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Avellino: Osapp; difficoltà degli agenti nel carcere di Ariano Irpino, annuncio del sit-in PDF Stampa
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www.ottopagine.it, 8 marzo 2015

 

Il segretario dell'Osapp Vincenzo Palmieri scrive al direttore Marcello. Problemi al Carcere di Ariano Irpino dove l'Organizzazione Sindacale Autonoma di Polizia Penitenziaria protesta per le condizioni di lavoro degli agenti. Da qui la lettera del segretario regionale Vincenzo Palmieri che annuncia manifestazioni e sit-in.

"La scrivente segreteria regionale - si legge nella missiva - nonostante le copiose missive inviate in precedenza verso la direzione in indirizzo, le quali a tutt'oggi, non solo non hanno trovato riscontro ma non sono neanche stati adottati da parte della direzione iniziative risolutive tese a eliminare le problematiche evidenziate sulle questioni sia strutturali che organizzative, che continuano a penalizzare in tutti i sensi non solo i diritti soggettivi degli appartenenti al Corpo colà in servizio che ogni giorno tra mille difficoltà adempiono i compiti istituzionali a loro demandati. Per tanto, in mancanza di risposte concrete, questa O.S. annuncia che a breve si vedrà costretta a intraprendere unitamente ai rappresentanti locali iniziative a cominciare dall'astensione della Mos e il coinvolgimento dei mezzi di stampa per denunciare attraverso un sit-in di protesta, le pessime condizioni di vivibilità in cui versa la struttura in questione, il totale abbandono e la scarsa sensibilità dell'Amministrazione Penitenziaria dimostrata a ogni livello verso il personale di Polizia Penitenziaria".

 
Roma: 8 Marzo; i detenuti di Rebibbia celebrano le donne con spettacolo teatrale PDF Stampa
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Adnkronos, 8 marzo 2015

 

A teatro l'8 marzo per celebrare la festa della donna ricordando il dramma della violenza e del femminicidio: la compagnia "Stabile Assai" dei carcerati di Rebibbia e il laboratorio teatrale dell'Unicredit circolo Roma "Karma e Coraggio", porteranno sul palco del teatro San Gelasio "Nessuno escluso", monologhi e storie di vita quotidiana che raccontano la quotidianità della condizione della donna tra soprusi e violenze.

Una rappresentazione che vede coinvolti nella recitazione attori professionisti come Blas Roca Rey, Melissa Manna e Monica Rogledi, il gruppo di attori amatoriali del Circolo Unicredit e i detenuti delle case di reclusione di Rebibbia e di Spoleto, con la regia di Patrizia Spagnoli. "Uno spettacolo - si legge nella nota - che vuole essere un modo diverso per celebrare una festa che rischia di cadere negli stereotipi coinvolgendo diverse realtà sociali e coinvolgendo, operazione coraggiosa, coloro che la società l'hanno tradita violando le sue regole. Il senso dello spettacolo non ricalca lo schema classico dello spettacolo di denuncia ma insegue l'obiettivo di alimentare una presa di coscienza delle persone sul fatto che la questione femminile è un problema di tutti, non solo delle donne".

"Le donne dagli inizi degli anni 70 sono vissute come fenomeno antagonista dell'universo maschile. Si tratta di stereotipi difficili da modificare, perché le donne che lavorano, le donne che possono divorziare, le donne che possono abortire, le donne che possono vivere con tranquillità la propria omosessualità, rappresentano una rivoluzione culturale epocale, e quindi difficile da essere introiettata in soli quattro decenni. Ma la via è questa.

Superando gli sterili atteggiamenti compassionevoli, ma rivendicando il diritto di esistere. In una sola ottica: quella della comunità solidale, di una comunità in cui tutti siamo disponibili verso gli altri, ad affrontarne i problemi e a tentare una conciliazione mediatrice tra il conflitto e l'identità. Questo deve valere per tutti. Nessuno Escluso", conclude la nota.

 
Santa Maria Capua Vetere (Ce): Giornata mondiale Teatro, due spettacoli per i detenuti PDF Stampa
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Corriere del Mezzogiorno, 8 marzo 2015

 

Nel penitenziario di Santa Maria Capua Vetere su iniziativa di Casmu e PulciNellaMente.

In occasione della Giornata mondiale del Teatro il carcere di Santa Maria Capua Vetere apre ancora una volta le sue porte alla cultura, trasformandosi in un palcoscenico in cui si rivela la straordinaria attitudine del teatro a parlare al cuore di ciascuno di noi e, contemporaneamente, farci riflettere sui grandi temi che toccano la nostra vita, sia come persone che come collettività, mettendo in scena i valori, i sentimenti, le sfide e le speranze in un domani più belle e sereno.

Presso il penitenziario casertano saranno due gli eventi che andranno in scena in due diverse date: l'atteso spettacolo "Viviani e non solo", ideato e magistralmente interpretato da Antonio Buonomo, l'ultimo artista vero della tradizione napoletana, si terrà venerdì 13 marzo 2015, alle ore 15; lo spettacolo "Pericolosamente", commedia in un atto unico scritta da Eduardo de Filippo nel 1938, appartenente al filone della "Cantata dei giorni pari", sarà interpretato dalla Compagnia Teatrale Letizia venerdì 27 marzo 2015, alle ore 10.30.

L'iniziativa, ancora una volta, è promossa grazie alla felice intesa tra l'Associazione Casmu, presieduta da Mario Guida, la Rassegna Nazionale di Teatro scuola PulciNellaMente, rappresentata dal direttore Elpidio Iorio, e i vertici i vertici della Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, diretta da Carlotta Giaquinto, con il comandante commissario Gaetano Manganelli e il dottor Bruno Boccuni responsabile del progetto per i detenuti.

"Da anni - dichiarano il coordinatore Mario Guida e il direttore di PulciNellaMente Elpidio Iorio - non lesiniamo energie pur di testimoniare una solidarietà concreta - piuttosto che evocata - a quanti la vita purtroppo ha riservato sofferenza e disperazione.

Il nostro auspicio è che questa iniziativa possa indurci a riflettere sull'importanza del teatro sia a livello artistico che etico: la cultura può, anzi deve, rappresentare per ciascuno di noi il motore per una rinnovata spinta verso il futuro traducendo in realtà le nostre speranze di cambiamento. Un grazie sentito a quanti hanno offerto la loro collaborazione per la realizzazione di questo evento, dai dirigenti al personale del carcere, dagli artisti al personale tecnico".

Dunque appuntamento a venerdì prossimo, presso il teatro della struttura sammaritana dell'Amministrazione Penitenziaria, dove andrà in scena il primo evento: lo spettacolo "Viviani e non solo". Un evento teatrale imperdibile per quanti amano l'attore teatrale, il compositore, il poeta e scrittore Raffaele Viviani. I protagonisti di questo spettacolo sono Antonio Buonomo e Patrizia Masiello, al pianoforte il M° Ciro Brancaccio, alle percussioni il M° Bruno Del Grosso, al flauto Noemi Granato. Presenta la serata Cristina Del Grosso, mentre Giordano coordina i services tecnici di audio e luci.

Ancora una volta Antonio Buonomo, una grande personalità del teatro e della canzone napoletana, compie un gesto di grande vicinanza verso i detenuti offrendo loro uno spettacolo in cui restituisce una nuova luce all'intramontabile canzone classica napoletana, protagonista dei suoi spettacoli di varietà e prosa, spaziando in particolare tra i capolavori tratti dalla vasta opera del grande Viviani.

 
Cinema: "A tempo debito", un film che racconta il carcere, dall'interno di una stanza PDF Stampa
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recensione di Elton Kalica

 

Ristretti Orizzonti, 8 marzo 2015

 

Presentato in anteprima al Cinema Multiastra di Padova il film "A tempo debito".

La stanza composta di banchi e sedie sistemate in cerchio fa pensare a un'aula scolastica qualsiasi, se non fosse per quella porta pesante e le finestre rinforzate con delle sbarre di ferro che rivelano la vera natura di ciò che circonda quel luogo: un carcere.

Quella camera è adibita ad aula per svolgere corsi scolastici. E infatti i banchi sono spesso occupati da detenuti che seguono la scuola media oppure i corsi di alfabetizzazione. Sulla lavagna le tracce del tema non dicono se si trattava di un compito da svolgere in classe, o in cella. La porta viene aperta in continuazione da detenuti che infilano la testa per vedere cosa succede. Ma il curioso di turno viene sempre richiamato da qualcuno e la porta si richiude.

Il tanto interesse su cosa sta succedendo è dovuto ad una voce di corridoio, secondo la quale in quella stanza si sta girando un film. Infatti nei reparti detentivi è girato un volantino strano che informava la popolazione detenuta che si stavano cercando degli attori per un film. Poi c'era stato il casting, e adesso quindici detenuti sono stati chiamati e si trovano in questa stanza. Di fronte a loro, una donna sistema la telecamera, un'altra regge in alto un microfono, mentre un uomo comincia a parlare di cinematografia, di attori e di interpretazione.

Si chiama Christian Cinetto ed è un regista vero che vuole realizzare un cortometraggio. Ha scelto la Casa circondariale perché, dice, "vogliamo mostrare il carcere preventivo, quello dove le indagini sono ancora aperte, e i detenuti non sanno né dove né per quanto saranno ancora rinchiusi". Per fare questo è stato autorizzato ad incontrare il gruppo dei detenuti due volte a settimana nell'aula scolastica. Sono state inoltrate richieste al Ministero per poter girare anche in altri spazi, come il campo da calcetto, qualche corridoio, un reparto detentivo. Intanto c'è una stanza e quindici detenuti con la voglia di sperimentare. Solo due di loro sono italiani, gli altri tredici rispecchiano un po' la composizione degli stranieri che vivono oggi in Italia. Colori diversi, lingue diverse, vite diverse. La prima cosa da fare è coinvolgerli in un progetto comune. Fargli raccontare la loro condizione detentiva può essere un punto di partenza. "Abbiamo capito che se davvero volevamo trovare un punto d'incontro, quello non poteva essere che il loro stesso stato di detenuti in attesa di giudizio", spiega il regista.

Inizia così un percorso che dura cinque mesi. Si riprende tutto, le conversazioni e ogni loro espressione, le difficoltà nell'insegnare e ogni loro imbarazzo. Ogni incontro offre la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo sulla loro quotidianità, spesso ti permette perfino di scavare nelle loro anime, ed è tutto prezioso. Il regista lo chiama raccontare il loro "limbo", senza conoscere i reati che questi uomini hanno commesso, per dare una visione autentica dell'essere umano oltre il suo crimine.

Le persone imparano a studiare le loro parti, superano gli imbarazzi e interpretano scene di quotidiana galera. Questo le fa avvicinare di più. Scherzano tra di loro, si appassionano insieme, e alla fine sembrano una vera troupe cinematografica. "Abbiamo scavato per trovare qualcosa in comune per creare, tutti e quindici insieme, nonostante le difficoltà culturali, una storia da condividere, nella quale ciascuno di loro fosse protagonista", racconta Christian.

I cinque mesi passano in fretta. Le riprese finiscono. Il regista lascia il carcere con decine di ore di registrazione su cui lavorare, mentre i detenuti tornano nelle loro celle ad aspettare il processo. La loro avventura cinematografica è finita. La troupe invece, con quelle riprese, ha realizzato un documentario dal titolo "A tempo debito" per offrire al pubblico la possibilità di vedere un altro racconto della "realtà" dentro le mura della Casa circondariale di Padova. "Lo abbiamo intitolato "A tempo debito", spiega Cinetto, "perché il tempo è l'elemento essenziale: lo è per i detenuti, che vivono in un'attesa che non dipende dal loro arbitrio, ma da chi deciderà per loro; lo è per noi che abbiamo lavorato nel tempo per mettere insieme queste persone e portare avanti un progetto nonostante gli attriti e le chiusure. Debito perché tutti i protagonisti hanno un debito da pagare".

A riflettori spenti, quella stanza composta di banchi e di sedie sistemate in cerchio sicuramente oggi è tornata alla sua routine carceraria, occupata da detenuti, mentre gli insegnanti si danno i turni per riempire la lavagna di parole e di numeri. Ma forse proprio grazie a quell'aula scolastica, oggi tutti hanno la possibilità di conoscere un pezzo di carcere in attesa di giudizio.

 
Droghe: legalizzare la cannabis e tassarla... è inutile regalare questo bancomat alla mafia PDF Stampa
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di Dimitri Buffa

 

Il Tempo, 8 marzo 2015

 

Legalizzare la cannabis e tassarla tanto la fumano tutti in Italia ed è inutile regalare questo bancomat alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta. Il concetto non è nuovo ma adesso la legalizzazione delle droghe leggere non la chiede solo Marco Pannella, che lo fa da 45 anni, o Rita Bernardini, da qualcuno di meno. Né i centri sociali delle feste per la semina o gli hippy post sessantottini. A prendersi la responsabilità di "cambiare verso", è la Direzione nazionale antimafia che nel proprio ponderoso rapporto per l'anno 2014 dedica svariate pagine a questo tema. Sei cartelle piene di proiezioni statistiche.

"Ricordiamo - si legge - per dare un significato concreto ai dati che riguardano il presente anno, che, nel periodo precedente a quello in esame (dunque, dal 1 Luglio 2012 al 30 Giugno 2013), in Italia, venivano intercettati: kg 3.748 di cocaina - dato che, già all'epoca, non faceva che confermare la fortissima offerta di questo stupefacente in Italia - kg 830 di eroina (stupefacente che risultava meno richiesto sul mercato rispetto al precedente trend) kg 63.132 di cannabis di cui 35.849 di marijuana, kg 27.282 di hashish e kg 4074 di piante".

Poi la considerazione che fa da premessa a una richiesta di depenalizzazione della cannabis: "Quanto al dato sui sequestri di cannabis, lo stesso, come anticipato, evidenzia un picco che appare altamente dimostrativo della sempre più capillare diffusione di questo stupefacente. Per avere contezza della dimensione che ha, oramai, assunto il fenomeno del consumo delle cd droghe leggere, basterà osservare che - considerato che il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato - si deve ragionevolmente ipotizzare un mercato che vende, approssimativamente, fra 1,5 e 3 milioni di Kg all'anno di cannabis, quantità che soddisfa una domanda di mercato di dimensioni gigantesche. In via esemplificativa, l'indicato quantitativo consente a ciascun cittadino italiano (compresi vecchi e bambini) un consumo di circa 25/50 grammi pro capite (pari a circa 100/200 dosi) all'anno".

Duecento canne, di media, a testa per ogni italiano, compresi poppanti e novantenni. Quindi il dato quasi certo è che nella popolazione attiva, tra i sedici e i sessanta anni, il consumo potrebbe investire il 50, 60 per cento di tutti loro. Prosegue la relazione a pagina 355 sostenendo che "invero, di fronte a numeri come quelli appena visti - e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o anti-proibizionista che sia - si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell'azione repressiva...

E quando si parla di "massimo sforzo profuso" in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che attualmente, il sistema repressivo e investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi.

Ciò per la semplice ragione che, oggi, con le risorse attuali, non è né pensabile né auspicabile, non solo impegnare ulteriori mezzi ed uomini sul fronte anti-droga inteso in senso globale, comprensivo di tutte le droghe (impegno che assorbe già enormi risorse umane e materiali, sicché, spostando ulteriori uomini e mezzi su tale fronte, di conseguenza.. neppure, tantomeno, è pensabile spostare risorse all'interno del medesimo fronte, vale a dire dal contrasto al traffico delle (letali) droghe "pesanti" al contrasto al traffico di droghe "leggere".

In tutta evidenza sarebbe un grottesco controsenso. La parola depenalizzare è in realtà un eufemismo per legalizzare, così come il termine liberalizzare è un vocabolo che denota la disonestà intellettuale di chi lo usa, e che vorrebbe prefigurare una sorta di anarchia e di "fate tutti come vi pare" che però è più la caratteristica della realtà odierna dominata dal proibizionismo e dal monopolio della criminalità organizzata".

Qui finiscono le sei cartelle con cui la Direzione nazionale anti mafia descrive il fenomeno della diffusione delle canne in Italia e il possibile rimedio. A questo punto, fatti due conti a tavolino sono i radicali italiani dei su nominati Marco Pannella e Rita Bernardini, con i loro esperti di area, a dare una cifra sul possibile introito per l'erario, sia in termini di risparmio sulla repressione sia in termini di vere e proprie accise sulla cannabis: dai 7 ai 10 miliardi di euro l'anno. Tanto per cominciare.

 
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