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Firenze: l'Associazione Pantagruel "Sollicciano da incubo, malati 6 detenuti su 10" PDF Stampa
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quinewsfirenze.it, 30 gennaio 2016

 

Secondo l'associazione Pantagruel metà della popolazione carceraria è tossicodipendente e soffre di disturbi psichici. E la recidiva vola al 70%. Secondo il senatore della Repubblica, Luigi Manconi, Sollicciano è uno dei peggiori carceri d'Italia. Un primato che sta tutto nei numeri, come hanno spiegato i membri dell'associazione Pantagruel che si occupano dei diritti dei detenuti.

Un esempio? La legge prevede che ogni 200 detenuti ci sia una cucina. Nel reparto maschile del penitenziario di Scandicci ce n'è una per ogni 600 persone. Ma è solo la punta dell'iceberg. Ben più gravi le altre situazioni messe in risalto dai numeri dell'associazione, che si riferiscono al 2014. Circa il 60% dei detenuti a Sollicciano è affetto da almeno una patologia e il 59% è indigente, povero, non ha neppure i soldi per telefonare.

La malattia più diffusa, si legge nel rapporto, "è il disturbo mentale, che interessa il 35% dei detenuti. Dato inquietante se rapportato alla popolazione generale, dove la percentuale scende all'11,6%". Preoccupa il problema della dipendenza da sostanze stupefacenti, così come la recidiva, che a Sollicciano supera quota 70% mentre nei penitenziari con un sistema di pene alternative non supera il 22%. "Il carcere - ha detto Manconi - rappresenta la principale agenzia di stratificazione sociale del nostro Paese. È la fondamentale macchina di creazione e di documentazione delle diseguaglianze sociali. Se la componente definita pericolosa è valutabile intorno al 10%, il restante 90% mai come oggi rappresenta la fotografia realistica e tragica della marginalità sociale. Mai il carcere è stato così specchio della disgregazione della nostra società, della sua progressiva pauperizzazione".

L'associazione Pantagruel ha approfittato per promuovere una campagna di raccolta fondi a favore dei detenuti. negli scorsi anni sono stati raccolti circa 4mila euro l'anno. Tali fondi vengono usati per sostenere la necessità di occhiali graduati a causa dell'alterazione della vista conseguente alla nuova condizione di recluso, piuttosto che l'abbigliamento per i detenuti indigenti.

 
Pordenone: morto misteriosamente in carcere a 29 anni, dopo sei mesi la verità è secretata PDF Stampa
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leggo.it, 30 gennaio 2016

 

A quasi sei mesi di distanza la famiglia Borriello ancora non sa come il loro figlio 29enne, Stefano, sia morto in carcere. E i tempi della giustizia rischiano che la verità arrivi troppo tardi per poter punire gli eventuali responsabili. Il giovane di Portogruaro (Venezia) si trovava da due mesi in carcere a Pordenone quando morì in circostanze misteriose lo scorso 7 agosto. Fino alla settimana precedente Stefano, tossicodipendente detenuto dopo aver tentato di rubare il portafogli un anziano, era in perfetta salute e il lunedì successivo avrebbe avuto un colloquio al Sert e pochi giorni dopo avrebbe chiarito la propria posizione anche davanti al pubblico ministero. I problemi sarebbero iniziati lunedì 3 agosto: Stefano non si presentò all'incontro con il cappellano del carcere perché "non stava bene". Tre giorni dopo don Andrea Ruzzene, parroco di Portogruaro e amico della famiglia Borriello, lo andò a trovare in carcere ma non riuscì a incontrarlo. "Dissero che era bloccato con la schiena e non poteva uscire, e non glielo fecero vedere in cella perché non era autorizzato", racconta la cugina di Stefano, Teresa. Nella sera di venerdì 7 agosto, intorno alle 20, il carcere allertò l'ospedale e fu disposto il ricovero. Stefano morì un'ora dopo, ma la madre fu avvertita solamente alle 23.15.

Il primo referto medico parlò di morte sopraggiunta per arresto cardiaco, ma l'autopsia escluse l'infarto. Per questo motivo don Andrea, pochi giorni dopo la morte di Stefano, affermò di temere che quello fosse 'un altro caso Cucchi'. Alla famiglia Borriello fu garantito che entro 60 giorni sarebbe giunta una relazione dei periti incaricati dalla Procura, ma i genitori di Stefano la aspettano ancora. I contorni oscuri della vicenda non convincono neanche la Procura, che ha deciso di secretare tutti gli atti e i documenti relativi alla morte del giovane, dalle cartelle cliniche agli interrogatori degli altri detenuti. E ora la legale della famiglia, Simona Filippi dell'associazione Antigone, tuona così: "Quegli atti sono inaccessibili anche a noi, quest'indagine è partita male e in netto ritardo. Qui si rischia seriamente che, nell'eventuale fase dibattimentale, tutto potrebbe finire in prescrizione".

 
Camerino (Mc): consiglieri regionali e Ombudsman visitano il carcere PDF Stampa
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Corriere Adriatico, 30 gennaio 2016

 

Sopralluogo presso la Casa circondariale di Camerino da parte della delegazione formata dall'Ombudsman, Andrea Nobili, dalla Vicepresidente del Consiglio regionale, Marzia Malaigia, dall'assessore Angelo Sciapichetti e dai consiglieri Elena Leonardi e Sandro Bisonni. L'incontro rientra nell'ambito delle iniziative promosse dallo stesso Ombudsman e dalla Presidenza dell'Assemblea legislativa per avere una fotografia precisa della situazione carceraria marchigiana.

"In tutte le visite effettuate fino ad oggi - sottolinea Andrea Nobili - è stata registrata una significativa attenzione da parte dei consiglieri regionali rivolta ad approfondire la conoscenza delle diverse realtà, prendere atto delle criticità, dove sono presenti, e porre in essere le misure più adeguate per risolverle. Prova ne sia la mozione recentemente approvata in Consiglio, presentata dal Presidente Mastrovincenzo e che, anche attraverso gli emendamenti proposti da altri consiglieri, affronta un ampio ventaglio di problemi da sottoporre all'attenzione del competente Ministero".

La Casa circondariale di Camerino si trova all'interno del complesso conventuale di San Francesco, con una parte già attiva agli inizi del 900. In base a dati aggiornati, nell'istituto ci sono attualmente 51 detenuti (di cui 6 donne) a fronte di una capienza regolamentare pari a 41 posti. Gli agenti di polizia penitenziaria attivi sono 32 (in pianta organica 46, assegnati 35) ed è previsto un solo educatore. Nel report dell'ottobre scorso, predisposto dall'Ombudsman, veniva evidenziata la presenza di barriere architettoniche e la mancanza di locali per le visite dei bambini e dell'ufficio per i colloqui domenicali.

Il consigliere Elena Leonardi focalizza l'attenzione sulla situazione della polizia penitenziaria e degli operatori della sicurezza. "Il mio emendamento alla mozione Mastrovincenzo, sottoscritto da tutte le opposizioni - sottolinea - intende sostenere il miglioramento delle condizioni di vita e di servizio di queste importanti figure. I continui tagli alla spesa per i corpi di polizia, hanno creato diverse difficoltà, come la mancanza di alloggi per chi viene da fuori sede: lo Stato non sostiene più gli affitti per gli agenti di polizia penitenziaria".

Il capogruppo di Fdi fa presente, inoltre, che l'emendamento presentato e approvato "servirà a portare all'attenzione del Governo le criticità presenti nel sistema di vigilanza e sorveglianza, indicendo una Conferenza di Servizi per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro all'interno degli istituti penitenziari marchigiani. I tagli del Ministero hanno messo a rischio il turnover delle forze dell'ordine, Agenti di Polizia Penitenziaria compresi. Con una popolazione carceraria in crescita occorre supportare concretamente gli stessi agenti in servizio". Da ultimo, la Leonardi ribadisce che provvedimenti come l'amnistia e l'indulto non possono essere considerati una soluzione ai problemi delle carceri italiane.

 
Camerino (Mc): vicepresidente Malaigia "carcere inadatto a condizioni dignitose di vita" PDF Stampa
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cronachemaceratesi.it, 30 gennaio 2016

 

Visita della vicepresidente del Consiglio regionale con una delegazione di consiglieri alla casa circondariale: "Non posso nascondere l'angoscia provata nel momento in cui sono entrata". Un ex detenuto: "In cella eravamo in 13".

A pochi giorni dalla relazione alla Camera sull'amministrazione della Giustizia del ministro Andrea Orlando in cui si elencavano i numeri sulla capienza delle carceri, tema su cui l'Italia è stata messa sotto accusa dall'Unione europea la visita odierna al carcere di Camerino, della vicepresidente dell'assemblea legislativa delle Marche Marzia Malaigia, con un delegazione di consiglieri regionali del territorio, Angelo Sciapichetti, Elena Leonardi, Sandro Bisonni e l'ombudsman Andrea Nobili, dà un quadro meno confortante di quello del ministro. Per quanto riguarda Camerino i dati forniti dopo la visita indicano una capienza di 41 posti con presenti 51 detenuti (6 donne) e 32 agenti di polizia penitenziaria su 46 previsti. Quelli ufficiali sul sito della casa circondariale (aggiornati allo scorso giugno) si discostano leggermente con 38 posti e un affollamento di 55 detenuti, un educatore e sette amministrativi. La struttura contiene 10 stanze, una sala colloqui e un locale di culto.

I dati nazionali elencati dal ministro sono i seguenti: "I detenuti, al 31 dicembre 2015, sono 52.164; la capienza è di 49.574 posti, i parametri della Cedu nel rapporto capienza/presenza sono rispettati in tutti gli istituti di pena del territorio nazionale. Nessun detenuto è sistemato in uno spazio inferiore ai 3 metri quadri previsto dalle raccomandazioni europee". ha spiegato il Guardasigilli, aggiungendo come, tuttavia, "l'Italia rimane uno dei Paesi a più alto tasso di recidività in Europa. Il che significa che non è conseguita, in troppi casi, la finalità rieducativa della pena. Sono assolutamente convinto - ha affermato - che in questo caso non soffriamo in particolare di previsioni normative inadeguate o insufficienti. Soffriamo di una disattenzione o di una colpevole distrazione generale".

"In tutte le visite effettuate fino ad oggi - sottolinea Andrea Nobili - è stata registrata una significativa attenzione da parte dei consiglieri regionali rivolta ad approfondire la conoscenza delle diverse realtà, prendere atto delle criticità, dove sono presenti, e porre in essere le misure più adeguate per risolverle. Prova ne sia la mozione recentemente approvata in Consiglio, presentata dal presidente Mastrovincenzo e che, anche attraverso gli emendamenti proposti da altri consiglieri, affronta un ampio ventaglio di problemi da sottoporre all'attenzione del Ministero". Nel report dell'ottobre scorso, predisposto dall'Ombudsman, veniva evidenziata la presenza di barriere architettoniche e la mancanza di locali per le visite dei bambini e dell'ufficio per i colloqui domenicali.

Il consigliere Elena Leonardi focalizza l'attenzione sulla situazione della polizia penitenziaria e degli operatori della sicurezza. "Il mio emendamento alla mozione Mastrovincenzo, sottoscritto da tutte le opposizioni - sottolinea - intende sostenere il miglioramento delle condizioni di vita e di servizio di queste importanti figure. I continui tagli alla spesa per i corpi di polizia, hanno creato diverse difficoltà, come la mancanza di alloggi per chi viene da fuori sede: lo Stato non sostiene più gli affitti per gli agenti di polizia penitenziaria. Con una popolazione carceraria in crescita occorre supportare concretamente gli stessi agenti in servizio". Da ultimo, la Leonardi ribadisce che provvedimenti come l'amnistia e l'indulto non possono essere considerati una soluzione ai problemi delle carceri italiane.

Un quadro della situazione allarmante quello descritto dalla consigliera leghista: "Non posso nascondere l'angoscia provata nel momento in cui sono entrata". La vicepresidente denuncia: "Spazi angusti, dove mancano molti dispositivi di sicurezza e prevenzione e dove si registrano carenti condizioni igienico-strutturali, con un'offerta limitata di attività trattamentali e ricreative, anche per mancanza di spazi per queste attività. L'arredamento delle celle è vecchio e malconcio, gli spazi comuni inadeguati e non strutturati.

La sezione femminile presenta condizioni di poco più dignitose, ma probabilmente dovute al minor affollamento e a qualche accorgimento di gestione proprio delle detenute. Il personale sanitario impiegato è insufficiente e le emergenze sanitarie che si registrano non riescono a trovare adeguate risposte nella offerta sanitaria del carcere: assistenza che copre 12 ore al giorno con un ambulatorio medico in cui mancano strumenti diagnostici affidabili. La situazione è poco sostenibile anche per il personale per la condizione cui sono costretti gli operatori e la polizia penitenziaria. Svolgono il loro lavoro in uffici poco salubri e stando attenti a centellinare addirittura materiale di facile consumo, per mancanza di risorse economiche. L'organico, sottodimensionato di almeno dieci unità, si trova frequentemente a fronteggiare anche situazioni di emergenza, dovute ai malori (specie nelle ore notturne scoperte), per le quali garantire una scorta al 118, comporta inevitabilmente che alcune aree rimangano sguarnite. Grazie alla disponibilità degli agenti, questo viene ovviato da repentini rientri in servizio". Marzia Malaigia da insegnante di professione fa un parallelo tra la precaria situazione della casa circondariale e quella di tanti edifici scolastici in cui ha prestato servizio: "Si evidenzia un'identica carenza a livello strutturale e sussidi obsoleti, quando non del tutto mancanti".

Al termine della visita la vicepresidente ha avanzato proposte progettuali di collaborazione con la Regione, e anche con privati e scuole, verso cui tutti si sono dimostrati interessati. "Mi auguro dunque che, quanto prima, - conclude Malaigia - questa manifestazione d'intenti possa concretizzarsi e che anche le persone giustamente private della loro libertà personale per gravi reati possano godere di un'occasione di riscatto personale in un percorso di riabilitazione che il carcere dovrebbe offrire". A raccontare delle condizioni di detenzione nella struttura di Camerino anche un ex detenuto. "Eravamo 13 persone in 19 metri quadri", ha detto l'uomo al telefono durante lo speciale di Radio Radicale dedicato alle carceri, andato in onda ieri sera.

 
Camerino (Mc): la denuncia di un ex detenuto "in cella eravamo in 13 in 19 metri quadri" PDF Stampa
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di Lisa Dignazio

 

picchionews.it, 30 gennaio 2016

 

"Vivendo per tre mesi nel carcere di Camerino, ha rimpianto il carcere di Poggioreale." Lo dice il signor Giuseppe, ieri sera in collegamento telefonico con "Radio Carcere", la trasmissione di "Radio Radicale" condotta da Riccardo Arena.

Trentasette anni, ex tossicodipendente, Giuseppe ha trascorso tre mesi nel carcere di Camerino ed è uscito di prigione lo scorso 23 dicembre. La sua testimonianza arriva a una settimana dalla relazione sulla giustizia del Ministro Andrea Orlando, in cui ha affermato che in Italia "nessun detenuto è sistemato in uno spazio inferiore ai 3 metri quadri previsto dalle raccomandazioni europee".

Giuseppe non la pensa proprio così. "Sono stato per un periodo in una cella di 19 metri quadri con 13 persone, poi in un'altra che aveva una capienza per due persone, ma eravamo in quattro". Giuseppe ha vissuto, quindi, in circa un metro quadro e mezzo su letti a castello di tre piani, che spesso arrivano fino al tetto e da cui più di un detenuto nelle carceri italiane spesso cade provocandosi ferite.

Come si vive in una cella sovraffollata? Giuseppe racconta che non si vive proprio bene. Le ore d'aria in cui Giuseppe aveva più di un metro quadro e mezzo erano 9, le altre 15 le passava in cella. "La sera dopo cena ti sentivi male perché non potevi fare niente, e non facevi niente nemmeno il giorno, perché nelle ore d'aria potevamo solo passeggiare nel corridoio del carcere, nell'ozio più totale".

Stare in una cella stretta e non poter nemmeno respirare: "Io non fumo ma mi hanno messo in una cella fumatori anche se soffro d'asma." E non solo: mangiare o lavarsi, tutto diventa un problema. "Il cibo era zero, scadente e tutte le sere solo brodo e chi non ha soldi di cucinarsi in cella fa la fame. Per lavarsi avevamo 4 docce, ma ne funzionavano due e l'acqua era sempre fredda".

Le celle del carcere di Camerino sono non solo strette, ma anche umide e vecchie, e soprattutto prive di luce. "Le celle sono buie perché le finestre sono alte e oltre alle grate ci sono le reti metalliche che non fanno arrivare la luce. Vivevamo con la luce sempre accesa che ci faceva male agli occhi." Sembra che il sole sul carcere di Camerino non sia mai arrivato. "Anche il cortile dell'ora d'aria era molto piccolo - racconta Giuseppe - e non entrava il sole perché le mura sono alte, non ci andava quasi nessuno tranne 4 persone a giocare a biliardino".

Il tempo nel carcere di Camerino, come in tanti altri istituti italiani, non passa mai. "Tenevano le celle aperte ma stavamo tutto il giorno a fare nulla - racconta Giuseppe - non esisteva un'attività lavorativa utile e così quando esci dal carcere sei arrabbiato più di quando entri, perché non c'è niente che ti aiuti a reinserirti nella società".

Il carcere di Camerino è un carcere piccolo e vecchio. Secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, aggiornati al 31 dicembre 2015, ospita 52 detenuti su una capienza regolamentare di 41 posti. È stato ricavato dalla struttura di un ex convento e ne ha ereditato gli spazi umidi e angusti. Ha una struttura a "L" con un corridoio interno su cui si affacciano 7 celle della sezione maschile, mentre al piano superiore sono situate 5 celle destinate alle donne.

Anche il Garante dei Detenuti della Regione Marche, Andrea Nobili, riconosce che "a Camerino ci sono problemi di carattere strutturale: mancano gli spazi per le attività fondamentali dal punto di vista dell'aspetto trattamentale". Delle attività a Camerino esisterebbe anche, "ci sono corsi come teatro o yoga, ma resta il problema degli spazi - spiega Nobili - spesso la cappella dove viene celebrata la messa viene usata per tutto".

Il Garante dei Detenuti delle Marche proprio questa mattina ha fatto visita al carcere di Camerino, insieme a una delegazione composta dall'Assessore regionale all'Ambiente, Angelo Sciapichetti, e ai consiglieri regionali Sandro Bisonni del Gruppo Misto, Marzia Malaigia della Lega Nord e Elena Leonardi di Fratelli d'Italia.

Sul fronte del sovraffollamento, denunciato da Giuseppe, il Garante parla di "una situazione adeguata dal punto di vista della popolazione carceraria di Camerino, con un leggerissimo sovraffollamento, ma niente di patologico". Per Nobili "Orlando è nel vero nel dire che quasi nessuna realtà registra situazioni di vivibilità inferiori ai tre metri quadri. Anche nelle Marche con gli ultimi provvedimenti la situazione è migliorata".

Ad oggi, non esisterebbero dunque problemi di sovraffollamento a Camerino. L'unico punto debole di cui parla il Garante, oltre al problema strutturale, è rappresentato dal sottodimensionamento del personale. "La polizia penitenziaria, al di sotto del numero regolare di 10 unità, - spiega il Garante - a fronte di 46 agenti che dovrebbero essere presenti nella struttura, e anche gli psicologi, che sono in sottorganico, come in quasi tutte le carceri italiane".

Anche Giuseppe a "Radio Carcere" ha denunciato le difficoltà incontrate a Camerino dal punto di vista dell'assistenza psicologica. Lui, un ex tossico, come trattamento psicologico aveva ricevuto solo cure farmacologiche. "Quasi tutti nel carcere di Camerino avevano problemi di tossicodipendenza. - racconta - Mi hanno dato solo psicofarmaci come Tavor, gocce e tranquillanti, ma io li ho rifiutati perché stavo malissimo, invece gli altri detenuti si drogavano con gli psicofarmaci, che ti fanno dormire dalla mattina alla sera".

La cura delle malattie dei detenuti diventa più difficile se la malattia è fisica, in questo caso a causa di problemi burocratici e organizzativi, non sempre le cure adeguate alle persone che vivono in cella riescono ad essere garantite. "Se una persona sta fuori dal carcere può scegliersi il medico specializzato in una determinata patologia - spiega Samuele Animali di Antigone Marche - invece un detenuto deve aspettare che la Regione assegni un medico al malato".

E sempre Giuseppe a testimoniare quanto sia difficile curarsi in carcere: "Mi si era infiammata l'ernia al disco e mi hanno curato con la tachipirina, me ne davano 3 al giorno, ho chiesto altro ma mi hanno risposto: le punture non le facciamo perché è vietato".

 
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