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Pordenone: a San Vito un carcere "modello" che darà lavoro a 200 persone PDF Stampa
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Messaggero Veneto, 31 gennaio 2016

 

Un istituto penitenziario "modello", adatto al recupero dei detenuti come vuole la Costituzione, ma c'è anche l'aspetto delle ricadute economiche per il territorio che lo ospita, la cui portata è ancora da calcolare. Ma un'indicazione di massima, in questo senso, è arrivata all'unico incontro pubblico sinora organizzato sul tema, a dicembre, da Acli e Associazione per il rinnovamento della sinistra.

In quell'occasione il direttore del carcere di Pordenone, Alberto Quagliotto, aveva osservato che su San Vito la struttura avrà un impatto rilevante. Almeno 150, come ha stimato, gli addetti nel carcere, progettato per 300 detenuti. Nuove famiglie, dunque, che cercheranno casa a San Vito e usufruiranno dei servizi sanitari, scolastici e commerciali. Inoltre, a occuparsi dei detenuti, come aveva indicato Quagliotto, dovrà essere l'Aas5: in ospedale sarà necessario un nuovo reparto. Opportunità anche grazie agli stessi detenuti: enti territoriali, associazioni e aziende potranno disporne quale forza lavoro, nell'ambito dei progetti di reinserimento sociale. E ci sarà il sopravvitto: chi sconta la pena potrà comprare prodotti in negozi ed esercizi all'esterno, con una spesa totale tutt'altro che irrilevante. Altro aspetto, a sorveglianza: si prospetta più sicurezza per San Vito, non il contrario come molti temono.

E sul lavoro le ricadute saranno immediate, come aveva rilevato Mauro Agricola (Uil), che aveva stimato dai 30 ai 50 gli addetti per la costruzione del carcere in due anni.

 
Napoli: in un anno e mezzo circa 400 i cittadini finiti in carcere per errore PDF Stampa
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ilsudonline.it, 31 gennaio 2016

 

La denuncia porta la firma dei penalisti di Napoli. In occasione dell'apertura dell'anno giudiziario, il presidente della Camera penale della città, Attilio Belloni, ha ricordato che solo nel distretto partenopeo lo Stato ha dovuto indennizzare 308 cittadini per ingiusta detenzione spendendo circa 4 milioni di euro. E, il trend, non si è affatto fermato: da gennaio a luglio dello scorso anno siamo già arrivati a quota 2,3 milioni a favore di 83 cittadini arrestati per errore. Senza contare la situazione di sovraffollamento degli istituti di pena dove, sottolinea Belloni, sono "presenti 555 detenuti in più rispetto alla capienza prevista".

Alto punto dolente, la paralisi del Tribunale della Sorveglianza, dove "le istanze di liberazione anticipata e di concessione delle misure alternative vengono decise con un ritardo inaccettabile. La Camera penale ha accertato che tre procedimenti su dieci sono definiti con non luogo a procedere per avvenuta scarcerazione del detenuto".

 
Grosseto: quando il gusto è libertà Slow Food entra in carcere PDF Stampa
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di Giulia Sili

 

Il Tirreno, 31 gennaio 2016

 

I detenuti a contatto con le eccellenze del territorio e i prodotti artigianali "Seguire i corsi significa approfondire argomenti o anche solo passare il tempo". Gusto è libertà, questo il titolo dell'iniziativa organizzata dalla condotta Slow Food di Monteregio, che da dieci anni si tiene nella casa circondariale di Massa Marittima.

Nel pomeriggio di ieri il fiduciario Fausto Costagli ha raccontato la sua esperienza: "Tra un mese saranno dieci anni che con Slow Food entriamo nel carcere di Massa Marittima. Durante il mio percorso ho visto più di duemila persone prendere parte a questo appuntamento e centinaia di detenuti, perché questo laboratorio è aperto a tutti, sia ai detenuti che alle persone interessate all'argomento e insieme siamo sempre riusciti a portare situazioni nuove che ogni volta mi hanno, e ci hanno, arricchito. Perché, prima di tutto, cerchiamo di dare un valore etico e solidaristico a questa iniziativa".

Prima la presentazione dei cibi e poi la degustazione; ma portare le eccellenze del territorio, parlare di prodotti di nicchia o artigianali e fare laboratori del gusto in carcere potrebbe sembrare un'iniziativa azzardata. Non è però così per Massa Marittima: "Qua abbiamo la possibilità di iscriverci al biennio dell'istituto professionale Enogastronomico - spiega Daniele, uno dei trentotto detenuti di Massa - seguire questi corsi per alcuni di noi significa approfondire un po' gli argomenti, poi ci sono altri che lavorano e che si occupano di alimenti e anche loro possono avere interesse, altri invece seguono semplicemente perché è un modo come un altro per passare il tempo qua dentro. Ma posso dire che questo è un ottimo istituto, abbiamo una dimensione umana e un buon rapporto con gli operatori e poi ci viene data la possibilità di partecipare a molte attività, cosa che non sempre accade, ad esempio a breve inizierà il corso di addestramento cinofilo e poi quello di apicoltura".

Quella di Massa Marittima è infatti una struttura modello, dove i detenuti possono partecipare a progetti e corsi di formazione pensati dal Ministero e dalla Regione, al fine del reinserimento sociale e lavorativo; inoltre, dalle nove del mattino alle otto di sera, le celle sono aperte, così da permettere a tutti di frequentare la palestra, la biblioteca o la sala ricreativa. Ma per i detenuti esistono molte altre attività: "C'è chi lavora dentro la struttura e fa lavori domestici - spiega l'educatrice Marilena Rinaldi - o chi ha la possibilità di uscire e fare un tirocini o del volontariato, chi invece va alla scuole serale o segue i corsi direttamente dentro la struttura. Le attività sono davvero tante, ad esempio c'è il corso di cucito, un'idea che all'inizio sembrava un po' strana, ma che poi si è dimostrata interessante e ha visto sei detenuti alle prese con ago e filo, oppure il corso di pittura e i murales".

Ma questa settimana c'è anche un'altra novità, infatti, grazie al progetto di alternanza scuola lavoro i ragazzi del liceo delle Scienze Umane di Follonica da qualche giorno hanno iniziato un tirocinio all'interno della casa circondariale: "Per adesso

abbiamo iniziato a fare conoscenza - spiega Maciej, studente del quinto anno - seguiremo le attività in carcere e cercheremo di entrare in contatto nel modo migliore con queste persone. Credo che per noi sarà un'esperienza formativa sia dal punto di vista professionale che da quello umano".

 
Cassino (Fr): concluso il progetto "Parole che aprono i tuoi occhi al mondo" PDF Stampa
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di Adriana Letta

 

diocesisora.it, 31 gennaio 2016

 

Con un evento-spettacolo si è concluso, sabato 30 gennaio, il progetto "Parole che aprono i tuoi occhi al mondo" portato avanti dall'Associazione culturale "Tutto un altro genere" con i detenuti nella Casa Circondariale di Cassino attraverso un laboratorio di scrittura creativa.

Si è trattato di un percorso lungo nove mesi con un obiettivo ben preciso: "gettare semi per prevenire la violenza contro le donne, quell'odioso fenomeno che tutti a parole contrastano ma che continua ad inquinare la nostra quotidianità e le nostre relazioni". Così ha spiegato, introducendo l'evento, Manuela Perrone, giornalista del Sole24 Ore e presidente dell'Associazione.

Nel salone era stata allestita una scenografia, semplice ma efficace e fortemente simbolica: un fondale nero, al collo dei lettori-attori una sciarpa rossa, a terra segnato un percorso, che divideva la zona del palcoscenico da quella del pubblico, e che partiva da un paio di scarpette rosse da bambina e finiva ad un paio di stivaletti da donna macchiati di rosso e con la scritta, sempre rossa: Stop. Lungo il percorso erano disposte paia di scarpe abbinate una maschile nera con una femminile rossa Il tutto a significare le tante, troppe violenze sulle donne, sin da bambine, il bisogno di fermare tanta violenza e l'invito a uomini e donne a camminare finalmente insieme. Questo perché l'Associazione è partita da un'idea-base: "per combattere la violenza contro le donne è necessario e urgente coinvolgere gli uomini", idea sposata anche dall'ONU nella recente campagna #HeForShe, lui per lei. Da ciò la scelta di "seminare concetti diversi" in un carcere maschile, dove il rapporto con il femminile è negato o limitato, per lanciare un forte messaggio: è possibile per gli uomini camminare affiancati alle donne con rispetto ed empatia.

Il laboratorio ha voluto incoraggiare a riflettere e a ripensare le relazioni, l'amore, il dialogo, le alternative alla violenza. Per arrivare a questo, per usare "parole che aprono i tuoi occhi al mondo" - mutuando una celebre frase del giornalista polacco Ryszard Kapuscinski che afferma che tali parole "sono spesso più facili da ricordare", l'Associazione ha invitato vari esperti, giornalisti, scrittori, professori, sceneggiatori, per avvicinare alla letteratura, invitare alla riflessione, a scrivere per non dimenticare, ad uscire da stereotipi e pregiudizi, ad imparare che non esiste libertà senza responsabilità. Poi è stata la volta della testimonianza delle operatrici dell'Associazione Risorse Donna Elisa Viscogliosi e Nadia Gabriele, presenti in sala, che hanno fatto capire quante umiliazioni, vessazioni e violenze soffrono le donne maltrattate e quanti bambini vi assistono con conseguenze irreparabili.

A novembre fu organizzato un convegno e un reading in carcere, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne. Ed ora l'evento finale, che ha visto i detenuti coinvolti nel progetto, leggere e interpretare quanto essi stessi hanno scritto, magari mettendosi nei panni delle donne, in un continuo esercizio di scambio di ruoli, e cercando di capire ed esprimere quello che esse provano accanto ad un uomo violento che magari amano e temono e di cui spesso subiscono le botte e le umiliazioni per non arrecare un male maggiore ai figli. Nella lettura sono stati aiutati da alcuni membri dell'Associazione, attori professionisti, Paola Iacobone (Direttore artistico), Vincenzo Schirru, e David Duszynski, bravissimi. In apertura è stato letto lo "storico" discorso di Emma Watson davanti all'Assemblea Generale dell'ONU, in occasione del lancio della campagna #HeForShe, che cerca di abbattere le differenze di genere e le violenze contro le donne, poi "Il narciso" di Giorgio Gaber. Ma gli altri tredici brani, che andavano dalla poesia alla prosa, dalla narrazione al sogno, tutti erano stati scritti dai detenuti e tutti con accompagnamento musicale di una chitarra suonata da un recluso.

Ed è stato stupefacente ed emozionante, per gli altri detenuti intervenuti allo spettacolo, per il personale della Casa, a cominciare dal Direttore dott.ssa Irma Civitareale, e per gli amici, tra cui la Caritas locale, che da decenni opera in questo carcere a favore dei detenuti e delle loro famiglie, ascoltare quanta profondità, quante parole sentite, indovinate ed efficaci sono state usate, quanta comprensione è stata raggiunta. Veramente le parole hanno aperto gli occhi ed il cuore al mondo.

 
Porto Azzurro (Li): con l'Associazione "Dialogo" in vendita l'artigianato dei detenuti PDF Stampa
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quinewselba.it, 31 gennaio 2016

 

Nella sede dell'Associazione "Dialogo" è possibili vedere e comprare l'oggettistica prodotta dai detenuti del carcere di Porto Azzurro. Sculture in legno, oggetti affrescati e decorati, perfino un galeone completo in tutti i dettagli. Sono questi alcuni dei prodotti realizzati dai detenuti del carcere di Porto Azzurro che da qualche giorno sono tenuti in esposizione nelle stanze della sede dell'associazione Dialogo di Portoferraio.

È possibile quindi prendere visione e acquistare i lavori di artigianato rivolgendosi direttamente all'associazione. La creazione di questi piccoli manufatti rientra nel percorso di riabilitazione e reinserimento sociale che l'associazione sta portando avanti in collaborazione con l'amministrazione carceraria e alcune amministrazioni elbane.

 
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