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Un Direttore che ha fatto nel suo carcere quello che l'Europa ci chiede da tempo PDF Stampa
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di Clirim Bitri

 

Ristretti Orizzonti, 8 ottobre 2015

 

E pensate che sia stato premiato per la sua efficienza e umanità?

Oggi ho saputo che il Direttore della Casa di Reclusione di Padova è stato "trasferito", credo che non sia stato un trasferimento voluto perché durante l'ultimo incontro fatto nella redazione di "Ristretti Orizzonti" avevo percepito che il Dott. Salvatore Pirruccio volesse concludere il suo percorso lavorativo in questo istituto. Sicuro che il direttore di un carcere può fare la differenza tra un carcere inteso come luogo di rieducazione e un carcere come luogo di torture e sofferenze, mi sono chiesto: Perché? perché un direttore che si è messo in gioco e ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di molte persone detenute viene "promosso" e mandato via ?

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Un Direttore che mi ha trattato non come un numero, ma come un essere umano PDF Stampa
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di Giovanni Zito

 

Ristretti Orizzonti, 8 ottobre 2015

 

Chissà per quale motivo è stato rimosso il Direttore della Casa di reclusione di Padova!

Eppure è stato un Direttore che ha dato lustro al carcere Due Palazzi. Forse qualcuno si è sentito scavalcato, magari ha pensato che chi fa un buon lavoro mette in cattiva luce chi lavora male, quindi deve essere trasferito ad altri incarichi e messo in condizioni di non attirare troppo l'attenzione.

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Giustizia: il "movimento apparente" della riforma PDF Stampa
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camerepenali.it, 8 ottobre 2015

 

L'Unione Camere Penali Italiane, oramai da anni, chiede alla politica di affrontare i nodi di una riforma dell'ordinamento giudiziario e della magistratura, in grado - in attesa di una riforma costituzionale che assicuri, attraverso la separazione dei magistrati giudici e dei magistrati del pubblico ministero in due ordini distinti e separati, la terzietà del Giudice e la parità delle parti - di superare alcune delle più gravi distorsioni del sistema giudiziario che si riflettono, da una parte, sulla stessa efficienza del sistema giustizia, dall'altra, sulla credibilità e immagine della stessa magistratura.

L'ha fatto sottoponendo alla Politica tutta una serie di problemi e proposte che riguardano in particolar modo l'indipendenza e l'imparzialità dei magistrati.

Sul tema dell'indipendenza dei magistrati l'Unione Camere Penali Italiane ha da sempre denunciato l'eccessivo e invadente peso delle correnti della magistratura associata e i condizionamenti che ne derivano con riguardo alle carriere dei singoli magistrati (assegnazione delle funzioni direttive e semi-direttive, valutazioni di professionalità, disciplina) e alle nomine dei capi degli uffici giudiziari.

Da qui la necessità, oramai avvertita da tutti, quantomeno nelle dichiarazioni, di una riforma del CSM, con particolare riguardo al sistema della rappresentanza e alla questione disciplinare.

Altra distorsione del sistema denunciata, e oramai anche questa avvertita da tutti, è quella della partecipazione dei magistrati alla vita politica attraverso candidature nelle competizioni elettorali e alla assunzione di cariche elettive e di governo, anche nelle autonomie locali. Per non parlare della sempre attuale questione dei c.d. "fuori ruolo", ovvero di quei magistrati distolti dalle funzioni giudiziarie che svolgono incarichi negli organi costituzionali, nelle istituzioni del potere esecutivo, del Parlamento, nelle sedi internazionali, nelle autority etc.

Di fronte alla urgenza di interventi legislativi correttivi delle denunciate distorsioni, ritenuti da più parti oramai come non più procrastinabili, abbiamo registrato nelle settimane scorse un agitarsi all'interno della magistratura, quasi a rivendicare una sorta di egemonia politica e di indirizzo sulle scelte da compiere. Il ricorso al termine "autoriforma" (che si sovrappone al termine, improprio, "autogoverno" riferito al Csm), è sintomatico del tentativo di condizionare la politica in merito ai temi che riguardano la riforma del sistema giudiziario.

Gli effetti sulla politica e sul Governo si sono fatti sentire subito, a partire dalla costituzione di due Commissioni ministeriali, istituite per affrontare anche la riforma del Csm, formate quasi esclusivamente da magistrati, con una presenza marginale e numericamente insignificante di avvocati e docenti universitari.

L'Unione Camere Penali Italiane ha da subito avvertito il rischio che, non diversamente da quanto avvenuto nel passato, la magistratura intendeva ancora una volta determinare e orientare le scelte politiche della annunciata riforma, rilevando che la stessa non può riformare se stessa. Compete, invero, alla politica e, dunque, a Governo e Parlamento, sulla base di un confronto, paritario, con tutte le componenti della giurisdizione e della cultura giuridica, attuare riforme della giustizia e della magistratura, che riguardano tutti i cittadini, senza che vi siano interlocutori privilegiati.

Ma già dobbiamo registrare le prime levate di scudi, in particolare sul fronte della questione della partecipazione dei magistrati alla vita politica.

E così il Csm è intervenuto impropriamente, con una Risoluzione del 23 settembre scorso della VI Commissione - che potrebbe essere portata al Plenum in settimana - su questa materia di grande attualità per indicare preventivamente al legislatore le scelte da compiere e mettere precisi paletti.

Il ricorso allo strumento della Risoluzione utilizzato dal Csm, in via preventiva, è tanto improprio, quanto adottato di proposito, proprio per sottolineare quale debba essere la direzione da seguire.

Ed invero, se la Risoluzione è uno strumento tipico e formale e se la Costituzione e la Legge che regola il funzionamento del Csm, non prevedono che tale strumento possa essere utilizzato in casi del genere, appare evidente che attraverso l'uso indebito della Risoluzione il Csm intende esercitare una inammissibile ingerenza preventiva sull'attività del legislatore che lo vorrebbe riformare.

La Risoluzione, oltre ad essere non accettabile nel metodo è del tutto errata anche nel merito.

Di fronte alla esistenza del problema, riconosciuto in tutta la sua gravità dallo stesso Csm (forse l'unica nota positiva della Risoluzione) la risposta "suggerita" al legislatore è insufficiente, inidonea e di accomodamento.

Non basta mettere qualche limite "geografico-territoriale" o "funzionale-temporale" per affrontare la questione ed evitare, da un lato la strumentalizzazione della funzione giudiziaria a fini politici e dall'altra, la perdita, quantomeno sotto il profilo dell'apparenza, della indipendenza e della imparzialità.

L'Unione Camere Penali Italiane ha formulato da tempo una proposta che si fonda su un assunto chiaro: è condizione indispensabile che intercorra un ragionevole lasso di tempo tra la cessazione dal servizio del magistrato e la sua candidatura ad una delle cariche elettive parlamentari, regionali o delle autonomie locali o dalla assunzione di una carica di governo anche nelle regioni e nelle autonomie locali. Quanto precede al fine di contrastare forme di uso strumentale della funzione, poiché, con la candidatura, con l'elezione o con l'assunzione di una carica di governo, il magistrato compie una pubblica scelta di campo istituzionalmente incompatibile con i principi di autonomia, indipendenza e imparzialità della magistratura, anche sotto il profilo "dell'apparenza": la necessaria conseguenza deve essere quella del "non ritorno" alla funzione giudiziaria.

Non vorremmo che si verificasse quanto già si è sperimentato nel passato, e cioè che, a fronte della avvertita necessità delle riforme, la magistratura intenda dettare le regole del gioco per consentire solo qualche intervento di facciata, che lasci impregiudicati gli inossidabili privilegi, eludendo i veri nodi delle distorsioni del sistema giustizia.

L'Unione Camere Penali Italiane, che da sempre ha esortato la politica a intervenire per riformare l'ordinamento giudiziario e il Csm, nell'interesse dei cittadini, invita la politica a riaffermare le proprie prerogative e a sottoporre un tema così importante al dibattito e al confronto pubblico con tutti i soggetti della giurisdizione e con l'Accademia.

 

La Giunta dell'Unione Camere Penali Italiane

La Commissione Giusto Processo e Ordinamento Giudiziario

 
Giustizia: accordo Dap-Guardia Finanza, aerei e navi utilizzate per trasferimento detenuti PDF Stampa
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Agi, 8 ottobre 2015

 

La Guardia di Finanza metterà a disposizione i propri mezzi aerei e le unità navali per effettuare le traduzioni di detenuti, "connotate da maggiore complessità e delicatezza", e il trasferimento di detenuti verso istituti penitenziari ubicati presso le isole minori. Questo lo scopo dell'accordo firmato oggi dal comandante generale della Guardia di Finanza, Saverio Capolupo e il capo del Corpo di Polizia Penitenziaria, Santi Consolo, che hanno siglato una convenzione relativa ai rapporti di collaborazione tra il dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria e la Gdf.

Capolupo ha voluto sottolineare come "l'iniziativa rappresenti un'importante razionalizzazione delle attività della Guardia di Finanza e della Polizia Penitenziaria, per potenziare, valorizzare e coordinare le capacità operative per il perseguimento delle rispettive finalità istituzionali, nel quadro delle procedure di contenimento della spesa pubblica".

Santi Consolo ha poi evidenziato la "sintonia di intenti tra la Guardia di Finanza e il Corpo di Polizia Penitenziaria nella prospettiva della reciproca fattiva collaborazione degli operatori appartenenti ai rispettivi Corpi, con benefici notevoli per il contenimento della spesa pubblica. Un accordo - ha sottolineato il capo del Dap - che costituisce la premessa, nello stesso solco, per future iniziative".

 
Giustizia: Terre des Hommes denuncia "è emergenza per i reati contro i minori" PDF Stampa
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di Raffaele K. Salinari

 

Il Manifesto, 8 ottobre 2015

 

Preoccupante l'esponenziale aumento delle vittime di pornografia e violenze. Una crescita che sembra inarrestabile: i minori vittime di reato in Italia hanno raggiunto nell'ultimo anno la cifra record di 5.356, il 60% dei quali erano femmine. Preoccupante anche l'esponenziale aumento delle vittime di pornografia minorile, che dal 2004 al 2014 sono cresciute del 569,4% (+24% nell'ultimo anno). Per quasi l'80% dei casi riguardavano bambine e ragazze. I casi di violenza sessuale, compreso quella aggravata, denunciati l'anno scorso sono stati 962, per l'85% femmine.

Sono numeri che mettono i brividi quelli che emergono dal Dossier "Indifesa" di Terre des Hommes presentato ieri a Roma con i dati forniti dalle Forze dell'Ordine sui reati commessi e denunciati a danno di minori. I maltrattamenti in famiglia sono il reato con il maggior numero di vittime tra bambini e ragazzi: 1.479 nel solo 2014, confermando proprio l'unità familiare, che dovrebbe rappresentare il luogo più sicuro e protetto per i minori, come quello a maggior rischio. L'unico dato che cala visibilmente nel periodo 2004-2014, forse per il cambiamento delle modalità di questo sfruttamento, è quello della prostituzione minorile, che passa da 89 a 73 vittime (-18%), al 60% femmine. Non tutte le violenze vengono denunciate e perseguite come dovrebbero, né le vittime vengono assistite adeguatamente, ma queste esperienze lasciano una traccia indelebile nella loro vita. Secondo l'ultima indagine Istat, 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita almeno una forma di violenza sessuale o fisica, pari al 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. E tra le donne vittime di violenze sessuali prima dei 16 anni, l'incidenza di violenza fisica o sessuale da adulte raggiunge il 58,5%.

Il panorama mondiale non offre scenari migliori e l'inasprirsi dei conflitti ha dirette conseguenze sulla condizione delle bambine e delle ragazze, che vedono calpestati i loro diritti fondamentali. Nel mondo, circa 70 milioni, di ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni, subiscono abusi e violenze fisiche che ogni anno provocano circa 60mila decessi. Ovvero una morte ogni 10 minuti. Dalle yazide rese schiave sessuali da Isis alle bambine kamikaze di Boko Haram, le giovani vittime delle guerre sono le più vulnerabili a fenomeni come matrimoni e gravidanze precoci, sfruttamento lavorativo, prostituzione, discriminazioni e abusi.

"All'indomani della nascita dei Sustainable Development Goals (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) che hanno molti riferimenti alla questione di genere, occorre ricordare che ci sono ancora 57 milioni di bambine e ragazze non vanno a scuola e oltre 68 milioni le bambine costrette a lavorare - afferma Donatella Vergari, Segretario Generale di Terre des Hommes - 15 milioni le baby spose che, senza volerlo e nel giro di poco tempo, diventano baby mamme e devono lasciare gli studi. Senza istruzione non potranno avere una vita migliore e dare il loro contributo al progresso dell'umanità".

"Nelle società democratiche come la nostra i diritti delle donne non sono sempre adeguatamente tutelati - sostiene Lia Quartapelle, segretario III Commissione Affari esteri e comunitari della Camera -ma è nelle aree di conflitto che si registrano le peggiori atrocità. Esse ci richiamano, come Paese e come comunità internazionale, a un maggiore impegno volto a una soluzione delle crisi e ad assicurare il rispetto del diritto internazionale umanitario e del diritto bellico". "Due settimane fa con i Garanti europei abbiamo ribadito che nessuna violenza sui minorenni è giustificabile, tutte le violenze devono essere prevenute - sottolinea Vincenzo Spadafora, Autorità garante per l'Infanzia e l'Adolescenza - Gli adolescenti intervistati vogliono essere formati al rispetto dell'identità di genere come strumento per prevenire la violenza sulle donne. Quasi ogni settimana la cronaca ci ricorda quanto subdolamente lavorino gli stereotipi e le non-culture della diversità. Occorre mettere in atto processi educativi permanenti per il superamento degli stereotipi e il rispetto delle differenze. Lo chiedono loro e lo impone la realtà dei fatti per arginare e prevenire violenze e discriminazioni". "Milioni di bambini siriani sono esclusi dalla scuola e vivono in condizioni orribili, rischiando la loro vita ad ogni passo - sostiene Maria Al Abdeh, Executive Director di Women Now For Development - Secondo una ricerca condotta dalla Women International League for Peace and Democracy, la causa diretta di morte del 74% delle bambine".

 
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