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Arabia Saudita: arrestati 33 presunti terroristi, ci sono anche nove americani PDF Stampa
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di Maurizio Stefanini

 

Libero, 1 febbraio 2016

 

Ci sono anche nove cittadini americani tra i 33 che in Arabia Saudita sono stati fermati con l'accusa di terrorismo. Quattro tra di loro sono finiti in manette lunedì, e gli altri cinque negli ultimi quattro giorni. Tra gli altri ci sono 14 sauditi, tre yemeniti, due siriani, un indonesiano, un filippino, un kazako, un palestinese e un cittadino degli Emirati Arabi Uniti. Le generalità non si conoscono ancora: l'informazione viene dal sito Saudi Ga-zette, che cita una fonte anonima. Non è neanche chiaro se gli accusati siano connessi con lo Stato Islamico, che dall'anno scorso ha iniziato a prendere di mira il Paese con un'ondata di attentati sanguinosi, che hanno provocato una cinquantina di morti.

Dal 2014 l'Isis è stato dunque dichiarato organizzazione terrorista, e centinaia di suoi sostenitori sono stati arrestati. L'Arabia Saudita è però un Paese autoritario, su 27 milioni di abitanti ha 9 milioni di residenti stranieri e due milioni di migranti illegali, le locali leggi sul terrorismo hanno definizioni piuttosto ampie, e dunque gli arrestati potrebbero essere molte cose. Adepti di Isis o al-Qaida, ma anche attivisti per i diritti umani o la democrazia, o lavoratori stranieri che hanno provato a protestare.

La Saudi Gazette ha riferito in compenso che è stato identificato il kamikaze che venerdì nell'Est ha attaccato la moschea sciita Al-Ahsa, provocando 4 morti e 36 feriti. Si tratterebbe di un saudita di 22 anni di nome Abdulrahman al-Tuwaijri, mentre un altro aggressore rimasto ferito è stato arrestato. Aveva addosso a sua volta un giubbotto caricato di esplosivo e bombe a mano, e sono stati i fedeli sciiti della moschea sotto attacco ad immobilizzarlo dopo che aveva iniziato a sparare loro addosso.

In precedenza l'Isis in Arabia Saudita aveva colpito altre moschee sciite, con due attentati esplosivi e due attacchi all'arma da fuoco. Ma se l'era presa anche con una moschea sunnita, notoriamente utilizzata da membri dei servizi di sicurezza. Piuttosto che chiarire il quadro, però, l'ulteriore notizia lo complica. Vuol dire che anche i 33 arrestati sono coinvolti in una trama simile a quella del kamikaze? Oppure il fatto che le due informazioni siano date per separato indica appunto che i 33 sono cosa diversa rispetto all'attività dell'Isis? L'ambasciata degli Stati Uniti è stata ovviamente subito interpellata dai media, ma nell'immediato non ha dato alcuna risposta. Il clero saudita bolla a sua volta i terroristi sauditi come "kharigiti": un'etichetta spregiativa che in realtà indica però la terza componente dell'Islam, distinta sia da sunniti che da sciiti, e che dunque contribuisce solo a fare ulteriore confusione. Si sa tuttavia che negli ultimi tre mesi altri quattro cittadini statunitensi era stati arrestati in Arabia, e in questo caso l'accusa è stata chiaramente di essere in contatto con l'Isis.

 
Egitto: arrestato il vignettista anti-Al Sisi con 1,6 milioni di amici su Facebook PDF Stampa
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di giordano stabile

 

La Stampa, 1 febbraio 2016

 

Blitz della polizia nelle sede del giornale: il giovane era un punto di riferimento per l'opposizione laica. Le sue vignette corrosive circolavano su Facebook e Islam Gawish, con i suoi 1,6 milioni di amici era un punto di riferimento per l'opposizione laica in Egitto. Il suo arresto, con un raid della polizia nella sede del giornale online dove lavorava, è stato quello che ha fatto più clamore nell'ondata repressiva cominciata nei giorni precedenti il 25 gennaio, anniversario della rivoluzione di piazza Tahrir che portò alla caduta del presidente Hosni Mubarak.

Il presidente Al Sisi ha cercato così di evitare che l'anniversario si trasformasse in una protesta di massa contro di lui ma ha preso di mira proprio uno dei canali, in social network che durante la Primavera araba erano stati la punta di lancia della ritrovata libertà di espressione. Islam Gawish ha 1,6 milioni di followers su Facebook ma non è il primo a essere preso di mira. Lo scorso ottobre un tribunale militare ha condannato a tre anni di carcere Amr Nohan, un 22enne laureato in giurisprudenza che aveva inviato alla sua pagina di Facebook un'immagine che raffigurava Sisi con le orecchie da Topolino. Nelle ultime settimane, le autorità hanno arrestato cinque persone accusate di gestire centinaia di pagine Facebook vicine ai Fratelli musulmani e che volevano organizzare proteste il 25 gennaio. Gawish aveva ultimamente preso di mira il parlamentare Mortada Mansour, per il linguaggio scurrile e scoppi d'ira. E aveva mostrato Mansour, che è a capo commissione parlamentare per i diritti umani, in una vignetta, in piedi accanto a un torturatore mentre gli consigliava di scatenarsi la sua vittima "gentilmente".

 
Romania: 30 giorni di carcere in meno a chi pubblica un libro, ma il governo dice stop PDF Stampa
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eastjournal.net, 1 febbraio 2016

 

Il governo di Dacian Ciolos ha deciso, come dichiarato dal ministro della Giustizia Pruna, di presentare un'ordinanza per abrogare la legge che consente a chi ha subìto una condanna di pubblicare libri e di ottenere con questi una riduzione della pena detentiva. La scelta, resa pubblica mercoledì 13 gennaio, sembra voler porre rimedio ad una situazione complessa ed in netto contrasto con il proposito di estirpare la corruzione dalla società romena.

La norma. Risalente all'epoca comunista, la legge consente a chi ha subìto una condanna di ridurre ditrenta giorni la pena detentiva per ogni libro (scritto durante il periodo trascorso in carcere) pubblicato da riviste scientifiche o da un research body. Secondo quanto affermato da fonti governative, sarebbero trecentoquaranta i lavori pubblicati nel 2015 mentre circa novanta negli anni precedenti; cifre rilevanti che hanno portato il governo a prendere una posizione sull'argomento.

I casi. Tra i casi emblematici sembra soprattutto opportuno citare George Becali: ex imprenditore, proprietario di una squadra di calcio, politico e membro del parlamento europeo. Giudicato colpevole per tangenti ha visto la sua condanna a quarantadue mesi ridotta di cinque (è stato scarcerato lo scorso aprile) per aver pubblicato cinque libri tra i quali "Monte Athos, terra natìa della Chiesa Ortodossa". Non solo, anche Dan Voicolescu, ex leader del partito conservatore romeno ed alleato dell'ex premier Victor Ponta, rientra tra coloro che hanno visto la loro condanna ridotta grazie alla pubblicazione di libri. Condannato a dieci anni di carcere ed arrestato nel 2014 per riciclaggio, ha visto pubblicati ben dieci suoi lavori in diciotto mesi, cifra che gli ridurrebbe di trecento giorni la pena detentiva. Anche l'ex primo ministro Adrian Nastase, condannato a due anni per aver ricevuto fondi illegali durante la campagna elettorale, è tra coloro che hanno beneficiato di una riduzione della pena detentiva per aver scritto numerosi libri sulle tematiche economiche durante i mesi passati in carcere.

Le dichiarazioni del ministro Pruna e l'iter parlamentare. Vista la situazione ormai fuori controllo, il ministro della Giustizia ha deciso di intervenire per abrogare la norma con un'ordinanza di emergenza il cui iter parlamentare dovrebbe concludersi in febbraio. Secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro non si procederà immediatamente con la cancellazione della norma poiché sarà prima necessaria una consultazione; procedimento da seguire per ogni atto normativo.

Non solo, il ministro della Giustizia ha inoltre parlato della rimozione del capo della Amministrazione Nazionale dei Penitenziari (ANP), sottolineando come la questione sia prematura ma sia comunque necessario avviare un' indagine amministrativa da parte dell'organismo di controllo del premier dal momento che "I fatti parlano chiaro relativamente alla competenza manageriale del direttore generale dell'ANP".

Stando a quanto affermato dalle fonti locali e dallo stesso ministro della Giustizia, la norma che prevede la riduzione della pena detentiva per ogni libro pubblicato verrà rimossa il prossimo febbraio. Un passaggio chiave, necessario ma non sufficiente, verso l'eliminazione della corruzione chiesta dalla stessa società romena con proteste seguite all'incendio al Colectiv Club.

 
Che fine hanno fatto i diritti umani PDF Stampa
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di Roberto Toscano

 

La Repubblica, 31 gennaio 2016

 

È un fatto. I diritti umani non sono più al centro dell'attenzione internazionale, e soprattutto la loro tutela non è più sentita come una priorità. Né da parte dei responsabili politici né da parte dei cittadini. Non è sempre stato così.

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Sconfiggere il "cinismo" per uscire dalla crisi della legalità PDF Stampa
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di Donatella Stasio

 

Il Sole 24 Ore, 31 gennaio 2016

 

C'è una parola inedita nel vocabolario delle celebrazioni dell'anno giudiziario: "cinismo". L'ha pronunciata, a Roma, il Procuratore generale della Corte d'appello Giovanni Salvi ed è la chiave di lettura, non solo della fase storica che stiamo vivendo, ma anche della crisi della giustizia, ormai spogliata del pluridecennale conflitto con la politica.

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