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Toscana: Giachetti (Pd) su chiusura Opg riforma tardiva, la Regione va commissariata PDF Stampa
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La Repubblica, 15 aprile 2015


"Perché la Toscana non è stata commissariata per i ritardi della riforma degli Opg"? È un esponente del Partito Democratico vicino al premier Matteo Renzi a lanciare l'attacco alla Regione Toscana. Il deputato Roberto Giachetti ha presentato un'interrogazione in commissione giustizia ai ministri Andrea Orlando e Beatrice Lorenzin. Evidentemente la soluzione adottata dalla giunta non piace a Roma, nemmeno allo stesso partito del governatore. Giachetti chiede "quali siano le ragioni per le quali la regione Toscana, pur non avendo previsto entro il 31 marzo alcuna residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza con le caratteristiche previste dalla legge, non sia stata commissariata". Poi ricorda come ci potrebbe essere un'incongruenza fra gli atti adottati dalla giunta regionale e quanto previsto dalla normativa nazionale.

"Fra le soluzioni - scrive- tutte provvisorie in dispregio di quanto richiesto dalla legge 81 del 2014, la delibera individua quella dell'istituto penitenziario Mario Gozzini, che fino ad oggi ha ospitato una trentina di semiliberi e circa sessanta detenuti a custodia attenuata con problemi di tossicodipendenza". Poi Giachetti chiede dove siano stati sistemati i vari ospiti dell'Opg che a questo punto dovevano essere dimessi nelle varie strutture alternative, come i Rems. Sono simili le critiche avanzate dalla Cisl toscana.

"Mettere la Rems in un carcere è l'esatto contrario di quanto detto dalla legge - dicono dal sindacato. Al Gozzini sono addirittura stati fatti sopralluoghi tecnici, che hanno evidenziato la necessità di lavori di adeguamento, forse più costosi di quelli per Montelupo da 8 milioni di euro, e senza un'idea precisa di cosa fare. Intanto siamo sconcertati dal ministero della Giustizia e dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che paiono inermi di fronte a queste ripetute fantasiose ipotesi della regione Toscana". Dal sindacato si sottolinea che nessuno ha preso in considerazione il personale e le loro famiglie, che si dovranno spostare.

 
Veneto: in attesa della Rems, internati dimessi dagli Opg accolti in tre Centri "protetti" PDF Stampa
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di Filippo Tosatto


La Tribuna di Treviso, 15 aprile 2015

 

In attesa dell'allestimento di un istituto regionale, da Mogliano Bassano e Verona arriva la disponibilità a ricoverare i 45 malati giunti dagli ospedali giudiziari chiusi. Sono 45 i malati di mente veneti in via di dimissione dagli ospedali psichiatrici giudiziari di Reggio Emilia (maschile) e Castiglione delle Stiviere (riservato alle donne) chiusi per legge il 31 marzo scorso. Alcuni, autori di gravi atti criminali, sono stati dichiarati socialmente pericolosi; altri, psicolabili propensi a gesti inconsulti ed autolesionisti, richiedono protezione e cure.

Dove collocarli? Per loro la riforma prevede l'accoglienza nelle Rems (le neonate residenze per l'esecuzione della misura di sicurezza sanitaria), alternative - sulla carta almeno - al precedente ricovero manicomiale. La Regione Veneto (incalzata dal ministero della Salute che ha minacciato il commissariamento in caso di ritardi) ha scelto di realizzare la Rems a Nogara, nel Veronese, e il direttore generale della sanità regionale, Domenico Mantoan, ha dichiarato stazione appaltante dei lavori la competente Ulss 21: il progetto esiste già, così come i finanziamenti - 14 milioni di euro stanziati dallo Stato - ma per portarlo a termine occorreranno circa tre anni.

Nel frattempo dove andranno i malati? La linea è quella di prevedere tre "residenze intermedie e provvisorie", allestite in luoghi di cura già attivi e dotati dei necessari requisiti terapeutici e di sicurezza; oppure in strutture dismesse ma in buone condizioni, facilmente attrezzabili allo scopo. A tal fine, Mantoan si è rivolto ad un gran numero di aziende sanitarie, ospedali e cliniche, sia pubblici che privati-accreditati e qualche riscontro positivo è già arrivato, a cominciare dall'istituto "Costante Gris" di Mogliano Veneto - complesso specializzato nella cura dei malati di mente, si occupa anche di profughi e di donne e minori abbandonati - che si è dichiarato pronto ad allestire una rems provvisoria capace di accogliere una quindicina di pazienti; analoga disponibilità è stata manifestata dall'Ulss di Verona (che offre i locali e propone di affidare la gestione dell'accoglienza ad una cooperativa) e da quella di Bassano, che dispone dei padiglioni ospedalieri inutilizzati a Mezzaselva.

La questione, così, sembra avviarsi a soluzione dopo il battibecco a distanza tra l'assessore alla sanità Luca Coletto ("Non vogliamo più lager") e il sottosegretario alla Salute Vito De Filippo ("Il Veneto è inadempiente"). A sollevarla, con un'interrogazione al governatore Zaia precedente il fatidico 31 marzo, aveva provveduto il consigliere regionale Claudio Sinigaglia, l'esperto di welfare del Pd, lesto a segnalare la delicatezza e l'urgenza del caso.

 
Molise: l'allarme del Sappe "situazione grave nelle tre carceri della Regione" PDF Stampa
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www.ilgiornaledelmolise.it, 15 aprile 2015


L'incremento di poliziotti penitenziari per sanare le carenze degli organici dei Reparti operativi in Molise, lo stanziamento di fondi per favorire la formazione e l'aggiornamento professionale dei Baschi Azzurri ed il lavoro dei detenuti in carcere nonché la garanzia che il carcere di Isernia resti a pieno titolo funzionante, viste talune incontrollate voci che lo vorrebbero chiuso a breve. Sono le richieste presentate, al Vice Presidente del Senato della Repubblica, Maurizio Gasparri, che ha incontrato a Roma i rappresentanti molisani del Sappe. nel corso di una visita della Segreteria Generale del sindacato con il parlamentare nel carcere di Regina Coeli.

Luigi Frangione, coordinatore regionale per il Molise del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, ha ricordato la situazione delle carceri molisane. "Oggi in Molise sono detenute 301 persone: 72 a Campobasso 41 a Isernia e 118 a Larino. Ed altre 131 scontano una pena sul territorio molisano, nel carcere invisibile delle misure alternative alla detenzione - ha dichiarato.

La situazione penitenziaria, in Molise, resta grave e questo determina per i poliziotti penitenziari pericolose condizioni di lavoro e un elevato indice di stress. Pensare che in alcune sede, come Larino e Isernia, sono state spese decine di migliaia di euro per installare telecamere di controllo che rendono superfluo la presenza dell'Agente, che invece continuano a stare lì.

I numeri degli eventi critici accaduti nelle carceri molisane nell'anno 2014 lo dicono chiaramente. A Campobasso - ha aggiunto - 4 detenuti hanno tentato il suicidio, salvati in tempo dai nostri eroici poliziotti, ed uno ha provato ad uccidersi anche a Isernia. Gli atti di autolesionismo, poi, con detenuti che si sono deturpati il proprio corpo sono stati 18 a Larino e 10 a Campobasso. Anche le aggressioni sono state molte, con 20 ferimenti a Larino e 4 a Campobasso, che ha pure contato 5 colluttazioni. L'incontro di oggi a Roma con il Vice Presidente del Senato della Repubblica Gasparri ci fa sperare che le cose possano cambiare, in meglio, per dare maggiore sicurezza alla Polizia Penitenziaria delle carceri del Molise e a tutti i molisani", ha concluso Frangione.

 
Reggio Calabria: il carcere di Palmi come un gulag, qui la Costituzione è calpestata PDF Stampa
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di Giuseppe Candido (Radicali) e Francesco Molinari (Senatore Sel)


Il Garantista, 15 aprile 2015

 

I proclami del governo qui sono carta straccia: restano sovraffollamento, mancanza di personale, carenza di attività educative. Nonostante i proclami del governo, e anche se la situazione di sovraffollamento è un pò migliorata rispetto a quella del recente passato, abbiamo comunque constatato che nel carcere di Palmi non solo resta ampiamente superata la capienza regolamentare di 152 posti (erano infatti presenti 168 detenuti, con un sovraffollamento pari al 110%), ma che le condizioni di detenzione, sia dal punto di vista igienico sanitarie, sia per la finalità rieducativa, restano assai lontane dal dettato costituzionale e dal diritto europeo.

La nota assai dolente dell'istituto è la carenza cronica di agenti di polizia penitenziaria poiché a fronte di 135-140 agenti assegnati e di una pianta organica di 122 agenti, effettivamente in servizio ce ne erano solo 95. E, diciotto di questi risultano impegnati nel nucleo traduzioni.

Una carenza di organico che, nel carcere di Palmi, si somma alle problematiche legate a una struttura fatiscente, che sconta l'età di costruzione (fine anni 70) e che è ancora caratterizzata da celle (camerotti e cubicoli) fredde, umide, senza né doccia (ci sono solo quelle comuni) né acqua calda, con grate alle finestre che fanno passare a stento la luce naturale, e con pareti dei bagni in cella e nelle docce dove l'intonaco si distingueva a stento tra la muffa. In tutto ciò, solo i 52 detenuti della media sicurezza passano otto ore al giorno fuori dalla cella, tra passeggi e socialità, mentre, per le carenze di organico, i detenuti dell'alta sicurezza permangono nelle celle "pollaio" per 20 ore al giorno e ne fanno solo due d'aria e due di socialità.

Solo trenta i detenuti che lavorano alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria (il 20%), tutti gli altri girano i pollici. Nessun detenuto lavora fuori dal carcere o con cooperative sociali all'interno, ma il direttore del carcere, dott. Pani che ci ha guidato durante tutta la visita, ce la mette tutta per tentare di migliorare le condizioni di vita dei detenuti: c'è un laboratorio teatrale e un'area teatro dove vengono svolte rappresentazioni in occasioni delle feste, l'ultima a Pasqua. C'è un campo sportivo e, in economia, è stata ristrutturata un'area adibita a "palestra" dove i detenuti, durante le ore d'ara o di socialità, possono optare per fare un po' di sport.

Ma anche dal punto di vista igienico-sanitario le cose non vanno meglio. Con sette detenuti tossico dipendenti, 3 casi psichiatrici in trattamento e cinque casi con malattie infettive, i medici in pianta organica sono 9, oltre alla psicologa, ma un solo medico (e senza infermiere) presta servizio H24. C'è l'area radiologia, ma non è a norma, è chiusa dal 2009 per un corto circuito e anche perché non c'è il tecnico radiologo.

Come pure manca l'otorino laringoiatra benché ci sia il relativo ambulatorio. Per non parlare della "cartella clinica digitale", che manca in tutta la Calabria. Ma quel che in tutto ciò è ancora più grave è che, dei 168 "ospiti" presenti, soltanto una piccola minoranza (26 detenuti, il 15%) è lì con una condanna definitiva. Settantacinque detenuti, il 44,6 per cento, è solo imputato ed è lì, quindi, per una misura cautelare; 38 detenuti hanno solo una sentenza di primo grado ma hanno prodotto ricorso in appello, 18 i ricorrenti in cassazione.

Tutto ciò è aggravato dalla irragionevole durata dei processi, che l'Europa continua a condannare, e dal fatto che, anche per i detenuti del carcere di Palmi, sono già molti i ricorsi per detenzione in condizioni inumane e degradanti che sono già stati rigettati dal magistrato di sorveglianza e che dimostrano l'inadeguatezza dei "rimedi risarcito" posti in essere per ottemperare alla sentenza Torreggiani.

 
Frosinone: Vincenzo Longobardi "mi riempiono di tavor ma io sto male e voglio morire" PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi


Il Garantista, 15 aprile 2015

 

Un detenuto ha tentato il suicidio e soffre di gravi patologie curate solamente con gli antidolorifici e gli psicofarmaci. Si tratta di Vincenzo Longobardi, detenuto al carcere di Frosinone. Un mese fa pubblicammo una sua lettera segnalata dal blog "Urla dal silenzio" che da anni propone regolarmente le lettere dei detenuti e a distanza di tempo la situazione è peggiorata. Vincenzo Longobardi soffre di varie problematiche di salute. Ovvero apnea notturna, problemi d'udito, patologia che non gli consente di vedere con l'occhio sinistro, e che richiederebbe un intervento visto che tale malattia gli sta danneggiando anche l'occhio

destro, grossi problemi con la colonna vertebrale. Da anni sa che dovrebbe essere operato, ma nessuno muove un dito; se non si interviene per tempo su certe problematiche, si rischia la paralisi e altri esiti devastanti. Nonostante la segnalazione agli addetti ai lavori tra i quali il direttore del carcere stesso, nulla è cambiato.

Lo veniamo a sapere tramite l'ennesima lettera indirizzata al blog "Urla dal silenzio" che noi pubblichiamo per intero. "Caro Alfredo (il titolare del blog, ndr), sono il tuo amico Vincenzo, che ti scrivo per farti sapere che le cose qui non stanno bene, anzi malissimo, perché nessuno, dico nessuno , mi ha chiamato e come tu mi fai sapere - tramite l'ultima lettera che ho ricevuto- nessuno si preoccupa di me.

Adesso ho altre cose nuove da dirti. Mio fratello mi ha mandato un foglio per fare i colloqui visivi con lui, visto che tempo fa è uscita una circolare che è legge fare i colloqui con i propri famigliari. E passato quasi un mese e fino adesso non so quasi niente, Quanto tempo ancora devo aspettare per fare questi famosi colloqui? Poi, dopo il mio primo tentativo di suicidio mi levarono il piantone che serviva a controllarmi e quindi dissi alle guardie: "Lasciatemi la cella aperta perché le voci che io sento mi dicono di fare la stessa cosa, cioè impiccarmi di nuovo e se il mio amico di cella non c'è, chi mi salva?".

Ho parlato proprio poco fa con lo psichiatra e gli ho detto che avevo ancora le voci e lui mi ha aumentato le gocce che sono allucinogene e che mi fanno stare malissimo: figurati che sono andato a colloquio che non capivo niente e mia moglie si è preoccupata. Anche i miei figli mi hanno detto: "Babbo, cos'è che non va?". Ed io gli ho detto che mi ero svegliato in quel momento, perciò immagina come ti butta giù questa terapia. Al di fuori della terapia... tavor, tranquillanti, antidepressivi... e di altre terapie che non ricordo come si chiamano... perciò immagina come io, a 46 anni, mi devo sentire.

E meglio stare al manicomio che in questo carcere che ti porta allo sfinimento. Poi ho fatto due domandine, una dietro l'altra, per parlare con il giudice di sorveglianza, sperando che mi avrebbe chiamato. Poi ho fatto più di due domandine per parlare con il direttore Francesco Cocco e fino ad adesso nessuna risposta".

Se tutto quello che dice Vincenzo corrispondesse a realtà - scrive la redazione del blog "Urla dal silenzio" - si potrebbe sintetizzare la questione in sei questioni fondamentali. La prima e che c'è una persona (Vincenzo Longobardi) affetta da gravi patologie, in merito alle quali (dice Vincenzo) non vi è nessuna azione per permetterle di affrontarle da un punto di vista terapeutico.

L'unica "azione" è imbottirlo di psicofarmaci; giunto all'esasperazione, Vincenzo tenta il suicidio, Si salva per miracolo grazie all'intervento di una guardia e di un detenuto che, accorgendosi che Vincenzo penzolava, intervengono appena in tempo per salvargli la vita; Vincenzo, dopo aver scritto una prima volta per raccontare la sua drammatica situazione, scrive una seconda volta per raccontare il suo tentativo di suicidio e chiedere aiuto; vengono avvisati della vicenda il direttore del carcere di Frosinone, Francesco Cocco, e il magistrato di Sorveglianza di Frosinone.

Tramite Cocco la situazione viene ulteriormente segnalata all'Asl di Frosinone e al magistrato di Sorveglianza e al provveditorato regionale del Lazio. Nonostante la denuncia del blog, Vincenzo scrive ancora una volta, raccontando che nessuno è ancora concretamente intervenuto. Alfredo Cosco - il titolare del seguitissimo blog - racconta che mai come in questo caso, ci sono stati continui appelli e mai, sempre come in questo caso, un domani, di fronte a una ipotetico malaugurato epilogo negativo di questa storia, non si potrà dire che non si sapeva nulla.

 
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