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Matera: detenuto prova a impiccarsi in cella, salvato dagli agenti di Polizia penitenziaria PDF Stampa
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stadio24.com, 9 ottobre 2015

 

Nel carcere di Matera vi sono 71 detenuti e 81 agenti di polizia penitenziaria, "organico sufficiente a gestire l'attualità detentiva". Sabato sera, un detenuto del carcere di San Gimignano classificato ad Alta Sicurezza ha aggredito un poliziotto penitenziario mentre rientrava in cella dopo essere stato nella sala docce. Donato Capece, segretario generale del Sappe ha preso a pretesto l'increscioso episodio sangimignanese per affrontare temi generali: "In un anno la popolazione detenuta in Italia è calata di poche migliaia di unità: il 30 settembre scorso erano presenti nelle celle 52.294 detenuti, che erano l'anno prima 54.195".

Il carcere di Matera è "completamente da riorganizzare", anche perché "un penitenziario non può stare contemporaneamente senza direttore e comandante della polizia penitenziaria". Pasquale Salemme, segretario regionale toscano del Sappe, il primo e più rappresentativo dei Baschi Azzurri, ha fatto sapere che "il detenuto che ha tentato il suicidio è uno straniero, di nazionalità marocchina, con posizione giuridica di giudicabile. Per fortuna delle Istituzioni, gli uomini della polizia penitenziaria svolgono quotidianamente il servizio in carcere, come a Lucca, con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità, pur in un contesto assai complicato per il ripetersi di eventi critici", conclude Capece nella nota.

 
Brescia: la direttrice di Canton Mombello "celle aperte? una richiesta dell'Europa" PDF Stampa
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di Italia Brontesi

 

Corriere della Sera, 9 ottobre 2015

 

Quella descritta dal Sinappe, il Sindacato autonomo della polizia penitenziaria "non è la vera fotografia della realtà del carcere" spiega il direttore Francesca Gioieni, da 5 anni alla guida dell'istituto penitenziario bresciano.

"Certo - aggiunge - i problemi non mancano, ma i passi avanti sono stati numerosi. Il sindacato si lamenta che applichiamo un regime (con celle aperte durante il giorno, ndr) che in realtà è dettato dalle linee del ministero ed è l'impegno che l'Italia si è presa con la Comunità europea". Insomma, "non è una questione di modalità, ma di lavoro".

La critica del Sinappe per il direttore "è legittima, ma non è suffragata da fatti oggettivi". La dottoressa Gioieni aggiunge: "Per dare una svolta e un'impronta nuova bisogna lavorare molto". In Italia i direttori di carcere sono 300, tutti con grossi carichi di lavoro. "Ci sono tante responsabilità, il lavoro si fa collaborando con tante istituzioni, gestire un carcere significa anche affrontare questioni burocratiche. Era solo questo che volevo dire".

Si riferisce a un'accusa che le ha rivolto il sindacato: dopo che s'era lamentata di perdere troppo tempo a parlare con le organizzazioni sindacali e con la polizia penitenziaria, il Sinappe le ha chiesto di smentire, ma "non c'è niente da smentire - dice il direttore - ho solo detto che come in tanti altri settori della pubblica amministrazione ci sono cose che andrebbero semplificate".

Gioieni esclude che il clima dentro il carcere sia molto acceso: "Canton Mombello non è una polveriera, certo le difficoltà esistono e ci sono normali battibecchi. I detenuti lavorano con il personale, ci sono molti stranieri e le problematiche sono difficili, ma il personale è all'altezza per affrontarle". I rapporti col Sinappe? "Mi auguro che il dialogo riprenda, ci sono problemi da affrontare, la carenza di risorse, gli educatori che mancano".

 
Napoli: a Poggioreale un progetto tra studenti architettura e detenuti per arredo corridoi PDF Stampa
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Agenparl, 9 ottobre 2015

 

Oggi 9 ottobre alle ore 11,30 si svolgerà presso la Casa Circondariale Poggioreale, un workshop organizzato dai Professori Marella Santangelo e Paolo Giardiello, del Dipartimento di architettura Università Federico II e dal direttore di Poggioreale, Antonio Fullone. L'iniziativa consiste nell'allestimento dei corridoi esterni alle celle.

Un progetto messo in opera dagli studenti del Dipartimento di Architettura e dai detenuti. Alla presentazione, parteciperanno: Tommaso Contestabile (Provveditore regionale Amministrazione penitenziaria Campania), Antonio Fullone (Direttore Poggioreale), Adriana Tocco (Garante dei detenuti Regione Campania), Carmine Antonio Esposito (Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli), Francesco Cascini (Vice Capo del Gabinetto del Ministero della Giustizia), Francesco Rispoli(Dipartimento Architettura Federico II).

 

Dal Garante dei detenuti Adriana Tocco

 

Da un convegno sull'architettura penitenziaria, organizzato tre anni fa, dal Garante dei detenuti della regione Campania, Adriana Tocco, è nata una proficua collaborazione tra il Dipartimento di Architettura dell'Università degli studi Federico II di Napoli e l'Amministrazione penitenziaria. In particolare con il carcere di Poggioreale si è creata una intensa collaborazione sfociata in un Workshop organizzato dai prof. Marella Santangelo, Paolo Giardiello, del dipartimento di Architettura e dal direttore del carcere Antoni Fullone. Nel workshop 15 detenuti hanno lavorato con gli studenti del dipartimento per organizzare gli spazi dei corridoi in maniera da renderli fruibili nelle ore da trascorrere fuori dalle celle.

L'iniziativa, che si conclude con un convegno, presenta molti elementi di positività nel senso che ha visto una progettazione partecipata e una responsabilizzazione dei detenuti, in controtendenza con l'atmosfera deresponsabilizzante del carcere. Per gli studenti ha costituito una presa di coscienza della realtà penitenziaria e sulla necessità dell'umanizzazione della pena, finalità perseguita dal Ministro Orlando attraverso la convocazione degli Stati generali della detenzione.

 
Salerno: il "nonno" dei detenuti rischia di tornare in cella PDF Stampa
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di Massimiliano Lanzotto

 

La Città di Salerno, 9 ottobre 2015

 

Rischia di tornare in cella Pasquale Rocco, 88 anni, il "nonno" dei detenuti italiani. Il suo caso scoppiò ad agosto quando, per un definitivo pena, "Don Pasquale", come lo chiamano a Faiano, finì dietro le sbarre a Fuorni per scontare una condanna con fine pena il 5 dicembre prossimo. Ieri l'udienza al tribunale di sorveglianza.

Il pg, nella sua requisitoria, ha chiesto la revoca dei domiciliari. I guai giudiziari di Rocco sono legati a una vecchia vicenda di resistenza a pubblico ufficiale. L'anziano ebbe un violento alterco con la polizia locale di Salerno che gli costò la condanna di otto mesi. Sentenza passata in giudicato, quindi esecutiva. In estate i carabinieri lo prelevarono per portarlo in carcere dove doveva scontare una cinquantina di giorni.

Il nonno dei detenuti ha avuto un passato burrascoso: in gioventù era già finito in carcere più volte. Sul suo casellario alcune condanne per furto, una rapina e la resistenza a pubblico ufficiale. Don Pasquale, difeso dall'avvocato Rosario Fiore, ora fa il pensionato. Separato dalla moglie qualche anno fa, padre di tre figli, vive a Faiano. Sul suo conto pesa ora questa condanna definitiva in virtù della quale, dopo la concessione dei domiciliari, potrebbe riportarlo in carcere.

 
Massa: nella Casa di Reclusione un incontro con l'associazione Donatori Midollo Osseo PDF Stampa
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Gazzetta di Viareggio, 9 ottobre 2015

 

La Casa di Reclusione di Massa e l'Associazione Donatori Midollo Osseo di Massa Carrara hanno organizzato un incontro tra la popolazione carceraria, i dipendenti e l'Associazione Donatori Midollo Osseo di Massa Carrara.

La direttrice Martone ha effettuato i ringraziamenti, e Enzo Bogazzi, presidente Admo Ms ha sottolineato con soddisfazione che è la prima volta in assoluto e in Italia che si effettua una campagna di sensibilizzazione all'interno di una casa di Reclusione.

È intervenuta quindi Anna Molino dirigente del Tribunale di Massa Carrara, che ha ringraziato anche alcuni detenuti che effettuano il volontariato nel progetto di riorganizzazione dell'Archivio del Tribunale e Paolo Antonelli, biologo dirigente Asl n. 1 di Massa Carrara, e Franco Alberti, responsabile del presidio sanitario della Casa di Reclusione, che hanno evidenziato in modo particolareggiato gli aspetti sanitari.

Erano presenti i volontari Admo, Massimiliano Bordigoni, Mario Efrussi e Domenico Bongiorno. L'incontro ha rappresentato l'occasione per condividere una serie di informazioni sull'importanza della donazione del midollo osseo e del sangue ed è stato soprattutto un momento di riflessione sul vero valore della solidarietà e del volontariato, che assume una rilevanza aggiuntiva all'interno del contesto carcerario, se consideriamo che i detenuti, per la loro condizione di disagio sociale sono, a loro volta, destinatari di atti di solidarietà da parte del volontariato sociale e che, in questa occasione possono assumere un ruolo attivo, dando un fattivo contributo alla diffusione del messaggio dell'Admo, delle finalità solidaristiche dell'Associazione e del pieno reinserimento di chi sta pagando, o ha già pagato, il proprio debito con la giustizia.

Questo aspetto ben si coniuga con il principio di rieducazione della pena, che non può e non deve prescindere da percorsi di restituzione sociale dei detenuti anche attraverso forme di attività sociali e di utilità generale. Durante l'incontro sono emerse spontanee sensibilità da parte dei detenuti alla materia, che si sono concretizzate in disponibilità alla donazione, principalmente del sangue, con richiesta formale di interventi atti a rendere concreta e possibile tale pratica. L'incontro si è concluso con l'impegno di tutte le componenti del carcere, dell'Asl e dell'Admo, di approfondire la tematica e di individuare un percorso condiviso di avvio della sperimentazione della donazione, principalmente del sangue, in carcere.

 
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