggiato tra i giorni in cui chiedere ferie.

Ma la spaccatura fra i consiglieri laici e i togati ha impedito di mettere nero su bianco questo passaggio. Ed è qui che si è creato il caos, con diseguaglianze all'interno di ciascuna Corte d'Appello. Magistrati di uguale livello finiscono con avere più o meno giorni di ferie a seconda che il rispettivo presidente decida che vada conteggiata la settimana di 5 o di 6 giorni. Ma addirittura succede che ci siano magistrati a cui vengono conteggiati 30 giorni annui e altri 45: sempre a seconda di quello che ha deciso il loro capo.

Questo perché la norma sul taglio delle ferie sembra, come è stato spesso detto, riferirsi solo a quelli fuori ruolo e non a quelli in servizio. Sull'età in cui i magistrati dovevano andare in pensione, sappiamo come è andata a finire: venerdì scorso, con un decreto il Governo è tornato sui suoi passi, concedendo per il momento una proroga di un anno. Vediamo quale sarà il destino del taglio delle ferie. Certo, se il Tar dovesse dare ragione alle toghe sarebbe un smacco non da poco per Matteo Renzi. Proprio lui che i Tar voleva abolirli.

 
Giustizia: caso De Luca, il Tribunale civile "sospende la sospensiva" della legge Severino PDF Stampa
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di Nino Femiani

 

Corriere del Mezzogiorno, 3 luglio 2015

 

Il giudice civile accoglie il ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati del presidente della Regione. Che ora può dare il via alla legislatura. Accolto il ricorso di urgenza presentato da Vincenzo De Luca. Il tribunale civile di Napoli, presidente Gabriele Cioffi, ha "sospeso la sospensiva" della legge Severino scattata dopo il decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Ora il nuovo governatore può insediarsi, partecipare alle sedute del Consiglio regionale e, soprattutto, nominare la giunta campana.

Al giudice Gabriele Cioffi della prima sezione civile, la stessa che si è occupata del "caso de Magistris", sono bastate 48 ore di lavoro per esaminare il "ricorso d'urgenza" presentato dai legali del presidente eletto che chiedevano la sospensione degli effetti della Severino. La decisione non ha quindi tardato e ora la legislatura regionale può iniziare.

La decisione da parte di Cioffi ha accolto il provvedimento d'urgenza ex art. 700. Il Tribunale partenopeo ha anche fissato per il 17 luglio l'udienza collegiale per la conferma, la modifica o la revoca del provvedimento di sospensione. Per quanto riguarda il "merito", dunque il ricorso avverso e per l'annullamento del Decreto del Presidente del Consiglio che i legali hanno presentato lunedì mattina, la data è stata fissata per il 20 novembre.

Ecco la nota scritta dal presidente del tribunale Ettore Ferrara: "Con riferimento al ricorso ex articolo 700 del Codice di procedura civile promosso in via d'urgenza dal neo eletto governatore della Campania, Vincenzo De Luca, per la sospensiva del Decreto del presidente del consiglio dei ministri che ha disposto la sospensione del medesimo dalla indicata carica, come già avvenuto in precedente analoga circostanza (relativa al caso de Magistris, ndr) atteso l'evidente rilievo mediatico assunto in questi giorni dalla questione e l'interesse pubblico sotteso comunico che con decreto "inaudita altera parte" depositato oggi dal presidente della sezione competente a provvedere, il Tribunale ha sospeso provvisoriamente l'efficacia del provvedimento fissando per il giorno 17 luglio l'udienza dinanzi al Collegio per la comparizione delle parti e per la conferma, la modifica o la revoca del decreto stesso".

"Siamo estremamente soddisfatti sia per il risultato favorevole che premia il successo democratico di Vincenzo De Luca, sia per i tempi celeri della giustizia ordinaria a fronte del riconoscimento della illegittimità della legge Severino". A dirlo è l'avvocato Lorenzo Lentini, legale del governatore. "È stata dimostrata - insiste - la fondatezza delle questioni di legittimità costituzionale della legge Severino. De Luca adesso può insediarsi, nominare la giunta e proseguire l'attività amministrativa".

Proprio ieri De Luca aveva segnato un punto a suo favore. Infatti il Tribunale amministrativo regionale della Campania aveva rigettato la richiesta dei consiglieri regionali del M5s di accertare d'urgenza "il mancato funzionamento dell'organo regionale della Campania in conseguenza dell'impedimento di De Luca". La vicenda, denunciata dai pentastelati, verrà analizzata nel "merito" nel corso di una udienza fissata, dinanzi alla prima sezione dello stesso tribunale amministrativo, per il prossimo 29 luglio.

"La decisione della prima sezione civile di congelare la sospensione disposta in base alla legge Severino, consente finalmente all'eletto governatore De Luca di partecipare al primo consiglio e nominare la sua giunta". Così in una nota la segreteria del Partito democratico metropolitano di Napoli. "Buon lavoro al Presidente De Luca - si legge nel testo dei democrat partenopei - con il quale da quest'oggi sarà di scena un nuovo inizio per la nostra Regione che si lascerà definitivamente alle spalle i disastri del quinquennio caldoriano. A partire da questo momento il Pd sarà impegnato con ancora maggiore determinazione al fianco del Presidente per dare ai campani le risposte di buon governo che attendono e meritano".

"Le legge è uguale per tutti. O almeno dovrebbe esserlo in teoria. La vicenda di De Luca lascia l'amaro in bocca, perché fa nascere un interrogativo inquietante". Così Mara Carfagna, portavoce di Forza Italia alla Camera dei Deputati. Il deputato salernitano si interroga poi su quale sarebbe stata la pronuncia delle toghe se il soggetto del ricorso non fosse stato De Luca. "Se al posto dell'ex sindaco di Salerno ci fosse stato un esponente del centrodestra la decisione sarebbe stata la stessa e sarebbe arrivata con la medesima velocità.

In un Paese che vuole essere considerato civile, in uno Stato di diritto, tali domande non dovremmo neanche porcele, ma purtroppo siamo abituati a vedere trattamenti diversi a secondo delle appartenenze politiche". Unica consolazione per la Carfagna è "sapere che almeno i campani non vivranno più nell'incertezza riguardo al loro futuro". E il senatore Maurizio Gasparri aggiunge in un tweet: "Per Berlusconi processi assurdi, per il pessimo De Luca tribunale fast food. E la chiamano giustizia".

 
La riforma della custodia cautelare non si applica ai giudizi in corso PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 3 luglio 2015

 

La riforma della custodia cautelare non è retroattiva e non si applica quindi nei giudizi in corso.

Non lo è almeno quella parte, cruciale, che considera necessaria l'attualità del pericolo della commissione di nuovi gravi reati, da parte dell'indagato, per autorizzare la detenzione preventiva. Di questo parere è stata la Corte di cassazione, nella prima sentenza che prende in considerazione la legge entrata in vigore l'8 maggio scorso, che ha pertanto respinto il ricorso presentato da un indagato per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti contro il provvedimento del tribunale di Lecce che aveva confermato la detenzione preventiva.

Il Procuratore generale della Cassazione era intervenuto nella vicenda sotto un duplice profilo. Uno formale, sollecitando la Corte a prendere in considerazione il nodo dell'applicabilità della legge n. 47 del 2015, che ha rivisto i presupposti della custodia cautelare, sulle vicende in corso di esecuzione, ritenendo che questo fosse dovuto tutte le volte che, come nel caso esaminato, il ricorso chiede l'annullamento della misura, investendo il giudice dell'impugnazione a pronunciarsi sulla legittimità della custodia in corso di attuazione.

Nel merito, poi, il Procuratore riteneva che il provvedimento del giudice pugliese fosse inattaccabile anche dalla riforma la quale ora richiede l'attuale pericolo che l'indagato commetta gravi delitti, tra gli altri, della stessa specie di quello per cui si procede. La legge aggiunge poi che attualità e concretezza del pericolo "non possono essere desunte esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede".

La Corte, dopo avere ripercorso le conclusioni della giurisprudenza (della Cassazione stessa e della Corte costituzionale) in materia di natura della custodia cautelare e delle norme che la disciplinano, sottolinea che, secondo l'indirizzo interpretativo fatto proprio dalle Sezioni unite, il principio tempus regit actum, che regola il diritto processuale e il principio di inviolabilità della libertà personale, impongono al giudice un duplice compiuto: definire di volta in volta se le norme in discussione, sia pure formalmente processuali, appartengono o meno alla sfera del diritto penale materiale, o comunque subiscono un'attrazione nella sfera sostanziale.

In questo caso a prevalere è il principio della irretroattività della legge meno favorevole e l'obbligo collegato di applicazione della legge più vantaggiosa; verificare se sia di fronte "a una situazione cautelare "patologica", per un vizio assoluto, al di là del dato formale, di natura sostanziale, prodottosi come tale sin dall'origine, o riconosciuto durante la fase interessata dalla impugnazione, riconducibile ad un atto che non ha esaurito i suoi effetti".

Per quanto riguarda l'applicazione al caso approdato in Cassazione di queste conclusioni, la sentenza osserva che l'articolo 274 del Codice di procedura penale, la norma che definisce l'ambito della motivazione sul punto delle esigenze cautelari, appartiene alla sfera del diritto processuale e dunque è soggetta alla regola del tempus regit actum, "non potendosi dunque ritenere carente di motivazione, il provvedimento che abbia trascurato di esaminare profili delle esigenze cautelari non contemplati dalla norma vigente nel momento in cui è stato pronunciato".

 
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