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Torino: "pure in carcere lo sanno fare"... le esperienze virtuose delle cooperative PDF Stampa
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La Stampa, 30 gennaio 2015

 

La torrefazione di Pausa Caffè alla Casa circondariale Lorusso Cotugno nata 10 anni fa, laboratori di cucina fino ad arrivare alle cene con gli chef stellati realizzate con i detenuti, i cortometraggi e infine la stamperia artistica "Stampatingalera": sono solo alcuni dei progetti di Sapori Reclusi, associazione che da anni organizza e promuove esperienze (e prodotti) realizzati mettendo in comunicazione il carcere con il "fuori" e offrendo opportunità ai detenuti di acquisire una professionalità utile a reinserirsi nella società.

A queste esperienze "virtuose" è dedicata la mostra "Pure 'n carcere 'o sanno fa" che inaugura lunedì 2 alle 17 all'Urp del Consiglio regionale del Piemonte. La mostra, aperta fino al 3 marzo, è stata promossa dall'Ufficio del Garante regionale dei detenuti che, con il suo responsabile, Bruno Mellano, ha preso posizione sulla decisione del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap) di interrompere le esperienze realizzate con le cooperative negli ultimi 10 anni. All'inaugurazione partecipano il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, il fotografo dell'Associazione piemontese "Sapori reclusi" Davide Dutto, che ha realizzato gli scatti, il sindaco di Fossano Davide Sordella. Le foto sono state realizzate nelle carceri di Santa Caterina di Fossano e San Michele di Alessandria, nella Casa di reclusione Morandi di Saluzzo e nella Casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino. Non mancherà anche la proiezione dei video "La Squadra" e "Pausa caffè" e "Pausa sigaretta" di Davide Sordella e "Sapori reclusi story" di Davide Dutto. Orario mostra: dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16. Info: 800101011.

 
Immigrazione: profughi, rotta ad alto rischio... cosa c'è dietro il racket PDF Stampa
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di Guido Olimpio

 

Corriere della Sera, 30 gennaio 2015

 

Passano gli anni, cambiano solo i "clienti", sempre più disperati e vittime. Il sistema invece resiste e si moltiplica. L'inchiesta del Corriere sull'agenzia viaggi che organizza gli spostamenti via Milano dei profughi siriani dimostra l'ampiezza del fenomeno e la sua sofisticazione. Una realtà che poggia su una serie di pilastri e sollecita, al tempo stesso, delle contromisure da parte delle autorità. Intanto c'è la storia.

Milano è sempre stata una piazza importante per i trafficanti. E le informazioni pubblicate dal nostro giornale confermano come mantenga questo ruolo. In chiave locale e internazionale. È un centro dal quale si può ripartire verso mille direzioni e con molti mezzi. Le organizzazioni che sfruttano i fuggiaschi si sono solo alternate ed hanno resistito ai controlli. L'erba cattiva è stata rasata, non estirpata.

Il secondo pilone è quello della "professionalità" dei gestori. Ricordano altri passatori, in altri parti del mondo dove il clandestino è un pollo da spennare. I trafficanti possono essere brutali, violenti ma tendono a mantenere in vita il mercato offrendo il servizio completo. Non certo per generosità, ma perché sanno bene che la voce si sparge e dunque possono attirare altri candidati al viaggio. C'è poi la questione della sicurezza.

I disperati, inseguiti dalla guerra o dalla pulizia etnica, non hanno nulla da spartire con gli estremisti. Lo ripetono in tanti. Vero e sacrosanto. Però sarebbe da ingenui non considerare che l'esistenza di un racket ben oliato che può portarti molto lontano è una finestra di opportunità per chi ha in mente altro. I maggiori controlli adottati negli aeroporti complicano la vita agli aspiranti terroristi, ai militanti in spostamento perenne. Inevitabile che possano scegliere altre rotte, più lunghe, dove ci si può mimetizzare.

Così come hanno bisogno di documenti nuovi. Non sono supposizioni ma valutazioni basate su quanto è avvenuto in passato. Indagini hanno dimostrato come elementi, pesantemente coinvolti in una filiera belga-siriana, avessero creato un corridoio che dal Nord Europa, passando per l'Italia, proseguiva in Grecia e Turchia, ultima tappa prima del salto in terre di Jihad. Tragitto che poteva essere percorso anche all'inverso. È solo uno di molti casi dove la falsificazione di documenti è contigua alla nebulosa radicale. Tutto questo richiede delle risposte. Non facili in tempi di risorse magre, ma irrinunciabili se si vuole mantenere la sicurezza.

 
Indonesia: Forum Droghe; le 6 persone "giustiziate" simbolo fallimento politiche repressive PDF Stampa
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9Colonne, 30 gennaio 2015

 

"Il caso dell'esecuzione di 6 persone in Indonesia accusate di reati legati al traffico di stupefacenti è esemplare di come in moltissimi paesi del mondo i reati legati alla droga siano trattati con maggiore severità rispetto agli altri reati".

Lo afferma Maria Stagnitta, presidente di Forum Droghe. "Sono molti gli Stati che prevedono la pena di morte per reati legati alla droga - continua Stagnitta. vedi gli articoli di Grazia Zuffa sulla nostra testata on line Fuoriluogo.it, e solo 5 mesi fa in Arabia Saudita 4 persone sono state giustiziate per traffico di droghe leggere.

La lista di questi paesi è lunga e vede primeggiare nazioni come l'Iran nel quale si annovera uno dei più alti tassi di tossicodipendenti al mondo, dimostrando ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, quanto inutili siano pene di una così grave durezza nell'affrontare un tema delicato come quello legato alle politiche sulle droghe. Ma la pena di morte è solo la punta di un iceberg, ci sono paesi dove anche il solo sospetto di essere tossicodipendenti o il possesso di piccole quantità di droga sono puniti con anni o mesi di carcere o di rieducazione in campi di lavoro, frustate o pesanti discriminazioni".

Sottolinea inoltre che "il fallimento delle politiche repressive è evidente ed innegabile ad ogni livello, tanto da aver spinto l'Onu a convocare una sessione speciale sull'argomento senza aspettare le scadenze naturali. Ungass questa la sigla per la sessione speciale dell'Onu si terrà a New York nel 2016 e in quel consesso ogni paese potrà esprimere la propria posizione sul tema droghe. Aspettiamo che l'Italia definisca la propria con un percorso partecipato da tutte le realtà che operano nel settore".

 
Stati Uniti: la Corte suprema autorizza l'esecuzione di un handicappato mentale in Texas PDF Stampa
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Askanews, 30 gennaio 2015

 

La Corte suprema ha autorizzato nuovamente l'esecuzione di un handicappato mentale, questa volta in Texas. Robert Ladd, un nero di 57 anni, dotato di un QI pari a 67, è stato giustiziato con un'iniezione letale alle 19.02 di ieri, ora locale, nella camera della morte del carcere di Huntsville. L'esecuzione è avvenuta poco dopo il secondo rifiuto della Corte di rivedere la sua condanna. Ladd era stato condannato a morte per lo stupro e l'omicidio di una ragazza nel settembre 1996, mentre si trovava in libertà condizionale dopo 16 anni di carcere per l'assassinio di una donna e dei suoi due bambini. Martedì la Corte Suprema aveva consentito l'esecuzione di un altro handicappato mentale in Georgia. Si tratta della sesta esecuzione dall'inizio dell'anno negli Stati Uniti, la seconda nel Texas, che da solo ha giustiziato 520 detenuti dal 1976.

 
Eritrea: Usa; bene rilascio 6 giornalisti, ma 17 ancora detenuti, servono misure per tutti PDF Stampa
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Askanews, 30 gennaio 2015

 

Gli Stati Uniti hanno accolto con favore la notizia del rilascio di sei giornalisti in Eritrea, diffusa nei giorni scorsi da Reporters senza frontiere, ricordando però che "il governo continua a detenere altri giornalisti, che dovrebbero essere 17". Il 23 gennaio scorso Reporters senza Frontiere ha riferito della liberazione di Bereket Misghina, Yirgalem Fisseha Mebrahtu e Basilios Zemo di Radio Bana, di Meles Negusse Kiflu, che lavorava per Radio Bana e Radio Zara, di Girmay Abraham di Radio Dimtsi Hafash e di Petros Teferi, arrestati durante una retata nel febbraio 2009.

In una nota diffusa dal Dipartimento di Stato Usa, Washington "invita il governo ad adottare misure immediate per gli altri giornalisti detenuti, per tutte le persone incarcerate per il loro credo religioso, per i membri del G-15 (si tratta delle personalità che si opposero alla decisione del presidente Isaias Afewerki di rinviare le elezioni e non adottare la costituzione, di cui 11 vennero arrestate nel settembre 2001, ndr) e per tutti gli altri prigionieri politici". Nella nota, "gli Stati Uniti continuano a invitare il governo eritreo ad adottare misure per il rispetto dei diritti umani e di concedere ai propri cittadini le loro libertà fondamentali".

 
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