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Dopo 30 anni dì carcere un uomo può tornare a vivere? PDF Stampa
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di Pasquale Zagari

 

Il Garantista, 4 gennaio 2016

 

Mi chiamo Pasquale Zagari. Ho trascorso in carcere gran parte della mia vita, 29 anni e 7 mesi di reclusione ininterrotta. Da nove mesi sono stato scarcerato. Ho vissuto il mio tempo da recluso come ergastolano ostativo, senza prospettive né speranze. La mia condanna, però, era illegittima perché all'epoca del processo, la scelta di essere giudicato con il rito abbreviato, da me operata, comportava la riduzione della pena a trent'anni di reclusione. La Corte Europea, con la sentenza "Scoppola" ha sancito il principio e comportato la riduzione anche della mia pena ad anni trenta. Ho scontato la mia condanna fino all'ultimo giorno, anzi, calcolando anche i giorni di liberazione anticipata concessimi per la buona condotta, ho espiato 34 anni.

Oggi mi trovo sottoposto a sorveglianza speciale, una misura comminata con la sentenza, molti anni addietro che esprime un giudizio di pericolosità ormai lontanissimo nel tempo e certamente non più attuale dopo tanti anni di detenzione. Anche la Corte Costituzionale ha sancito la necessità di un nuovo esame che, dopo tanto tempo trascorso, verifichi la persistenza di ragioni di pericolosità soggettiva che legittimino la limitazione della libertà personale. Questo non è valso per me.

Purtroppo la scarcerazione non ha significato per me restituzione alla libertà. Il pregiudizio rimane a precludermi un vero ritorno alla vita, quella restituzione alla società cui ogni uomo che ha patito la sua pena dovrebbe ambire. Sono soggetto al permesso dell'Autorità Giudiziaria per qualunque attività che comporti uno spostamento dal mio luogo di residenza, anche per la cura delle mie tante patologie. Ho scelto di restare al nord per non incorrere nel sospetto di perdurante contiguità con il mio ambiente di origine ma su di me è sempre vivo il sospetto e il pregiudizio. Dopo trent'anni un uomo non è cambiato? Non ha diritto di tornare alla società? Non ha la speranza che i suoi torti siano cancellati? Esce dal carcere macchiato per sempre e trova solo porte chiuse. Ogni passo è estremamente difficile, perfino il ripristino dei propri documenti, l'affitto di una piccola casa.

La società non ha il dovere di accoglierlo se ha pagato tutto il prezzo che gli è stato richiesto? Il 18 e il 19 dicembre a Milano, dentro al carcere di Opera, dove ho trascorso gran parte della mia lunghissima carcerazione, l'associazione Nessuno Tocchi Caino ha organizzato un grande congresso: "Spes contra Spem", contro l'ergastolo ostativo, contro il 41 bis, per una pena che sia concreta speranza di cambiamento e di restituzione alla vita. Sono stato invitato dagli organizzatori e perfino il Direttore del carcere, Dott. Siciliano, su parere favorevole anche del Dap, ha riconosciuto l'importanza della mia presenza, scrivendo personalmente al Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, perché portassi al congresso la mia esperienza, raccontassi il mio percorso, le mie vicissitudini interiori, il mio cambiamento. La richiesta veniva respinta.

A sostegno del rigetto la motivazione che non si trattava di ragioni di studio e che, comunque, altri mezzi di comunicazione potevano consentirmi l'esternazione del mio pensiero. In sostanza, semplicemente un rifiuto alla mia possibilità di partecipare, di fare, di essere uomo, di essere vivo. Anche Sergio D'Elia, nel corso della importante manifestazione, ha stigmatizzato il provvedimento del Tribunale di Reggio Calabria che si traduceva in una ingiustificata esclusione. Ma un altro rifiuto, successivo, mi ha turbato ancora di più.

Ho chiesto di trascorrere il Natale con mia madre, una donna anziana e molto malata, colpita da una grave ischemia. Non può viaggiare, non può venire da me. Da oltre trent'anni non ha il figlio accanto a sé per Natale. La legge favorisce gli affetti, l'unione familiare, l'avvicinamento dei propri congiunti, anche se detenuti. Le ragioni di salute dei familiari sono espressamente contemplate tra i motivi che consentono lo spostamento. Ma tutto questo non vale per me. Non potrò più vederla da viva? E quale legge lo ammette? Quale legge lo vuole? Quale Costituzione? Un uomo che ha espiato la sua pena deve portare con sé una stimmate indelebile che lo esclude dalla vita, dalla società, dall'amore? In nome del popolo italiano.

 
Padova: il carcere Due Palazzi in tivù... il lavoro, il concerto e una porta che si apre PDF Stampa
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Il Mattino di Padova, 4 gennaio 2016

 

A Padova - dentro e fuori dal carcere - ci sono rimasti per cinque giorni, intervistando, prendendo immagini, andando a caccia di storie e di volti. Parliamo dello staff di Rai Cultura, con la conduzione di Caterina Doglio e la regia di Daniele Biggiero, che ha lavorato alla seconda puntata della serie "Giubileo. L'Altro Sguardo". I frutti di questo approfondimento vanno in onda oggi alle 23 su Rai5 (canale 23 del digitale terrestre) in una trasmissione dal titolo "La Tentazione di Cambiare". "Cosa accade se in un carcere un impresa sociale decide di scommettere sui detenuti offrendo una possibilità di riscatto attraverso il lavoro, con un vero stipendio?", spiega Caterina Doglio introducendo la puntata. "E i detenuti sapranno imparare a lavorare? Non è una cosa assurda, con la disoccupazione che c'è fuori e le tante persone che lo cercano, dare un lavoro a dei carcerati?

La seconda puntata di "Giubileo. L'altro Sguardo" ha fatto conoscere Guido, Nicola, Pierin e tanti altri che hanno scoperto in carcere la tentazione di cambiare". Nella puntata si parlerà dell'attività lavorativa, quella a cui tanto Papa Francesco fa continuamente riferimento come possibilità concreta di avere o riacquistare dignità. Verranno presentate le testimonianze dei detenuti lavoratori di Officina Giotto dentro il carcere e anche fuori, ma emergeranno anche due eventi che hanno segnato l'irrompere dell'"Anno della Misericordia" nella casa di reclusione padovana. Il primo è il Concerto per Papa Francesco con I Polli(ci)ni, l'orchestra giovanile del Conservatorio Cesare Pollini di Padova, promossa dal Consorzio Sociale Giotto e dalla parrocchia del carcere, che si è svolto domenica 13 dicembre in uno dei capannoni artigianali di Officina Giotto normalmente adibito alla costruzione di biciclette e per l'occasione trasformato in sala da concerto.

Un evento aperto dal collegamento in diretta con l'Angelus di papa Francesco, con la sorpresa del ringraziamento in diretta del pontefice: "Saluto i detenuti delle carceri di tutto il mondo, specialmente quelli del carcere di Padova, che oggi sono uniti a noi spiritualmente in questo momento per pregare, e li ringrazio per il dono del concerto". Nel servizio di Rai Cultura c'è anche il più recente evento di domenica 27 dicembre con l'apertura della Porta della Misericordia in carcere, in seguito alla decisione del vescovo di Padova don Claudio Cipolla di dare alla cappella dell'istituto la dignità di chiesa giubilare diocesana.

 
Bari: manca la struttura per poterlo curare, da un mese in cella dopo il proscioglimento PDF Stampa
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di Gabriella De Matteis

 

La Repubblica, 4 gennaio 2016

 

Il 3 dicembre scorso è stato prosciolto, dichiarato incapace di intendere e volere. Lorenzo Scattarelli, classe 86, sarebbe dovuto uscire dal carcere e invece è ancora detenuto, in attesa che l'amministrazione penitenziaria individui la Rems (una delle Residenze di esecuzione delle misure di sicurezza istituite dopo la chiusura degli ospedali giudiziali). Un'esperienza, quella delle strutture nate per superare i manicomi criminali, partita a singhiozzo in Italia, ma anche in Puglia.

Lorenzo Scattarelli, dietro le sbarre, è da più di un anno. I carabinieri lo hanno arrestato accusandolo di aver cercato di uccidere, a coltellate, un suo vicino di casa. In passato aveva commesso un gesto analogo, provando ad ammazzare i familiari della sua ex compagna. I giudici del Tribunale di Bari, all'inizio del mese scorso, lo hanno assolto, ritenendolo non in condizione di capire la portata del suo comportamento e quindi non imputabile, ma nello stesso tempo hanno disposto il trasferimento in una Rems. Il giovane, così come certificato in una perizia disposta dai giudici, è considerato pericoloso.

Scattarelli (assistito dall'avvocato Daniela Castelluzzo) è però ancora in carcere, in isolamento (le sue condizioni psichiche non consentono contatti con altri detenuti) nell'istituto penitenziario di Foggia. La residenza che deve accogliere il ventinovenne non è stata ancora individuata. Anche in Puglia, come in altre regioni, la nascita delle Rems è caratterizzata da ritardi. Con un delibera del maggio scorso, la Regione ha dato il via libera all'apertura di due residenze, stanziando più di due milioni di euro. Solo una però, il primo dicembre, ha cominciato la sua attività. È quella di Spinazzola dove i posti sono 20. L'altra dovrà sorgere a Corovigno, ma in questo caso i tempi sono decisamente più lunghi: l'Asl ha recentemente approvato il progetto esecutivo.

 
La Spezia: Lion's Club Host, "Premio della bontà" assegnato ai volontari del carcere PDF Stampa
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di Giulio Napoli

 

contattonews.it, 4 gennaio 2016

 

All'interno di un sistema carceri, al centro ormai da svariati anni, di polemiche e critiche per via del sovraffollamento, della scarsità di risorse, delle condizioni in cui versano i detenuti quello dei volontari riveste un ruolo preziosissimo. A fronte dell'importanza che il lo stesso Papa Francesco ha dato al tema delle carceri all'interno del "Giubileo della misericordia", a La Spezia si è voluto sottolineare l'attività dei volontari all'interno dei penitenziari quasi a buon auspicio per l'anno appena iniziato.

Di fatti mercoledì 6 gennaio si terrà la cerimonia di consegna del "premio della bontà", il premio intitolato al vescovo Siro Silvestri, a La Spezia che quest'anno nell'edizione 2015 verrà dato proprio al gruppo di persone che operano come volontari nel carcere della città a Villa Andreini. Tra i volontari premiati il cappellano del carcere il francescano padre Felice D'Addario, e tra gli altri sacerdoti il vescovo emerito Bassano Staffieri. Il premio è sponsorizzato dal Lion's Club Host, e verrà consegnato dal vescovo nella cattedrale il giorno 6 gennaio, giorno di Epifania, alle 10:30. Le origini del premio sono da ricercarsi in motivazioni solidali religiose ed etiche: "Verificate le diverse segnalazioni pervenute, la commissione ha ritenuto di riconoscere quest'anno il "Premio della bontà", all'opera dei volontari carcerari, attualmente attivi presso la Casa circondariale della Spezia. Trattasi di un gruppo di persone, animate da diverse motivazioni solidali, etiche e religiose, che operano volontariamente e gratuitamente a favore dei carcerati ospiti della struttura, in particolare assistendo gli stessi, sia dedicando loro momenti di ascolto personale, sia venendo incontro ad altre necessità concrete. Un sostegno alla persona in un momento di estrema fragilità e difficoltà interiore anche di fronte alle grandi domande della vita che in queste circostanze emergono nel cuore dell' uomo. In considerazione di quanto sopra il Lyons club Host La Spezia mette a disposizione l'importo di euro 1.500 per rispondere alle necessità concrete dei detenuti. Tale offerta sarà resa operativa, devolvendola alla coordinatrice del gruppo dei volontari, dottoressa Licia Vanni".

 
Reggio Emilia: un'altra rissa tra detenuti, il Sappe contro i vertici del carcere PDF Stampa
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Gazzetta di Reggio, 4 gennaio 2016

 

È l'ennesimo scontro che si registra nella casa circondariale di Reggio Emilia. Sindacati di polizia penitenziaria denuncia: "Nessuno prende provvedimenti". Una maxirissa, scoppiata domenica sera nel carcere di Reggio Emilia, ha coinvolto un gruppo di tunisini e albanesi, tutti detenuti per reati di droga. "Solo grazie al pronto intervento della polizia penitenziaria è stato evitato il peggio" sono le parole di Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Campobasso, segretario regionale.

A riportare le ferite più serie è stato un tunisino, curato nell'infermeria del carcere. Non è la prima volta che si parla di risse dentro il carcere della Pulce. Una situazione che i sindacati hanno denunciato più volte e che, spiegano, "si caratterizza ormai da più di un anno per le continue aggressioni tra detenuti, nonché contro la polizia penitenziaria, da parte degli stessi detenuti. Tutto questo è determinato anche dall'assenza di regole precise e, spesso, dalla mancata adozione di provvedenti adeguati, necessari per ripristinare ordine e disciplina. Tutti i detenuti godono del regime aperto, compresi coloro che si rendono responsabili di gravi episodi di violenza". Secondo il sindacato è "giunto il momento di un'inversione di tendenza, a cominciare da un immediato cambio del vertice, palesemente inadeguato a comandare ed a gestire una situazione che ormai sta sfuggendo di mano a tutti".

 
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