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Firenze: detenuto evade dall'ospedale, le sue condizioni di salute sarebbero molto gravi PDF Stampa
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Ansa, 10 luglio 2015

 

Un detenuto del carcere di Sollicciano è evaso ieri pomeriggio dell'ospedale fiorentino di Torregalli, dove era stato trasferito in regime di arresti domiciliari il 7 luglio scorso per motivi di salute. A dare notizia dell'episodio è l'Azienda sanitaria di Firenze, che ha avvisato dell'accaduto le autorità competenti. L'uomo, un 62 enne originario della provincia di Perugia, si trovava nel carcere fiorentino, dove stava scontando un cumulo di pene, dal gennaio del 2015. In passato era già evaso dagli arresti domiciliari. Secondo quanto appreso, le sue condizioni di salute sarebbero molto gravi.

 
Firenze: Opg, torna l'appuntamento con la merenda dentro la Villa Ambrogiana PDF Stampa
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gonews.it, 10 luglio 2015

 

Mercoledì 15 luglio prossimo torna "R... estate a merenda", il secondo appuntamento con la convivialità e l'intrattenimento nei locali dell'Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo Fiorentino. Dopo il primo ed apprezzato incontro, svoltosi il 30 giugno scorso, si potrà tornare nella Villa Ambrogiana per ammirare le opere del pittore volterrano Enrico Pantani ed assistere al concerto del gruppo musicale Madaus. Inoltre, alle ore 18, è prevista un'appetitosa merenda per ristorare tutti i partecipanti.

Ad ogni appuntamento possono partecipare massimo 30 persone. Le prenotazioni devono essere fatte con congruo anticipo inviando via e-mail copia del documento di identità al seguente indirizzo: areatrattamento.op.montelupofiorentino(et)giustizia.it (per info: 0571 913098 ufficio educatori).

L'iniziativa, promossa dall'unità operativa complessa Salute in Carcere dell'Ausl 11 di Empoli, condivisa e sostenuta dal Ministero della Giustizia-Direzione O.P.G., si ripeterà il 31 luglio e l'11 agosto. Il programma della serata del 31 luglio prossimo prevede musica a cura del dj Stefano Imperio e mostra d'arte a cura di EDFcrew.

Coloro che faranno richiesta di partecipazione, saranno sottoposti ai controlli previsti per l'ingresso e dovranno rilasciare autocertificazione per carichi pendenti e pregiudiziali penali. L'iniziativa è finalizzata a sensibilizzare la popolazione e l'opinione pubblica sul tema della salute mentale e a favorire la reciproca conoscenza soprattutto in previsione anche della chiusura dell'O.P.G. e del ritorno dei pazienti psichiatrici autori di reato nei territori di appartenenza.

 
Droghe: Cassazione; dal 2014 "abolitio criminis" per circa 500 sostanze stupefacenti PDF Stampa
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di Dario Ferrara

 

Italia Oggi, 10 luglio 2015

 

Nandrolone depenalizzato. E assieme alla sostanza dopante dei ciclisti sono "scriminate" anche tutte le nuove droghe inserite nelle tabelle degli stupefacenti a partire dal 27 febbraio 2006, dopo l'entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi dichiarata incostituzionale con la sentenza 32/2014. Ma solo per le condotte poste in essere prima dell'entrata in vigore del decreto 36/2014, avvenuta il 21 marzo 2014, con cui il Governo ha posto rimedio alla declaratoria di illegittimità della legge 49/2006 che ha travolto anche gli atti amministrativi sottesi.

E il reinserimento delle sostanze non può far scattare un'incriminazione retroattive perché è venuto meno il nucleo essenziale, l'oggetto materiale del reato. È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza 29316/15, pubblicata il 9 luglio dalle Sezioni unite penali della Cassazione.

Sono circa 500 le sostanze per le quali scatta l'abolitio criminis secondo la stessa stima contenuta nell'ordinanza di rimessione 50055/14 al collegio esteso, fondata sul ripristino "delle sostanze tabellarmente classificate a partire dal 27 febbraio 2006" avvenuto ad opera del decreto legge 36/2014. Frattura inevitabile. Accolto il ricorso dell'imputato di detenzione e commercializzazione di medicinali contenenti nandrolone.

La Consulta ha resuscitato la vecchia legge Vassalli-Jervolino fondata sulla distinzione fra droghe legge e pesanti. Come emerge dagli atti che hanno accompagnato l'introduzione del decreto 36/2014, la declaratoria di incostituzionalità della Fini-Giovanardi ha travolto anche i provvedimenti amministrativi adottati in applicazione della disciplina illegittima. E ciò perché c'è "un legame inscindibile e biunivoco" fra la legge e gli atti amministrativi che ne costituiscono l'espressione.

La tabella individua l'oggetto del reato in base al progredire delle conoscenze sugli stupefacenti in base alle direttive di carattere generale indicate dalla legge. Caduta la legge, vengono meno anche i provvedimenti ministeriali: diversamente si verificherebbe una violazione del principio di legalità. Oggi il nandrolone e le altre nuove droghe sono tornate nelle tabelle ma la circostanza non può avere effetti retroattivi, anche se la tesi contraria punta ad arginare gli effetti della frattura fra il prima e il dopo la sentenza 32/2014.

E il decreto 36/2014 è stato approvato proprio per far fronte alle criticità dovute alle innovazioni introdotte a suo tempo dalla legge del 2006. Il punto è che senz'altro il legislatore può derogare al principio della legge più favorevole per l'imputato in nome di altri importanti principi costituzionali, ma nel nostro caso non si tratta della sola reviviscenza di una disposizione con sanzioni più miti: la pronuncia caducatoria della Consulta ha invece prodotto l'ablazione della fattispecie con riferimento alle sostanze inserite nelle tabelle nel vigore della Fini Giovanardi. Insomma: il fatto non è previsto dalla legge come reato. E scatta anche la restituzione dei beni confiscati.

 
Droghe: facile arrestare il dott. Cinquini, difficile ascoltare quel che suggerisce la DNA PDF Stampa
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di Rita Bernardini (Segretaria di Radicali Italiani)

 

radicali.it, 10 luglio 2015

 

"Ho pensato con tristezza al Dott. Fabrizio Cinquini che di notte si avvia con una pesante tanica per andare ad innaffiare le sue piante di marijuana cercando di non farsi scoprire. Lo sconforto è cresciuto quando ho considerato che le forze dell'ordine sono state appostate da qualche parte per chissà quanto tempo per beccarlo in flagranza, cosa che hanno fatto puntualmente a seguito della segnalazione di qualche solerte vicino di casa del medico".

"Ripenso così alla Direzione Nazionale Antimafia che, a proposito della cannabis, nella sua relazione annuale, ha detto al Parlamento che: si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva; il fenomeno è oramai endemico, capillare e sviluppato ovunque, non dissimile, quanto a radicamento e diffusione sociale, a quello del consumo di sostanze lecite quali tabacco ed alcool; la depenalizzazione avrebbe effetti positivi in termini di deflazione del carico giudiziario, di liberazione di risorse disponibili delle forze dell'ordine e magistratura per il contrasto di altri fenomeni criminali e, infine, di prosciugamento di un mercato che, almeno in parte, è di appannaggio di associazioni criminali agguerrite.

"E, invece, in barba a quanto suggerisce l'Antimafia, a causa delle leggi proibizioniste tuttora vigenti, sono dieci anni che il dott. Cinquini e centinaia di migliaia di cittadini incolpevoli hanno a che fare con la giustizia italiana. Difficile che i grandi trafficanti finiscano sotto processo e in galera dove, invece, è stato sbattuto per 5 mesi il Dott. Cinquini che non ha mai fatto del male a nessuno, anzi, ha cercato - sembra anche con successo - di curare se stesso e suoi familiari con le infiorescenze opportunamente da lui stesso selezionate quanto a contenuto di thc e cbd". "Facile, dunque, arrestare Cinquini. Da disobbediente civile recidiva (quale sono) - che, al contrario del medico di Lucca, non riesco a farmi arrestare per sollevare il problema dell'irragionevolezza delle leggi italiane - esprimo la massima vicinanza e solidarietà al dottor Cinquini e alla sua famiglia".

P.S.: la relazione della DNA è ben visibile sul sito radicali.it nella versione in italiano, inglese, francese, spagnolo.

 
Immigrazione: Ventimiglia finis terrae PDF Stampa
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di Luca Fazio

 

Il Manifesto, 10 luglio 2015

 

Immigrazione. L'interminabileattesa dei migranti africani che da un mese protestano sulla scogliera dei Balzi rossi, a pochi metri dal confine francese. Vogliono raggiungere i paesi del nord ma l'Europa li rifiuta. Una avanguardia abbandonata da tutti che ha smascherato il fallimento della fortezza Europa ormai decrepita che si sta sgretolando nelle sue fondamenta.

I migranti aspettano. Sdraiati all'ombra delle palme con gli occhi chiusi o con le braccia penzoloni sulle ginocchia. Fissano il vuoto. Se si alzano camminano piano. Se prendono un frutto dal tavolo della Croce Rossa lo mangiano piano. Il silenzio è assoluto, anche le cicale danno meno fastidio del solito. Sotto la pineta, ma è solo uno spartitraffico, sono quasi tutti sudanesi. Ci sono anche eritrei, qualcuno arriva dal Mali. Sugli scogli adesso fa troppo caldo. Solo un uomo in riva al mare con il suo ombrellone rompe la linea dell'orizzonte.

Cosa pensano? Quelle ore di riflessione silenziosa devono passare come minuti, non può che essere così, altrimenti sarebbero tutti impazziti. Sono lì da un mese. Adesso in trenta e si danno il cambio. Gli altri, circa centocinquanta, sono alloggiati nei locali della stazione di Ventimiglia. Sono tutti liberi ma non li vuole nessuno. Vanno e vengono come se fossero fantasmi. Sono giovani, hanno tutto il tempo che vogliono e se lo prendono per vivere. Alcuni ci hanno messo mesi o anni per arrivare su quella soglia che è la conferma di un miracolo: una nuova vita in un altro mondo. Adesso aspettano. La solitudine, l'attesa e l'idea della morte - perché potrebbero essere tutti annegati - sembrerebbero impossibili da sopportare, per loro invece sono niente. Aspettano.

Sembra la scena di una partenza, ma l'immobilità è assoluta. Anche del paesaggio. Il mare è fermo. Le tende, i teloni e i materassi appoggiati sugli scogli sono scoloriti dal sole. Non c'è un filo di vento, le carte da gioco sparpagliate dappertutto sono incollate ai sassi.

Gli striscioni sul lungomare ricordano una protesta che non c'è più e dire che un mese fa, quando è cominciato tutto, c'era spazio anche per i sogni: una girandola di foglie secche volta le spalle al posto di frontiera, sulla corolla hanno scritto Citoyen du monde soyons partisans d'un monde sans frontieres. La Francia è cinquanta metri più in là. Quello è il muro. Non c'è niente da fare. Bisogna prendersi tutto il tempo che serve per aspettare che in questi cento metri di confine dove non succede niente, sotto la scogliera dei Balzi rossi, ogni dettaglio ricomponga l'immagine dell'impalpabile destino che attende il vecchio continente.

L'Europa oggi è questa. La parete rocciosa che incombe e che conserva tracce dell'antica via romana che portava in Gallia -"una continuità eccezionale in un sito eccezionale" (ironia per turisti) - il mini market di sotto, ultimo avamposto italiano per consumare cose inutili, gli europei sudati e distratti che fanno la fila al bar e al bagno e quelli con un briciolo di umanità che scendono dall'auto con l'imbarazzo di chi porta un'anguria per dissetare degli sconosciuti. La solidarietà, anche quella militante. Sincera ma desolata, destinata a non mutare il corso degli eventi. Sono i ragazzi del presidio permanente No Border. Per alcuni, quei pochi rimasti, è un'esperienza che ha cambiato lo sguardo sulle cose, anche sulla vita. Tre poliziotti francesi vigilano su tutto con l'ingrato compito di prestare il volto all'Europa peggiore degli ultimi settanta anni. Di inquietante c'è che l'attesa in un luogo così si trasforma in una tensione verso qualcosa di ignoto. Dove andranno? Cosa ci starà per succedere?

Le loro storie si somigliano. Non sono rassegnati. Dietro le quinte dei Balzi rossi ogni giorno qualcuno tenta di arrampicarsi lungo sentieri mai esplorati e così nascono nuove storie - tutti ormai conoscono quei passaggi delle Alpi marittime. Ahmed ha finito i soldi perché due volte ha provato a prendere il treno per Parigi e due volte i francesi lo hanno ricacciato indietro. Ha solo cinque euro. Anche se i ministri europei hanno già mostrato di voler perseverare nella politica criminale che lo ha portato a Ventimiglia, Ahmed confida in un altro "meeting" dopo il fallimento di due settimane fa e ancora non se la sente di seguire i suoi amici nei boschi. Ha paura di non farcela, servono gambe forti. Sarebbero dieci o quindici chilometri di arrampicata, però qualcuno ce l'ha fatta, hanno telefonato dalla Svezia e dalla Germania.

Ma lui vorrebbe vivere proprio in Francia e con un dito indica Mentone. In Libia si è fermato alcuni mesi per fare un po' di soldi, ha imbiancato case ed è riuscito a racimolare 600 dollari, quanto basta per una traversata. Poi Sicilia, Roma e Ventimiglia. Dice che i libici sono tutti vestiti come militari per cui è come se la polizia fosse ovunque. Non gli hanno fatto del male, forse ha subito qualcosa di peggio, per la prima volta in vita sua si è sentito trattato come "uno zingaro". Lui è un ingegnere petrolifero: solo dopo questa affermazione concede il suo sguardo, difficile da sostenere. Allora buona fortuna.

Gli africani hanno poca voglia di parlare. Hanno già detto tutto quando Ventimiglia era il centro dell'Europa e meno male che qualcuno ha scattato quella foto dei migranti infreddoliti sugli scogli con addosso le coperte termiche della Croce Rossa, una immagine potente e dolorosa della condizione di ogni esule umiliato in mezzo ai propri simili. La foto rimarrà ma l'indignazione è durata tre giorni. Quando si sbloccherà la situazione? I migranti aspettano l'Europa e dicono che sugli scogli potrebbero rimanerci anche un anno.

Impossibile. Per il giovane sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano (Pd), che da un mese gestisce con saggezza l'accoglienza dei profughi, un flusso regolare di migranti in città è quasi ordinaria amministrazione. Ma questa volta ne sono arrivati troppi. Non si sente abbandonato, anzi, la "disattenzione" dei media per lui è una buona notizia. In silenzio, lascia intendere, qualcosa comincia a muoversi. Non per merito della politica. Il governo Renzi-Alfano? Non sta a lui dire dell'incapacità di questo governo, per cui se la cava con diplomazia. Ma non si lamenta. "In questo momento - spiega - diamo ospitalità a circa duecento persone ma non possiamo farlo a lungo. I residenti sono stati splendidi, ancora adesso prevale uno spirito di solidarietà ma qualcuno comincia a lamentarsi.

Dobbiamo cominciare a ragionare su un orizzonte temporale, il cerino non può rimanere in mano al Comune di Ventimiglia". Ioculano non si nasconde. Questa esperienza straordinaria fa di lui uno dei sindaci più titolati a parlare di immigrazione (al Pd...) tentando di infrangere qualche tabù. "Non dobbiamo predicare solidarietà a tutti i costi - spiega - ma dico che dobbiamo ragionare seriamente su come gestire questo fenomeno strutturale dotandoci di strutture operative e di risorse per l'accoglienza. Se tranquillizziamo l'elettore medio sul tema della sicurezza sarà chiaro a tutti che i profughi sono brave persone che vanno aiutate".

A Ventimiglia ormai la polizia lascia fare e la latitanza del governo sembra essere l'unica strategia utile per uscire dall'emergenza. La situazione, lentamente, si sbloccherà: all'italiana. I migranti non sono più gli stessi del primo blocco di giugno, alcuni sono riusciti a partire, altri sono tornati sui propri passi. Ci riproveranno. La soluzione sta nel chiudere un occhio, o due. Qui, in stazione, in pineta, tra gli agenti che sorvegliano il litorale, tutti parlano di frontiere più permeabili: il Brennero, per esempio. Ma bisogna dirlo sotto voce e soprattutto bisogna procurarsi un altro biglietto per un'altra destinazione. I cinque dollari di Ahmed non bastano. I liguri che vivono sul confine conoscono bene i passaggi per raggiungere la Francia, il problema non è arrivarci, è attraversarli. Eppure sembra che i mastini della gendarmerie appostati sulle montagne abbiano abbassato un po' la guardia: la chiameremo "soluzione alla francese". Questo e nient'altro è capace di fare l'Europa dei "meeting", come se la silenziosa avanguardia sui Balzi rossi non avesse già smascherato il fallimento di una fortezza ormai decrepita che si sta sgretolando nelle sue fondamenta.

 
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