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Toscana: il Garante regionale dei detenuti, Franco Corleone, in visita a Porto Azzurro PDF Stampa
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di Paola Scuffi

 

parlamento.toscana.it, 16 settembre 2015

 

Oggi alle ore 11.00 inizia il sopralluogo alla casa circondariale dell'isola d'Elba. "Una visita sotto i migliori auspici", così Franco Corleone, Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, ha definito il sopralluogo alla casa di reclusione di Porto Azzurro, in programma per oggi. "Finalmente a Porto Azzurro la richiesta pressante di un direttore stabile è stata ascoltata - ha commentato Corleone - Francesco D'Anselmo è direttore a tempo pieno ed è importante per un carcere che è stato abbandonato a se stesso, tanto da essere definito grande promessa".

La terza visita sull'isola è caratterizzata anche da un altro fatto positivo: la nomina del garante dei detenuti di Porto Azzurro Nunzio Marotti. "Mi auguro di trovare condizioni nuove, per sperimentare nodi strutturali e di vita - ha affermato Corleone - il carcere ospita 248 detenuti ed ha una capienza di 363, occorre capire cosa fare in un'isola, quindi lavorare per una fortezza come occasione di incontro tra liberi e ristretti". Il Garante regionale, nel sopralluogo a Porto Azzurro, sarà accompagnato dal locale garante e dal garante di Livorno Marco Solimano.

 

Meno detenuti ma non aumenta qualità vita

 

"In Toscana i detenuti e le detenute in carcere sono oggi circa 3.000 unità, rispetto alle oltre 4.500 del 2010-2011. A questa diminuzione di presenze, però, non ha corrisposto un aumento significativo della qualità della vita". Lo ha ricordato il garante toscano per i diritti dei detenuti Franco Corleone, illustrando alla commissione affari istituzionali del consiglio regionale, presieduta da Giacomo Bugliani (Pd), l'attività svolta nel corso del 2014. Corleone, spiega una nota, ha rilevato, fra l'altro, che rimane critica la situazione strutturale degli edifici penitenziari, mentre l'assistenza sanitaria non viene garantita in modo omogeneo, dal punto di vista delle attrezzature e degli spazi, ma anche in termini di orari e presenze.

La componente femminile, pari a circa il 4,2% della popolazione detenuta, vive inoltre una condizione di marginalità pesante. Non è, infine, stato ultimato il processo di chiusura dell'Ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo fiorentino, con il passaggio degli internati dal regime carcerario a quello sanitario. L'impegno per l'anno in corso si svilupperà, in particolare, sulla riabilitazione dei sex offenders, detenuti per reati sessuali ai danni di donne e minori, sulle problematiche specifiche per i detenuti stranieri e per i tossicodipendenti, sulle criticità dei trattamenti sanitari obbligatori. La commissione, in una proposta di risoluzione licenziata a maggioranza, esprime "apprezzamento per l'attività svolta dal Garante regionale" e ribadisce l'impegno assunto con la sua istituzione "a contribuire ad assicurare la finalità rieducativa della pena ed il reinserimento sociale dei condannati".

 
Napoli: "la camorra è il dato costitutivo della città". Le parole di Bindi diventano un caso PDF Stampa
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di Virginia Piccolillo

 

Corriere della Sera, 16 settembre 2015

 

"O putiferio". A Napoli lo definiscono così il clamore scatenato dalle parole di Rosy Bindi, presidente dell'Antimafia: "La camorra è un elemento costitutivo della società e della storia napoletana".

E al termine della trasferta della commissione bicamerale nel capoluogo partenopeo, sono piovute proteste e censure. "La camorra non è nel Dna dei napoletani che non hanno una propensione al crimine", ha esordito il procuratore Giovanni Colangelo.

"Dovrà spiegare quella frase. Quando l'ho letta sono saltato sulla sedia", ha rincarato il sindaco, Luigi de Magistris. E il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha chiosato: "Un'offesa sconcertante nei confronti dei napoletani".

Ma Rosy Bindi controreplica: "Se qualcuno si è offeso non posso chiedere scusa. Mai parlato di Dna, ma di camorra come elemento costitutivo. Non si può fare la storia di Napoli senza fare la storia della camorra, così come non si può fare la storia dell'Italia senza fare la storia delle mafie. Sentirsi offesi per questo è il primo regalo che possiamo fare alle mafie".

La difende Roberto Saviano che durante la puntata di Ballarò dice: "Forse è stata mal interpretata, qualcuno ha creduto che si facesse riferimento al Dna dei meridionali o dei napoletani ma non credo che abbia fatto riferimento a questo". Tutto era nato da un'analisi tracciata dalla Bindi al termine del primo giorno di trasferta della commissione nella città partenopea: "Non ripartirà l'Italia se ci saranno queste diseguaglianze e se noi non ci convinceremo che questa è una parte d'Italia che va accompagnata per riscattare vite umane. Il Mezzogiorno deve essere definitivamente adottato da questo governo nazionale", aveva detto la presidente Antimafia.

E ancora: "Questo è il tessuto nel quale le mafie crescono, hanno futuro e fanno fortuna". Ieri le polemiche. La "criminalità rappresenta una minima percentuale della popolazione rispetto ai cittadini che vogliono vivere in pace. È una manifestazione patologica e non fisiologica della società napoletana; la delinquenza fa più rumore dei cittadini che vogliono vivere in pace", ha precisato il procuratore Colangelo.

Ancora più indignato, de Magistris: "La cultura, la storia, il teatro, l'umanità sono l'elemento costitutivo della città di Napoli, della Campania e del Mezzogiorno. Altro è dire camorra: è diventata forte come le mafie perché per troppo tempo sono andate a braccetto con la politica e con centri di potere. Oggi la camorra non ha più rapporti con l'amministrazione comunale. E a Napoli è iniziato un riscatto che porterà alla sconfitta della camorra. Trovo offensive, aberranti e false le affermazioni della Bindi". "Napoli ha tantissimi elementi costitutivi - ammette la Bindi, ha ragione il sindaco, come ne ha l'Italia. Ma hanno anche la camorra e le mafie. Se neghiamo il dato costitutivo, loro vinceranno".

Quanto ai legami con la politica contesta: "Non credo che Rosa Russo Iervolino o Bassolino abbiano mai interloquito o offerto una sponda alla camorra". Contro Bindi anche i segretari dei circoli napoletani del Pd: "Rischia di aprire la porta alla rassegnazione".

Amaro il giudizio di don Maurizio Patriciello, prete della "Terra dei fuochi": "Oltre al danno anche la beffa. Se la Campania è diventata la pattumiera d'Italia la colpa è dei cittadini? Se lo Stato pone l'accento sul lavoro la camorra resterà un sogno". Con Bindi, invece, l'ex governatore Stefano Caldoro: "Ha avviato una riflessione. Non vedo lo scandalo".

 
Bologna: i manicomi criminali sono un brutto ricordo, benvenuti alla "Rems" PDF Stampa
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di Rosario Di Raimondo

 

La Repubblica, 16 settembre 2015

 

Chiusi i vecchi Opg, a Bologna c'è la "Casa degli Svizzeri". Stanze colorate e ping pong: per essere liberi di guarire. Fuori il filo spinato e le guardie, a ogni ora del giorno e della notte. Dentro le stanze col bagno in camera, la cucina, la sala ricreativa, psichiatri e infermieri. Una terra di mezzo, dove chi la abita è sospeso tra reclusione e libertà.

Da quasi sei mesi, in via Terracini, prima periferia di Bologna, sorge la Rems. Una residenza gestita dall'Ausi che ospita persone "socialmente pericolose", che hanno commesso reati gravi (omicidi, tentati omicidi, lesioni, danni al patrimonio) ma hanno anche serissimi disturbi psichiatrici e non possono andare in carcere. In una parola, gli "internati". Sono dodici, nove uomini e tre donne. Vivono qui per via della chiusura degli ospedali giudiziari (gli Opg come quello di Reggio Emilia), i "manicomi criminali", gironi infernali e disumani che in passato hanno fatto guadagnare all'Italia richiami per violazione dei diritti umani.

La "Casa degli svizzeri" - così si chiama la residenza - è immersa nel verde, alla fine di un viale alberato. Una guardia giurata della Coopservice viene ad aprire. Un gruppetto di ospiti è seduto in giardino, fuma e chiacchiera. Altri due sono in cucina, apparecchiano la tavola per il pranzo. Libertà è anche sentirsi utili. Roberto (cambiamo il nome per rispetto della sua privacy) lo sa bene. È sulla quarantina, barba incolta e parlata toscana. Prima "dell'incidente" - lui lo chiama così - prima insomma di finire in carcere, faceva il meccanico. Poi la galera e il trasferimento a Bologna. "All'inizio ero disorientato, mi stupivo anch'io di questa libertà. La prima cosa che ricordo è la doccia: finalmente ne ho fatta una come si deve!".

Lui e i suoi "compagni" organizzano, periodicamente, una riunione per discutere gli "ordini del giorno" su ciò che serve, perché "da noi si dice che il porto è fatto dai marinai". Ci sono persone, qui dentro, che vivevano in stanze da tre letti infilati in nove metri quadri, che rischiavano di finire in barelle di contenzione con dei buchi all'altezza del bacino. E adesso approvano ordini del giorno. Dormono in stanze che non sono indicate per numeri ma per colori (la verde, la lilla, l'arancione...): al primo piano le donne, al secondo gli uomini.

Ogni camera è doppia o singola con il bagno personale. In una, sul comodino accanto al letto, è poggiata una fotografia: due persone ridono e si abbracciano. Dentro la Rems si può leggere, giocare a biliardino o ping pong. C'è la tv, si organizzano cineforum, verrà presto allestita una piccola palestra. Una stanza serve per le udienze con il magistrato.

Sì, perché da qui si deve uscire. È un luogo di riabilitazione, questo, non di lenta tortura. Quattro ospiti in sei mesi sono già entrati in percorsi alternativi, una percentuale alta. "Fanno parte di progetti nel territorio - racconta Claudio Bartoletti, responsabile sanitario, che ci guida per i corridoi col direttore sanitario dell'Ausi Angelo Fioritti e la coordinatrice infermieristica Velia Zulli. Tre dei nostri ospiti sono arrivati da Reggio. Ce li avevano descritti come ragazzi che picchiavano tutti. Mai successo un episodio di violenza. È passato a trovarli un cappellano che li conosce, non credeva ai suoi occhi".

La "Casa degli Svizzeri" è anche legata a due episodi che hanno sollevato polemiche. Prima un internato che è uscito da solo (da lì la decisione del filo spinato sulle palizzate), poi un altro che si è allontanato di recente mentre era in giro con l'assistente sociale: imprevisti che - dicono gli esperti - purtroppo possono accadere. Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna (che ha la facoltà di revocare o attenuare le misure di sicurezza) fa un bilancio positivo dei primi mesi: "Queste strutture servono, con responsabilità, al reinserimento sociale, grazie a diverse forme come le comunità o le case-famiglia. In questo l'Emilia Romagna è un esempio. Gli inconvenienti sono da mettere in conto. Ma ricordiamoci sempre che veniamo da situazioni oscene in giro per l'Italia. Finora è stato un successo".

 
Torre Annunziata (Na): aule senza gabbie e detenuti ammanettati in mezzo ai testimoni PDF Stampa
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di Salvatore Piro

 

lostrillone.tv, 16 settembre 2015

 

Nuova "rivolta" degli avvocati torresi. La Camera Penale: "Condizioni inaccettabili. Scioperiamo altri tre giorni". Un'altra astensione da tutte le udienze penali. L'ennesima proclamata in un solo anno: stop a tutti i processi nei giorni 30 settembre, 1 e 2 ottobre prossimi al Palazzo di Giustizia di Torre Annunziata.

Lo ha deciso nell'ultima seduta il Consiglio Direttivo della Camera Penale oplontina (l'associazione, presieduta dall'avvocato Antonio Cesarano, che raccoglie la maggior parte dei legali del Circondario) in protesta fin dal giorno del "restyling" del tribunale di Corso Umberto, dopo l'accorpamento delle Sedi distaccate di Castellammare di Stabia, Gragnano, Torre del Greco e Sorrento.

Un tribunale nuovo nel "look", ma sovraffollato e ancora da completare, anche per l'ultima interdittiva antimafia (la terza) che ha colpito la "Grumic srl", la società che avrebbe dovuto finire i lavori, in subappalto dal Comune di Torre Annunziata, entro il 31 dicembre 2015.

Con "buona pace" delle sole aule più grandi ubicate al primo piano (la "Siani" e la "Nitrato Izzo", ndr), destinate alle udienze collegiali, le altre al piano terra sono addirittura "indecorose". Così recita senza mezzi termini il nuovo documento siglato dal Direttivo della Camera Penale, che terminerà lo "sciopero" solo il 2 ottobre, con un'Assemblea Generale degli iscritti convocata alle 9 di mattina al Palazzo di Giustizia.

Gli avvocati di Torre Annunziata protestano soprattutto per "il concreto pericolo per la sicurezza". Tanti, infatti, i processi che si tengono senza gabbie per i detenuti, costretti addirittura a mischiarsi ai testimoni in stanzette misere, di 30 metri quadri al massimo: senza finestre, aperture o divisioni di sorta.

"I detenuti spesso sono in piedi - conclude la missiva inviata, tra gli altri, anche al Ministro della Giustizia Andrea Orlando - ammanettati in mezzo ai testi, alle persone offese ed agli stessi avvocati. Ciò in evidente spregio alle più elementari regole di dignità e decoro". Lo stato di agitazione, dopo l'ultimo "sciopero" pre-ferie del 23 luglio scorso, continuerà a singhiozzo finché "il Governo in primis" non si occuperà, di fatto, di una questione divenuta ormai critica.

 
Foggia: Ce.Se.Vo.Ca. "Lib(e)ri Dentro", la storia di Nicola Stame raccontata ai detenuti PDF Stampa
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Ristretti Orizzonti, 16 settembre 2015

 

I detenuti hanno incontrato Lello Saracino, autore del libro sul "tenore partigiano" foggiano, nell'ambito delle attività realizzate nelle case Circondariali di Capitanata dal Ce.Se.Vo.Ca. Le future attività del Centro Servizi per il Volontariato in ambito penitenziario.

La storia eroica e tragica del "tenore partigiano" Nicola Stame ha affascinato per circa due ore i detenuti della Casa Circondariale di Foggia. Nell'ambito di "Lib(e)ri dentro", attività nata da una costola del Progetto "Innocenti Evasioni", il Ce.Se.Vo.Ca. (Centro Servizi per il Volontariato di Capitanata), in collaborazione con la libreria Ubik, ha organizzato la presentazione del libro scritto dal giornalista foggiano Lello Saracino presso il teatro dell'Istituto Penitenziario.

L'introduzione è stata affidata a Saverio Russo, docente di Storia Moderna e Presidente della Fondazione Banca del Monte, che da circa due anni sostiene attività di volontariato nei tre Istituti di Pena della provincia di Foggia, con il coordinamento del Ce.Se.Vo.Ca.. All'incontro, tenutosi lunedì scorso, hanno partecipato oltre 50 detenuti del Nuovo Complesso e della Sezione Reclusione, che hanno ascoltato il racconto della vita di Stame.

"Arrestato nel gennaio 1944, il partigiano foggiano passò per le famigerate stanze di via Tasso, dove le SS torturavano gli antifascisti, poi finì al carcere di Regina Coeli. Ogni sera - ha ricordato Saverio Russo, presentando il libro di Saracino - nella sua cella, cantava arie d'opera per infondere coraggio ai compagni di prigionia.

Tra questi, un giorno, capitò anche un giovane trasteverino, che a sua volta sarebbe divenuto cantante, uno dei più famosi della musica leggera italiana: Claudio Villa". Lello Saracino ha scandito il suo racconto proiettando fotografie, alcune anche molto forti, che hanno suscitato meraviglia tra i presenti. Ha spiegato il difficile lavoro di raccolta delle fonti ma anche i rapporti con l'ispiratore del libro, Mario Napolitano e con la famiglia di Stame.

"L'incontro è andato molto bene - spiega il direttore del Ce.Se.Vo.Ca., Roberto Lavanna - i reclusi sono stati molto attenti, nonostante l'argomento storico fosse impegnativo e alla fine hanno posto delle domande all'autore. Qualcuno ha persino espresso la volontà di andare in visita alle Fosse Ardeatine".

"Il lavoro di promozione del volontariato nel mondo penitenziario è uno dei settori su cui il Ce.Se.Vo.Ca. si sta concentrando maggiormente nell'ultimo periodo - aggiunge il Presidente, Pasquale Marchese - abbiamo promosso complessivamente sette progetti nei tre Istituti di Capitanata e nel futuro sono in programma nuove attività".

Al momento, è all'attenzione del direttore del Carcere di Foggia la nuova edizione del Progetto "Innocenti Evasioni", realizzato dallo scorso anno nella sezione AS da Michele Paglia e Raffaele Falcone del Centro Studi Diomede di Castelluccio dei Sauri e da Annalisa Graziano, responsabile Promozione del Volontariato del Ce.Se.Vo.Ca. e che nella quarta annualità vedrà anche la collaborazione dell'Ass. Formaidea. "L'obiettivo - spiega Marchese - è quello di incoraggiare riflessioni critiche nei detenuti rispetto alle proprie esperienze di vita, grazie al confronto con le vicende raccontate sui quotidiani e in brevi saggi di attualità".

È in attesa delle ultime autorizzazioni, invece, il progetto "Spiriti Liberi - Ri-scatti d'autore nel mondo penitenziario foggiano" che il Ce.Se.Vo.Ca. ha ideato nell'ambito delle iniziative a carattere culturale e artistico, finalizzate a portare all'esterno spunti di riflessione e conoscenza sul mondo del carcere e delle persone detenute o in pena alternativa, attraverso linguaggi di maggior impatto comunicativo e di più facile penetrazione.

"Gli scatti, affidati a Giovanni Rinaldi - spiegano dal Ce.Se.Vo.Ca. - saranno realizzati sia durante le attività previste dall'Area Trattamentale dell'Istituto, con particolare attenzione a quelle realizzate da volontari, che durante momenti di quotidianità della popolazione detenuta. Una sezione della mostra sarà poi dedicata all'Esecuzione Penale Esterna, con il coinvolgimento degli affidati di UEPE Foggia (Ufficio Esecuzione Penale Esterna). Un progetto reso possibile grazie alla disponibilità del Direttore del carcere di Foggia, Mariella Affatato, sempre attenta alle sollecitazioni del mondo del Terzo Settore così come del personale dell'Area Educativa e degli operatori della Polizia Penitenziaria, che ci accompagnano nelle attività quotidiane. Stessa grande disponibilità del direttore di Uepe, Angela Intini e dei funzionari dell'Ufficio, con cui da anni collaboriamo e realizziamo progetti importanti per la comunità di Capitanata e con cui si è subito attivata un'importante sinergia". Innocenti Evasioni e la mostra saranno realizzati grazie al sostegno della Fondazione Banca del Monte di Foggia.

 
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