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Lettera aperta al Ministro della Giustizia: Stati Generali sull'esecuzione penale PDF Stampa
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di Alessandro Bruni (Sipp - Società Italiana Psicologia Penitenziaria)

 

Ristretti Orizzonti, 30 giugno 2015

 

Ill.mo Ministro, vista l'impossibilità ad avere fino ad oggi una sua risposta alle nostre mail (19 maggio, 12 e 20 giugno) sulla proposta di partecipare ai Tavoli degli Stati Generali, le scriviamo in forma aperta sperando di avere miglior fortuna.

Abbiamo partecipato, grazie al suo invito, alla presentazione degli "Stati Generali" a Bollate e le confermiamo l'apprezzamento per l'iniziativa.

Dopo la partecipazione alla "presentazione" degli Stati Generali" ci aspettiamo di poter partecipare anche allo "svolgimento" dei lavori che si terranno nei diversi Tavoli: non si tratta di un atto di presunzione, ma siamo l'unica società scientifica che si occupa di psicologia penitenziaria i cui componenti lavorano sul campo da decenni. Il nostro eventuale contributo, se gradito, sarà legato esclusivamente all'esperienza maturata in ambito penitenziario e al contributo scientifico della psicologia per migliorare l'esecuzione della pena.

Ci siamo costituiti da quasi quindici anni nella Società Italiana di Psicologia Penitenziaria (SIPP), dopo esperienze di vari coordinamenti nazionali, proprio per poter elaborare il contributo della psicologia nell'esecuzione della pena ed abbiamo anche prodotto le linee guida Elementi etici e deontologici per lo psicologo penitenziario nella consapevolezza della complessità e delicatezza del campo penitenziario.

L'esperienza maturata in 35 anni ha oramai permesso di verificare ipotesi, definire contenuti e strumenti che caratterizzano la psicologia penitenziaria, dandole confini ed identità propri. Essa riguarda la psiche dell'individuo, ma anche le sue relazioni nei gruppi, nelle istituzioni e l'istituzione stessa. La psicologia penitenziaria costituisce un patrimonio di conoscenze e uno strumento a disposizione di utenti ed operatori: diagnosi e trattamento psicologico finalizzati alla tutela della salute psichica e al trattamento penitenziario per i detenuti; formazione e contenimento del rischio di burnout per gli operatori.

Per quanto riguarda le questioni specifiche ancore aperte relative al lavoro degli psicologi penitenziari "esperti ex art, 80" (monte ore, contratti, circolari, recente sentenza del Tar, ecc.) riteniamo che esse debbano essere affrontate, se possibile a breve, in un apposito incontro per raggiungere la miglior soluzione possibile e non nei "Tavoli", tanto per essere chiari, dove vogliamo offrire solo il contributo della psicologia.

Nel rinnovare il ringraziamento per l'invito alla presentazione degli "Stati Generali" e l'apprezzamento convinto per l'iniziativa che lei ha attivato e che potrà segnare un svolta positiva per tutto il sistema dell'esecuzione penale (detenuti, operatori e società), rimaniamo in attesa di una sua risposta positiva.

Non le nascondiamo che sarebbe veramente curioso non coinvolgere che si occupa di interventi psicologi in carcere da circa 35 anni: in questi giorni molti psicologi penitenziari ci pongono la stessa considerazione alla quale siamo incapaci di rispondere. Un saluto cordiale.

 
Sardegna: Sdr; interrogazione dell'On. Paola Pinna su territorialità pena e uso di Skype PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 30 giugno 2015

 

"La territorialità della pena, la presenza in Sardegna di un crescente numero di detenuti stranieri nonché l'opportunità di attivare un sistema di telecomunicazione tipo skype per favorire i rapporti tra ristretti e familiari, problematiche segnalate in più occasione dall'associazione "Socialismo Diritti Riforme", sono state evidenziate in un'interrogazione al Ministro della Giustizia dalla deputata di Scelta Civica Paola Pinna. Nel documento si sottolineano anche le questioni relative al sovraffollamento detentivo e all'inattività dei cittadini privati della libertà". Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell'associazione Sdr, sottolineando "il puntuale richiamo di criticità purtroppo croniche".

Nell'interrogazione - precisa Caligaris - vengono ricordate le diverse circolari con cui il Ministero della Giustizia sostiene la funzione rieducativa e risocializzante della pena detentiva aspetto che tuttavia contrasta con il mancato rispetto della regionalizzazione della restrizione della libertà. Un particolare spazio è riservato al problema del lavoro dentro e fuori dagli Istituti Penitenziari, alle difficoltà di accogliere le domande di trasferimento nonché alla mancata elezione del Garante dei Detenuti, istituito anche con legge regionale della Sardegna. Il tema della territorialità della pena, in particolare, sarà oggetto del question time alla Camera mercoledì 1 luglio.

 
Umbria: l'Ordine forense onlus, solidarietà tra avvocati, guardando anche ai bisognosi PDF Stampa
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giornaledellumbria.it, 30 giugno 2015

 

Presentata l'associazione Ordine Forense Onlus per l'assistenza ai professionisti (e ai familiari) in difficoltà, con un occhio anche ai cittadini con problemi economici o di salute. Il 3 luglio cena-evento per raccogliere offerte.

"L'Ordine e la Cassa forense hanno sempre sostenuto i professionisti in difficoltà, ma non sempre gli strumenti a disposizione potevano fronteggiare l'emergenza. Non sempre è stato possibile usufruire di quella riserva che l'Ordine aveva per questi casi. Per questo abbiamo pensato ad un'associazione che potesse intervenire in maniera immediata nei casi di bisogno socio-sanitario di colleghi e familiari". Sono le parole utilizzate dall'avvocato Carlo Orlando, già presidente dell'Ordine perugino, consigliere del Cnf e presidente dell'associazione Ordine forense onlus.

Gli avvocati non sono più la categoria ricca di un tempo. Lo si percepisce scorrendo le statistiche che riguardano gli abilitati alla professione e anche ascoltando i discorsi nelle aule di tribunale tra gli appartenenti alla categoria.

E lo si capisce anche dalla decisione di creare un'associazione che possa sostenere i professionisti in difficoltà attraverso il 5x1000. L'Ordine forense onlus di Perugia è "un'associazione non riconosciuta e senza finalità di lucro, costituita nel dicembre 2014 per l'esclusivo perseguimento di finalità di solidarietà sociale, in favore di persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari".

La presentazione è avvenuta oggi, presso la sede dell'Ordine degli avvocati di Perugia con il presidente l'avvocato Carlo Orlando, unitamente al presidente dell'Ordine Gianluca Calvieri e ad altri soci fondatori.

Il 3 luglio si svolgerà, invece, il primo incontro pubblico, presso il Golf Club di Santa Sabina, "aperto non solo agli iscritti ma a tutta la cittadinanza ed i cui proventi saranno interamente devoluti ad associazione Ordine forense onlus di Perugia". La decisione di fondare un'associazione "è stata determinata dal fatto che troppo spesso il Consiglio, per esigenze di bilancio o per mancanza dei requisiti prescritti dalla normativa della Cassa forense per i soggetti in stato di bisogno, si è trovato nell'impossibilità di poter accogliere le richieste di aiuto provenienti dai propri iscritti o dai loro familiari" ha riferito il presidente dell'Ordine, l'avvocato Gianluca Calvieri, mentre attraverso la raccolta delle offerte del 5x1000 "il Consiglio spera di assicurare alla onlus una dotazione sufficiente a soddisfare gli obiettivi prefissati". Anche perché la cifra donata quest'anno sarà fruibile solo fra tre anni.

"L'iniziativa si inserisce nel solco di una lunga tradizione dell'Ordine e della Cassa - ha proseguito Calvieri. L'assistenza era limitata agli iscritti e ai familiari. C'era una piccola riserva destinata ad aiuti socio-sanitari e difficoltà economiche temporanee. Non bastava più. Il fondo era stato istituito per ricordare il collega Gianluca Segaricci, deceduto in un incidente stradale".

I dati di questa catastrofe economica delle toghe disegnano un quadro allarmante e fanno emergere un lato in penombra della professione: il reddito medio di un avvocato, nel corso degli ultimi 15 anni, si è ridotto del 15%.

Secondo alcune stime (ufficiose), si arriverebbe addirittura ad un crollo del 50%. Se nel 1985 gli iscritti all'Ordine di Perugia erano poco meno di 500, adesso il numero di avvocati supera i 2mila. Sono già diversi i casi di avvocati che non riescono più ad esercitare la professione, soprattutto per problemi di salute, e che si trovano in gravi difficoltà. Secondo le stime della Cassa forense oltre 500 avvocati umbri, nel 2012, hanno fatturato zero e risultano improduttivi. Mentre Il 10% degli avvocati umbri è a rischio cancellazione dall'albo professionale per mancato pagamento del contributo alla cassa previdenziale di categoria.

"L'attività assistenziale dell'associazione non si fermerà solo ai colleghi - ha ripreso l'avvocato Orlando - ma sarà estesa anche a quei casi che ci verranno segnalati e che necessitano di sostegno. Chi volesse partecipare con un gesto di solidarietà, quindi, può associarsi, donare il 5x1.000 o fare donazioni e liberalità". "Il 3 luglio si svolgerà l'evento conviviale al Golf club - ha detto il consigliere Michele Nannarone. I costi vivi sono coperti da amici-sponsor. Il ricavato andrà all'associazione. In programma c'è un torneo di calcetto, a settembre, tra Ordini umbri o tra studi legali. Poi altre iniziative culturali".

 
Firenze: detenuto di 55 anni muore nel carcere di Sollicciano, già otto i decessi nel 2015 PDF Stampa
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Corriere Fiorentino, 30 giugno 2015

 

Un detenuto italiano di 55 anni è morto domenica nel carcere di Sollicciano. La causa del decesso sarebbe per overdose, almeno stando alle prime ricostruzioni dell'Osapp, l'organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, il cui segretario generale Leo Beneduci ieri ha dato notizia della morte.

Il detenuto era in trattamento per tossicodipendenti e secondo il sindacato "aveva assunto da non molto tempo la prevista quantità di metadone e il malore che lo ha colto è assai probabile che sia stato provocato dalla contemporanea assunzione di altre sostanze come purtroppo già accaduto nello stesso carcere, in particolare nella limitrofa sezione femminile".

Sarà l'autopsia disposta dal pm di turno Luca Turco a chiarire le cause della morte, che porterebbe a 8 il numero di decessi a Sollicciano da inizio anno, due per overdose: "È la più alta percentuale di decessi in cella sul territorio nazionale e non solo", sottolinea il segretario dell'Osap Beneduci che lancia così un allarme a cui si associa l'Associazione per l'iniziativa radicale "Andre Tamburi".

"È innegabile che siamo davanti a un'emergenza alla quale il governo e il parlamento dovrebbero porre immediatamente rimedio per evitare di essere ulteriormente complici di questa strage di Stato - spiegano il segretario Maurizio Buzzegoli e il presidente Massimo Lensi - Se venisse confermata l'ipotesi di overdose, la circostanza assume connotati ancora più drammatici: com'è possibile che nel 2015 si possa ancora morire di overdose?".

Un forte richiamo affinché si ponga fine al "triste primato di Sollicciano" arriva anche da Pantagruel, l'Associazione per i diritti dei detenuti che reclama "una maggiore attenzione delle Istituzioni. Il tasso di mortalità è solo il più drammatico segnale che richiede, non più rinviabili, interventi migliorativi della vita dei detenuti".

 
Firenze: l'allarme dei Radicali "a Sollicciano si muore di overdose" PDF Stampa
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di Alessio Polveroni

 

Il Garantista, 30 giugno 2015

 

Un altro morto nel carcere fiorentino di Sollicciano. Un detenuto italiano, di 55anni, ha perso la vita domenica. È l'ottavo decesso nel penitenziario fiorentino dall'inizio dell'anno. Più di uno al mese. Il carcere toscano detiene il macabro primato nazionale per la più alta percentuale di decessi in cella. La notizia dell'ennesima tragedia consumata dietro le sbarre del carcere fiorentino, è stata diffusa dall'Osapp, (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), ieri mattina. Secondo il sindacato, l'uomo in trattamento per tossicodipendenti, aveva assunto da non molto tempo la prevista quantità di metadone.

Il malore che lo ha stroncato con molta probabilità è stato provocato dalla contemporanea assunzione di altre sostanze, come già è avvenuto nello stesso carcere, in particolare nella sezione femminile. Nonostante, le continue segnalazioni sulle drammatiche condizioni del carcere di Sollicciano, spiega Leo Beneduci, segretario generale del sindacato, la vicenda "non sembrerebbe aver destato particolari preoccupazioni nei vertici locali, regionali e nazionali dell'amministrazione penitenziaria".

"Si tratta probabilmente della seconda morte per overdose nel carcere di Sollicciano", hanno dichiarato Maurizio Buzzegoli e Massimo Lensi, rispettivamente segretario e presidente dell'Associazione per l'iniziativa radicale "Andrea Tamburi". "È innegabile - aggiungono - che questa situazione costituisca un'emergenza alla quale il governo e il parlamento dovrebbero porre immediatamente rimedio per evitare di essere ulteriormente complici di questa strage di Stato".

A proposito del sospetto sulle cause sulla morte del detenuto, i due esponenti radicali hanno sottolineato che: "Se venisse confermata l'ipotesi di overdose, la circostanza assume connotati ancora più drammatici: com'è possibile che nel 2015 si possa ancora morire di overdose? Com'è possibile che questo avvenga proprio in carcere, quindi in custodia dello Stato?".

Buzzegoli e Lensi, hanno concluso ribadendo la proposta radicale di amnistia e indulto: "Anche il Presidente emerito Napolitano nel suo messaggio alle Camere chiese al Parlamento di prendere in seria considerazione la possibilità dei provvedimenti di amnistia e indulto: gli unici in grado di ripristinare la Giustizia e lo Stato di Diritto nel nostro Paese".

Poche settimane fa il Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) aveva dato notizia di un'altra tragedia consumata nelle celle a Sollicciano. La notte del 30 marzo un detenuto, si era tolto la vita. L'uomo, 45 anni, originario del Piemonte, si è impiccato nella sua cella del reparto infermeria della casa circondariale.

Stava scontando una lunga pena per vari reati tra i quali rapina, armi, furti. Però, proprio quella mattina il detenuto aveva avuto la notifica della fissazione della Camera di Consiglio per discutere il suo affidamento in prova ai servizi sociali. Un particolare, che ha destato ulteriore inquietudine, perché sembra chiaro che l'uomo abbia preferito una morte violenta al ritorno in società. L'ennesima riprova del fallimento del sistema carcerario nello svolgere la più alta funzione a cui è chiamato: la rieducazione e il reinserimento del detenuto nella vita civile.

Donato Capece, segretario del Sappe, non a caso, aveva commentato la notizia facendo riferimento alla condizione carceraria. "In un anno la popolazione detenuta in Italia è calata di poche migliaia di unità". "Il 28 febbraio scorso erano presenti nelle celle 53.982 detenuti, che erano l'anno prima 60.828. La situazione nelle carceri italiane resta ad alta tensione: ogni giorno, i poliziotti penitenziari nella prima linea delle sezioni detentive hanno a che fare, in media, con almeno 18 atti di autolesionismo da parte dei detenuti, 3 tentati suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria, 10 colluttazioni e 3 ferimenti".

Nei prossimi mesi la situazione del carcere di Sollicciano potrebbe persino aggravarsi. Come ha denunciato la Cgil, infatti, potrebbe avere conseguenze catastrofiche la decisione della regione Toscana che, in previsione dell'imminente chiusura dell'Ospedale psichiatrico di Montelupo, avrebbe intenzione di procedere con il trasferimento dei pazienti gravi nel carcere fiorentino. Sul futuro degli internati dell'Opg di Montelupo Fiorentino, la Cgil esprime "preoccupazione e forte perplessità per la soluzione individuata dalla Regione" perché "anziché risolvere un problema si rischia seriamente di crearne due".

 
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