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Larino (Cb): detenuti-attori in "Pinocchio Scugnizzo", tre serate aperte al pubblico PDF Stampa
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primonumero.it, 17 luglio 2019

 

Detenuti attori per una notte, anzi, per tre notti. Torna infatti il Teatro nella casa circondariale di Larino con tre serate aperte al pubblico (previa prenotazione). Gli appuntamenti saranno mercoledì 17, giovedì 18 e sabato 20 luglio alle ore 20.30 quando andranno in scena i detenuti di Alta Sicurezza che hanno preso parte al laboratorio teatrale diretto da Giandomenico Sale e Gisela Fantacuzzi. Dopo l'esperienza dello scorso anno, i detenuti del Carcere larinese si cimentano in una nuova pièce teatrale, Pinocchio Scugnizzo, una rivisitazione del famoso romanzo di Collodi in chiave ironica ma sempre ricca di significato.

"Nel corso del tempo si è sviluppata nei partecipanti una forte motivazione e la volontà di proseguire nel progetto, ampliando le proprie conoscenze e capacità - spiega la direttrice Rosa La Ginestra -. Come prossimo traguardo ci sarà la costituzione di una compagnia stabile all'interno dell'istituto, da affiancare al corso base rivolto a quanti vogliono intraprendere questo percorso per la prima volta". E sulla scelta dell'opera di Collodi, la direttrice dell'Istituto afferma che "le avventure del piccolo burattinaio che vuole diventare bambino ed incontra sulla sua strada cattive compagnie, personaggi equivoci, ma anche buoni consigli su come raggiungere i suoi obiettivi, ben si presta a parafrasare la vita di tanti di quei detenuti che calcheranno le scene. Ed ognuno di loro ha lasciato nel personaggio che recita una parte delle sue esperienze".

Il laboratorio teatrale promosso dalla Casa Circondariale di Larino in collaborazione con Frentania Teatri e l'Ipseoa "Federico di Svevia" nasce con l'intento di dare consapevolezza del proprio io, di creare socializzazione tra i detenuti e iniziare un percorso di inclusione sociale avvicinando il pubblico esterno alla realtà carceraria. "Una possibilità di crescita e di formazione anche per quanti vorranno assistere allo spettacolo sconfiggendo i pregiudizi nei confronti dei detenuti e andando oltre le apparenze e i luoghi comuni". Dopo lo spettacolo ci sarà un buffet con gli "attori". Per info e prenotazioni è possibile contattare il numero 347.0603551.

 
Il declino di autorevolezza che colpisce la politica PDF Stampa
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di Gerardo Villanacci

 

Corriere della Sera, 17 luglio 2019

 

Le ultime elezioni europee ma anche quelle amministrative, soprattutto nella fase del ballottaggio, sono state caratterizzate da un forte astensionismo e da una marcata volatilità.Non si tratta di problematiche recenti né tantomeno esclusive dell'Italia essendo comuni a molti dei Paesi maggiormente sviluppati, non soltanto europei. Solo per citare quelli più rappresentativi, si consideri quanto è accaduto in Germania, dove a dispetto della proverbiale stabilità, le elezioni federali e locali hanno prodotto una frantumazione politica senza precedenti. Oppure in Francia, le cui elezioni presidenziali del 2017 sono state contraddistinte dalla evaporazione dei partiti tradizionali, già nel primo turno.

Tuttavia, in controtendenza rispetto agli altri Paesi europei dove vi è stata una maggiore affluenza di votanti, in Italia il fenomeno è in evidente progressivo aumento. Infatti l'astensionismo, inteso nella accezione più ampia comprensiva oltre che dei non partecipanti al voto, anche di coloro che inseriscono nell'urna schede nulle oppure bianche, è stato del 43,7%, addirittura in aumento rispetto al massimo storico delle elezioni omologhe del 2014, nelle quali la percentuale è stata del 41,3%. Al netto della asetticità dei riferimenti percentuali, stiamo parlando di 21,5 milioni circa di persone che non hanno votato. Un dato straordinario se si considera che complessivamente gli elettori italiani sono poco più di 51 milioni.

Anche la volatilità, vale a dire il cambiamento delle preferenze tra una elezione e l'altra, ha raggiunto nell'ultima tornata elettorale i più alti livelli nella storia repubblicana, con la sola eccezione delle votazioni del 1994 nelle quali vi è stato l'azzeramento dei partiti tradizionali. Escludere che vi sia una correlazione tra queste circostanze e la complessa situazione economica e di decadimento sociale che affliggono il Paese, sarebbe un grave errore di sottovalutazione. La politica potrà superare il diffuso giudizio di incapacità ad arginare il disfacimento della propria funzione di raccordo tra il cittadino e le istituzioni, soltanto contrastando la radicata convinzione di marginalità della partecipazione al voto.

L'astensionismo, in modo particolare, ma anche la volatilità delle preferenze politiche, sono i segnali più evidenti del profondo ed irreversibile mutamento culturale in atto. Una lunga traversata del deserto che nei migliori auspici dovrebbe condurci da una prolungata fase storica di autoritarismo, a quella più moderna di autorevolezza.

Facciamo riferimento ad un fenomeno di formazione intellettuale in evoluzione, nel quale troviamo le risposte alla crisi dei corpi intermedi, ma anche a quella dell'istruzione e alla ormai evidente emergenza educativa, che quotidianamente riscontriamo nel logorato rapporto tra insegnanti e studenti. Questioni con una radice comune: il rifiuto dell'impianto strutturale gerarchico fondato sulla ragione della forza. Un modello culturale superato, ma che continuerà a produrre gravi disfunzioni fin quanto non verrà definitivamente sostituito da un altro costruito sull'autorevolezza; vale a dire sulla forza della ragione.

Il riconoscimento di autorevolezza, d'altra parte, è lo snodo decisivo per qualsiasi funzione di responsabilità e comando. Si consideri, prima di altri, il fondamentale ruolo educativo degli insegnanti, dai quali legittimamente si pretende equilibrio e serietà nello svolgimento del loro compito formativo ma, al contempo, non ci si preoccupa di promuovere iniziative, a qualsiasi latitudine, volte alla protezione della dignità del loro lavoro.

Pur tuttavia, la posizione di maggiore rilievo è quella del leader politico. Esserlo, significa, innanzitutto esprimere valori condivisi preoccupandosi di fare piuttosto che apparire, perseguendo il consenso e non la semplice fiducia, sul presupposto che le iniziative di governo sono normalmente impopolari in quanto difficilmente proiettate a produrre vantaggi nel breve e talvolta nel medio termine. Diversamente anche i più importanti trionfi elettorali, avranno carattere temporaneo. Quando le promesse non si realizzeranno, i sostenitori saranno pronti a cambiare opinione e partito, semmai rapiti dal fascino e dalla capacità comunicativa di un nuovo aspirante leader, pronto a colmare le delusioni del precedente. Tutto ciò in barba alla stabilità che i mercati, i partner europei e gli investitori stranieri ci chiedono, senza nascondere che la sfiducia verso il nostro Paese è soprattutto causata dalla incontenibile volatilità.

 
"Censire i rom in 2 settimane". Piano sgomberi, Salvini accelera PDF Stampa
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di Erica Dellapasqua

 

Corriere della Sera, 17 luglio 2019

 

Circolare ai prefetti: operazione nel rispetto dei diritti. Il ruolo dei sindaci. Il Matteo Salvini accelera sul censimento dei nomadi chiedendo una "ricognizione urgente" di tutti i campi, abusivi e autorizzati, in tempi strettissimi: "due settimane".

La circolare, recapitata ieri a tutte le prefetture, punta esplicitamente alla "predisposizione di un piano sgomberi" che - certamente - farà discutere. Soprattutto nelle città, come Roma, in cui la presenza dei rom è numericamente importante. Salvini aveva annunciato un'iniziativa imminente, promesso una razionalizzazione e una chiusura dei campi nomadi esistenti.

Cosa che il ministro dell'Interno ha sempre considerato una necessità. Ora vuole chiarire, nella circolare, che le operazioni avverranno "nel rispetto dei diritti della persona" e "delle normative nazionali e internazionali". E che superata questa fase del censimento si avvierà "una piattaforma di discussione in ambito locale per l'approfondimento delle singole situazioni e la massima sensibilizzazione dei sindaci", in modo da arrivare "al progressivo sgombero delle aree abusivamente occupate".

L'obiettivo è chiarissimo. Così come le posizioni di chi, ieri mattina, appresa la notizia di questa ricognizione, l'ha duramente contestata. Come l'Associazione 21 luglio, tra le più attive anche nella Capitale nella difesa dei diritti delle popolazioni rom, che ha diffuso dati per comprendere la portata dell'operazione richiesta da Salvini.

Stando all'ultimo report dell'associazione sarebbero circa 25 mila i rom e sinti che vivono "in condizione di segregazione abitativa" (lo 0,04 per cento della popolazione italiana). Il sessanta per cento dei nomadi censiti - pari appunto a circa 25 mila persone - vivrebbe in 127 "insediamenti formali", cioè nelle baraccopoli cosiddette istituzionali presenti in settantaquattro Comuni italiani, distribuite su tutto il territorio, ma comunque concentrate nelle grandi città. E almeno il quarantaquattro per cento dei rom e i sinti presenti in queste baraccopoli istituzionali avrebbe la cittadinanza italiana.

Tutti gli altri (una forbice compresa tra le 8.600 e le 10.600 unità) vivrebbero in "insediamenti informali", improvvisati, di fortuna, in molti casi già oggetto di sgomberi. Il rischio, per l'Associazione, è che si sposti solamente il problema e che si ricreino le condizioni per un'emergenza "che già nel 2011 venne dichiarata illegittima dal Consiglio di Stato".

Anche perché nel 2018, così come l'anno precedente, è stato notato un sensibile aumento delle baraccopoli informali - presenti in diciassette regioni - dovuto principalmente al "declassamento" di insediamenti in passato riconosciuti come istituzionali: è il caso Scampia e Giugliano, nel Napoletano.

Per l'Associazione 21 Luglio si tratta di una politica discriminatoria, "visto che non interessa, ad esempio, insediamenti abitati da persone non riconducibili ad altre etnie". Contro il provvedimento interviene anche il deputato radicale Riccardo Magi, di +Europa, che ribadisce "il carattere discriminatorio di una circolare che rappresenta la riproposizione di soluzioni che produrranno sperpero di soldi".

Mentre dal territorio arriva l'approvazione di Alessandro Morelli, capogruppo della Lega a Palazzo Marino: "Censimento necessario a Milano: chiederemo di partire da via Martirano, dove siamo stati aggrediti, perché abbiamo documentato che il villaggio "migliore d'Europa" è in realtà una latrina".

 
Migranti. Sit-in dei braccianti nella basilica di Bari: "Ci trattano come schiavi" PDF Stampa
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di Giuliano Foschini

 

La Repubblica, 17 luglio 2019

 

"Non vogliamo carità o accoglienza. Siamo braccianti, siamo lavoratori. Noi pretendiamo soltanto i nostri diritti". Davanti al santo nero, al santo dell'accoglienza, quello arrivato dal mare e che unisce cristiani e ortodossi, grandi e bambini, visto che l'altro nome di San Nicola è Santa Klaus, i nuovi schiavi d'Italia hanno chiesto ieri mattina di essere chiamati e protetti per quello che sono: braccianti.

Lo hanno fatto occupando in maniera simbolica la basilica di San Nicola di Bari, chiedendo al Vescovo, monsignor Francesco Cacucci, di farsi mediatore con il presidente della Regione, Michele Emiliano. In Puglia, e in particolare nel foggiano, sta accadendo qualcosa di molto particolare.

Da qualche settimana - su mandato esplicito del ministro dell'Interno, Matteo Salvini - è in corso, infatti, lo sgombero di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi ghetti d'Italia abitato, come in questo periodo, da quasi quattromila persone. Le ruspe stanno abbattendo le baracche e i braccianti vengono trasportati in centri di accoglienza. La maggior parte di loro si sta però spostando altrove, creando così altri micro ghetti.

"Ancora più male delle ruspe", ha spiegato ieri però Aboubakar Soumahoro, il segretario dell'Usb che ha guidato la protesta di San Nicola, "fa l'indifferenza: quella della Regione Puglia che non rispetta gli accordi presi. Quella del governo gialloverde che cerca di trasformare una questione sociale in una di pubblica sicurezza".

I lavoratori chiedono infatti risposte sull'emergenza abitativa. "E non centri di accoglienza che servono soltanto a ingrossare il business di qualcuno. Il made in Italy - continua Soumahoro - ha il nostro sudore e spesso il nostro sangue. Siamo noi a raccogliere i prodotti di questa terra, non chiediamo carità ma diritti per tutti e tutte a prescindere dalla nazionalità e dal colore della pelle".

Il vescovo, monsignor Francesco Cacucci, si è impegnato a portare avanti una mediazione con il governatore Michele Emiliano. Ma intanto i segnali attorno non sono buoni. Ieri nel foggiano due ragazzi di 33 e 25 anni, uno originario del Senegal l'altro della Guinea Bissau, sono stati colpiti da un'automobile in corsa con dei sassi. Hanno ferite guaribili in 5 e in sette giorni. Erano in bici. E stavano andando al lavoro.

 
La Commissione diritti umani del Senato approva risoluzione su italiani detenuti all'estero PDF Stampa
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askanews.it, 17 luglio 2019

 

Governo impegnato a trasferire da Paesi con pena morte e a informare famiglie. "Garantire i diritti umani fondamentali alle cittadine e cittadini italiani detenuti all'estero. Con il via libera all'unanimità di una risoluzione in merito, la Commissione diritti umani del Senato ha scritto oggi una pagina importante e positiva". Lo ha dichiarato la capogruppo Pd in Commissione diritti umani Valeria Fedeli.

Il testo impegna il governo ad adoperarsi affinché vengano trasferiti i detenuti dai paesi dove è ancora prevista la pena di morte o non operano le guarentigie della normativa europea e a dare loro massima assistenza soprattutto nei primi momenti successivi all'arresto. Ma anche a facilitare le famiglie nell'ottenere informazioni, evidenziare sui siti delle rappresentanze italiane all'estero i numeri da contattare in caso di bisogno e quelli degli avvocati accreditati.

La risoluzione fa anche un esplicito riferimento al caso di Enrico Forti affinché sia esaminata e accolta al più presto possibile la sua richiesta di trasferimento dalla Florida all'Italia. "È fondamentale che - come avvenuto in Commissione - le forze politiche, attraverso le nostre istituzioni democratiche, agiscano in modo trasversale, senza differenze di parte - ha aggiunto Fedeli- nella tutela di tutte le cittadine e cittadini a maggior ragione quando, in condizione di detenzione, sono costretti all'estero", conclude Fedeli.

"Alla presenza del Sottosegretario agli affari esteri Guglielmo Picchi - ha dichiarato la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani - abbiamo approvato con voto unanime una risoluzione nella quale si chiede al Governo di adoperarsi fattivamente per migliorare l'azione di supporto ai cittadini italiani detenuti all'estero". La risoluzione, illustrata dalla senatrice Craxi, contiene un dettagliato resoconto numerico su quanti concittadini sono detenuti tra Europa e rimanenti continenti: 2.113 gli italiani presenti nelle carceri poste fuori dai confini nazionali, di cui l'82% in Europa, il 12% nel continente americano.

"Inoltre - afferma Pucciarelli - sottolinea la necessità che il Ministero degli Esteri si impegni a garantire una dettagliata assistenza ai detenuti italiani fuori dai confini nazionali e ai loro familiari dotandosi eventualmente di maggiori risorse, realizzi, tra l'altro, una guida di orientamento scaricabile dal sito del Ministero, aggiorni periodicamente la lista degli avvocati accreditati presso le Rappresentanze italiane all'estero, fornisca assistenza agli italiani tratti in arresto specie nei primi momenti della detenzione".

Infine, "i lavori si sono poi conclusi con la richiesta al Governo di dedicarsi maggiormente alle sorti di Enrico Forti, ex campione italiano di windsurf, condannato per omicidio negli Usa - nonostante si sia sempre proclamato innocente - e detenuto dal 2000 a Miami, perché possa scontare la pena residua in Italia".

 
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