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Padova: l'Università firma un rapporto sulla polizia penitenziaria PDF Stampa
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di Cristina Genesin

 

Il Mattino di Padova, 1 marzo 2016

 

Organici ridotti. Formazione scarsa. E ambiente di lavoro difficile, reso ancora più ostile dal sovraffollamento, come dimostra la rivolta accaduta nella serata di sabato fino a notte fonda con i detenuti che hanno tenuto in scacco una sezione prima del rientro alla normalità. Temi "caldi" di cui si parlerà nel convegno in programma venerdì dalle 9 alle 13.30 nella sala delle Edicole in piazza Capitaniato, dal titolo "La polizia penitenziaria in Veneto.
Condizioni lavorative e salute organizzativa". Sarà l'occasione per presentare il rapporto sul lavoro degli agenti che operano nelle nove strutture penitenziarie della nostra regione: 2 a Padova, Venezia (dove c'è l'unico carcere femminile) e Verona; 1 a Belluno, Treviso e Rovigo (oggi l'inaugurazione del "nuovo" carcere). Interverranno Vincenzo Milanesi, direttore del Dipartimento Fisppa dell'università con Daniele Giordano, segretario generale Veneto Fp-Cgil; presenteranno la ricerca Francesca Vianello e Alessandro Maculan dell'università di Padova; poi discussione con Giuseppe Mosconi e Adriano Zamperini docenti nell'ateneo; a seguire interventi del vice-capo Dap Massimo De Pascalis, del provveditore dell'Amministrazione penitenziaria Triveneto Enrico Sbriglia, di Massimiliano Prestini della Polizia penitenziaria nazionale e della segretaria nazionale Fp-Cgil Rossana Dettori.
"C'è stato un forte abbandono della Polizia penitenziaria da parte dell'Amministrazione" spiega Giampietro Pegoraro della Fp Cgil Polizia penitenziaria del Veneto, "La situazione di lavoro è più dura nelle carceri dove c'è un grande turn over tra i detenuti che non sono impegnati nel lavoro. In più non c'è formazione e non ci sono protocolli d'intervento anche se dal 2015 è stato introdotto il regime delle celle aperte di giorno".

 
Salerno: protocollo di intesa tra il Patronato Acli e il carcere di Fuorni PDF Stampa
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gazzettadisalerno.it, 1 marzo 2016

 

Ieri, lunedì 29 febbraio presso la Casa Circondariale di Fuorni a Salerno, il Presidente provinciale delle Acli Gianluca Mastrovito e il Direttore dell'istituto Stefano Martone, hanno sottoscritto il protocollo d'intesa che da seguito all'accordo quadro stipulato nell'aprile del 2015 tra il Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (Dap) ed il Patronato Acli, allo scopo di favorire il processo di integrazione, facilitare l'inclusione sociale e lavorativa dei detenuti.
"Si tratta di una intesa - ha affermato Gianluca Mastrovito, presidente delle Acli e del Patronato provinciale - volta a rafforzare e rilanciare una realtà che, già operante in 79 province d'Italia, sta dando dei risultati nel contrasto al fenomeno della recidiva, attraverso servizi di consulenza, di assistenza e di tutela a favore dei detenuti. Tutela e diritti sono le due parole chiave per comprendere il lavoro dei patronati: il loro compito non è solo quello di compilare le pratiche per facilitare l'Inps ma quello di far conoscere ai cittadini, soprattutto quelli più deboli come anziani, disabili e detenuti, i loro diritti e aiutarli a scegliere la prestazione sociale più adatta alle loro esigenze".
"Questo contribuisce a non lasciare i detenuti a loro stessi - ha affermato Stefano Martone, Direttore della Casa circondariale - ma contribuisce a favorire, nell'ottica rieducativa della pena, il reinserimento sociale ed aiuta a rendere le carceri qualcosa di diverso. Un percorso quello iniziato stamani con il Patronato Acli Salerno, che si unisce alle tante iniziative di promozione della persona, che altri soggetti del volontariato e del privato sociale agiscono nell'istituto, rendendo Fuorni spazio di socialità nuova e partecipata. Alle Acli - continua Martone - chiederemo un ulteriore impegno per costruire percorsi di cittadinanza attiva e di orientamento al lavoro per quanti saranno chiamati al riappropriarsi di spazi sociali nelle comunità locali".
Grazie alla legge 193/2008 i patronati possono svolgere la loro attività anche nelle carceri per garantire agli ospiti delle case circondariali l'accesso alla pensione, l'assegno familiare, l'invalidità civile, la disoccupazione o altre prestazioni previste dalla normativa italiana. Senza questi interventi i detenuti non potrebbero presentare all'Inps, che riceve tutto per via telematica, le domande di prestazioni previdenziali, assistenziali ed a sostegno del reddito.
Dal 2009 - dichiara Giuseppe Paparo, Direttore provinciale del Patronato Acli - da quando il Patronato nazionale delle Acli è entrato in carcere, ha intercettato 4.520 persone e ha istruito 10.219 pratiche nelle 79 province coinvolte su tutto il territorio nazionale. Il tempo dedicato alle pratiche invece non è quantificabile: spesso gli operatori delle Acli lavorano, o meglio donano con gioia del tempo, più di quanto preveda la convenzione. La presenza del Patronato, allora, in una situazione così estrema con tempi molto dilatati e burocrazia decuplicata rispetto alla vita normale diventa essenziale, assumendo un valore sociale significativo.

 
Cividale del Friuli (Ud): tutti a LexFest, nella giungla della giustizia PDF Stampa
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Panorama, 1 marzo 2016

 

Accusa e difesa. Carceri e mafia. Cronaca giudiziaria e gogna. Magistrati, avvocati e cronisti in una grande kermesse dal 4 al 6 marzo, a Cividale del Friuli, Il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri. Ma anche il presidente dell'Unione delle camere penali Beniamino Migliucci, il vicecapo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Massimo De Pascalis. E poi componenti del Consiglio superiore della magistratura come Claudio Galoppi e Antonio Leone. E anche firme storiche della cronaca giudiziaria, come Piero Sansonetti e Massimo Bordin, insieme all'ex presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara.
Sono solo alcuni dei protagonisti della prossima LexFest 2016, un grande convegno nazionale dedicato alla giustizia e agli operatori del diritto, che si terrà da venerdì 4 a domenica 6 marzo a Cividale del Friuli (Udine). Ideata da Andrea Camaiora, giornalista ed esperto di litigation pr, promossa dal Comune di Cividale e organizzata da Spin, team di comunicazione attivo tra Roma e Milano, LexFest sarà una tre giorni di confronti e d'interviste sul mondo della giustizia. Cinque i grandi temi al centro dell'iniziativa: la condizione carceraria, la comunicazione della giustizia, accusa e difesa di fronte all'opinione pubblica, il rapporto tra giustizia, ambiente e imprese, il doppio binario tra tempi della giustizia e tempi delle imprese, il racconto della criminalità organizzata. Interverranno anche personalità istituzionali, studiosi e imprenditori. I lavori di LexFest saranno trasmessi integralmente da Radio Radicale.

 
Roma: "guardie corrotte", quei brutti sospetti dietro l'evasione da Rebibbia PDF Stampa
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di Andrea Ossino

 

Il Tempo, 1 marzo 2016

 

Per la Procura i 2 detenuti romeni hanno "pagato somme di denaro". Evasi dopo aver corrotto le guardie penitenziarie. Per ora è una ipotesi della Procura della Repubblica. Sospetta il reato di corruzione a carico dei romeni Mihai Florin Diaconescu e Catalin Ciobanu (28 e 33 anni), presi dopo meno di una settimana nella zona di Tivoli. La nuova tesi dei magistrati è che la sera del 14 febbraio, nel carcere di Rebibbia, per segare le sbarre e fuggire i due avrebbero corrisposto "una imprecisata somma di denaro", ad alcuni agenti della polizia penitenziaria, ancora da identificare.
Lo scenario non convince i difensori dei romeni. "I nostri assistiti - hanno commentato gli avvocati Cristiano Brunelli e Andrea Palmieri - non ci hanno detto nulla di questa ipotesi corruttiva, quindi ci sentiamo di poterla negare. Dinanzi al pm verrà ricostruita l'esatta dinamica dei fatti". Inoltre, la congettura lascia assai perplesso pure il sindacato della polizia penitenziaria. "Io trasecolo - commenta il segretario nazionale del Sappe, Donato Capece - questa cosa non mi risulta affatto.
Se la magistratura ha comprovati motivi che attestano questa cosa noi non possiamo dire che chi ha sbagliato paghi. Rimango comunque esterrefatto. È vero che esiste una carenza di personale nelle carceri. È vero che ci sono falle nei sistemi di sicurezza. E sarebbe grave se questi operatori avessero usato i punti deboli a loro vantaggio. Ma non facciamo di tutta l'erba un fascio. Gli agenti penitenziari rischiano la loro vita per salvare chi sta dentro e fuori gli istituti di pena".
Gli evasi sono stati catturati in due momenti diversi. Il 17 febbraio alle 5.30 è finita a Tivoli la fuga di Mihai Florin Diaconescu. Mentre la sera prima nella stessa caserma si è costituito Catalin Ciobanu. Il 33enne è accusato di sequestro di persona e morte in conseguenza di un altro reato del commerciante egiziano Abdel Hamid Mohamed Lashein Ebrahim. Invece il 28enne di rapina e ricettazione. Stando alla ricostruzione, i due hanno segato le sbarre del magazzino nel reparto G11 di Rebibbia, locale all'interno degli spazi detentivi usato come deposito e posto vicino alle docce.
Si sono calati dal muro esterno, alto 7-8 metri, con delle lenzuola. Arrivati a terra, si sono spostati verso l'intercinta, avrebbero usato dei bastoni, realizzati unendo fra loro diversi manici di scopa, per issare e agganciare al muro di cinta, alto 5-6 metri, delle lenzuola a cui erano fissati dei ganci di metallo rudimentali realizzati dagli stessi fuggitivi. Calatisi dal muro di cinta, i due si sono poi arrampicati sulla rete elettrosaldata, superando così l'ultimo sbarramento. Florin Mihai Diaconescu aveva a disposizione arnesi di questo tipo perché era un lavorante: detenuto dal 2008, svolgeva come altri detenuti lavori di manutenzione all'interno del carcere.

 
Napoli: domani e dopodomani quadrangolare di calcetto tra studenti e detenuti PDF Stampa
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Ansa, 1 marzo 2016

 

Nei giorni 2 e 3 marzo - dalle 9.30 alle 13.00 - gli studenti dell'ultimo anno delle scuole superiori napoletane Sannazaro, Genovesi e Serra, saranno impegnati in un quadrangolare di calcetto con i detenuti degli Istituti penitenziari rispettivamente di Poggioreale il 2 marzo e a Secondigliano il 3 marzo.
L'iniziativa, suggerita dal Garante regionale dei detenuti Adriana Tocco, è stata realizzata in collaborazione con l'Assessore all'Istruzione del Comune di Napoli Annamaria Palmieri, che ha raccolto le adesioni delle scuole e con il Provveditorato Regionale all'Amministrazione penitenziaria, in particolare il dott. Claudio Flores, che ha coordinato la partecipazione dei detenuti. L'organizzazione tecnica del torneo si è avvalsa della preziosa collaborazione dell'UISP, che fornirà arbitri e palloni.
L'evento, intitolato "Una partita per avvicinare, un incontro per raccontare", mira a diffondere tra i giovani la consapevolezza del significato reale dell'art. 27 della Costituzione, per il quale le persone private della libertà sono cittadini a tutti gli effetti e quindi titolari di diritti fondamentali non negoziabili. Dall'incontro tra detenuti e studenti intorno alla comune passione per lo sport e per il calcio si auspica di favorire l'abbattimento dei pregiudizi e la riflessione su come un pieno reinserimento nella società di chi ha commesso un reato possa contribuire alla sicurezza di tutti.

 
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