Domenica 18 Agosto 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Palermo: incontro "Carceri e informazione, da presunzione innocenza a diritto all'oblio" PDF Stampa
Condividi

Ristretti Orizzonti, 5 febbraio 2015

 

Nell'ambito degli eventi formativi organizzati dall'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, venerdì 6 febbraio 2015 (ore 9,30 - 13,30), a Palermo nella sede di via Bernini 52, il Prof. Avv. Lino Buscemi, docente a.c. di Teorie e tecniche della comunicazione pubblica nell'Ateneo palermitano, relazionerà sul tema "Carceri e informazione: dalla presunzione di innocenza al diritto all'oblio". Parteciperanno all'evento i giornalisti, pubblicisti e professionisti, iscritti al corso. Introdurrà i lavori il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia Dott. Riccardo Arena.

 
Immigrazione: il Cie di Torino non chiude... diventerà una piccola Guantánamo? PDF Stampa
Condividi

di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 5 febbraio 2015

 

Tra gli "ospiti" c'è già l'operaio pakistano di 26 anni, residente a Macerata, che inneggiava su Facebook alla jihad, dopo la sanguinosa catena di esecuzioni da parte dell'Isis.

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino non verrà chiuso, ma sarà adibito per rinchiudere - almeno transitoriamente - i presunti terroristi islamici. La chiusura era stata promessa dallo stesso Sergio Chiamparino, il presidente della regione Piemonte. Invece ora si viene a scoprire che nel Cie torinese di via Brunelleschi verranno rinchiusi potenziali jihadisti. In realtà il Centro e già stato messo alla prova. Veniamo così a conoscenza che l'operaio pakistano di 26 anni, residente a Macerata, che inneggiava sul web alla Jihad, esultando su Face-book per la sanguinosa catena di esecuzioni Isis, il 20 gennaio scorso è stato

rinchiusa nel Cie di Torino assieme ad altri islamici colpiti da provvedimenti analoghi in Piemonte. Lo avevano prelevato nel calzaturificio di Civitanova Marche - dove lavorava da anni - gli investigatori della Digos di Macerata; il gip del Tribunale ha convalidato la sua immediata espulsione. Il giovane, in Italia da 12 anni con la famiglia, non ha alcun tipo di precedente penale e si era difeso: "Non ho contatti con i guerriglieri, ho ricevuto i video jihadisti da un amico", aveva detto. Ma dopo la permanenza nel Cie, è stato espulso.

Il Centro di identificazione ed espulsione di Torino dunque diventerà un luogo di transito, ultima meta prima del rimpatrio definitivo, di presunti fiancheggiatori, propagandisti, arruolatori, "foreign fighters" in partenza o di ritorno dai fronti di guerra del Califfato dell'Isis, tutti gli espulsi dal territorio nazionale dopo indagini incrociate tra l'intelligence europea e l'anti-terrorismo di polizia e carabinieri, in stretto collegamento con il Viminale.

Il Cie in questione doveva essere chiuso. Fu visitato dal senatore Luigi Manconi e ne denunciò la situazione degradante. Poi fu la volta degli esponenti del Sel, tanto da presentare un'interrogazione parlamentare. E infine c'è stato il consiglio regionale del Piemonte che aveva approvato una mozione presentata da Sei che chiede la chiusura. Invece la beffa. Nel più stretto riserbo hanno ristrutturato varie sezioni del Cie e dai 20 posti attuali, se ne otterranno ben 90. Siamo passati dalla chiusura imminente, ad una riproposizione di una piccola Guantánamo?

 
Stati Uniti: detenuto "giustiziato" in Texas, è la 521esima condanna a morte dal 1976 PDF Stampa
Condividi

Ansa, 5 febbraio 2015

 

È stata eseguita in Texas la 521esima condanna a morte dal 1976, quando venne reintrodotta la pena capitale. Donald Newbury, di 52 anni, è stato ucciso con una dose di pentobarbital iniettata in vena ieri sera nel carcere di Huntsville. L'uomo è il terzo membro della "banda dei sette", protagonista di una delle evasioni più eclatanti della storia del Texas, messo a morte per l'uccisione di un poliziotto nel 2000, durante una rapina compiuta il giorno della vigilia di Natale. Un membro della banda si è suicidato poco prima della cattura, avvenuta circa un mese dopo la fuga, pur di non tornare in carcere. Tutti sono stati condannati a morte. Newbury, prima della fuga, era stato condannato all'ergastolo per rapina a mano armata.

 
Costa d'Avorio: il governo ha accordato una "grazia collettiva" a tremila detenuti PDF Stampa
Condividi

Agi, 5 febbraio 2015

 

Ne beneficeranno autori di reati comuni considerati in stato di precarietà o vulnerabilità e le persone che hanno avuto un comportamento "esemplare" in carcere. La misura non riguarda invece le diverse centinaia di persone finite in carcere in seguito alla crisi postelettorale del 2010-2011, segnata da scontri e violenze che hanno provocato tremila morti in cinque mesi.

Lo scorso dicembre alcune centinaia di detenuti in carcere per gli scontri avvenuti dopo le elezioni hanno cominciato uno sciopero della fame per protestare contro la loro reclusione. Le carceri della Costa d'Avorio sono caratterizzate dal sovraffollamento cronico.

 
Medio Oriente: la Giordania si vendica e impicca i prigionieri dell'Isis PDF Stampa
Condividi

di Chiara Cruciati

 

Il Manifesto, 5 febbraio 2015

 

Dopo la morte del pilota al-Kasasbeh, scoppia la rabbia: manifestanti danno fuoco ad un ufficio governativo. Re Abdallah promette un nuovo ruolo nella coalizione. Altissima tensione ad Ay e nella capitale. Il governo esegue le condanne contro i due iracheni affiliati all'Isis ed esamina tutte le "opzioni militari". Gli Usa raddoppiano la fornitura di armi al regno.

La Giordania vendica il pilota Moath al-Kasasbeh e spera di impedire con il sangue l'escalation di tensioni interne: ieri all'alba la condanna a morte che pesava sulla qaedista Sajid al-Rishawi è stata eseguita. Con lei è stato impiccato nella prigione di Swaqa l'iracheno Ziad Karboli. Ex consigliere del leader di al Qaeda in Iraq al-Zarqawi, Karboli - come al-Rishawi - rappresentava il legame con quella branca dell'organizzazione madre che lo Stato Islamico considera riferimento ideologico.

Nel pomeriggio di ieri il portavoce governativo al-Momani ha aggiunto che il paese sta discutendo in queste ore le possibili opzioni militari per contrastare l'Isis. Sul tavolo c'è la probabile intensificazione del ruolo all'interno della coalizione: "Ogni agenzia militare e di sicurezza dello Stato sta studiando le proprie opzioni - ha detto al-Momani - La risposta della Giordania sarà annunciata al momento opportuno". La questione è stata trattata anche oltreoceano: mentre un gruppo di senatori repubblicani annunciava l'intenzione di accelerare i tempi di consegna di nuove armi alla monarchia hashemita, la Casa Bianca firmava un nuovo accordo che fa passare gli aiuti militari e economici per il prossimo triennio da 660 milioni di dollari l'anno ad un miliardo.

Così Amman spera di tenere a bada le pericolose pressioni interne. Le autorità giordane hanno promesso "una reazione da far tremare la terra" e martedì sera re Abdallah è apparso per poco più di un minuto in tv per ricordare che il pilota era figlio di tutta la Giordania, e non solo un membro di una tribù, un modo per tenere unito un paese che la lotta all'Isis potrebbe sfaldare.

I primi segni di insofferenza sono comparsi martedì notte: nella capitale manifestanti furiosi si sono ritrovati in piazza e intonato slogan contro l'Isis.

Non convincono del tutto i tentativi della monarchia di calmare le acque: esercito e esecutivo hanno dichiarato che al-Kasasbeh è stato giustiziato un mese fa. C'è chi considera tale versione un modo per giustificare lo stallo del negoziato in corso la scorsa settimana con lo Stato Islamico. Amman aveva chiesto prove che il pilota fosse ancora vivo, prima di rilasciate la qaedista al-Rishawi: se fosse effettivamente morto un mese fa, il governo sarebbe "scagionato".

Molto più intense le manifestazioni che hanno avuto come teatro Ay, città natale degli al-Kasasbeh: decine di persone hanno preso d'assalto un ufficio governativo, lo hanno dato alle fiamme e accusato le autorità di non aver fatto abbastanza per salvare la vita del pilota.

Il padre Safi - che nei giorni scorsi ha alzato la voce contro il governo - ha bollato le due esecuzioni come insufficienti e chiesto di più: "Voglio che lo Stato vendichi il sangue di mio figlio condannando a morte quei criminali che non hanno niente a che vedere con l'Islam". Una richiesta giunta anche da una delle più autorevoli istituzioni sunnite del mondo arabo, la moschea e università egiziana Al-Azhar, che senza mezzi termini ha auspicato la più irreversibile delle pene per i miliziani: "L'Islam vieta l'uccisione di esseri umani, atto maligno e vile - ha scritto il grande imam al-Tayib. Un atto così codardo richiede la punizione menzionata nel Corano per oppressori corrotti che combattono contro Dio e il profeta: la morte, la crocifissione, il taglio degli arti".

E se da ogni angolo della regione, dal Libano all'Iran al Golfo, si condanna la brutalità dello Stato Islamico, a parlare è anche Damasco: il ministro degli Esteri siriano ha fatto appello ad Amman perché non abbandoni "la lotta contro il terrorismo del califfato, del Fronte al-Nusra e delle organizzazioni operative in Siria e nella regione". La Siria non ha mai cessato di accusare la Giordania di sostegno a quei gruppi di opposizione laici e islamisti che combattono da 4 anni il presidente Assad, attraverso aiuti finanziari e militari e appoggio politico, permettendo l'infiltrazione di estremisti.

Ufficialmente Amman, uno dei partner strategici della coalizione, sta prendendo parte al programma Usa di addestramento di 5mila miliziani dell'Esercito Libero Siriano (che avrà come teatro Turchia, Arabia Saudita e Giordania), e già prima aveva messo a disposizione della Cia basi militari per il training delle opposizioni moderate anti-Assad. Ieri i media siriani definivano la morte di al-Kasasbeh la naturale conseguenza del sostegno di Amman ai ribelli. Nelle stesse ore quella morte convinceva gli Emirati Arabi a sospendere i propri raid aerei contro l'Isis.

 

Amnesty: omicidio orribile, ma le esecuzioni non sono la risposta

 

La crudele uccisione sommaria del pilota giordano Muath al-Kasasbeh, bruciato vivo in una gabbia dal gruppo armato Stato islamico - addirittura dopo una "consultazione" on-line sulle modalità della messa a morte, è per Amnesty International un crimine di guerra e un'efferata azione contro i principi più elementari di umanità.

Muath al-Kasasbeh, pilota d'aviazione, era stato catturato nel dicembre 2014 quando il suo aereo si era schiantato al suolo nei pressi di Raqqa, in Siria, nel corso di un'operazione militare contro lo Stato islamico. In quello che è apparso in tutta evidenza un atto di vendetta, il 4 febbraio 2015 le autorità giordane hanno messo a morte due cittadini iracheni legati ad al-Qaeda, Sajida al-Rishawi e Ziad al-Karbouli.

Al-Rishawi era stata condannata a morte per aver preso parte, nel 2005, a un attentato nella capitale giordana Amman, che aveva provocato 60 morti. Il suo avvocato difensore aveva inutilmente chiesto una perizia psichiatrica. Secondo un rapporto del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, che nel 2006 aveva visitato la Giordania, la detenuta era stata torturata nel corso di un mese di interrogatori ad opera dei servizi d'intelligence del paese. Al-Karbouli era stato condannato a morte per appartenenza a un'organizzazione illegale, possesso di esplosivi che avevano causato la morte di una persona e omicidio. Secondo il suo avvocato, era stato torturato per costringerlo a confessare.

"Le autorità giordane hanno tutto il diritto di provare orrore per l'uccisione del loro pilota, ma la pena di morte è la sanzione più estrema, una punizione crudele, disumana e degradante che, per di più, non dovrebbe mai essere usata come strumento di vendetta" ha dichiarato Phiilip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

"L'uccisione di Muath al-Kasasbeh ha mostrato di quanta e quale ferocia sia capace un gruppo come lo Stato islamico. Ma non dovrebbe essere permesso alle sue brutali tattiche di alimentare un ciclo sanguinoso di esecuzioni per vendetta" ha agggiunto Luther.

Dopo otto anni di sospensione, nel dicembre 2014 la Giordania aveva ripreso a usare la pena capitale, mettendo a morte 11 prigionieri. Amnesty International ha sollecitato il governo a istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni in vista dell'abolizione della pena di morte.

 
<< Inizio < Prec. 8851 8852 8853 8854 8855 8856 8857 8858 8859 8860 Succ. > Fine >>

 

06

 

06

 

06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it