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Giustizia: stallo sugli incarichi al Csm, Legnini al Colle PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 9 ottobre 2015

 

L'ostruzionismo di Magistratura indipendente, che ha rallentato i lavori del plenum del Csm, rimbalza da Palazzo dei Marescialli al Quirinale in un colloquio tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Giovanni Legnini numero due dell'Organo di autogoverno della magistratura, e dal Colle al Comitato di presidenza del Csm.

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Giustizia: il ministero dell'Interno a caccia di chi foraggia il terrorismo PDF Stampa
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di Luciano De Angelis e Christina Feriozzi

 

Italia Oggi, 9 ottobre 2015

 

Riciclaggio, corruzione e finanziamento al terrorismo devono essere monitorati con estrema attenzione dagli uffici della pubblica amministrazione. Per il finanziamento al terrorismo in particolare, dovranno essere effettuati appositi riscontri con i nominativi e i dati anagrafici nelle liste pubbliche consultabili sul sito Uif. È quanto si legge nel decreto del ministero dell'Interno del 25.09.15, sugli indicatori di anomalia per le segnalazioni della p.a. pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 233.

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Giustizia: avvocati specialisti, è scontro PDF Stampa
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di Beatrice Migliorini

 

Italia Oggi, 9 ottobre 2015

 

Scontro aperto sul regolamento per le specializzazioni legali. Dopo l'annuncio dell'impugnazione dell'Anf di fronte al Tar Lazio stanno scaldando i motori sia tutti i più importanti ordini locali (Roma e Napoli, in primis), sia l'Organismo unitario dell'avvocatura.

La decisione di quest'ultimo, però, è rimandata al termine della riunione della giunta che si terrà non prima della fine di ottobre in modo da poter sfruttare questo lasso di tempo per lavorare a una soluzione politica. Ma lo scontro è aperto anche tra le varie associazioni.

Mentre, infatti, quelle specialistiche (famiglia, tributaristi, lavoro e camere penali) condividono in linea di massima il contenuto del regolamento, quelle di maggior respiro ritengono che il testo, così come strutturato, non sia ammissibile. A destare perplessità, in particolare, è la frammentazione del comparto del diritto civile "che rischia di creare delle vere e proprie storture all'interno del sistema. Ecco perché", ha spiegato a Italia Oggi il presidente Oua Mirella Casiello, "al di là della decisione di impugnare o meno rimandata alla fine di ottobre dovremo, comunque, provare a portare avanti un dialogo costruttivo con il ministro della giustizia Andrea Orlando per cercare una soluzione". E, a proposito di soluzioni, il ministro Orlando ha convocato il 21 ottobre al dicastero di via Arenula l'Oua e tutte le associazioni maggiormente rappresentative per affrontare altri due temi molto cari all'avvocatura.

Nel corso della riunione, infatti, oltre a discutere del testo che regolerà le camere arbitrali, ancora tutto in divenire, sarà affrontata l'annosa questione delle elezioni. "Da questo incontro", ha precisato la numero uno di Oua, "ci aspettiamo delle risposte quanto più chiare possibili. Sono, infatti, più di due mesi che attendiamo che il ministero esprima le sue intenzioni sul regolamento elettorale". Via Arenula prima di Ferragosto, infatti, dopo un incontro con le associazioni maggiormente rappresentative aveva fatto sapere che l'intervento normativo sul regolamento elettorale dei consigli forensi sarebbe stato fatto. E non con uno strumento simile a una sanatoria ma attraverso una soluzione che avrebbe garantito sia il pluralismo sia il rispetto delle specifiche funzioni ordinistiche.

Al termine dell'incontro estivo Orlando aveva, quindi, sostanzialmente confermato l'intenzione di volere rimettere mano a un regolamento che ha presentato delle indiscusse criticità culminate, poi, con la bocciatura da parte del Tar Lazio a causa della contrarietà delle disposizioni sulle preferenze alla legge 247/2012.

Le prime soluzioni erano attese per settembre in modo da poter dare al ministero il modo studiare anche la questione del regime transitorio in relazione ai Consigli degli ordini già eletti sulla base delle norme regolamentari, annullate dal Tar, e a quelli in regime di prorogatio. Con l'arrivo di ottobre, però, niente è stato fatto sapere ai diretti interessati che, a questo punto, ripongono nell'incontro del 21 le loro speranze.

 
Violenza privata usare You Tube come arma di ricatto PDF Stampa
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di Enrico Bronzo

 

Il Sole 24 Ore, 9 ottobre 2015

 

Corte di cassazione - Sentenza 40356 dell'8 ottobre 2015.

Mano pesante della Corte di cassazione nei confronti di chi usa You Tube come arma di ricatto con la minaccia di pubblicare video sexy. La Suprema corte, con la sentenza numero 40356 depositata ieri, ha ricordato che "nel reato di illecito trattamento di dati personali, il nocumento per la persona offesa, che nella fattispecie si configurava come circostanza aggravante, rende la figura criminosa inquadrabile nella categoria dei reati di danno e non più di mero pericolo".

La vicenda sulla quale è stata chiamata a pronunciarsi la Terza sezione penale riguarda il caso di un trentenne calabrese nei confronti del quale è stata convalidata la condanna per i reati di trattamento illecito di dati personali, e violenza privata continuata, ai danni di una ragazza che era stata "costretta ad avere contatti informatici con lui sotto continue minacce di pubblicazione in rete di un video che la ritraeva in pose oscene".

L'imputato, in caso di persistente blocco del contatto o di mancata risposta, prospettava alla ragazza gravi danni all'immagine derivanti dalla pubblicazione del video sostenendo che dopo la pubblicazione del video "ne sparleranno tutti e ti macchierà per sempre". Pubblicazione che poi avvenne su You Tube "con conseguente lesione del diritto alla riservatezza dell'immagine". Piazza Cavour ha osservato che legittimamente la Corte d'appello di Reggio Calabria "ha desunto l'esistenza del nocumento consistente nella lesione del diritto alla riservatezza dell'immagine". Da qui il rigetto del ricorso del giovane.

 
Esclusa la tenuità del fatto nell'omesso versamento dei contributi PDF Stampa
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di Patrizia Maciocchi

 

Il Sole 24 Ore, 9 ottobre 2015

 

Corte di cassazione - Sezione III - Sentenza 8 ottobre 2015 n. 40350.

Niente tenuità del fatto per l'omesso versamento dei contributi. La Cassazione, con la sentenza 40350, torna sull'applicabilità della nuova norma (Dlgs 28/2014) che fa scattare la non punibilità quando l'offesa è poco rilevante. Nel caso esaminato l'applicazione del beneficio era richiesta per il mancato versamento di 5.198 euro: per chi non aveva pagato la somma non era elevata e l'evasione poteva ricadere nel raggio d'azione dell'articolo 131-bis, inserito nel Codice penale con il Dlgs. Ma la Cassazione non la pensa così.

Gli importi, finiti nel mirino dei giudici, non "risultano quantitativamente così esigui da essere ritenuti di particolare tenuità". Ma oltre agli zeri nella cifra non versata conta la sua destinazione. La Suprema corte sottolinea che le ritenute previdenziali costituiscono una componente importante della retribuzione trattenuta al lavoratore. Denaro che va accantonato per una finalità essenziale.

La "distrazione" di tali importi da parte del datore di lavoro crea un danno sulle singole posizioni che non può essere qualificato come particolarmente tenue, nel caso esaminato sottolinea la Cassazione, si tratta di 5 mesi di contributi. Un motivo valido per negare la particolare tenuità, al quale si aggiunge anche l'ostacolo di due precedenti specifici, uno anteriore e uno successivo ai fatti contestati, che fa venire meno il requisito della non abitualità della condotta illecita posto dall'articolo 131-bis.

Cade dunque nel vuoto la richiesta di applicazione della tenuità, usata dal ricorrente, come seconda chance. In prima battuta l'imputato puntava, infatti, a far riconoscere ai giudici l'immediato valore della depenalizzazione prevista dalla legge 67/2014 anche in assenza dei decreti di attuazione. Il ricorrente chiedeva in subordine anche il rinvio della pronuncia in attesa, della decisione della Consulta sulla questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Bari, in merito alla mancata previsione nel codice penale del principio del favor rei che consenta di far scattare subito la depenalizzazione prevista dalla legge delega dal momento di sua promulgazione e indipendentemente dall'emanazione del decreto legislativo di attuazione.

Sul punto però la Cassazione è ferma: nessuna abolizione del reato prima che i decreti lo trasformino in illecito amministrativo. Anche se la Suprema corte si dice consapevole che questi potrebbero non arrivare mai. I giudici, anche prima che la Corte costituzionale si pronunci, escludono un contrasto con la Carta, proprio sulla base di una precedente sentenza (139 del 2014) con la quale il giudice delle leggi ha ribadito che il mancato versamento dei contributi determina un danno per i lavoratori la cui tutela è assicurata dalla Costituzione.

Non passa neppure l'ultima speranza della prescrizione. Il reato, a consumazione istantanea, è soggetto al termine lungo, di sette anni e mezzo, ma nel conto rientrano anche i tre mesi di sospensione a partire dal momento dell'accertamento della violazione entro il quale il trasgressore può provvedere al pagamento. E nel caso esaminato la prescrizione non è matura. Per quanto riguarda i decreti attuativi della depenalizzazione, malgrado il pessimismo della Suprema corte, il ministro Orlando ha di recente annunciato che questi sono all'attenzione del ministero dell'Economia e delle Finanze e dunque in dirittura d'arrivo.

 
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