Mercoledì 16 Ottobre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Calabria: Candido (Radicali); Presidente Oliverio istituisca Garante regionale dei detenuti PDF Stampa
Condividi

www.zoomsud.it, 27 marzo 2015

 

A chiedere con forza l'istituzione e la nomina del Garante dei detenuti regionale, con un comunicato stampa, è l'esponente radicale Giuseppe Candido. Il senso del comunicato è che "non c'è tempo da perdere" perché "oltre a condizioni inumane e degradanti, oltre alle condizioni igienico sanitarie", sostiene nel comunicato il radicale, "alcuni dei detenuti stanno dietro le sbarre per una legge dichiarata incostituzionale. Non solo la metà delle carceri calabre continuano a rimanere sovraffollate, non solo hanno pareti ammuffite, scarafaggi e, pure in Calabria, i detenuti patiscono l'assenza di lavoro che non li rieduca e di personale che possa consentire loro le ore di passeggio e socializzazione.

Condizioni inumane e degradanti anche per chi in carcere lavora, agenti, educatori e direttori. Nella triste fotografia pubblicata nel rapporto "Oltre i tre metri quadri" curato dall'associazione Antigone ma fondato sui dati pubblicati dal Ministero della Giustizia" - continua Candido nella nota - "emerge una realtà calabrese desolante: ben sei, di dodici istituti di pena, permangono in condizioni di sovraffollamento, e anche quelle meno affollate soffrono gravi carenze igieniche. Una situazione che come Radicali abbiamo sempre denunciato dopo ogni nostra visita condotta nelle carceri. Senza dimenticare quanto denunciato dal Presidente della Corte d'Appello di Catanzaro, Domenico Introcaso durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario lo scorso 15 gennaio che ha parlato, letteralmente, di gravi condizioni igienico sanitarie in cui tutti gli istituti di pena calabresi versano.

Il presidente Mario Oliverio" - scrive ancora Candido - "in attesa che il Parlamento almeno discuta un provvedimento di amnistia e indulto così come aveva indicato chiarissimamente nel messaggio inviato alla Camere nell'ottobre 2013 l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha un grandissimo potere: quello di istituire subito il Garante regionale delle persone private della libertà personale". Poi la nota prosegue ricordando la lotta nonviolente per chiedere un provvedimento di amnistia e indulto. "Rita Bernardini" - si legge nella nota "segretaria dei Radicali, è in sciopero della fame da 10 marzo proprio per ricordare quel messaggio di Napolitano che, come Radicali, abbiamo fatto nostro manifesto politico a rilanciare in ogni luogo e che, appunto, sollevava l'obbligo giuridico (oltreché morale) di far cessare subito le condizioni inumane e degradanti che la sentenza Torreggiani della Cedu aveva sanzionato come strutturali e sistematiche e che, come dimostra la recentissima sentenza del Tribunale di Sorveglianza di Firenze che ha scarcerato e risarcito un detenuto per aver patito una detenzione inumana e degradante nell'Istituto di pena di Sollicciano, spesso continuano a permanere.

Quel giudice ha scarcerato il detenuto non solo in base al minimo (violato) dei tre metri quadri che un detenuto ha il diritto umano ad avere, ma anche (e forse sarebbe da dire soprattutto) in relazione alle condizioni strutturali del carcere: muffa alle pareti, scarafaggi e ragni nelle celle, mancanza d'acqua calda. Condizioni che anche nelle carceri calabresi ricorrono dappertutto. Non sono occasionali, ma, come il sovraffollamento, sono pure loro strutturali e sistemiche. Il Garante Regionale dei detenuti, in attesa di un provvedimento di amnistia e indulto, consentirebbe quantomeno di far emergere i casi più eclatanti che pure esistono in Calabria anche per come dimostrato nelle numerose visite, fatte anche a Capodanno, come da consuetudine del partito radicale. Olivero, su questo, potrebbe marcare la differenza.

Ma c'è un altro aspetto che dovrebbe invitare a considerare, con maggior ragione, la necessità urgente del Garante: anche nelle carceri, e magari in condizioni inumane e degradanti, oggi c'è pure chi sconta una pena illegale di fatto illegale perché irrorata in base a una legge dichiarata incostituzionale: la Fini-Giovanardi.

Una legge dichiarata incostituzionale dalla suprema Corte nel febbraio 2014 e, adesso, con la sentenza n° 22621 del 26 febbraio scorso, la Cassazione ha ribadito la necessità di "rideterminare" (a ribasso) tutte le pene riguardanti le così dette droghe leggere. È la stessa Cassazione che sembra ricordare al legislatore, magari nelle more di un'amnistia specifica e mirata, che nelle carceri ci sono persone sottoposte, di fatto, ad una pena illegale".

 
Laureana di Borrello (Rc): Nesci (M5S) interroga il ministro Orlando sul "Luigi Daga" PDF Stampa
Condividi

Il Velino, 27 marzo 2015

 

La parlamentare pentastellata chiede il ripristino della pianta organica del personale penitenziario e sanitario. La deputata del Movimento 5 Stelle, Dalila Nesci, ha presentato un'interrogazione rivolta al ministro della Giustizia, Andrea Orlando, per sapere "quali azioni urgenti intenda adottare in relazione alla difficile situazione del carcere "Luigi Daga" di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, in particolare rendendo esecutivo l'impegno di raggiungere la capienza complessiva dell'istituto penitenziario".

Con riferimento a un sinistro del passato, la parlamentare ha chiesto, inoltre, se il ministro "non ritenga opportuno provvedere immediatamente al ripristino della pianta organica del personale penitenziario e sanitario, affinché in futuro si evitino incidenti". Secondo Nesci, "è fondamentale che i penitenziari siano capienti e sicuri, che garantiscano al personale in servizio e ai detenuti buone condizioni di lavoro e dignità umana, soprattutto in strutture all'avanguardia, come l'istituto "Luigi Daga" di Laureana di Borrello, in cui i detenuti possono imparare a fondo un mestiere per reinserirsi nella società civile, mai più incorrendo in atti fuori legge".

 
Firenze: sindacato Cnpp; dopo la chiusura dell'Opg destinare Montelupo a penitenziario PDF Stampa
Condividi

Ansa, 27 marzo 2015

 

Tra meno di una settimana, il 31 marzo, chiuderà l'Opg di Montelupo ma la struttura penitenziaria nella villa medicea dell'Ambrogiana dovrebbe continuare ad esistere, anche dopo l'uscita degli internati, ospitando detenuti a basso e medio indice di pericolosità, impiegati in attività lavorative, magari anche nella manutenzione dell'immobile.

È quanto sostiene il sindacato di polizia penitenziaria Cnpp della Toscana. Il Cnpp, attraverso il segretario regionale Stefania Cozzolino, rileva che negli ultimi anni per ristrutturare il sito penitenziario di Montelupo sono stati spesi "7,5 milioni di euro che hanno reso la zona detentiva perfettamente funzionante ed accogliente, pronta per ospitare 160 detenuti" e che "proprio in questi giorni è stato reso pubblico che le condizioni strutturali di alcune carceri toscane come Sollicciano, Pisa, Pistoia e altri sono pessime e che alcuni padiglioni dovranno chiudere per essere ristrutturati.

Quale migliore occasione per sfruttare un sito penitenziario come quello di Montelupo, perfettamente efficiente e funzionale?". In Cnn evidenzia poi che "l'eventuale chiusura dell'istituto di Montelupo porterebbe al licenziamento di circa 15 lavoratori dell'area sanitaria oltre che generare un enorme disagio per i circa 100 dipendenti del ministero della Giustizia, poliziotti e civili, che verrebbero assegnati ad altra sede.

A parte qualche breve accenno sulla sorte dei lavoratori nella giornata di ieri - conclude il Cnpp, il Dap continua a dimostrarsi sordo alle richieste di incontro delle organizzazioni sindacali: non possiamo e non vogliamo credere che i giochi e gli accordi sono già fatti e che non ci sia più niente da fare poiché siamo convinti che la nostra partecipazione nei processi decisionali unita alla trasparenza dell'azione del Governo, dell'Amministrazione penitenziaria e delle Istituzioni regionali e locali possa portare ad una soluzione del problema condivisa che accontenti tutti".

 

Cgil: no a proroghe per chiusura Opg

 

"Non è accettabile né giustificabile una proroga alla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Per questo se necessario, come previsto in modo chiaro dalla legge, il governo può commissariare le Regioni che, a pochi giorni dalla scadenza del 31 marzo, non sono ancora pronte ad accogliere i propri cittadini internati.

Non sarebbe una punizione ma un atto di responsabilità, visto che in molte realtà sono state trovate soluzioni, seppur transitorie". Così Stefano Cecconi, responsabile Salute della Cgil nazionale e tra i promotori di Stop Opg, interviene nel giorno in cui si riunisce l'organismo di monitoraggio per la chiusura degli Opg, presieduto dal sottosegretario De Filippo.

"Ritardi, incongruenze e difficoltà sono fisiologiche per una riforma di questa portata - continua Cecconi - ma non la possono fermare. Serve una forte regia nazionale per attuare la legge 81/2014, norma che - spiega concludendo il dirigente sindacale - ha spostato il baricentro degli interventi per il superamento degli Opg dalle strutture (le Rems) ai percorsi di cura e inclusione sociale per ogni persona".

 
Ariano Irpino (Av): detenuto inala gas e ingerisce farmaci epilettici, finisce in ospedale PDF Stampa
Condividi

Agi, 27 marzo 2015

 

Un detenuto del carcere di Ariano è stato trasportato all'ospedale Frangipane per aver inalato gas e ingerito una dose eccessiva di farmaci epilettici. Il giovane 30enne originario di Napoli avrebbe perso i sensi. L'allarme è stato lanciato dai compagni di cella e dalla Polizia Penitenziaria. Immediatamente soccorso dai sanitari del 118, il giovane si trova ricoverato in ospedale sotto osservazione. Le sue condizioni non sarebbero gravi.

 
Mantova: già condannato per spaccio all'Opg di Castiglione, patteggia altri venti mesi PDF Stampa
Condividi

Gazzetta di Mantova, 27 marzo 2015

 

Anfetamina, coca, hashish, marijuana: un eldorado per piccoli spacciatori quello trovato due anni fa a casa di Sergio Pedrazzoli, 48 anni, pluripregiudicato di Castel Goffredo e della sua convivente, dipendente dell'Opg di Castiglione delle Stiviere. Nel dicembre del 2013 il giudice per l'udienza preliminare Gilberto Casari lo aveva condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Ieri mattina lo stesso giudice ha rincarato la pena, in quanto a seguito di un'ulteriore perquisizione nella sua casa, i carabinieri avevano trovato altri quantitativi di anfetamine.

Da qui un anno e otto mesi patteggiati che portano la detenzione a sette anni e due mesi. Un vero e proprio bazar la casa di Pedrazzoli, con merce per tutti i gusti e per tutti i prezzi. Roba destinata soprattutto ai degenti-detenuti dell'ospedale psichiatrico giudiziario, al cui approvvigionamento provvedeva proprio la convivente, in qualità di operatrice socio assistenziale. L'anfetamina, in particolare, era diretta ai pazienti ricoverati nella struttura di cura e detenzione, sia a uomini che donne, condannati per crimini gravissimi.

Tra questi gli infanticidi. L'infermiera lavorava proprio a contatto con le mamme ospitate nel reparto Arcobaleno. Al termine di una complicata indagine, partita proprio dalla soffiata di un paziente dell'Opg, i carabinieri di Castiglione erano arrivati a individuare la coppia dello spaccio e altri due giovani pusher e a sequestrare quasi tre chili di stupefacenti.

 
<< Inizio < Prec. 8861 8862 8863 8864 8865 8866 8867 8868 8869 8870 Succ. > Fine >>

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it