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Ravenna: "La giustizia negli Usa", incontro con lo scrittore ex-detenuto Karl Guillen PDF Stampa
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ravennanotizie.it, 14 ottobre 2015

 

L'associazione culturale Galla & Teo domenica 18 ottobre ospiterà Karl Guillen, scrittore ed ex-detenuto americano, per un'intervista pubblica presso la Sala Polivalente della parrocchia San Severo, a Ponte Nuovo. All'incontro, che comincerà alle ore 17.30, prenderà parte anche Olivier Turquet, direttore dell'associazione editoriale Multimage. In seguito al dibattito sarà proposta una lettura di brani dell'autore da parte di alcuni ragazzi del gruppo teatrale.

L'ingresso è libero e al termine dell'iniziativa verrà allestito un rinfresco per tutti i partecipanti. Spiegano gli organizzatori: "Karl Guillen è attualmente in Italia per una serie di incontri che vedono protagonista la sua intensa esperienza carceraria in Arizona: un'ingiusta condanna a 25 anni di reclusione, di cui 18 in isolamento. Nonostante fosse finito vittima di un sistema complesso di accuse e false dichiarazioni, Karl si è sempre mantenuto forte della sua innocenza. Durante la reclusione era, tuttavia, finanziariamente impossibilitato a permettersi una buona difesa legale, perciò la sua situazione economica ha finito per aggravare i suoi tentativi di essere degnamente giudicato a processo.

In carcere Karl ha studiato, dipinto e scritto molto. Ha subito e raccontato la violenza fisica e psicologica delle guardie carcerarie, che distruggevano i suoi appunti, le sue macchine da scrivere e minavano gravemente la sua dignità di essere umano. L'aiuto giunge proprio dall'Italia, quando nel 1999 l'editore Multimage pubblica il suo primo libro, Il tritacarne. Il titolo fa riferimento ad una metafora che rappresenta il sistema giudiziario americano, il quale riceve un ottimo ritorno economico attraverso le incarcerazioni e ignora l'obbligo morale di concedere ai detenuti una condizione dignitosa.

Il ricavato delle vendite del libro e la generosità del Comitato per la Difesa di Karl Guillen finanzieranno le spese legali, che lo aiuteranno ad evitare la pena di morte e lo porteranno alla liberazione nel 2013. Oltre al primo libro, sono uscite altre due pubblicazioni ad opera di Multimage, ancora riguardanti l'esperienza del carcere: Il sangue d'altri, che riprende i temi autobiografici del primo volume, e Five things: cinque cose, una raccolta di poesie".

Galla & Teo è un'associazione culturale nata a Ravenna nel 2002, il cui impegno consiste nell'organizzazione di laboratori teatrali, rivolti a bambini e adolescenti, divisi in gruppi di attività a seconda dell'età dei partecipanti. La vicinanza alle fasce giovani e la convinzione che il teatro abbia un grande potenziale educativo, ha portato alcuni soci ad impegnarsi nell'organizzazione di un incontro con Karl Guillen, affinché la sua esperienza possa essere condivisa con chiunque, giovane o meno, sia disposto ad ascoltare questa storia vera e toccante.

Ravenna ha già conosciuto Karl Guillen a giugno grazie ad un incontro organizzato dalla Coalizione Italiana contro la Pena di Morte, il cui aiuto è stato fondamentale anche in questa occasione per permettere a Galla & Teo di contattare l'ospite. Coalit collabora tutt'ora con Karl e altre associazioni umanitarie allo scopo di promuovere l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo.

 
L'Aquila: poesia nelle carceri, il 23 i vincitori del Premio "Bonanni", sezione detenuti PDF Stampa
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news-town.it, 14 ottobre 2015

 

Ci si avvicina al premio letterario "Laudomia Bonanni", sostenuto dalla Bper, che da nove stagioni anima l'autunno aquilano. La giuria del premio intitolato a Laudomia Bonanni ha decretato i vincitori della IX edizione del premio di poesia a tempo libero, riservato ai detenuti dei penitenziari italiani, e organizzato in collaborazione con il Ministero della Giustizia e la casa circondariale nella frazione aquilana di Preturo.

Primo classificato è Carmelo La Licata, della casa circondariale di Voghera-Pavia, secondo è Mario Trudu (San Gimignano-Siena), terzo classificato è Noris Buzdugan, detenuto alle "Costarelle" dell'Aquila. La premiazione dei vincitori avverrà venerdì 23 ottobre, alle ore 15.30, presso il teatro della Casa circondariale dell'Aquila, alla presenza del poeta Charles Simic, ospite d'onore della XIV edizione della manifestazione.

 
Bologna: teatro del Pratello, manca messa in sicurezza dello spazio per il pubblico PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 14 ottobre 2015

 

Invece degli spettacoli sarà realizzata una video fiction. Dal Provveditorato alle opere pubbliche impegno a trovare soluzione per il 2016: possibile anche la ristrutturazione di spazi diversi, più idonei. L'attività del Teatro del Pratello, all'interno dell'Istituto penale minorile di Bologna, per i ragazzi non è solo "una importante e irripetibile occasione di crescita personale e sviluppo di competenze manuali, espressive e comunicative" ma anche una "prima possibilità di approccio al lavoro con un regolare contratto, seppure limitato nel tempo delle repliche teatrali".

Per questo motivo non può che essere accolto con soddisfazione l'impegno del Provveditorato regionale alle opere pubbliche a "proporre, in tempi congrui con la programmazione delle attività per il 2016, soluzioni idonee, anche se transitorie, e rispettose delle prescrizioni", compresa anche "la ristrutturazione di locali al piano superiore che risulterebbero, a detta dei tecnici, più adatti all'attività teatrale".

Ad annunciare questa svolta nella vicenda è Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale, che già nel luglio 2015, dopo una visita all'Istituto, si era confrontata con la direzione del Pratello sulla dichiarazione di inidoneità dei locali da parte dei Vigili del fuoco.

Oggi, spiega Bruno, "in attesa della messa in sicurezza dell'ex Chiesa per l'accesso del pubblico pagante, le attività di laboratorio teatrale sono state attivate e sono in corso. Al posto degli spettacoli aperti al pubblico sarà realizzata una video fiction, con gli studenti di istituti superiori e personalità della cultura e della magistratura bolognese- aggiunge la Garante-, il tutto finanziato con i contributi dell'amministrazione penitenziaria e di altri soggetti pubblici e non". Per la figura di garanzia dell'Assemblea legislativa regionale, "ben venga l'appello al sindaco di Bologna diffuso in rete per sollecitarlo a farsi garante di una ripresa degli spettacoli al pubblico, almeno per l'anno 2016", in ogni caso - avverte - "il Provveditorato delle opere pubbliche si è impegnato a proporre in tempi congrui con la programmazione delle attività per il 2016 soluzioni idonee, anche se transitorie, e rispettose delle prescrizioni, così come si è impegnato a revisionare i progetti in essere per la ristrutturazione di locali al piano superiore che risulterebbero, a detta dei tecnici, più adatti all'attività teatrale".

 
Milano: presentazione del Primo trofeo di calcio a 11 delle carceri milanesi PDF Stampa
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La Presse, 14 ottobre 2015

 

"Questo trofeo ha avuto una genesi particolare. Ci siamo chiesti: Perché non mettiamo insieme l'Olimpiade delle carceri? L'idea era bella, ma c'erano delle difficoltà oggettive, così abbiamo ripiegato su un trofeo del carcere. Questa cosa non era mai stata fatta, il nostro intento era di coinvolgere tutti i ragazzi delle carceri, ma farli uscire dal Beccaria è diventato difficoltoso, e anche da San Vittore. Hanno aderito anche gli agenti della polizia penitenziaria, e i carceri di Opera e Bollate porteranno fuori i detenuti".

Così Roberto Baroni, dell'associazione "Dico no alla droga", alla presentazione del Primo trofeo di calcio a 11 dei carceri milanesi, promosso da sottocommissione carceri Comune di Milano e commissione sport e benessere del Comune di Milano. I partecipanti sono i detenuti della casa di reclusione di Bollate e di Opera, e gli agenti della casa di reclusione di Bollate, di Opera, gli agenti dell'Ipm Beccaria e gli agenti della casa circondariale San Vittore. Il torneo si svolgerà mercoledì 14 ottobre presso il centro sportivo Carraro di via dei Missaglia 146.

"Alle ore 13 di domani ci sarà la coppa istituzioni con la rappresentanza del consiglio comunale e con Enrico Lupatini delle Acli che coordina le squadre del consiglio comunale. Ogni istituto dovrà fornire un paio di detenuti e di agenti penitenziari per dare vita a questa coppa istituzionale. Lupatini ha creato una manifestazione che travalica qualsiasi colore, senza nessuna connotazione politica - continua Baroni - Voglio ringraziare la commissione sport e benessere, che ha dato un grosso appoggio, c'è stata anche un'organizzazione tecnica da parte delle Acli davvero notevole, tutti hanno aderito in maniera totale. Siamo felici perché abbiamo avuto un'adesione da parte di tutti gli istituti di pena milanese. Arriveranno anche le divise dei nostri ragazzi, vi aspettiamo domani".

 

Fabozzi: dobbiamo favorire il benessere personale dei detenuti

 

"L'amministrazione ha due obiettivi: dobbiamo motivare il benessere personale dei detenuti, favorirlo al limite del possibile, e questa mi sembra una buona occasione, L'altro obiettivo è fornire ai detenuti l'opportunità per mettersi in gioco e uscire dalle mura penitenziarie. Lo sport, il calcio, il confrontarsi sul campo è una buona cosa per loro. Ho sposato questa proposta da subito, abbiamo rimosso qualche piccolo ostacolo che c'era". Così Aldo Fabozzi, provveditore dell'amministrazione penitenziaria, alla presentazione del Primo trofeo di calcio a 11 dei carceri milanesi, promosso da sottocommissione carceri Comune di Milano e commissione sport e benessere del Comune di Milano. I partecipanti sono i detenuti della casa di reclusione di Bollate e di Opera, e gli agenti della casa di reclusione di Bollate, di Opera, gli agenti dell'IPM Beccaria e gli agenti della casa circondariale San Vittore. Il torneo si svolgerà mercoledì 14 ottobre presso il centro sportivo Carraro di via dei Missaglia 146.

 

Manzelli: vorrei che San Vittore fosse esempio per tutti

 

"A giugno abbiamo già realizzato 'l'open day dello sport' e domani sarà un'altra giornata di sport realizzata nella città da parte dei detenuti e degli operatori, è un grande passo avanti nell'integrazione degli istituti penitenziari nel territorio milanese. Mai come oggi dobbiamo vincere e portare avanti questa sfida. Spero di poter essere di esempio per gli altri durante il gioco, che ci sia rispetto dell'avversario e delle regole del gioco. E di questo vado fiera, perché quando abbiamo organizzato altre partite c'è sempre stato il massimo rispetto per tutti, quindi spero saremo di buon esempio anche stavolta". Così Gloria Manzelli, direttore della casa circondariale San Vittore, alla presentazione del Primo trofeo di calcio a 11 dei carceri milanesi, promosso da sottocommissione carceri Comune di Milano e commissione sport e benessere del Comune di Milano. I partecipanti sono i detenuti della casa di reclusione di Bollate e di Opera, e gli agenti della casa di reclusione di Bollate, di Opera, gli agenti dell'IPM Beccaria e gli agenti della casa circondariale San Vittore. Il torneo si svolgerà mercoledì 14 ottobre presso il centro sportivo Carraro di via dei Missaglia 146.

 

Siciliano: per carcere Opera importante integrarsi nel territorio

 

"Per noi è molto importante esserci, il carcere di Opera sta cercando di integrarsi nel complesso territoriale e cittadino e credo che ci stia riuscendo. Quella di domani è una importante occasione in cui stiamo insieme agli altri e creiamo una rete che riguarda sia gli operatori che i detenuti. Il risultato è importante, abbiamo coinvolto tantissimi detenuti nei tornei più svariati, da noi lo sport è in sofferenza, ma sappiamo bene che sta diventando un'attività fondamentale e trainante. Ringraziamo il Comune per il suo grande apporto e la sua spinta, è una presenza a cui noi teniamo moltissimo". Così Giacinto Siciliano, direttore del carcere di Opera, alla presentazione del Primo trofeo di calcio a 11 dei carceri milanesi, promosso da sottocommissione carceri Comune di Milano e commissione sport e benessere del Comune di Milano. I partecipanti sono i detenuti della casa di reclusione di Bollate e di Opera, e gli agenti della casa di reclusione di Bollate, di Opera, gli agenti dell'IPM Beccaria e gli agenti della casa circondariale San Vittore. Il torneo si svolgerà mercoledì 14 ottobre presso il centro sportivo Carraro di via dei Missaglia 146.

 
Immigrazione: la paura della gente non è una colpa PDF Stampa
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di Aldo Cazzullo

 

Corriere della Sera, 14 ottobre 2015

 

La paura forse non è la più nobile delle attitudini; ma non è una colpa. Non va alimentata e usata, come fa la Lega. Ma non va neppure negata e rimossa, come fa la sinistra e anche una parte del mondo cattolico. La paura si vince rimuovendone le cause.

Oggi molti italiani hanno paura delle migrazioni non perché siano ostili alle persone dei migranti, ma perché vedono che l'emergenza è gestita male, e soprattutto non ne vedono la fine. L'impressione è che il governo e gli enti locali stentino a organizzare sia l'accoglienza, sia i rimpatri; e soprattutto non riescano a disegnare un orizzonte che dia ai cittadini quella sicurezza anche psicologica senza cui l'integrazione resta utopia. Il tentativo di coinvolgere l'Europa sta dando i primi risultati. Ma gli italiani sanno che le guerre civili nel Nordafrica e in Medio Oriente non sono affatto finite, che per stabilizzare l'area serviranno anni se non decenni; e non intravedono ancora né le regole né le azioni che consentano di salvare i profughi, sottraendoli ai trafficanti di uomini, e di selezionare all'origine i "migranti economici", distinguendo le figure professionali di cui l'Italia ha bisogno dalla massa che andrebbe fermata o rimandata indietro.

I migranti non arrivano in un Paese prospero, coeso, sereno.

Si affacciano in un'Italia che vive un vero e proprio dopoguerra. La crisi ha lacerato in modo devastante il tessuto industriale e sociale, soprattutto al Nord, soprattutto in provincia. Le reazioni emotive di fronte a migranti che non si sono ancora neppure visti, come nel paese rosso di Badia Prataglia sull'Appennino toscano, e gli scontri tra i parroci che li accolgono e i sindaci che li respingono, come a Bondeno, in riva al Po, non sono conseguenze del razzismo, ma dell'insicurezza. Che cresce proprio perché nella discussione pubblica non viene considerata, bensì liquidata con un'alzata di spalle o uno sguardo di commiserazione.

Sui media tende a prevalere una visione irenica e spensierata dell'immigrazione, tipica di una élite per cui gli stranieri sono colf a basso costo e chef di ristoranti etnici; tanto i figli vanno alla scuola internazionale, e i nonni nella clinica privata. L'immigrazione può rivelarsi un sollievo per il sistema produttivo, ma comporta un prezzo, tutto a carico delle classi popolari, chiamate a combattere ogni giorno una guerra tra poveri per il posto all'asilo, il letto in ospedale, la lista d'attesa al pronto soccorso, e pure la casa e il lavoro.

Certo, alle società esangui e anziane d'Europa servono le energie formidabili che salgono dalle sponde meridionali e orientali del Mediterraneo. Ma non è forse cinica la logica di rimpiazzare con i nuovi venuti i bambini che gli italiani non fanno più, anziché sostenere la maternità o almeno mettere in condizione le donne di scegliere liberamente?

Anche sull'apporto dei migranti all'economia è nata una retorica, ridimensionata sul Financial Times da Martin Wolf, editorialista britannico orgogliosamente figlio di profughi: per coprire i buchi del welfare e della previdenza l'Europa dovrebbe accogliere in pochi anni decine di milioni di stranieri. Che non sbarcano nelle vaste praterie deserte d'America, ma in Paesi - come il nostro - montuosi e densamente antropizzati, cioè popolati da secoli non solo dall'uomo e dalle sue opere ma da memorie e culture, retti su equilibri precari da ricostruire ogni volta. Così diventano simboli anche l'altalena contesa nel giardino di Padova chiuso tra il campo profughi e l'asilo, o la rivolta di Gorizia in difesa del parco che custodisce i segni drammatici della sua storia, trasformato in bivacco.

C'è da essere orgogliosi del modo in cui molti italiani stanno reagendo. Volontari laici e cattolici fanno un grande lavoro, spesso sopperendo alle lacune della pubblica amministrazione. E gli uomini in uniforme continuano a salvare vite, dovere giuridico e morale che in nessun caso può mai venire meno. Ma lo Stato, insieme con gli altri Paesi europei, deve fare molto altro: alleggerire il peso che grava sulle nostre frontiere, organizzando il viaggio dei profughi e il respingimento dei clandestini; e far funzionare la macchina dell'integrazione, legando i diritti ai doveri, che comprendono la conoscenza e il rispetto dei nostri valori, a cominciare dall'uguaglianza tra uomo e donna. Forse don Abbondio aveva torto: il coraggio uno se lo può dare. A patto di rispettare la paura ed eliminarne le ragioni.

 
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