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Sulle intercettazioni irrilevanti l'outing in ritardo dei soliti magistrati PDF Stampa
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di Luca Rocca

 

Il Tempo, 29 febbraio 2016

 

Ora sono tutti d'accordo: vanno tenute segrete. Da un parte il concorso esterno in associazione mafiosa, messo sempre più in discussione anche dai giudici; dall'altra le intercettazioni, sulle quali, dopo gli abusi che hanno determinato sputtanamento mediatico, crisi politiche e il siluramento di Silvio Berlusconi, i magistrati fanno ammenda e annunciano miracolose autoregolamentazioni.

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Mafia: il maxi-processo di Palermo 30 anni dopo PDF Stampa
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di Attilio Bolzoni

 

La Repubblica, 29 febbraio 2016

 

Sarà ancora vivo quello che si mangiava i chiodi per far finta di essere pazzo? Come si chiamava? Sinagra Vincenzo detto Tempesta, da non confonderlo con suo cugino - si chiamava come lui, Sinagra Vincenzo - che per tutti gli altri era pazzo per davvero perché si era pentito. E il vecchio Mario Labruzzo della Guadagna, è morto nel suo letto o è morto sparato? E che fine ha fatto Pietro Alfano "U zappuni" per gli incisivi a forma di zappa? E Giovanni Di Giacomo "Il Lungo"? E Ludovico Bisconti di Belmonte Mezzagno? E Vincenzo Buffa?

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Anm alle urne, l'ultima nata tra le correnti punta su Davigo come nuovo presidente PDF Stampa
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Ansa, 29 febbraio 2016

 

Da domenica prossima, 6 marzo e sino all'8 marzo, gli 8mila giudici iscritti all'Associazione nazionale magistrati sono chiamati alle urne per rinnovare i 36 componenti del Comitato direttivo centrale, cioè del "parlamentino" che a sua volta dovrà scegliere al proprio interno i nuovi vertici del sindacato delle toghe, il che significa i successori degli attuali presidente e segretario, Rodolfo Sabelli e Maurizio Carbone e degli altri componenti della giunta.

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Trascrizione intercettazioni: nulla la nomina da parte del perito di un ausiliario PDF Stampa
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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 29 febbraio 2016

 

Corte di cassazione - Sezione II penale - Sentenza 16 febbraio 2916 n. 6296. È affetta da nullità a regime intermedio, rilevabile e/o deducibile ex articolo 182, comma 2, del Cpp, la nomina da parte del perito officiato della trascrizione delle intercettazioni, di un esperto, quale suo ausiliario, che proceda alla traduzione delle conversazioni intercettate, trattandosi di attività non meramente meccanica, che richiede di scegliere, tra più significati equipollenti di una parola, quella nella sostanza più fedele al contenuto del dialogo. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 6296 del 2016 precisando che la traduzione deve essere quindi preceduta da un apposito incarico peritale, e non potrebbe a tal fine essere sufficiente l'autorizzazione del giudice al perito di avvalersi dell'ausiliario in qualità di interprete.
Quando va sollevata la nullità - Qualora peraltro tale eventuale autorizzazione, pur impropriamente rilasciata, sia stata richiesta dal perito, nel contraddittorio, e sempre nel contraddittorio autorizzata, ciò si riflette sulla rilevabilità della nullità. Infatti, questa, in quanto a regime intermedio, deve essere rilevata o eccepita, ai sensi dell'articolo 182, comma 2, del Cpp, "quando la parte vi assiste ... prima del suo compimento ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo": con la conseguenza che, avendovi le parti assistito, nel contraddittorio, la nullità deve essere eccepita prima del suo compimento, ovvero nel momento in cui il perito abbia chiesto di essere autorizzato ad avvalersi dell'ausiliario per la traduzione delle conversazioni intercettate, ovvero, al più tardi, nel momento in cui sia stato a ciò autorizzato dal giudice.
Gli altri orientamenti - Già in precedenza la Cassazione ha escluso che rientri tra le facoltà del perito officiato della trascrizione delle intercettazioni nominare, quale suo ausiliario, un esperto che proceda alla traduzione delle conversazioni, trattandosi di un'attività non meramente meccanica, che richiede di scegliere, tra più significati equipollenti di una parola, quella nella sostanza più fedele al contenuto del dialogo. È necessario un apposito incarico peritale e l'eventuale irritualità della nomina integra una nullità a regime intermedio deducibile ex articolo 182 del Cpp (sezione III, 8 maggio 2013, Bugin e altri, in una fattispecie in cui, peraltro, il perito neppure era stato autorizzato ad avvalersi un ausiliario quale interprete; nonché, sezione I, 28 aprile 2014, Liuzzi e altri).
Nella fattispecie esaminata, in cui irritualmente il perito era stato autorizzato ad avvalersi dell'ausiliario, la Corte, sul presupposto che si trattava di nullità a regime intermedio, ha rilevato che erroneamente tale nullità era stata dichiarata, giacché l'eccezione era stata proposta tardivamente: dopo l'esame dibattimentale del perito e/o nella prima udienza utile dopo il deposito della perizia (come sostenuto dalla difesa) ovvero prima della conclusiva lettura degli atti utilizzabili ai fini della decisione (come sostenuto dal procuratore generale ricorrente).

 
Sull'effetto coercitivo delle minacce va valutata la vulnerabilità della vittima PDF Stampa
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di Giuseppe Amato

 

Il Sole 24 Ore, 29 febbraio 2016

 

Corte di cassazione - Sezione II penale - Sentenza 21 gennaio 2916 n. 2702. In tema di estorsione, il giudizio in ordine alla effettiva idoneità coercitiva delle minacce è una valutazione di merito che deve tenere conto sia della consistenza oggettiva del comportamento, che della effettiva idoneità dello stesso a influire sulla volontà della vittima. Questo, per i giudici della Cassazione penale (sentenza 2702/2016 ), ovviamente, a meno che il comportamento minatorio non sia di consistenza tale da avere un potenziale offensivo di tale oggettiva incidenza da rendere non rilevante la verifica dell'efficacia in concreto della minaccia, con conseguente ininfluenza dell'indice di resilienza soggettiva della vittima.
L'apprezzamento della minaccia - Quando, invece, è necessario apprezzare e considerare l'idoneità soggettiva della minaccia a coartare la volontà della vittima occorre considerare anche lo stato di vulnerabilità di questa e gli indici di vulnerabilità rilevanti sono ricavabili con chiarezza dalle indicazioni della direttiva 2012/29/Ue, che agli articoli 22 e seguenti fornisce delle indicazioni agli Stati per assicurare una protezione adeguata alla vittima del reato, con specifico riguardo a quella che presenti profili di vulnerabilità, attraverso una valutazione da effettuare in relazione alle caratteristiche personali della vittima e alla natura e alle circostanze del reato.
Ne deriva che più marcata è la vulnerabilità, maggiore è la potenzialità coercitiva di comportamenti anche velatamente - e non scopertamente - minacciosi (nella specie, relativa alla contestazione del reato di tentata estorsione, è stata ritenuta correttamente motivata l'affermazione di responsabilità che aveva evidenziato come il contenuto di alcune lettere trasmesse dall'imputata alla vittima avesse avuto un effettivo contenuto intimidatorio, anche tenuto conto proprio dello stato di vulnerabilità della persona offesa, che si trovava in condizioni di depressione nevrotica, disturbo della personalità borderline e abuso alcolico).
La direttiva Ue sui diritti umani - Per apprezzare la valenza dell'affermazione di principio, va considerato che con il decreto legislativo 15 dicembre 2015 n. 212, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 3 del 5 gennaio 2016 (con decorrenza dal 20 gennaio 2016), si è data attuazione alla direttiva 2012/29/Ue in tema di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato. Proprio a seguito di tale attuazione, è stato introdotto l'articolo 90-quaterdel Cpp, dedicato a fornire la nozione normativamente rilevante di vittima vulnerabile, attraverso una serie di parametri che sono non solo soggettivi, ma anche oggettivi, siccome correlati alla natura e alle circostanze del fatto incriminato.
Ai sensi dell'articolo 90-quater del Cpp, in particolare, la condizione di particolare vulnerabilità va desunta, oltre che dall'età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e circostanze del fatto per cui si procede, e si deve tener conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall'autore del reato.

 
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