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Giustizia: Sappe; garantire sicurezza nazionale, no a tagli e spendig review PDF Stampa
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Adnkronos, 9 gennaio 2015

 

"La terribile strage di Parigi conferma i reali pericoli per la sicurezza nazionale che anche il nostro Paese corre per le minacce del fondamentalismo integralista e il terrorismo internazionale. E per assicurare e garantire la sicurezza nazionale, anche nelle sue articolazioni periferiche, non si possono ridurre mezzi e risorse alle Forze di Polizia e dell'Ordine".

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Giustizia: due anni in cella accusato di "terrorismo"... per aver dipinto un muro PDF Stampa
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di Michael G. Jacob (Giallista inglese residente a Spoleto)

 

Il Garantista, 9 gennaio 2015

 

Ho scritto lettere al presidente della Repubblica, a diversi giornali incluso Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e Il Foglio. Ho segnalato il caso su Facebook, Twitter e a Prima Pagina, Rai 3. Volevo che si parlasse di un caso di accanimento giudiziario. Finora, nessuno mi ha risposto.

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Giustizia: caso Loris; per Veronica una "condanna senza processo" PDF Stampa
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di Fausto Cerulli

 

Il Garantista, 9 gennaio 2015

 

Mi rendo conto di andare controcorrente, rispetto al linciaggio mediatico cui è stata sottoposta Veronica, la madre di Loris. Parto dalla carcerazione preventiva, oltre tutto in una sezione riservata per non essere maltratta dalle altre carcerate, anche esse partecipi di una condanna senza processo. La carcerazione preventiva, come anticipo di una pena che potrebbe non essere inflitta da un processo è già un segno di barbarie della nostra ingiusta giustizia, misura ignota ai sistemi giudiziari più avanzati.

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Giustizia: caso Yara; Massimo Bossetti: "pressioni per farmi confessare" PDF Stampa
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di Tiziana Maiolo

 

 

Il Garantista, 9 gennaio 2015

 

Lui continua a dirsi innocente. Ma se la Procura è convinta di avere prove inconfutabili perché usa questi metodi barbari? Alla fine lo dice anche lui: "Dal 16 giugno, il giorno del mio arresto, le hanno provate tutte per farmi confessare. Speravano che prima o poi sarei crollato... ho ricevuto pressioni fortissime, hanno cercato di convincermi in ogni modo a confessare, hanno provato a allettarmi con il conto degli anni".

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Giustizia: caso Magherini, al via il processo PDF Stampa
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di Riccardo Chiari

 

Il Manifesto, 9 gennaio 2015

 

Violenza di Stato. Udienza preliminare aperta e subito rinviata al 3 febbraio, per esaminare nuovi documenti di accusa e difesa nell'ipotesi di morte da "excited delirium syndrome". La famiglia attacca: "C'è voglia di non fare giustizia". E un testimone oculare ricorda: "Lo hanno preso a calci, anche in faccia, e schiacciato con il loro peso sul selciato".

Riccardo Magherini morì la notte tra il 2 e 3 marzo scorsi in Borgo San Frediano, dove si aggirava in stato confusionale, nel corso del suo arresto da parte di quattro carabinieri, ora accusati di omicidio colposo. Uno dei militari è accusato anche di percosse: in alcuni video lo si vede colpire Magherini con alcuni calci mentre il quarantenne fiorentino, già ammanettato, era stato trascinato a terra. Subito prima di essere schiacciato dai militari dell'Arma, con il loro peso, sul selciato gelido. Per lunghi, interminabili minuti. Fino a quando tre volontari della Croce rossa, accorsi sul posto con l'ambulanza e anch'essi indagati, cercarono di soccorrere quell'uomo steso a terra a torso nudo. Già morto per arresto cardiaco, come riscontrato anche dall'autopsia.

Nel giorno dell'udienza preliminare, quasi subito rinviata al 3 febbraio prossimo dal gup Fabio Frangini, è da Andrea Magherini che è arrivata la dichiarazione più rasserenante, nel tragico contesto di un processo per un omicidio che poteva e doveva essere evitato: "L'importante era partire - ha osservato il fratello della vittima - e la cosa più bella di oggi è stato vedere questo seguito, questo amore per Riccardo". In quel momento, davanti all'aula d'udienza, c'erano una cinquantina fra amici e familiari della vittima. Fra loro Ilaria Cucchi: "L'affetto che circonda la famiglia Magherini darà loro la forza di andare avanti, perché lo Stato li lascia soli".

Il rinvio deciso dal Gup è stato motivato dall'acquisizione agli atti del processo di nuovi documenti medico-legali, sia da parte del pm Luigi Bocciolini sia da quello del legale dei carabinieri, l'avvocato Francesco Maresca. Fra i temi in discussione, su imput della difesa, c'è anche l'ipotesi che Magherini sia morto per una "excited delirium syndrome". Una patologia connessa, ha sottolineato Maresca, dall'assunzione di cocaina da parte della vittima, riscontrata dagli esami tossicologici. Anche il pm Bocciolini ha depositato un documento: la memoria di un agente di polizia statunitense che avrebbe eseguito alcuni arresti di persone con la "excited delirium syndrome".

Su questo ipotetico aspetto della tragedia, lo scetticismo della famiglia Magherini ("c'è voglia di non fare giustizia - dichiara il padre Guido - la procura ha lavorato solo sugli aspetti tossicologici") trova conferma nelle parole di un testimone diretto. "Io in Borgo San Frediano c'ero - ricorda Matteo Torsetti - stavo andando da alcuni amici in un locale della strada. All'altezza del cinema Eolo c'erano dei carabinieri che cercavano di fermare una persona. Quando sono arrivato era in piedi, qualche minuto dopo in ginocchio. L'hanno ammanettata, e progressivamente spinta al suolo. Poi ho contato almeno cinque calci, alla testa, al busto, alla pancia, e un paio al volto. Quando ho visto i calci, ho urlato: 'no, i calci no'".

L'avvocato Massimiliano Manzo, che difende i tre volontari della Croce rossa - anche per loro c'era un presidio dei colleghi - anticipa la sua difesa. Semplice: "Quando sono intervenuti i volontari, Magherini era già morto. I carabinieri lo pressavano da dieci minuti. I miei assistiti hanno rispettato il protocollo, cercando di rianimarlo. Ci sottrarremo alla guerra medico-legale fra tossicologi, porteremo un nostro consulente anestesista". Mentre Fabio Anselmo, legale della famiglia Magherini, tira le somme: "Ci dovrebbe essere lo Stato a fare questa battaglia, invece ci sentiamo soli. E siamo certi che se Riccardo non avesse incontrato i quattro carabinieri, oggi non saremmo qui".

 
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