Mercoledì 16 Ottobre 2019
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia: contro il terrorismo controlli su comunicazioni e dati contenuti nei computer PDF Stampa
Condividi

di Carlo Lania

 

Il Manifesto, 26 marzo 2015

 

La necessità di contrastare il terrorismo internazionale rischia di trasformarci tutti e a nostra insaputa in sorvegliati speciali. Il pericolo, per niente teorico, è contenuto nel decreto antiterrorismo varato dal governo e in discussione alla Camera. Salvo correzioni dell'utimo minuto, il testo licenziato dalle Commissioni Difesa e Giustizia prevede infatti la possibilità per la polizia di utilizzare programmi che consentono di controllare da "remoto" le comunicazioni e i dati presenti in un sistema informatico, ma anche di effettuare intercettazioni preventive sulle reti informatiche. Una possibilità che al momento non è limitata ai soli sospetti di terrorismo, ma estesa a tutti i cittadini indiscriminatamente. "Una svista" per il deputato di Scelta civica Stefano Quintarelli che per primo ha denunciato i rischi di un nuovo e più esteso Grande fratello dal quale sarebbe impossibile difendersi. La speranza è che ora l'aula intervenga correggendo il tiro e introducendo paletti che limitino i controlli a soli soggetti sospetti tutelando di più la privacy dei cittadini.

Ma non si tratta dell'unica novità introdotta dalle commissioni. Un emendamento del relatore Pd Andrea Manciulli e chiamato "anti-Greta e Vanessa" dal nome delle due volontarie rapite e poi rilasciate in Siria, introduce per la prima volta la responsabilità individuale per quanti decidono di recarsi in Paesi considerati a rischio dalla Farnesina. Un modo per scoraggiare viaggi in aree considerate pericolose e come tali indicate sul sito del ministero degli Esteri. "Resta fermo - specifica la norma, che le conseguenze dei viaggi all'estero ricadono nell'esclusiva responsabilità individuale e di chi si assume la decisione di intraprendere o di organizzare i viaggi stessi".

Ieri, mercoledì, il decreto è stato bloccato in attesa di un parere del governo su alcun emendamenti per i quali manca la copertura di spesa.

La situazione dovrebbe sbloccarsi oggi, ma visti i 250 emendamenti presentati dalle opposizioni, palazzo Chigi sta valutando la possibilità di un ricorso al voto di fiducia in modo da poter licenziare il testo martedì prossimo. Già oggi, però, si saprà se saremo destinati a perdere una grossa fetta della nostra libertà. A rischio non c'è infatti solo il contenuto di una conversazione telefonica, ma tutto ciò che abbiamo inserito nel nostro computer ritenendolo al sicuro da occhi indiscreti: fotografie, scritti, filmati, registrazioni, appunti di lavoro, corrispondenza con gli amici.

Tutta una vita a disposizione di chi sarà addetto ai controlli. Tecnicamente questo sarà possibile grazie a captatori informatici (Trojan, Keylogger, sniffer ecc.) che dopo essere stati scaricati casualmente consentiranno alle autorità di sicurezza di accedere ai nostri dati senza limiti di tempo. "Con questo emendamento l'Italia diventa, per quanto a me noto, il primo paese europeo che rende esplicitamente ed in via generalizzata legale e autorizzato la "remote computer searches" e l'utilizzo di captatori occulti da parte dello Stato!", scrive Quintarelli sul suo sito. "L'uso di captatori informatici quale mezzo di ricerca delle prove - prosegue - è controverso in tutti i paesi democratici per una ragione tecnica: con quei sistemi compio una delle operazioni più invasive che lo Stato possa fare nei confronti dei cittadini".

È opportuno ricordare come solo due giorni fa il garante per la privacy Antonello Soro ha espresso preoccupazione per la mancata proporzionalità esistente nel decreto tra le esigenze della privacy e della sicurezza.

Il decreto prevede inoltre altre misure finalizzate contrastare il terrorismo internazionale. Si va dallo stanziamento di 40 milioni di euro per la missione mare sicuro nel Mediterraneo, all'affidamento al procuratore nazionale antimafia anche delle indagini sul terrorismo.

Prevista inoltre la reclusione dai 5 agli 8 anni di carcere per i foreign fighters, l'aggravante se reati come l'arruolamento e la propaganda vengono effettuati via web e la perdita della patria potestà per i condannati per associazione terroristica che abbiamo coinvolto dei minori nella realizzazione del reato. Infine il decreto consente l'arresto in flagranza per gli scafisti, i promotori, gli organizzatori e i finanziatori dei viaggi dei migranti. oltre all'assuzione di 150 carabinieri e all'aumento di 300 unità del contingente impiegato nell'operazione stade sicure.

 
Giustizia: l'anticorruzione del primo aprile PDF Stampa
Condividi

di Domenico Cirillo

 

Il Manifesto, 26 marzo 2015

 

Senato. Ncd minaccia battaglia sulla giustizia. Le divisioni tra alleati di governo dopo il caso Lupi si riflettono in aula. Slitto alla prossima settimana la legge che alza le pene per i corrotti, quando si riesce a condannarli. Hanno scelto il primo aprile, mercoledì prossimo, come il giorno giusto per l'approvazione (in prima lettura) della legge cosiddetta "anticorruzione" al senato. La legge - otto articoli piuttosto modificati rispetto alla proposta di inizio legislatura del presidente Grasso - prevede sostanzialmente l'innalzamento delle pene per la corruzione (si arriva fino a 12 anni per la corruzione in atti giudiziari) e la riformulazione del reato di falso in bilancio, con un regime più tollerante per le società non quotate. Non proprio quell'intervento "di sistema" tanto spesso evocato, ma anzi un provvedimento nemmeno coordinato con quello approvato martedì alla camera che allunga i termini di prescrizione per la stesso reato di corruzione.

Da qui - anche da qui - i problemi nella maggioranza, con gli alfaniani che si sono astenuti a Montecitorio e che minacciano "battaglia" a palazzo Madama (dove possono essere determinanti). Tensioni ravvivate ieri dalla presidente della commissione giustizia della camera. la democratica Donatella Ferranti, secondo la quale "il preoccupante dato che emerge dal report dell'Ocse sulla corruzione rende a maggior ragione incomprensibile l'atteggiamento del Ncd, mi auguro un ravvedimento operoso al senato".

Il report dell'Ocse in questione è in realtà il documento preparatorio della conferenza sulla corruzione che è cominciata ieri a Parigi, che peggiora le già pessime stime del 2013 di Transparency International, spostando l'Italia dal terzultimo all'ultimo posto tra i paesi sviluppati quanto a corruzione percepita.

Il primo risultato del grande freddo tra Ncd e Pd - la cui origine ha a che fare con la corruzione sono nel senso che riguarda le dimissioni dell'ex ministro Lupi e la partita per la sua sostituzione - è appunto la frenata sull'anticorruzione. Che espone il presidente del senato a una gaffe: Grasso comincia la giornata prevedendo un'approvazione dell'aula entro la settimana, poi , dopo la conferenza dei capigruppo, deve prendere atto che si va a mercoledì. E fedeli all'accordo, i senatori del Pd cominciano da subito a intervenire in massa nella discussione generale - mentre in tanti altri passaggi come le riforme o la legge elettorale hanno saputo dare prova di mutismo interessato.

Contraria Forza Italia, che parla di provvedimento "manifesto", "non una buona legge ma una grida manzoniana per dare un segnale". Sono critici, ma non nel tutto, i grillini e Sel. E la stessa posizione potrebbe assumere la Lega. Nel conteggio finale, i 36 voti degli alfaniani possono risultare indispensabili. Il ministro della giustizia Orlando si esercita allora in una professione di serenità: "Il relatore è del Ncd, il testo è concordato con il Ncd, non vedo perché dovrebbero dare battaglia".

Oggi e martedì prossimo saranno i giorni dedicati all'esame degli emendamenti, prima delle dichiarazioni di voto e del voto finale mercoledì pomeriggio. Gli emendamenti sono 213 e non mancano proposte di modifica firmate da senatori del Pd, anzi sono almeno una quindicina. Tra queste una che si riferisce direttamente alla prescrizione (la legge approvata in prima lettura alla camera) e propone di congelarla del tutto dopo il rinvio al giudizio (idea anche dei grillini). Un altro emendamento riscrive la legge Severino, riportando a un'unica fattispecie la concussione per costrizione e la concussione per induzione (della distinzione ha beneficiato Berlusconi nel processo Ruby). Una terza proposta di modifica del Pd aumenta la pena massima per il falso in bilancio delle società non quotate, così da consentire il ricorso alle intercettazioni durante le indagini. In ognuno di questi passaggi i senatori del Ncd saranno sicuramente di opinione opposta.

 
Giustizia: Ncd sotto schiaffo, disagio nel partito di Alfano per l'arroganza di Renzi PDF Stampa
Condividi

di Riccardo Paradisi

 

Il Garantista, 26 marzo 2015

 

Il nuovo schiaffo di Renzi a Ncd sull'allungamento dei tempi della prescrizione, provvedimento passato alla Camera martedì scorso, malgrado le resistenze del partito di Alfano, continua a far male. Nunzia De Girolamo, la più esplicita nel verbalizzare il senso di disagio del partito, arriva a chiedere più rispetto per il Nuovo centrodestra, perché il governo non appaia un monocolore Pd dove Ncd funziona solo da ala di copertura. Alfano cerca di sopire il malcontento interno e confida che al Senato sarà modificata la legge sulla prescrizione. Ma sulla durata dei processi per corruzione arriva la doccia scozzese del guardasigilli Orlando. Intanto il voto finale sul ddl sulla Corruzione è stato fissato per la serata di mercoledì prossimo primo aprile. Un altro scherzo - e la giornata è adatta - per Ncd. Perché gli aumenti di pena previsti in questo provvedimento contribuiscono a loro volta ad allungare i termini di estinzione dei reati.

Continua a far male lo schiaffo - un altro - dato da Renzi a Ncd sull'allungamento dei tempi della prescrizione, provvedimento passato alla Camera martedì scorso malgrado le resistenze del partito di Alfano. Tanto che Nunzia De Girolamo, la più esplicita nel verbalizzare il senso di disagio del partito, arriva a chiedere più rispetto per il Nuovo centrodestra, perché il governo non appaia un monocolore Pd dove Ncd funziona da ala di copertura. De Girolamo striglia anche il presidente del partito Schifani invitandolo a far sentire la voce del partito che, "purtroppo, anche mediaticamente, non

sempre riesce a far emergere il contributo fondamentale che dà a Renzi". De Girolamo usa un eufemismo ma rivendica i voti determinanti di Ncd e auspica che al Senato questi vengano fatti pesare così "da far capire a Renzi che c'è una parte che gli consente di governare che si chiama Ncd e che va rispettata nelle idee". Nunzia de Girolamo è la sola a parlare ma il suo pensiero è condiviso da molti dentro Ncd dove si diffonde ogni giorno di più l'idea che Angelino Alfano non sia in grado di marcare una presenza nel governo e di ottenere da Renzi quel minimo di considerazione che si deve agli alleati. Anzi l'accusa che viene fatta ad Alfano è quella di una subordinazione totale nei confronti del premier.

Il quale è riuscito a infliggere a Ncd un'umiliazione dietro l'altra: dall'operazione Mattarella alle indotte dimissioni di Lupi passando per i tempi della prescrizione. Tanto che al partito non bastano più le rassicurazioni di Alfano, l'ultima quella di dar credito alla promessa del Pd che al senato verranno resi più brevi i tempi del processo per compensare l'allungamento di quelli della prescrizione. Convincono talmente poco le rassicurazioni di Alfano che deve intervenire Renato Schifani, capogruppo del partito a Palazzo Madama a sostenerlo invitando tutti alla calma e alla fiducia.

Parole che suonano surreali mentre Renzi sta pensando a un nuovo rimpasto di governo approfittando dell'occasione fornita dalle dimissioni di Lupi: "Non si capisce perché dovremmo essere penalizzati con le nuove nomine - insiste Alfano - noi siamo un partito leale, serio e affidabile, che sta centrando i risultati tipici dei moderati italiani in tema di fisco, giustizia e lavoro, non ne facciamo un problema, di ministero". Parole indirizzate al partito ma soprattutto pensate come messaggio di rassicurazione per Renzi. Al quale si rivolge la nota ufficiale della portavoce del partito, Valentina Castandini che smentisce ogni intenzione da parte di Ncd di uscire dal governo: "L'appoggio esterno non è un'ipotesi da noi contemplata. È una posizione ibrida, una non posizione, non è né carne né pesce".

Ma questi messaggi intonati alla distensione non coprono il nervosismo. Ancora ieri in un'intervista al Corriere della Sera Alessandro Pagano, responsabile Giustizia di Ncd, ribadiva la contrarietà del suo partito alla riforma sulla prescrizione: "L'accordo di maggioranza era diverso - dice Pagano - e visto che non è stato rispettato abbiamo alzato il tiro. Poi Orlando ci è venuto incontro e il tiro è stato parzialmente aggiustato. In un paese dove il 57% dei processi si risolvono a favore dell'imputato voi volete tenere sotto botta qualcuno per 21 anni? Volete rovinargli la famiglia? L'impresa? E chissà cos'altro?".

Ma a freddare i facili ottimismi di ricomposizione a favore delle idee di Ncd è lo stesso ministro della Giustizia Orlando che a proposito del dibattito che si è aperto ieri in commissione Senato sul ddl corruzione usa una certa ironia sulle intenzioni bellicose di Ncd: "Non so, il relatore è del-l'Ncd il testo è concordato con l'Ncd...non vedo con chi dovrebbero dare battaglia".

E sul merito della riduzione dei tempi del processo Orlando non è affatto rassicurante: "La corruzione è uno di quei casi in cui essere cauti. L'atto corruttivo spesso emerge molto tempo dopo...". Ma Alfano continua a rassicurare e a ribadire che "Non esiste la possibilità che Ncd esca dal governo per assicurargli un appoggio esterno. E per quanto riguarda il caso Lupi, l'ex ministro secondo Alfano si è dimesso, non è stato cacciato da nessuno".

Raggiunti telefonicamente sono diversi gli esponenti di Ncd che pensano con De Girolamo che la misura sia colma. Ma preferiscono mantenere l'anonimato: "Siamo condannati a cantare e portare la croce" dice uno di loro. Intanto oggi verrà annunciata la costituzione definitiva di Area Popolare, Ncd e Udc si fonderanno per dare vita a un nuovo partito con un nuovo simbolo e un nuovo statuto. Il capogruppo alla camera non sarà più Nunzia De Girolamo.

 
Giustizia: l'agitazione dei penalisti contro i processi lunghi, il 31 manifestazione a Roma PDF Stampa
Condividi

Il Garantista, 26 marzo 2015

 

L'allungamento della prescrizione rende meno incisivo l'accertamento processuale sbilanciando il processo verso la fase delle indagini e delle cautele.

Sia il Ministro Orlando che il Vice Ministro Costa hanno formulato una espressa apertura a possibili modifiche in Senato del ddl sulla prescrizione. Lo stato di agitazione proclamato dalla Giunta dell'Unione Camere Penali prosegue fino al completamento dell'iter legislativo in attesa del voto". Così in una nota i penalisti italiani, sottolineano le perplessità espresse dall'Ucpi che hanno trovato accoglimento non solo in sede parlamentare ma anche nelle opinioni espresse da numerosi giuristi e da esponenti della stessa magistratura.

Nell'ambito della manifestazione nazionale fissata a Roma per il 31 marzo prossimo, alla quale parteciperanno i rappresentanti dell'avvocatura e dell'accademia ed esponenti politici della maggioranza e dell'opposizione, saranno esposte ed approfondite le ragioni del dissenso nei confronti del Ddl sulla prescrizione, approvato alla Camera.

Tra i partecipanti all'incontro del 31 nella Sala Capranichetta a piazza Montecitorio (a partire dalle 14,30), il viceministro Enrico Costa e la Presidente della Commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti. "I reati di corruzione - ribadiscono i penalisti - non si combattono con l'innalzamento delle pene (una strategia di contrasto della criminalità che si è sempre rivelata inefficace), ma con una seria riforma delle amministrazioni, delle burocrazie e della legge sugli appalti pubblici con leggi chiare e semplici. L allungamento della prescrizione per tali reati, da un quarto alla metà della pena massima edittale, provoca un deleterio allontanamento del giudicato dalla commissione del fatto, rendendo meno incisivo l'accertamento processuale e la eventuale espiazione della pena e sbilanciando inevitabilmente il processo verso la fase delle indagini e delle cautele.

Il prolungamento generalizzato per tutti i reati di ben tre anni, ottenuto per effetto delle sospensioni nelle fasi di impugnazione provoca un ulteriore espansione di tale già notevolissimo intervallo temporale esasperandone gli effetti deleteri, senza che le relative sospensioni trovino una adeguata giustificazione dell'incidenza della prescrizione in tali fasi processuali, in quanto è noto che, ad esempio, le prescrizioni nel giudizio di Cassazione incidono in misura irrilevante (0,8 %). Più un reato è grave e dannoso per la società e più rapidi ed efficaci dovrebbero essere i procedimenti. Allungare la prescrizione significa, dunque, rendere i processi irragionevolmente lunghi con costi sociali altissimi e in aperta violazione dell'art. 111 Cost. e dell'art. 6 della Cedu".

Per i penalisti, i cittadini "dovranno, dunque, rassegnarsi a procedimenti lunghissimi, prima di vedere risolta la propria posizione processuale, con danni umani, psicologici, patrimoniali e d'immagine assai rilevanti". L'Ucpi ha più volte rilevato come la riforma della giustizia dovrebbe essere affidata a provvedimenti di sistema organici e così anche il tema della prescrizione avrebbe dovuto essere approfondito e valutato insieme alle proposte di riforma del codice penale e del codice di procedura penale, senza trascurare che nel corso delle indagini maturano gran parte delle prescrizioni (circa il 70%) e rammentando che non viene sanzionata in modo appropriato la mancata corretta iscrizione nel registro degli indagati.

"Ancora una volta la Politica, come bene ha osservato anche Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera - conclude la nota dei penalisti - ha inseguito gli umori dell'opinione pubblica e accelerato i tempi di approvazione di una norma sulla spinta di presunte emergenze, invece inesistenti. A riguardo basti osservare che rispetto al 2005 il numero delle prescrizioni era diminuito di circa la metà e che i reati contro la Pubblica Amministrazione che venivano definiti attraverso tale istituto erano solo il 3,5%. Operare sotto la spinta delle emozioni non è un buon modo di legiferare e risponde alla demagogia dell'urgenza, che mai può soddisfare l'esigenza di produrre buone riforme che consentano agli indagati e alle persone offese di avere un processo rispettoso di principi e regole costituzionali e sovranazionali".

 
Giustizia: intercettazioni; con nuova legge niente freni ai giudici, ma limiti a pubblicazioni PDF Stampa
Condividi

di Liana Milella

 

La Repubblica, 26 marzo 2015

 

Intercettazioni, si riparte con la voglia di cambiarle. Il governo riapre il dossier e punta diritto a impedire che le conversazioni penalmente non rilevanti, ma assai appetibili sul piano del gossip politico, finiscano prima nei provvedimenti delle toghe, e dopo sui giornali.

Nessuna stretta però sui magistrati, come fu ai tempi della legge bavaglio di Berlusconi, che non vedranno leso il loro potere di mettere microspie, ma regole rigide per utilizzare le sbobinature nelle famose ordinanze d'arresto, materia prima per la diffusione giornalistica. Il governo potrebbe prevedere anche una doppia griglia di sanzioni, sia per i funzionari infedeli che passano le intercettazioni di chi non è indagato, sia per i giornalisti che le pigliano e le utilizzano.

Dove mettere tutto questo? Una legge ad hoc? La delega che è già stata approvata il 29 agosto all'interno del disegno di legge sul processo penale? Uno stralcio? Il contenitore delle nuove regole, proprio come ha chiesto Ncd al punto da presentare l'emendamento Pagano (vedi Repubblica del 27 gennaio 2015), potrebbe essere la legge sulla diffamazione in attesa alla Camera del suo secondo giro di boa parlamentare dopo quello del Senato.

È lì dentro che verrebbe piazzata la delega al governo a riscrivere le regole delle intercettazioni, che per ora è inserita nel ddl sulla riforma del processo penale. La ragione è semplice: non solo perché lo ha già chiesto Ncd al punto da proporre l'emendamento ad hoc prima ancora che scoppiasse il caso Lupi, ma soprattutto perché alla diffamazione potrebbe bastare un solo passaggio parlamentare per essere approvata. Infine, visto che si ipotizzano delle sanzioni per chi pubblica intercettazioni "private", la legge sulla diffamazione a mezzo stampa viene ritenuta, da palazzo Chigi, un contenitore coerente.

Dunque: il caso Lupi è destinato a lasciare un segno pesante nella storia delle intercettazioni. Dopo le telefonate dell'ex ministro delle Infrastrutture, che non è indagato nell'inchiesta di Firenze, riportate nelle carte di pm e gip e pubblicate sui giornali dopo il deposito, Ncd insorge e mette sul tavolo di Renzi la richiesta pressante e pesante di cambiare le regole delle intercettazioni. Renzi però, di suo, già ci pensa. Le telefonate private sui giornali non gli sono mai piaciute. Basta risentirlo il 30 giugno, nella conferenza stampa a palazzo Chigi in cui presenta i famosi 12 punti sulla giustizia. Quando arriva al capitolo delle intercettazioni eccolo dire: "I magistrati devono essere liberi di intercettare, ma dove sta il limite alla pubblicabilità?

Se c'è una vicenda personale, slegata dall'indagine, capisco il giornalista, ma esiste ancora il diritto alla privacy? Dov'è il confine? Mi rivolgo ai direttori dei giornali, domando loro "qual è il limite?"". Quel giorno il premier ipotizza anche una sorta di consultazione tra tutti i direttori delle testate più importanti, proprio per sentire cosa ne pensano e decidere con loro.

Oggi sarebbe politicamente sbagliato dire che Renzi cambia le regole delle intercettazioni perché Alfano glielo chiede, minacciando anche di ostacolare al Senato il cammino dell'anti-corruzione. L'attuale ministro dell'Interno, se lo ricordano tutti, è l'autore della famosa legge bavaglio che, dal 2008 al 2011, ha drammatizzato la vita del governo Berlusconi. Lì l'attacco ai magistrati era pesante, le limitazioni all'uso delle microspie massiccio, il bavaglio alla stampa tombale. Oggi Alfano non può riproporre quel testo, anche se il vice ministro della Giustizia Enrico Costa, esponente di punta di Ncd, alla Camera lo ha già fatto.

Ora la mediazione è un'altra. Niente limiti alle registrazioni, tutto resta com'è adesso. Ma limiti, questi sì massicci, all'utilizzo delle registrazioni nei provvedimenti dei magistrati, ordinanze di custodia cautelare, ordini di perquisizione e sequestro. Basta leggere la delega che il governo ha già approvato: "Prevedere disposizioni dirette a garantire la riservatezza delle comunicazioni e delle conversazioni telefoniche e telematiche oggetto di intercettazione attraverso prescrizioni che incidano anche sulle modalità di utilizzazione cautelare dei risultati delle captazioni e che diano una precisa scansione procedimentale all'udienza di selezione del materiale intercettativo".

Il linguaggio è da "sudoku" del diritto e c'è da chiedersi chi l'abbia scritto, ma la sostanza è chiara: i magistrati dovranno fare una selezione stringente delle intercettazioni che mettono nei provvedimenti, solo quelle penalmente rilevanti hanno diritto di starci, le altre vanno chiuse in cassaforte e devono restare per sempre segrete.

Sarà poi un'udienza stralcio, con gli avvocati, a valutare il materiale e decidere definitivamente cosa può uscire e cosa deve restare riservato. C'è poi il capitolo delle sanzioni, punito in modo duro chi fa uscire le carte dagli armadi blindati, punito chi le pubblica. Sì, ma come? Già la legge sulla diffamazione è fortemente punitiva verso la stampa. C'è il rischio che l'ingresso anche delle intercettazioni finisca per essere veramente tombale.

 
<< Inizio < Prec. 8861 8862 8863 8864 8865 8866 8867 8868 8869 8870 Succ. > Fine >>

 

06


06

 

06

 

 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it