Lunedì 13 Luglio 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Eboli (Sa): "MusIcatt al castello", iniziativa a sostegno del progetto per i padri detenuti PDF Stampa
Condividi

salernonotizie.it, 16 settembre 2015

 

È stata presentata nell'aula consiliare del comune di Eboli, la serata di beneficenza organizzata presso l'Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze a supporto del progetto "Genitori senza Barriere", un percorso di sostegno alla genitorialità dei padri reclusi nel penitenziario ebolitano.

"MusIcatt al Castello - BandeAmì canta De Andrè" è un concerto di beneficenza che si terrà sabato 19 settembre a partire dalle ore 20 nel cortile del Castello Colonna, sede dell'Icatt. I proventi della raccolta fondi spontanea saranno devoluti per l'acquisto di giochi destinati ad attrezzare l'area del carcere in cui si svolgono gli incontri tra i detenuti e i loro figli.

L'evento è stato inserito nel calendario di iniziative della Fondazione De Andrè ed è organizzato in collaborazione con il Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Casa di reclusione Icatt, con il patrocinio del comune di Eboli. L'ingresso alla serata è gratuito ma con prenotazione obbligatoria indicando i propri dati anagrafici necessari per l'accesso all'area penitenziaria. Per prenotarsi, rivolgersi al 3397488366.

Messo fortemente in discussione dall'esperienza della reclusione, quello della genitorialità è un aspetto ancor più delicato sia per chi si vede privato del contatto col proprio papà sia per l'esclusione del genitore dalla funzione paterna, nel caso specifico dei detenuti dell'Icatt.

"Come istituzione penitenziaria promuoviamo programmi di reinserimento sociale che abbracciano anche le relazioni umane -spiega Rita Romano, direttrice Icatt. Sosteniamo azioni volte a ricucire lo strappo che inevitabilmente in alcuni casi si crea con le famiglie. Chi ha scontato il proprio debito con la giustizia ha diritto a essere reintrodotto a pieno titolo nella società".

"Genitori senza barriere" è un progetto che l'Icatt porta avanti dal maggio 2014 e che vede coinvolti circa 20 detenuti. Il percorso di sostegno alla genitorialità è seguito dalla psicologa e criminologa clinica Angela Mastrolorenzo, l'educatrice e counsellor Enza La Padula e la sociologa e counselor Raffaella Terribile che dichiara: "Anche i detenuti hanno il diritto e il dovere di sentirsi genitori.

Una prima fase del progetto è incentrata sulla presa di coscienza del proprio ruolo nel contesto familiare e sulla conseguente assunzione di responsabilità in tal senso. Molti detenuti non hanno conosciuto i loro figli perché quando questi sono nati loro erano già in carcere. Ciò crea una maggiore difficoltà a entrare in relazione con i bimbi, rapporto che cerchiamo di facilitare. Una seconda fase del progetto riguarda un percorso di accompagnamento al di fuori dell'istituto penitenziario entrando nel merito delle relazioni con l'intero nucleo familiare".

A rendere più armoniosi gli incontri con i figli degli ospiti dell'Icatt punta il concerto di sabato prossimo i cui proventi finanzieranno l'acquisto di giochi per attrezzare l'area del carcere dove si svolgono gli incontri familiari: Patrizia La Porta, voce del gruppo BandeAmì sottolinea: "Riflettendo sulle esigenze dei bambini figli di detenuti come gruppo musicale abbiamo voluto promuovere una raccolta fondi spontanea per l'acquisto di attrezzature e giochi con cui si allestirà l'area degli incontri genitori-figli. Ci siamo ispirati a De Andrè con l'intenzione di proporre brani dai temi e sentimenti forti, poco scontati e privi di convenzioni dominanti, brani che descrivono figure apparentemente senza tempo e che restano ai margini. Ci sarà un coinvolgimento diretto dei detenuti dell'Icatt in un percorso di integrazione reale di questi ragazzi".

BandeAmì è una band nata lo scorso anno da un gruppo di amici con la passione per De Andrè. La formazione vede alla voce Patrizia La Porta; Nicola Alberto Danza, all'armonica e voce; Enzo Greco al basso; Enrico La Rocca alla batteria; Agostino D'Incecco alla chitarra. Alcuni brani godranno della partecipazione musicale di Ernesto Pumpo al sax soprano. Il concerto prevede in scaletta 15 canzoni scelte tra il vastissimo repertorio del mitico Faber ma anche intermezzi teatrali degli ospiti dell'Icatt che da anni girano i migliori teatri della Campania con la compagnia "Le canne pensanti".

Percorsi di integrazione nel tessuto sociale della comunità cittadina, il sindaco di Eboli Massimo Cariello annuncia: "A breve presenteremo un piano d'azione in collaborazione con l'Icatt che da anni dimostra un'enorme capacità di fare rete con il territorio. Seguo da sempre le attività dell'istituto penitenziario ma oggi da primo cittadino l'attenzione sarà ancora maggiore. Eboli ha un numero elevato di minori tribunalizzati. Molti di loro oggi sono maggiorenni, alcuni sono diventati mariti, padri. L'ente ha avviato un percorso di recupero sociale per alcuni ragazzi indicati dall'Ufficio locale per l'Esecuzione Penale Esterna. Il comune di Eboli metterà in campo tutte le sinergie possibili per dare un'ulteriore occasione a queste persone, l'errore di una volta non deve diventare l'errore di una vita intera. L'Icatt è una realtà da preservare, l'istituto penitenziario segue dal punto di vista sociale, culturale, emotivo aggregativo un patrimonio umano che va valorizzato".

 
Pisa: "Favolare", sogni e storie senza sbarre nel libro realizzato con e per i detenuti PDF Stampa
Condividi

La Nazione, 16 settembre 2015

 

Continua il viaggio di Favolare, il libro realizzato con e per i detenuti della casa circondariale Don Bosco. Con le sue ali di carta ha raggiunto Roma, richiamando l'attenzione del sottosegretario alla giustizia Cosimo Ferri arrivato fino a Pisa per la presentazione del volume avvenuta lo scorso sabato in largo Menotti in collaborazione con la libreria Ghibellina di Pisa.

Durante il dibattito moderato dal responsabile della redazione pisana de La Nazione, Tommaso Strambi, Ferri ha avuto modo di commentare il progetto che sta dietro la realizzazione del testo. "Favolare è una raccolta che guarda oltre e che realizza la ratio della finalità rieducativa della pena: gli istituti detentivi non sono l'ultima fermata per i detenuti - commenta il sottosegretario - bisogna guardare avanti e in questo senso deve andare il nostro Paese, in modo da concretizzare un'organica riforma della giustizia". Alla presentazione c'erano anche due dei detenuti scrittori, che hanno emozionato la platea portando la loro esperienza vissuta da autori, accompagnati dall'enfasi di Daniela Bertini della LaAv che ha introdotto e chiuso la kermesse con due stralci di Favolare.

Il libro, nato dall'idea di Antonia Casini, è stato pubblicato dalla casa editrice pisana Mds (rappresentata da Sara Ferraioli e Fabio Della Tommasina) che ha creduto coraggiosamente in questo programma. Antonia, l'altro curatore Giovanni Vannozzi e l'illustratore Michele Bulzomì, hanno condotto con alcuni autori un laboratorio di scrittura creativa nella casa circondariale Don Bosco. "Dietro le sbarre - afferma la giornalista e scrittrice - non mi sono mai sentita in gabbia. Spero di continuare questa avventura insieme a vecchi e a nuovi compagni". Il viaggio di Favolare non si arresta e continua a perseguire il suo obiettivo.

Per far questo, però, ha bisogno di un appoggio concreto, sostegno che probabilmente arriverà proprio dalle istituzioni. "Credo sia difficile raccontare le proprie esperienze, in maniera particolare quelle vissute in carcere - dice l'onorevole pisano Paolo Fontanelli, che ha scritto un taccuino a proposito sulla sua pagina personale - Favolare è riuscito a esprimere queste emozioni e a raccontare le esigenze del nostro sistema". Entusiasta anche il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, che ha manifestato il suo consenso all'iniziativa. A chiudere gli interventi delle alte cariche del territorio pisano sono stati il direttore del carcere, Fabio Prestopino, il presidente del tribunale di Pisa, Salvatore Laganà, e Alberto Marchesi, presidente dell'ordine degli avvocati di Pisa, che si sono riferiti a Favolare come una grande occasione di riflessione e di crescita. presente anche il magistrato di sorveglianza Leonardo Degli Innocenti.

 
Milano: Franco Mussida e il Progetto Co2 "ecco perché la musica nutre l'anima" PDF Stampa
Condividi

di Andrea Carozzi

 

mentelocale.it, 16 settembre 2015

 

L'ex chitarrista della Pfm racconta il progetto Co2. L'arte dei suoni come strumento riabilitativo per i detenuti. Si parte dal carcere di Opera. Sabato 19 settembre, Franco Mussida è protagonista dell'incontro La musica come nutrimento naturale dell'anima a Expo Milano 2015. L'evento, a cura di Cpm Music Institute in collaborazione con Ecornaturasì, si svolge alle ore 19.30 presso il Padiglione Italia (Teatro della Terra, Parco della Biodiversità).

Per chi conosce la musica, Franco Mussida non ha certo bisogno di presentazioni: storica chitarra e membro fondatore della mitica Premiata Forneria Marconi, la band che, forse più ogni altra, ha fatto conoscere il progressive italiano al mondo intero, durante gli anni Settanta. Autore dell'onirica Impressioni di settembre, una delle pietre miliari della discografia del gruppo, Mussida ha lasciato la Pfm nel marzo del 2015 dopo oltre quarant'anni per dedicarsi ad altre attività.

Tra queste spicca la Pedagogia musicale del nuovo millennio con Co2, un progetto didattico rivolto ai detenuti di quattro carceri italiane - Opera, Rebibbia, Secondigliano e la Casa Circondariale di Monza - che intende evidenziare la sintonia che si crea tra gli stati d'animo e la musica. "Così come i contadini oggi sono chiamati a ritornare a metodi di coltivazione più genuini e biologici, tanto per intenderci, i musicisti devono cambiare la propria mentalità per ritrovare un contatto reale con le emozioni", spiega Mussida: "la musica non può essere solo un momento in cui i musicisti si esprimono divertendosi perché può essere qualcosa di più profondo. È un mezzo di comunicazione tra le persone, e chi la crea deve esserne consapevole. Anche da questa riflessione nasce il progetto Co2".

 

In cosa consiste questo progetto? Perché è nato per il carcere?

"Il carcere è un luogo di grandi tensioni e angosce. Co2 si pone come una grande audioteca che classifica i brani in essa contenuti secondo 9 grandi stati d'animo. La musica in questo caso viene utilizzata come un elemento che dà ai detenuti la possibilità di leggere il proprio stato d'animo e le sue sfumature: sono sì nove gli stati in cui è divisa l'audioteca si va dalla nostalgia, alla rabbia, all'equilibrio, ma all'interno di queste macrocategorie si trovano fino a 27 sottocategorie che contemplano stati come quello riflessivo, meditativo e tanti altri. Il progetto è stato realizzato con l'aiuto di psicologi che hanno dato il proprio contributo nella stesura delle griglie emozionali".

 

Come è stata strutturata questa audioteca?

"I brani presenti sono stati tutti inseriti da musicisti che hanno deciso di partecipare al progetto. Non è un elenco qualsiasi, ogni musicista ha infatti legato ciascun brano offerto al sentimento che ha provato ascoltandolo. Ogni pezzo è quindi catalogato con: nome del donatore, titolo, autore, formazione che lo esegue, area di genere a cui appartiene e stato d'animo prevalente. Sono tutti pezzi strumentali, si va dalla classica al jazz. Ad oggi sono 1000 i brani inseriti ma l'obiettivo è quello di raggiungere i 5 mila entro dicembre e i 10 mila entro la fine del 2016".

 

I detenuti come sono chiamati a interagire con Co2?

"Dopo l'ascolto i detenuti avranno la possibilità di compilare diverse schede sulle quali potranno riportare le sensazioni derivate dal loro ascolto. La musica diventa quindi il veicolo attraverso il quale il detenuto potrà provare stati d'animo, immagini emotive e descriverle. Inoltre chi parteciperà al progetto potrà dichiarare di non essere d'accordo con categoria emozionale in cui il brano è stato inserito. Lo scopo è quello di fornire un approccio alla musica, capace di stimolare l'emotività di chi vive in uno stato di reclusione, ma non solo. Oggi tutti noi abbiamo disimparato a leggerci".

 

Siccome stiamo parlando di musica ed emozioni, quanto è importante per un musicista riuscire a connettere la sua anima con lo strumento che suona?

"È fondamentale. Tanto è vero che, se si prende la storia del movimento rock pop, la prima cosa che risalta è l'autenticità di chi vuole utilizzare la musica come mezzo di comunicazione. Prendi Kurt Cobain: tecnicamente non era il massimo ma era autentico. Così come, ad esempio, i gruppi punk degli anni Settanta: se ne fottevano della bravura ma avevano una gran voglia di comunicare ed erano veri. Lo stesso Jimi Hendrix, ha inventato un mondo, uno stile, ma era tecnicamente inferiore a tanti chitarristi jazz a lui contemporanei. La tecnica arriva sempre dopo, prima deve sempre esserci la visione, l'idea".

 

Impossibile non chiederti perché dopo oltre quarant'anni di carriera sei uscito dalla Pfm...

"Credo di aver fatto per questo gruppo tutto quello che potevo fare, ho cantato e ho scritto la musica di moltissimi brani della Pfm, ma in questo momento ho deciso di svoltare, di intraprendere dei percorsi che non potevo proporre o imporre al gruppo. Credo di aver dato tutto e ora voglio comunicare i miei pensieri e i miei lavori attraverso la Cpm (Centro Professione Musica). Il lavoro di creazione musicale con la Pfm si è concluso con il progetto Pfm Classic, un lavoro molto bello di cui vado fiero. Mi allontano dal pubblico per il momento ma non ho intenzione di abbandonarlo e presto ve ne accorgerete".

 

Finanziato dalla Siae e patrocinato dal Ministero di Grazia e Giustizia e dal Patronato del Presidente della Repubblica, il progetto Co2 prende il via mercoledì 16 settembre nella Casa Circondariale di Opera (Milano) dopo che il direttore del carcere Giacinto Siciliano, sorpreso dai risultati ottenuti dal gruppo di detenuti che hanno partecipato alla fase sperimentale, ha deciso di aprire con un anno di anticipo l'audioteca a tutti i detenuti che accedono all'area biblioteca.

 
Rifugiati, il caos europeo continua PDF Stampa
Condividi

di Anna Maria Merlo

 

Il Manifesto, 16 settembre 2015

 

Ministri degli Interni di nuovo riuniti il 22. Germania e Austria avevano chiesto un vertice europeo. Merkel: subito gli hotspots in Italia e Grecia.

Egoismi europei. Ministri degli Interni di nuovo riuniti il 22. Germania e Austria avevano chiesto un vertice europeo. Merkel: subito gli hotspots in Italia e Grecia. Intanto anche Vienna rimette i controlli alla frontiera italiana. Minaccia (poi ritirata) di Berlino ai paesi reticenti ad accettare le quote: tagli ai fondi strutturali.

Riunione straordinaria dei ministri degli Interni della Ue martedì prossimo. Una risposta a Angela Merkel e il cancelliere austriaco Werner Faymann, che hanno chiesto ieri, seguiti dalla Slovacchia, un vertice dei capi di stato e di governo della Ue, "la prossima settimana", per trovare una via d'uscita al caos e alle divisioni in cui si dibattono i 28. Lunedì notte, i ministri degli Interni si sono separati a Bruxelles su una constatazione di fallimento, senza un accordo sulla distribuzione di 120mila profughi, cifra ormai travolta dalla realtà (più di 500mila persone hanno attraversato il Mediterraneo quest'anno per Frontex, 464.876 secondo l'Organizzazione internazionale delle migrazioni). "L'Europa si è coperta di vergogna" ha commentato Sigmar Gabriel. Per il vice-cancelliere tedesco "se non ci mettiamo d'accordo, le previsioni sul budget europeo a breve saranno solo aria, la Germania non è pronta ad essere sempre quella che paga in Europa. Sono tutti lì quando c'è da prendere dei soldi, ma non c'è più nessuno quando bisogna assumersi delle responsabilità". Il ministro degli Interni, Thomas de Maizière aveva affermato la vigilia che "i paesi che rifiutano" la distribuzione di quote di rifugiati "sono quelli che ricevono molti fondi strutturali". Potrebbe essere riesumata la minaccia di una multa per i paesi reticenti. Ma Merkel ha calmato il gioco delle minacce, ieri, anche di fronte alla difficoltà di tagliare l'accesso ai fondi strutturali al fronte del rifiuto, cioè il gruppo di Visegrad (Ungheria, Repubblica ceca, Slovacchia e Polonia), a cui si sono aggregati Romania e Lettonia. "Credo che dobbiamo riuscire a creare un nuovo spirito europeo - ha precisato Merkel - ma le minacce non sono la strada per arrivare a un accordo". Il ministro degli Interni francese, Bernard Cazeneuve, ha ricordato all'est reticente che "l'Europa non è à la carte, la solidarietà non è divisibile, il carico dell'accoglienza dei rifugiati non può gravare solo su 5 paesi, che da soli ne accolgono il 75%". Per Germania e Francia, il primo passo, per smuovere la situazione, è l'apertura "immediata" di hotspots in Italia e Grecia, ha insistito Merkel, per poter poi avviare la redistribuzione "equa". Alfano ha parlato ieri di "due mesi" di tempo. Aprire "subito" gli hotspots è una mano tesa verso i reticenti, perché significa assicurare che ci sarà una registrazione rapida, con la distinzione tra chi ha diritto all'asilo e chi invece è un migrante economico, che sarà rinviato in fretta al suo paese d'origine.

Il tempo stringe e la Ue affonda. Per il commissario Dimitris Avramopoulos la crisi dei rifugiati è "un crash test" per l'Europa. Per l'Alto Commissario Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, l'Europa che rifiuta le quote di accoglienza "ha dato un'immagine terribile al resto del mondo". Un vertice dei capi di stato e di governo può trasformarsi in una scommessa pericolosa, perché al Consiglio europeo ci vuole il consenso e le divisioni sarebbero manifeste e irreparabili a quel livello di potere. Un'atra ipotesi è ricorrere al voto a maggioranza al prossimo consiglio Interni dell'8 ottobre, passo che è stato evitato lunedì per scongiurare una rottura definitiva. Pressioni anche da Mrs.Pesc, Federica Mogherini, di fronte all'Europarlamento: "in gioco c'è la vita di persone, ma anche la stessa esistenza della Ue". E ha invitato a finanziare il Trust Fund della Ue (ieri la Serbia ha chiesto finanziamenti per far fronte alla crisi degli arrivi). "Nessun muro, nessuna recinzione fermeranno la disperazione di chi è disposto a mettere in pericolo la propria vita e quella dei propri figli, pur di scappare dalla schiavitù: sarà meglio che lo capiscano tutti, prima o poi", ha aggiunto Mogherini, rivolta ai paesi che erigono barriere, come l'Ungheria, che ieri oltre al muro di filo spinato al confine con la Serbia ha cominciato ad erigerne un altro alla frontiera con la Romania. L'Austria ha rimesso i controlli alla frontiera con l'Italia, la Francia lo ha già previsto in caso di una nuova crisi tipo Ventimiglia.

Tornerà sul tavolo a Bruxelles la questione della lista dei "paesi sicuri". Un'altra fonte di discordia nella Ue, dove non tutti sono d'accordo, sul Kosovo, per esempio, ma soprattutto sulla posizione da attribuire alla Turchia. Oggi, il parlamento francese dibatte sui rifugiati. Ieri, ha discusso sull'intervento in Siria, con voli di ricognizione che saranno presto seguiti da attacchi mirati, imminenti. Parte della destra chiede un intervento a terra, che Hollande ha escluso.

 
Gli infetti PDF Stampa
Condividi

di Lucio Caracciolo

 

La Repubblica, 16 settembre 2015

 

Nelle emergenze storiche le democrazie europee hanno saputo talvolta ispirarsi a leader decisi a difenderle. Vorremmo sbagliarci, ma oggi non ne vediamo traccia. Nel giro di un'estate gli europei hanno assestato alla loro presunta casa comune una sequenza di colpi micidiali.

Prima con la crisi greca, quando ci siamo divisi lungo la faglia Nord-Sud, ovvero "formiche" contro "cicale", spingendoci a evocare per la prima volta l'espulsione di un inquilino per morosità. Poi, medicata ma non curata tanta ferita, ecco lo tsunami dei migranti. Stavolta la partizione distingue, zigzagando, l'Est dall'Ovest, ossia alcuni paesi in paranoia xenofoba da altri che cercano di non farsene contagiare, aggrappandosi ai valori fondativi della moderna civiltà europea. I muri portanti dell'architettura comunitaria si stanno sbriciolando. Al loro posto proliferano arcigni tramezzi o loro surrogati in lamiera e filo spinato. A disegnare sinistre enclave protette, che si vorrebbero impenetrabili ai migranti d'ogni sorta, profughi inclusi. Neanche fossero portatori d'infezione culturale. Forse però gli infetti siamo noi.

Come possiamo considerarci associati in una comunità di destino con un paese come l'Ungheria, che nel 1956, invasa dai carri sovietici, suscitò in Europa occidentale (Italia compresa) una gara di solidarietà con i suoi profughi, e che oggi si trincera dietro un muro, dichiara criminali coloro che vorrebbero passarlo e mobilita polizia ed esercito contro chi s'azzarda a bucarlo? Quando nel 2000 i "liberali" austriaci di Jorg Haider furono ammessi al governo dell'Austria, gli altri quattordici Stati membri (l'Ungheria e gli altri ex satelliti di Mosca erano ancora in lista d'attesa) imposero blande sanzioni politiche a Vienna. Oggi a Budapest domina, legittimato dal voto popolare, un carismatico leader xenofobo, Viktor Orbán, appetto del quale Haider si staglia campione di tolleranza. Per Orbán i migranti sono animali pericolosi e per tali vanno trattati.

Esasperati, i tedeschi minacciano di colpire l'Ungheria e gli altri paesi che equiparano i migranti ai criminali con sanzioni economiche, tagliando i fondi strutturali loro dedicati. È notevole che, nel penoso annaspare della Commissione e nella decadenza della Francia, Berlino si muova per conto del resto d'Europa, avendo constatato che persino i vertici intergovernativi non servono più a nulla, se non a riconoscersi diversi. Certo non è con le multe, per quanto onerose, che si può spaventare chi si considera in lotta per la sopravvivenza contro un'invasione nemica. L'unica coerente misura sarebbe di separarci con un taglio netto da chi viola apertamente e ripetutamente le regole di base della convivenza umana, prima che lettera e spirito dei trattati europei. Se questa è la sua Europa, se la tenga.

Sulla questione migratoria sta riaffiorando un antico spartiacque geoculturale che la retorica europeista voleva sepolto. Al Centro-Est del continente, tra Balcani e Baltico, persiste una radicata concezione etnica dello Stato: l'Ungheria è degli ungheresi (naturalmente anche di quelli in provvisoria diaspora, specie fra Slovacchia, Serbia e Ucraina), la Slovacchia degli slovacchi, la Romania dei romeni (inclusi quelli di Moldavia) eccetera. All'Ovest resiste a stento l'idea di cittadinanza, che fonda la nazione su valori e regole condivise al di là del sangue. Modello inaugurato dalla Francia rivoluzionaria, che oggi trova nella Germania multietnica l'esempio migliore. Geograficamente siamo tutti europei. Culturalmente e politicamente apparteniamo a continenti diversi. Ancora per poco, forse. Da questo sabba xenofobo potremmo essere travolti anche noi euroccidentali, italiani non esclusi. Il mito della comunità monoetnica, votata a proteggersi dalle impure razze che bussano alle porte, ha rivelato nella storia la sua potenza di fascinazione. Partita nel 1957 come Europa occidentale, avanguardia vetero continentale dello schieramento atlantico, questa Unione Europea può scadere nel suo perfetto opposto: un caotico subbuglio di nazionalismi etnici. Arcipelago di reciproci apartheid. Ciascuno arroccato dietro le sue fortificazioni. Con le eurocrazie elitiste a salmodiare nei palazzi blu di Bruxelles e Strasburgo, mimando riti cui esse stesse hanno rinunciato a credere.

Nelle emergenze storiche le democrazie europee hanno saputo talvolta ispirarsi a leader decisi a difenderle. Vorremmo sbagliarci, ma oggi non ne vediamo traccia.

 
<< Inizio < Prec. 9491 9492 9493 9494 9495 9496 9497 9498 9499 9500 Succ. > Fine >>

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it