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Sesso in carcere, il Parlamento accelera: c'è già il via libera del ministro Orlando e del Pd PDF Stampa
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di Claudio Marincola

 

Il Mattino, 30 gennaio 2016

 

Mogli, mariti, fidanzati, figli, ma anche amanti, conviventi, "amici: il carcere si prepara ad aprire le porte alle "stanze dell'amore". La proposta di legge per concedere ai detenuti il diritto all'intimità, diritto che in altri paesi europei è già legge, inizierà domani il suo iter legislativo in commissione Giustizia. Il primo firmatario è Alessandro Zan, ex Sel e ora deputato Pd di fede renziana. L'accordo politico c'è già. E ci sarebbe, garantisce Zan, anche il via libera del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

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Tribunali ad attività ridotta per mancanza di cancellieri PDF Stampa
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di Donatella Stasio

 

Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2016

 

La protratta e progressiva scopertura di personale amministrativo sta costringendo alcuni uffici, a Milano, Bergamo, Monza, Prato, ad adottare misure estreme, dalla chiusura parziale delle cancellerie alla riduzione delle udienze, con conseguente dilatazione dei tempi dei processi e inevitabili disagi per l'utenza, a cominciare dagli avvocati. Né si escludono "interventi più radicali".

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"Mondo di mezzo", arriva la prima sentenza e certifica la presenza mafiosa PDF Stampa
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di Giovanni Bianconi

 

Corriere della Sera, 30 gennaio 2016

 

Depositate le motivazioni della condanna a 5 anni e quattro mesi per Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi. È il primo giudizio in cui si parla di mafia nella Capitale. "Può ritenersi accertata la presenza nella capitale di un'associazione che presenta caratteri e indicatori di mafiosità (segretezza del vincolo, struttura gerarchica, assoluto rispetto del vincolo gerarchico, metodo mafioso utilizzato per l'acquisizione del controllo delle imprese, di interi settori economici e di appalti pubblici, il diffuso clima di omertà che ne deriva) che ha in Carminati il suo vertice". Un personaggio che ha "impresso" al gruppo "la cifra criminale e il metodo operativo, ne ha deciso la struttura, la collocazione, la direzione e gli ambiti di operatività". Così scrive la giudice Anna Criscuolo nella sentenza con cui il 3 novembre scorso ha condannato a 5 anni e quattro mesi di carcere Emilio Gammuto, ex collaboratore di Salvatore Buzzi, imputato di corruzione con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa.

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Doppio processo per la vittima del reato che vuole il risarcimento del danno PDF Stampa
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di Antonio Ciccia

 

Italia Oggi, 30 gennaio 2016

 

La vittima del reato, parte civile in un processo penale, quando l'imputato viene prosciolto per incapacità di intendere e di volere, se vuole il risarcimento del danno, è costretta a ricominciare da zero un diverso processo civile. Il giudice penale, infatti, non può pronunciarsi sulla domanda di risarcimento della parte civile e la persona offesa è costretta a un doppio processo. Così prescrive il codice di procedura penale, che è stato salvato dalla Corte costituzionale (sentenza 12 depositata il 29 gennaio 2016).

Anche se la Consulta non manca di sottolineare che il legislatore, se lo vuole, può disporre diversamente ed evitare la peregrinazione giudiziaria alla persona offesa. Ma da questo punto di vista l'orientamento attuale va in direzione contraria e cioè verso una ampia depenalizzazione e trasformazione di reati in illeciti civili. Ma vediamo di illustrare la sentenza. In un processo davanti al tribunale di Firenze, Pm e difensori hanno chiesto l'assoluzione dell'imputato, perché incapace di intendere e di volere al momento del fatto per vizio totale di mente. La parte civile ha chiesto l'applicazione dell'articolo 2047 del codice civile, che riconosce a favore del danneggiato un'equa indennità a carico del soggetto incapace.

Ma anche questa strada è sbarrata. La corte ha ricordato che l'articolo 538 codice procedura penale consente al giudice penale di decidere sulle questioni civili solo nel caso di condanna dell'imputato: se questo viene sia assolto per totale infermità di mente, il danneggiato, non può fare altro che promuovere un autonomo giudizio davanti al giudice civile. Certo, si legge nella sentenza, il legislatore potrebbe, nella sua discrezionalità, introdurre un sistema per cui il giudice penale si pronunci sulle questioni civili, pur in assenza di una condanna dell'imputato. Ma al momento la diversa regola vigente non contrasta con la Costituzione.

L'attuale sistema è, infatti, caratterizzato dal principio della separazione e dell'autonomia del giudizio penale rispetto a quello civile. Il danneggiato può scegliere se esperire l'azione civile in sede penale o in sede civile. Con altra pronuncia (sentenza n. 13 depositata il 29 gennaio 2016) la Corte costituzionale si è pronunciata in materia di compensi al difensore di soggetti ammessi al gratuito patrocinio. La pronuncia ha salvato la norma del testo unico delle spese di giustizia, che applica la riduzione di un terzo degli importi dovuti al difensore.

Il problema è l'applicazione retroattiva della riduzione anche alla liquidazione di onorari per prestazioni già interamente compiute prima della entrata in vigore della norma censurata (art. 106-bis del dpr 115/2002). Nella sentenza la Consulta ha, però, bacchettato il giudice di merito, perché è partito dal presupposto per cui, nel caso di successione di diverse norme sugli onorari degli avvocati, il giudice debba necessariamente riferirsi agli onorari vigenti alla data del provvedimento di liquidazione. Tuttavia, le norme devono essere interpretate nel senso che un procedimento di liquidazione fisiologico comporta la concomitanza del momento dell'esaurimento della difesa, domanda del compenso e corrispondente provvedimento giudiziale di liquidazione.

 
Firenze: Manconi (Pd) "Sollicciano è tra le peggiori carceri d'Italia" PDF Stampa
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gonews.it, 30 gennaio 2016

 

Il carcere fiorentino di Sollicciano "è tra le peggiori carceri italiane, non c'è il minimo dubbio. I dati lo dicono inequivocabilmente". Lo ha detto il senatore Pd Luigi Manconi parlando oggi con i giornalisti a Firenze. Manconi è intervenuto all'associazione fiorentina Pantagruel, che si occupa di diritti dei detenuti, per presentare il suo libro 'Abolire il carcerè. Secondo il senatore, "la gara a quale sia il peggior carcere d'Italia è complicata, anche perché non si hanno criteri omogenei di classificazione. Diciamo che Sollicciano rappresenta una punta particolarmente drammatica, direi un estrema, della situazione complessiva".

Il sistema carcerario italiano nel suo complesso, ha aggiunto, "racconta in realtà una sorta di stratificazione sociale, vorrei dire l'epidemiologia. Oggi la popolazione detenuta è totalmente diversa da 30 anni fa e il carcere rappresenta la principale agenzia di stratificazione sociale del nostro Paese" ed "è la fondamentale macchina di creazione e di documentazione delle diseguaglianze sociali". Per Manconi, "se la componente definita pericolosa è valutabile intorno al 10%, il restante 90%, mai come oggi, rappresenta la fotografia realistica e tragica della marginalità sociale. Mai il carcere è stato così specchio della disgregazione della nostra società, della sua progressiva pauperizzazione". Il carcere "svolge in un modo pessimo quello che parte del welfare ha svolto fino ad un decennio fa". "Oggi - ha concluso - con la crisi del welfare, lo stato sociale si è ridotto sempre di più e alcune delle sue funzioni sono svolte dal sistema del controllo e della repressione, che ha al suo centro il carcere".

Circa il 60% dei detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano è affetto da almeno una patologia, la più diffusa è il disturbo mentale che interessa circa il 45% dei carcerati e in particolare quello da dipendenza da sostanza, che costituisce il 52% delle diagnosi psichiche, seguito dal disturbo nevrotico e da adattamento (22,4%). Lo sostiene l'associazione Pantagruel che si occupa dei diritti dei detenuti. Secondo l'associazione, "un sistema carcerario che registra una recidiva dei carcerati che rasenta il 70% dei detenuti, mentre quelli sottoposti a misure alternative (arresti domiciliari, semilibertà ecc.) sono meno di un terzo aggirandosi attorno al 20%, non può che rappresentare una minaccia alla sicurezza della nostra società. Ma le pene alternative in Italia riguardano il 36% dei detenuti, nel nord Europa raggiungono il 75%". Pantagruel ricorda che per aiutare i detenuti per i bisogni fondamentali della loro quotidianità, l'associazione promuove raccolte fondi riuscendo ad ottenere ogni anno circa 4 mila euro. Tali fondi vengono usati per sostenere la necessità di occhiali graduati a causa dell'alterazione della vista conseguente alla nuova condizione di recluso, abbigliamento per i detenuti indigenti (che sono il 59% dei 690 reclusi) ma anche francobolli per la corrispondenza.

 
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