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Cagliari: chiude anche il carcere di Iglesias, detenuti trasferiti a Uta e a Sassari PDF Stampa
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Ansa, 8 febbraio 2015

 

Dopo Buoncammino chiude anche un altro carcere sardo, quello di Iglesias. Da questa mattina è in corso il trasferimento degli ultimi detenuti nei carcere di Uta e Sassari. In giornata dovrebbero essere portati nella nuova casa circondariale a Uta una cinquantina di detenuti, altri quindici, invece, saranno trasferiti a Sassari. Come già successo a novembre per il carcere cagliaritano di Buoncammino, gli agenti della polizia penitenziaria si stanno occupando di tutti i dettagli del trasferimento utilizzando uomini e mezzi. Polizia e carabinieri sono impegnati nel servizio di vigilanza e scorta. Il trasferimento dei detenuti, iniziato ieri, si sarebbe reso necessario a causa di alcuni problemi all'interno della struttura, riguardanti l'impianto di riscaldamento, che hanno di fatto anticipato i tempi della chiusura della struttura carceraria, decisa con decreto a maggio dello scorso anno, quando furono programmate le chiusure del carcere di Macomer e della scuola della polizia penitenziaria di Monastir.

 
Palermo: ex detenuti disoccupati occupano cattedrale, chiedono di incontrare l'arcivescovo PDF Stampa
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www.contattonews.it, 8 febbraio 2015

 

Una trentina di disoccupati ex Pip (Piano Inserimento Professionale), hanno occupato l'ingresso della cattedrale di Palermo. Chiedono di incontrare l'arcivescovo al quale potere esporre le proprie richieste rimaste inascoltate dal governo regionale. Si tratta di alcuni degli esclusi dal bacino "Emergenza Palermo" rimasti senza stipendio da undici mesi. I lavoratori hanno chiesto al presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, di abolire la retroattività del provvedimento che li esclude dal sussidio, ma al momento da Palazzo d'Orleans non è arrivata alcuna risposta. Ad incidere, secondo gli ex pip, sarebbero i loro passati guai giudiziari. Accanto ai lavoratori stamani è sceso anche padre Carollo: "Avranno pure sbagliato nel passato ma per questo non devono restare esclusi per sempre dall'inserimento nel lavoro. Se da undici anni lavoravano hanno dato segno di correttezza. La nostra richiesta è di risolvere il problema".

 
Macomer (Nu): la Giunta regionale sostiene la battaglia per il mantenimento del carcere PDF Stampa
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La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2015

 

La Giunta regionale sostiene la battaglia del Comune di Macomer per il mantenimento del carcere o, in alternativa, per la sua riconversione. Ieri a Cagliari si è tenuto l'incontro convocato dal presidente Pigliaru per discutere della vertenza che il Comune di Macomer ha aperto da tempo nei confronti del ministero della Giustizia. Ha coordinato i lavori il capo di gabinetto della presidenza, Filippo Spanu. C'erano tutto lo staff del presidente Pigliaru, l'assessore alla Sanità Luigi Arru, l'assessore ai Lavori Pubblici Paolo Maninchedda, il sindaco Antonio Succu, il vicesindaco Rossana Ledda e l'assessore Gian Franco Congiu.

Lo staff del presidente Pigliaru ha ribadito la volontà di sostenere la vertenza del carcere di Macomer (mantenimento della sua funzione o riconversione). Su questa seconda ipotesi l'assessore alla Sanità ha sostenuto la proposta del sindaco Antonio Succu su una riconversione che preveda un ruolo per i detenuti-pazienti degli ex ospedali psichiatrici giudiziari su un ala e l'utilizzo dell'altra per i cosiddetti "detenuti difficili", ossia i tossicodipendenti talvolta con doppia diagnosi, cioè con disturbi comportamentali.

"Questo - è spiegato in una nota - comporterebbe una forte collaborazione con i Serd (servizi sanitari territoriali per le tossicodipendenze) che a Macomer già operano. Peraltro il personale del servizio operante a Macomer ha acquisito negli anni una grande esperienza nel settore". Il tavolo si è chiuso con l'impegno di una richiesta al ministero di Grazia e giustizia per un incontro congiunto in tempi rapidi, con l'obiettivo di un accordo complessivo fra presidenza della Giunta, ministero di Grazia e Giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, assessorato regionale alla Sanità e rappresentanti del territorio.

"In questa vertenza non siamo più soli - è il commento del sindaco Succu - ma è con noi anche la Regione. Sono molto soddisfatto del sostegno che il presidente Pigliaru ha deciso di darci e lo ringrazio per l'attenzione che vorrà dedicare a questa battaglia, che non è solo del comune di Macomer ma di tutto il territorio".

La decisione di chiudere il carcere di Macomer è apparsa incomprensibile dal primo momento. Si tratta di una struttura nuova che negli ultimi anni è stata attrezzata anche per accogliere il nucleo cinofili della polizia penitenziaria. Con la dismissione è destinata all'abbandono. Riconvertire un carcere in una scuola materna o in qualsiasi struttura destinata a un utilizzo diverso da quello di tipo penitenziario è praticamente impossibile. Già dopo la partenza degli ultimi detenuti alcuni ambienti sono stati lasciati in abbandono e al loro interno è iniziato degrado.

 
Pisa: Sappe; detenuto dà in escandescenze e ferisce otto agenti di Polizia penitenziaria PDF Stampa
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Il Tirreno, 8 febbraio 2015

 

L'uomo era già stato protagonista di episodi simili nelle carceri di Lucca e Pistoia. Aveva già aggredito diversi poliziotti nelle carceri di Lucca e Pistoia e per questo era stato trasferito alla Casa Circondariale di Pisa. Dove, l'altra notte, ha colpito a calci e pugni e ferendo diversi agenti di Polizia Penitenziaria. Dura la protesta del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, che non più tardi di cinque giorni fa ha segnalato che, a livello nazionale, "è la Toscana la regione d'Italia con il numero più alto di episodi di autolesionismo in carcere (1.047 casi) e di tentati suicidio sventati (112)".

"Questa aggressione è stata particolarmente violenta ed è ancor più inaccettabile perché vede protagonista un detenuto già resosi responsabile di analoghi gravi episodi in carcere: un detenuto tunisino che, seppur di soli 21 anni, ha commesso una sfilza di reati impressionati tra i quali lesioni, furto, rapina", spiega il segretario generale del Sappe Donato Capece.

"L'altra notte il detenuto, dopo essersi autolesionato il corpo perché pretendeva più terapia farmacologica, negata ovviamente dal medico di guardia perché non ve n'era la necessità (spesso in carcere i detenuti dipendenti da sostanze stupefacenti ed alcool cercano di abusa di farmaci...), veniva accompagnato in infermeria per le cure del caso. Dopo le cure, veniva accompagnato presso il suo reparto, ma giunto davanti alla cella si rifiutava di entrare e minacciava i presenti con una lametta che aveva occultata in bocca.

Dopo vari tentativi di convincere il detenuto a desistere da tale comportamento, visto che lo stesso persisteva nell'essere minaccioso ed aggressivo, si informa il Direttore che autorizzava i poliziotti all'uso della forza fisica, ma il detenuto stesso improvvisamente dava fuoco ad alcuni stracci e li lanciava contro il personale. I nostri poliziotti hanno spento il principio di incendio e hanno tentato di bloccare il detenuto, che però continuava a tirare calci e pugni. Risultato?

Due colleghi sono stati refertati al Pronto Soccorso con prognosi di 10 giorni a testa e altri 6 sono stati refertati in istituto per piccoli traumi e graffi ricevuti nell' immobilizzare il detenuto. Ora il detenuto è stato trasferito nel carcere di Livorno ma capirete bene che tutto questo è gravissimo. Noi non siamo carne da macello e la nostra pazienza ha un limite! E questo grave episodio dovrebbe fare seriamente riflettere tutti quelli che si riempiono la bocca nel dire che l'emergenza penitenziaria è superata".

Il Sappe, che in occasione di altre aggressioni a poliziotti penitenziari in varie carceri italiane aveva chiesto "di dotare le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria di spray anti aggressione recentemente assegnato a Polizia di Stato e Carabinieri", sollecita il Governo Renzi ad azioni efficaci per espellere i detenuti stranieri presenti in Italia: "È sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere quasi 20mila. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia".

"Il dato oggettivo è però un altro - conclude il leader del Sappe: le espulsioni di detenuti stranieri dall'Italia sono state fino ad oggi assai contenute: 896 nel 2011, 920 nel 2012 e 955 nel 2013, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria.

Si deve però superare il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell'interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 53.623 detenuti: ben 17.462 (quasi il 35 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita".

 
Torino: Osapp scrive al Dap "detenuti sbeffeggiano gli agenti". Interrogazione Lega Nord PDF Stampa
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Adnkronos, 8 febbraio 2015

 

"Urgenti accertamenti" in merito alla gestione della disciplina dei detenuti nel carcere di Torino. A chiederli in una lettera ai vertici dell'amministrazione penitenziaria e al ministro del Giustizia è Leo Beneduci, segretario generale Osapp, sindacato autonomo di polizia penitenziaria. Il sindacato segnala che da mesi riceve lamentele dal personale penitenziari oggetto di "sbeffeggio" da parte dei detenuti nei confronti dei quali "verrebbero molto spesso archiviate o addirittura non contestate - si legge nella lettera - le infrazioni disciplinari scaturenti dai rapporti disciplinari redatti dal personale stesso a loro carico".

Una situazione che Beneduci definisce "preoccupante" e che "determinerebbe anche una forte demotivazione negli addetti del Corpo e un conseguente svilimento delle funzioni". Senza tralasciare le "evidenti ragioni di ordine e sicurezza" sottolinea il sindacalista. Sulla questione ha presentato un'interrogazione alla Camera il deputato della Lega Nord, Stefano Allasia.

 
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