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Oristano: detenuto nel carcere di Nuchis dona un veliero a papa Francesco PDF Stampa
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La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2016

 

Il modello, realizzato da un giovane ivoriano, è stato consegnato al Pontefice durante la sua prima udienza giubilare. A Bergoglio è stata consegnata anche una lettera firmata da tutti i detenuti del penitenziario gallurese. Il modellino di una nave partito dalla Sardegna è stato consegnato oggi 30 gennaio a papa Francesco durante la prima udienza giubilare. Con le vele spiegate per simboleggiare la libertà. Il modellino è stato costruito da un giovane ivoriano, Jack Benson, detenuto nel carcere di Nuchis. Il giovane ha voluto comunicare al Papa la sua idea di libertà e speranza, riferisce l'Osservatore Romano.

A consegnare il dono al Pontefice è stato Ciro Argentino, un altro detenuto che è potuto andare in piazza San Pietro usufruendo di un permesso premio. In una toccante lettera a Francesco, Jack ha scritto di aver voluto costruire proprio un'imbarcazione a vele spiegate "per esprimere la speranza che il soffio dello spirito lo aiuti a ritrovare la libertà vera". A Bergoglio è stata consegnata anche una lettera di tutti i detenuti di Nuchis. "Siamo peccatori - scrivono - perché a un certo punto del nostro cammino ci siamo fatti inghiottire dal buio.

Ma abbiamo sperimentato che proprio quando si tocca il fondo, l'amore di Gesù ci tende la mano e ci porta il perdono con la sua misericordia". A dar vita a questa iniziativa di integrazione e solidarietà è il coro gospel dell'associazione Tel Thee di Telti, che nel carcere sardo ha promosso il progetto Eleos. Con la certezza, dice la presidente Maria Dolores Angius, che "la misericordia crea anche sicurezza collettiva, dentro e fuori dal carcere". Il gruppo ha fatto dono al Papa anche di un'immagine della Madonna di Bonaria, realizzata con l'argilla da Gian Mario Inzaina.

 
Con sorriso e con rabbia Angela e Matteo fan buchi nella sabbia PDF Stampa
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di Eugenio Scalfari

 

La Repubblica, 31 gennaio 2016

 

Volevo scrivere oggi sull'Europa e della crisi che la sta devastando nonostante l'indifferenza che ha pervaso le sue istituzioni e la cosiddetta classe dirigente che le amministra; una crisi che è apparsa ancor più chiaramente nell'incontro di venerdì scorso tra Angela Merkel e Matteo Renzi a Berlino.

Lo farò tra poco, ma prima debbo premettere alcune considerazioni sull'incontro in Vaticano tra papa Francesco e Hassan Rouhani, presidente dell'Iran, ed anche sulla preannunciata riunione che avverrà il prossimo 31 ottobre in Svezia tra Francesco e i rappresentanti delle Chiese protestanti di tutto il mondo per celebrare la riforma luterana di mezzo millennio fa in quello stesso giorno, quando Martin Lutero attaccò sulla porta della cattedrale di Wittenberg le sue tesi che spaccarono in due la religione cristiana.

Cinquecento anni, durante i quali si scatenarono guerre religiose, stragi, roghi, torture inflitte da ambo le parti e con l'appoggio dei diversi sovrani che utilizzavano a proprio vantaggio politico quelle tragiche guerre religiose. Uno soltanto tentò la via della riconciliazione nel 1541 e fu Carlo V d'Asburgo, imperatore di Germania e di Spagna, ma il tentativo fallì e le guerre religiose continuarono a insanguinare l'Europa.

Il culmine fu raggiunto nella notte di San Bartolomeo nel 1572 quando gli ugonotti (i protestanti francesi) guidati dal re di Navarra, dal principe di Condé e dall'ammiraglio de Coligny, furono massacrati dai soldati di Caterina de Medici e da suo figlio Carlo IX di Valois. Furono ventitremila le vittime di quella mattanza a Parigi e poi continuarono per secoli.

Il 31 ottobre prossimo quella spaccatura in due della cattolicità sarà celebrata e superata. Francesco ha già chiesto perdono ai valdesi, che precedettero di molto la scissione luterana e chiederà perdono anche a Lutero e ai suoi discendenti e il perdono sarà reciproco perché i protestanti hanno anche loro responsabilità di tanto sangue sparso. L'obiettivo di entrambe le parti è di superare quelle divisioni affratellandosi di nuovo nel nome di Cristo. I riti e la liturgia resteranno distinti, ma l'affratellamento sarà aperto nell'ambito di una Chiesa pastorale e missionaria che con una svolta di queste proporzioni, alla quale sono da aggiungere gran parte degli anglicani e in un futuro prossimo anche gli ortodossi delle Chiese d'Oriente, sarà la religione numericamente più diffusa nelle due Americhe, in Europa, in Russia, in Africa, in Asia e in Australia.

Non dimentichiamo però la visita alla sinagoga di Roma di papa Francesco e l'incontro con Rouhani al Palazzo Apostolico il 26 scorso. Il comunicato emesso con l'accordo delle due parti dice così: "Durante il colloquio si sono evidenziati i valori spirituali comuni e si è poi fatto riferimento ai buoni rapporti tra la Santa Sede e la Repubblica Islamica dell'Iran. Si è altresì rivelato l'importante ruolo che l'Iran svolge, insieme ad altri Paesi della Regione per promuovere adeguate soluzioni politiche ai problemi che affliggono il Medio Oriente contrastando la diffusione del terrorismo. Al riguardo è stata ricordata l'importanza del dialogo interreligioso e la responsabilità delle comunità religiose nel promuovere la tolleranza e la pace".

Due iniziative, con i protestanti luterani e con l'Iran islamico, dalle quali esce rafforzata la libertà religiosa, la convergenza umanitaria nonché le ripercussioni politiche di queste iniziative prese in gran parte da papa Francesco. Altre volte l'ho definito profetico e rivoluzionario. Alla base del suo pensiero e della sua azione c'è sempre la fede in un unico Dio che nessuno aveva proclamato con il vigore di Francesco e che rappresenta la scomunica dei fondamentalismi di ogni genere e dei terrorismi e delle guerre che quei fondamentalismi alimentano.

Ed ora l'Europa e l'incontro a Berlino tra Angela Merkel e Matteo Renzi che è in ordine temporale l'episodio più recente della politica europea. Ma c'è un altro episodio con il quale desidero aprire questo capitolo domenicale: il viaggio di Renzi all'isola di Ventotene, nei pressi di Ischia, per commemorare il "Manifesto per l'Europa" redatto in quell'isola dove erano confinati gli antifascisti ai tempi del regime mussoliniano, da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Sono stato amico di entrambi: Spinelli lo conobbi a casa della figlia Barbara che lavorò per molti anni con Repubblica ; Ernesto lo conobbi al Mondo di Mario Pannunzio nel 1949 e lavorammo insieme giornalisticamente e politicamente da quell'anno fino al 1963. Lo dico perché conosco, al di là del Manifesto che peraltro è chiarissimo, il loro pensiero e l'azione che sostennero per l'unità democratica dell'Europa. Spinelli e Rossi puntavano agli Stati Uniti d'Europa sul modello istituzionale degli Stati Uniti d'America. Questo volevano e per questo lavorarono finché vissero, Altiero soprattutto.

Mi rallegro molto con Renzi per questa visita a Ventotene in ricordo ed omaggio all'europeismo di Spinelli (di Rossi non ha mai parlato come se quella firma fosse inesistente) ma forse Renzi non si è mai battuto per gli Stati Uniti d'Europa, cioè per un'Europa federata e non soltanto confederata. In questi ultimi tempi Renzi si è anzi distinto per il suo contrasto con la Commissione europea, battendo i pugni sul tavolo, tenendo in testa il cappello e riaffermando l'autonomia dei governi nazionali i quali, sia pure nel quadro delle regole europee, debbono avere piena libertà di applicarle nei tempi e nei modi decisi autonomamente dai rispettivi governi.

È vero che esistono temi che l'Europa ha finora lasciato nelle mani dei governi nazionali, ma è vero anche che le regole sono emesse dalla Commissione dopo l'approvazione del Consiglio dei ministri dei 28 Stati membri e dal Parlamento di Bruxelles. Rafforzare l'autonomia degli Stati nazionali, i quali detengono la sovranità collegiale della confederazione col voto spesso unanime e talvolta a maggioranza qualificata significa non già rafforzare l'Unione europea ma indebolirla ulteriormente.

Renzi si sta dunque muovendo su una strada di totale ma consapevole incoerenza, che è già stata negativamente giudicata anche da Giorgio Napolitano oltreché dalla presidente della Camera, Laura Boldrini, ma che non pare sia stata adeguatamente sostenuta dall'opposizione interna del Pd che si definisce più a sinistra di Renzi.

Questa scarsa sensibilità della dissidenza ha purtroppo un solo significato: la sinistra non c'è più o almeno non si sa che cosa significhi oggi essere di sinistra. L'ha detto più volte Alfredo Reichlin, uno dei dirigenti dell'antico Partito comunista, tuttora presente nella battaglia politica. A Renzi oggi conviene dirsi alla guida d'un partito di sinistra. Questo lo distingue dalla Merkel che capeggia una democrazia moderata, ancorché alleata con il partito socialista tedesco che peraltro conta poco o niente nel determinare la politica della Cancelliera.

Dunque un Renzi di sinistra che si distingue così dalla Merkel moderata e tende a fare tandem con lei proponendosi come il capo di governo che fronteggia o si accorda volta per volta e problema per problema con la Germania. Insomma al posto del tandem Germania-Francia, un nuovo tandem Germania-Italia. Mica male come prospettiva renziana, politicamente parlando. Resta il contrasto economico tra crescita (Renzi) e austerità (Merkel). Ma questo è un contrasto fittizio perché non dipende da nessuno dei due. Dipende invece da quanto sta avvenendo nel mondo intero: in Usa, in Cina, in Giappone, in Russia, in Brasile, nel Medio Oriente. Dipende dall'andamento di alcune materie prime e da alcune attività economiche, a cominciare dall'industria manifatturiera e dalle fonti di energia, petrolio e gas. Dipende dall'andamento climatico e dal fattore demografico. Dipende dalle diseguaglianze sociali e territoriali.

Questo è lo scacchiere. Ma non pare che Renzi ne sia consapevole. O meglio: lo sa ma è più sensibile alla raccolta del consenso, tema a breve raggio temporale. Il consenso serve subito e bisogna farlo durare almeno un anno per poi recuperarlo con nuove ricette elettoralistiche. Il futuro è breve per mantenere il potere. Ce lo ha insegnato Giulio Andreotti, che fu il meglio del peggio nella storia del nostro Paese.

Dell'incontro Merkel-Renzi abbiamo già detto. Riassumendolo in queste ultime righe dirò che si sono scambiati alcuni biscottini ma nulla di più, né un bel piatto di fettuccine al ragù né una bistecca di manzo. L'appetito è rimasto intatto, non tanto per la Cancelliera che mangia poco, quanto per il nostro presidente del Consiglio che è molto più giovane ed ha una fame arretrata. Quella c'è ancora e non si sa se potrà saziarla, almeno in Europa.

In Italia sì e a volte con soddisfazione generale. Anche nostra, l'ho già scritto domenica scorsa e lo ripeto oggi per quanto riguarda la legge sulle unioni civili. La legge Cirinnà avrà qualche emendamento sull'utero in affitto e sulle adozioni volute da coppie omosessuali con figli non propri. Se altri emendamenti ci fossero ci sarebbe da preoccuparsi e quindi speriamo di no.

Chiuderò con alcuni versi, tratti da una vecchia poesia di Ernesto Ragazzoni scritta nel giugno 1914. Si intitola Ballata e descrive molto bene quello che spesso accade a chi non ama il potere e si contenta di quel poco che può fare per ingannare il tempo che passa e vola via. A volte poche rime chiariscono molte cose.

"Sento intorno sussurrarmi

che ci sono altri mestieri...

bravi, a voi! Scolpite marmi,

combattete il beri-beri,

allevate ostriche a Chioggia,

filugelli in Cadenabbia,

fabbricate parapioggia.

Io fo buchi nella sabbia.

O cogliete la cicoria

od allori, o voi, Dio v'abbia

tutti quanti in pace e gloria!

Io fo buchi nella sabbia".

 
Renzi in visita a Ventotene: "l'Italia è contro l'addio a Schengen" PDF Stampa
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di Leonardo Ventura

 

Il Tempo, 31 gennaio 2016

 

Renzi in visita a Ventotene: chi alza le barriere in Europa la vuole distruggere- Il penitenziario "Orwelliano" nato per imbavagliare la politica. Una piccola isola, un carcere arrampicato su uno scoglio in mezzo al mare. Ci sono passati Sandro Pertini, Umberto Terracini, Giorgio Amendola, Giuseppe Di Vittorio, Pietro Secchia, volti e nomi che hanno fatto la storia dell'antifascismo e della Repubblica. E c'è passato anche Altiero Spinelli che da quel confino immaginò l'ossimoro di un'Europa unita nel bel mezzo di una guerra che la stava dilaniando. "Gli italiani non sono sufficientemente orgogliosi di quello che avvenuto qui, dove alcuni visionari ebbero il coraggio e la forza di immaginare un disegno federalista per l'Europa", dice Matteo Renzi.

Ieri il premier ha visitato l'isola con il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. E per rendere gli italiani un po' più "orgogliosi" e consapevoli di quanto accaduto a Ventotene, il governo ha stanziato 80 milioni di euro per il recupero del carcere borbonico nella vicina isoletta di Santo Stefano dove ieri Renzi ha fatto un sopralluogo.

Un investimento che è anche un modo per dire che l'Italia crede nel progetto europeista. "Da questa piccola isola è nato il seme di ciò che oggi è la più grande vittoria politica del xx secolo". Certo, serve un'Ue diversa, spiega Renzi, ma il progetto non viene messo in discussione. "Da qui vogliamo dire che chi vuole distruggere Schengen, vuole distruggere l'Europa e l'Italia non permetterà che questo accada", ha osservato il presidente del Consiglio accolto da un gruppo di giovani europeisti a Ventotene sulle note dell'Inno alla Gioia. Strette di mano, rassicurazioni ma anche qualche battuta e uno scambio con un ragazzino tifoso del Napoli: "Quest'anno lo scudetto lo vincete voi", è la previsione del premier.

"L'Europa -ha proseguito Renzi - rischia di crollare quando diventa un insieme di egoismi. Per questo c'è bisogno dell'Italia. Chi conosce la storia del nostro popolo sa quale contributo abbiamo dato all'Europa e per questo quando l'Italia cerca di affermare un sistema di sviluppo diverso, non sta facendo le bizze o rivendicando un doveroso interesse nazionale, ma vuole riportare l'Europa a quello che deve essere", ha sottolineato il premier all'indomani del delicato incontro a Berlino con la cancelliera Angela Merkel.

"A tutti quelli che pensano che l'Italia richiami l'attenzione sull'Ue perché chiede qualcosa, rispondiamo che noi chiediamo solo che l'Europa non venga trascinata in polemiche da cortile che fanno crescere populismo e demagogie. L'Italia chiede che ci sia la forza di tornare al sogno dell'Ue e noi lo facciamo investendo denaro per le nuove generazioni", ha continuato il premier.

Il progetto sul carcere di Santo Stefano appunto. L'intenzione è quella di impedire innanzitutto che la struttura, di fine Settecento, cada a pezzi e quindi farne un museo a cielo aperto con i reperti della detenzione di politici e intellettuali che vi furono rinchiusi. E non solo. "Abbiamo deciso di onorare con un progetto di lungo termine -ha spiegato Renzi- la memoria di Ventotene e Santo Stefano non solo con un recupero architettonico ma con un progetto culturale. Lo immaginiamo come una foresteria per giovani europei e del Mediterraneo dove, in collaborazioni con e più prestigiose università europee, formare le élite delle classi dirigenti che guideranno l'Europa nei prossimi anni".

 
Nelle celle di Santo Stefano, il penitenziario "orwelliano" nato per imbavagliare la politica PDF Stampa
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di Dimitri Buffa

 

Il Tempo, 31 gennaio 2016

 

Il carcere dell'isola di santo Stefano, quello che il premier Matteo Renzi, ieri in visita a Ventotene per celebrare il sogno europeo di Altiero Spinelli e di Ernesto Rossi, vorrebbe far restaurare, in realtà è una struttura chiusa dal 1965 e versa in stato di abbandono. In passato però è sempre stato considerato il penitenziario politico per antonomasia. E ciò sin dai tempi del breve regno napoleonico in Italia. Tale fama si accrebbe poi con i moti rivoluzionari del 1848 e in seguito fu considerata politica pure la rivolta dei camorristi della "bella società riformata" del 1860 che si impadronirono dell'isola e proclamarono una sorta di repubblica autonoma "di Santo Stefano", che durò alcuni mesi approfittando del fatto che l'esercito borbonico era impegnato a fare guerra al Piemonte. Dall'agosto 1900 vi fu imprigionato l'anarchico Gaetano Bresci, il regicida di Umberto primo. Bresci poi fu impiccato in cella dai suoi secondini nel 1901. Tra gli ospiti illustri non propriamente politici di Santo Stefano vanno ricordato il brigante Carmine Crocco e i banditi Sante Pollastri, Ezio Barbieri e Benito Lucidi, l'unico a riuscire ad evadere, nel 1960. Più recentemente la struttura, del tutto fatiscente, ha ospitato tutti quei pochi anti fascisti che c'erano in Italia negli anni 30, i più noti sono appunto Spinelli e Rossi, in seguito raggiunti da Giorgio Amendola, Umberto Terracini e Sandro Pertini, che poi diverrà presidente della repubblica italiana tra il 1978 e il 1985.

Dopo la II Guerra Mondiale e fino alla sua chiusura, il penitenziario di Santo Stefano fu utilizzato come ergastolo e coloro che ricevevano la grazia spesso si trasferivano nella limitrofa Ventotene dove potevano continuare a fare quei lavori artigianali appresi durante la carcerazione. L'idea di utilizzare l'isola di Santo Stefano come bagno di pena venne quindi ai Borboni nel 1795.

Nel periodo che seguì il fallimento della repubblica napoletana del 1799, il carcere iniziò ad accogliere un numero sempre crescente di detenuti politici. Tra questi, Raffaele Settembrini con suo figlio Luigi, e Silvio Spaventa. Nelle "Ricordanze della mia vita" Luigi Settembrini descrive così la terribile vita nel carcere: "Ogni cella ha lo spazio di circa 16 palmi quadrati e vi stanno nove, dieci uomini e più in ciascuna. Sono scure e affumicate e di aspetto miserrimo e rozzo". Per comprendere le condizioni di vita del penitenziario, basti sapere che in nove anni, verso la metà dell'Ottocento, morirono a Santo Stefano 1.250 detenuti. Una media simile a quella delle carceri italiane di oggi, va detto. Nel 1892 le celle vennero divise a metà e il numero dei detenuti scese a uno per cella.

Poi fu aggiunto alla struttura un anello esterno di altre 75 celle: la capienza del carcere divenne di circa 300 detenuti invece degli 800-900 dell'epoca borbonica. Quando fu pensato da Fedinando I di Borbone era stato uno dei primissimi edifici carcerari al mondo ad essere costruito secondo i principi del "Panopticon", enunciati dal filosofo inglese Jeremy Bentham. Il progetto di costruzione del carcere, e la sua realizzazione, sono dovuti al maggiore del genio Antonio Winspeare, incaricato proprio da Ferdinando I delle Due Sicilie. Winspeare si avvalse della collaborazione dell'architetto Francesco Carpi, il quale si rifece, per l'esecuzione del lavoro, ai principi illuministici del filosofo inglese Jeremy Bentham. Il quale, con buona pace del proprio illuminismo, in pratica anticipava i criteri di controllo del grande fratello orwelliano. Infatti secondo Bentham "nei tentativi di recupero dei detenuti....era possibile ottenere il dominio di una mente sopra un'altra mente... tramite una adeguata struttura architettonica". Una sorta di galera feng shui. Il carcere ideale di Bentham, denominato Panopticon, prevedeva che tutti i detenuti, rinchiusi nelle proprie celle disposte a semicerchio, potessero essere individualmente sorvegliati da un unico guardiano posto in un corpo centrale, senza peraltro sapere se fossero in quel momento osservati o no.

 
Cannabis: due italiani su tre favorevoli all'uso terapeutico PDF Stampa
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di Roberta Maresci

 

Il Tempo, 31 gennaio 2016

 

Risponde ai bisogni di chi soffre di Sla, Alzheimer e Parkinson. Quasi 2 italiani su 3 (64%) sono favorevoli alla coltivazione della cannabis ad uso terapeutico in Italia, per motivi di salute ma anche economici e occupazionali. È quanto emerge dall'ultima Coldiretti/Ixè elaborata nell'ambito dello studio Coldiretti sulle potenzialità economiche e occupazionali della coltivazione, trasformazione e distribuzione della cannabis ad uso terapeutico.

"Una comprensione che - sottolinea la Coldiretti - risponde ai bisogni di pazienti con patologie gravi come Sla, la sindrome di Tourette, l'Alzheimer, il Parkinson e diversi tipi di sclerosi come la sclerosi multipla, contro le quali farmaci con il principio attivo della cannabis si sono dimostrati utili. In Italia secondo la Coldiretti sono da subito disponibili almeno mille ettari di serre in disuso per la coltivazione in ambiente controllato per soddisfare i bisogni dei pazienti in Italia e all'estero.

Una opportunità che potrebbe generare un giro di affari di 1,4 miliardi e garantire almeno 10mila posti di lavoro e che - sostiene la Coldiretti - va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall'estero e avviare un progetto sperimentale di filiera italiana al 100 per cento che unisce l'agricoltura all'industria farmaceutica. Una prima sperimentazione che - conclude la Coldiretti - potrebbe aprire potenzialità enormi se si dovesse decidere di estendere la produzione nei terreni adatti: negli anni 40 con ben 100mila gli ettari coltivati l'Italia era il secondo produttore mondiale della cannabis sativa, che dal punto di vista botanico è simile alla varietà indica utilizzata a fini terapeutici".

 
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