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Iran: esecuzione di massa a Karaj, impiccati 22 detenuti condannati per traffico droga PDF Stampa
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Aki, 27 maggio 2015

 

Nuova esecuzione di massa in un carcere iraniano. Ventidue detenuti, condannati a morte per traffico di droga, sono stati impiccati nel carcere di Ghezel Hesar, la più grande prigione della Repubblica islamica situata a Karaj, 20 chilometri a nord di Teheran. Secondo Iran Human Rights (Ihr), organizzazione che si batte contro la pena di morte in Iran, le esecuzioni sono state eseguite ieri, anche se è possibile che alcuni dei detenuti possano essere stati impiccati domenica. I 22 detenuti erano stati trasferiti nella quarantena della prigione a seguito di una manifestazione non autorizzata alla quale venerdì avevano preso parte decine di prigionieri rinchiusi nell'Unità 2 di Ghezel Hesar, il braccio della morte del carcere, dove al momento sono detenute circa duemila persone. I detenuti avevano rivolto un appello alla Guida Suprema dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, chiedendo la commutazione della pena di morte nell'ergastolo. La manifestazione - ha riferito Ihr - è stata pacifica.

Secondo Ihr, nelle ultime tre settimane sono stati 44 i detenuti giustiziati nel solo carcere di Karaj. Altre due esecuzioni di massa, infatti, hanno avuto luogo il 6 e il 21 maggio. In entrambe le occasioni 11 prigionieri accusati di narcotraffico sono stati impiccati. Alcuni di loro erano stati protagonisti di una rivolta scoppiata a Ghezel Hesar lo scorso anno. La notizia delle esecuzioni di massa - ha precisato Ihr - non è stata confermata da alcun media ufficiale della Repubblica islamica. "La maggior parte di questi prigionieri è stata sottoposta a processi irregolari e le loro condanne a morte sono state emesse sulla base di confessioni estorte sotto tortura", ha affermato in una nota il portavoce di Ihr, Mahmood Amiry-Moghaddam. "Ci appelliamo alle Nazioni Unite e alla comunità internazionale - ha concluso - perché agiscano per fermare queste esecuzioni di massa".

 
Iran: il caso del giornalista Rezaian, il deal nucleare e i diritti umani ormai dimenticati PDF Stampa
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Il Foglio, 27 maggio 2015

 

Ieri si è tenuta a porte chiuse a Teheran la prima udienza del processo al giornalista del Washington Post Jason Rezaian, iraniano-americano (ma l'Iran non riconosce la doppia cittadinanza), accusato di spionaggio "a favore del governo ostile degli Stati Uniti", scrive l'agenzia Irna, e di propaganda contro la Repubblica islamica.

Rezaian è a capo dell'ufficio di Teheran del quotidiano americano dal 2012, da dieci mesi è detenuto nella prigione di Evin, il centro in cui durante le proteste dell'Onda verde, nel 2009, entrarono e scomparvero molti giovani manifestanti (per i primi due mesi con lui c'era anche la moglie, poi liberata dietro il pagamento di una cauzione): secondo il Washington Post, Rezaian non ha potuto scegliere il suo avvocato e ha avuto un colloquio durato soltanto un'ora e mezza con il legale che gli è stato imposto.

Non ci sono prove, le accuse sono "assurde", dice il quotidiano, che ha anche cercato di inviare uno dei suoi dirigenti a Teheran, ma la domanda di visto è rimasta senza risposta. Non si sa quando ci sarà la prossima udienza, ma intanto il processo ha proiettato un'altra ombra sul negoziato in corso sul programma nucleare di Teheran: c'è chi spera che la questione venga risolta allo stesso tavolo, ma si tratterebbe comunque di un'eccezione ad personam.

L'Onu ha contato, tra giugno 2013 e giugno 2014, 852 condanne a morte in Iran (soprattutto impiccagioni), il trend continua anche quest'anno, anzi secondo alcune ong si è intensificato (ci sarebbe stato un picco brutale ad aprile), ma i diritti umani non sono in testa all'agenda di questi incontri, non lo sono mai stati e non lo sono ormai più in nessun altro negoziato. Il realismo e la determinazione di Barack Obama a ottenere un deal con l'Iran hanno avuto il sopravvento, per la violazione dei diritti umani non si alza più nemmeno un sopracciglio.

 
Pakistan: giustiziati 11 detenuti, totale esecuzioni a 128 da loro ripresa lo scorso dicembre PDF Stampa
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Askanews, 27 maggio 2015

 

Il Pakistan ha impiccato undici detenuti, portando a 128 il numero delle condanne a morte eseguite dalla ripresa, lo scorso dicembre, delle esecuzioni. Dieci esecuzioni sono avvenute in diverse città della provincia centrale del Punjab, mentre un condannato è stato impiccato nel carcere di Mach, nella provincia sudoccidentale del Baluchistan.

Tutti erano stati condannati a morte. Una moratoria sulla pena di morta è in vigore in Pakistan dal 2008, ma le esecuzioni sono riprese a dicembre dopo che i militanti talebani hanno ucciso 154 persone, in maggior parte bambini, in una scuola nel nordovest del Paese.

 
Stati Uniti: veto del governatore del Nebraska sulla legislazione per abolire pena di morte PDF Stampa
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Askanews, 27 maggio 2015

 

Il Nebraska potrebbe essere il primo stato conservatore in oltre 40 anni ad abolire la pena di morte ma la strada per un tale risultato è tortuosa. Ieri il governatore Pete Ricketts ha infatti posto un veto sulla legislazione approvata la settimana scorsa per appunto rendere illegale la pena capitale. Ora il disegno di legge torna ai legislatori, che tenteranno di scavalcare il veto stesso. Per il cosiddetto Cornhusker State è una seconda volta. L'ultimo tentativo legislativo per abolire la pena di morte risale al 1979, quando i senatori non raccolsero voti sufficienti per avere la meglio sul veto dell'allora governatore Charles Thone.

Per provare a centrare l'obiettivo, adesso serve il voto di 30 senatori ma il governatore repubblicano Ricketts ha già preso contatti per fare cambiare loro idea. Tra chi si dice pronto ad approvare l'abolizione di questa punizione, c'è chi cita motivi religiosi e chi parla di costi ed inefficienze.

È dal 1997 che in Nebraska nessun detenuto percorre il cosiddetto ultimo miglio, quello che figurativamente parlando porta al braccio della morte. Allora fu usata la sedia elettrica ma adesso è richiesto per legge il ricorso a un'inizione letale, mai ordinata fino ad ora.

È il Maryland ad avere abolito per ultimo la pena di morte nel 2013. Negli ultimi anni altri tre Stati, tra il moderato e il liberal, hanno fatto altrettanto: il New Mexico nel 2009, l'Illinois nel 2011 e il Connecticut nel 2012. L'ultimo Stato conservatore a eliminare questa punizione è stato il North Dakota nel 1973.

In totale sono 32 gli Stati americani che permettono la pena di morte. Anche il governo federale la consente, come visto per esempio dal caso di Dzhokhar Tsarnaev: il 21enne che l'8 aprile scorso fu giudicato colpevole di tutti i 30 capi di imputazione per il suo ruolo nell'attentato alla maratona di Boston (Massachusetts) del 15 aprile 2013, lo scorso 15 maggio è stato condannato a morire dalla giuria popolare, così come avevano voluto i procuratori federali.

 
Medio Oriente: Amnesty International "Hamas ha ucciso e torturato cittadini palestinesi" PDF Stampa
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di Michele Giorgio

 

Il Manifesto, 27 maggio 2015

 

Amnesty denuncia una serie di violazioni tra le quali l'esecuzione extragiudiziale di 23 palestinesi oltre all'arresto di decine di persone tra le quali anche membri del partito rivale Fatah. Dopo aver messo sotto accusa Israele per la devastante offensiva militare "Margine Protettivo" del 2014 che ha ucciso e ferito migliaia di palestinesi e distrutto decine di migliaia di abitazioni civili a Gaza, Amnesty International ora punta l'indice contro Hamas.

In un rapporto che sarà diffuso oggi, "Strangling Necks: Abduction, torture and summary killings of Palestinians by Hamas forces during the 2014 Gaza/Israel conflict", Amnesty denuncia una serie di violazioni tra le quali l'esecuzione extragiudiziale di 23 palestinesi oltre all'arresto di decine di persone tra le quali anche membri del partito rivale Fatah. "Constatare che mentre le forze israeliane seminavano morte e distruzione a Gaza, le forze di Hamas ne approfittavano per regolamenti di conti spietati, con una serie di uccisioni extragiudiziali e altre gravi violazioni, fa inorridire", ha dichiarato Philip Luther di Amnesty.

Un numero di questi omicidi, ha aggiunto Luther, è stato presentato come attacchi contro collaborazionisti che avevano aiutato Israele durante "Margine Protettivo", ma almeno 16 delle persone uccise erano state fermate dal movimento islamico prima che esplodesse il conflitto. Molti erano in attesa della fine del loro processo quando sono stati messi a morte. Le forze di Hamas, secondo il rapporto, hanno pure rapito e torturato militanti di Fatah. Nessuno è stato chiamato a rendere conto di questi crimini, un fattore che, sottolinea Amnesty, indica che sono stati ordinati o tollerati dalle autorità.

 
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