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Frosinone: a Ceccano e Pontecorvo gli ex internati degli Ospedali psichiatrici giudiziari PDF Stampa
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di Denise Compagnone

 

Il Messaggero, 5 febbraio 2015

 

Il futuro dell'ex ospedale di Ceccano, o almeno di una parte di esso, sta in una sigla: Rems. Che significa Residenza per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria. "Ma attenzione, non è un carcere" avverte la manager della Asl Isabella Mastrobuono. È invece una struttura che accoglierà, accanto alla futura Casa della salute, i pazienti che provengono dagli ospedali psichiatrici giudiziari da chiudere definitivamente per legge (la 81del 2014) entro il 31 marzo 2015.

Un po' un ritorno al passato per la città dei conti, la cui storia è legatissima all'ex Santa Maria della Pietà, entrato in funzione agli inizi del '900 proprio come ospedale psichiatrico. Per più di 70 anni quel grande palazzo a pochi passi dal Sacco è stato per tutti semplicemente "il manicomio". Poi con la legge Basaglia del 1978 che aboliva, appunto, i manicomi, si tentò la strada lunga e faticosa del recupero e della riconversione. Il Santa Maria della Pietà dunque diventò un vero e proprio ospedale, almeno per pochi anni, almeno fino al Decreto 80 della Polverini.

A Ceccano, a tirare fuori per primo la notizia, qualche giorno fa, è stato l'ex consigliere comunale e leader del polo civico Per La Gente Angelino Stella che aveva espresso la sua preoccupazione. In città infatti si parlava di un carcere psichiatrico. L'ipotesi è stata smentita pochi giorni dopo dal commissario prefettizio Emilio Dario Sensi, ma senza che la preoccupazione in città venisse meno. Anzi... Ieri dunque, per tagliare una volta per tutte la testa al toro delle polemiche, Il Messaggero ha chiesto la versione ufficiale al manager della Asl. "Il governo ha imposto alle Regioni di trovare una soluzione alternativa agli ospedali psichiatrici giudiziari in cui accogliere questi pazienti, non detenuti - ha detto. Sono state individuate così delle strutture territoriali che andranno ad ospitarli". Strutture e relativi fondi: la Asl di Frosinone avrà a disposizione ben nove milioni di euro da destinare a questo scopo.

Sono interessati due edifici: l'ex ospedale di Ceccano e l'ex Spdc di Pontecorvo. Lo spiega meglio la manager. "Con quei fondi rimetteremo in sesto l'ex Spdc di Pontecorvo che ospiterà provvisoriamente, in attesa che la Regione trovi una collocazione definitiva in provincia di Rieti, 12 donne. A Ceccano, invece, arriveranno in via temporanea venti uomini.

Ma quei nove milioni serviranno soprattutto a sistemare - con lavori della durata di circa 400 giorni - spazi da anni in preda al degrado e all'incuria adiacenti all'attuale presidio sanitario, per poi allocarvi, stavolta in via definitiva, due blocchi da 20 uomini, sempre pazienti provenienti dagli ospedali psichiatrici giudiziari, molti dei quali già in cura nel dipartimento di salute mentale di Frosinone".

Si tratta di quella famosa "Ala Mosconi", oggi ricoperta dalle erbacce e ricettacolo di ogni genere di rifiuti. Ma le novità non sono ancora finite. "Avremo la possibilità di assumere - continua la Mastrobuono - circa 120 unità di personale ex novo e di potenziare i servizi già esistenti". Insomma, la manager è più che soddisfatta: "Questa novità diventa, oltre che una risposta istituzionale doverosa, un momento importante per l'occupazione e la riqualificazione di vecchi edifici. Una serie di vantaggi importanti che mi pare superino di gran lunga le polemiche di questi giorni".

 
Bollate (Mi): mense in carcere, la coop "Abc - La sapienza in tavola" cerca finanziamenti PDF Stampa
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Redattore Sociale, 5 febbraio 2015

 

Dopo che la Cassa delle ammende ha sospeso il servizio, si cercano alternative per continuare. Oggi a palazzo Marini, vertice con i consiglieri di maggioranza e opposizione. La cooperativa dei detenuti "Abc - La sapienza in tavola" del carcere di Bollate (Milano) sopravvive nonostante la chiusura del progetto di gestione della mensa. Ma la presidente Silvia Polleri non sa quanto potranno tirare avanti, così sta lavorando ad un grande progetto che è ancora tenuto in segreto attraverso cui accedere a nuovi fondi. È quanto emerge dalla Sottocommissione carceri di Palazzo Marino, in cui i consiglieri comunali di maggioranza e opposizione hanno chiesto alla presidente Polleri e al direttore del carcere Massimo Parisi come aiutare la cooperativa a restare in piedi.

I problemi al momento sono tutti di ordine finanziario. Da quando il 15 gennaio la Cassa delle ammende ha sospeso i finanziamenti per le cooperative che avevano in gestione le mense di nove carceri italiane, i detenuti di Abc sono pagati a mercede, attraverso un voucher erogato dall'azienda in cui sono comprese le coperture Inps e Inail.

Sul fatto che il finanziamento di Cassa delle ammende si interrompesse, l'amministrazione penitenziaria non ha mai fatto mistero: "Lo sapevamo già da un anno", ammette il direttore di Bollate Parisi. Per la cooperativa non ci sono più sgravi fiscali, previsti invece dalla Commissione Smuraglia per il lavoro in carcere. Anche lo stipendio dei detenuti si è dimezzato con il cambio di regime: da circa 1.200 euro al mese a meno di 600. "Questo non sarà il catering della misericordia. Stiamo continuando a cercare strade alternative per proseguire con il nostro servizio", dichiara Polleri.

Da parte della direzione del carcere c'è stata la disponibilità a continuare a concedere l'uso della cucina anche per i prodotti di catering esterno, una delle stampelle su cui si reggono le finanze di Abc. I numeri raccolti dalla cooperativa confermano i risultati positivi dei dieci anni di progetti: dei 50 detenuti che hanno lavorato ad Abc solo cinque sono tornati a delinquere. Polleri stima che il carcere di Bollate abbia risparmiato all'anno grazie ad Abc 43 mila euro, soprattutto in spese di manutenzione della cucina e spese per la sorveglianza dei detenuti.

 
Salerno: il Comune pensa a un Tavolo permanente dedicato alle condizioni delle carceri PDF Stampa
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La Città di Salerno, 5 febbraio 2015

 

Un tavolo permanente dedicato alle condizioni in cui versano le carceri del nostro territorio. È la proposta lanciata dal Consigliere comunale Luciano Provenza nel corso della riunione di ieri della commissione Politiche sociali di cui è Presidente. "Sarebbe opportuno - ha detto - coinvolgere altri enti. Ho parlato già di questa idea al sindaco di Baronissi, Gianfranco Valiante, e ad alcuni consiglieri provinciali. Tra l'altro c'è una convenzione tra il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e l'Anci proprio per iniziative che favoriscano le condizioni di integrazione".

Ad ascoltare la proposta ieri in commissione c'erano anche il segretario dei Radicali Salerno Donato Salzano, la vedova di Carmine Tedesco, detenuto morto due anni fa, ed Emilio Fattorello segretario nazionale del sindacato autonomo degli agenti di polizia penitenziaria. Si è parlato delle condizioni in cui versano sia gli agenti che i detenuti.

"A Fuorni - ha spiegato Salzano - abbiamo 87 agenti di polizia per 450 detenuti. Siamo al di sotto della pianta organica necessaria almeno di un trenta per cento. Basti pensare che il 25 dicembre c'erano solo 28 "eroi" che mantenevano in piedi la struttura". Ma oltre al problema della carenza di organico c'è anche quello, come sottolineato dal sindacalista, della mancanza di formazione rispetto alle condizioni psicofisiche dei detenuti: "Non ci possiamo prendere certe responsabilità. Siamo sottoposti a un fortissimo stress".

Quindi il caso Tedesco: "Un caso emblematico - ha spiegato Salzano. A distanza di due anni la Procura ha chiesto per due volte l'archiviazione. Noi ci siamo opposti. E se siamo venuti a conoscenza di quello che è accaduto è solo grazie allo zelante rapporto proprio degli agenti di polizia penitenziaria".

 
Prato: donato un forno al carcere, ora i detenuti faranno il pane e le caramelle per tutti PDF Stampa
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di Barbara Burzi

 

Il Tirreno, 5 febbraio 2015

 

Ventisei aziende artigiane di Prato hanno donato un forno alla Dogaia e presto insegneranno anche la produzione di dolciumi. Per fare pane e piazza ci vuole un forno. Presto ne avrà uno anche il carcere di Prato, grazie a un'iniziativa di Enrico Fogacci, titolare dell'omonimo panificio, che ha avuto l'idea di lanciare una sottoscrizione per l'acquisto di un macchinario da donare alla casa circondariale "La Dogaia" per l'allestimento di un laboratorio di panificazione.

In tanti - 26 aziende di cui 16 forni, 3 pasticcerie, 3 associazioni (Granprato, Confartigianato e Barnaba) e 1 negozio - hanno risposto all'appello compiendo un gesto di solidarietà, che si traduce nel versamento di 100 euro a testa, a contributo della donazione. Mancano soltanto 500 euro per acquistare lo strumento di cottura, usato ma solo poche volte, il cui costo ammonta a circa 3.000 euro.

"Iniziando ad assistere agli spettacoli teatrali messi in scena da alcuni detenuti con l'aiuto dei volontari che li seguono in quest'attività ho imparato a conoscere la realtà del carcere e a capire quanto sia importante non lasciare sole queste persone - racconta Fogacci - da qui l'idea di destinare un forno per le attività a favore degli ospiti della Dogaia, con l'intento di creare un ponte tra la società civile e la realtà carceraria coinvolgendo, in questo progetto, non solo i miei colleghi, ma anche le aziende agricole del territorio e le pasticcerie, attraverso una sottoscrizione".

L'iniziativa è stata molto apprezzata dagli operatori della casa circondariale, in particolare dal direttore Vincenzo Tedeschi, che sottolinea come "in tempi di crisi sia raro trovare così tanta sensibilità tra le persone, specie per sostenere lo sviluppo del lavoro in carcere". "Il recupero e il reinserimento dei detenuti nella società civile, come prevede la Costituzione, si fa cercando di aiutare queste persone ad acquisire competenze spendibili sul territorio - aggiunge - ecco perché questo gesto è un'iniziativa lodevole. Non dimentichiamoci che il carcere non è un luogo avulso dal contesto, ma una realtà che insiste sul territorio".

Nell'ottica di allargare la gamma di proposte legate all'artigianato alimentare, un settore tra i più gettonati, la direzione insieme all'associazione di volontariato Barnaba e Confartigianato, sta valutando la possibilità di allestire un caramellificio. La lavorazione della pasta per la produzione di pane e prodotti da forno si è inserita tra le attività della Dogaia da circa due anni, durante i quali sono stati organizzati 4 corsi che hanno coinvolti circa 60 detenuti ("la pizza sarà inserita in menù").

"In seguito al successo di queste iniziative - spiega Marco Masini, volontario e docente di panificazione al laboratorio Dolcelab - con l'associazione Barnaba stiamo progettando un percorso di formazione nell'ambito della produzione di caramelle artigianali, un prodotto quasi scomparso che però è facilmente realizzabile in una realtà come quella del carcere, e soprattutto ha un valore, in quanto si inserisce bene nella tradizione dolciaria pratese. Le caramelle prodotte nel laboratorio della Dogaia entreranno nel circuito distributivo di importanti catene commerciali".

 
Rimini: detenuti al servizio della città, avviato il progetto per la cura del decoro urbano PDF Stampa
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www.riminitoday.it, 5 febbraio 2015

 

"Crediamo molto in questo progetto, una delle varie iniziative che vogliamo mettere in campo per favorire il percorso rieducativo dei detenuti", commenta il vice sindaco Gloria Lisi. Entra nel vivo il progetto promosso dal Comune di Rimini e dalla Casa circondariale di Rimini per il coinvolgimento dei detenuti nella cura del decoro urbano della città. Dopo l'approvazione della convenzione tra l'Amministrazione e la Casa Circondariale, sono state individuate le persone che saranno coinvolte nel progetto e che dunque saranno impegnate attivamente in attività di pubblica utilità, a partire dalla rimozione dei graffiti e delle scritte che deturpano le mura e gli edifici sia pubblici sia privati della città.

Al momento sono tre le persone che sono state scelte per avviare il progetto, che sono già state dotate di tutte le attrezzature e dei dispositivi di sicurezza utili per portare a termine i lavori, realizzati sulla base delle indicazioni fornite dall'Amministrazione. Definita anche la prima parte del piano di intervento sugli edifici pubblici: tra i primi immobili ad essere 'ripuliti' anche due edifici scolastici e le mura dell'Università di via Cattaneo, in centro storico. Programmati anche i primi interventi sugli edifici privati: a tal proposito l'Amministrazione Comunale invita sia i proprietari degli immobili sia gli amministratori di condominio a fare presenti le situazioni di degrado in modo tale da poter definire in maniera precisa gli interventi di rimozione dei graffiti e di pulizia.

"Crediamo molto in questo progetto, una delle varie iniziative che vogliamo mettere in campo per favorire il percorso rieducativo dei detenuti - commenta il vice sindaco Gloria Lisi - e soprattutto per avvicinare la città con il mondo del carcere. I primi interventi partiranno a breve e speriamo di poter coinvolgere a breve un maggior numero di persone. Il progetto è affiancato ad altri che abbiamo già avviato, come la convenzione con il Tribunale per ospitare lavori socialmente utili come pensa sostitutiva per guida in stato di ebbrezza, ambito nel quale dal 2012 al 2014 sono state coinvolte un centinaio di persone. Si tratta di un modo per agevolare il reinserimento nella società, di rinforzare la funzione riabilitativa chi sta scontando una pena in carcere, dando loro l'opportunità di svolgere un lavoro utile alla comunità".

 
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