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Milano: "Bail Bond", una mostra fotografica che parla ai detenuti del carcere di Opera PDF Stampa
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di Silvia Parmeggiani

 

Il Fatto Quotidiano, 27 marzo 2015

 

Ci sono oltre una ventina di scatti di medie dimensioni, tutte a colori. Una dopo l'altra, pannello dopo pannello, raccontano la storia di Warren, rapinatore seriale, di altre decine e decine di persone che hanno commesso reati, oltre alle storie di Bobby e del fratello George: di uno che presta ai soldi agli imputati per non finire dentro e l'altro che, se questi non rispettano le regole, li cerca in capo al mondo per riportarli in carcere. È una storia particolare quella di Bail Bond, di un mondo underground della legislazione americana raccontato dalla fotografa freelance Clara Vannucci nel suo progetto per Fabrica e in mostra fino al 2 aprile al carcere di Opera a Milano.

È qui, tra le celle, che Clara ha deciso di ospitare la sua mostra, nel posto dove ha già insegnato qualche lezione di giornalismo e dove presto seguirà un nuovo corso di fotografia assieme ai detenuti di Opera. Una mostra che, per ragioni di estrema sicurezza, non rimarrà aperta a tutto il pubblico (lo è stata solo il 19 marzo in una serata particolare) ma che sarà riservata - proprio per proseguire le attività che avvicinano il carcere al mondo esterno- ai giovani studenti delle scuole e anche a tutte le famiglie di chi è detenuto a Opera che potrà passare una giornata diversa coi propri famigliari.

"Un'iniziativa che permette di ridare o mantenere la dignità delle persone" ha detto l'ispettore Maria Visentini, presentando l'iniziativa. Una mostra che parla di pene e detenuti americani all'interno del più grande carcere italiano e che, come spiega Clara Vannucci, "non poteva trovare sede migliore se non all'interno del carcere". Un carcere dove stanno nascendo sempre più progetti da parte di detenuti che vogliono cercare di cambiare le loro vite, come il corso di giornalismo che sta portando molto lavoro esterno ai detenuti che si stanno impegnando a formare una start up che faciliti l'accesso al mondo del lavoro, che dia competenze, formazione e che sia qualcosa in cui credere e a cui aggrapparsi. Ed è qui che si inserisce Clara che, dopo la mostra, con Fabrica entrerà nelle aule del carcere per insegnare fotografia ai detenuti e dove, forse, potranno nascere anche nuove collaborazioni con il centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton Group.

Notizia che dà Enrico Bossan, responsabile dell'area Editorial di Fabrica, nell'ottica di proseguire questo percorso di riabilitazione e avvicinamento col mondo esterno dei detenuti. È stato lo stesso Bossan a scoprire Clara Vannucci, a darle delle dritte su come proseguire con il suo progetto fino a pubblicare Bail Bond per Fabrica. Un progetto nato per caso nel 2011 in un bar dove Clara incontrò Bobby, un bounty hunter. Un cacciatore di taglie, uno che segue gente in debito col suo capo e aspetta giorno e notte il momento migliore per recuperare i crediti dai defendant, cioè tutti coloro che, in America, si fanno prestare soldi dai Bail Bondsmen per riuscire a pagarsi la cauzione e non finire in carcere.

Tra defendant e bail bondsmen si crea un rapporto fatto di regole da rispettare e se l'imputato non le rispetta, il garante può assumere un cacciatore di taglie, il bounty hunter, per ritrovare il fuggitivo affinché si presenti in aula. Una storia complicata di una zona giuridica ancora inesplorata che Clara racconta in Bail Bond. "Un progetto che più volte avrei accantonato - dice - ma che alla fine sono riuscita a portare a termine. Sono stata scaraventata in un mondo troppo distante dal mio, non avevo freddezza nello scatto e non sapevo mai cosa sarebbe successo". Per diversi mesi Clara ha infatti lavorato al fianco di un bondsman e ha condiviso con lui i tempi lunghi e incerti degli appostamenti, le uscite notturne a caccia di fuggitivi, la tensione nell'indossare un giubbotto antiproiettile, le scariche di adrenalina durante le irruzioni nelle case dei presunti evasi, le notti insonni nonostante la stanchezza.

Storie difficili come quella di Warren, che ha colpito Clara tra tutte. "Lui ha messo a segno 13 colpi, al tredicesimo è stato arrestato a seguito di un incidente. Quando si è svegliato dal coma si è trovato ammanettato al letto. È stato arrestato, si è fatto 11 anni in carcere e poi è uscito, poi arrestato di nuovo per detenzione arma da fuoco. Oggi Warren è libero, è stato dichiarato innocente per il suo secondo reato. È la testimonianza che, anche dopo un grosso errore, si può cambiare".

 
Roma: Ospedali Psichiatrici Giudiziari verso chiusura, in mostra i volti dell'alienazione PDF Stampa
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di Maria Teresa Squillaci

 

www.vocidiroma.it, 27 marzo 2015

 

Via le sbarre dagli ospedali giudiziari, dal 31 marzo saranno sostituiti dalle Rems. Al Museo di Roma in Trastevere 40 disegni sul disagio mentale. Oggi oltre 700 persone in Italia sono internate negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). La loro definitiva chiusura è stata stabilita da un decreto, convertito in legge il 17 febbraio 2012, con scadenze via via prorogate.

L'ultima data fissata è il 31 marzo 2015. Proprio a cavallo del fatidico giorno (dal 25 marzo al 3 maggio 2015), il Museo di Roma in Trastevere ospiterà la mostra I volti dell'alienazione. L'esposizione raccoglie 40 disegni e 70 studi dell'artista e designer milanese Roberto Sambonet realizzati tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, in Brasile, che raccontano il complesso fenomeno del disagio mentale.

Guardare a queste persone come pazienti bisognosi di cure e non come criminali, è questo l'obiettivo della campagna di sensibilizzazione a cui questa mostra vuole dare il suo contributo. Da tempo si parla del trasferimento della sanità penitenziaria dal ministro della Giustizia a quello della Salute, aumentando e potenziando i percorsi alternativi e riabilitativi per i pazienti malati, ma così non è stato. Almeno fino ad oggi.

L' articolo 32 della Costituzione Italiana è chiaro "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". A seguito della riforma penitenziaria (legge 25 luglio 1975 n°354) gli ospedali psichiatrici giudiziari hanno rimpiazzato i "manicomi giudiziari". In Italia, sono sei gli ospedali giudiziari: uno in Sicilia (Barcellona Pozzo di Gotto), due in Campania (Aversa e Napoli), uno in Toscana (Montelupo Fiorentino), uno in Emilia Romagna (Reggio Emilia), uno in Lombardia (Castiglione delle Stiviere). Ospitano oltre 700 persone.

Il primo piano di superamento delle Opg risale al 2008. Da allora, sono state tante le inchieste che hanno denunciato il pessimo stato di molte di queste strutture. In particolare dal 2010 quando la commissione parlamentare d'inchiesta presieduta dall'attuale Sindaco di Roma Ignazio Marino, entrò per la prima volta in questi manicomi. Le condizioni erano simili a quelle delle carceri italiane: stanze con quattro internati invece di due, letti sporchi, bagni impossibili da usare e pessime condizioni igieniche dei detenuti.

"Non potrò mai dimenticare quando entrammo a Barcellona Pozzo di Gotto e vidi il letto di contenzione - racconta Michele Saccomanno, relatore della commissione di inchiesta sugli Opg - chiamarlo letto era una vergogna, era una branda semi arrugginita con un foro centrale che il malato, nudo e legato con delle corde, usava per defecare e urinare. C'era poi un altro, rinchiuso da 25 anni solo perché omosessuale, non aveva fatto niente ma la famiglia non lo voleva perché si vergognava". Secondo l'ex senatore gli internati sono persone malate e come tali vanno curate e recuperate nel pieno rispetto della dignità umana e dei diritti costituzionalmente garantiti: "Dimentico i ritardi, dimentico tutto, finalmente non ci sarà più un mondo veramente vergognoso come quello che abbiamo raccontato".

Dal 1 aprile 2015 dopo anni di rinvii, come fissato dalla legge 81/2014, gli Opg dovranno essere chiusi. Al loro posto ogni regione dovrà rendere operative strutture residenziali definite Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Le Regioni inadempienti rischiano il commissariamento. Per finanziare la creazione o la riconversione delle strutture esistenti, il Parlamento ha già stanziato 120 milioni di euro (più 38 milioni per il personale) nel 2012 e 60 milioni (più 55 milioni per il personale) nel 2013.

Le Rems non saranno più strutture carcerarie in senso stretto ma finalizzate alla riabilitazione dei pazienti internati. Ci saranno reparti più piccoli, per un massimo di 20 posti letto ciascuno, con un aumento del personale e si toglieranno le sbarre dalle finestre. Una struttura come quella di Castiglione delle Stiviere oggi accoglie 160 pazienti. Da aprile si trasformerà in 8 residenze per accogliere le misure di sicurezza Rems. Più stretto anche il rapporto con il territorio. Le nuove strutture saranno regionali ed accoglieranno i pazienti puntando anche al reinserimento lavorativo in quelle zone.

La chiusura delle Opg si rimanda da anni. Ogni volta che veniva messa sul tavolo, emergevano una serie di criticità relative alla capacità delle regioni di fornire strumenti adeguati per accogliere i malati (la Conferenza Stato - Regione, tenutasi nel mese di gennaio 2014, aveva approvato un emendamento che proponeva un'ulteriore proroga della chiusura fino ad aprile 2017, ma è stato rigettata dal governo). Innanzitutto molti Opg ospitano detenuti che non sono solo malati mentali, ma persone che hanno commesso crimini e perciò devono scontare lì la loro pena. Il più delle volte questi internati dovrebbero essere riaccolti dalla famiglie che invece non li vogliono e quindi restano nella struttura che li accoglie. Ad oggi sono 704 gli internati negli attuali sei ospedali psichiatrici giudiziari ancora attivi, di questi circa 250 sono considerati dimissibili al primo aprile ma potranno di fatto essere dimessi solo se vi sarà una rete adeguata di centri sociali e strutture finalizzate al reinserimento pronte ad accoglierli. Gli altri 450 internati dovranno invece essere trasferiti gradualmente nelle Rems, gestite dal servizio sanitario nazionale, in base alla provenienza, tornando dunque nelle regioni d'origine. I trasferimenti avverranno sulla base di provvedimenti della magistratura e di precisi programmi terapeutici.

Un altro aspetto è stato messo in luce dal direttore dell'Opg di Castiglione delle Stiviere, Andrea Pinotti. In un'intervista all'Ansa, ha sottolineato che la riforma "porterà ad una parcellizzazione e non vi saranno più poli di specializzazione per patologie". Il Comitato Stop Opg infine ha denunciato il rischio che le 43 nuove Rems che verranno costruite si trasformino in mini-Opg, cioè strutture simili a quelle precedenti che puntano sulla detenzione anziché sul recupero della persona.

 
Napoli: un altro abbraccio per papa Francesco... ecco la stola dei ragazzi di Nisida PDF Stampa
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di Paolo De Luca

 

La Repubblica, 27 marzo 2015

 

Napoli torna ad abbracciare papa Francesco. Stavolta con un regalo, proveniente direttamente da Nisida. A pochi giorni dal suo intenso viaggio partenopeo, il Sommo Pontefice ha infatti ricevuto mercoledì in Vaticano un gruppo di quindici ragazzi del carcere minorile dell'isolotto di Coroglio. I giovani detenuti gli hanno portato in dono una stola bianca ricamata da loro stessi, frutto di un laboratorio sartoriale promosso dalla Regione, che hanno seguito tra le mura del penitenziario, diretto da Gianluca Guida.

Ad accompagnarli, il loro maestro e ideatore del corso, Pino Peluso, titolare dell'omonima sartoria storica di via Martucci. Affiancato da un assistente, Peluso ha tenuto per i novelli apprendisti (sia ragazzi che ragazze) lezioni di storia del costume e della moda, dello studio dei materiali, del disegno su carta e la sua successiva traduzione su stoffa.

Ogni incontro ha dato i suoi frutti, tanto che ogni alunno è stato in grado di realizzare un proprio gilet su misura, oltre che la stola per il Pontefice, ricamata con soggetti e simboli sacri, dalla colomba al ramoscello d'olivo. "All'inizio - spiega Peluso, che è anche presidente nazionale della Camera europea dell'Alta sartoria - facevano fatica a credere a dei progressi così concreti. Lezione dopo lezione, i ragazzi hanno capito che i sogni si possono realizzare se coltivati con impegno"

 
Firenze: "Aperitivi Galeotti" a Sollicciano, 4 serate da passare in carcere PDF Stampa
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di Gianni Carpini

 

www.ilreporter.it, 27 marzo 2015

 

Quando l'apericena è "al fresco". Sollicciano da fine aprile ospita gli "Aperitivi Galeotti": grandi chef accanto a cuochi d'eccezione per un fine benefico. Un aperitivo curato da uno chef di grido, musica e momenti di teatro a fare da contorno. Tutto nella norma se non fosse per la location: un carcere. E gli invitati sono tutti i fiorentini.

A Sollicciano arrivano gli "Aperitivi galeotti", sulla falsa riga delle "Cene Galeotte" che si svolgono dal 2006 nella casa di reclusione di Volterra, coinvolgendo detenuti-cuochi guidati da maestri dei fornelli. Si inizia con 4 serate, sempre al giovedì dalle ore 18.00 (23 aprile, 21 maggio, 4 e 18 giugno), all'interno del Giardino degli incontri, la struttura voluta dentro Sollicciano dall'architetto Giovanni Michelucci come luogo della città all'interno del carcere.

"Il desiderio è di realizzare in questo spazio eventi ai quali far partecipare la comunità esterna per ridare al Giardino degli incontri la valenza per la quale è nato", spiega la direttrice del carcere Maria Grazia Giampiccolo, intervistata da Il Reporter, che nel numero di aprile del mensile dedicherà un approfondimento all'istituto penitenziario di Firenze, il più grande della Toscana.

Ad aprire le danze, sarà il 23 aprile, Simone Cipriani del Ristorante Il Santo Graal. Seguiranno poi Enrico Panero del "Da Vinci" (21 maggio), Nicola Schioppo dell'Osteria Cipolla Rossa (4 giugno) e per finire il 18 giugno, Marco Stabile del ristorante "Ora d'Aria". Come già successo a Volterra, anche per gli aperitivi galeotti l'aiuto principale arriverà da Unicoop Firenze, che fornirà il cibo e assumerà una decina di detenuti a sera che saranno seguiti in cucina da chef professionisti, selezionati dal critico gastronomico Leonardo Romanelli. Un modo per imparare un mestiere e fare un primo passo per il reinserimento sociale.

Ad allietare la serata saranno i detenuti che partecipano alle attività del carcere, come ai laboratori teatrali e musicali. A ogni aperitivo possono partecipare un massimo di 80 persone, ma è meglio prenotare per tempo (agenzie Argonauta Viaggi, telefono 055.2345040) viste le procedure burocratiche per andare al di là delle sbarre. Il costo per gli "Aperitivi Galeotti" a Sollicciano è di 20 euro a persona che saranno devoluti in favore del restauro del Battistero di Firenze.

 
Droghe: il Sottosegretario Benedetto Della Vedova e il Parlamento dello spinello libero PDF Stampa
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di Eleonora Martini

 

Il Manifesto, 27 marzo 2015

 

Intervista al Sottosegretario Benedetto della Vedova, a capo dell'intergruppo. Dopo la relazione della Dna, più di cento deputati e senatori per legalizzare la marijuana. Sono già più di cento, sono giovani e hanno già dato un volto nuovo al parlamento italiano, ponendo all'ordine del giorno la legalizzazione e la depenalizzazione della marijuana. Si è riunito ieri per la prima volta l'intergruppo di cui fanno parte deputati e senatori del Pd, del Movimento cinque Stelle, di Sel, di Alternativa libera, di Scelta civica e uno, uno solo del centrodestra: sempre lui, il liberale Antonio Martino di Forza Italia.

A guidare la pattuglia di illuminati è il sottosegretario agli Affari esteri Benedetto della Vedova, Radicale di ferro passato da Scelta civica al Gruppo misto, che su questi temi si batte da almeno vent'anni, protagonista con Marco Pannella e Rita Bernardini di clamorose azioni di disobbedienza civile quando ancora negli Stati uniti vigeva il pensiero unico della war on drugs, e a condividerlo in Italia c'erano perfino i comunisti. Oggi è tutto cambiato, di sicuro non è più il parlamento che nel 2005 riuscì a infilare in un decreto sulle Olimpiadi invernali una legge, la Fini-Giovanardi (approvata nel 2006 perfino dalle commissioni Affari costituzionali) che, dopo anni di arresti, persecuzioni e pure morti in carcere, è stata finalmente spazzata via un anno fa dalla Consulta per manifesta incostituzionalità.

 

Sottosegretario, perché dopo tanti anni ha deciso che questo era il momento?

"Le ragioni per una scelta antiproibizionista sulla cannabis sono rimaste intatte, anzi sono aumentate: dopo la svolta pragmatica di tanti stati americani che hanno capito il fallimento della war on drugs - un segnale molto forte in un paese di tradizione proibizionista che oggi vede gli effetti positivi della legalizzazione, la spinta finale è stata la presa di posizione della Direzione nazionale antimafia che mi ha portato a prendere l'iniziativa sul piano parlamentare. La risposta che c'è stata, con centinaia di parlamentari che hanno aderito o aderiranno a breve direi che è la testimonianza che i tempi sono ormai maturi.

(La "svolta" della Direzione nazionale antimafia, va ricordato, è contenuta nell'ultima relazione annuale: in materia di droghe, scrive la Dna, "si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva", visto che il quantitativo sequestrato "è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato", e "con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile", "impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale", perciò il legislatore valuti "una depenalizzazione della materia", ndr)".

 

Come è andata la prima riunione dell'intergruppo?

"Abbiamo definito solo un po' gli obiettivi di massima, primo tra tutti il fatto che questa è un'iniziativa parlamentare senza alcun interesse a diventare un tema di maggioranza o di opposizione. Non ci interessa affatto, perché la materia è trasversale come lo è l'intergruppo, anche se per il momento c'è solo un parlamentare del centrodestra ma altri sicuramente ne arriveranno. Il nostro obiettivo è di arrivare a un disegno di legge che parta già con un ampio sostegno alle camere (e già così ci siamo, direi) e che nelle nostre intenzioni avrà un iter parlamentare.

Ci sono al momento alcune proposte di legge sulla marijuana terapeutica e quelle sulla depenalizzazione del M5S e di Sel (che l'ha presentata mercoledì alla Camera, e che "contempla la libertà della coltivazione della cannabis per uso personale o collettivo, con la necessità di una regolamentazione da parte dello Stato del relativo mercato in linea con i percorsi antiproibizionisti" avviati in Uruguay, Colorado, Washington, Oregon, Alaska, Spagna e in diversi altri Paesi, ndr). Partiremo da qui e da quelle che arriveranno. Poi ci rivedremo a metà aprile".

 

Insomma un approccio pragmatico, quello che lei propone?

"Guardi, lei mi ha chiesto come mai ora si è riusciti a costruire l'intergruppo parlamentare? Io credo che andando avanti così l'unica cosa che non cambia saranno i soldi alle mafie quindi parlare di legalizzazione significa avere un approccio più razionale e meno ideologico, simile a quello che usiamo con altri consumi nocivi: regolamentazione, tasse, campagne di dissuasione, informazione sugli effetti. Anziché investire in sicurezza senza alcun risultato che poi vuol dire solo grande dispendio inutile di energie e soldi per polizia, processi, carceri... Poi io credo che si sia un fatto generazionale anche in Parlamento, con la rappresentanza di generazioni di italiani che sono ormai cresciuti e hanno vissuto conoscendo bene la diffusione del consumo di cannabis nella popolazione. Credo che sia un'informazione che si stratifica in qualche modo e diventa patrimonio culturale di tutti".

 
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